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Italia ed estero

Il riconoscimento dello stato palestinese può attendere

 

I palestinesi vogliono uno stato dopo 47 anni di occupazione. Un diritto sacrosanto. Israele chiede sicurezza, un diritto altrettanto sacrosanto. In questa disputa, sempre più paesi stanno riconoscendo lo stato palestinese, convinti che questa mossa favorirà la nascita di un nuovo stato, capace di vivere pacificamente a fianco di quello israeliano. Un esito tutt'altro che scontato.

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I palestinesi vogliono uno stato dopo 47 anni di occupazione. Un diritto sacrosanto. Israele chiede sicurezza, un diritto altrettanto sacrosanto. In questa disputa, sempre più paesi stanno riconoscendo lo stato palestinese, convinti che questa mossa favorirà la nascita di un nuovo stato, capace di vivere pacificamente a fianco di quello israeliano. Un esito tutt’altro che scontato.

Ieri è stata la volta del parlamento del Portogallo, che ha votato a favore del riconoscimento da parte del governo della Palestina come “stato indipendente e sovrano”. Il voto del parlamento portoghese segue quello dei parlamenti di Francia, Gran Bretagna, Spagna e Irlanda. Queste mozioni parlamentari non hanno valore vincolante, ma sono comunque il segno di una crescente presa di posizione a favore della parte palestinese nel conflitto arabo-israeliano.

Discorso a parte merita la Svezia, dove quest’anno il governo stesso ha riconosciuto lo stato palestinese. La Svezia non è però l’unico stato dell’Unione Europea ad aver riconosciuto pienamente il nuovo stato. Altri otto stati membri dell’Ue riconoscono la Palestina. Questi sono: Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Romania, Malta e Cipro. Questi paesi compirono la loro scelta prima di aderire all’Unione e cioè nel 1988, in seguito alla dichiarazione di indipendenza del Consiglio Nazionale Palestinese.

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Il 18 settembre, anche il Parlamento europeo si esprimerà sulla questione. I motivi dietro al riconoscimento dello stato palestinese sono riconducibili al desiderio di considerare sullo stesso piano israeliani e palestinesi e, in questo modo, rilanciare il processo di pace e fermare il processo di colonizzazione da parte israeliana.

Idee che hanno trovato terreno fertile anche nella società civile israeliana. Basti pensare all’appello della settimana scorsa avanzato dagli scrittori israeliani Amos Oz, David Grossman e Abraham Yeoshua e sottoscritto da altri 800 concittadini. Un chiaro messaggio di pace da parte dell’intellighenzia israeliana.

Un messaggio di pace in un momento in cui le tensioni tra la comunità ebraica e quella araba hanno toccano un nuovo picco, in seguito alla morte del ministro palestinese, Ziad Abu Ein, durante gli scontri di questi giorni tra esercito israeliano e palestinesi.

Non è scontato che il riconoscimento dello stato palestinese favorisca una soluzione diplomatica del conflitto. Anzi, secondo alcune interpretazioni, quest’iniziativa non farebbe nulla per promuovere la cooperazione tra israeliani e palestinesi e non avrebbe alcun peso sulla nascita di un’entità statuale palestinese. L’unico effetto sarebbe negativo: forti del riconoscimento, i dirigenti palestinesi continuerebbero a evitare ogni serio coinvolgimento nella trattativa con gli israeliani.

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In tal senso, riconoscere adesso lo stato palestinese equivale a premiare Hamas per i missili lanciati su Israele. Poco credibili sembrano anche le tesi di coloro che affermano che il riconoscimento della Palestina ricompensa gli sforzi diplomatici di Abu Mazen, leader dell’Autorità Nazionale Palestinese, che si è rifiutata di fare ricorso alla forza. L’Autorità Nazionale Palestinese e Hamas sono infatti legate a doppio filo da un patto di unità nazionale.

La nascita dello stato palestinese non può precedere il raggiungimento della pace tra ebrei e arabi. Altrimenti, la sicurezza di Israele sarebbe messa irrimediabilmente a repentaglio. A tal riguardo, la recente mossa nella direzione del riconoscimento dello stato palestinese di alcuni stati europei non può che definirsi prematura.

Questa mossa infatti non fa altro che permettere ai dirigenti palestinesi di arroccarsi sulle loro posizioni. In altre parole, si promette loro uno stato (che verrà probabilmente usato per attaccare Israele), senza chiedere in cambio un benché minimo sforzo nel processo di pace.

Una tale situazione non fa altro che accrescere l’isteria in Israele, permettendo ai leader più radicali di monopolizzare la scena politica con iniziative di dal sapore apertamente discriminatorio, come la recente proposta di rafforzare il carattere ebraico di Israele.

La diplomazia italiana sembra consapevole delle insidie che si nascondono in un riconoscimento che non può che dirsi “prematuro”. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha infatti recentemente affermato: “Il riconoscimento della Palestina è l’unica soluzione del problema ed è sul tavolo. È giusto discuterne, ma dovremmo utilizzarla nel momento in cui ci serve di più a sbloccare il negoziato”. Momento che non è ora.

