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Italia ed estero

Angola: un paese moderno nel centro dell’Africa. La prima guida in Italiano per viaggiare in Angola

La prima Guida per Viaggiare in Angola, in lingua italiana, è stata recentemente pubblicata da Polaris, ad opera dell’Ambasciatore Giuseppe Mistretta e  Federica Polselli.

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La prima Guida per Viaggiare in Angola, in lingua italiana, è stata recentemente pubblicata da Polaris, ad opera dell’Ambasciatore Giuseppe Mistretta e  Federica Polselli.
Una scelta che unisce l’utilità alla percezione: la Guida, infatti, va ben oltre il prezioso contenuto di informazioni turistiche, offrendo al lettore sensazioni intense catturate nelle fotografie allegate. 
 
Perché l’Angola può divenire oggi una meta di viaggio turistica? 
Quanto conta il fattore mediatico face a un eventuale stereotipo contemporaneo? 
 
Cosa può significare leggere per poi visitare il tragitto in jeep attraverso una parte della foresta nera fino al paesaggio indimenticabile delle cascate di Kalandula? 
 
Chi ha mai visto uno stormo di fenicotteri rosa fermo su una distesa di saline all’ombra dei baobab con i pescatori appena conosciuti? 
Qual è l’ora del tramonto?
 
Consiglio l’acquisto della Guida in vista di un itinerario alla scoperta d’Angola, addentrandosi in uno dei suoi proverbi “o caminho vem andando” (il cammino si incontra strada facendo).
 
Ho il grande piacere di presentarvi questa intervista a due voci con l’Ambasciatore Giuseppe Mistretta e Federica Polselli, la quale ha donato ai lettori de La Voce del Trentino gli scatti fotografici angolani più espressivi.
 
Ambasciatore, con grande piacere Le porgo i complimenti per la pubblicazione della prima guida per viaggiare in Angola, in lingua italiana. Lei è stato Ambasciatore durante quattro anni e mezzo ( Agosto 2009 – Febbraio 2014) in Angola: perché nasce questa guida di viaggio e quale la sua struttura ?
 
«La Guida nasce come una delle tante iniziative per far conoscere meglio un Paese affascinante come l’Angola.
 
Durante il mio mandato avevo notato con una certa sorpresa che non era disponibile presso nessuna libreria italiana una Guida sull’Angola, ed ho pensato che era davvero un peccato non scrivere nulla sulla natura, i paesaggi, la cultura, le etnie, la società, la cucina angolana.
 
Ma non è stato solo questo lo stimolo a scriverne. All’inizio volevo solo pubblicare un libro di foto sul Paese, senza eccessivi commenti.
 
Ma proprio partendo dalle foto, l’editore mi ha chiesto un lavoro molto più ambizioso e completo, ed anche per me molto più impegnativo, cioè una vera e propria guida.
 
Ho raccolto con entusiasmo questa piccola sfida, e mi sono messo all’opera, con l’aiuto di due fotografe, Federica Polselli e Stefania Casellato.
 
In effetti, al momento di scrivere, avevo già viaggiato in modo esteso per tutto l’Angola, sia per motivi di lavoro che di turismo, e mi sentivo in grado di poter mettere insieme un materiale interessante. Così nasce la prima Guida in lingua italiana sull’Angola, che per il resto riflette la struttura classica, molto diversificata, delle guide Polaris».
 
Ambasciatore, nel panorama bibliografico italiano troviamo una certa lacuna per quanto riguarda la narrazione di viaggio nei luoghi d’Angola, conosciuta anche come la Terra Vermelha (Terra Rossa), tanto che le opere da Lei in precedenza pubblicate testimoniano, tra le altre, una preziosa risorsa letteraria. Quali peculiarità presenta la Guida per Viaggiare in Angola? 
 
«E’ vero che non ci sono molte pubblicazioni in Italia sull’Angola, anche sotto il profilo storico, non solo per i viaggi. Quasi tutte le opere edite si concentrano sul periodo della lunga guerra civile angolana, sulla sua genesi o sui suoi esiti, ma mancava una visione di insieme sulla bella e ricca storia che lega l’ Angola all’ Italia, e che pochi conoscono. Ciò mi spinse due anni fa a scrivere il breve saggio “Un Ponte Lungo Quattro Secoli”, ed. Gangemi, dedicato appunto alle curiose ed interessanti vicende che legano i nostri due Paesi, fin dal XVII secolo. 
 
