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Italia ed estero

Il Sultano e lo Zar: Erdogan e Putin vogliono tornare indietro di cent’anni

 

Sempre più isolati sulla scena internazionale, schifati dai valori occidentali e, soprattutto, desiderosi di incrementare il loro potere personale, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e quello russo, Vladimir Putin, hanno dato il via a una svolta autoritaria che promette di riportare i loro paesi indietro di cent'anni.

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Sempre più isolati sulla scena internazionale, schifati dai valori occidentali e, soprattutto, desiderosi di incrementare il loro potere personale, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e quello russo, Vladimir Putin, hanno dato il via a una svolta autoritaria che promette di riportare i loro paesi indietro di cent’anni.

Insofferenti alle intromissioni esterne e probabilmente in preda a un delirio di onnipotenza, i due fanno a gara a chi riesce a portare indietro più velocemente le lancette dell’orologio. Erdogan se la prende con le donne, Putin con gli omosessuali. E guai a chi osa pensarla diversamente. In questo caso, un posto in prigione è assicurato.

Ecco che allora i due sono sempre più spesso tristi protagonisti della cronaca internazionale, paladini nella “lotta contro i diritti”. Tra ieri e oggi, con le loro malefatte, sono riusciti a conquistare l’attenzione della stampa internazionale. Un en plein che fa venire i brividi.

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All’alba dell’altro ieri, la polizia turca ha effettuato una serie di arresti nell’ambito di un’operazione volta a mettere a tacere le poche voci d’opposizione rimaste nel paese. Sono stati spiccati 32 mandati d’arresto contro giornalisti, direttori di giornale ed editori vicini a Fethullah Gulen, influente predicatore in esilio negli Stati Uniti e nemico numero uno del “sultano” Erdogan.

In seguito a un blizt a Istanbul e in altre dodici città turche, la polizia ha portato in carcere almeno ventisette persone. Tra queste anche Ekrem Dumanli, direttore di Zaman, uno dei principali quotidiani dell’opposizione. Arrestato e preso in consegna dalla polizia di fronte alle telecamere, si dice che Dumanli abbia atteso nella redazione del giornale con relativa serenità l’arrivo dei poliziotti.

Del resto, trovarsi dietro alle sbarre non deve essere tanto diverso dal vivere in un paese che ha rapidamente abbandonato la via della democrazia riformatrice per imboccare la strada dell’autoritarismo.

Per un sultano che tappa la bocca all’opposizione, c’è uno zar lascia che gli omosessuali del suo paese vengano ammazzati di botte. La legge approvata nel 2013 dal parlamento nazionale, che proibisce la cosiddetta “propaganda omosessuale” tra i minori, sta avendo un impatto distruttivo sulla società russa.

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L’essenza di quest’odiosa legge può essere colta facilmente ascoltando Vitaly Milinov, consigliere locale che per primo l’ha introdotta a San Pietroburgo. “(Gli omosessuali) possono fare quello che vogliono nelle loro case, in quelli speciali immondezzai chiamati locali gay. Possono ammazzarsi il più velocemente possibile con le loro malattie, ma non lo possono fare in mezzo alla strada perché questo metterebbe a disagio la gente”, dichiara Milinov, preda di una lucida follia che tanto ricorda quella dei nazisti più spietati.

Secondo un rapporto pubblicato ieri dall’influente organizzazione non governativa Human Rights Watch (HRW), da quando promuovere “stili di vita non tradizionali” è diventato illegale in Russia, il governo ha trasmesso alla gente il messaggio che gli omosessuali sono cittadini di seconda categoria. E allora, disco verde alle discriminazioni e alle violenze.

Sarebbero più di 300 gli attacchi contro gli omosessuali che hanno avuto luogo quest’anno. Il 10% in più rispetto alla situazione precedente all’introduzione della sopra citata legge. E le autorità pubbliche si girano dall’altra parte, lasciando che questi crimini dell’odio continuino impuniti.

