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Italia ed estero

Angola: un paese moderno nel centro dell’Africa. La prima guida in Italiano per viaggiare in Angola

La prima Guida per Viaggiare in Angola, in lingua italiana, è stata recentemente pubblicata da Polaris, ad opera dell’Ambasciatore Giuseppe Mistretta e  Federica Polselli.

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La prima Guida per Viaggiare in Angola, in lingua italiana, è stata recentemente pubblicata da Polaris, ad opera dell’Ambasciatore Giuseppe Mistretta e  Federica Polselli.
Una scelta che unisce l’utilità alla percezione: la Guida, infatti, va ben oltre il prezioso contenuto di informazioni turistiche, offrendo al lettore sensazioni intense catturate nelle fotografie allegate. 
 
Perché l’Angola può divenire oggi una meta di viaggio turistica? 
Quanto conta il fattore mediatico face a un eventuale stereotipo contemporaneo? 
 
Cosa può significare leggere per poi visitare il tragitto in jeep attraverso una parte della foresta nera fino al paesaggio indimenticabile delle cascate di Kalandula? 
 
Chi ha mai visto uno stormo di fenicotteri rosa fermo su una distesa di saline all’ombra dei baobab con i pescatori appena conosciuti? 
Qual è l’ora del tramonto?
 
Consiglio l’acquisto della Guida in vista di un itinerario alla scoperta d’Angola, addentrandosi in uno dei suoi proverbi “o caminho vem andando” (il cammino si incontra strada facendo).
 
Ho il grande piacere di presentarvi questa intervista a due voci con l’Ambasciatore Giuseppe Mistretta e Federica Polselli, la quale ha donato ai lettori de La Voce del Trentino gli scatti fotografici angolani più espressivi.
 
Ambasciatore, con grande piacere Le porgo i complimenti per la pubblicazione della prima guida per viaggiare in Angola, in lingua italiana. Lei è stato Ambasciatore durante quattro anni e mezzo ( Agosto 2009 – Febbraio 2014) in Angola: perché nasce questa guida di viaggio e quale la sua struttura ?
 
«La Guida nasce come una delle tante iniziative per far conoscere meglio un Paese affascinante come l’Angola.
 
Durante il mio mandato avevo notato con una certa sorpresa che non era disponibile presso nessuna libreria italiana una Guida sull’Angola, ed ho pensato che era davvero un peccato non scrivere nulla sulla natura, i paesaggi, la cultura, le etnie, la società, la cucina angolana.
 
Ma non è stato solo questo lo stimolo a scriverne. All’inizio volevo solo pubblicare un libro di foto sul Paese, senza eccessivi commenti.
 
Ma proprio partendo dalle foto, l’editore mi ha chiesto un lavoro molto più ambizioso e completo, ed anche per me molto più impegnativo, cioè una vera e propria guida.
 
Ho raccolto con entusiasmo questa piccola sfida, e mi sono messo all’opera, con l’aiuto di due fotografe, Federica Polselli e Stefania Casellato.
 
In effetti, al momento di scrivere, avevo già viaggiato in modo esteso per tutto l’Angola, sia per motivi di lavoro che di turismo, e mi sentivo in grado di poter mettere insieme un materiale interessante. Così nasce la prima Guida in lingua italiana sull’Angola, che per il resto riflette la struttura classica, molto diversificata, delle guide Polaris».
 
Ambasciatore, nel panorama bibliografico italiano troviamo una certa lacuna per quanto riguarda la narrazione di viaggio nei luoghi d’Angola, conosciuta anche come la Terra Vermelha (Terra Rossa), tanto che le opere da Lei in precedenza pubblicate testimoniano, tra le altre, una preziosa risorsa letteraria. Quali peculiarità presenta la Guida per Viaggiare in Angola? 
 
«E’ vero che non ci sono molte pubblicazioni in Italia sull’Angola, anche sotto il profilo storico, non solo per i viaggi. Quasi tutte le opere edite si concentrano sul periodo della lunga guerra civile angolana, sulla sua genesi o sui suoi esiti, ma mancava una visione di insieme sulla bella e ricca storia che lega l’ Angola all’ Italia, e che pochi conoscono. Ciò mi spinse due anni fa a scrivere il breve saggio “Un Ponte Lungo Quattro Secoli”, ed. Gangemi, dedicato appunto alle curiose ed interessanti vicende che legano i nostri due Paesi, fin dal XVII secolo. 
 
Per quanto riguarda la Guida, come le altre pubblicazioni della Polaris, non si tratta solo di un manuale per viaggiare, ma di una serie di informazioni di ogni genere, volte a creare per il lettore un’ atmosfera “angolana”, anche rimanendo nel salotto del proprio appartmento in città.
 
