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Arte e Cultura

“L’Arte è Femmina”: il mondo delle Artiterapie quest’anno si riunisce a Lecce

Si è svolto in questi giorni, giusto a ridosso delle festività natalizie, nella cornice della meravigliosa città di Lecce, il XII Congresso Annuale Sulle Artiterapie (ideato e organizzato dall’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative di Carmiano in collaborazione con l’Associazione Nazionale Artedo, con il Centro Servizi Volontariato Salento, con l’Accademia di Belle Arti di Lecce e con il Patrocinio del Comune di Lecce, della Provincia di Lecce e della Regione Puglia.).

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Si è svolto in questi giorni, giusto a ridosso delle festività natalizie, nella cornice della meravigliosa città di Lecce, il XII Congresso Annuale Sulle Artiterapie (ideato e organizzato dall’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative di Carmiano in collaborazione con l’Associazione Nazionale Artedo, con il Centro Servizi Volontariato Salento, con l’Accademia di Belle Arti di Lecce e con il Patrocinio del Comune di Lecce, della Provincia di Lecce e della Regione Puglia.).

Il titolo prescelto per quest'anno e filo conduttore di tutte le attività proposte è stato “L'Arte e femmina” cui si è deciso di affidare una ruolo duplice (e tutt'altro che facile!): offrire a tutti i partecipanti una panoramica completa delle possibili applicazioni delle Artiterapie nelle relazioni di aiuto e nel contempo cogliere l'occasione per trattare un tema quantomai delicato e controverso, ovvero la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne.

Anche noi, alcune delle allieve della sede Artedo di Trento, abbiamo partecipato al grande evento, cariche di entusiasmo e curiosità per quest'avventura, che si è posta come degna conclusione di un anno di studio ed attività tra le più varie, nelle quali ci siamo cimentate spinte dalla passione comune per il mondo delle Artiterapie.

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Cosa abbiamo trovato una volta arrivate a destinazione? Beh, è presto detto: un mondo di mille esperienze ed emozioni, il tutto arricchito dalla gentilezza e dallo spirito accogliente di tutti coloro che si sono occupati dell'organizzazione, e si sono resi disponibili a guidare noi ospiti attraverso le varie attività. Regista attento di tutto ciò è stato Stefano Centonze, Musicoterapeuta, Direttore dell'Istituto di Artiterapie e Scienze Creative e Presidente Nazionale di Artedo. Ma torniamo al programma del Congresso.

Le attività si sono svolte nell'arco di due molto dense giornate di lavoro: la prima, che ha avuto come sede il teatro Paisiello (incantevole teatro sito nel centro storico di Lecce), si è composta di una serie di interventi nei quali professionisti del settore ed esperti provenienti da tutta Italia (quindi non solo arteterapeuti,ma anche medici, psicologi, psicoterapeuti, ecc…) si sono resi disponibili ad affrontare in modo vario e ricchissimo sia il tema centrale del corso che tutti i possibili connettivi tra questo e le Artiterape.

Ciò senza naturalmente tralasciare approfondimenti sulle discipline arteterapiche nello specifico, con momenti dedicati alla teoria, alla normativa, e a tutti quegli aspetti che potevano essere utili sia a noi che facciamo ormai pare di questo mondo che a tutti coloro che vi si avvicinavano per la prima volta (curiosi, parenti, amici…..).

E per rendere questo spazio di approfondimento ancora più godibile, nell'arco della giornata sono stati inseriti una serie di spettacoli, concerti, momenti ludici e pratici che hanno permesso a tutti di sentirsi ancora più parte del Tutto.

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La seconda giornata di lavoro è stata dedicata, invece, a farci “toccare con mano” le varie materie di studio (Musicoterapia, Danzamovimentoterapia, Arteterapia e Teatroterapia), attraverso una serie di laboratori didattici nei quali siamo stati tutti invitati a metterci in gioco sotto l'occhio attento di esperti nel settore, che oltre a farci vivere momenti davvero memorabili, hanno fornito un quantitativo notevole di utilissimi spunti di riflessione.

Pregne di tutto ciò e di molto altro (le parole non permettono di esprimere sempre tutto… ) siamo quindi tornate a casa, cariche di tutti gli stimoli che questa meravigliosa esperienza ci ha regalato, e soprattutto stupite dal meraviglioso clima che ha caratterizzato questi due giorni di lavoro. Delle tante persone che con attenzione, competenza, professionalità e una quantità immensa di entusiasmo, ci hanno ispirato e coinvolto, come una grande ondata di energia che si muove verso un obiettivo comune: far conoscere e apprezzare queste discipline, in modo che sempre più persone possano arrivare a fruirne, e godere quindi di tutti quei benefici che possono donare.

Un grande grazie quindi a Lecce, e a tutti coloro che hanno investito tempo ed energie in questo grande progetto! Si è sentito tutto il calore che in esso è stato riversato, tutto l'amore per questo grande Universo chiamato Artiterpie, che possiamo solo sperare si diffonda come una vampa incendiaria un po' ovunque. Noi certamente porteremo un po' di quel fuoco sempre con noi, sicure del nostro obiettivo e decise del preseguirlo!