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Virus misterioso Cina, morti salgono a 41. Fonti parlano di situazione drammatica

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Il coronavirus continua a far paura. In Cina l’allarme resta altissimo.

Le autorità  hanno disposto la chiusura di alcune sezioni della Grande Muraglia, oltre a imporre il blocco ai trasporti pubblici in molte città: sono 56 milioni i cittadini intrappolati.

I morti salgono a 41, con una seconda vittima fuori dall’area dell’epicentro. Stop per Disneyland Shanghai.

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Secondo alcune fonti il virus potrebbe essersi diffuso da un laboratorio della città di Wuhan e non dal mercato ittico come precedentemente dichiarato dal governo cinese. 

A Tgcom24 il direttore Liquori ha parlato per la prima volta di situazione drammatica e del fatto che i morti sarebbero migliaia e non 41 come ufficializzato dal governo cinese.

Il virus sarebbe sfuggito al controllo in un laboratorio di Wuhan, l’unico presente sulla terraferma. Gli altri laboratori infatti sono stati costruiti su piattaforme in mezzo al mare per appunto scongiurare il pericolo di contagio.

Il governo cinese ha reso noto che i casi di contagio accertati sono più di 900. La Commissione sanitaria nazionale ha aggiunto che i casi sospetti al momento sono 1.072.

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Nessuno degli italiani presente a Wuhan è contagiato Nessuno degli italiani nella città cinese di Wuhan, focolaio del virus, è al momento rimasto contagiato. A chiarirlo, in una nota, è l’ambasciata italiana a Pechino, che è “in costante contatto con tutti i connazionali presenti” nella città. Anche “la signora Petra Vidali“, che era stata posta in quarantena perché presentava sintomi simili a quelli del coronavirus, “è stata nuovamente interpellata e conferma di stare bene”.

Dalla Farnesina arriva l’invito a tutti i cittadini italiani che intendono andare in Cina di evitare il viaggio perché per il momento ci sono garanzie per la propria salute.

Accertati due casi in Francia – Il ministro della Sanità francese, Agnes Buzyn, ha annunciato che due casi di coronavirus cinese sono stati accertati ieri in Francia, a Parigi e a Bordeaux. Lo riferisce Le Figaro. Più tardi è arrivata anche la notizia di un terzo paziente ricoverato, sempre confermata dal Ministero.

In particolare, “il paziente di Bordeaux ha 48 anni, tornava dalla Cina ed era passato per la città di Wuhan. Ha lamentato i sintomi il 23 gennaio”, ha riferito il ministro. Il paziente “è ospedalizzato da ieri a Bordeaux, in una camera isolata. È stato in contatto con una decina di persone dal suo arrivo in Francia”. L’uomo, di origine cinese, risiede nel dipartimento della Gironda ed era andato a Wuhan per ragioni di lavoro.

Del paziente contagiato dal coronavirus a Parigi, e che si trova ricoverato all’ospedale Bichat, si hanno al momento minori dettagli: “Sappiamo che questa persona ha fatto un viaggio in Cina, ma non sappiamo se abbia soggiornato a Wuhan”, ha riferito ancora il ministro della Sanità. Discorso simile per il terzo caso, anch’esso di ritorno da un volo proveniente dal Paese asiatico.

Confermato il secondo caso negli Stati Uniti – Nel frattempo le autorità sanitarie americane hanno confermato il secondo caso di coronavirus negli Stati Uniti. Si tratta di una donna di Chicago tornata dalla città cinese di Wuhan, dove si trova il focolaio dell’infezione.

Chiuse parti delle Grande Muraglia e Disneyland Shanghai – Le autorità hanno disposto la chiusura di alcune sezioni della Grande Muraglia per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Anche Disneyland Shanghai ha annunciato la chiusura della struttura per “garantire la salute e la sicurezza dei nostri ospiti”. La misura sarà effettiva a partire da venerdì 25 gennaio.

Trasporti pubblici bloccati in diverse città Le autorità hanno anche imposto il blocco ai trasporti pubblici in diverse città. Salgono così a 35 milioni i cittadini coinvolti dai blocchi nel Paese a seguito dell’epidemia di coronavirus.

Al via lavori per la costruzione di un ospedale di emergenza A Wuhan è corsa contro il tempo per costruire un ospedale da 1.000 posti letto. Lo riferisce il Guardian. Operai e bulldozer sono al lavoro su un’area precedentemente destinata a centro vacanze. Secondo i media cinesi, ci vorranno dieci giorni per completarlo. Nel 2003, all’epoca dell’emergenza Sars, 7.000 operai completarono l’ospedale Xiaotangshan, nei sobborghi di Pechino, in solo una settimana

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Elezioni Emilia Romagna: sul palco di Ravenna 12 minuti di una Giorgia Meloni da Brividi

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Piazza del Popolo gremita per Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni a sostegno della candidatura della leghista Lucia Borgonzoni alla presidenza della Regione.