Per quanto riguarda la Guida, come le altre pubblicazioni della Polaris, non si tratta solo di un manuale per viaggiare, ma di una serie di informazioni di ogni genere, volte a creare per il lettore un’ atmosfera “angolana”, anche rimanendo nel salotto del proprio appartmento in città.
 
Ovvio che in caso di viaggio turistico o di lavoro, la Guida può risultare ancora più utile, poichè vi si trovano le informazioni relative agli itinerari, agli hotel, agli spettacoli naturali, alle caratteristiche etnico-sociali etc».
 
Una guida rappresenta anche una possibilità di viaggio: una mappa concreta le cui direttrici tendono a itinerari e a scenari dell’Africa Centrale, Bantu. All’immaginario collettivo dei lettori, com’è presentata la mediazione turistica e culturale di questo Paese: quali le mete proposte, quali i consigli e le informazioni trattate? 
 
«Per questa domanda, che in pratica tocca tutta l’architettura della Guida, non posso che rinviare il lettore alle pagine del libro, anche per non anticipare in maniera eccessivamente sintetica e scarna tutto il fascino ed il mistero dell’ Angola. Trovo che ogni zona dell’ Angola, ogni sua Provincia, abbia caratteristiche molto interessanti e spesso uniche, e considero un vero privilegio l’ aver potuto visitare personalmente anche più di una volta tutti i siti menzionati, e successivamente di averne potuto scrivere».
 
 
"Scrivere e viaggiare” una frase semplice di Italo Calvino: ogni viaggio presuppone un’uscita dal proprio ambiente, dal proprio territorio, per visitare la casa di altri ed è questa dimensione d’incontro che porta all’arricchimento personale. Ambasciatore, quale il suo messaggio per viaggiare alla volta angolana? E quale località d’Angola l’ha maggiormente coinvolto?
 
«Sono stato facilitato senz’altro dall’essere un diplomatico in lunga missione, ciò che ha comportato per me la possibilità di guidare personalmente l’auto lungo gli itinerari proposti nella Guida, o di volare anche spesso verso importanti siti storici e naturali dell’Angola.
 
Le bellezze dell’Angola sono numerose, ma le più attraenti sono anche le più famose, come le Cascate di Kalandula, la fenditura di Tundavala, il Parco di Kissama, la regione del Namibe, etc. 
Personalmente, ritengo che Luanda sia una delle più belle città africane, meritevole di per sè di una visita.
 
Ed anche la popolazione angolana, col suo incredibile mix di allegria e drammaticità, sia una delle più affascinanti dell’intero continente».
 
Ambasciatore, in anteprima per i nostri lettori, quale sarà il tema del suo prossimo libro?
 
«I pochi libri che ho scritto nascono da ispirazioni del momento, e non sono studiati a tavolino con largo anticipo. Sarei orientato, se mi riuscirà, a un nuovo libro di brevi racconti ironici, come Nel Paese chiamato Alberi, ediz. Albatros, che conoscono davvero in pochi intimi. Magari augurerei al mio prossimo libro del genere un maggiore successo in termini di lettori».
 
 
Federica, da circa tre anni Lei vive a Luanda, come addetta alle attività sociali e di Cooperazione dell’Ambasciata d’Italia, toccando tematiche di salute, educazione, cultura, diritti umani, territorio e relazioni internazionali. Come autrice della Guida per Viaggiare in Angola, quanto emerge dalla sua esperienza, professione e viaggio alla conoscenza di questo paese? Con quale modalità? 
 
«Se mi chiamassi Colombo direi che l’Angola è stata la mia America. 
Una scoperta – inaspettata, come quella del navigatore genovese – che quotidianamente si rinnova al ritmo sincopato del kuduro (danza locale ndr – ci si chiede se sia trasmesso in filodiffusione per l’intera città) delle urla dei candongueiros (taxi collettivi locali), delle mamãs che vendono il pesce, di un  semba improvvisato all’ombra di un imbondeiro (baobab ndr). 
 
