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Trento

Caso Daniza: «nessun danno per il turismo Trentino»

"Il caso Daniza è stato strumentalizzato sui social media da pochi soggetti interessati a sfruttare una storia toccante sul piano emotivo e non a caso amplificata dalla stampa proprio a Ferragosto, quando le notizie scarseggiano, di una mamma orsa che voleva difendere i propri cuccioli".

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"Il caso Daniza è stato strumentalizzato sui social media da pochi soggetti interessati a sfruttare una storia toccante sul piano emotivo e non a caso amplificata dalla stampa proprio a Ferragosto, quando le notizie scarseggiano, di una mamma orsa che voleva difendere i propri cuccioli".

"Ci dispiace per l'immagine negativa del Trentino che è stata veicolata, anche se, come i dati previsionali dimostrano, non vi sarà boicottaggio turistico del nostro territorio". "Questo non ci esime dal dovere di migliorare da un lato l'informazione rivolta ai trentini e a chi risiede nelle aree popolate dall'orso, dall'altra di comunicare più incisivamente all'esterno che la Provincia tiene molto al patrimonio naturale e quindi anche agli orsi".
 
"Se da parte nostra vi sono stati errori, si è trattato di colpe e non di dolo, e d'ora in poi cercheremo di condividere il più possibile ogni scelta riguardante la gestione di questo progetto". "Per questo siamo grati anche agli ambientalisti e agli animalisti che ci hanno criticato pur riconoscendo  la validità dell'orso in Trentino".
 
Con queste dichiarazioni, che suonano anche come un impegno della Giunta per il futuro, l'assessore all'agricoltura e al turismo Michele Dallapiccola ha concluso ieri mattina la conferenza di informazione sul progetto life ursus e la sua evoluzione, organizzata dal Consiglio provinciale su proposta di Giacomo Bezzi (FI) e di altri esponenti delle minoranze per fare chiarezza sull'intera vicenda con il supporto di tecnici ed esperti scientificamente qualificati.
 
Ad aprire la mattinata nella sala convegni del Consiglio delle autonomie locali, è stato il presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti, che ha spiegato come la conferenza miri a fornire un quadro conoscitivo organico sul progetto di reintroduzione dell'orso bruno in Trentino. Un'analisi voluta anche per confrontarsi con altre realtà regionali, europee ed internazionali e per ripercorrere gli interventi nel settore della comunicazione e dell'informazione finalizzati a favorire un approccio consapevole alla presenza dell'orso nel nostro territorio.
 
A seguire il consigliere Giacomo Bezzi ha motivato la richiesta di questa conferenza di informazione di cui è stato primo firmatario, con la volontà di non fare demagogia ma di capire perché questa vicenda ha avuto pesanti conseguenze negative sull'immagine del Trentino e sulla percezione esterna dell'autonomia della nostra Provincia.
 
"Non vogliamo fare polemica – ha proseguito Bezzi – anche perché questo è un tema talmente complesso e articolato che ci deve vedere tutti uniti". Secondo il consigliere vi è stato comunque un forte deficit di informazione rivolta ai residenti nel nostro territorio, dove, ha osservato, "non mi risulta che, diversamente da quanto avviene in altre Paesi, vi siano state campagne informative, o siano state installate segnaletiche nei boschi e sia stato messo a punto un piano di comunicazione interno adeguato". Quanto all'opinione pubblica esterna, occorre "ricostruire la fiducia nel Trentino.
 
Il primo intervento, tecnico, è stato di Maurizio Zanin, responsabile del Dipartimento territorio agricoltura ambiente e foreste della Provincia, che ha ricostruito la storia della presenza dell'orso in Trentino, segnalata dal 1700 fino al 1950. La sua estinzione è riconducibile agli abbattimenti dovuti all'attività venatoria, per l'esigenza di preservare l'agricoltura dai danni riconducibili all'animale.
 
Il piano per la reintroduzione dell'orso in Trentino viene definito dalla Provincia tra il 1995 e il 1997 in collaborazione con il Parco Adamello Brenta e l'Ispra, ed è accompagnato da un'indagine demoscopica preventiva da cui emerge che il gradimento da parte della popolazione arriva a poco meno del 75%.
 
