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Arte e Cultura

Dopo l’immagine. Afterimage alla CIVICA

Immagini che rimangono lì, negli occhi e nell’anima, destinate a rimanerci. Immagini forti e capaci di colpire il bersaglio del ricordo, come una granata o una bomba a grappolo. Questo il filo conduttore per leggere Afterimage. Rappresentazioni del conflitto, la mostra allestita presso la galleria CIVICA di via Belenzani a Trento, visitabile fino al primo giorno di febbraio 2015.

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Immagini che rimangono lì, negli occhi e nell’anima, destinate a rimanerci. Immagini forti e capaci di colpire il bersaglio del ricordo, come una granata o una bomba a grappolo. Questo il filo conduttore per leggere Afterimage. Rappresentazioni del conflitto, la mostra allestita presso la galleria CIVICA di via Belenzani a Trento, visitabile fino al primo giorno di febbraio 2015.

Il progetto, curato da Valentina Mancinelli, Chiara Nuzzi e Stefania Rispoli e vincitore del bando CXC Call for Curators indetto dal Mart, si pone la missione di trattare il tema del conflitto, dei conflitti, muovendo dalle immagini giunte a noi dai primi del secolo scorso ad oggi.

Un messaggio che assume forme e canali diversi e un titolo, Afterimage, che riassume in sé l’essenza del progetto stesso, in quanto descrive l’essenza di quelle immagini impresse nella memoria, di quel che ne rimane nelle pellicole e nei nastri quando divengono testimonianza di un passato che oscilla tra il remoto e l’imperfetto, spingendosi fino al presente.

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Prende vita da qui il progetto delle curatrici. Da un secolo di fuoco e piombo, che troviamo esposto e appeso ai muri della CIVICA. Un secolo di sangue che imbratta le cartine geografiche di mezzo mondo, riempie giornali, telegiornali e fotografie e invade lo Stato sovrano dell’arte, ispirando installazioni, ricodificazioni e depositandosi nella memoria collettiva.

La mostra, con il suo allestimento, torna su quelle immagini rielaborate nelle opere degli artisti in mostra, così diverse e diversi tra loro da rendere sorprendente l’organicità del percorso espositivo, in una sorta di campo minato da stimoli audio-visivi, in un’alternanza di opere e tecniche studiata per tenere alte l’attenzione e la tensione del visitatore.

L’esposizione si muove, così, sul piano del coinvolgimento emotivo, giocando tra il vissuto e la rimembranza, impastando il ricordo tra immagini di oggi e il bianco e nero di ieri, in una riuscita operazione di riassunto fra tecniche, discipline e talenti artistici lontani e diversi.

Dall’installazione di Stefano Cagol, alla pittura di Aung Ko, dalle fotografie di Giorgio Salomon al documentario di Eyal Sivan, fino alle immagini che ci giungono dai tablet di Massimo Grimaldi e ancora più in là, alle lettere d’oro di Anetta Mona Chisa e Lucia Tkacova, ciondoli infilati in una catena d’oro, per comporre un messaggio.

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Fino all’immagine che coglie l’immagine nel suo farsi, scelta quale copertina del catalogo (in foto), intitolata STOP poster dagli artisti Kennardphillips, che non bisogno di commenti ed è il perfetto emblema di questa mostra che ospita molte più opere, artiste e artisti di quelli citati. Ma che, soprattutto, vale molto di più di 2 euro. Ovvero il prezzo del biglietto.

Emanuela Macrì

 

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Musica

L’Orchestra Haydn in versione itinerante per le feste Natalizie

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L’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento – direttore e trombettista Marco Pierobon – per le feste natalizie sarà in versione itinerante.

Sei i concerti previsti con quello del debutto al Teatro Comunale di Vipiteno alle 20,30 di lunedì 9 dicembre.

Il 10 l’Orchestra Haydn sarà di scena a Tione e mercoledì 11 a Cles.