L’Angola non si trattiene, non si contiene, non filtra e dimostra sin da subito, con una certa carica magnetica, il suo carattere fermo e vivace. 
Il viaggiatore, infatti, non può fare a meno di sentirsi immerso in un universo – o meglio “pluriverso” – che è il risultato di tante micro realtà, accomunate però da uno spirito autentico di riconoscimento identitario e da un profondo rispetto nei confronti della Propria Terra. 
 
Grazie alla mia esperienza lavorativa sin da subito sono riuscita ad entrare nel vivo di alcune questioni che questo Paese sta affrontando.
 
Temi quali la salute, l’educazione e i diritti umani sono così essenziali e urgenti che attirano l’attenzione e stimolano all’impegno e al lavoro congiunto. 
 
Chiaramente una sensibilità personale c’è in ogni mio scatto, c’è nell’essere testimone della vaccinazione di centinaia di bambini contro la poliomielite, c’è nell’assistere le donne di un villaggio mentre pescano, c’è nell’accompagnare un’associazione in un percorso di rafforzamento interno, c’è nel fare l’albero di Natale con i “meninos de rua”, c’è nelle campagne di sensibilizzazione contro l’HIV, c’è nel promuovere borse di studio per studenti angolani e c’è nell’intensificare lo scambio umano e professionale con questa Grande Terra d’Angola. 
 
Queste attività, apparentemente non legate tra loro, nel tempo si sono intrecciate e mi hanno svelato una mappa di significati percorribile in più sensi. Per la Guida ho quindi deciso di seguire questi percorsi, tracciati semplicemente vivendo.
 
A tal proposito, il lettore noterà facilmente che questa Guida, fin dal suo concetto base, non si limita a pubblicare informazioni dettagliate circa i “dove”; i “come” e i “quando” ma apre continuamente delle finestre narrative legate alla storia, alle curiosità, alle tipicità e alla contemporaneità dell’Angola. 
Spero con le mie foto di esser riuscita ad esprimere l’eccezionalità di un istante e la carica espressiva di questo Paese». 
 
 
“Happiness is real only when shared” (La felicità è autentica solo quando condivisa), celebre frase del film Into the Wild, e che richiama al principio filosofico africano UBUNTU ( io sono perché noi siamo). Comunicare in e da terre lontane da casa, condividere gioie e dolori, cultura e identificazione, è contribuire alla scrittura di un’antica narrazione, chiamata in origine diario di viaggio, in seguito turistico, fino alla descrizione di ciò che è altrove, distante. In tal senso, Federica, cosa ha voluto trasmettere e condividere attraverso i suoi scatti, di questi luoghi d’Angola, con il lettore della Guida? 
 
«Spesso, quando si torna in Italia per ferie, ci si sente rivolgere, legittimamente, delle domande sull’Angola. Inizialmente, quando provavo a rispondere, mi accorgevo che la mia capacità di racconto non sposava i tempi rapidi di risposta previsti dalla colloquialità, inoltre notavo che troppo spesso il mio interlocutore era spaesato e quindi giustamente, per cercare di orientarsi, faceva ricorso a clichés o a stereotipi di varia natura. 
 
Piano, piano ho smesso di raccontare. Non che ad ogni domanda una persona debba dare risposte articolate di un’ora, ma racchiudere in poche parole l’intensità di quei luoghi mi sembrava un atto di poco rispetto tanto nei confronti della capacità e delle sfaccettature dell’Angola quanto verso l’intelligenza del mio interlocutore. 
 
Per sopperire a ciò avevo ideato un volantino sul quale riportare le F.A.Q.  e scrivere già le risposte da distribuire per soddisfare la curiosità dei più – di quelli che non si prendevano almeno 30 minuti per dialogare insieme, intendo. 
 
Ben oltre i confini del progetto del volantino, c’è la Fotografia e con sé questa Guida. 
 
Nonostante la distanza, infatti, le mie fotografie, grazie alle autostrade digitali, arrivavano in Italia con maggiore impatto e spesso ricevevo mail di amici i quali, incuriositi dallo scatto, mi chiedevano informazioni sulle genti e sui luoghi che, per qualche strana associazione, avevano colpito il loro occhio, quello dell’anima. 
 
La grande soddisfazione sta proprio in questo, quando una foto ha il potere di fermare il tempo di una persona per portarla altrove è lì che il racconto ha inizio. Se dapprima ammiravano solo l’immagine, magari per i colori sensazionali, in seguito si soffermavano sull’istante catturato e spesso mi rivolgevano domande di interesse.
 
