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Italia ed estero

Caso Ilaria Alpi: i segreti restano segreti

Il 20 marzo 1994 la giornalista Ilaria Alpi e l'operatore Miran Hrovatin vennero assassinati da un commando di somali. Dopo vent'anni, non sappiamo ancora chi siano gli esecutori e i mandanti del duplice omicidio. Ma negli ultimi mesi, dopo che alcuni documenti che riguardano il caso sono stati resi pubblici, sono emersi particolari sempre più inquietanti.

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Il 20 marzo 1994 la giornalista Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin vennero assassinati da un commando di somali. Dopo vent’anni, non sappiamo ancora chi siano gli esecutori e i mandanti del duplice omicidio. Ma negli ultimi mesi, dopo che alcuni documenti che riguardano il caso sono stati resi pubblici, sono emersi particolari sempre più inquietanti.

Ilaria Alpi venne uccisa mentre si trovava a Mogadiscio. L’inviata del TG3 non era lì solo per seguire la guerra civile somala. Stava indagando su un traffico di armi e rifiuti tossici illegali.

Insieme a Hrovatin, la Alpi aveva infatti scoperto un traffico internazionale di veleni, rifiuti tossici e radioattivi prodotti nei paesi industrializzati e scaricati nei paesi poveri dell’Africa, in cambio di tangenti e armi offerte ai gruppi politici locali. Ilaria venne uccisa prima che potesse raccontare “cose grosse”, come aveva annunciato alla Rai poco prima dell’agguato mortale.

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Non è stata una rapina. Si vede che sono andati in certi posti in cui non dovevano andare”, commentò a caldo Giancarlo Marocchino, imprenditore italiano presente sul posto dell’agguato. Ma la verità fatica a venire a galla. Gli anni passano, e solo nel 2003, la Camera dei Deputati istituisce un’apposita commissione parlamentare di inchiesta per indagare sulla morte dei due giornalisti.

Nel 2006, la commissione concluse i suoi lavori con tre relazioni contrapposte, una approvata a maggioranza e due di minoranza. Nella relazione di maggioranza si sosteneva l’ipotesi che l’omicidio fosse avvenuto nell’ambito di un tentativo di rapina o di sequestro di persona, che si era concluso solo fortuitamente con la morte delle vittime.

La Commissione non approfondì però la possibilità che l’omicidio potesse essere stato commesso a causa delle informazioni che la Alpi aveva raccolto sul traffico di armi e di rifiuti tossici, che apparentemente avrebbero coinvolto anche personalità dell’economia italiana.

Nel 2011, venne però annunciata la riapertura del caso. All’interno della più ampia inchiesta sulle navi dei veleni e sul traffico transfrontaliero dei rifiuti tossici e radioattivi, la Commissione parlamentare di inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti ha riaperto le indagini sulla morte di Ilaria Alpi.

E dal 23 maggio sono stati desecretati alcuni documenti che riguardano il caso, anche grazie all’impegno della presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini.

Dai primi fascicoli desecretati emergono subito elementi che avrebbero meritato di essere approfonditi dalle autorità italiane. Fin dal maggio del 1994, il Sisde, il servizio segreto interno, avanzava l’ipotesi che Ilaria e Miran avessero scoperto un traffico di armi.

Secondo notizie provenienti dalla Somalia, la nave della cooperativa italo-somala ‘Somalfish’ avrebbe trasportato armi di contrabbando per la fazione Ssdf (Somali salvation democratic front) di quella città (Bosaso, ndr). Quanto sopra sarebbe emerso nel corso dell’ultimo servizio effettuato dalla giornalista italiana Ilaria Alpi in quella zona, prima di venire uccisa molto probabilmente perché qualcuno avrebbe avvertito i capi contrabbandieri”, questa la nota del Sisde.

È una storia di occultamenti quella per portare alla luce la verità sulla morte della giornalista italiana. L’ultima conferma di questo lavoro di depistaggio viene da un recente articolo de La Stampa, che concentra l’attenzione dell’operato di un agente del Sismi.

