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Arte e Cultura

“Voglio ripagare la fiducia della Società”. Elisa Cardani, libera di puntare in alto

Se il buon giorno si vede dal mattino, il 2015 inizia bene.

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Se il buon giorno si vede dal mattino, il 2015 inizia bene.

È ìl 2 gennaio e la prima intervista dell'anno abbiamo il piacere di farla a Elisa, appena rientrata dopo aver trascorso il Capodanno insieme alla sua famiglia. Elisa Cardani, libero della Delta Informatica Trentino Rosa, è approdata quest'anno a Trento per disputare il campionato di A2 dopo due stagioni trascorse in B1 con l'Atomat Udine, e ci accoglie con gentilezza nell'appartamento che condivide con la compagna di squadra Milica Bezarevic.

Le due nuove giocatrici della formazione gialloblù abitano allo Studentato universitario di Sanbàpolis e si stanno preparando per la ripresa degli allenamenti e la trasferta che attende la squadra, impegnata domenica 4 gennaio sul campo della Corpora Aversa.

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«Sì, alle 16 è in programma la visione del video sulle nostre avversarie, poi sabato partiamo, ma dopo aver passato il Natale in palestra a preparare la sfida con Monza, sono contenta perché il Capodanno l'ho trascorso a casa. Sarei anche potuta rimanere qui, come hanno fatto alcune compagne, ma avevo voglia di rivedere i miei genitori», spiega Elisa.

È subito evidente quanto la giocatrice piemontese (nata ad Asti nel 1990, ndr) sia molto legata ai suoi affetti e alla sua casa. Lei stessa lo conferma, anche se ha vissuto in città diverse, spinta dalla passione per la pallavolo a inseguire il sogno di giocare un giorno in serie A. È altrettanto chiaro quanto sia stato importante il sostegno dei suoi genitori in questi anni e quanto la giovane sia riconoscente nei loro confronti.

«I miei genitori sono originari della Lombardia, si sono trasferiti in Piemonte quando stavo per nascere, abbiamo una cascina ristrutturata in campagna, nelle Langhe, e l'altro giorno nel rivedere le mie colline mi sono sentita davvero a casa – racconta il libero -.

Sono entrambi docenti nelle scuole superiori: papà Giorgio insegna disegno tecnico, mamma Grazia informatica, comunque oltre a insegnare papà lavora anche in campagna visto che abbiamo una tartufaia.

Li ammiro molto perché hanno avuto la capacità di cambiare vita senza rimanere attaccati al luogo in cui sono cresciuti o ai beni materiali, anche ora sarebbero disposti a cambiare tutto da un momento all'altro».

Non stupisce, allora, che pure Elisa abbia girato l'Italia, da sud a nord, giocando su campi diversi ma sempre con la stessa convinzione, quella di poter diventare una giocatrice di pallavolo importante. Sogno che continua a coltivare con la sua nuova squadra fin da quando è arrivata in città ad agosto.

«Qui allo Studentato mi trovo bene, ci sono delle regole da rispettare ma è tutto molto ben organizzato – racconta la pallavolista, spiegando che l'inserimento nel nuovo ambiente non è stato difficile -. Poi non avrei potuto trovare compagna di appartamento migliore e fin da quando io e Milly (Milica Bezarevic, ndr) ci siamo conosciute in ritiro a Caldonazzo c'è stata subito sintonia.

Quando sei lontano da casa, i piccoli problemi quotidiani rischiano di amplificarsi ma abitare insieme ad una compagna di squadra come lei rende tutto più facile e sono fortunata perché è una persona solare, positiva, sempre allegra e se c'è qualche difficoltà, mi dice sempre "No stress" e così ritrovo subito il sorriso».

Sorriso che non abbandona mai il volto della numero 1 gialloblù che in pochi mesi si è fatta apprezzare al punto da avere un Fun Club tutto suo.

«Sì, fa piacere, ma è strano, è nato da poco ed è stata una sorpresa. Non so se a occuparsene sono tifosi trentini, so che il 26 dicembre, quando abbiamo giocato a Sanbapolis contro Monza, c'erano anche loro, peccato che non si siano presentati, mi avrebbe fatto piacere conoscerli», afferma la giocatrice sorridendo.