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Il 12 dicembre sarà la volta del Casinò Municipale di Arco ed il 19 ci sarà l’ultima tappa altoatesina: a Bolzano all’Auditorium. Il ciclo di concerti si concluderà venerdì 20 dicembre al Teatro Sociale di Trento.

I brani musicali saranno tutti a carattere natalizio e spazieranno dallo Schiaccianoci a Tu scendi dalle stelle e a Mery Little Christmas. Per i concerti di Bolzano, Vipiteno, Cles, Tione e Arco, info e ticket allo 0471-053800, solo per quello del Teatro Sociale a Trento: 0461-213834.

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Arte e Cultura

“Vincent Van Gogh – L’odore assordante del bianco”: quando il bianco diventa sofferenza, dolore e inquietudine

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E’ ripartita da qualche settimana la Stagione Teatrale al Teatro Zandonai di Rovereto.

In questo inverno 2019/2020, sono molte le  proposte presenti nel programma.

Per quanto riguarda la giornata di mercoledì 4 dicembre, in calendario c’era l’attesissimo  “Vincent Van Gogh – L’odore assordante del bianco”.

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“È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire dalle austere mura del manicomio di Saint Paul. La sua prima speranza è riposta nell’inaspettata visita del fratello Theo che ha dovuto prendere quattro treni e persino un carretto per andarlo a trovare… Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco?

Attraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent van Gogh in manicomio, interpretato da Alessandro Preziosi, lo spettacolo di Khora.teatro in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo e per la regia di Alessandro Maggi, è una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica che lascia lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.

Il testo vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la “…scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva” (dalla motivazione della Giuria n.d.r.) firmato da Stefano Massini con la sua drammaturgia asciutta ma ricca di spunti poetici, offre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea.

Bianco. Vuoto. Nulla assoluto. Inquietudine.

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Questo vede e questo sente il Van Gogh di Alessandro Preziosi, durante lo spettacolo.

Dove sta il confine tra sogno e realtà? Tra cosa è reale e cosa è solo frutto di una mente portata al limite? 

Massini ci porta nella testa del pittore, in quel mondo di sensibilità estrema, di dettagli, di ispirazione e di annullare la propria persona e la propria storia. Perché è questo che fanno gli artisti, o almeno una buona parte. Si annullano e danno voce ad altre migliaia di storie. Essere artista è vedere il mondo con occhi diversi, è essere diversi. Non c’è una scelta nel creare, ma solo una grande sofferenza nel non potersi rifiutare, nel non potersi negare a quel richiamo che va oltre ogni normale comprensione. 

La follia, la cieca rabbia di Van Gogh davanti ad un bianco che genera solo inquietudine e angoscia, davanti a persone che non si sforzano nemmeno di capire che non siamo tutti uguali, e che negare ad un artista il suo vero Io, vuol dire annientare lentamente la sua stessa essenza. “Quando una testa è marcia fa paura, va cacciata, sporca il resto”, un tema valido sia nel 1800 che oggi. La paura del diverso e un personale troppo rigido portano Van Gogh sull’orlo del baratro, ma è il Dott.Peyron, direttore del manicomio, che prende il pittore e lo porta davanti ad una tela bianca, davanti alla possibilità di un miglioramento.

E qui, Vincent, inizia a creare, a parole. Rivede luoghi, rivive emozioni, ritrova i suoi colori.

Aiutato e spinto da Peyron, comprende che siamo tutti isole in un oceano di possibilità e di diversità. Con la scena che si scalda, dove il bianco si scioglie e lascia spazio ad un torpore che ci assale, fino all’ultima battuta del pittore. “Chi sei?” Chiede il medico. Sono ciò che resta di me stesso. La mia ombra, non la luce”, risponde un Van Gogh immerso nel giallo caldo e avvolgente che tutti conosciamo.

