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Arte e Cultura

Sabrina Taddei, Open Viaggi: «i Trentini ora viaggiano di più»

Il turismo è una voce importante, quasi indispensabile nell'economia del territorio Trentino, ma il turismo non è solo quello che vede l'arrivo di chi non abita nella nostra regione, è anche formato dai trentini che viaggiano per piacere: il turismo "in uscita".

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Il turismo è una voce importante, quasi indispensabile nell'economia del territorio Trentino, ma il turismo non è solo quello che vede l'arrivo di chi non abita nella nostra regione, è anche formato dai trentini che viaggiano per piacere: il turismo "in uscita".

Che il turismo dell'accoglienza, quello "in entrata", sia analizzato e studiato costantemente è una cosa quasi scontata, ma cosa succede nel mercato di quello "in uscita"? Com'è cambiato il turista trentino negli ultimi venti o trent'anni? Come e dove viaggia?

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Per rispondere a questa nostra curiosità, ci è venuta in aiuto Sabrina Taddei, titolare della Open Viaggi Vacanze: una realtà nel mondo del turismo sin dalla fine degli anni '70. Chi meglio di loro poteva aiutarmi nel ricostruire l'identikit del turista trentino e di com'è cambiato dagli anni '80 a oggi?

Sabrina ci accoglie nel suo ufficio all'interno dell'Agenzia, la grande scrivania dominata dal computer, compagno di lavoro irrinunciabile al giorno d'oggi, nell'angolo Nina, il suo cane, sonnecchia nella sua cuccia, con un occhio chiuso e uno aperto, pronta ad accogliere chiunque entri.

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Ciao Sabrina, innanzitutto ti ringrazio della disponibilità, e parto subito con una domanda secca: com'è cambiato il vostro lavoro dagli anni '80, quando quest'agenzia era agli inizi, ad oggi?

«Sicuramente era molto diverso allora: il grosso del lavoro era proprio l'organizzazione dei viaggi, che fossero di piacere o di lavoro, trovare le soluzioni migliori sia per il viaggio che per l'ospitalità. Eravamo costantemente al telefono dalla mattina alla sera».

Da questo punto di vista l'informatizzazione vi ha aiutato molto?

«Sicuramente! Come tutte le cose ha il suo lato positivo e il suo lato negativo, ma negli ultimi anni abbiamo toccato con mano l'evolversi del mercato del turismo, quanto siano aumentati il numero dei voli, le destinazioni raggiungibili e di conseguenza l'offerta disponibile. Se non avessimo il computer saremmo perse: ora in un nano secondo otteniamo quelle informazioni che una volta dovevamo cercare chiedendo alle persone giuste, sperando di trovarle le persone giuste».

Una volta di più internet ha reso il mondo "più piccolo"?

«Questo è sicuro, ma ha anche un po' appiattito tutto: una volta se prenotavi un quattro stelle avevi la certezza della qualità del servizio e delle strutture, ora è solo una questione di prezzo. In questo senso la "forbice" tra quello che erano gli hotel a basso costo e quelli di lusso, si è ristretta e la differenza di trattamento è quasi impercettibile. Per avere qualcosa in più si deve spendere molto, ma molto più della media.

Per assurdo – continua Sabrina Taddei – spesso l'offerta migliore e più qualitativa la danno gli hotel più piccoli, non è raro infatti che un hotel quattro stelle a colazione ti serva un succo preconfezionato, mentre un piccolo boutique hotel abbia la proprietaria che lo prepara a mano, spremendo le arance una per una».

E il turismo trentino com'è cambiato dagli anni '80 ad oggi?

«E' cambiato molto. Negli anni '80 viaggiare costava molto di più: c'erano meno collegamenti aerei, i prezzi erano sicuramente molto più alti di oggi e le destinazioni raggiungibili direttamente erano poche. A quei tempi lavoravamo molto con i gruppi, per esempio i circoli aziendali, che oggi si rivolgono direttamente ai tour operator e con le famiglie: la vacanza era una questione familiare ai tempi.

Oggi invece abbiamo sempre più giovani che si rivolgono a noi, in controtendenza rispetto agli ultimi cinque o sei anni, in cui l'individualismo del "faccio tutto da solo con internet" era il mantra assoluto».

Il «turista fai da te» non va più di moda?

«Non è tanto una questione di moda, ma di realismo: è vero che oggi si può prenotare da soli un viaggio, dal biglietto aereo alle prenotazioni di alberghi e quant'altro, ma la gente si sta accorgendo delle piccole "trappole" di internet: nulla è a buon mercato senza un motivo.

Così magari, quando ci si scontra con la realtà di che stanza è, quella che avevamo visto così bella in internet, si capisce che non sempre è proprio quello che ci si aspettava».

Insomma un ritorno alle origini e la soddisfazione di vedere riconosciuta la propria professionalità, ma le mete di allora e di oggi sono cambiate molto?

«Le mete sono sempre più o meno quelle, certo, negli anni '80 il turista trentino aveva la passione per l'oriente, era la meta più ambita, ora con l'instabilità geo politica di quelle aree come Thailandia o Indonesia, la passione si è un po' spenta.

Ora come ora è il pacifico la meta che proponiamo di più, isole come Wanuatu, un vero e proprio paradiso con tutti i confort, ma poco conosciuto».

Volete fare un'offerta che cerca di trovare qualcosa di nuovo insomma?

«Sicuramente si! A ben vedere anche quello che pensi di aver già visto, ti offre sempre qualcosa di nuovo: se vai a Barcellona per tre o quattro giorni per esempio, non puoi dire di averla vista veramente, hai solo "assaggiato" la vera Barcellona, potresti tornarci altre cinque o sei volte e ad ogni viaggio scoprire qualcosa di nuovo.

Poi ovviamente c'è chi vuole andare in posti completamente nuovi, mai sentiti nominare, ma senza rinunciare ad un certo livello di comodità, per questo proponiamo Wanuatu, come ti dicevo prima, magari abbinata ad un periodo in Australia o in Nuova Zelanda o ancora in Tasmania, le possibilità sono quasi infinite, troppo spesso quello che manca è il tempo».

Vero, il tempo per visitare tanti posti, oggi come oggi non c'è e poi la crisi e la mancanza di soldi per le vacanze non facilitano il vostro lavoro, no?

«Penso che più che crisi, questa sia la nostra nuova quotidianità purtroppo, ma vediamo che proprio ora, con tutto quello che succede, con la paura, con i problemi economici, con tutto lo stress che accumuliamo e i timori per come sarà il nostro futuro, proprio ora i trentini forse viaggiano di più. Magari senza troppe pretese, del resto siamo pur sempre montanari, non abbiamo la passione per il lusso sfrenato, ma l'importante è staccare la spina, uscire dalla quotidianità che ci fa paura e visitare posti nuovi, vedere il mondo con occhi diversi. Penso che sia la medicina migliore in questi casi» – conclude Sabrina.

Nina si alza dalla cuccia, scodinzolando mi saluta anche lei, e ringraziando Sabrina per il tempo che mi ha concesso, non posso fare a meno di ripensare alle ultime cose che mi ha detto, la vacanza come cura allo stress della vita quotidiana.

A ben guardare in effetti non sono soldi "buttati" quelli in un viaggio, ma piuttosto "investiti", un investimento per la nostra cultura personale, per curare lo stress e gli effetti devastanti della routine quotidiana. Adesso dobbiamo solo chiedere l'aumento al nostro editore e poi quasi quasi, come si chiamava? Ah si, Wanuatu, magari una capatina …

a cura di Lorenzo Galasso

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