Una notorietà che, pur riguardando un elemento fondamentale della squadra gialloblù, si riflette su tutto il gruppo in virtù dell'ottimo avvio di stagione della squadra di Marco Gazzotti, ulteriore segno dell'entusiasmo che la Delta sta riscuotendo a suon di vittorie e prestazioni convincenti. Certo, non sono mancate due battute d'arresto significative, due 3-0 contro Rovigo e Monza che non vanno ancora giù ad Elisa.          

«Quella con la Corpora Aversa sarà un'altra bella partita anche perché loro sono a 17 punti, noi a 18 e poi vogliamo riscattarci dopo la sconfitta contro Monza.

Il quarto posto in classifica è meritato, ma con le squadre costruite per vincere abbiamo faticato, siamo state troppo arrendevoli, invece dobbiamo scendere in campo consapevoli che ce la possiamo giocare anche con formazioni più forti di noi».

Nel primo set contro la Saugella Team si era infatti distinta un'ispirata Alice Martini, mentre nel secondo, perso per pochi punti (22-25, ndr) le ragazze di Gazzotti avevano tenuto bene il campo con gli ingressi di Ariana Pirv e Silvia Fondriest a ridare slancio alla squadra.

Nella partita, combattutissima, disputata il 21 dicembre in trasferta contro il Volalto Caserta e vinta al tie-break, era emerso ancora una volta il carattere della Delta e la classe della capitana Giada Marchioron, capace di realizzare ben 33 punti.

Tra la fine dell'anno e l'inizio di quello nuovo è quindi tempo di bilanci e di nuovi obiettivi. Per la Trentino Rosa il 2014 è stato un anno straordinario: dopo aver conquistato la Coppa Italia, la squadra ha dominato il campionato di B1 ottenendo la promozione in A2. Sette vittorie, due sconfitte e la qualificazione ai quarti di Coppa Italia con tre turni di anticipo confermano che la presenza della Delta in serie A non è dovuta al caso e un inizio di stagione così promettente fa ben sperare per il proseguo di campionato.

«Siamo in una posizione di classifica inaspettata rispetto a quella di altre formazioni costruite per centrare l'obiettivo play off e per la Società è una grande soddisfazione vedere che la squadra, composta da 8 giocatrici che facevano già parte dell'organico, si sta così ben comportando.

Con il mio arrivo e quello di Milly e Maria (Lamprinidou, ndr) mirava a far acquisire ad un gruppo già consolidato uno spessore tecnico ulteriore e io sto cercando di dare il mio contributo». 

Missione riuscita se è vero che l'inserimento delle nuove ragazze è stato positivo, a partire da quello di Elisa.

«Sono abituata a cambiare squadra quasi ogni anno, quindi non ho avuto difficoltà a inserirmi in questo gruppo. A Udine, dove ho giocato nelle ultime due stagioni, sono rimasta appunto due anni e ho capito che ora, se mi trovo bene in una squadra, vorrei fermarmi per costruire qualcosa a lungo termine, penso che qui a Trento ci siano le condizioni adatte per lavorare bene e crescere».

Quando era arrivata all'Atomat, nel 2012, la pallavolista veniva da una stagione negativa, per questo aveva dichiarato che il suo obiettivo era quello di essere una trascinatrice e di giocare con serenità divertendosi, lo stesso spirito con cui ora il libero affronta questa nuova avventura nella serie cadetta con la Delta.

«In A2 ho giocato titolare metà stagione a Urbino quando avevo 18 anni (2008-09, ndr), forse ero più incosciente e quindi avevo giocato meglio rispetto alla stagione trascorsa a Giaveno (2010-11, ndr), una stagione difficile per tutta la squadra. Le cose non giravano bene e avevo perso quella spensieratezza che serve per stare in campo nel modo giusto, avendo degli obiettivi ma divertendosi per raggiungerli.

Allenarmi mi è sempre piaciuto, ma quando scendevo in campo non mi sentivo tranquilla, per questo anche se andare a Udine a 22 anni, quando sei nel momento più importante della carriera, significava scendere di categoria dopo quattro anni giocati in serie A, ho accettato la sfida.

