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Italia ed estero

Brasile: niente acqua, niente Carnevale

L’acqua è una di quelle tematiche che fanno venire in mente o scenari apocalittici in cui il Sahara è avanzato sino alla banlieue parigina, o una Littizzetto di qualche anno fa che si “inciuccava”.

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L’acqua è una di quelle tematiche che fanno venire in mente o scenari apocalittici in cui il Sahara è avanzato sino alla banlieue parigina, o una Littizzetto di qualche anno fa che si “inciuccava”.

E’ un tema bellissimo, uno di quegli argomenti che fanno talmente parte della nostra esistenza da darli per scontati; un po’ come la presenza di attentati in Medio Oriente, il continuo innalzamento delle temperature o il Carnevale di Rio. Proprio quest’ultimo ha rischiato di venire annullato: causa, la penuria d’acqua.

A dare il lieto annuncio è stato il Wall Street Journal secondo il quale il 27 dicembre erano già 15 le città e cittadine brasliane ad avere annullato i festeggiamenti, tra le cause anche la protratta siccità. Un esempio? Oliveira, dove i turisti che arrivano per la settimana del Carnevale sono circa 20.000 ogni anno (su una popolazione di 42.000 abitanti); si tratta del primo episodio di questo tipo nella cittadina, che stando al portavoce dell’organizzazione ha preso la decisione con il cuore infranto. Rio ha detto invece che da loro lo spettacolo deve continuare: con meno acqua per lo show, ma i festeggiamenti si terranno. Infatti, la decisione di alcuni centri di rinunciare al Carnevale va contro la storia: i festeggiamenti del Martedì Grasso hanno resistito ad altre calamità naturali, per non parlare di dittature, crisi economiche, rivoluzioni e guerre. O altri periodi di siccità, come quelli che si sono riscontrati nel 2001, nel 2002 e anche nel 2005.

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Mentre tutti cadono nello sconcerto per l’annullamento di un appuntamento colorato e travolgente, da giorni circola la notizia che il Brasile sia a secco, messo in ginocchio dalla più grande penuria d’acqua da ottant’anni a questa parte (stando alle parole di Izabella Teixeira, Ministro dell’Ambiente); la popolazione è stata esortata a evitare sprechi, mentre i problemi si ripercuotono anche sulla rete di energia idroelettrica del Paese (si parla di acquistare l’energia dall’Argentina). L’ironia della sorte è che il Brasile si trova nel pieno della stagione delle piogge, in teoria. Dalla meteorologia non giungono segnali positivi, con il tempo che non accenna ad alcuna volontà di aiutare il Brasile ad uscire dall’impasse, lasciando svariati cittadini senza acqua e senza corrente.

Immaginatevi di non potervi fare la doccia, di non poter accendere la luce e di non avere connessione ad internet. A queste scene da quotidiano, aggiungete la preoccupazione del settore agricolo. In tutto questo, non siete soli, ma fate parte di oltre quattro milioni di persone che condividono lo stesso problema del rubinetto asciutto. Un colpo basso per la settima economia al mondo, che deve fare i conti con la diminuzione della produzione del caffè e dello zucchero: conti che per via del ciclo di crescita si faranno sentire anche negli anni a venire e che con ogni probabilità rimbalzeranno anche sulle nostre tavole. Nel frattempo, a farne le spese è maggiormente la fascia più povera della popolazione, che in più di un’occasione è scesa nelle strade a dare voce alla propria frustrazione.

Sono mesi che la situazione idrica in Brasile è problematica, ma durante le ultime settimane si è registrato un peggioramento. Ad essere colpita è proprio la regione più ricca, la più densamente popolata del Brasile: la sua parte sudorientale. Mentre si guarda al cielo in attesa di risposte, molti puntano il dito alle autorità e a quella che viene ritenuta una cattiva gestione della risorsa idrica: il 37% dell’acqua che dovrebbe arrivare dai rubinetti non arriva a destinazione per via di perdite, ma anche di allacciamenti illegali e frodi, e a dirlo è proprio uno studio pubblicato dal governo. Insomma, rispolverando un vecchio slogan, verrebbe quasi da augurarlo ai Brasiliani: “Piove (magari!), governo ladro!”.

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a cura di Sandra Simonetti

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