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Trento

Padri separati da Tutto: io e me, da soli… La storia di Alberto

Sono racconti che riportano fedelmente quanto raccolto nei vari confronti con i padri separati che si sono rivolti al CAPST (Centro Aiuto Papà Separati del Trentino), un Centro nato per aiutare i genitori durante la fase della separazione.

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Sono racconti che riportano fedelmente quanto raccolto nei vari confronti con i padri separati che si sono rivolti al CAPST (Centro Aiuto Papà Separati del Trentino), un Centro nato per aiutare i genitori durante la fase della separazione.

A questi uomini disperati stiamo cercando di restituire loro un po’ di speranza, sostenendoli nella difficile ricostruzione di una dignità umiliata per mancanza di affetto e di risorse economiche.

Alle donne che leggono queste microstorie di maschili fallimenti non si chiede di assolvere i comportamenti dei protagonisti, ma di fare uno sforzo per comprendere l’umana debolezza che noi maschi, chi più chi meno, ci portiamo dietro, e che a volte rende così complicato definire il nostro posto nel mondo.

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Ecco la storia di Alberto.

Se penso a quando l’ho conosciuta mi vengono ancora i brividi. In un momento, in uno sguardo, mi sono sfoderato da una vita agiata e senza incertezze per vivere da leone per qualche mese, da verme per un paio d’anni e da larva attualmente.

Avevo quarantacinque anni suonati, un’attività da artigiano specializzato, il fisico asciutto di chi gli arnesi se li portava da solo ed ancora reggeva ad un lavoro faticoso fin che vuoi, ma con tasse eludibili e tanti contanti in tasca, ed in più; una bella macchina, una bella casa, una moglie piacente e due figlie adolescenti.

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Dalle altre donne, a parte guardarle passare con la lubricità che ti insegnano da militare, ne traevo un piacere autarchico derivato dal gustare le acrobazie dei porno, che come tanti guardavo in abbondanza e di nascosto, anche se sapevo benissimo che era un tradimento virtuale, tollerato e compreso da mia moglie.

La mia compagna da venti anni… che per la sua provocatoria sfrontatezza poteva competere con le regine del sesso, dopo qualche anno di matrimonio ha scoperto una vocazione più appagante: fare la madre, e farla bene.

Aveva preso il mio posto Ridge di Beautiful, che non lascia i calzini fuori posto, non sporca e fa sognare, e quell’oretta pomeridiana con lui, in attesa che rientrassi dal lavoro, bastava al suo immaginario per consentirmi di mantenere l’ultraventennale ruolo dell’orsacchiotto di peluche, a cui, ancora da fidanzati, ero stato designato. Insomma tutto bene, avevo una vita come tanti altri.

Un giorno successero due fatti coincidenti: non avevo nulla da fare ed il bar vicino, il solito bar, quel giorno era chiuso. Io non ero abituato alle attese improduttive e l’incompetente e antipatica impiegata della ditta, scelta da mia moglie in quanto era la titolare, mi ha convinto a stare lontano dall’azienda fino a chiusura. A casa non c’era nessuno ed avevo voglia di un caffè.  

Le nubi nere del destino avevano creato un vortice apparentemente tranquillo, in mezzo al quale aveva posto: un bar, dove non andavo mai, ed una barista con qualche anno in più di mia figlia. Una barista che serviva cicuta.

Non so dirvi com’era perchè l’ho rimosso, ma a me è sembrata da subito bellissima, e siccome sono timido, ma mi sciolgo con il vino, ho iniziato a bere bianchi, l’ho fatta ridere, e sono stato mezza giornata con i gomiti appoggiati al bancone guardandola muoversi e innamorandomi sempre di più ad ogni calice. Da subito elessi quel locale al rango del mio solito bar, e ci tornai tutti i giorni successivi.

La tipa non mi guardava da padre o nonno, anzi, mi sfidava a comportarmi da  giovane, mi diceva: perché non metti l’orecchino? Perché non ti fai un tatuaggio ecc. Un pomeriggio (con quattro bianchi in corpo per farmi coraggio) la invitai a cena.