Volevo sfruttare l'opportunità per acquisire maggiore fiducia nelle mie capacità, dimostrando che potevo tornare in A2. Anche se sono rimasta ferma per un'operazione all'anca sono stati due anni positivi, vissuti con intensità e agonismo, ora sto cercando di portare lo stesso entusiasmo anche qui».

Con umiltà Cardani ha accettato di fare un passo indietro, ma l'obiettivo era diventare più forte e risalire, aspirazione che è riuscita a realizzare facendosi notare dai dirigenti della Trentino Rosa che avevano avuto modo di apprezzarne il talento affrontandola da avversaria nelle scorse stagioni. 

«Sono contenta di essere stata scelta per i miei meriti, questo riconoscimento mi ha dato molta soddisfazione e voglio ripagare la loro fiducia. Sono partita con il piede giusto, poi qui c'è il contesto ideale per allenarsi bene».  

Certo, il salto di categoria implica maggiori pressioni e responsabilità e per la Delta le ultime tre partite del girone d'andata saranno molto impegnative: dopo la trasferta ad Aversa, il palazzetto di Trento sud accoglierà il Club Italia e poi il 18 gennaio ci sarà l'atteso e storico derby con il Neruda capolista a Bolzano. I tifosi però si aspettano che la squadra di Gazzotti continui a stupire.  

«Ciò che mi motiva è il desiderio di riscatto, ma mi ripeto "divertiti", gioco a pallavolo per questo, altrimenti non varrebbe la pena fare così tanti sacrifici. I tifosi si aspettano qualcosa di più, è normale, per quanto mi riguarda essere arrivate fin qui è qualcosa che ci stimola a fare ancora meglio.

Forse all'inizio ci mancava la consapevolezza nei nostri mezzi, aver fatto bene ci ha dato morale e ci serve per provare a mantenere il ritmo. Non avverto tensione ma voglia e convinzione di potercela fare da parte di tutte le compagne, a partire da domenica».

Tanto serena e pacata mentre si racconta quanto scattante e grintosa in campo, Elisa ha parole di apprezzamento per tutti, quasi stupita del fatto che nella sua nuova Società ogni cosa funzioni nel migliore dei modi.

«Siamo una squadra che ha carattere, concreta, con molta voglia di stare in palestra, il sogno di ogni allenatore è quello di avere delle giocatrici che si allenano ogni pomeriggio con umiltà e poi mi piace la professionalità delle mie compagne, tutte si impegnano al massimo senza risparmiarsi. Gazzotti ci fa lavorare bene e ha polso, sa gestire il gruppo, soprattutto è un tecnico con cui puoi confrontarti sapendo che ti ascolta.

Per quanto riguarda il presidente Postal, il vice-presidente Tamanini, il direttore sportivo Tonetti e tutto lo staff dirigenziale, quello che mi ha colpito è che sono estremamente appassionati ed entusiasti.

Quando torniamo dalle trasferte, li troviamo sempre ad accoglierci e salutarci, non è facile trovare dirigenti così attenti alla persona oltre che all'atleta. A Natale sono venuti in palestra e questa vicinanza ti fa sentire sostenuto nella tua fatica e ti dà una motivazione in più. Qui ci sono davvero le condizioni migliori per vivere una bella stagione».

Dal punto di vista tecnico, dove vuole migliorare il libero gialloblù?

«Sono molto attaccata a questa maglia, indossare il tricolore mi dà ulteriore carica. Il mio punto forte è la difesa, sulla ricezione invece devo lavorare molto, è un fatto mentale, la devi allenare costantemente.

Per stare al passo con le grandi e fare il salto di qualità dobbiamo migliorare proprio in ricezione, ma dal libero ti aspetti qualcosa di più e il mio obiettivo è quello di dare maggiore sicurezza alle compagne».

Ripercorrendo insieme la sua carriera, scopriamo che da bambina la giocatrice non stava mai ferma: «Ero un maschiaccio, preferivo giocare a calcio con mio fratello Marco e i suoi amici piuttosto che con le bambole. Ho iniziato a giocare a pallavolo alle elementari e sono cresciuta nel settore giovanile dello Junior Casale. La mia allenatrice, Barbara Piovan, mi ha abituata a faticare e con lei ho imparato che la fatica paga».   

