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Trento

14° mostra internazionale di architettura – biennale Venezia

Fundamentals architettura non architetti – 14. Mostra internazionale di architettura – la Biennale di Venezia dal 7/6 al 23/11/2014 – direttore artistico: rem koolhaas.

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Fundamentals architettura non architetti – 14. Mostra internazionale di architettura – la Biennale di Venezia dal 7/6 al 23/11/2014 – direttore artistico: rem koolhaas.

“la storia dell’ultimo secolo può essere scritta senza menzionare un solo architetto “di primo piano”. “Noi” siamo soltanto intrusi nelle storie nazionali sulle quali non abbiamo alcuna influenza.” rem koolhaas, stephan petermann

La 14. Mostra internazionale di architettura di Venezia è allestita principalmente ai Giardini e all’Arsenale, altre esposizioni nazionali ed eventi collaterali sono sparsi per la città. Sotto il titolo generale Fundamentals, si svolgono i tre temi di approfondimento espositivo: 1) absorbing modernity, tema condiviso dalle 66 esposizioni nazionali, che si confrontano con un secolo di storia, dal 1914 al 2014 “un secolo terrificante in cui quasi ogni paese è stato distrutto, diviso, occupato, sfibrato e traumatizzato, ciononostante è sopravvissuto…in queste narrazioni il ruolo dell’architettura è considerevole, ma forse non fondamentale quanto gli architetti auspicherebbero.” (rk).

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“Una cronologia 1914-2014 per aumentare la coerenza e rafforzare i collegamenti tra le presentazioni delle nazioni partecipanti, è stato chiesto loro di fornire immagini o documenti storici di quegli anni paricolarmente importanti per le loro mostre, presentati qui in ordine cronologico, formano una successione che racchiude una breve storia del mondo degli ultimi cento anni…” (dal catalogo); 2) elements of architecture, cioè il pavimento, la parete, il soffitto, il tetto, la porta, la finestra, la facciata, il balcone, il corridoio, il focolare, il gabinetto, la scala, la scala mobile, l’ascensore, la rampa, 15 elementi fondamentali che stanno alla base dell’architettura e sono esposti, analizzati, studiati attraverso la storia dalle origini ai giorni nostri, nel padiglione centrale ai Giardini; 3) monditalia, “l’attuale situazione dell’Italia come stato emblematico di un contesto globale in cui molti paesi sono in bilico tra il caos e la realizzazione della loro piena potenzialità.” (rk) alle corderie dell’Arsenale, dove, oltre alle esposizioni visive (41), vengono proiettati dei film ad esse collegati (82) e performance di Danza, Teatro, Musica e Video si susseguono dal vivo su pedane predisposte come se fossimo in strada, inscenando una complessità che trascende la parzialità dello specifico.

Un viaggio attraverso la geografia, dal nord Africa al crinale delle Alpi, accompagnati da una Tabula Peutingeriana ingrandita, appesa alla parete e dalle coordinate disegnate per terra, ai nostri piedi, all’incrocio di punti topografici: Siena 43°19’02’’N 11°19’54’’E, Roma 41°53’36’’N 12°28’58’’E.

Rem Koolhaas, direttore artistico, è un architetto-teorico olandese che ha fondato a Londra nel 1975 lo studio OMA (Office for Metropolitan Architecture), ha vinto prestigiosi premi, ha scritto “Delirious New York” (1978), “S, M, L, XL” (1995), ha esposto i suoi lavori in numerose mostre, dal 1995 insegna ad Harvard, nel 1999 fonda AMO, per indicare l’altra faccia dello studio che si occupa di teoria e ricerca.

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Una personalità multiforme, in grado di attraversare molte discipline. Da ricercatore non si lascia sfuggire l’occasione di lanciare delle provocazioni forti e di toccare, se possibile, il nocciolo della realtà. Non senza un salutare pizzico di ironia, giocata sulle coincidenze: OMA-AMO, 1914-2014 (che è anche il centenario dell’inizio della 1. Gruerra mondiale), FUNDAmenTALS, e gli accostamenti: la Tabula Peutingeriana (IV sec.) attraverso l’Italia di oggi, una “strada” che non può non ricordare la prima Biennale architettura di Paolo Portoghesi del 1980 dal titolo “La Strada Novissima”; la Piazza della Pace con l’Allegoria degli effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti davanti ad un ingresso fatto di sfavillanti luminarie… Monditalia, l’Italia è un caso specifico ma anche metafora mondiale: “l’Italia come un paese “fondamentale”, assolutamente unico, ma che al contempo presenta alcuni tratti condivisi, in particolare la coesistenza di immense ricchezze, creatività, competenze e potenzialità da un lato e di turbolenza politica dall’altro. Questo aspetto rende l’Italia un prototipo del momento attuale.” (rem koolhaas, ippolito pestellini laparelli)

