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Italia ed estero

Stato ebraico o democratico? Le prossime elezioni sveleranno il vero volto di Israele

 

Benjamin Netanyahu ha staccato ieri la spina al suo governo. Licenziando Yair Lapid, ministro delle Finanze, e Tzipi Livni, ministro della Giustizia, il primo ministro israeliano ha di fatto aperto una crisi di governo destinata portare a nuove elezioni. Oggi i leader dei partiti in Parlamento hanno deciso la data delle nuove consultazioni: il 17 marzo.

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Benjamin Netanyahu ha staccato ieri la spina al suo governo. Licenziando Yair Lapid, ministro delle Finanze, e Tzipi Livni, ministro della Giustizia, il primo ministro israeliano ha di fatto aperto una crisi di governo destinata portare a nuove elezioni. Oggi i leader dei partiti in Parlamento hanno deciso la data delle nuove consultazioni: il 17 marzo.

Elezioni non necessarie”, così le ha definite Lapid, uno dei due ministri “silurati”. Di questo avviso sembra essere anche la maggioranza dell’opinione pubblica, che ritiene che l’attuale crisi di governo sia da imputare alle tensioni, ormai insopportabili, tra i membri della coalizione governativa.

Il governo Netanyahu non è riuscito nell’impresa impossibile, e cioè tenere in piedi una coalizione molto disomogenea, che metteva insieme nazionalisti, conservatori e moderati. Alla fine, falchi e colombe non ce l’hanno fatta più a condividere lo stesso nido.

Il divario tra Netanyahu, leader del partito conservatore Likud, e i partiti centristi del suo governo si è aperto dopo il fallimento dei negoziati di pace con i palestinesi, nell’aprile di quest’anno. I ministri Livni e Lapid, i principali esponenti centristi dell’esecutivo, hanno poi a più riprese criticato pubblicamente Netanyahu per il suo sostegno alla costruzione di nuovi insediamenti.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata però la proposta di legge, sostenuta dalla maggioranza dell’esecutivo, che prevede di rafforzare il carattere ebraico dello Stato di Israele, anche a discapito dei principi democratici. Un boccone amaro impossibile da ingoiare per Livni e Lapid, che hanno votato contro questa proposta.

Non tollererò più l’opposizione all’interno dell’esecutivo” ha allora dichiarato Netanyahu in una conferenza stampa televisiva, accusando Lapid e Livni di rendere il paese ingovernabile, con le loro continue critiche al suo operato. Più nel dettaglio, Netanyahu ha descritto i due ministri come “figure oscure che hanno tentato di ostacolare le sue politiche su Palestina e Iran” e che stavano ordendo un piano per farlo cadere.

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Le elezioni sono su un solo tema: chi governerà il paese”, ha affermato il primo ministro mercoledì davanti al suo partito, il Likud.

Livni invece, rivolgendosi ai membri di Hatnua, la forza politica da lei guidata, si è così espressa: “Netanyahu è isterico, spaventato e sta mentendo… È giunto il momento di sostituirlo”. E Yair Lapid, l’altro ministro licenziato, leader del partito Yesh Atid, ha rincarato la dose. Rivolgendosi a Netanyahu, ha dichiarato: “Sei disconnesso dal paese… Non hai idea del significato che queste elezioni avranno per i cittadini di Israele perché vivi in un acquario”.

Le prossime elezioni non saranno “non necessarie”. Saranno le più importanti elezioni nella breve storia del paese. Israele deve guardarsi allo specchio e deve decidere che tipo di stato vuole essere. Uno stato ebraico e nazionalista, isolato dal resto del mondo, o uno stato liberale, democratico e secolare?

L’Israele di Netanyahu, quello della proposta di legge “Israele, stato ebraico” non è uno stato democratico. È uno stato che rigetta il principio di uguaglianza, che distingue tra cittadini di prima e seconda classe.

Uno stato che abusa di coloro che non sono ebrei, che addirittura incita alla violenza contro di loro, non può definirsi democratico. La democrazia non è solo il governo della maggioranza, ma è anche tutela della minoranza. E un governo i cui ministri incitano alla violenza contro gli arabi viola chiaramente questi principi democratici fondamentali.

Non si può essere allo stesso tempo razzisti e democratici. Non si può ripetere a oltranza che gli ebrei sono superiori e unici e poi affermare che lo stato garantisce gli stessi diritti anche a coloro che non sono ebrei.

Le prossime elezioni sveleranno il vero volto del paese. Se i partiti di destra, con Netanyahu o chicchessia alla loro guida, torneranno a vincere, gli israeliani sceglieranno la deriva nazionalista. Il processo di pace con i palestinesi continuerà ad affondare e il paese sarà sempre più preda dell’estremismo religioso delle frange più ortodosse.

L’alternativa sono proprio Livni e Lapid, i ministri silurati. Al momento, però, tutti i sondaggi danno Netanyahu come nettamente favorito.

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