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Italia ed estero

Olanda: Geert Wilders a processo. Promise «meno marocchini»

 

Chi è più nei guai, Wilders o l'Olanda?” domandava ironicamente Geert Wilders durante la campagna elettorale per le elezioni europee. Per ora, nei guai sembra essere proprio lui, il leader populista del Partito della Libertà, schieramento politico olandese anti-Ue e anti-immigrati.

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Chi è più nei guai, Wilders o l’Olanda?” domandava ironicamente Geert Wilders durante la campagna elettorale per le elezioni europee. Per ora, nei guai sembra essere proprio lui, il leader populista del Partito della Libertà, schieramento politico olandese anti-Ue e anti-immigrati.

È di ieri la notizia secondo la quale il pubblico ministero dell’Aia avrebbe deciso di processarlo per il reato di incitamento all’odio razziale. Il fatto incriminato risale al 19 marzo: in una manifestazione post-elezioni amministrative tenutasi all’Aia, il leader populista si rivolse ai suoi sostenitori chiedendo: “Volete meno o più marocchini nelle vostre città e in Olanda?”. “Meno, meno”, fu la risposta della folla. E allora Wilders promise: “Faremo in modo che sia così”.

In seguito a queste parole, ben 6.400 denunce sono state presentate in tutta l’Olanda contro il vulcanico leader del Partito della Libertà.

Quello del 19 marzo non è un evento isolato. Geert Wilders ha fondato tutta la sua carriera politica sulla lotta contro l’Islam e gli immigrati. Lo stile di Wilders non può certo definirsi diplomatico. Durante la campagna elettorale per le elezioni europee appiccicò sul suo ufficio un manifesto-copia della bandiera saudita, con sopra scritti tre proclami in arabo. “L’Islam è una menzogna, Maometto è un criminale, il Corano è veleno”.

Un odio viscerale, che ha spinto Wilders a paragonare il Corano al Mein Kampf di Hitler e a descrivere l’Islam come una religione fascista. La campagna di Wilders fa appello a un malessere diffuso, che ha contagiato tutta l’Olanda. Il paese dei tulipani ha da tempo perso la sua nota vena multiculturalista, dopo che negli anni Novanta, gli immigrati musulmani arrivarono a migliaia, invadendo i quartieri operai e popolari di Rotterdam e Amsterdam.

Wilders ha saputo farsi interprete di questo malcontento e, cavalcando la crescente insofferenza verso i musulmani, è riuscito ad affermarsi come uno dei principali politici del suo paese. Lui, che si autoproclama “crociato antislamico”, ha esasperato le tensioni che attraversano la società olandese. “Un conflitto è in corso, dobbiamo difenderci”, tuona l’islamofobo Wilders.

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Queste sono parole estreme, che già in passato avevano attirato l’attenzione della giustizia olandese. Processato per quelli che vennero definiti “insulti scioccanti e al limite dell’accettabilità legale”, Wilders venne assolto nel 2011 dalle accuse di incitamento all’odio.

I giudici affermarono che le dichiarazioni del capo del Partito della Libertà rientravano “nell’ampio contesto di un dibattito sociale e politico in una società multiculturale”. E ancora: “L’imputato si muove sul confine di ciò che è comunemente accettato dalla legge penale” ma poiché “dice di non esprimersi contro i musulmani ma contro l’Islam”, non vi è un caso giuridico “di incitamento all’odio”.

Questa volta, però, Wilders farà molta più fatica a cavarsela: non si è scagliato contro il Corano, ma contro un gruppo etnico ben preciso, i marocchini. In una nota della procura si legge infatti che la pubblica accusa lo perseguirà per aver diffamato un gruppo di persone su base razziale. Inoltre, il comunicato aggiunge che i politici possono spingersi lontano con le loro parole, questo rientra nella libertà di espressione, ma questa libertà è comunque limitata del divieto di operare discriminazioni.

Wilders non ci sta. Non fa marcia indietro sulle dichiarazioni incriminate e anzi controbatte: “Ho detto quello che pensano milioni di persone. Sembra che, per la seconda volta, vogliano processarmi per aver detto la verità. È una farsa che debba difendermi davanti alla corte per questo. Il pubblico ministero dovrebbe piuttosto preoccuparsi dei jihadisti”.

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