Ci troviamo di fronte ad una grande mostra, che ha richiesto un tempo doppio, 18 mesi, rispetto a quello normalmente previsto, che cerca di attraversare le trasformazioni del territorio – architettura, urbanistica, geologia – in un momento molto critico della storia dell’uomo, nel quale è necessario ripensare il fare umano. I vari aspetti sono molto approfonditi con intelligenza e passione, introspezione antropologica. L’approccio settoriale e specialistico viene forzato e superato per concentrarsi sulla “condizione umana” che “dovrebbe” essere il “fine” delle azioni. Attraverso molte vicende italiane paradigma del mondo, attraverso cento anni, dal 1914 al 2014 in 66 Nazioni ed attraverso il tempo, dai primi focolai preistorici (riparo di Bolomor, Spagna, 228.000 anni fa) alle tecnologie digitali.

La storia è definita dal tempo che passa, una coordinata che si sposta in una sola direzione, o la ruota; ma la storia porta anche gli eventi “a livello”, come appiattiti nell’emersione contemporanea di passato e presente, le stratificazioni – oggi possibili con le potenti tecnologie che rendono la memoria quasi infinita – in modo da far emergere anche i pesi, i colori, le croste, il nudo… gli accostamenti sono potenti. In qualche caso sembra che la storia vada indietro… FUNDAMENTALS! Una visione non stereotipata dello spazio e del tempo, che nell’architettura sono il territorio e la storia.

In questa biennale ci sono anche gli edifici e le architetture, non per rifugiarvisi, ma piuttosto come testimonianze dalle quali partire, materiali di ricerca e di approfondimento.

Vediamo qualche esempio.

INNESTI – Padiglione Italia

E’ il pebaac – direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee servizio architettura e arte contemporanee del mibact – MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO – che presenta il padiglione Italia: 

 “Fare della qualità del progetto una condizione essenziale per le trasformazioni sostenibili del territorio, è uno dei temi prioritari che il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo pone alla riflessione comune quale concreta opportunità per legare all’imprescindibile azione di tutela del patrimonio culturale, quella di sostegno al percorso di un nuovo sviluppo economico e sociale. La qualità del nostro vivere quotidiano è da sempre legata alla qualità dell’ambiente, del paesaggio, dell’architettura: è quanto mai necessario oggi calibrare gli interventi di trasformazione, affinchè le espressioni della cultura contemporanea siano pienamente coerenti con la conservazione del patrimonio storico e con i più generali principi di sostenibilità e, allo stesso tempo riescano ad apportare un rinnovato valore ai luoghi sui quali si interviene, limitando all’essenziale il consumo di suolo.” (maria grazia bellisario)

Un grande imbuto immette nell’ingresso del padiglione Italia che presenta una ricerca sulla città di Milano. Cino Zucchi, curatore: “Un grande arco in acciaio ossidato la cui forma semplice genera risonanze multiple con quelle degli edifici esistenti, ma la cui geometria e dettagli costruttivi rivelano la modernità.” Innesti, reinterpretazione moderna della struttura classica di un determinato tessuto. “Grande capacità di incorporare e interpretare gli strati precedenti attraverso metamorfosi continue.” (maria grazia bellisario, direttore pebaac)

Cataloghi XIV Biennale Architettura

ESPOSIZIONI NAZIONALI (66 Paesi)

GIARDINI e CITTA’

STATI UNITI OfficeUS. All’interno del padiglione degli Stati Uniti è organizzato un ufficio nel quale un gruppo di architetti, appositamente incaricati, lavorano collegialmente su un archivio di 100 anni di progetti realizzati dagli studi di architettura americani nel mondo. “Lavoriamo partendo dal protocollo operativo degli studi – aspetto sempre presente nell’organizzazione degli studi professionali all’estero – mi dice un architetto che fa parte del team selezionato per questa ricerca – e confrontiamo determinate tipologie di edifici o interventi realizzati in questi ultimi cento anni nel mondo cercando di rilevare le peculiarità delle scelte progettuali e le trasformazioni che una data tipologia ha subito nel tempo per capire le implicazioni contestuali.