La coalizione di centrodestra chiude la campagna elettorale regionale nel cuore di Ravenna, con un ritardo di mezz’ora sulla tabella di marcia.

I leader sono saliti sul palco alle 18,35 (l’inizio delll’evento era previsto per le 18) e hanno intonato l’inno di Mameli davanti a quasi 5000 persone entusiaste.

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Ha destato particolare interesse l’intervento di Giorgia Meloni che con 12 minuti di intervento da brividi ha scaldato la platea che si è scatenata quando ha pronunciato ormai la mitica frase: «Mi chiamo Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana e con Salvini e Berlusconi sono pronta a governare l’Italia»

Apparsa molto sicura la Meloni sembra ormai sul trampolino di lancio per coprire importanti ruoli nel nostro paese, e non è forse un caso che sia stata nominata fra le 20 personalità mondiali in grado di cambiare il pianeta.

Ironica, pungente, sarcastica, incisiva e autorevole ha dimostrato si saper trascinare la platea che l’ha applaudita durante tutto il suo discorso dove ha parlato di lavoro, di Bibbiano, degli avversari politici e di una Emilia Romagna che è, «una locomotiva non grazie al PD ma nonostante il PD»

«Parlaci dei tuoi risultati Bonaccini – ha gridato la Meloni ad un pubblico scatenato –  di quello che hai fatto in questi anni, parlaci dei partiti che ti sostengono, del governo nazionale che tu sostieni, non ti vergognare non nasconderti!» 

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Poi la stoccata per le Sardine che nascondono degli Squali, (l’allusione a Soros e Prodi era evidente)  e che nascondo per cambiare il linguaggio d’odio ma che passano tutto il giorno ad insultare chi non la pensa come loro.

L’esponente di Fratelli d’Italia ha ricordato anche le 800 imprese artigiane che hanno chiuso in regione per colpa della pressione fiscale e della burocrazia accusando il governo «tasse&Manette» di opprimere gli imprenditori: «un governo che lascia che le multinazionali spostino le sedi legali per non pagare tasse e che gli stranieri aprano e chiudano i negozi senza pagare le tasse. Si sono inventati anche la tassa sulla fortuna: ma quella dovete pagarla voi che siete miracolati per il fatto che state al governo senza mai essere stati eletti da nessuno» – ha tuonato fra gli applausi.

Non è mancata la polemica sul reddito di cittadinanza: «Chudiamo le aziende per dare il reddito di cittadinanza ai nomadi, agli extracomunitari, ai truffatori, ai brigatisti e a quelli che girano in Ferrari». 

Giorgia Meloni ha promesso di difendere la famiglia, l’identità della nostra nazione perché «senza la famiglia non c’è la nazione e non esiste futuro»

«Se avete un parente medico che vuole fare il primario e volete una raccomandazione allora votate per il PD, se votate per odio contro tutti e per distruggere qualsiasi cosa votate i cinque stelle, quelli sono bravi per questo. Ma se invece vi muove l’amore per la vostra terra, per il prossimo, per la nazione, per l’impresa, e la vostra famiglia allora scegliete il centro destra e votate per Lucia Borgonzoni.»ha concluso Meloni fra un tripudio di cori, applausi e bandiere. 

 

 

 

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Omicidio Sacchi, rinviata a giudizio Anastasiya Kylemnyk insieme a 5 persone

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A distanza di tre mesi dall’omicidio di Luca Sacchi la procura di Roma ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per tutti coloro che erano coinvolti a vario titolo nella vicenda.

All’interno della stessa aula si ritroveranno dunque sia Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i colpevoli della morte del 24 enne personal trainer, ucciso nella notte tra il 23 e il 24 ottobre scorso davanti al John Cabot, pub in zona Appio, nella Capitale, sia la fidanzata di Luca, Anastasiya Kylemnyk.

Insieme a loro andranno a processo altre tre persone: Marcello De Propris, che consegnò l’arma del delitto.

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La detenzione di quest’ultima e’ attribuita ad Armando De Propris, padre di Marcello.

A Del Grosso e Pirino è contestata anche la detenzione della mazza da baseball usata per aggredire Luca Sacchi e la fidanzata.

Anastasiya, assieme a Giovanni Princi (amico di liceo della vittima), a Del Grosso e a Pirino, va a processo per la violazione della sostanza stupefacente.

Al centro della triste vicenda che ha portato alla morte di Sacchi la trattativa per l’acquisto di 15 chili di marijuana per 70 mila euro.

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Soldi che Del Grosso e Pirino, avrebbero tentato di prendere, scappando lo zaino di Anastasiya, senza dare nulla in cambio.

L’inchiesta sull’omicidio di Luca è stata portata avanti da i carabinieri del Nucleo Investigativo e coordinata dall’aggiunto Nunzia D’Elia e dal pm Nadia Plastina.

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