Preziosi è riuscito a caratterizzare il proprio personaggio a 360 gradi: porta sul palco tutto il genio del pittore olandese, tutta la sua sofferenza ed il suo turbamento interiore davanti ad un mondo che lo affascina e disgusta allo stesso tempo. Un contrasto continuo, un non riuscire a camminare senza ondeggiare, sempre in bilico tra follia e vita reale, dove i colori sono tutti nella testa del protagonista. Sempre presenti, che tentano disperatamente di uscire, fino a quando ogni fantasma, ogni impulso, ogni scintilla vitale che sta all’inizio di ogni idea vengono messi su tela e diventano arte immortale e senza tempo, quell’arte che prende un pezzo dell’artista e lo rende immortale tra le sfumature di un’opera, tra i colori a lui cari, che sono vita, libertà e condanna insieme.

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fashion

Regali di laurea, 6 idee alle quali non hai mai pensato (e avresti dovuto farlo)

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È tempo di lauree e di laureandi nelle maggiori università d’Italia.

Quando arrivano novembre e dicembre, infatti, molti giovani cominciano a sentire la tensione della presentazione della tesi, con la relativa discussione.

Da un lato questo è un momento davvero stressante, ma dall’altro rappresenta una tappa da gustare in tutto e per tutto, perché capita un paio di volte nella vita.

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Amici e famiglia attendono con trepidazione questo momento per festeggiare il neo-laureato.

Sì, ma come? Ecco 6 idee per un regalo di laurea originale, capace di farsi ricordare.

3 REGALI DI LAUREA DI ALTISSIMO LIVELLO – Basta con i giochi della playstation e con i ticket per un weekend alla SPA, perché è giusto che un regalo di laurea sia non soltanto originale, ma anche prezioso e di altissimo livello. L’occasione è unica, il momento è ideale per trovare un regalo davvero significativo, che sia il coronamento di un percorso lungo e complesso.

Per un laureato alla “Bocconi” meglio andare sul sicuro e non rischiare: si può trovare come regalo un “Girard Perregaux” a Milano, nel rinomato Flagship Store di Pisa Orologeria. Orologio perfetto per l’occasione “Il Laureato”: estetica d’impatta, con la caratteristica icona ottagonale, nato negli anni ’70, è un modello fortemente iconico.

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Con un occhio alle varie ordinanze comunali, si potrebbe pensare ad un monopattino elettrico: un veicolo che oggi va particolarmente di moda, e che sa come farsi apprezzare per via dei suoi numerosi vantaggi, in termini di mobilità cittadina.

E la terza opzione? Qui andiamo un po’ sul classico, ovvero un viaggio dall’altra parte del mondo, magari optando per una meta come l’Australia: due biglietti aerei, magari lasciando la parte organizzativa al festeggiato, sono un regalo sempre gradito, specialmente al termine di un percorso molto lungo e impegnativo.

Sempre che non si preferiscano le bellezze nostrane: si può optare per una settimana bianca in Trentino, terra di arte e cultura, o una bella città da visitare.

3 REGALI DI LAUREA DAVVERO DIVERTENTI – Come spesso accade in questi casi, un regalo dovrebbe mirare precisamente al suo target, o ad un hobby, quindi si richiede un minimo di conoscenza delle preferenze di chi lo riceverà. Se si sa che il laureando è un appassionato di cucina, dunque, un bel regalo potrebbe essere un set di pentole particolari o un wok, ovvero la padella che viene comunemente usata in Asia per svariate preparazioni, per le fritture e per le ricette saltate.

C’è anche una seconda opzione che potrebbe trovare molto stuzzicante, come regalo di laurea: un visore per la realtà virtuale come l’Oculus che, oltre ad essere davvero divertente, è ideale per gli appassionati di innovazione.

Eccoci giunti alla terza e ultima opzione, se si ha intenzione di fare un regalo di laurea ecosostenibile: una bicicletta pieghevole nuova fiammante, magari elettrica, potrebbe essere gradita per muoversi nel traffico cittadino a zero emissioni.

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