Leggendo le ultime notizie provenienti da Russia e Turchia non si può che essere assaliti da un profondo senso di disgusto. Il disgusto non deve però tradursi in impotenza. I leader occidentali non possono e non devono limitarsi a richiamare Putin ed Erdogan per l’ennesima “marachella”.

Devono gridare a gran voce, opponendosi alla logica che Sultano e Zar vorrebbero far passare. Il mondo non è diviso in zone d’influenza dove lo stato può tutto e il contrario di tutto, come i padri-padroni di Russia e Turchia vorrebbero farci credere.

Guai se cedessimo a questa logica. Ci renderemmo complici dei loro crimini.

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Italia ed estero

Lega il nipote di 7 anni a una corda e lo cala nel vuoto per salvare il gatto. Il Video

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Questa storia di profondo amore per un gatto arriva dalla Cina. Un felino, come capita spesso, salta (o cade accidentalmente) nel balcone del piano sottostante l’abitazione in cui viene accudito.

Non essendoci nessuno in casa del vicino, la nonna proprietaria del gatto decide di legare suo nipote di 7 anni a una corda e di calarlo nel vuoto per salvare l’animale.

Un gesto pericolosissimo. Per fortuna tutto si è svolto senza feriti, o peggio: il felino è stato salvato e il bimbo non ha riportato lesioni.

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Le foto dell’accaduto hanno fatto presto il giro del mondo, facendo infuriare molte persone.

La nonna, infatti, è stata pesantemente attaccata e criticata per quello che ha fatto.

La donna si è difesa dicendo che sulle prime non si era resa conto del pericolo: solo dopo aver visto i video che sono stati girati dalla strada ha capito la follia del suo gesto. Ma si è giustificata anche dicendo che alla fine tutto si è svolto per il meglio.

In queste circostanze basta chiamare i Vigili del Fuoco, pronti a recuperare gli animali in difficoltà. Sottoporre un bambino a una cosa del genere è molto rischioso.

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Italia ed estero

Maxi sanatoria del governo giallorosso: tutti i clandestini saranno regolarizzati

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L’assalto a smantellare la difesa dei confini del nostro Paese si sta facendo via via sempre più violento.

E mentre in Aula il Partito democratico, sobillato dal violento invito di Repubblica a “cancellare” Matteo Salvini, studia il modo più efficace per abrogare i decreti Sicurezza e di fatto riaprire i porti italiani alle navi delle ong straniere cariche di migranti, il governo sta studiando una maxi sanatoria per regalare il permesso di soggiorno a buona parte degli irregolari che già si trovano sul nostro territorio.

A svelare il piano, che secondo la Lega rischia di gettare il Paese intero “nel caos”, è stato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese rispondendo, ieri pomeriggio durante il question time alla Camera, a un’interrogazione sulle iniziative per la regolarizzazione degli stranieri già presenti in Italia.

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A dare l’assist alla Lamorgese  – spiega molto dettagliamente Andrea Indini sul Giornali.it – ci ha ha pensato il deputato Riccardo Magi di +Europa, il partito guidato da Emma Bonino nelle cui casse George Soros ha versato l’anno scorso 200 mila euro per tenerlo in vita e permettergli proprio di portare avanti certe politiche.

Dalla sua interrogazione è infatti venuto a galla il piano del governo. Se da una parte il Viminale ha già ultimato la revisione dei decreti Sicurezza, dall’altra ha compiuto un passo ulteriore per blandire gli ultrà dei porti aperti e i talebani dell’immigrazione. All’orizzonte si profila un vero e proprio colpo di spugna per regolarizzare gli irregolari già presenti in Italia che siano, però, in possesso di un contratto di lavoro. “L’intenzione del governo e del ministero dell’Interno – ha spiegato ieri il ministro dell’Interno – è quella di valutare le questioni poste all’ordine del giorno che richiamavo in premessa, nel quadro più generale di una complessiva rivisitazione delle diverse disposizioni che incidono sulle politiche migratorie e sulla condizione dello straniero in Italia”. Durante il question time il progetto è stato presentato come un provvedimento straordinario. Un giro di parole per non usare il termine sanatoria.