Ovvio che in caso di viaggio turistico o di lavoro, la Guida può risultare ancora più utile, poichè vi si trovano le informazioni relative agli itinerari, agli hotel, agli spettacoli naturali, alle caratteristiche etnico-sociali etc».
 
Una guida rappresenta anche una possibilità di viaggio: una mappa concreta le cui direttrici tendono a itinerari e a scenari dell’Africa Centrale, Bantu. All’immaginario collettivo dei lettori, com’è presentata la mediazione turistica e culturale di questo Paese: quali le mete proposte, quali i consigli e le informazioni trattate? 
 
«Per questa domanda, che in pratica tocca tutta l’architettura della Guida, non posso che rinviare il lettore alle pagine del libro, anche per non anticipare in maniera eccessivamente sintetica e scarna tutto il fascino ed il mistero dell’ Angola. Trovo che ogni zona dell’ Angola, ogni sua Provincia, abbia caratteristiche molto interessanti e spesso uniche, e considero un vero privilegio l’ aver potuto visitare personalmente anche più di una volta tutti i siti menzionati, e successivamente di averne potuto scrivere».
 
 
"Scrivere e viaggiare” una frase semplice di Italo Calvino: ogni viaggio presuppone un’uscita dal proprio ambiente, dal proprio territorio, per visitare la casa di altri ed è questa dimensione d’incontro che porta all’arricchimento personale. Ambasciatore, quale il suo messaggio per viaggiare alla volta angolana? E quale località d’Angola l’ha maggiormente coinvolto?
 
«Sono stato facilitato senz’altro dall’essere un diplomatico in lunga missione, ciò che ha comportato per me la possibilità di guidare personalmente l’auto lungo gli itinerari proposti nella Guida, o di volare anche spesso verso importanti siti storici e naturali dell’Angola.
 
Le bellezze dell’Angola sono numerose, ma le più attraenti sono anche le più famose, come le Cascate di Kalandula, la fenditura di Tundavala, il Parco di Kissama, la regione del Namibe, etc. 
Personalmente, ritengo che Luanda sia una delle più belle città africane, meritevole di per sè di una visita.
 
Ed anche la popolazione angolana, col suo incredibile mix di allegria e drammaticità, sia una delle più affascinanti dell’intero continente».
 
Ambasciatore, in anteprima per i nostri lettori, quale sarà il tema del suo prossimo libro?
 
«I pochi libri che ho scritto nascono da ispirazioni del momento, e non sono studiati a tavolino con largo anticipo. Sarei orientato, se mi riuscirà, a un nuovo libro di brevi racconti ironici, come Nel Paese chiamato Alberi, ediz. Albatros, che conoscono davvero in pochi intimi. Magari augurerei al mio prossimo libro del genere un maggiore successo in termini di lettori».
 
 
Federica, da circa tre anni Lei vive a Luanda, come addetta alle attività sociali e di Cooperazione dell’Ambasciata d’Italia, toccando tematiche di salute, educazione, cultura, diritti umani, territorio e relazioni internazionali. Come autrice della Guida per Viaggiare in Angola, quanto emerge dalla sua esperienza, professione e viaggio alla conoscenza di questo paese? Con quale modalità? 
 
«Se mi chiamassi Colombo direi che l’Angola è stata la mia America. 
Una scoperta – inaspettata, come quella del navigatore genovese – che quotidianamente si rinnova al ritmo sincopato del kuduro (danza locale ndr – ci si chiede se sia trasmesso in filodiffusione per l’intera città) delle urla dei candongueiros (taxi collettivi locali), delle mamãs che vendono il pesce, di un  semba improvvisato all’ombra di un imbondeiro (baobab ndr). 
 
L’Angola non si trattiene, non si contiene, non filtra e dimostra sin da subito, con una certa carica magnetica, il suo carattere fermo e vivace. 
Il viaggiatore, infatti, non può fare a meno di sentirsi immerso in un universo – o meglio “pluriverso” – che è il risultato di tante micro realtà, accomunate però da uno spirito autentico di riconoscimento identitario e da un profondo rispetto nei confronti della Propria Terra. 
 
Grazie alla mia esperienza lavorativa sin da subito sono riuscita ad entrare nel vivo di alcune questioni che questo Paese sta affrontando.
 
Temi quali la salute, l’educazione e i diritti umani sono così essenziali e urgenti che attirano l’attenzione e stimolano all’impegno e al lavoro congiunto. 
 