Ad esempio abbiamo notato che gli uffici dei consoli americani all’estero, nell’arco di questi ultimi cento anni, sono molto cambiati in un progressivo aumento dell’isolamento, della protezione del console rispetto all’esterno, con un notevole incremento dello spessore dei “filtri”…” Alla fine della Biennale il risultato della ricerca verrà pubblicato in un catalogo.

FINLANDIA Re-creation. Davanti al padiglione della Finlandia un’intrigante costruzione in legno di abete intrecciato, una specie di ciminiera traforata aperta in alto. E poi un grande vaso realizzato in bamboo. Le tonalità del legno, la trasparenza, la luce calda rendono familiari le installazioni. Finlandia e Cina. “le due parti dell’installazione danno vita a un dialogo sottile e complesso tra gli architetti e i costruttori del luogo. Viene presa posizione rispetto al nostro rapporto con l’eredità moderna e con la sua tradizione di dialogo internazionale. L’installazione rappresenta un tipico prodotto dell’attuale dialogo internazionale e offre allo stesso tempo la propria unica interpretazione del processo di interazione fra tradizione e modernità.”

Padiglione USA – Office US 

 

Finlandia 

GIAPPONE In the real world. Molti “reperti archeologici” provenienti da edifici demoliti sono raccolti nello stand del Giappone: cornicioni, piastrelle decorate, cariatidi ed altri particolari a testimoniare come l’arrivo della modernità abbia spazzato via molti elementi della tradizione, senza ripensamenti. “Il processo di rinnovamento in Giappone ha avuto inizio con l’importazione della civiltà occidentale, ed è progredito ad un ritmo feroce… I giovani architetti che sono arrivati dopo i modernisti hanno riconsiderato il loro ruolo di professionisti e si sono dedicati ad audaci esperimenti con piccole case, per suggerire una nuova visione della città… Sostanzialmente, si è trattato di sforzi disperati per ridefinire l’architettura, imparando dalla vita del mondo reale”

 

Padiglione Giapponese

REPUBBLICA POPOLARE CINESE Mountains beyond mountains/montagne dietro le montagne. “Contenuto: … etichette pubblicitarie, libri di storie, cronologie navigabili, archivi e modelli,… Spazio: …

Casa-città-stato-natura/germoglio-crescita-riserbo-limitazione…Il padiglione cinese dissolve le forme in immagini, assimila programmi moderni con la struttura tradizionale cinese fondata sull’idea che il “Tao segue la natura”. In altri termini, la questione più importante dell’”assimilazione della modernità” non è la modernità in sé, ma la cornice in cui essa viene assimilata e la possibilità della cornice di conciliarne gli effetti.” (china arts and entertainment group)

SPAGNA Interior. Affascinanti gigantografie sulle pareti mostrano interni di articolati spazi contemporanei. “L’”interno” quale soggetto di ricerca collega la tradizione e la modernità per estrarre le chiavi essenziali con cui mostrare il modo per ridefinire sia i modelli tipologici, costruttivi e ambientali sia le tecniche per l’elaborazione del progetto contemporaneo.

Ritornare all’interno significa ritornare al codice genetico dell’architettura e alle sue tradizioni più ricche, in cui si manifestano lo spazio collettivo e la cultura edonistica connessi all’interno. Le architetture arabe, le tipologie aperte, la cultura dell’acqua, le costruzioni ancestrali, le formulazioni primarie dell’ambiente naturale quali gli habitat e i plateau delle culture emergenti, le caverne e i totem: tutte queste realtà hanno lasciato le proprie tracce costringendo la modernità meccanica a negoziare una formulazione locale pregna di deviazioni vitalistiche.” (inaki abalos)

ELEMENTI DI ARCHITETTURA

GIARDINI – PADIGLIONE CENTRALE

Soffitti e Controsoffitti

L’ingresso al padiglione centrale dei Giardini “elements of architecture” offre la sezione di un controsoffitto contemporaneo all’interno del quale, sotto una superficie liscia modulata da pannelli, si nascondono tubi e macchinari di tutti i tipi, al confronto con una cupola tradizionale affrescata che appare alzando gli occhi.