Questa Guida è quindi il mio personale contributo alla stesura di un racconto tra due Paesi – è il tentativo di portare un po’ di Angola in Italia facendolo attraverso la condivisione del suo immenso patrimonio quotidiano di immagini».   
 
Secondo Lei, Federica, come si può allineare il senso di felicità condivisa come un invito al viaggio in Angola, ben oltre la sua recente storia e gli indicatori di sviluppo finora resi noti? 
 
«In questo momento storico, più che mai, dovremmo volgere alla condivisione non solo per superare le contingenze avverse ma per riscoprire quel senso di comunità e di rete che unisce le persone piuttosto che “solitudinizzarle”. L’essere solo è, infatti, a mio avviso, la grande peculiarità dell’uomo contemporaneo nei macro sistemi delle società occidentali. 
 

A dispetto di altri indici, in Angola il tasso di condivisione, per lo meno in base alla mia percezione, è molto alto. Nei musseques, nelle aree rurali, nelle cittadine si conserva l’aspetto associativo, la popolazione è molto gentile e aperta agli stranieri.
 
A Luanda, come in ogni capitale, i ritmi sono incalzanti e più sincopati, la città è il respiro continuo della dea del mare (Kianda) che cambia volto ogni giorno.  
 
Un viaggiatore in Angola, per apprezzarne davvero il potenziale deve muovere verso itinerari e luoghi che hanno la capacità di rigenerare quel senso d’intima connessione con la Natura e con gli altri – questo io intendo per felicità condivisa – spesso opacizzato. L’Angola ha un carattere inaspettato, improvvisamente è infatti in grado di svelare tutta la sua energia –  le cascate di Kalandula in questo sono uno squisito esempio di stupefazione, e conquistare cosi i suoi turisti. 
 
La sfida è quella di far proprie queste sensazioni cosi da poterle condividere una volta tornati nei luoghi di appartenenza, ammorbidire eventuali maglie di  indifferenza e tessere la lana calda dello scambio umano e della comunione». 
 
L’occhio del fotografo cattura con il suo sentire un aspetto della realtà che lo circonda. Nella sua esperienza fotografica in Angola, quale, fra i numerosi scatti, testimonia più intensamente la sua attenzione, tale da condividerla con i nostri lettori e perché?
 
«L’Angola è un set fotografico a cielo aperto, l’aspetto interessante è che al di là del proprio sentire, altre tensioni vengono stimolate. Personalmente sono molto attratta dai contrasti umani, architettonici e naturali. Questa mia predilezione è stata declinata in Angola con la componente del racconto documentale e quindi con l’incontenibile curiosità di seguire le persone nelle loro attività quotidiane e di coglierne, in questo, la loro essenza. Quindi sguardi, mani, ombre e luci sono diventati i miei soggetti di interesse, il tutto su sfondi di bellezze paesaggistiche che conservano il loro carattere autentico dal fascino ancestrale».
 
 

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In 200 mila a Roma, prova di forza del Centro destra: «Noi e voi cambieremo la storia di questo paese»

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«Elezioni, elezioni, elezioni»: è il coro che si alza dal popolo del centrodestra in piazza San Giovanni a Roma, per la manifestazione «Orgoglio Italiano!», promossa dalla Lega e a cui hanno aderito anche Fratelli d’Italia e Forza Italia.

«Sarà un pomeriggio non di rabbia e violenza. Qua c’è l’Italia che lavora, che soffre, che sogna, che spera. Questa piazza incredibile non è qua solo per Matteo Giorgia e Silvio. Qua oggi c’è l’Italia vera», ha detto il leader della Lega Matteo Salvini, aprendo gli interventi dal palco allestito per l’occasione

Un grande prova di forza del centro destra che è riuscito a portare in piazza oltre 200 mila persone. Salvini ha parlato anche di festa nazionale vista la grande partecipazione.

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«Un piazza così non l’ho mai vista» – esordisce così Salvini prima di presentare Silvio Berlusconi «lui si che di battaglie ne ha fatte». 

«Qua oggi c’è l’Italia vera. Vedervi da qua è una cosa emozionante, sapere che c’è gente che continua ad arrivare, sarà un pomeriggio non di rabbia, di cattiveria, di estremismo di violenza, ma dell’Italia che lavora, che sogna che spera», afferma Matteo Salvini, aprendo la manifestazione di San Giovanni.