Chiaramente una sensibilità personale c’è in ogni mio scatto, c’è nell’essere testimone della vaccinazione di centinaia di bambini contro la poliomielite, c’è nell’assistere le donne di un villaggio mentre pescano, c’è nell’accompagnare un’associazione in un percorso di rafforzamento interno, c’è nel fare l’albero di Natale con i “meninos de rua”, c’è nelle campagne di sensibilizzazione contro l’HIV, c’è nel promuovere borse di studio per studenti angolani e c’è nell’intensificare lo scambio umano e professionale con questa Grande Terra d’Angola. 
 
Queste attività, apparentemente non legate tra loro, nel tempo si sono intrecciate e mi hanno svelato una mappa di significati percorribile in più sensi. Per la Guida ho quindi deciso di seguire questi percorsi, tracciati semplicemente vivendo.
 
A tal proposito, il lettore noterà facilmente che questa Guida, fin dal suo concetto base, non si limita a pubblicare informazioni dettagliate circa i “dove”; i “come” e i “quando” ma apre continuamente delle finestre narrative legate alla storia, alle curiosità, alle tipicità e alla contemporaneità dell’Angola. 
Spero con le mie foto di esser riuscita ad esprimere l’eccezionalità di un istante e la carica espressiva di questo Paese». 
 
 
“Happiness is real only when shared” (La felicità è autentica solo quando condivisa), celebre frase del film Into the Wild, e che richiama al principio filosofico africano UBUNTU ( io sono perché noi siamo). Comunicare in e da terre lontane da casa, condividere gioie e dolori, cultura e identificazione, è contribuire alla scrittura di un’antica narrazione, chiamata in origine diario di viaggio, in seguito turistico, fino alla descrizione di ciò che è altrove, distante. In tal senso, Federica, cosa ha voluto trasmettere e condividere attraverso i suoi scatti, di questi luoghi d’Angola, con il lettore della Guida? 
 
«Spesso, quando si torna in Italia per ferie, ci si sente rivolgere, legittimamente, delle domande sull’Angola. Inizialmente, quando provavo a rispondere, mi accorgevo che la mia capacità di racconto non sposava i tempi rapidi di risposta previsti dalla colloquialità, inoltre notavo che troppo spesso il mio interlocutore era spaesato e quindi giustamente, per cercare di orientarsi, faceva ricorso a clichés o a stereotipi di varia natura. 
 
Piano, piano ho smesso di raccontare. Non che ad ogni domanda una persona debba dare risposte articolate di un’ora, ma racchiudere in poche parole l’intensità di quei luoghi mi sembrava un atto di poco rispetto tanto nei confronti della capacità e delle sfaccettature dell’Angola quanto verso l’intelligenza del mio interlocutore. 
 
Per sopperire a ciò avevo ideato un volantino sul quale riportare le F.A.Q.  e scrivere già le risposte da distribuire per soddisfare la curiosità dei più – di quelli che non si prendevano almeno 30 minuti per dialogare insieme, intendo. 
 
Ben oltre i confini del progetto del volantino, c’è la Fotografia e con sé questa Guida. 
 
Nonostante la distanza, infatti, le mie fotografie, grazie alle autostrade digitali, arrivavano in Italia con maggiore impatto e spesso ricevevo mail di amici i quali, incuriositi dallo scatto, mi chiedevano informazioni sulle genti e sui luoghi che, per qualche strana associazione, avevano colpito il loro occhio, quello dell’anima. 
 
La grande soddisfazione sta proprio in questo, quando una foto ha il potere di fermare il tempo di una persona per portarla altrove è lì che il racconto ha inizio. Se dapprima ammiravano solo l’immagine, magari per i colori sensazionali, in seguito si soffermavano sull’istante catturato e spesso mi rivolgevano domande di interesse.
 
Questa Guida è quindi il mio personale contributo alla stesura di un racconto tra due Paesi – è il tentativo di portare un po’ di Angola in Italia facendolo attraverso la condivisione del suo immenso patrimonio quotidiano di immagini».   
 
Secondo Lei, Federica, come si può allineare il senso di felicità condivisa come un invito al viaggio in Angola, ben oltre la sua recente storia e gli indicatori di sviluppo finora resi noti? 
 
«In questo momento storico, più che mai, dovremmo volgere alla condivisione non solo per superare le contingenze avverse ma per riscoprire quel senso di comunità e di rete che unisce le persone piuttosto che “solitudinizzarle”. L’essere solo è, infatti, a mio avviso, la grande peculiarità dell’uomo contemporaneo nei macro sistemi delle società occidentali. 
 

