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La Sfera e lo Spillo

Il derby meneghino senza trama, Juve veste Pogba, la sorte della Roma sul velluto

 

Una serata di gala, la rivalità cittadina, la supremazia delle parole dei giorni a seguire, gli sfottò: questa è la Milano da bere, le vicende di una metropoli divisa a metà, separata da un derby.

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Una serata di gala, la rivalità cittadina, la supremazia delle parole dei giorni a seguire, gli sfottò: questa è la Milano da bere, le vicende di una metropoli divisa a metà, separata da un derby.

La terra ambrosiana è da sempre il palcoscenico del teatro e della musica, da Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci, ad Adriano Celentano e Roberto Vecchioni, da Gino Bramieri a Dario Fo e Walter Chiari; sportivi d’eccezione della città dall’appellativo dialettale: “Milan col coeur in man” (ovvero Milano con il cuore in mano).

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“E' già passato un anno da quella sera” per recitarla con la poesia di Giorgio Gaber o la melodia del rossonero Enzo Jannacci con “Quelli che tengono al Milan, oh yes”. Infine, il compianto Gino Bramieri, fiero tifoso nerazzurro, che chiamò il suo cagnolino Inter.

Artisti dall’ironia sopraffina e dal genio cristallino, non hanno mai celato l’amore per la cultura meneghina e per i suoi colori, una rappresentazione sublime e raffinata della sua storia.

Il 18 ottobre 1908 si giocava in Svizzera nel Canton Ticino la prima stracittadina di Milano davanti a 2.0000 spettatori. Vinse il Milan per (2-1) con le reti di Lana e Forlano per i "casciavit", Payer per i "baùscia".

Per la cultura popolare l’epiteto di "cacciaviti" era coniato per i tifosi rossoneri, che provenivano allora per la maggior parte dalla classe operaia; gli "sbruffoni" erano, invece, i cugini nerazzurri e indicavano lo stereotipo milanese composto per lo più dalla classe borghese.

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Nereo Rocco e Helenio Herrera, il Paròn e il Mago, sono stati gli allenatori vincenti delle due compagini, gli artefici delle vittorie degli anni sessanta, che hanno svelato alla ribalta planetaria il teatro della "Scala del Calcio".   

Il derby del capoluogo lombardo può vantare 59 titoli nostrani (tra Scudetti, Coppe Nazionali e Supercoppe), oltre a innumerevoli trofei internazionali. Il bilancio in serie A è favorevole all’Inter con sessantotto vittorie, cinquantatré pareggi e sessantuno successi per il diavolo.

Domenica 23 Novembre ore 20.45 si celebra allo stadio Giuseppe Meazza in San Siro il big match Milan-Inter davanti ad una folla di ottantamila persone. E’ il 296esimo derby della Madonnina, così chiamato poiché la Madonna Assunta che campeggia sulla guglia maggiore del Duomo rappresenta il simbolo architettonico della città.

Il fischietto dell’incontro è affidato al trentatreenne napoletano, di Torre Annunziata, Marco Guida. Scopriamo in archivio che l’arbitro campano ha debuttato nella massima serie nella stagione 2010.

Filippo Inzaghi disegna il modulo 4-2-3-1 con il confermato Diego Lopez a protezione della rete; la difesa composta da Rami, Mexes, Zapata e De Sciglio; davanti alla difesa il muro del diavolo disposto con Muntari ed Essien; a centrocampo il trittico assemblato con Bonaventura, Menez ed El Shaarawy; in attacco, il puntello Torres.

Roberto Mancini neo allenatore nerazzurro, sceglie invece il modulo 4-3-1-2 con lo sloveno Handanovic in porta; il reparto arretrato confezionato da Nagatomo, Ranocchia, Juan Jesus, e Dodò; in mediana, la diga composta da Guarin, Kuzmanovic e Obi; in attacco, Palacio e Icardi supportati dal croato Kovacic.

 

Tra Milan e Inter finisce in parità (1-1). Al via è la squadra nerazzurra a menare la danza, il diavolo più accorto e guardingo aspetta raccolto nella propria metà campo, pronto a innescare le ripartenze. La squadra di Filippo Inzaghi passa in vantaggio a sorpresa con una rete di Jeremy Menez abile a deviare con un elegante tocco un eccellente cross di El Shaarawy (al minuto 23).