Un intervento di questo tipo farebbe felici tutte quelle frange (dalle sardine alla sinistra immigrazionista) che da mesi premono sul governo giallorosso affinché dia prova dei “segnali di discontinuità” promessi. Andrebbe a inserirsi, come anticipa il radicale Magi, in una più ampia “revisione delle disposizioni che incidono sulle politiche migratorie e sulla condizione dello straniero”.

Le richieste dei fan dell’accoglienza non si fermano certo alla revisione dei decreti Salvini e alla sanatoria della Lomorgese. L’obiettivo ultimo è, infatti, arrivare a “una riforma strutturale che consenta la regolarizzazione su base individuale degli stranieri già radicati nel territorio”, come previsto dalla proposta di legge d’iniziativa popolare “Ero straniero” che attualmente è in discussione in Commissione affari costituzionali alla Camera.

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I numeri degli immigrati che, con questo colpo di spugna, verrebbero regolarizzati sono impressionanti. Si parla almeno di 700mila persone. “Il governo vuole riportarci al caos”, commenta ora con preoccupazione il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari. “Sbarchi, permessi di soggiorno per tutti, ritorno al business dell’accoglienza, via i decreti Sicurezza e perfino la Bossi-Fini”, continua puntando il dito contro il Movimento 5 Stelle che, dopo il patto di governo con il Partito democratico, si sta rimangiando tutto quello che ha fatto in quattordici mesi con la Lega”.

L’iter verso la sanatoria dei clandestini è già stato avviato.

Come spiega il Sole24Ore, c’è già stato un prima via libera quando lo scorso 23 dicembre, in sede di approvazione della legge di Bilancio, è stato accolto un ordine del giorno sul tema. In quell’occasione il governo si era impegnato a “valutare l’opportunità di varare un provvedimento che, a fronte dell’immediata disponibilità di un contratto di lavoro, consenta la regolarizzazione di cittadini stranieri irregolari già presenti in Italia, prevedendo, all’atto della stipula del contratto, il pagamento di un contributo forfettario da parte del datore di lavoro e il rilascio del permesso di soggiorno per il lavoratore”.

A questa prima sanatoria, qualora dovesse passare la proposta di legge “Ero straniero”, si aggiungerebbe la completa abrogazione del decreto flussi attraverso l’introduzione di quote di ingresso annuali e l’adozione di nuovi e più facili canali di ingresso. Uno scenario apocalittico, dunque, che con l’instabilità in Libia e in gran parte dei Paesi dell’Africa subsahariana richiamerebbe tutti quei disperati che già oggi stanno studiano il modo per raggiungere il nostro Paese tentando la sorte nel Mar Mediterraneo.

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Italia ed estero

Tragedia Lutago: al via il trasferimento dei feriti in Germania

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Sono in corso i preparativi per il trasferimento di due dei pazienti rimasti feriti nell’incidente di Lutago, avvenuto il 5 gennaio scorso, che sono al momento ancora sottoposti a cure mediche intensive nelle strutture sanitarie altoatesine.

Entrambi i giovani saranno trasportati in Germania in aereo. Le condizioni del paziente che si trova all’ospedale di Bolzano sono ancora molto critiche, motivo per cui il trasferimento all’aeroporto verrà effettuato con un’ambulanza per il trasporto di pazienti in terapia intensiva.

La ragazza ricoverata all’ospedale di Brunico, essendo attualmente in condizioni stabili, verrà invece trasportata all’aeroporto accompagnata da un medico. Il trasferimento dei pazienti sarà organizzato dal Servizio aziendale di Urgenza ed Emergenza Medica dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige in stretta collaborazione con la Croce Bianca.

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