Poi, ecco la possibilità di lasciare che qualità e doti innate possano maturare nel contesto più adatto alla loro espressione.

«A 16 anni sono andata a Novara dove ho disputato due campionati in B1 con le giovanili dell’Asystel allenate da Luciano Pedullà. Papà era contento perché sapeva che questa opportunità avrebbe contribuito alla mia maturazione personale oltre che pallavolistica, mamma era preoccupata, ma alla fine l'abbiamo convinta.

Certo, l'età dell'adolescenza è quella più critica e basta poco per finire nella compagnia sbagliata, ma se sei abituato a ragionare con la tua testa, non ti lasci influenzare dal gregge.

Ringrazio i miei genitori perché mi hanno cresciuta in modo tale che sono riuscita ad affrontare in modo positivo lo stare lontana da casa e tutte le esperienze che ho fatto da quando sono entrata nel mondo della pallavolo».

Lasciar partire una figlia così giovane non è mai semplice, ma a Novara Cardani ha avuto la fortuna di incontrare allenatori che hanno lasciato un'impronta precisa indirizzandone la carriera pallavolistica.

«Stefano Colombo Luciano Pedullà sono stati veri maestri per me e mi hanno insegnato tutto. Colombo mi diceva "se sbagli, affidati alla tecnica".

Con loro ho capito che per stare in campo non serve solo saper giocare a pallavolo, occorre anche l'etica, quella componente che fa di un giocatore un giocatore forte, un atleta che sa stare in palestra, mettendosi al servizio della squadra. Un altro allenatore che stimo molto è Donato Radogna che ho conosciuto a Castellana Grotte».

Tra il 2008 e il 2009, Cardani era anche entrata nel giro della Nazionale juniores, allora allenata da Marco Mencarelli, ex ct della Nazionale femminile tornato a guidare le giovanissime azzurre della Pre-juniores dopo essere stato sostituito da Marco Bonitta e attuale tecnico del Club Italia che disputa il campionato di A2.

Il pensiero va ai Mondiali di pallavolo femminili, svoltisi in Italia tra settembre e ottobre dello scorso anno, e alla giocatrice azzurra che ha vinto il premio di miglior libero della manifestazione, Monica "Moki" De Gennaro, giocatrice dell'Imoco Conegliano.        

«Nel 2012 ho fatto da secondo a Moki in A1 nella Scavolini Pesaro: ero molto contenta anche perché lì ho ritrovato Pedullà (attuale tecnico dell'Igor Novara, capolista nel campionato di A1 femminile), mentre nel 2010, quando ho giocato a Castellana Grotte, ero il secondo di Stefania Sansonna (ora libero dell'Igor Novara, ndr).

Con giocatrici così brave davanti, hai poco spazio in campo ma ho imparato molto. Di Moki mi aveva colpito l'umiltà, la capacità di mettersi sempre in discussione: finito l'allenamento, lei proseguiva da sola. Paola Cardullo (appena trasferitasi da Forlì a Piacenza, ndr) poi è sempre stata un modello».

Elisa aveva iniziato come schiacciatrice, ma i centimetri a disposizione non aiutavano a saltare più in alto della rete così ha scelto di abitare un'altra parte del campo, volando comunque. Non in verticale, ma distendendo ogni muscolo del corpo proiettato in orizzontale per salvare palloni che altrimenti cadrebbero a terra.

«Mi piaceva mettere a terra il pallone e, al tempo stesso, ricevere e difendere: una bella difesa che viene concretizzata dall'attaccante ti dà molta carica».            

Quello del libero è un ruolo esaltante, soprattutto se interpretato con l'umiltà di chi, in seconda linea, aiuta le compagne sotto rete salvando un palla che può trasformarsi in punto. Dopo l'ottima prestazione contro Piacenza, nella sfida con la Saugella Team la pallavolista ha realizzato il 64% di ricezione positiva e tanti recuperi decisivi: «Nel mio ruolo si notano di più gli errori, occorre molta concentrazione, ma sono contenta di queste prestazioni».

Studentessa universitaria di psicologia a Torino, questa estate la giocatrice gialloblù ha dato due esami: «Fin da ragazzina i miei genitori mi hanno fatto capire l'importanza dello studio, studiare mi arricchisce e vado avanti perché sono certa di aver scelto la facoltà adatta».