Nei giorni in cui fu cui fu assassinata la Alpi, quasi tutto il contingente italiano era tornato in Italia. Restava a Mogadiscio un ultimo agente dei servizi segreti, nome in codice “signor Alfredo”. Tutte le sere l’agente inoltrava via fax il suo rapporto a Roma. Che veniva puntualmente riscritto e battuto a macchina allo stato maggiore del Sismi. E puntualmente, in quest’opera di riscrittura, scomparivano i riferimenti all’omicidio.

Tra le frasi più importati oggetto dello “sbianchettamento”: “Appare evidente la volontà di Unosom (il comando delle Nazioni Unite dispiegato in Somalia, ndr) di minimizzare sulle reali cause che avrebbero portato alla morte della giornalista italiana e del suo operatore”. E ancora: “Unosom sta orientando le indagini sulla tesi della tentata rapina e della casualità dell’episodio”.

Perché il Sismi si affrettò a sbianchettare i rapporti del suo agente in Somalia? Come afferma Mariangela Gritta Grainer, ex parlamentare che aveva partecipato ai lavori della Commissione parlamentare e oggi portavoce dell’associazione che porta il nome delle giornalista, “È ormai evidente che c’è stato un lavoro di occultamento e depistaggio. Ora si tratta di capire chi lo ha fatto e chi ha dato l’ordine di farlo”.

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L’ONG Open Arms, rinviata a giudizio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

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La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per il comandante della Proactiva Open Arms, Marc Reig Creus, e per il capo missione, Ana Isabel Mier.

Ad essere contestata l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La notizia viene riportata oggi sul quotidiano Libero.it del direttore Vittorio Feltri

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La richiesta è stata sostenuta dalla procura di Ragusa che non ha ben visto quanto accaduto nel marzo del 2018 quando la ong spagnola si trovò al centro di una crisi internazionale per il salvataggio di alcuni migranti in mare.

A rafforzare la contestazione ci sarebbero alcuni riscontri.

A quanto pare la Proactiva Open Arms avrebbe imposto all’Italia lo sbarco dei migranti soccorsi in mare ignorando le sollecitazioni arrivate dal Centro di coordinamento italiano e le indicazioni di Madrid che indicava al comandante e al capo missione di chiedere uno sbarco a Malta.

Da La Valletta era stato accordato uno “medevac”, ovvero l’evacuazione medica urgente per tre migranti che necessitavano di cure immediate.

Nella richiesta di processo, il procuratore capo Fabio D’Anna e il sostituto Santo Fornasier, hanno sottolineato che lo Stato italiano è diventato vittima di una violenza privata con il fine di “favorire l’immigrazione clandestina”

Non solo, a inchiodare l’ong ci sarebbero alcune registrazioni effettuate con le videocamere.

I membri dell’equipaggio, dopo aver raggiunto l’imbarcazione in avaria dei migranti, avrebbero urlato: “We go to Italy”, “Andiamo in Italia

Una frase che avvalora la tesi del mancato rispetto delle indicazioni italiane e spagnole.

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Violenza sulle donne, il Codice rosso diventa legge. Il revenge porn e il matrimonio obbligato diventato reati

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Con 197 sì e 47 astenuti (tra cui Leu e Pd) il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge sulla tutela delle vittime di violenza di genere e domestica.

Si tratta del cosiddetto Codice Rosso che a breve verrà pubblicato in Gazzetta ufficiale: il testo modifica codice penale, codice di procedura penale e altre disposizioni di legge in materia di violenza sulle donne.

Il Codice Rosso accelera l’iter dei procedimenti che riguardano i casi di violenza, a partire dalla denuncia che avrà una corsia preferenziale.

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Più veloci saranno anche le indagini con l’obbligo di attivazione da parte della polizia giudiziaria alla notizia di reato per la comunicazione immediata al pubblico ministero, che da parte sua avrà l’obbligo di sentire la vittima entro tre giorni.

Con la nuova legge inoltre una donna avrà ben 12 mesi a disposizione anziché i 6 attuali.