Entrando nella prima sala il passo è quasi sbarrato da un lungo espositore sul quale sono appoggiati i trattati di architettura, da Vitruvio all’Alberti a Palladio a Viollet Le Duc a Giedion, ma anche trattati antichi indiani e cinesi. Qui è possibile sedersi e guardare film nei quali sono protagonisti gli elementi dell’architettura, mentre sulla parete di fondo sono appese le immagini pubblicitarie che hanno introdotto nella cultura collettiva gli elementi architettonici della modernità.

Trattati di Architettura 

“Senza il balcone dei miei genitori io non sarei qui. Essi vivevano al 5. piano di un nuovo stabile socialdemocratico. Nato nell’ultimo mese della guerra, un inverno freddo ma molto soleggiato, quando tutto ciò che poteva essere bruciato era stato bruciato, io venivo esposto al sole, nudo, ogni secondo possibile per catturare il suo calore, come un mini pannello solare. Io ricordo la mia prima scala mobile…” (rk) Inizia così l’introduzione alla ricerca su “elements of architecture” da parte di Rem Koolhaas, supportata dall’incessante lavoro con la Harvard Graduate School of Design, iniziato a settembre 2012.” con amo, irma boom ed altri ricercatori specifici.

I materiali di studio sono stati raccolti in quindici “piccoli” libri-catalogodensi di storia/e, esempi, applicazioni, aneddoti, un vero e proprio approfondimento parallelo all’esposizione.

“Gli antichi nostri ci hanno lasciato molte e varie arti, che giovano a bene e comodamente vivere, acquistate da loro con grandissima industria e diligenza,…” (1485 I dieci libri di architettura – Leon Battista Alberti) ”Un’opera quindi non si può dire perfetta se è utile ma non durevole, o durevole ma non utile, oppure avere queste due caratteristiche senza essere bella.” (1570 I quattro libri dell’architettura – Andrea Palladio)

“Alcuni elementi non sono quasi cambiati negli ultimi 3-5000 anni, altri sono stati (re)inventati la settimana scorsa (ma in architettura la comparsa di un nuovo elemento è rara: quasi tutte le invenzioni sono reinvenzioni…). Il fatto che gli elementi mutino in maniera indipendente, secondo i diversi cicli e le diverse economie e per motivi disparati, trasforma ogni progetto architettonico in un complesso collage di arcaico e attuale, di ordinario e singolare, di uniformità meccanica e bricolage: una complessità che si manifesta in tutta la sua portata solo osservando le sue parti costituenti al microscopio… Scopriamo non una singola storia unificata dell’architettura, ma le molteplici storie, origini, contaminazioni, analogie e differenze di questi elementi antichissimi e il modo in cui si sono evoluti nelle loro interazioni attuali tramite progressi tecnologici, vincoli normativi e nuovi regimi digitali” (rk)

La ricerca di Koolhaas per ridefinire gli strumenti, i mezzi, che sono, appunto, strumenti, non fini. I fini sono, come erano nel ‘300, la qualità della vita che si ottiene con il Buon Governo.

“Il gabinetto è nello stesso tempo l’elemento più privato e più politico, sottoposto alle interferenze del governo almeno dall’editto del 1539 del re di Francia che istruiva i cittadini di Parigi a raccogliere e smaltire responsabilmente le proprie “acque” . Oggi, il gabinetto è il luogo di sovrapposizioni culturali (in Tailandia, il sedile con griglie laterali per accovacciarvisi), filantropiche (la Fondazione di Bill e Melinda Gates sfida di “reinventare la toilette”) e abitudini che semplicemente sembrano intrattabili…”

Sono famose le terme romane, ma molto prima, già nel 3600 a.C., Habuba Kabira, un villaggio agricolo sulle rive dell’Eufrate, possedeva una rete di canali che portavano le acque fuori dai bastioni. “Per circa un migliaio di anni dopo l’Impero Romano, la possibilità dei sistemi di fognatura è generalmente ignorata, poi ricomparve in situazioni estremamente organizzate come il monastero di Canterbury…”

“Avrai definito un’area, fuori dal tuo campo, nella quale ti recherai. Tra i tuoi utensili avrai una cazzuola; quando andrai fuori per fare i tuoi bisogni, scaverai un buco con essa e coprirai i tuoi escrementi. Perché il signore Dio tuo passa attraverso il tuo campo. (- Deuteronomio 23:12, ca 700 a. C.)” Indicazioni di pulizia vengono date anche dalla religione islamica e buddista. La storia è ricca di soluzioni ingegnose e “Nell’Ottocento, grazie allo scarico, al sifone e alle tubazioni moderne il gabinetto è finito nella stessa stanza della vasca: un’unione tra sporco e pulito che si è vista solo pochissime altre volte nella storia.” con una progressiva ricerca della privacy, che è una conquista molto recente.

