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La Sfera e lo Spillo

La Juventus esibisce la grancassa, Roma senza il violino, la Dea suona il Diavolo alla Scala

 

Verona non è solo il palcoscenico dell’Arena, l’anfiteatro romano simbolo ludico e culturale della città scaligera; nel mondo del pallone (dal 1929) è l’unica squadra di città non capoluogo ad aver vinto il campionato della massima serie.

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Verona non è solo il palcoscenico dell’Arena, l’anfiteatro romano simbolo ludico e culturale della città scaligera; nel mondo del pallone (dal 1929) è l’unica squadra di città non capoluogo ad aver vinto il campionato della massima serie.

Trent’anni fa l’incontro Juventus-Verona era una sfida scudetto, lotta per le zone altolocate della classifica. Correva la stagione 1984-1985 e l’Hellas Verona vinceva il primo e unico tricolore della sua storia.

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La squadra della città di Giulietta e Romeo debuttava nell’estate di quell’anno senza aspirazioni di vittoria finale. Nella stagione precedente giunse al sesto posto in coabitazione con la Sampdoria di Renzo Ulivieri e il Milan di Ilario Castagner (sostituito in corsa da Italo Galbiati).

Osvaldo Bagnoli era il mister del “mitico” Verona che in riva all’Adige collezionò 384 partite, saldamente in sella sulla panchina dei “Mastini” dal 1981 al 1990.

Il tecnico è nato il 3 luglio 1935 nella zona della periferia nord del capoluogo lombardo. All’età di cinquantanove anni dopo le successive esperienze con Genoa e Inter decise di ritirarsi e lasciare definitivamente il calcio. Oggi si gode la meritata pensione lontano dalle telecamere e dal movimento sportivo, distante dalle sue origini e dai suoi valori.  

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Nel suo palmares può vantare uno scudetto vinto da giocatore con la maglia rossonera del Milan verso la fine degli anni cinquanta.

Nella parentesi gialloblù manifesta di essere un uomo schivo e romantico, poco avvezzo alle schermaglie dialettiche in sala stampa, temperato ma allo stesso tempo schietto e sincero.  Dimostrò negli anni ottanta di essere un grande conoscitore di calcio, pragmatico e particolarmente abile nelle battaglie tattiche sul green.

Coniugava un’impostazione guardinga con un modulo difensivo a zona mista e un centrocampo elastico capace di ripiegare con saggezza.

Fu l’artefice dello scudetto veronese che gli varrà l’appellativo di “mago della Bovisa” e consacrato dal punto di vista professionale con l’ambito premio di Seminatore d’oro attribuito nel 1984.

La società veneta è una delle più antiche, nacque nel 1903 con il contributo degli studenti del liceo classico Scipione Maffei, denominata Associazione Calcio Hellas in memoria di Ellade, l’attuale Grecia.

Solo nel 1929 l’Hellas si fuse con due squadre rivali della città, la Bentegodi e la Scaligera, per creare l’A.C. Verona.

La storia narra, la cronaca incalza, domenica 18 gennaio ore 20.45 si celebra Juventus-Verona. Il fischietto dell’incontro è affidato al trentacinquenne Massimiliano Irrati, nato a Firenze ma inserito nella sezione AIA di Pistoia.

L’arbitro toscano esercita la professione di avvocato. Sul green gli assistenti del “legale” sono Crispo e De Pinto. Il quarto uomo è Faverani. I giudici di linea sono Mazzoleni e Baracani.

La guida tecnica di Vinovo schiera il modulo 4-3-1-2 con Gigi Buffon a protezione della rete. La difesa con Caceres, Bonucci, Chiellini ed Evra; in mediana trovano posto Pirlo, Pogba e Marchisio; davanti Morata e Tevez supportati da Pereyra.

Il tecnico gialloblù Andrea Mandorlini disegna il modulo 3-5-1-1con Rafael in porta; in difesa Martic, Rafael Marques, Marquez, Rodriguez e Brivio; a centrocampo Sala, Tachtsidis e Greco; in attacco Christodoulopoulos che supporta Toni.

Tra la Vecchia Signora e l’Hellas finisce con il successo dei bianconeri (4-0). Con la regia di Massimiliano Allegri allo Stadium si gira “l’atto di forza”.

Dopo il largo successo (6-1) in settimana contro la squadra di Mandorlini in Coppa Italia, la Juventus si ripete e cala la quaterna per piegare la flebile resistenza veneta.

La compagine bianconera stende con un perentorio risultato i gialloblù con le reti di Paul Pogba, Roberto Pereyra e la doppietta di Carlos Tevez.

Al giro di boa la Vecchia Signora si conferma al primo posto in classifica con cinque punti di vantaggio sulla Roma.

Per la classifica capocannoniere, Carlos Tevez comanda con tredici centri, podio d’argento per Icardi, Dybala e Higuain con dieci reti, per la piazza di bronzo Callejon e Menez con nove reti.