A dispetto di altri indici, in Angola il tasso di condivisione, per lo meno in base alla mia percezione, è molto alto. Nei musseques, nelle aree rurali, nelle cittadine si conserva l’aspetto associativo, la popolazione è molto gentile e aperta agli stranieri.
 
A Luanda, come in ogni capitale, i ritmi sono incalzanti e più sincopati, la città è il respiro continuo della dea del mare (Kianda) che cambia volto ogni giorno.  
 
Un viaggiatore in Angola, per apprezzarne davvero il potenziale deve muovere verso itinerari e luoghi che hanno la capacità di rigenerare quel senso d’intima connessione con la Natura e con gli altri – questo io intendo per felicità condivisa – spesso opacizzato. L’Angola ha un carattere inaspettato, improvvisamente è infatti in grado di svelare tutta la sua energia –  le cascate di Kalandula in questo sono uno squisito esempio di stupefazione, e conquistare cosi i suoi turisti. 
 
La sfida è quella di far proprie queste sensazioni cosi da poterle condividere una volta tornati nei luoghi di appartenenza, ammorbidire eventuali maglie di  indifferenza e tessere la lana calda dello scambio umano e della comunione». 
 
L’occhio del fotografo cattura con il suo sentire un aspetto della realtà che lo circonda. Nella sua esperienza fotografica in Angola, quale, fra i numerosi scatti, testimonia più intensamente la sua attenzione, tale da condividerla con i nostri lettori e perché?
 
«L’Angola è un set fotografico a cielo aperto, l’aspetto interessante è che al di là del proprio sentire, altre tensioni vengono stimolate. Personalmente sono molto attratta dai contrasti umani, architettonici e naturali. Questa mia predilezione è stata declinata in Angola con la componente del racconto documentale e quindi con l’incontenibile curiosità di seguire le persone nelle loro attività quotidiane e di coglierne, in questo, la loro essenza. Quindi sguardi, mani, ombre e luci sono diventati i miei soggetti di interesse, il tutto su sfondi di bellezze paesaggistiche che conservano il loro carattere autentico dal fascino ancestrale».
 
 

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Lega il nipote di 7 anni a una corda e lo cala nel vuoto per salvare il gatto. Il Video

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Questa storia di profondo amore per un gatto arriva dalla Cina. Un felino, come capita spesso, salta (o cade accidentalmente) nel balcone del piano sottostante l’abitazione in cui viene accudito.

Non essendoci nessuno in casa del vicino, la nonna proprietaria del gatto decide di legare suo nipote di 7 anni a una corda e di calarlo nel vuoto per salvare l’animale.

Un gesto pericolosissimo. Per fortuna tutto si è svolto senza feriti, o peggio: il felino è stato salvato e il bimbo non ha riportato lesioni.

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Le foto dell’accaduto hanno fatto presto il giro del mondo, facendo infuriare molte persone.

La nonna, infatti, è stata pesantemente attaccata e criticata per quello che ha fatto.

La donna si è difesa dicendo che sulle prime non si era resa conto del pericolo: solo dopo aver visto i video che sono stati girati dalla strada ha capito la follia del suo gesto. Ma si è giustificata anche dicendo che alla fine tutto si è svolto per il meglio.

In queste circostanze basta chiamare i Vigili del Fuoco, pronti a recuperare gli animali in difficoltà. Sottoporre un bambino a una cosa del genere è molto rischioso.

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Maxi sanatoria del governo giallorosso: tutti i clandestini saranno regolarizzati

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L’assalto a smantellare la difesa dei confini del nostro Paese si sta facendo via via sempre più violento.

E mentre in Aula il Partito democratico, sobillato dal violento invito di Repubblica a “cancellare” Matteo Salvini, studia il modo più efficace per abrogare i decreti Sicurezza e di fatto riaprire i porti italiani alle navi delle ong straniere cariche di migranti, il governo sta studiando una maxi sanatoria per regalare il permesso di soggiorno a buona parte degli irregolari che già si trovano sul nostro territorio.

A svelare il piano, che secondo la Lega rischia di gettare il Paese intero “nel caos”, è stato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese rispondendo, ieri pomeriggio durante il question time alla Camera, a un’interrogazione sulle iniziative per la regolarizzazione degli stranieri già presenti in Italia.

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A dare l’assist alla Lamorgese  – spiega molto dettagliamente Andrea Indini sul Giornali.it – ci ha ha pensato il deputato Riccardo Magi di +Europa, il partito guidato da Emma Bonino nelle cui casse George Soros ha versato l’anno scorso 200 mila euro per tenerlo in vita e permettergli proprio di portare avanti certe politiche.