Michela Taufer

iconografiainpillole@gmail.com

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eventi

A Viarago la festa dei Santi Fabiano e Sebastiano

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Domenica 26 gennaio sarà la giornata della “Sagra di Viarago”  durante la quale ogni anno viene celebrata la festa dei Santi Fabiano e Sebastiano.

L’inizio è previsto per le 11 con la celebrazione della messa, alla conclusione sarà aperto il Vaso della Fortuna e alla sede degli Alpini saranno distribuzione gratuita di gnocchi.

Nel primo pomeriggio alla Casa Sociale di Viarago, intrattenimento e laboratorio didattico per i più piccoli, ma non solo. Nel pomeriggio spazio al concerto della Banda Sociale di Pergine Gruppo di Viarago e dalle 17 ci sarà la preghiera di ringraziamento. Domani sera al teatro di Viarago andrà in scena una commedia brillante.

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Spettacolo

Al teatro sociale «La classe»: la scuola come specchio di una società in crisi contesa tra delusione e speranza

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Fino a domenica va in scena al teatro Sociale La classe (2017) di Vincenzo Manna, prodotto da Società per Attori, Accademia Perduta/Romagna Teatri e Golden Art Productions.

Un insegnante precario di origine straniera, Albert, si vede affidata la gestione di un corso di recupero per studenti problematici.

Il preside non si attende risultati significativi dalla cosa: questi sei studenti debbono solo recuperare i crediti necessari per poter sostenere gli esami, nient’altro.

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Questi adolescenti son un gruppo variegato di problematiche intrecciate: musulmani, ebrei, borgatari, zingari. E ancora: timidi patologici, sbandati, piccoli spacciatori, teppisti in erba.

Albert cerca di svolgere il suo compito coscienziosamente, ma i suoi sforzi si infrangono contro il muro di diffidenza accumulata dai giovani rispetto all’autorità e al sistema scolastico.

Con un piccolo stratagemma gli riesce di interessare quasi tutti (come il filone delle storie ambientate in scuole di confine impone, c’è sempre chi non vuole essere aiutato) in un progetto europeo che contempla un premio.

A distanza visibile dalla scuola sorge un enorme campo profughi, causa di disagio e timori in città. Un rifugiato ha portato con sé un bel numero di documenti che testimoniano la repressione in atto nel suo paese.

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Il bando dell’Unione ha per tema i giovani e l’Olocausto: i materiali in possesso della classe sarebbero perfetti, e il fatto che a presentarli sarebbero studenti indisciplinati di una città in crisi potrebbe essere per loro un ulteriore bonus.

Il lavoro comincia, finché qualcuno viene travolto da un evento personale in concomitanza con alcuni disordini causati dai profughi. Questi ultimi diventano presto gli indiziati principali agli occhi dell’opinione pubblica e degli studenti stessi.

L’istituto non trova di meglio che chiudere, e dichiarare la classe di recupero completata d’ufficio; parallelamente la città istituisce un coprifuoco. Albert e i suoi virgulti si daranno per vinti?

La classe si svolge interamente all’interno di un’aula scolastica, dimessa e disordinata, ma il suo incessante confronto con il mondo esterno ad essa dissipa qualsiasi senso di claustrofobia potrebbe altrimenti sorgere.

Albert e i suoi studenti portano sempre con sé il bagaglio della loro storia personale; la realtà circostante irrompe costantemente nelle lezioni, costringendo tutti a reagire secondo la propria indole.

Come accusa un personaggio, è facile avere compassione delle sofferenze di chi vive lontano, difficile e scomodo è invece averne con chi ti sta sotto gli occhi, chi vive in città ed è stritolato dalla crisi economica.

Vincenzo Manna ha fatto un ottimo lavoro nel bilanciare gli elementi del suo lavoro: per una catastrofe umanitaria, un silenzioso dramma individuale. E se rimane chiaro chi tra i personaggi rappresenta la ragione e chi il torto, al torto viene dato spazio per una efficace arringa difensiva.

Giuseppe Marini, alla regia, ha anche lui ben variato il ritmo dell’azione a seconda dei momenti, seri, drammatici o giocosi della scena.

Il cast si muove bene nel dare voce a questi personaggi in cerca di un posto nel mondo. Andrea Paolotti è molto realistico come Albert, insegnante consapevole della scarsa autorevolezza oggidì attribuita alla posizione, solido eppur pacato.

Come preside, Claudio Casadio si mostra burocraticamente disincantato, impegnato verso il suo istituto assai più di quanto lo sia verso i suoi studenti, teoricamente ragion d’essere dell’intera istituzione. Eccetto quando parla di galline (a proposito delle quali… più avanti).

Poca meraviglia se questi adolescenti avversano scuola e potere: problemi a scuola? Chiusura e metal detector. Problemi in città? Coprifuoco e muraglie.

