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Io la penso così…

Riforma delle circoscrizioni: Trento come la bella addormentata – di Giovanna Giugni

Come è noto nei mesi scorsi la mia proposta di abrogazione del titolo V dello Statuto è stata accolta con sdegno e sufficienza. Tuttavia si trattava di un tentativo estremo, provocatorio, di fare finalmente chiarezza in una giungla normativa stratificata ed annosa, che dimostra uno scarso rispetto per la vera democrazia.

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Come è noto nei mesi scorsi la mia proposta di abrogazione del titolo V dello Statuto è stata accolta con sdegno e sufficienza. Tuttavia si trattava di un tentativo estremo, provocatorio, di fare finalmente chiarezza in una giungla normativa stratificata ed annosa, che dimostra uno scarso rispetto per la vera democrazia.

L'arma migliore di una democrazia, infatti, è la trasparenza.

Ma anche con tutte le migliori intenzioni come può essere accessibile, aperta e trasparente una realtà che è disciplinata da uno Statuto, da un regolamento, da un atto deliberativo con funzioni di subregolamento, che si vede attribuire fondi da gestire direttamente ed indirettamente al netto delle spese per gemellaggi, che recentemente è stata prima soppressa da una legge regionale( salvo intervento del Consiglio comunale) e che poi è stata resuscitata da un emendamento alla stessa legge regionale?

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Quale linearità e semplicità di accesso esiste in un organismo che dovrebbe dipendere da decisioni di questo consiglio comunale, consiglio che nell'atto sottoposto alla nostra attenzione stasera demanda ogni decisione alla legge?

Sono davvero sorpresa nel notare, leggendo la proposta di modifica statutaria, che di sostanziale, in questa modifica non c'è nulla. Riconosco la difficoltà del tentativo, ma dov'è la riduzione del numero delle circoscrizioni di cui si è parlato fin dall'inizio della consigliatura? E senza riduzione del numero delle circoscrizioni che ne è dell'abolizione dei doppioni di servizi offerti in città ( pensiamo agli uffici anagrafici di piazza Fiera e delle circoscrizioni centrali!) che sottraggono risorse alla periferia o ad altri servizi essenziali sul territorio?

Facile parlare di attacco alla democrazia verso chi tenta una razionalizzazione delle ormai sempre più scarse risorse pubbliche, ma a mio avviso è ben più pericoloso per la democrazia mantenere organismi pletorici, dalle competenze sfumate e solo in parte ridimensionate ( visto che la specificità dei compiti è contenuta nell'atto deliberativo n. 144 dell'ottobre 2002).

Fin troppo facile poi replicare alle mie parole dicendo che nel futuro ormai vicino della prossima consigliatura non ci saranno gettoni di presenza né indennità per i componenti dei consigli circoscrizionali e per i relativi presidenti. Ma innanzi tutto è molto avvilente che nella bozza di modifica, all'articolo 56 si proponga di rinviare alla legge ciò che la legge regionale chiede sia deciso da noi!

L'articolo 34 dell'Ordinamento dei Comuni della Regione Trentino Alto Adige stabilisce infatti che i Comuni sopra i 30000 abitanti POSSONO ( e non devono) articolare il loro territorio per istituire le circoscrizioni  , che il consiglio comunale PUO' assegnare un gettone di presenza e una indennità ai consiglieri circoscrizionali e ai presidenti di circoscrizione con un voto favorevole dei due terzi dei consiglieri assegnati.Nulla di tutto ciò si trova nel documento propostoci che anzi richiama a "quanto previsto dalla legge". La legge richiede una nostra decisione e noi rinviamo alla legge. Quel che si dice un rimpallo di responsabilità. O forse è solo il tentativo di procrastinare confidando nei due terzi di un futuro consiglio comunale con numeri ridotti che decida dimantenere lo status quo?

Inoltre non è chiaro se l'abrogazione dell'articolo 59 comporti la contemporanea pur tacita abrogazione di quanto stabilito nella deliberazione consiliare n.144 del 23 ottobre 2002.

