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«Facciamo che eravamo»: al via il laboratorio teatrale per bambini

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“ Facciamo che eravamo” è la definizione di un laboratorio teatrale riservato ai bambini di età compresa tra i 6 ed i 10 anni condotto da Michele Torresani educatore teatrale e responsabile di Equipe Teatro di Progetto 92.

Saranno dieci incontri (95 euro Iva esclusa il costo dell’iscrizione) che saranno all’insegna del divertimento e della fantasia per favorire la libera espressività dei bambini.

Si giocherà con la magia di entrare e uscire dalle parti, costruendo tutti insieme un piccolo spettacolo teatrale. Le lezioni inizieranno domani dalle 16,45 alle 18,15 e si concluderanno il 7 aprile. La prima lezione sarà gratuita, mentre tutte le altre si svolgeranno sempre al martedì. Per maggiori informazioni prenotazioni@articoimpresasociale.it

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eventi

Si chiude Idee Sposi, appuntamento alla prossima edizione

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Cala il sipario sulla manifestazione dedicata al matrimonio: stand affollati e visitatori incuriositi, in cerca di spunti e suggerimenti oppure dell’occasione perfetta per il grande giorno.

È giunta a conclusione la diciassettesima edizione di Idee Sposi, la fiera a Trento che da oltre tre lustri si dedica all’evento nuziale con uno sguardo a 360 gradi su quello che serve alle coppie per sciogliere lo stress organizzativo del giorno del matrimonio.

Anche oggi, ultimo dei tre giorni di fiera, sono stati numerosi i visitatori che hanno scelto di approfittare della cinquantina di espositori riuniti nei 2.500 metri quadrati del polo espositivo Trento Expo per trovare in un unico momento una vasta gamma di soluzioni, prodotti e servizi e magari confrontarsi con altre coppie nella stessa fase della vita che stanno affrontando il medesimo percorso.

La parola d’ordine, in via Briamasco, è sicuramente personalizzare: tutto, nella giornata del matrimonio, deve parlare degli sposi.

Ecco allora che i professionisti presenti a Idee Sposi sono pronti ad ascoltare: comprendere le esigenze di ognuno è la prima regola per indirizzare le coppie alla scelta più appropriata, si tratti di una baita o di un castello per il ricevimento, di un menù classico o delle isole tematiche per coppie – e invitati – più dinamici. E sempre più, rivelano gli espositori presenti alla fiera, i futuri sposi sono attenti all’ambiente: chiedono di non usare la plastica oppure dove vada a finire tutto il cibo non consumato nella giornata.

A Idee Sposi ci sono anche aziende che collaborano con il Banco alimentare del Trentino, che il giorno successivo al ricevimento recupera il cibo e lo dona alle strutture caritative. Chi ha deciso di fare visita alla fiera ha potuto spaziare dalla ristorazione agli abiti da sposa, sposo e cerimonia, dai fotografi alle gioiellerie, dai wedding planner agli specialisti dell’intrattenimento.

Ha potuto chiedere consigli per la luna di miele – gli Stati Uniti e il Giappone rimangono le destinazioni più gettonate anche per il 2020 – oppure suggerimenti per scegliere la torta nuziale più adatta: quella classica, con pan di spagna, crema chantilly e una copertura di cioccolato bianco rimane un evergreen in grado di accontentare tutti, ma la moda del momento, importata da Stati Uniti e Gran Bretagna, è la torta nuda, quella, cioè, che non prevede i tipici rivestimenti con creme, glasse, pasta di zucchero o altro.

I pasticceri presenti a Idee Sposi, però, realizzano anche torte a tema personalizzate su richiesta degli sposi.

«Non c’è dubbio che per gli innamorati che devono organizzare il matrimonio Idee Sposi costituisca una grandissima opportunità: a Trento Expo si può trovare davvero tutto ciò che serve, fornito dalle migliori aziende e dai professionisti più qualificati del settore – assicura il presidente di Keeptop Fiere Milo Marsili – il buon riscontro di pubblico e la soddisfazione diffusa fra espositori e visitatori sono ogni anno motivo di grande soddisfazione. Ho visto molte coppie lasciare il salone espositivo contente: la maggior parte arriva con le idee molto chiare e nella fiera riesce a trovare quello che cerca. Idee Sposi si conferma il punto di riferimento per il settore wedding in regione e da parte nostra c’è la voglia di continuare a crescere, rinnovarci e svilupparci per far sì che la manifestazione mantenga il ruolo di leader che ha saputo conquistarsi. Preannuncio già novità e sorprese per la prossima edizione».

Non resta dunque che guardare con fiducia al futuro. Prima, però, Keeptop Fiere invita a segnare in agenda un altro appuntamento importante: dal 14 al 16 febbraio 2020, infatti, Trento Expo ospiterà la sesta edizione di Idee Benessere.

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Arte e Cultura

Dove alloggiavano e come venivano accolti a Trento i forestieri nell’età moderna

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Fin dall’età moderna l’accoglienza dei forestieri è sempre stata per la città di Trento qualcosa di economicamente rilevante. Giovedì sera nella sala Spaur di Mezzolombardo lo storico Alessandro Paris ha raccontato di come nell’età moderna la città abbia accolto gli immigrati, i pellegrini di passaggio o chiunque abbia voluto sostare in città.