Dalla sua interrogazione è infatti venuto a galla il piano del governo. Se da una parte il Viminale ha già ultimato la revisione dei decreti Sicurezza, dall’altra ha compiuto un passo ulteriore per blandire gli ultrà dei porti aperti e i talebani dell’immigrazione. All’orizzonte si profila un vero e proprio colpo di spugna per regolarizzare gli irregolari già presenti in Italia che siano, però, in possesso di un contratto di lavoro. “L’intenzione del governo e del ministero dell’Interno – ha spiegato ieri il ministro dell’Interno – è quella di valutare le questioni poste all’ordine del giorno che richiamavo in premessa, nel quadro più generale di una complessiva rivisitazione delle diverse disposizioni che incidono sulle politiche migratorie e sulla condizione dello straniero in Italia”. Durante il question time il progetto è stato presentato come un provvedimento straordinario. Un giro di parole per non usare il termine sanatoria.

Un intervento di questo tipo farebbe felici tutte quelle frange (dalle sardine alla sinistra immigrazionista) che da mesi premono sul governo giallorosso affinché dia prova dei “segnali di discontinuità” promessi. Andrebbe a inserirsi, come anticipa il radicale Magi, in una più ampia “revisione delle disposizioni che incidono sulle politiche migratorie e sulla condizione dello straniero”.

Le richieste dei fan dell’accoglienza non si fermano certo alla revisione dei decreti Salvini e alla sanatoria della Lomorgese. L’obiettivo ultimo è, infatti, arrivare a “una riforma strutturale che consenta la regolarizzazione su base individuale degli stranieri già radicati nel territorio”, come previsto dalla proposta di legge d’iniziativa popolare “Ero straniero” che attualmente è in discussione in Commissione affari costituzionali alla Camera.

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I numeri degli immigrati che, con questo colpo di spugna, verrebbero regolarizzati sono impressionanti. Si parla almeno di 700mila persone. “Il governo vuole riportarci al caos”, commenta ora con preoccupazione il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari. “Sbarchi, permessi di soggiorno per tutti, ritorno al business dell’accoglienza, via i decreti Sicurezza e perfino la Bossi-Fini”, continua puntando il dito contro il Movimento 5 Stelle che, dopo il patto di governo con il Partito democratico, si sta rimangiando tutto quello che ha fatto in quattordici mesi con la Lega”.

L’iter verso la sanatoria dei clandestini è già stato avviato.

Come spiega il Sole24Ore, c’è già stato un prima via libera quando lo scorso 23 dicembre, in sede di approvazione della legge di Bilancio, è stato accolto un ordine del giorno sul tema. In quell’occasione il governo si era impegnato a “valutare l’opportunità di varare un provvedimento che, a fronte dell’immediata disponibilità di un contratto di lavoro, consenta la regolarizzazione di cittadini stranieri irregolari già presenti in Italia, prevedendo, all’atto della stipula del contratto, il pagamento di un contributo forfettario da parte del datore di lavoro e il rilascio del permesso di soggiorno per il lavoratore”.

A questa prima sanatoria, qualora dovesse passare la proposta di legge “Ero straniero”, si aggiungerebbe la completa abrogazione del decreto flussi attraverso l’introduzione di quote di ingresso annuali e l’adozione di nuovi e più facili canali di ingresso. Uno scenario apocalittico, dunque, che con l’instabilità in Libia e in gran parte dei Paesi dell’Africa subsahariana richiamerebbe tutti quei disperati che già oggi stanno studiano il modo per raggiungere il nostro Paese tentando la sorte nel Mar Mediterraneo.

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Tragedia Lutago: al via il trasferimento dei feriti in Germania

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Sono in corso i preparativi per il trasferimento di due dei pazienti rimasti feriti nell’incidente di Lutago, avvenuto il 5 gennaio scorso, che sono al momento ancora sottoposti a cure mediche intensive nelle strutture sanitarie altoatesine.

Entrambi i giovani saranno trasportati in Germania in aereo. Le condizioni del paziente che si trova all’ospedale di Bolzano sono ancora molto critiche, motivo per cui il trasferimento all’aeroporto verrà effettuato con un’ambulanza per il trasporto di pazienti in terapia intensiva.

La ragazza ricoverata all’ospedale di Brunico, essendo attualmente in condizioni stabili, verrà invece trasportata all’aeroporto accompagnata da un medico. Il trasferimento dei pazienti sarà organizzato dal Servizio aziendale di Urgenza ed Emergenza Medica dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige in stretta collaborazione con la Croce Bianca.

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