Abrogazione che, ad ogni buon conto, ho chiesto con una specifica mozione collegata a questa proposta di deliberazione.

La stratificazione delle competenze e il progressivo ampiamento dei compiti delle circoscrizioni prende le mosse da una delibera consiliare del1988 in cui il Consiglio comunale deliberò le deleghe di funzioni di amministrazione ai consigli circoscrizionali. Una delibera semplice in cui l'amministrazione si impegnava a stanziare ogni anno in bilancio le somme per le competenze delegate e la collaborazione volontaria, che le circoscrizioni dovevano sollecitare e promuivere,venivano organizzate tramite un piano predisposto dall'Amministrazione comunale. Un susseguirsi di delibere consiliari ( del 1991 e del 1994 fino ad arrivare al 2002) hanno modificato le intestazioni delle deleghe, ampliandone i confini e stanziando nuovi fondi affinchè le circoscrizioni potessero liquidare direttamente contributi ad associazioni.

Fino a giungere a quello che definirei un sub/regolamento, approvato con la più volte citata  delibera consiliare n.144 del 2002 in cui le circoscrizioni vengono ad avere una serie di compiti codificati nell'art.59 dello Statuto: manutenzione, sicurezza sociale,sport, cultura, servizi educativi,interventi rivolti ai giovani, anziani, immigrati.

Un autentico sistema di deleghe con stanziamenti relativi in bilancio.

E mentre opportunamente l'articolo 59 dello Statuto ( con l'elenco presumibilmente non tassativo) delle attività delegate è stato abrogato, non lo è stato l'articolo 60, quello che prevedeva uno stanziamento annuale per le attività di gestione dei servizi di base.

Certo, l'articolo è stato modificato, ma senza l'abrogazione della delibera che attua l'articolo 59 e senza contestuale individuazione delle materie attribuite alle circoscrizioni, queste ultime potrebbero continuare ad operare come hanno sempre fatto.

La modifica che  è oggi portata all'attenzione del consiglio mi sembra un simulacro vuoto. Mentre di eliminano alcuni articoli dello Statuto, non si è contemporaneamente toccato il regolamento e non si è espressamente abrogato quanto previsto sui servizi di base nel 2002.

La legge regionale n.5 del 2013 ha dato mandato al Consiglio di decidere, ma così si dimostra di NON voler decidere.

Nulla sulle indennità ( capitolo doloroso, ma non il più pesante dal punto di vista economico)

Nulla sulla razionalizzazione dei servizi sul territorio( restano 12 uffici anagrafe con tutti i costi relativi)

Nulla sulla necessità di razionalizzare e rendere trasparenti i contributi concessi alle associazioni. In ciò contraddicendo una specifica mozione consiliare, la n.633 del 2013 che prevedeva l'obbligo di pubblicazione sul sito del Comune dell'elenco completo dei soggetti che beneficiano di contributi, elargizioni da parte anche delle circoscrizioni cittadine.

Nulla neppure sul numero delle circoscrizioni e sulle composizioni dei consigli circoscrizionali. Materia regolamentare, è vero, ma che andava affrontata con coraggio e ben prima di ora se davvero si voleva dire di aver fatto onore a quando stabilito nel programma di legislatura. E lo si sarebbe fatto se, linearmente e consapevolmente, si fosse messo mano alla materia nel suo complesso, evitando di aggiungere al caos normativo esistente un ulteriore tassello di confusione. Almeno un segnale andava dato: magari eliminando l’Ufficio di Presidenza , che, abrogato per il Consiglio comunale,resta invece nelle circoscrizioni a dimostrazione del fatto che le modifiche proposte sono purtroppo un rimedio di pura facciata: fare qualcosa per poter dire di non essere stati con le mani in mano.

Ci saranno risparmi sugli oltre 700 milioni di lire delle indennità, ma si manterranno inalterate le altre spese, pari ad oltre sei miliardi delle vecchie lire.