Per la violenza sessuale le pene salgono a 6-12 anni, quando la reclusione minima è di 5 anni e quella massima di 10. La violenza diventa aggravata in caso di atti sessuali con minori di 14 anni a cui è stato promesso o dato denaro o qualsiasi altra utilità.

Per lo stalking la reclusione passa dai 6 mesi-5 anni al minimo di un anno e massimo di 6 anni e 6 mesi.

Il cosiddetto Revenge Porn diventa reato: chiunque invii, pubblichi o diffonda foto o video di contenuto sessualmente esplicito di una persona senza il suo consenso, rischia da uno a sei anni di carcere e una multa da 5.000 a 15.000 euro.

La stessa pena si applica anche a chi riceve le immagini e le diffonde a sua volta. La pena viene aumentata se l’autore della vendetta è il coniuge (anche separato o divorziato), un ex o se i fatti sono avvenuti con strumenti informatici.

Per i maltrattamenti in famiglia, la reclusione passa dagli attuali 2-6 anni a 3-7 anni; la pena è aumentata fino alla metà se il fatto avviene in presenza o ai danni di un minore, di una donna in gravidanza, di un disabile oppure se l’aggressione è armata.

Sui casi di aggressione a una persona, con lesioni permanenti al viso fino a deformarne l’aspetto, il responsabile è punito con la reclusione da otto a quattordici anni. Ergastolo se lo sfregio provoca la morte della vittima. Per i condannati sarà più difficile ottenere benefici come il lavoro fuori dal carcere, i permessi premio e le misure alternative.

Gli ingressi in pronto soccorso per violenza o maltrattamentiverranno classificati come codice rosso e trattati in via prioritaria.

Verrà punito infine chi induce un qualcun altro a sposarsi, anche con unione civile, usando violenza, minacce o approfittando di un’inferiorità psico-fisica o per precetti religiosi.

In una nota, il ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno afferma che la legge Codice Rosso rappresenta il massimo che si può attualmente fare sul piano legislativo per combattere la violenza sulle donne e di uno strumento importante con il quale “si vuole scongiurare che le donne stiano mesi o anni senza ricevere aiuto”.

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Epidemia di Ebola in Congo: 1.665 morti, fra cui 750 bambini

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In Congo, 750 bambini sono stati colpiti dal virus Ebola (31% dei casi) ed il 40% ha meno di 5 anni.

Fino ad oggi quasi 2.500 persone sono state contagiate nel focolaio in corso, di cui 1.665 sono morte.

Lo ha reso noto Marixie Mercado, portavoce dell’Unicef al Palazzo delle Nazioni a Ginevra, dopo una missione nella Repubblica Democratica del Congo, a Kivu Nord e Ituri, le due province colpite dal virus, e a Goma, Beni, Butembo e Bunia.

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“Questa epidemia, ha avvertito Mercado, sta contagiando un maggior numero di bambini rispetto alle precedenti. Al 7 luglio, si erano verificati 750 contagi fra i bambini. Questo numero rappresenta il 31% del totale dei casi, rispetto a circa il 20% nelle epidemie precedenti. I bambini piccoli, con meno di 5 anni, sono particolarmente colpiti e a loro volta stanno contagiando le donne. Fra gli adulti, le donne rappresentano il 57% dei casi”.

Mercado ha inoltre sottolineato che il tasso di mortalità della malattia per i bambini con meno di 5 anni è del 77%, rispetto al 67% di tutti i gruppi di età: “Prevenire i contagi fra i bambini deve essere al centro della risposta all’Ebola”, ha affermato.

L’intensa attenzione dei media e le comunicazioni professionali per gli operatori sanitari per quanto riguarda l’epidemia africana nell’ovest, dimostra che i servizi di sanità pubblica dell’UE sono altamente consapevoli e preparati per la possibilità di pazienti infettati dal virus Ebola in Europa.

L’ECDC, in ogni caso ha fatto sapere che sta monitorando strettamente lo sviluppo di questa epidemia.

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