Questa del gradimento è considerata una condizione decisiva per l'avvio del progetto. Zanin ha segnalato che fino al 2013 si stima che i plantigradi presenti nel nostro territorio siano una cinquantina. Ciò significa che l'obiettivo del progetto (una popolazione minima di 40-60 individui)  è stato raggiunto molto in anticipo rispetto ai trent'anni inizialmente previsti. Zanin ha evidenziato che pur essendo pochi gli orsi dannosi in Trentino bastano questi 2-3 esemplari per proiettare una percezione negativa di questa presenza. Come "M4" che ha ucciso 30 capi di bestiame sull'altopiano di Asiago danneggiando l'attività zootecnica degli alpeggi.
 
Il funzionario ha sottolineato come la Provincia sia particolarmente impegnata a scongiurare casi di eccessiva familiarità dell'orso con l'uomo come quello di Jurka. E si è infine soffermato sul caso Daniza evidenziando che l'orsa aveva un retaggio di problematicità che hanno costretto la Provincia a radiocollarare l'animale per ben tre volte negli ultimi 15 anni.
 
Daniza aveva infatti dimostrato un livello di confidenza pericoloso per le persone. Ricordando che dall'ultimo sondaggio sulla popolazione trentina emerge che l'accettazione sociale dell'orso in Trentino è calata rispetto all'inizio, Zanin ha concluso richiamando al fatto che "questo dato richiede l'adozione di una maggiore flessibilità nella gestione delle problematicità, per poter affrontare i casi critici in modo adeguato".
 
L'evoluzione delle relazioni tra fauna e uomo in Italia è stata presentata da Franco Perco, di Trieste, esperto in gestione faunistica e direttore del Parco nazionale dei Monti Sibillini.
 
L'Italia nel 1925 aveva di questi animali un'opinione per lo più negativa (l'orso va allontanato o eliminato), perché il nostro Paese era votato all'allevamento e all'agricoltura. Dopo il 1950 la situazione è cambiata per il processo di industrializzazione e la conseguente concentrazione della popolazione nelle città.
 
Questa trasformazione ha favorito il ritorno dei grandi mammiferi (lupi, cervi, cinghiali e orsi). L'orso alpino nel 2014 ha superato nei numeri l'orso marsicano che oggi è in grave pericolo di estinzione. Il decennio dal 2005 al 2014 evidenzia, per Perco, l'emergere dei primi gr ossi problemi faunistici. L'esperto ha osservato che l'orso è la specie più problematica e che per la sua gestione occorre coinvolgere i cacciatori, oggi quasi sempre tagliati fuori e frustrati, anche rivedendo la legge.
 
E ha suggerito in particolare interventi sul corpo sociale attraverso una comunicazione che punti al cuore per convincere il cervello. In secondo luogo occorre mostrare i vantaggi economici legati alla convivenza con l'orso.
 
Marko Jonozovič, responsabile del dipartimento foreste e fauna del governo sloveno, ha approfondito il tema della gestione dell'orso bruno in ambito europeo e internazionale. In Slovenia, ha spiegato, gli orsi sono 500, ci sono sempre stati, vivono nell'area meridionale e occidentale del Paese e la componente venatoria ha un importante ruolo nella gestione della specie, nonostante il divieto di cacciare questi animali imposto dall'Unione europea.
 
Molti i danni causati dall'orso anche in Slovenia: i maggiori riguardano gli animali domestici, l'agricoltura, i campi di mais, il traffico, alcuni casi di aggressioni alle persone e alcuni orsi confidenti. Un ulteriore criticità deriva dall'interesse degli orsi per i rifiuti. I problemi che è invece l'uomo a creare agli orsi, che hanno bisogno di spazio e di foreste, sono soprattutto dovuti aalle strade che "tagliano" sempre in due il territorio.
 
La Slovenia è stata la fonte principale dei progetti di reintroduzione dell'orso in altri Paesi d'Europa. Il progetto austriaco è fallito di fatto nonostante il rilascio e oggi vi sono forse un paio di animali nella zona di rilascio.
 
In Francia  il progetto ha avuto due fasi: nel 1996 e 1997 con tre orsi e oggi con 25 animali, ma la popolazione cresce lentamente per problemi genetici e di altra natura. Diverso il caso del Trentino dove per Jonozovič il progetto di reintroduzione dell'orso è la "storia di un successo" non solo a suo avviso ma anche secondo molti esperti in Europa. L'attuale stretta collaborazione tra trentini e sloveni con la condivisione dei dati ha prodotto risultati esportati in tutta Europa.
 