Il tutto per mantenere costi di gemellaggi( 25000 euro, più dello stipendio lordo di un docente)servizi di pulizia e lavanderia ( 106286 euro)utenze (130000 euro), riscaldamento ( 170000 euro) e delle non meglio identificate "iniziative delle circoscrizioni" per un importo di 82137 euro.

Il tutto senza contare  i 317866  euro spese per attività diretta ed indiretta, cioè assegnazione di contributi erogati dalle circoscrizioni direttamente ai soggetti o alle associazioni

Cari colleghi, il mio parere sulla proposta di deliberazione non è positivo, a meno che non si eliminino dal dispositivo i punti successivi al punto 1.

Ritengo infatti che le modalità di sollecitazione della partecipazione popolare non siano quelle dell'assegnazione di contributi o del presidio del territorio da parte della politica dei partiti.

Al Consiglio comunale spettava ( e spetta) il compito di determinare le modalità di partecipazione popolare, di stabilire un criterio per la scelta di persone in grado di rappresentare i quartieri e le borgate, di valorizzare il volontariato autentico. E lo possiamo fare tagliando le spese inutili a vantaggio di servizi più capillare sul territorio, di autobus più frequenti e meno cari, di una città più sicura grazie ad un rafforzamento del servizio di pattuglia, di una città più pulita migliorando i protocolli che ci legano alla società che smaltisce i rifiuti.

Se chiedessimo ad un cittadino di Trento se preferisce contribuire con le sue imposte al pagamento di 25000 euro per i gemellaggi circoscrizionali o per lo stipendio annuale di un nuovo autista di autobus o di un nuovo vigile urbano o di orari prolungati per le biblioteche credo non ci sarebbero dubbi.

Ma alle persone non è dato di sapere. Si  lascia credere che la circoscrizione equivalga a servizi, mentre è vero che sopportandone i costi i cittadini avranno meno servizi.

E quanto queste realtà territoriali siano potenti lo dimostriamo noi, incapaci di razionalizzare almeno quelle della città consolidata,consentendo che mantengano persino l'ufficio di presidenza, mentre i consiglieri comunali diminuiranno di numero ( ed è bene che sia così) dal prossimo anno e la commissione statuto si è auto-soppressa, eliminando per il futuro anche l'ufficio di presidenza in consiglio comunale.

Trento appare come La bella Addormentata. I diritti dei lavoratori vengono limati, eliminati, circoscritti e comunque messi in discussione. Anche in Trentino.

Le famiglie sono in crescente difficoltà economiche: il banco alimentare dice che un trentino su dieci vive in povertà, la cronaca riporta di duecento posti di lavoro persi ogni mese, le statistiche locali parlano di una disoccupazione giovanile al 34%. Anche in Trentino.

Ma il Comune continua a non vedere. A baloccarsi con circoscrizioni da mantenere inalterate, società partecipate da conservare e magari da creare ex novo.

Mi auguro, per la nostra città, i nostri cittadini e per la credibilità della politica che noi qui rappresentiamo che il risveglio della Bella Addormentata non sia brusco e doloroso.

Giovanna Giugni – Consigliere comunale a Trento

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Ai miei figli insegno il rispetto della divisa – di Carlo Garbini

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Egregio Direttore,

devo ammettere che questa epoca è decisamente impegnativa per noi genitori.

Io, papà di due ragazzi di 10 e 14 anni, ho cercato in questi anni di far crescere i miei ragazzi seguendo alcune semplici regole ed una di queste vorrei condividerla con Lei e i suoi lettori.

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La regola principale è stata sempre questa. Avere rispetto della divisa.

Il rispetto non va confuso con la “paura” della divisa, che assolutamente non deve albergare nello spirito dei miei figli….ho cercato sempre, in questi anni, di spiegare e far capire che “della divisa” devono avere rispetto e non paura.

