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Trento

Lidia Maggi: il femminile nella Chiesa che conquista

Nella Chiesa di San Carlo Borromeo a Trento, alla presenza di oltre 500 persone,  si è svolto ieri sera all 20,30  il primo di una serie di sette incontri sulle "Beatitudini al femmininile", tenuto da Lidia Maggi.

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Nella Chiesa di San Carlo Borromeo a Trento, alla presenza di oltre 500 persone,  si è svolto ieri sera all 20,30  il primo di una serie di sette incontri sulle "Beatitudini al femmininile", tenuto da Lidia Maggi.

Lidia Maggi è teologa, pastora battista, insegnante nelle carceri e presta il suo servizio a Varese. Oltre alla cura delle chiese a lei affidate, è fortemente impegnata nel dialogo ecumenico ed interreligioso. E’ inoltre responsabile del settore diritti umani delle Chiese battiste italiane nonchè responsabile della rivista "La scuola domenicale", collabora con diverse riviste cattoliche e protestanti su temi biblici e sul tema del dialogo ecumenico e interreligioso.

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La parrocchia di San Carlo Borremeo, a sud della città e nel quartiere "Clarina", con questo ciclo di 7 incontri prosegue il percorso già iniziato lo scorso anno con  Don Paul Renner, sacerdote e teologo il quale ha proposto alcune riflessioni e approfondimenti, anche molto profondi, sul tema della preghiera cristiana  del "Padre Nostro".

Appare evidente l'intenzione del parroco Lino Zatelli di costruire e rafforzare un dialogo con la comunità, fatto anche  di momenti di confronto con figure di rilievo nel panorama ecclesiastico nazionale per dare  valore aggiunto ad una comunità già ricca di partecipazione e solidarietà.

Don Lino ha cosi commentato al termine della serata: "E' stata un'esperienza bellissima, ricca di contenuti e riflessioni molto profonde. Sono molto felice di vedere la chiesa piena di gente, segnale che c'è molto interesse ad argomenti cosi profondi". E ancora: "Sono anni che spero nell'apertura della Chiesa alle donne, in quanto sono convinto possano portare una grande freschezza grazie allo loro sensibilità".

Lidia Maggi, con la sua semplicità e con  la sua grande cultura ha catturato l'attenzione dei presenti parlado della figura di Maria, giovane ragazza di Nazareth e della sua beatitudine. La pastora battista ha proseguito evidenziando come la figura di Dio debba essere paragonata a quella di  un medico piuttosto che a quella di un giudice, ad una figura quindi  nella quale il credente trova un punto di riferimento  che ascolta e non che giudica.

Nel suo parlare dolce e armonico Lidia Maggi ha cercato di descrivere questa giovane ragazza, appena quattordicenne, con le sue incertezze e con gli interrogativi tipici di tutte le sue coetanee dell'epoca. Maria nella sua beatitudine era una ragazza apparentemente come tante altre. 

Ha proseguito afferamando come la scrittura biblica vada letta e riletta una seconda volta, per comprendere al meglio il contenuto. Come si fa con una canzone. Si acolta e si riascolta.

Scopo di questo ciclo di incontri è la  ricerca di quei fili sottili che nelle Scritture Sacre  consentono di narrare le grandi meraviglie di Dio con voce femminile. Qua e là, in una storia coniugata al maschile, fanno la loro comparsa donne che, senza occupare la scena principale, testimoniano un Dio che sfugge alla semplificazione e un libro, la Bibbia, che riserva continue sorprese a chi è disponibile a fare qualche approfondimento.

L'appuntamento con Lidia Maggi  è per il secondo mercoledi di ogni mese nella Chiesa di San Carlo Borromeo a Trento.

 

Pubblicazioni di Lidia Maggi:

La riforma protestante. Vol. 1: Tra passato e presente (con Reginato Angelo), Edizioni Studio Domenicano, 2004; 
Preghiera, EMI, Bologna 2006; 
Quando Dio si diverte. La Bibbia sotto le lenti dell'ironia, Il Pozzo di Giacobbe, 2008; 
Le donne di Dio. Pagine bibliche al femminile, Claudiana, Torino 2009; 
L'Evangelo delle donne. Figure femminili nel Nuovo Testamento, Claudiana, Torino 2010; 
Elogio dell'amore imperfetto, Cittadella, Assisi 2010

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Trento

Tenta di salvare il figlio dal suicidio e cade dalla finestra, muore 45 enne

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Padre e figlio cadono dalla finestra di casa a Lentiai: muore un uomo di 45 anni, è grave, ma ancora vivo il padre di 83 anni

Non sono ancora note le motivazioni dell’insano gesto che in tarda mattinata nella frazione di Marziai, ha coinvolto, padre e figlio, rispettivamente di 83 e 45 anni.

Il secondo voleva lanciarsi e ci è purtroppo riuscito trascinando anche il genitore. I Carabinieri stanno svolgendo delle indagini per ricostruire la dinamica dell’incidente mortale.

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Sul posto sono arrivati due elicotteri che si sono alzati in volo da Trento.

I due sono stati trasportati d’urgenza in elicottero negli ospedali di Treviso e di Trento dopo che i sanitari, giunti sul posto con un’ambulanza, hanno prestato loro le prime cure.

Il 45 enne è deceduto dopo un paio d’ore dal ricovero.

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Trento

Brucia il bosco e si schianta con la moto, 55 enne di Trento arrestato

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Giovedì un 55 enne di Trento ha dato fuoco al bosco in località Meie a Baselga di Pinè.

E’stato però individuato e fermato da due turisti laziali, che hanno evitato il divamparsi delle fiamme allertando così i vigili del fuoco.