Nella notte di Capodanno, la famiglia Cardani ha acceso un bel falò per bruciare le cose brutte del 2014 e accogliere fiduciosa il nuovo anno.

Elisa non nasconde che l'aspirazione più grande rimane quella di tornare a giocare nella massima serie da protagonista. «Per arrivare in A1 occorre tanto lavoro, la volontà non mi manca, intanto voglio togliermi altre soddisfazioni con la Delta, continuando a divertirmi anche nel 2015».

Siamo sicuri che sarà così, lo capiamo dall'entusiasmo con cui Elisa e Milly si preparano per andare in palestra.

«Vieni con noi?». Il tempo a disposizione è finito, ma l'invito di Milica fa piacere e, anche se siamo un po' arrugginiti, ci fa tornare la voglia di mettere le ginocchiere e prendere in mano il pallone.

La Delta informatica è anche questo: allegria contagiosa e attenzione alla persona. Non poteva esserci modo migliore per iniziare il nuovo anno.

p.niccolini@lavocedeltrentino.it

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Annibale Salsa racconta i paesaggi del Trentino

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Il filmato documentario “Annibale Salsa.

I paesaggi del Trentino” ha superato con successo le selezioni ed è stato inserito nella programmazione ufficiale della 67a edizione del Trento Film Festival, all’interno della sezione Orizzonti Vicini.

Il documentario, che sarà proiettato presso il cinema Modena a Trento domenica 28 aprile alle 15.15 e martedì 30 aprile alle 19.15, è un progetto di Trentino Marketing ed è frutto di una collaborazione tra la tsm-step Scuola per il governo del territorio e del paesaggio e la Fondazione Museo storico del Trentino.

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È stato scritto e diretto da Gianluca Cepollaro e Alessandro de Bertolini; la produzione è stata curata da Pillow Lab.

Il paesaggio è spazio di vita, specchio riflettente delle attività dell’uomo e delle comunità che lo hanno abitato: per questo può essere interrogato come una fonte della storia.

Il documentario ripercorre le principali tappe che hanno portato alla costruzione del paesaggio del Trentino, raccontando quelle connessioni uomo-ambiente che maggiormente hanno rappresentato e rappresentano il rapporto tra l’uomo e la natura. Ponendo l’attenzione sui paesaggi dell’abitare, sui paesaggi del lavorare e sui paesaggi dell’attraversamento, il filo narrativo segue la tripartizione per fasce altitudinali: dai fondovalle alla montagna di mezzo alle terre alte. Il linguaggio è divulgativo ma allo stesso tempo rigoroso e scientifico. Annibale Salsa è il protagonista del documentario e la voce narrante.

Salsa, antropologo ed esperto conoscitore delle Alpi, ha insegnato Antropologia filosofica e Antropologia culturale all’Università di Genova.

È stato Presidente generale del Club alpino italiano (CAI) e Presidente del Gruppo di Lavoro «Popolazione e cultura» della Convenzione delle Alpi.

È componente del Comitato scientifico della tsm-step Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio, del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina e della Fondazione Dolomiti-UNESCO.

Nell’ambito del programmazione del Trento Film Festival il documentario sarà proiettato in anteprima mondiale domenica 28 aprile  alle ore 15.15 (Multisala Modena, Sala 2) e martedì 30 aprile alle ore 19.15 (Multisala Modena, sala 1).

 

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Arte e Cultura

Trentino: l’organizzazione politica fra Impero Romano e anno Mille

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Il Trentino entrò nell’orbita romana nel 225 a.C. I Galli Insubri e i Galli Boi, che stanziavano nella regione, si spinsero con le loro scorribande fino a Roma. La risposta romana fu feroce, e assoggettò tali popolazioni al loro dominio.

La regione aveva un’organizzazione politico-amministrativa autonoma. Fra il 49 e il 42 a.C. si decise di concedere loro la cittadinanza romana.

Questo provvedimento giuridico portò una larga serie di vantaggi per i cittadini: l’accesso alle cariche pubbliche, la possibilità di partecipare alle assemblee cittadine romane, sgravi fiscali e la possibilità di essere giudicati da un tribunale romano.