Accettò, e dopo aver creduto di aver fatto fessa mia moglie con scuse insulse e poco credibili, la portai sul Garda, dove cenammo, finimmo di ubriacarci in discoteca e non facemmo l’amore in macchina. La riportai a casa e mi diede un casto bacio sulla guancia che mi finì definitivamente. Ero cotto, ormai alla deriva…

Iniziai presto con i regali, dapprima infantili: cuscini con cuoricini, pupazzi con su scritto I love you, poi via via sempre più costosi. Con un anello arrivò il primo bacio, a letto ci finimmo dopo il Rolex.

Era anche costosa la tipa, ma veniva da un mondo dove erano, al pari dei buoi in un recinto, tutti omologati, povertà uniforme e forzata dedizione al partito: anima, corpo, e pochi beni personali… si può ben capire che dopo il crollo del muro avevano voglia di mangiarsi il mondo, e lei mi ha divorato tutto intero.

Diverse paure avevano iniziato ad affiancarmi, come una pattuglia di carabinieri con la sirena.
 

Paura di perderla, paura di essere scoperto da mia moglie, paura di dover rinunciare alla mia Ditta, che per motivi fiscali era intestata alla consorte… come tutto il resto delle mie proprietà, ed ovviamente all’epoca mi ero sposato in regime di separazione dei beni. Iniziai a lavorare di meno, a spendere moltissimo, a bere di più per farmi coraggio e scacciare i sensi di colpa.

Si sarà capito che non sono una volpe, infatti sono stato scoperto dopo qualche mese di trionfi sessuali e baldorie notturne. Quasi subito arrivò la lettera dell’avvocato.

In quel momento mi passò davanti tutta la vita coniugale a partire dal primo bacio in macchina sotto un temporale, il matrimonio, la nascita delle figlie, il battesimo, la prima comunione, le prime pagelle, la nostra nuova casa.
Poco male pensai, mi rifarò una vita, con una ragazza giovane, bella e onesta lavoratrice, devo solo dirgli che sono sposato…

La giovane, bella e onesta lavoratrice mal digerì la notizia, visto che intendeva impalmarmi da subito per la cittadinanza, e su questo ero d’accordo, ma quello che determinò la sua sciabolata alla fune del nostro legame, che mi illudevo indistruttibile, fu quando seppe che la ditta, la casa e la macchina erano intestate a mia moglie (maledetto commercialista), e non vi era comunione dei beni. In più, la separazione era per colpa, e quella sì era mia.

Sono così riuscito a farmi lasciare da quattro donne in pochi mesi, considerando anche le due figlie che mi hanno cancellato dalla loro vita interiore e adesso si sentono felicemente orfane di un padre idiota.

Ho perso tutto, la spallata finale me l’ha data l’alcool, compagno difficile, che dopo aver alleviato la solitudine iniziale, amplificando almeno i bei ricordi, mi ha creato grossi problemi sul lavoro, visto che sono finito sotto padrone. La barista ha sposato un commercialista della mia età, ha un Suv nuovo e non lavora più.

Ho nostalgia di mia moglie e delle mie figlie, specie di loro due che non mi vogliono più vedere e sentire, visto che erano già grandi per capire, ma ancora troppo piccole per comprendere.
Non ho nostalgia del mio periodo da leone di cui mi sono rimaste solo le macerie della mia anima, un tatuaggio e uno stupido orecchino.

Alberto ha smesso di bere, la figlia grande ha manifestato il desiderio di rivederlo (per la piccola ci vorrà più tempo) lavora di nuovo e vi è stata una revisione della quota di mantenimento. Quando, dopo la nostra lunga chiacchierata, siamo usciti dalla sede del CAPST pioveva leggermente.

Alberto ha guardato in alto e ha fatto un cenno. In quel momento ho capito la fortuna di chi ha il dono della fede, era un cenno d’intesa, si erano capiti tutti e due. Accendendo il tergicristallo ho pensato che forse, da qualche parte, qualcuno si era anche commosso.   

garavellimario@gmail.com

CAPST, Centro Aiuto Papà Separati del Trentino
Per info: capst.tn.@gmail.com   tel. 3491135195

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