I giovani attori a cui sono affidati i ragazzi (Brenno Placido, Edoardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Andrea Monno) svolgono il loro compito oltre la sufficienza (naturalmente non tutti nella stessa misura), e mi spiace non inoltrarmi nell’argomento, ma molta parte di La classe consiste nel conoscere (ancora, in diversa misura) il corpo studentesco. Sarebbe come entrare nei dettagli dei personaggi di Breakfast Club.

La scena, quest’aula dai banchi usciti da decadi passate, è di Alessandro Chiti. Le luci di Javier Delle Monache (coadiuvate dalle musiche di Paolo Coletta) contribuiscono puntualmente a denotare la scansione delle lezioni.

Teatro serio, questo. Il tema, se sia più sensato sopportare gli oltraggi del destino cinico e baro o combattere contro un mare di problemi e lottando disperderli.

Casadio offre una guida lungo lo spettacolo. Parlando di polli.

Le galline hanno le ali, ma non volano, tutt’al più svolazzano per pochi metri. Conducono un’esistenza dalla routine fissa: mangiano, dormono, si accoppiano, tuttavia sono costantemente preda del timore. Vedete i parallelismi, certamente.

Ma vi è dell’altro. Se le ali dei polli non gli concedono il volo, le loro zampe sono forti e ben piantate sul terreno. Una gallina potrebbe, volendo, raggiungere dall’Italia Parigi in tre giorni, Berlino in nove.

Basterebbe loro una rampa, e raggiungerebbero la luna.

La compagnia incontrerà il pubblico al teatro Sociale alle 17 e 30 di venerdì; lo spettacolo va in replica venerdì 24 e sabato 24 novembre alle 20 e 30 e ancora domenica 25 alle 16. La rappresentazione si è conclusa alle 22 e 55.

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eventi

«La culla delle mamme»: Michel Odent racconta 70 anni di parti naturali

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“ La culla delle mamme” è una conferenza pubblica che terrà venerdì sera a partire dalle 19,30 al Centro Santa Chiara.

Interverrà il medico di fama internazionale Michel Odent che con la traduzione di Chiara Scropetta, parlerà di quella che è stata una svolta nella storia della nascita.

Odent è stato il pioniere di un nuovo tipo di consapevolezza sull’importanza che hanno le prime esperienze di vita.

Le sue riflessioni, i suoi ragionamenti e le sue domande costituiscono il racconto di una straordinaria esperienza durata 70 anni.

La sua relazione offrirà interessanti spunti. La serata è stata organizzata col sostegno della Fondazione Caritro e pur essendo ad ingresso gratuito è gradita la prenotazione: 3388868249.

Odent dopo aver lavorato in Algeria e Guinea come chirurgo di guerra, dirige per 23 anni (dal 1962 al 1985) il servizio di chirurgia e ostetricia/maternità del piccolo ospedale di Pithiviers, nel dipartimento del Loiret nella Francia centrale.

Le esperienze connesse a questi anni sono fondamentali nell’influenzare il suo interesse verso la storia della neonatologia e la ricerca sulla nascita e la salute.

Odent è noto per aver creato, in ambito ospedaliero, la prima “salle souvage”, un ambiente simile a una stanza di casa, una mediazione tra parto in casa e parto medicalizzato in clinica.

Trasferitosi a Londra nel 1985, fonda il Primal Health Research Centre, dove sostiene le prassi del parto attivo, del parto nell’acqua e dei concetti collegati alla salute primale, anche in riferimento al concetto di “assistenza sanitaria primaria” contenuto nella Dichiarazione di Alma Ata del 1978.

Una delle tesi sostenuta nei suoi saggi è quella secondo cui il percorso culturale fino ad oggi manifestatosi ha trascurato l’importanza dell’amore come potenziale, e per certi versi rivoluzionaria, strategia per la sopravvivenza umana; Odent asserisce che lo stile di vita umano (che finora ha generalmente sostenuto la validità e l’importanza del dominio dell’Uomo sulla Natura e sugli altri gruppi umani e animali) è ormai superato e non più idoneo allo scopo della sopravvivenza stessa.

Dal 1989 al 2012 Michel Odent ha prodotto nove opere di grande successo:

Ecologia della Nascita, Red Edizioni, 1989.
L’acqua e la sessualità, Red Edizioni, 1991.
Abbracciamolo subito! I veri bisogni del bambino e della mamma, Red Edizioni, 2006.
L’agricoltore e il ginecologo. L’industrializzazione della nascita, Il Leone Verde, 2006.
Psiconeuroendocrinologia della nascita, Centro Studi il Marsupio, luglio 2007.
La scientificazione dell’amore. L’importanza dell’amore per la sopravvivenza umana, Urrà Edizioni, 2008.
Il cesareo, Blu Edizioni, 2009.
Le funzioni degli orgasmi, Terra Nuova edizioni, 2009.
Nascere nell’era della plastica, Terra Nuova edizioni, 2012.

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