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Italia ed estero

Greta, Vanessa e il prezzo della libertà

 

Greta e Vanessa sono state liberate. Torneranno presto a casa”. Con queste parole il ministro per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha annunciato alla Camera la liberazione delle due cooperanti italiane. Erano state rapite il 31 luglio scorso in Siria, nella provincia di Aleppo, dove collaboravano con la ong Horryaty per aiutare le vittime della guerra. L'aula ha salutato l'annuncio con un appluaso scrosciante.

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Greta e Vanessa sono state liberate. Torneranno presto a casa”. Con queste parole il ministro per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha annunciato alla Camera la liberazione delle due cooperanti italiane. Erano state rapite il 31 luglio scorso in Siria, nella provincia di Aleppo, dove collaboravano con la ong Horryaty per aiutare le vittime della guerra. L’aula ha salutato l’annuncio con un appluaso scrosciante.

Terminati gli applausi, però, la Camera si è divisa. C’è chi teme che le ragazze siano state pagate a peso d’oro. Massimo Corsaro, di Fratelli d’Italia, lamenta: “Greta e Vanessa hanno esposto loro stesse e l’intero Stato italiano a una situazione di rischio e difficoltà coscientemente con la loro volontaria presenza in un paese in gravi condizioni e una pesante presenza del terrorismo. Finita la fase di legittima soddisfazione, serve che il ministro Boschi ci dica se è in grado di escludere che da qualunque fonte di finanziamento pubblico sia stato dato un centesimo per riportare le ragazze a casa”.

Più duro Matteo Salvini. “La liberazione delle due ragazze mi riempie di gioia ma l’eventuale pagamento di un riscatto che permetterebbe ai terroristi islamici di uccidere ancora sarebbe una vergogna per l’Italia”, afferma il segretario federale della Lega Nord. Sulla stessa onda, benché con toni più pacati, il vice caprogruppo vicario di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini, che sottolinea: “È doveroso chiederci se un eventuale riscatto pagato a dei terroristi non sia una fonte di finanziamento per portare morte in Europa o altrove”.

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Le indiscrezioni sulla cifra che sarebbe stata pagata ai terroristi stanno già circolando. Per il rilascio di Greta e Vanessa, il governo italiano avrebbe versato 12 mioni di dollari al Fronte AL Nusra. A rivelarlo è la tv satellitare Al Aan, con sede a Dubai, negli Emirati Arabi. L’emittente televisiva araba spiega su Twitter di aver appreso la notizia da una fonte che, per ora, rimane segreta.

L’intelligence italiana smentisce. “Fonti qualificate dei servizi segreti” hanno dichiarato alle agenzie stampa che non è stato pagato alcun riscatto. Intanto le polemiche dilagano su Twitter. C’è chi scrive: “Mi raccomando, non fatelo mai più”, chi si abbandona alla volgarita: “Un riscatto milionario per due sceme” e chi ancora fa dell’umorismo demenziale: “Sia chiaro a tutti che son ben altri i cervelli da far rientrare”.

A leggere certi commenti, vien da chiedersi se non sarebbe meglio “espellere certi cervelli dal paese”. Il ritorno di Greta e Vanessa è un mezzo miracolo: sono tornate vive dall’inferno siriano. Non sgozzate come animali nell’ennesimo filmino dell’orrore.

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Il paese dovrebbe raccogliersi per celebrare questo risultato e, invece, si spacca, lasciandosi trasportare da un branco di politicanti desiderosi di strumentalizzare la mancata tragedia. Certo, un riscatto è stato probabilmente pagato. E allora? Dovremmo fare come gli Stati Uniti che, rifiutandosi di negoziare con i terroristi, hanno lasciato morire uno ad uno i loro connazionali?

Come fa Salvini a parlare di vergogna? Dovremmo vergognarci se non riuscissimo a portare indietro chi con coraggio e sicuramente tanta incoscienza ha rischiato la vita per alleviare il dolore di chi aveva più bisogno.

Giornalisti di guerra e cooperanti combattono in prima linea. Sono degli eroi, non degli irresponsabili. Lasciarli morire nell’inferno siriano non sarebbe soltanto disumano. Manderebbe un messaggio chiaro a coloro che hanno ancora il coraggio di raccontare la guerra, di impegnarsi al fianco dei più deboli: “Se vi rapiranno, lasceremo che vi ammazzino. Fregatevene della Siria e di tutti coloro che muoiono ingiustamente”.

Ma questa non è l’Italia. Il nostro paese non abbandona i suoi soldati sul campo di battaglia.

 

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