 

La Tazza WC in varie Epoche 

Il pavimento “…in origine molto codificato, decorato, – superfici di espressione simbolica (che definiscono il modo in cui si usano gli spazi: le “regole del gioco”), il pavimento assume complessità in sezione in modo inversamente proporzionale alla semplificazione dei dettagli in superficie… Un compromesso tra la gravità ed il corpo che sta sopra.” (k. easterling) Tutti conosciamo la miriade di possibilità decorative del pavimento, richiamo di simbologie, definizione di spazi, ricovero di infrastrutture tecnologiche sia chiuse che aperte. 

Vediamo così un tappeto da preghiera con il disegno della posizione ordinata da tenere per le mani e la testa durante il rito della prostrazione islamica rivolta verso la Mecca (XIX sec.); l’impronta della scarpa destra e sinistra nella danza del Fox Trot (Fox Trot: “The right turn man” A. Warhol 1962); le lastre di sepoltura nelle chiese, il pavimento ribassato e circolare di fronte al quale avveniva la trattativa commerciale di beni e mestieri a New York (1906); un mosaico risalente al III-IV sec. quale pavimento della “più antica chiesa cristiana in Terra Santa” scoperto sotto una prigione militare, raffigurante un medaglione con un pesce al centro di un riquadro con elaborate decorazioni geometriche; Pausania riporta che il Tempio di Zeus (430-420 a.C.) aveva il pavimento ricoperto in olio di oliva per deumidificare l’atmosfera e conservare il legno e l’avorio dell’enorme statua.

“In una misteriosa, scintillante e vibrante luce”; il tappeto di fiori di Bruxel, un festival nel quale sono stati piantati più di un milione di fiori che ricoprono la piazza componendo un enorme colorato tappeto (1998); non si conosce quale fosse l’uso delle orme circolari dei Maya visibili dall’alto; i Kiva robots ritirano i prodotti dagli scaffali in un vasto magazzino Amazon muovendosi secondo algoritmi in base a traiettorie segnate nel pavimento (2014); una guardia d’onore membro delle Forze Aeree Canadesi sviene prostrato sul pavimento durante la visita della Regina Elisabetta II (1964); la macchina del movimento in assenza di gravità usata da Stanley Kubrick in “2001: Odissea nello Spazio” (1968); ed altre bizzarre, intriganti invenzioni di pavimenti in perfetta sintonia con l’uso e lo spirito dello spazio che si trovano a definire. (dal libro-catalogo)

Inizia da lontano la storia del focolare: risale a 228.000 anni fa il riparo scoperto a Bolomor, in Spagna, che evidenzia un apposito spazio per il fuoco. Ma tracce di un controllo specifico del fuoco risalgono a 1.700.000 anni fa, nel riparo Worderwerk, in Sud Africa. “…durante il paleolitico… Esso inoltre innescò lo sviluppo delle strategie di caccia così come permise la fabbricazione di attrezzi più sofisticati. 

Il fuoco era importante non soltanto per le sue proprietà di scaldare, cucinare o illuminare, ma anche come dispositivo di socializzazione. Esso era il centro di attività ed un riferimento spaziale. In questo modo facilitò lo sviluppo di un linguaggio articolato. A Bolomor siamo sicuri di trovarci di fronte a nuclei con le seguenti caratteristiche: 1) Posizione strategica nel riparo. 2) nuclei unici, il che significa per una sola combustione: non venivano riutilizzati nello stesso punto. 3) Di forma circolare e con un diametro di 120-130 cm, che significa che potevano avere molte funzioni: cucinare, illuminare, scaldare, ecc. Tra tutte queste funzioni è logico pensare che cucinare giocasse il ruolo sociale primario.

Non c’è l’esistenza di un determinato “nodo centrale”, nel senso di unico, ma piuttosto un insieme di centri. Nella prima parte dell’età Paleolitica, il concetto moderno di “cuore” che uno associa all’abitazione, all’appartamento o alla casa, deve essere scartato.” (josep fernandez – archeologo, scopritore di focolari). Da allora l’evoluzione è stata continua, sia nelle forme di utilizzo che nelle simbologie espressive: il braciere, il forno, la fiaccola olimpica, il camino, il caminetto, il focolare, la cucina, la caldaia, fino a sparire dalla vista con sofisticati sistemi di produzione del calore ed utilizzo dell’energia nelle abitazioni. Senza dimenticare alcuni devastanti incendi che hanno distrutto intere città “in legno”.

