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Italia ed estero

I rischi del coraggio civile: l’esempio di Tugce, uccisa per aver salvato due ragazzine dalle molestie

 

La Germania piange la sua eroina. È morta due giorni fa Tugce Albayrak, la giovane studentessa che si è presa un pugno in pieno volto per difendere due ragazzine da un branco di bulli. Un pugno che l'ha mandata in coma.

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La Germania piange la sua eroina. È morta due giorni fa Tugce Albayrak, la giovane studentessa che si è presa un pugno in pieno volto per difendere due ragazzine da un branco di bulli. Un pugno che l’ha mandata in coma.

Il mattino del 15 novembre scorso, Tugce era intervenuta in soccorso di due minorenni ubriache, aggredite da un gruppo di balordi nei servizi igienici di un Mc Donald’s di Offenbach, cittadina dell’Assia.

La giovane studentessa era seduta al tavolo con le sue amiche, quando ha sentito delle grida che provenivano dalla toilette. “Due ragazzine gridavano aiuto”, raccontano dei testimoni. Tugce avrebbe potuto restarsene seduta, continuando a chiacchierare con le amiche.

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Invece si è alzata e ha detto : “Io adesso vado là”. E con le sue amiche si è recata nel bagno delle donne, dove tre giovani stavano importunando le due ragazzine. Si è messa coraggiosamente in mezzo a loro e, con l’aiuto di altri presenti, è riuscita a farli uscire dal locale. Il tutto di fronte all’indifferenza dei dipendenti di Mc Donald’s.

Sembrava tutto risolto e, invece, quando ha abbandonato il fast-food con le sue amiche, Tugce è stata avvicinata da uno dei molestatori. Sanel M., diciottenne, l’ha colpita con un pugno alla tempia. La ragazza è caduta al suolo, battendo il capo sul selciato, e non si è più rialzata.

Ai soccorritori sono subito parse gravissime le ferite riportate dalla ragazza, trasportata d’urgenza all’ospedale cittadino e ricoverata in terapia intensiva. Per Tugce non c’è stato nulla da fare. La ragazza, in coma farmacologico, era stata dichiarata cerebralmente morta mercoledì scorso. Il padre ha voluto però attendere il 28 novembre, giorno del ventitreesimo compleanno di Tugce, per ordinare ai medici di staccare la spina.

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Nel frattempo, la polizia non è ancora riuscita a confermare la dinamica dell’incidente. Sanel M., l’assassino, si rifiuta di parlare agli investigatori. E le ragazzine che Tugce ha difeso, mettendo a repentaglio la propria vita, sono sparite nel nulla.

Il padre della vittima ha rivolto loro un accorato appello: “Mia figlia vi ha salvato. Ha fatto di tutto perché non vi accadesse nulla. Forse si è addirittura sacrificata per voi. Per questo vi prego, andate dalla polizia e rilasciate la vostra testimonianza. Tugce non tornerà più, ma voi glielo dovete: testimoniate!”.

Figlia di immigrati arrivati dalla Turchia, Tugce studiava tedesco ed etica all’università. “Era un’idealista e voleva diventare insegnate”, “Voleva cambiare il mondo”, racconta un compagno di studi. Fin da bambina, dimostrava altruismo e amore nei confronti del prossimo. I parenti raccontano che una volta voleva addirittura entrare in una casa in fiamme per salvare i topolini intrappolati all’interno dell’abitazione.

Tugce è morta perché voleva aiutare il prossimo e ha avuto il coraggio di farlo. Sarebbe ancora in vita se non fosse intervenuta. Ma è tremendamente sbagliato pensare che Tugce sia stata uccisa dal suo coraggio e dalla sua generosità.

Tugce è stata uccisa dall’indifferenza di coloro che l’hanno lasciata sola contro il branco di molestatori. È stata uccisa da coloro che pensano che “immischiarsi è da stupidi”, e che preferiscono quindi restare complici silenziosi, girandosi dall’altra parte.

Certo, il coraggio civile può portare anche alla morte. Ma intervenire, nel limite delle nostre possibilità, è un dovere innanzitutto morale. La “coesistenza pacifica” è infatti un bene comune, al quale tutti hanno la responsabilità di contribuire attivamente.

Con il suo esempio, Tugce ci ha insegnato una volta di più che di fronte alle ingiustizie è doveroso abbandonare i panni dei semplici testimoni, e diventare protagonisti attivi. I modi per farlo sono tanti, e non agire è sempre e comunque la scelta peggiore. Così facendo si lasciano le vittime sole, dando all’aggressore la sicurezza di poter compiere impunemente la sua azione criminale.

È per questo che l’esempio di Tugce deve rimanere vivo nei nostri cuori. Un esempio di umanità e di coraggio civile. Uno schiaffo a tutti coloro che si rifugiano nell’omertà. {facebookpopup}

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