In piazza risuonano le parole a squarciagola dell’Inno di Mameli. Al termine, applausi e cori “elezioni subito”

Un Berlusconi commosso ha ricordato quando 15 anni fa nella stessa piazza fu organizzata una manifestazione contro le tasse messe da Romano Prodi: «All’amore per le tasse ora la sinistra del nuovo governo ha aggiunto anche quello per le manette. Siamo qui per dire no al governo più di sinistra che l’Italia ricordi e per combattere il giustizialismo del movimento cinque stelle e del governo delle 5 sinistre». (NdR – La quinta sinistra è la magistratura)

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Berlusconi ha sottolineato come il centro destra in Italia sia la maggioranza e che questo governo non è stato votato dai cittadini.

Particolarmente incisivo l’intervento di Giorgio Meloni leader di Fratelli d’Italia più volte applaudita dalla folla.

Giorgia Meloni spara subito contro il sindaco di Roma, «la capitale merita di più» e poi partono le bordate sul governo, «la sinistra ci dice o voti noi oppure non voti, e non è il caso che il primo provvedimento calendarizzato sia la legge Boldrini che vuole dare la cittadinanza agli immigrati».

«La cittadinanza italiana non si regala, – continua Meloni –  non è un diritto ma un premio per chi rispetta le nostre leggi e la nostra identitaà se vi sentite offesi dal chiese crocefisso non è qui che dovete vivere. Noi difenderemo l’Italia, la patria e la famiglia. Ci batteremo contro l’islamizzazione dell’europa»

Meloni si commuove un pochino quando viene interrotta al grido di «Giorgia Giorgia». Sull’immigrazione: «vogliono portare qui gli immigrati per avvantaggiare i grandi poteri economici, perché conviene far sbarcare le masse clandestine per avere del lavoro a basso costo, così i ricchi diventano sempre più ricchi e i lavoratori italiani più poveri. Il governo ha deciso di costruire il più grande campo profughi d’Europa in italia»  

All’inizio del comizio Matteo Salvini lancia le parole di Oriana Fallaci recitate da Katia Ricciarelli. Il pubblico silenzioso ascolta con attenzione.

«Vi dico grazie perché date un senso al lavoro che facciamo. Vi abbraccio uno per uno, fatevi un applauso»Esordisce Salvini che continua «Noi e voi cambieremo la storia di questo paese. Voglio per i nostri figli un’Italia più sicura e più pulita, Zingaretti e la Raggi devono andare a casa»

«Il centro destra governa 10 regioni e centinaia di comuni, e dove ci sono i sindaci della lega i clandestini non arrivano più». 

Salvini ha difeso a spada tratta le forze dell’ordine ed è stato morbido sulla magistratura. «Voglio un paese dove lo stupratore e il pedofilo vengano puniti severamente».

L’attacco a Beppe grillo «non vuole far votare gli anziani? e domani i Disabili? e poi?» – ironizza Salvini

«Torneremo al governo dalla porta principale e grazie al consenso degli italiani» – tuona Salvini coperto di cori e applausi.

Su Renzi: «È un genio incompreso, non mi sono abbassato al suo livello, io torno a casa dai miei genitori incensurati»

Sull’immigrazione: «ho dimostrato che l’immigrazione si può fermare, meno migranti meno morti. Accoglienza si, ma nel rispetto delle nostre regole, non siamo noi a dover cambiare il modo di vivere, i nostri simboli non si toccano»

Sull’Europa: «Voglio vivere in un paese libero senza dover attendere la telefonata della Merkel e di Macron prima di decidere sulla sorte del mio paese, noi siamo amici di tutti ma schiavi di nessuno»

Cita Einaudi sulle tasse, «solo un cretino può pensare di recuperare le tasse vessando il commerciante o l’artigiano con uno Stato di polizia, il PD e i cinque stelle sono i partiti delle tasse»

Ha ricordato i finanziamenti stanziati dal suo governo per l’operazione «scuole sicure», e invocato l’elezione del capo dello Stato direttamente dai cittadini.