Si è autodefinito "l'unica voce fuori dal coro" Edoardo Gandini, giurista e membro dello European Enforcement Network of Animal Welfare Lawyers and Commissioners, che ha contestato la gestione del caso Daniza in Trentino che avrebbe violato il diritto europeo.
 
Gandini ha ricordato che l'orso bruno è una specie tutelata dalle norme comunitarie che vietano di disturbare, catturare e uccidere questa specie. E ha collocato la vicenda di Daniza in questo quadro, evidenziando che quella subita dal cercatore di funghi nel bosco di Pinzolo sarebbe stata un'aggressione poco credibile vista l'entità delle ferite riportate.
 
L'ambientalista ha poi negato che Daniza sarebbe stata un'orsa pericolosa Daniza è stata uccisa, secondo Gandini, per interessi economici e per il tentativo dei politici di raccogliere consensi elettorali, considerata la fase critica attraversata dall'accettazione sociale dell'orso in Trentino.
 
In sostanza per l'esponente degli ecologisti, con l'ordine di cattura la Provincia avrebbe violato la normativa europea e anche il diritto italiano perché mancava la firma del sindaco del Comune o del presidente della Provincia. A giudizio di Gandini oggi persino in Brasile si parla male dell'intervento della Provincia autonoma di Trento su Daniza, mentre si registra un forte calo di interesse turistico nei confronti del Trentino.
 
La verità è che Daniza come madre di due cuccioli si è comportata in modo del tutto normale. Infine Gandini ha criticato la prigionia oggi patita dall'orsa Jurka a Casteller (nei pressi di Trento) senza che nessuno pensi ad un suo trasferimento. Esiste a suo avviso una vera e propria "prassi da parte delle istituzioni locali nel violare sistematicamente le normative europee".
 
Il presidente Dorigatti ha osservato che l'intervento di Gandini dimostra l'apertura del Consiglio provinciale al pluralismo delle idee e delle posizioni sull'argomento.
 
Di come è stata gestita la comunicazione ha parlato Giampaolo Pedrotti, responsabile dell'ufficio stampa della Provincia. Pedrotti ha ricordato i 264 comunicati emessi dal 1999 al 2004 in merito al progetto life ursus, gli 11 articoli su riviste edite dalla Provincia (il Trentino e Terra Trentina), 5 le trasmissioni radiotelevisive dedicate prodotte dall'ufficio stampa della Provincia, i depliant e i pieghevoli informativi distribuiti, la ricerca dal titolo "L'orso bruno è pericoloso?" e vari poster.
 
E ha citato gli incontri pubblici di presentazione dello stato del progetto proposti ogni anno almeno una dozzina di volte in varie, i momenti di incontro con la stampa nazionale e le molte informazioni accessibili nel sito dell'ufficio stampa.
 
Ben 60 sono stati poi i service video e un documentario. Sul caso Daniza Pedrotti ha segnalato le 4 conferenze stampa organizzate dalla Provincia per dar conto dei fatti in modo corretto, la diffusione di foto e di filmati dei cuccioli dell'orsa e i rapporti quotidiani con i giornali locali e nazionali, ma soprattutto le moltissime trasmissioni televisive diffuse a livello nazionale all'interno dei alcuni tra i programmi più popolari e seguiti sia della Rai che delle principali emittenti private. Il capo ufficio stampa della Giunta ha infine ricordato che dopo l'episodio di Daniza sia stato creato un tavolo di coordinamento con Trentino Marketing, Muse e Parco Adamello Brenta che ha definito una serie di iniziative nel campo della comunicazione.
 
Per Trentino Marketing l'amministratore unico Paolo Manfrini ha sottolineato come la strategia sia stata quella di puntare sull'ecosistema e sulla biodiversità del Trentino, inserendo in questo contesto il progetto life ursus per evidenziare l'impegno della Provincia e comunicare tutto questo al pubblico più ampio possibile.
 
Questa strategia si è concretizzata con un'intera puntata andata di Linea Verde della Rai, mentre a meta novembre è poi prevista una puntata di Mela Verde (1 milione e 500 mila telespettatori su Canale 5), un servizio ad hoc di Geo e una puntata di Superquark con Piero Angela .
 