Nella prima frazione di gioco l’Inter presenta sul green Kovacic e Palacio in posizione defilata. Entrambi si trovano sulle fasce perimetrali a fronteggiare gli esterni rossoneri.

Il canovaccio del secondo tempo è caratterizzato dai tentativi interisti di raggiungere il pareggio. Dopo alcune occasioni sprecate malamente i nerazzurri equilibrano la gara con un tiro mancino di Joel Obi che sorprende Diego Lopez (al minuto 61).

Nel complesso un derby senza particolari emozioni, privo di qualità tecnica, solo buona volontà e forza fisica. Un pareggio che muove la classifica ma che fa perdere il contatto con le prime della classe.

Il match Lazio-Juventus termina con la vittoria bianconera (0-3). All’Olimpico di Roma la squadra di Massimiliano Allegri gioca una partita di grande spessore, caratterizzata da intensità dal punto di vista fisico e spiccata personalità nei fraseggi corali.

I bianconeri passano in vantaggio con un’azione di ripartenza. Un lancio di Pirlo per Tevez che pesca Paul Pogba che controlla la sfera e trafigge la difesa di Marchetti (al minuto 24).

Il francese è in grande giornata e colpisce un legno con un fendente alla Pinturicchio (al minuto 30).

Nella ripresa la Vecchia Signora dilaga con un contropiede micidiale orchestrato dal principe Marchisio e concluso dall’argentino Tevez (nona rete in campionato). Passano ancora un paio di minuti e Pogba cala il tris dopo un felpato passaggio di Pirlo e una magia dell’ottimo Pereyra (al minuto 64).

Allo stadio Atleti Azzurri d’Italia la sfida finisce con la vittoria dei giallorossi, Atalanta-Roma (1-2). La squadra di Colantuono passa in vantaggio con Maximiliano Moralez con un tiro che s’infila sotto la traversa della porta difesa da De Sanctis (al minuto 1).

Gli undici di Rudi Garcia ribaltano il risultato, prima con un’azione di contropiede gestita da Pjanic e conclusa di destro da Ljajic, in seguito sul finire del primo tempo i capitolini raddoppiano con un sinistro angolato di Nainggolan (al minuto 42).

Al San Paolo si gira il festival del goal, Napoli-Cagliari (3-3). I partenopei passano in vantaggio con “el Pipita” Higuain abile a sfruttare uno svarione difensivo della squadra di Zeman.  Il raddoppio è segnato da Inler con un tiro mancino dai trenta metri. Il Cagliari recupera il doppio svantaggio con le reti di Ibarbo e Farias. Nel corso della ripresa gli undici di Benitez segnano ancora con De Guzman prima del definito pareggio dei sardi ancora con Farias.

Cesena e Sampdoria pareggiano (1-1). I romagnoli passano in vantaggio con la rete dell’ex Lucchini (al minuto 60), il pareggio blucerchiato con l’autogoal del bianconero Nica che infila la propria porta con un colpo di testa su un cross di Soriano (al minuto 77).

Al Bentegodi Verona e Fiorentina (1-2). La squadra di Montella è corsara in terra veneta. I viola realizzano il vantaggio su un’azione di calcio d’angolo, dopo una sponda di Alonso è Gonzalo Rodriguez appostato sottomisura a battere il portiere Rafael. 

Buona la reazione della squadra di Andrea Mandorlini che acciuffa il pareggio con il solito Nico Lopez. Nel secondo tempo Cuadrado regala la vittoria ai gigliati con una rete dopo un traversone del compagno Alonso.

Al Friuli finisce in parità Udinese-ChievoVerona (1-1). Nella fase finale del primo tempo Antonio Di Natale confeziona il vantaggio per la squadra di Andrea Stramaccioni.

E’ la 200esima rete realizzata in serie A per l’attaccante napoletano su quattrocento partite disputate. Il pareggio veronese si materializza con un tiro destrorso da fuori area di Ivan Radovanovic.

Al Tardini la squadra di Roberto Donadoni capitola con gli undici di mister Sarri. Parma-Empoli sancisce la vittoria dei toscani (0-2) con le reti realizzate da Vecino e Tavano. E’ una stagione difficile per i ducali che rimangono ultimi in classifica.