La paura è un sentimento che si ha nei confronti di quello che ci spaventa, ci preoccupa, ci fa appunto paura.

La divisa, ma soprattutto chi la porta, non evoca questi sentimenti e queste sensazioni….anzi, esattamente l’opposto. La divisa deve evocare sicurezza, tranquillità, aiuto, un porto sicuro dove ripararsi nei momenti di difficoltà.

Ecco, questo ho insegnato ai miei figli.

Gli ho insegnato che quando incontrano una persona in divisa devono salutare, sorridere, essere gentili sempre. Le persone che sono sotto quella divisa mettono a repentaglio ogni momento la loro vita per noi, per tutti noi.

Gli ho insegnato che ci sono gli “amici Carabinieri”, gli “amici Vigili”, i grandi “amici Pompieri” e non ci sono, invece, gli sbirri, i pulotti o la madama.

Ci sono “gli amici in divisa”. Punto.

I miei figli sanno che dagli amici possono e devono andare in ogni momento se hanno difficoltà, dubbi, problemi o necessità.

I miei figli sanno che su “loro” possono sempre contare. Sempre.

Ecco, volevo condividere solo questo. Se tutti i genitori si ricordassero di insegnare questo ai loro figli, forse, il nostro futuro sarà migliore….anzi, non il nostro, ma il loro.

Grazie “amici in divisa”, grazie di cuore.

Carlo Garbini 

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A cento anni dagli eventi bellici sul Lagorai è tornato il silenzio. Lasciamolo così – di Massimo Mariani

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Egregio Direttore,

da qualche mese si fa un gran parlare della “valorizzazione” del percorso escursionistico denominato TransLagorai, oltre ottanta chilometri di porfido a quote comprese fra i 2000 e i 2500 metri di quota lungo il quale cento anni fa correva il fronte della I Guerra Mondiale.

Secondo alcuni questa “valorizzazione” deve prevedere anche la  “riqualificazione” della Malga Lagorai  – posta a 1870 metri di quota – trasformandola in un ristorante-bar-rifugio strumentale a questo grande percorso. Chiunque conosca questi posti sa che la malga è troppo lontana dal cammino e nessuno sarebbe disposto a perdere circa 500 metri di dislivello per raggiungerla.

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Ad una prima distratta occhiata quindi questo intervento appare insensato.

E invece sembra che una logica ci sia vista l’enorme quantità di soldi che girano dietro a questa operazione – si parla di 750 mila euro di fondi pubblici! . Tutte cose già viste centinaia di volte, il profitto di poche persone senza scrupoli a scapito del territorio che, nel caso del Lagorai, credo di non esagerare definendolo unico e insostituibile.

Ho letto anche della scellerata affermazione di un consigliere della Provincia che ha affermato di vergognarsi di essere trentino per la fatiscenza della malga. Per conto mio questa persona dovrebbe sì vergognarsi, ma del fatto di non farsi alcun scrupolo davanti alla volontà di distruggere l’ambiente in cui vive venendo meno al suo dovere di preservarlo.

Si vuole valorizzare il Lagorai? Bene, perché non restaurare alcune delle numerose tracce e testimonianze della permanenza delle truppe in alta quota durante la Prima Guerra Mondiale. Si potrebbe allestire una sorta di museo all’aperto come sopra a Cortina d’Ampezzo, tra il Lagazuoi, le 5 Torri e il Sasso di Stria.

Come sulla Croda Rossa, sopra Sesto Pusteria o le creste di Costabella, sopra il Passo San Pellegrino solo per citarne alcuni.

Magari allestendo all’interno di qualche caverna, proprio come nell’osservatorio italiano del Sasso di Costabella, una mostra fotografica che denunci gli orrori di quella guerra costata milioni di morti.

Raccontiamo di quelle distruzioni, delle fosse comuni, delle esecuzioni, delle mutilazioni e dei campi di battaglia devastati dall’artiglieria. Raccontiamo di queste crudeltà e portiamoci i ragazzi delle scuole, per non dimenticare.