“1970. Nixon incontra il re Hussein di Giordania di fronte al caminetto scoppiettante”. Simpatiche le sorridenti, accoglienti, potremmo dire affettive pubblicità di soluzioni scaldanti proposte nel XX secolo. Oggi rimane il termostato. Ed il barbecue. Ma nel mondo ci sono ancora sistemi che ricordano molto da vicino quei focolari sopra descritti.

Finestre dall'archivio Charles Brooking

La finestra“La storia dell’architettura nelle regioni temperate è, come sappiamo, la storia della conquista della luce. Una dura battaglia, ancora in corso, tra funzioni conflittuali: uno, il muro, progettato per sostenere la casa (ed è importante che il muro sia il più solido possibile); l’altro, la finestra, per illuminare la casa (ora la finestra tende a distruggere la solidità del muro). Perciò, attraverso i secoli, c’è stata una lotta tra due funzioni opposte…” (1935 Le Corbusier, Glass: The fundamental material of medern architecture.)

Vengono mostrati serramenti dalla fornitissima collezione (5000 finestre) di Charles Brooking. “Voglio preservare le sfumature sociali ed i sottili cambiamenti intervenuti nei tipi degli edifici.”

“Nel 1696 William III d’Inghilterra introdusse la window tax, deducendo che il numero delle finestre è un sicuro manometro del benessere degli abitanti. Valutabile facilmente – gli esattori delle tasse devono solo contare le finestre esistenti… Nelle città la tassa ha anche il deleterio effetto di spingere i proprietari a tamponare le finestre per evitare di pagarla.” (Window, pag. 30)

Innumerevoli sono gli esempi, le situazioni, la diversa collocazioni negli edifici ed il loro ruolo, la posizione di importanti progettisti ed i profili-particolari adottati, la storia, i processi di lavorazione industriale, il ruolo del vetro, un grande schermo che rimpiazza il vetro, il dispositivo ad infrarossi che riporta sul parabrezza una vista della strada con l’evidenza della presenza di persone… documentati nel libro-catalogo relativo, “Window” , che accompagna la mostra e ne restituisce lo studio approfondito.

All’interno del padiglione centrale le esposizioni continuano:la parete, il soffitto, il tetto, la porta, la facciata, il balcone, il corridoio, la scala, la scala mobile, l’ascensore, la rampa, con una documentazione approfondita accompagnata da veri e propri cataloghi di studio (in inglese), nei quali ci si può immergere e seguire varie storie.

serrature di sicurezza                                                         Facciata in ceramica

Coperture

MONDITALIA.

ARSENALE

Dall’Africa settentrionale al confine sul crinale delle Alpi, accompagnati dalla Tabula Peutingeriana.

“Cinema e architettura propongono insieme una serie di sezioni virtuali a latitudini progressive, raccogliendo e illustrando aspetti significativi del Paese: storia, architettura, politica, religione, tecnologia, economia, industria e media rappresentano la complessa realtà italiana, come paradigma di condizioni locali e globali.”(rem koolhaas, ippolito pestellini laparelli)

 

Ingresso Esposizioni all'arsenale

 

E’ così forte ed urgente la situazione italiana di oggi nel suo complesso ed emblematica che non è possibile distrarsi per parlare solo di architettura, che è importante, ma non così determinante. Nella scelta di Koolhaas per questa Biennale c’è il rifiuto di chiudersi più o meno pacificamente all’interno dello specifico disciplinare per volgere lo sguardo anche verso tutte le “altre specificità” che ci coinvolgono e che sono coinvolte negli effetti di quel buono o cattivo governo. Gli architetti non sono così fondamentali: “’Noi’ siamo soltanto intrusi nelle storie nazionali sulle quali non abbiamo alcuna influenza” (r k)

Da Sud a Nord 41 episodi raccontati con video, interviste, immagini, plastici, grafici, accompagnati da 82 film italiani mentre su palchi appositamente allestiti si susseguono performance di danza, teatro e musica in una concorrenza espressiva ricca di sfaccettature e riferimenti per restituire, attraverso l’emersione di molti materiali ricchi di cultura creativa ma solitamente tenuti in ambiti specifici, una realtà complessa. Le problematiche toccate sono tutte attuali ed hanno dei risvolti importanti nella definizione della qualità della vita dei cittadini, nella definizione antropologica delle strutture “operative”.