Alessandro Paris si è laureato nel 2004 in Scienze Storiche all’Università degli studi di Trento con una tesi sul Concilio di Trento. Si è specializzato con una laurea in Storia della civiltà europea con una tesi sul Principato Vescovile trentino di metà Cinquecento.

Ha poi conseguito un dottorato, ed è ora ricercatore presso l’Istituto Storico Italo-Germanico (ISIG), che si occupa proprio di attività di studio legate alla storia moderna e contemporanea in particolare dell’area italiana e tedesca.

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Innanzitutto la Trento del ‘400 era divisa da un polo religioso e amministrativo (Duomo e Palazzo Pretorio), un polo vescovile (Castello del Buonconsiglio) e la zona abitativa sviluppata su quattro quartieri (San Pietro, San Benedetto, Santa Maria Maggiore e San Martino).

I punti di accesso erano quattro e ben sorvegliati: Port’Aquila, che connetteva la città alla strada della Cervara, la Porta di Santa Croce a sud, la porta del Borgo di San Martino (dove oggi sorgono più o meno le scuole Sanzio) e il ponte di San Lorenzo.

 Il suo assetto veniva descritto dai pellegrini dell’epoca come tipicamente di stampo germanico nonostante la popolazione fosse di cultura italiana. Un pellegrino svizzero di passaggio nel 1515 la descrisse come una copia di Berna.

Inizialmente il flusso migratorio proveniva principalmente dai territori in lingua tedesca: dalla zona meridionale dell’Impero Asburgico (Carinzia, Tirolo, Voralberg) e dalle città di Asburgo e Norimberga. La comunità tedesca crebbe al tal punto da diventare un decimo della popolazione totale della città.

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Trento contava al tempo circa 10mila persone. I tedeschi si erano specializzati in vari mestieri tra cui la gestione delle osterie lungo via del Suffraggio, nel quartiere San Pietro, che venne denominata  la Contrada delle Osterie tedesche. Dal ‘500 iniziarono ad arrivare in città anche altri immigrati provenienti dall’Italia del nord: Verona, Vicenza, Venezia e Milano. Erano principalmente sarti e calzolai.

Chi immigrava o comunque chi decidesse di sostare in città veniva inizialmente schedato e poi obbligato a pagare la tassa di soggiorno. La schedatura avveniva all’arrivo e comprendeva le generalità e il contenuto del bagaglio che aveva con sé. Una volta schedato era il momento del pagamento della tassa.

Gli osti che ospitavano i forestieri erano obbligati a verificare l’effettiva registrazione del forestiero all’arrivo in città. Proprio per questo gli osti erano malvisti, in quanto reputati “spioni” e amici dello Stato.

I gestori delle osterie avevano anche altri compiti da svolgere: prendere il pane solo dai venditori in città e non dalle zone rurali, vietare gli schiamazzi notturni e limitare il gioco d’azzardo che avveniva all’interno della sala comune.

Inoltre le osterie fungevano anche da ufficio postale. Venivano mandati e  consegnati o anche  pacchi e lettere che all’oste era vietato aprire o nascondere.

In città si poteva contare su circa mille posti letto concentrati principalmente nelle zone della Contrada delle Osterie tedesche. Le osterie non erano però solo un posto dove dormire, ma fungevano anche da zona ricreativa e di socializzazione.

Avvenivano prestiti, scambi commerciali, promesse di matrimonio, ma erano anche luoghi dove avveniva il contrabbando. Si diffondevano stampe e libri proibiti. La chiesa faceva fatica a controllare cosa avveniva realmente all’interno e vedeva in malo modo proprio i gestori tedeschi, accusati di diffondere idee luterane (che in realtà era proprio così).

I viaggiatori portavano nell’osterie le proprie idee, che provenienti dall’area germanica erano tutte a favore della Riforma (nel 1517 Lutero diede inizio alla riforma con le famose 95 tesi).

Soprattutto in Valsugana gli osti stessi vennero contagiati da queste idee e si creò un forte anticlericalismo. All’interno dei locali si potevano trovare stampe di papi e vescovi che si intrattenevano con i maiali e con il diavolo.

Per quanto riguarda il mangiare, nelle osterie di città sicuramente non mancava. Si poteva spaziare dalla carne (selvaggina, lepri, maiali) al pesce (trote e carpe del Lago di Garda), oltre a funghi, fichi, prugne, mele  e zuppe. Di pane ce n’era a volontà.

Nelle osterie più rinomate si poteva avere a disposizione anche la pasta (tagliatelle e ravioli) e i dolci, fatti principalmente con le mandorle e la frutta secca.

Nelle osterie di campagna o comunque rurali il discorso cambiava. Il menu prevedeva polenta, pane di segale e zuppe e se andava bene anche qualche ortaggio. Per lo meno il da bere era presente dappertutto e comprendeva acqua, vino e birra.

La storia delle osterie nella città di Trento è fondamentale per comprendere le dinamiche alla base della fioritura degli ostelli e delle strutture ricettive in generale. Coloro che studiano questo particolarmente ambito sono veramente pochi e Mezzolombardo ha avuto l’onore di ricevere uno dei maggiori esperti, Alessandro Paris. Da sottolineare che la sala era piena e alla fine della sua lezione ha ricevuto un lungo e sincero applauso.

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