All’Olimpico Torino-Sassuolo (0-1). La rete della vittoria dei neroverdi guidati da Di Francesco è siglata con un colpo di testa di Floro Flores imbeccato da un preciso cross di Vrsaljko (al minuto 87).

Per chiudere la dodicesima giornata di campionato si aspetta il posticipo serale del lunedì tra Genoa e Palermo che sarà in scena allo stadio Luigi Ferraris (ore 20.45).

Possiamo registrare, nel frattempo, 5 vittorie esterne (Roma, Juventus, Sassuolo, Fiorentina ed Empoli), nessuna vittoria casalinga. Ventiquattro le reti realizzate e 4 pareggi.

 

Emanuele Perego    www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

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Antonio Conte: pregi, eccessi e virtù

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Antonio Conte è un tecnico che divide. E’ amato e osannato dalla propria tifoseria, stimato ma contestato dai suoi detrattori.

Il suo rapporto con i club e dirigenti del recente passato è spesso travagliato e burrascoso. Il triennio bianconero (2011-2014) lo porta ai vertici del calcio italiano con la conquista dei 3 campionati consecutivi ai piedi della Vecchia Signora.

Il trascorso da giocatore (1991-2004) e capitano della Juventus è per taluni una macchia indelebile, per altri la naturale dimora formativa e caratteriale.

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Eredita da Giovanni Trapattoni l’istinto mai domo e sanguigno, la sagacia tattica da Paul Newman della Romagna, Marcello Lippi.

Il tecnico nativo di Lecce fa la gavetta al timone di squadre in provincia: Arezzo, Bari Atalanta e Siena con risultati sportivi discontinui e non sempre apprezzati.

Il grande salto lo certifica il ritorno, sulla plancia di comando, alla corte della famiglia Agnelli per risollevare gli antichi fasti Sabaudi.

Il finale in riva al Po è vorticoso, segnato da insanabili incomprensioni, da qualche dichiarazione fuori luogo, infine, il fragoroso abbandono della truppa.

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Le confidenze al vetriolo in sala stampa e le uscite senza freni ai microfoni dei cronisti rappresentano talvolta il tallone di Achille del mister pugliese.

L’innata capacità di guidare il gruppo, l’arguta destrezza nel motivare lo spogliatoio sono le doti del condottiero.

La sua impronta alla guida della Juventus e poi con la Nazionale Italiana sono significative e indelebili.

Nell’esperienza londinese con il Chelsea trionfa in Premier League (2017) eguagliando il primato degli italiani vincenti al di là della Manica emulando i suoi predecessori: Carlo Ancelotti (2010), Roberto Mancini (2012) e Claudio Ranieri (2016).

Antonio Conte è simile, nel rapporto con i media, allo “Special One” José Mourinho; vulcanico, impulsivo, talvolta ai limiti del pittoresco.

Tra i 2 tecnici si possono scorgere velate e inconsuete similitudini anche sul piano tattico e didattico, oltre alle esperienze condivise sulle panche del Chelsea e Inter.

Entrambi sul green insegnano un gioco essenziale e lineare, privo di teoria sofisticata e artifizi bizantini.

Il vociare da bordo campo, il meticoloso lavoro quotidiano, l’empatia con i giocatori, la risolutezza nei rapporti interpersonali sono i caratteri distintivi che accomunano Antonio Conte con il manager portoghese.

Antonio Conte: pregi, eccessi e virtù.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

 

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Il calcio è sport e non vetrina politica

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Il saluto militare dei giocatori turchi allo Stade de France non è passato inosservato. Assenti in tribuna il presidente Emmanuel Macron e il ministro degli esteri Jean-Yves Le Drian. Nel parterre del catino di Saint-Denis è presente la titolare del dicastero dello sport, Roxana Maranineanu.

L’ex campionessa di nuoto, a stretto giro di posta, ha twittato chiedendo che “l’Uefa sanzioni in modo esemplare”.

In dettaglio riportiamo il post su Twitter di Roxana Maranineanu: “Grazie alla federazione francese e alla polizia per il loro lavoro svolto per garantire il corretto svolgimento della partita. I giocatori turchi hanno rovinato questi sforzi facendo un saluto militare, contrario alla sportività. Chiedo all’Uefa una sanzione esemplare.”

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Una critica neanche troppo velata nei confronti del governo di Ankara e della Federcalcio turca.