I due turisti laziali hanno visto l’uomo aggirarsi maniera sospetta fra le sterpi e dopo pochi minuti hanno notato delle nuvole di fumo provenire dal bosco.

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Una volta accorsi sul posto per vedere cosa fosse successo, hanno visto il 55 enne, che appena appiccato il fuoco alle sterpi, osservava il divamparsi delle fiamme senza fare nulla per impedirlo. I due turisti hanno bloccato l’uomo e hanno chiamato i vigili del fuoco.

Sul posto sono giunti i vigili del fuoco volontari di Pinè e con un’autobotte in pochi minuti hanno spento le fiamme. Il tutto si è risolto in pochi minuti per fortuna.

L’uomo ha bruciato circa 15 metri quadrati di boscaglia. La polizia ha fermato il 55 enne che si è dichiarato estraneo ai fatti, benché avesse un’ustione alla mano destra e fosse in possesso di un accendino.

L’uomo è stato arrestato dalla polizia dell’Alta Valsugana con l’accuso di incendio boschivo e dopo la convalida il giudice Greta Mancini ha applicato la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di Trento.

Il processo per direttissima è stato rinviato. Pare che l’uomo da anni sia seguito dal servizio si salute mentale di Trento, per questo la difesa sceglierà il rito abbreviato richiedendo anche una eventuale perizia psichiatrica sul soggetto.

L’uomo non ha neppure compreso pienamente il significato di “obbligo di dimora”, benché l’avvocato e gli agenti agenti della polizia abbiano cercato di spiegarglielo con parole semplici.

Infatti ieri sera il 55 enne è salito in sella alla sua moto e si è diretto sull’altopiano di Pinè dalla sorella. Purtroppo giunto a San Mauro, frazione di Baselga, si è scontrato con un’auto ed è finito a terra.

Gli agenti che sono accorsi sul posto si sono accorti che l’uomo violava l’obbligo di dimora, guidava senza patente e su un mezzo senza assicurazione.

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Trento

Dalla Michelin alle Albere: un quartiere che non è entrato nel cuore dei trentini

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Da area produttiva simbolo della Trento industriale del boom economico, a quartiere modello e all’avanguardia a livello architettonico.

Parliamo delle Albere 113 mila metri quadrati che hanno dato un contributo fondamentale dal 1927 agli anni 2000 alla storia di Trento.

Nel 1927 la Michelin (azienda francese che produceva prima gomma vulcanizzata e poi pneumatici) apre a Trento il secondo punto operativo, dopo quello di Torino.

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Nello stabilimento trentino veniva lavorato il cotone che arrivava dall’Egitto e si confezionava il tessuto che veniva utilizzato nella produzione degli pneumatici.

Negli anni la produzione si orientò sui rinforzi metallici per pneumatici e di ritorti di fibre artificiali o sintetiche.

La Michelin che negli anni d’oro arrivò ad occupare più di 1500 lavoratori prevalentemente donne, entrò nel cuore dei trentini chiamata esattamente come il suo nome viene scritto, assolutamente quasi mai con la pronuncia francese.

Al suo interno campi da tennis ed un cinema che alla domenica ospitava le famiglie dei dipendenti e nell’immaginario cittadino, rappresentava la fabbrica buona al contrario di Sloi e Carbochimica che erano quelle cattive.

Dentro la fabbrica della Michelin venne approfondito il tema della novità introdotta nel mondo lavorativo dai fenomeni di aggregazione sociale, culturale e sportiva.

Poi i fenomeni di presa di coscienza operaia della fine degli anni ’60, la contestazione che ha collegato Trento con i fermenti nazionali ed internazionali.

La riduzione dell’attività industriale avvenuta per fasi fino alla chiusura definitiva nel 1997.

Infine la città decide la completa demolizione del complesso industriale. Ma fra la Michelin e la città di Trento per molti anni si è instaurato un grande rapporto di amore e rispetto. 

Un’empatia che le Albere non hanno mai avuto con la cittadinanza.

Presentato come quartiere modello, urbanisticamente all’avanguardia, raggiungibile da pochi, addirittura con le guardie private che ne limitavano gli ingressi ( e così è stato nei primi mesi).

Il quartiere non è mai entrato nel cuore dei trentini e che è ancora alla ricerca della sua vera identità.

Di certo il Muse ha contribuito a creare curiosità, il parco a portare gente, ma la scommessa è la nuova biblioteca universitaria che si rivolge alla “ nuova Trento”, quella degli studenti, universitari in particolare.

Due cubi collegati tra loro da una lobby, con la luce che arriva dalla cupola trasparente, perché le pareti sono tutte rivestite di libri.

Si stanno ancora ultimando i sottopassi che collegheranno il quartiere con la città: per anni l’unico collegamento possibile era il corridoio tra i due campi del cimitero, per un promiscuo sacro e profano che a molti non piaceva.

Per il momento a distanza di anni il quartiere “Le Albere” a Trento perde sempre più valore e gli appartamenti del complesso progettato da Renzo Piano restano per gran parte invenduti o disabitati.

Nel 2017 il complesso di proprietà del fondo immobiliare Clesio ha perso il 18% e oggi è poco oltre il 50% del valore iniziale, ovvero 44,3 milioni di euro. I debiti con le banche ammontano a 150 milioni.

I soci del fondo cioè enti territoriali come Isa, Dolomiti Energia, Itas, Fondazione Caritro, Mediocredito Trentino Alto Adige, hanno ottenuto come “rimborso” parziale delle perdite gli stessi appartamenti invenduti.

E per fortuna che la maggior parte del complesso è stato acquisito da grossi soggetti ovvero il Muse, il palazzo della sede Itas, la biblioteca universitaria.

La scommessa delle Albere è quella di riuscire ad entrare nel cuore dei trentini, come aveva fatto la Michelin.

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