Ventotto sono le reti realizzate nella diciannovesima giornata di serie A. Una è la vittoria tra le mura amiche (Juventus), cinque sono quelle in trasferta (Napoli, Sampdoria, Atalanta, Fiorentina e Torino), quattro sono i pareggi.

Palermo-Roma (1-1). Con il pareggio del Renzo Barbera i giallorossi perdono contatto con la testa della classifica.

Sull’isola, dopo il selfie, la squadra di Rudi Garcia sfodera una prestazione scialba e poco convincente. Buona la prestazione dei rosanero che continuano a sostare nei quartieri nobili della serie A.

Il tempo di accomodarsi sulle tribune dell’impianto siciliano e il Palermo realizza il vantaggio con Paulo Dybala che fulmina De Sanctis con un fendente mancino dopo un errore d’impostazione del difensore giallorosso Astori (al minuto 2).

I capitolini pareggiano nella ripresa con la rete di Mattia Destro servito da Strootman sugli sviluppi di una punizione calciata da Pjanic (al minuto 54).

Milan-Atalanta (0-1). La squadra orobica espugna lo stadio Giuseppe Meazza e spinge il diavolo lontano dall’agognato terzo posto. La vista europea del Milan si offusca subendo il ritorno prepotente delle inseguitrici.

L’incontro dei rossoneri è sottotono, in crisi di gioco e di risultati. E’ la seconda sconfitta consecutiva tra le mura amiche e in astinenza di vittorie (in campionato) dal 14 dicembre dello scorso anno.

La rete che regala tre punti pesanti a mister Colantuono è confezionata dal tandem Cigarini e Moralez, dopo uno svarione di Menez. Sugli sviluppi dell’azione la sfera arriva al Tanque, German Denis, che con un rasoterra preciso e vincente infila Diego Lopez (al minuto 33).

Lazio-Napoli (0-1). I partenopei conquistano l’Olimpico e si aggiudicano la sfida per il terzo posto in classifica.

La squadra di Rafa Benitez si colloca alle spalle dei giallorossi di Garcia, appaiata con la Sampdoria a otto punti di distanza.

La rete della vittoria è firmata dal “Pipita”, Gonzalo Higuain, che batte il portiere Berisha con un tiro destrorso (al minuto 18).

Parma-Sampdoria (0-2). I blucerchiati stendono gli emiliani nella ripresa.

La squadra di Sinisa Mihajlovic vince con autorità sul green dello stadio Tardini. Con la prima rete stagionale di Gonzalo Bergessio e il raddoppio firmato da Roberto Soriano, i liguri colgono tre punti meritati e allungano in classifica.

Udinese-Cagliari (2-2). I sardi colgono il pareggio negli ultimi istanti del match.

La squadra di Gianfranco Zola passa in vantaggio dopo una progressione travolgente di Donsah che serve Joao Pedro, il quale fulmina Karnezis con un tiro sul secondo palo.

I friulani reagiscono e nel giro di centoventi secondi ribaltano lo score. Il brasiliano Allan e il francese Cyril Thereau materializzano la rimonta per i ragazzi di mister Stramaccioni.

Nel finale Danilo Avelar trasforma dal dischetto per il definitivo pareggio.

Genoa-Sassuolo (3-3). Allo stadio Luigi Ferraris si celebra il festival del goal della giornata; un confronto pirotecnico tra i rossoblù di Gian Piero Gasperini e gli emiliani di Eusebio Di Francesco.

E’ una prova gagliarda dei neroverdi che subisco il pareggio del Grifone a tempo scaduto.

Il Sassuolo segna con una doppietta di Domenico Berardi, prima su calcio di rigore, poi con una zampata sugli sviluppi di un cross di Zaza. Infine il tris è realizzato da Simone Missiroli abile a deviare nel sacco dopo un rimpallo nell’area rossoblù.

Per i liguri vanno in rete Iago Falque con un tocco vellutato e il greco Giannis Fetfatzidis che formalizza la doppietta. La prima rete siglata è con la complicità del compagno Lestienne poi direttamente dal dischetto.

Chievo-Fiorentina (1-2). I viola beffano il Chievo e risalgono in classifica.

La squadra di Vincenzo Montella piega i clivensi con le reti di Gonzalo Rodriguez dopo una sponda di Tomovic e nel finale con un colpo di testa del senegalese Babacar.

Accorcia le distanze, la squadra del trentino Rolando Maran con l’intramontabile di Sergio Pellissier che con un gran tiro batte il portiere dei gigliati Tatarusanu.

Cesena-Torino (2-3). E’ una partita in altalena quella giocata tra i romagnoli e i piemontesi.

I granata concretizzano il vantaggio con due reti realizzate da Marco Benassi e Fabio Quagliarella. Due rigori trasformati da Franco Brienza riportano in partita la squadra di Domenico Di Carlo. Quando ormai l’incontro sembra destinato al pareggio, è Maxi Lopez servito da Quagliarella a infilare il giovane Leali.

Finisce a reti bianche la partita Empoli-Inter (0-0).

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

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