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I Romani però non concedevano nulla per nulla. Le comunità rurali e montane erano obbligate ad essere trasformate secondo il modello di città romana (foro, anfiteatro, terme, acquedotto).

Nacque così la città di Tridentum, sviluppata secondo l’urbanistica romana e con tutte le infrastrutture tipiche di un importante centro romano.

Nel 15 a.C. Druso e Tiberio sconfissero le ultime popolazioni rimaste. I Reti e i Vendelici, che resistevano isolati nel territorio bolzanino, vennero definitivamente annientati.

Tutto il Trentino-Alto Adige divenne parte dell’Impero Romano. La situazione divenne particolarmente florida durante il periodo dell’imperatore Claudio.

Il miglioramento della Via Claudia Augusta (46 d.C) pose il Trentino-Alto Adige in una situazione di primo piano fra l’Adriatico e la parte nord dell’Impero.

La situazione fu stabile per quasi due secoli, quando il periodo di precarietà politica venne aggravato dalle invasioni degli Alemanni.

Le incursioni durarono fino allo sgretolamento dell’Impero Romano, e il territorio fu soggetto a scorribande di ogni sorte.

Nel periodo fra il III e il VI secolo il Trentino è stato protagonista di sole invasioni. Ostrogoti, Goti, Vandali, Franchi facevano a gara a chi depredava di più.

Dopo questa complicata e sofferente situazione, l’arrivo dei Longobardi nel VI secolo diede il colpo finale.

La convivenza fu molto difficile. I Longobardi erano strutturati secondo un modello tribale: l’insediamento abitativo era il villaggio e tutti i maschi adulti avevano l’obbligo di portare le armi. I Trentini che non erano proprietari terrieri diventarono schiavi ed erano obbligati a coltivare la terra.

Nonostante la cultura retrograda dei Longobardi rispetto all’Impero Romano, il Trentino rimase il territorio di maggiore importanza strategica.

Era collocato fra il nascente Regno Barbarico a sud e il potente regno dei Franchi merovingi a nord. La situazione migliorò nel 643 con l’Editto di Rotari, che introdusse in Trentino il sistema curtense.

Si passò quindi da un’organizzazione tribale simil primitiva con la popolazione trentina schiavizzata, ad un sistema di corti tipiche dell’età medievale.

L’arrivo di Carlo Magno nella Penisola Italica cacciò nel 774 i Longobardi. Cambiò anche la struttura politica: al posto dei duchi vennero installati i conti.

Il Trentino perse importanza, e il centro politico e culturale del regno divenne Verona. Emblematica fu la legge emanata da Re Lotario nel 825 secondo cui tutti gli studenti trentini per studiare dovevano recarsi a Verona, unica sede di tutti gli studi.

La caduta dell’Impero Carolingio nel 888 portò nuovamente scompiglio nella regione. Il potere passò di mano in mano fra una miriade di governatori (Berengario I, Ugo di Provenza, Manasse) fino a quando nel 952 il Trentino e Verona divennero parte della Baviera. Nel frattempo l’instabilità politica fu il terreno fertile per la nascita di un grande potere politico: la chiesa.

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Il Museo di San Michele aperto a Pasqua e il lunedì dell’Angelo

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Il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele resta aperto anche nel giorno di Pasqua e per il lunedì dell’Angelo, 22 aprile. Occasione propizia per visitare il Museo con le sue 43 sale.

Il ricco percorso espositivo del Museo attraversa ben 43 sale, snodandosi dal basso verso l’alto, in 25 diverse sezioni.

Con più di 12.000 oggetti esposti, tra i quali spiccano le grandi macchine ad acqua, mulino, fucina e segheria veneziana, il Museo si distingue per l’attenzione che dedica al sistema agrosilvopastorale della montagna trentina e alle lavorazioni artigiane di supporto al mondo contadino – legno, ferro, rame, ceramica, tessuti – fino alle testimonianze della religiosità, della musica e del folklore.

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Si ricorda inoltre che anche giovedì 25 aprile e mercoledì 1 maggio il Museo è aperto al pubblico con i consueti orari.

Orario di apertura: 9.00 – 12.30 / 14.30 – 18.00

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