«Fuori la politica dalla chiesa e dalle scuole, italiani su la testa»ha incalzato Salvini verso la fine del suo intervento

«Noi oggi non siamo pochi, siamo moltissimi, io vi chiedo di portare nella piazze italiane la certezza che riprenderemo per mano questo splendido paese per dare a nostri figli l’Italia che ci hanno lasciato i nostri padri e i nostri nonni»ha concluso il leader della Lega. 

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Il Tribunale da torto a Roberto Fico, la colf era pagata in nero. Quelli delle manette agli evasori

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Avanti con gli slogan: manette agli evasori, giustizia, apriremo il parlamento come una scatoletta di tonno, mai con Renzi e il Pd e con quelli di Bibbiano.

Peccato che quelli del movimento cinque stelle parlano bene ma razzolano molto male e alla fine i primi a non pagare le tasse sono proprio loro.

Dopo i dipendenti fantasma di Di Maio senior e quelli del papà di Di Battista, che hanno fatto arrossire di vergogna i figli – adesso la triade è completa.

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A certificarlo ora è anche un tribunale. Il presidente della Camera Roberto Fico ha una colf pagata in nero.

La pietra tombale sulla vicenda arriva per via giudiziaria, e per la terza carica dello Stato è un clamoroso autogol.

Era stato lo stesso Fico a chiedere che la magistratura facesse chiarezza sulla vicenda dei due lavoratori che saltuariamente e senza contributi di casa dalla fidanzata di Roberto Fico, alle prese con un grave problema di salute per fortuna alle spalle.

Come si ricorda sul caso era intervenuta la trasmissione Le Iene che aveva rivelato l’inghippo documenti, carte e le solite testimonianze registrate.

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Fico, che si era anche sentito diffamato dalla vicenda. Peccato che per i giudici la trasmissione abbia riportato solo la pura e semplice verità. A casa di Roberto Fico c’era almeno una collaboratrice domestica che veniva pagata irregolarmente, senza contributi e senza pagare le tasse.

Esattamente il genere di evasione fiscale che l’anima più giustizialista del Movimento ha deciso di combattere.

Fico quando era stato preso con le mani nella marmellata aveva replicato scocciato: «smentisco tutto,  si tratta di un rapporto di amicizia».

Ma, come detto alla fine i giudici gli hanno dato torto.

Imma e Roman ora non lavorano più per lui, secondo Le Iene al loro posto c’è un collaboratore regolarmente retribuito. Ma è tardi per rifarsi una verginità. Roberto Fico passerà alla storia per aver detto no all’auto blu e sì alla colf in nero.

L’ennesimo peccato originale della casta di moralisti che doveva cambiare l’Italia e ha finito per cambiare più alleati che idee.

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Olanda: vivono in cantina per 9 anni in attesa dell’apocalisse

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Questa incredibile storia arriva dalla provincia di Drenthe (Olanda), e sta facendo il giro del mondo.

I media Olandesi hanno rivelato che un’intera famiglia ha vissuto per ben 9 anni rinchiusa nello scantinato di una fattoria isolata che si trova nel villaggio di Ruinerwold in attesa della fine del mondo.

Tutto è venuto alla luce grazie al figlio maggiore che, fuggito dalla fattoria, si è recato in un pub del vicino villaggio, ha ordinato delle birre e ha detto di aver bisogno d’aiuto.

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Era visibilmente confuso, sporco e vestito di stracci.

La polizia si è recata immediatamente sul posto: in uno scantinato, il cui ingresso era nascosto dietro una credenza, gli agenti hanno trovato un uomo di 59 anni allettato a causa di un ictus e i suoi 5 figli (di età compresa tra i 18 e i 25 anni).

L’uomo è stato arrestato, ma non è ancora chiaro se abbia costretto i ragazzi a vivere reclusi.

Quello che è emerso è che i ragazzi non risultano registrati all’anagrafe e non hanno mai frequentato la scuola: addirittura questi non sapevano che il mondo fuori da quella cantina fosse abitato.

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Per quanto riguarda la madre, la polizia teme che possa essere morta e che sia stata sepolta nella stessa fattoria.

Per fare maggiore chiarezza su questa misteriosa vicenda sono stati interrogati alcuni vicini ed il sindaco del villaggio: qualcuno di loro sostiene che l’uomo non sia il padre dei ragazzi e che non sia neppure il proprietario della fattoria. Per quanto riguarda la madre, pare che sia morta prima del loro arrivo in fattoria.

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