A cento anni dagli eventi bellici sul Lagorai è tornato il silenzio. Lasciamolo così.

Non ha bisogno delle nostre “valorizzazioni” e se proprio vogliamo, entriamoci in punta di piedi, senza lasciare traccia del nostro passaggio.

Massimo Mariani

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Io la penso così…

Emendamendo semplificazione: «Nessun vil baratto» – di Luca Guglielmi

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Egregio Direttore,

chiedo cortesemente di poter trovare spazio nella rubrica dedicata alle lettere del Suo giornale in merito al tanto discusso emendamento all’articolo 17 del ddl 18 di iniziativa giuntale per la semplificazione e la competitività della seduta consiliare di ieri.

Un emendamento che ho convintamente e assolutamente in buonafede presentato nel pieno delle prerogative di ogni singolo Consigliere.

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Lo stesso peraltro è stato dichiarato ammissibile a seguito delle verifiche dei preparati uffici del Consiglio Provinciale, se così non fosse stato non sarebbe arrivato in aula e non sarebbe diventato per logiche politiche il casus belli della seduta consiliare di ieri.

Un emendamento che, tengo a precisare, andava nella direzione della semplificazione amministrativa e della competitività, giacché come ho dichiarato in Aula ero e sono tuttora convinto che all’esterno, che alla popolazione trentina, sia necessario dare un segnale di inversione di tendenza, di un’amministrazione pubblica maggiormente dinamica e meno ingessata.

Premesso quanto sopra, a seguito della discussione che questo emendamento aveva creato, nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi ho dichiarato l’intenzione di ritirare l’emendamento al fine di vedere il ddl 18 approvato senza lasciar passare ulteriore tempo e nel “limbo” norme e azioni necessarie ed impellenti per la nostra Provincia.

Nessun “vil baratto” come pretestuosamente affermato dal collega Ghezzi, tant’è che a verbale della Conferenza è chiaramente riportato che il sottoscritto ha dichiarato “ritiro l’emendamento perché non voglio che questo diventi il capo espiatorio per non arrivare alla votazione finale del disegno di legge”.

Tante sono state le reazioni dei consiglieri di minoranza in aula, altrettante sui social dove ad esempio il collega Dallapiccola mi ha degnato di menzione per non essere stato in grado di “spiegare a voce” l’intenzione dell’emendamento stesso.

Tutto lecito nella logica del dibattito politico, mi si permetta però di sottolineare come l’esplicazione dell’emendamento fosse chiara nel testo stesso.

Ritengo infatti che dotare la giunta provinciale di uno strumento fattivo ed effettivo volto a misure per l’accelerazione, la semplificazione dei procedimenti amministrativi e alla riduzione di oneri e vincoli per i trentini e le imprese (allo scopo di migliorare l’efficienza e l’efficacia della condotta pubblica) e per accrescere la competitività del sistema economico trentino sia cosa necessaria e di estrema attualità.

Non ritengo che tutto ciò sia un atto di lesa maestà anche se, responsabilmente, avendo un profondo rispetto di chi esercita il ruolo di minoranza, ho preferito ritirare l’emendamento al fine di riappacificare gli animi.

Mi duole constatare, sentendo e leggendo i diversi commenti della sinistra dell’emiciclo provinciale, che tale responsabile atteggiamento non sia stato ricambiato.

Concludo annunciando che il contenuto e l’indirizzo dell’emendamento rimane per me una priorità e che in quanto tale lo porterò avanti su altre strade ed in altri modi perché, la seppur comprensibile dialettica politica, non può e non deve ingessare la competitività economica o la semplificazione burocratica e amministrativa.

Sperando di trovare, nei tempi giusti e a ragionamenti fatti, l’appoggio anche di quella parte di minoranza che ieri in aula ha comunque condiviso l’indirizzo dell’emendamento.

Consigliere Provinciale – Luca Guglielmi

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