Manfrini ha tenuto a sottolineare l'importanza della lettera scritta d'intesa con le due associazioni degli albergatori del Trentino, Asat e Unat, che partendo dal tema Daniza e dal progetto life ursus informa sull'impegno del Trentino nel campo dell'ecosistema e della biodiversità. Gli albergatori del Trentino si sono impegnati a farla pervenire via mail a tutta la clientela turistica dei loro hotel approfittando dell'avvio della nuova campagna invernale.
 
Ancora, per la primavera e l'estate prossima saranno realizzate campagne on e offline puntando sulla biodiversità ed ecosistema. Questo per l'advertising e la comunicazione. Quanto ai Social Manfrini ha ricordato il monitoraggio che ha registrato 25 mila post attivi di protesta e attacco al Trentino per quanto accaduto sul caso Daniza. "Abbiamo reagito il giorno dopo – ha detto – con un un post che ha generato reazioni positive a favore delò Trentino, in cui ci siamo detti dispiaciuti per la morte dell'orsa ricordando il valore del progetto life ursus".
 
Infine, sul presunto boicottaggio turistico del Trentino, Manfrini ha rivelato che le disdette reali assommano a circa una dozzina in tutto il territorio provinciale. E che per le prenotazioni invernali arrivano informazioni particolarmente positive, perché in tutte le principali stazioni si registra un aumento delle rispetto allo scorso anno.
 
L'ultimo intervento programmato prima del dibattito è stato del presidente della Provincia Ugo Rossi, che ha ringraziato il Consiglio provinciale per la conferenza di informazione, "opportunità preziosa di approfondimento ulteriore – ha osservato – e anche per fare autocritica perché questi progetti sono per loro natura complessi e occorre capacità di interrogarsi per migliorare. Questo è l'atteggiamento prima di un territorio e di persone prima che della Provincia".
 
Rossi ha messo l'accento sulla sfida doppia costituita dal progetto life ursus per la reintroduzione in Trentino di una specie difficile da gestire come questa e, ecco il secondo elemento della scommessa, che non trova più le stesse condizioni di quanto il territorio non era così antropizzato come oggi.
 
Sfida difficile che è stata accettata pur con la consapevolezza dei rischi che essa comporta. Ma anche le opportunità secondo rossi non sono da sottovalutare almeno in due direzioni. La prima è culturale, e consiste nella maturazione di una approccio diverso verso la natura e quindi verso questi animali anche da parte dei cacciatori. "L'altra opportunità è di carattere turistico-ambientale e sappiamo bene – ha osservato Rossi – che è grazie al turismo e all'agricoltura che le persone possano continuare a vivere e a lavorare nelle nostre valli, mentre in altre aree gli indici di spopolamento sono elevati".
 
Infine con il progetto life ursus la Provincia ha acquisito conoscenze, capacità operative di gestioni di animali per natura piuttosto problematici come gli orsi. "Il Trentino, ha proseguito il presidente, è un territorio che vuole fare le cose seriamente senza rifugiarsi dietro questioni burocratiche e amministrative che ci avrebbero permesso di trasferire le responsabilità ad altri livelli. Ci siamo assunti le responsabilità dei rischi, ma ogni passaggio che è stato fatto in costante raccordo con le autorità a partire dal Ministero dell'ambiente e dalla Procura della Repubblica, alla quale non abbiamo assolutamente nulla da nascondere.
 
Abbiamo tutte le carte a posto e siamo certi di aver fatto tutto secondo le regole, al meglio e dentro lo spirito che anima il progetto life ursus fin dalla sua nascita. Continueremo in questa direzione cercando lungo il cammino di limitare al massimo gli errori, di migliorare la comunicazione con i cittadini del nostro territorio e all'esterno, intefacciandoci ancor più con le associazioni ambientaliste e animaliste, ma in una logica di assoluto rispetto".
 
Rossi ha concluso evidenziando che "se c'è qualcuno che può aver commesso degli errori, di errori si tratta e non di atteggiamenti al limite del tollerabile da parte della popolazione che abita in questo territorio e che con gli orsi e life ursus convive da quando il progetto è nato".
 
nella foto 4 manifestanti ritratti fuori dal palazzo dei comuni a Trento dove si è tenuta la conferenza sul «caso Daniza»
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