Da qualche giorno, la Turchia è al centro di aspre critiche della comunità internazionale a causa della missione militare denominata “ramoscello d’ulivo” nei confronti della popolazione curda.

L’offensiva nei territori curdi in Siria e i principi d’imparzialità dello sport sono le tematiche all’ordine del giorno, atti e comportamenti che accendono animi e coscienze.

L’intervento della Uefa non è tardato; l’organo con sede a Nyon (Svizzera) ha deciso di aprire un’indagine per la singolare esultanza dei giocatori turchi nel match giocato contro la Francia (qualificazioni Euro2020 gruppo H).

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E’ stato nominato un commissario “Etico e Disciplinare” che valuterà se i comportamenti siano una provocazione politica espressamente vietata dal regolamento Uefa.

E’ chiaro il sostegno e la solidarietà della nazionale di calcio nei confronti dell’azione dei militari nel nord della Siria, intento già manifestato e palesato durante la gara contro l’Albania.

L’Uefa ha aperto un secondo procedimento nei confronti della Bulgaria per i cori razzisti, saluti nazisti, lancio di oggetti e fischi durante l’esecuzione dell’inno nazionale nella partita con l’Inghilterra.

Nella circostanza anche la federazione inglese è stata deferita per i fischi all’inno nazionale bulgaro.

Il calcio è sport e non vetrina politica.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

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Giorgio Tosatti, il giornalista e la passione per il Grande Torino

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Era un mercoledì, un pomeriggio del 4 maggio del 1949. La storia del Grande Torino s’infrange alle ore 17.05 contro un terrapieno orientale della Basilica di Superga sulla collina torinese.

Il velivolo proveniente da Lisbona s’imbatte con la fitta coltre di nebbia e pioggia pungente.

Nella dolorosa circostanza perdono la vita 31 persone: i giocatori granata, lo staff tecnico, i dirigenti e 3 giornalisti al seguito.

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Luigi Cavallero, Renato Casalbore e Renato Tosatti, inviati rispettivamente delle testate giornalistiche, La Stampa, Tuttosport e la Gazzetta del Popolo, sono i cronisti caduti svolgendo il proprio lavoro.

Giorgio Tosatti, il figlio di Renato, segue con orgoglio le orme del padre. Nato a Genova nel 1937 a pochi giorni dal Santo Natale, è stato un giornalista di razza. Muore a Pavia nel 2007.

Il piccolo Giorgio all’epoca della sciagura aveva 11 anni. Vive con angoscia e con gli occhi appassionati di un bambino quelle ore drammatiche.

Le lacrime davanti alla sede del giornale, i pensieri, i ricordi del papà al Filadelfia sulle gradinate di legno e un pallone firmato da Valentino Mazzola sono le immagini sbiadite del tempo.

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Giorgio Tosatti rappresenta la carriera di un professionista, del giornalista che muove i primi passi per stare accanto, almeno nella memoria, al proprio padre. Condivide una professione difficile, ricca di soddisfazioni e amarezze.

E’ da ritenersi un maestro del giornalismo sportivo e un grande amante del calcio. Possedeva, tra l’altro, il tesserino di direttore tecnico conferito “ad honorem” a Coverciano. Dalla biografia emerge la sua fede per i colori rossoblù del Genoa, intrecciati dal vissuto con il colore granata del Torino.

Portava con sé il fardello, il dolore silente di un avvenimento che tocca, ancora oggi, le coscienze limpide e le anime candide degli sportivi italiani. La carriera professionale di Tosatti si descrive da sé: esperienze nella redazione di Tuttosport, in seguito si trasferisce in veste di caporedattore e direttore al Corriere dello Sport.

E’ abile opinionista in Rai alla Domenica Sportiva e sui canali Fininvest nella trasmissione Pressing condotta dall’indimenticato Raimondo Vianello.

Uomo lucido, si contraddistingue nel variopinto panorama editoriale per onestà intellettuale. Studiava sempre con ardore i dati e le statistiche che snocciolava durante le dirette tv. I numeri sono sostenuti da argomentazioni brillanti e coerenti, le sue analisi mai banali, descritte con pudore e umanità.

Giorgio Tosatti, il giornalista e la passione per il Grande Torino.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it             www.perego1963.it

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