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L’Ucraina dimenticata: quando morte e violenza non fanno più notizia

Da giorni ormai è di nuovo tornata a salire la tensione in Ucraina tra i separatisti della regione orientale fedeli a Mosca, e il governo centrale ucraino che da tempo stanno conducendo una violenta battaglia per il controllo dell’aeroporto di Donetsk, capoluogo dei ribelli.

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Da giorni ormai è di nuovo tornata a salire la tensione in Ucraina tra i separatisti della regione orientale fedeli a Mosca, e il governo centrale ucraino che da tempo stanno conducendo una violenta battaglia per il controllo dell’aeroporto di Donetsk, capoluogo dei ribelli.

Lo scorso giovedì è ripresa la violenza nell’Ucraina dell’Est dove è stata presa d’assalto una fermata dell’autobus e sono morte 13 persone e altre 20 rimaste ferite. Ma purtroppo le morti delle ultime settimane registrano cifre molto più alte. Si parla di circa 250 persone rimaste uccise negli scontri armati tra i separatisti e le truppe regolari ucraine.

I colpi di mortaio esplosi contro la fermata dell’autobus costituiscono una risposta forte ed inequivocabile all’appello di un immediato cessate il fuoco lanciato appena il giorno prima da Berlino in occasione dell’incontro tra i Ministri degli Esteri di Russia, Ucraina, Germania e Francia.

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I separatisti hanno comunicato infatti l’intenzione di rompere la tregua e ricominciare l’offensiva e di non cercare nuovamente accordi di cessate il fuoco con Kiev. Dopo essersi assicurati il controllo dell’aeroporto di Donetsk, cosa smentita più volte dal governo legittimo ucraino, i ribelli filorussi assicurano la continuazione delle ostilità.

Dopo la tregua firmata lo scorso ottobre a Minsk dunque, sono ripresi gli attacchi armati lungo la linea che divide i separatisti dell’Est dal territorio ucraino e, stando alle parole del comandante delle truppe della Nato, il livello delle ostilità “ha raggiunto se non superato quello precedente alla tregua”.

Dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani arrivano dati pesanti. Dall’inizio dei conflitti, scoppiati lo scorso aprile, sarebbero morte in Ucraina oltre cinque mila persone e oltre 10.000 sarebbero i feriti.

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Secondo fonti non confermate inoltre, il presidente dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Alexandr Zakharcenko, ha annunciato in un incontro con gli studenti dell’università, l’approvazione di una legge per introdurre nella nuova repubblica la pena di morte.

Ma anche se queste notizie fanno, o dovrebbero far tremare, ormai l’Ucraina non fa più notizia e la guerra civile che si sta combattendo da mesi e mesi nei territori orientali del Paese sembra essere stata dimenticata da tutti, impegnati ad occuparci della violenza, molto più scenografica e risonante del terrorismo islamico.

Kiev e Mosca intanto, entrambe intente a fronteggiare i problemi economici dei rispettivi Paesi, scaricano le responsabilità della guerra l’una sull’altra. Putin ha accusato l’Ucraina di aver «dato un ordine ufficiale di cominciare un’azione militare su larga scala virtualmente sull’intero perimetro della linea di contatto».

Il Primo Ministro ucraino invece accusa la Russia di continuare a rifornire i separatisti di armi e materiale bellico e di aver mobilitato oltre nove mila soldati che sarebbero oggi stanziati permanentemente sul suolo ucraino.

Sembrano tuttavia esserci comunque dei segnali positivi, come l’accordo tra Ucraina e Russia sul ritiro delle armi pesanti da parte di entrambi gli schieramenti, dai territori vicini alla linea di demarcazione tra i separatisti e le forze ucraine.

Ma proprio questa mattina un altro bilancio negativo dell’ennesimo attacco mortale. Alcuni razzi, esplosi dai ribelli sono precipitati sulla città di Mariupol, punto strategico di comunicazione tra le regioni orientali e la Crimea ormai annessa alla Russia,colpendo in pieno un mercato e provocando la morte di altre dieci persone e diversi feriti.

La guerra in Ucraina è tutt’altro che conclusa. Offuscata e dimenticata, forse. Ma morte e violenza sono ancora all’ordine del giorno.

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