Sin dall’antichità si conosce quanto sia importante la zona dell’ingresso in architettura. Essa è il luogo che annuncia e determina ciò che seguirà. Ad Atene i propilei, attraverso i quali si sale e si è immessi nell’acropoli, sono il filtro ed il punto di transizione dal profano al sacro, il distacco dalla città.

La Piazza della Pace, ingresso all’arsenale, con le Allegorie del buono e del cattivo governo di Ambrogio Lorenzetti (Siena, 1300) spostano le questioni sul piano politico: l’uomo non deve fare i conti soltanto con le avversità della natura, ma anche con le avversità dell’uomo. (Film: “Io ballo da sola”, “Il cristo proibito”).

Spicca lafacciata di luminarie tipiche degli addobbi a festa delle città del Sud, che sottolineano l’architettura, realizzata dalla ditta Parisi con Swarovski attraverso la quale si è immessi nella prima sala: l’occupazione italiana della Libia nel periodo coloniale. Le immagini dell’architettura modernista del periodo fascista delle numerose città fondate in Libia per i coloni: “L’eleganza imbarazzante di queste architetture contrasta con i crimini della colonizzazione che non sono stati mai riconosciuti” daar – le scuse italiane nel patto con Gheddafi nel 1999 – (film “Lo specchio di Diana” ed “Il leone del deserto”).

 

Tabula Peutingeriana (IV secolo)

I confini non sono soltanto una linea sulla carta geografica, ma sono intrisi di storia. Il confine a sud dell’Italia non può non richiamare un passato piuttosto recente nel quale sono venute a definirsi identità, specificità, rapporti tra i popoli. Questo vale per tutte le Nazioni

Il percorso si concluderà con il confine a nord, non esente da problematiche, poiché le modificazioni naturali lo rendono geograficamente labile.

L’immigrazione forse non mette in discussione i confini geografici, ma sicuramente quelli culturali.

Sull’isola di Lampedusa, al cimitero delle barche, il vento sibila sinistro tra un frastuono di lamiere. Qui gli abitanti si sentono africani.

Viene ricordato il progetto di Atlantropa del 1928 dell‘ing. tedesco Hermann Sorgel, che prevedeva la chiusura degli stretti di Gibilterra e dei Dardanelli in modo da causare un sensibile abbassamento delle acque del Mediterraneo con un avvicinamento dell’Africa all’Europa…

Il crollo del muro di Berlino del 1989 e l’unificazione della Germania hanno dimostrato che sono possibili soluzioni diverse.

Le foto dei reporter.

Cosa c’entra con l’architettura? L’architettura va a costituire un luogo immaginario rappresentato in un plastico nel quale sono raccolti assieme i diversi aspetti delle frontiere, il cimitero delle barche, il porto di Gioia Tauro, i centri di accoglienza, l’edificio di Frontex, la prefettura di Trapani, l’aeroporto di Malta, un villaggio. I suoni dei controlli ai confini o all’aeroporto in un audio-collage.

Dalla Sicilia alla Sardegna: in un video seguiamo Stefano Boeri, progettista del centro congressi per il G 8 alla Maddalena, mentre cammina amareggiato tra gli edifici fantasma di un quartiere di lusso abbandonato. Si sente truffato e parte in causa del fallimento e spera che in qualche modo l’Italia riesca a ripartire da questi fallimenti.

 

Esposizioni all'arsenale – Monditalia

Come è possibile, in capo a una battuta, buttare a mare un investimento pubblico di 400 milioni di euro?

Quello che doveva essere un centro di socialità è diventato un deserto. In parallelo un altro video racconta la storia di Mauro Morandi, solitario guardiano dell’isola di Budelli, che vive recuperando materiali portati dal mare: legni, plastiche, vetri e li assembla in arredi o sculture di “arte povera” con una distanza incredibile dal mondo che ci circonda. Ma le possibilità nella solitudine della natura sono maggiori rispetto a quelle della solitudine creata dall’uomo. (Film: “Chiedo asilo”, “Il deserto rosso”).

Un altro aspetto dell’architettura è quello che, sin dall’antichità, ha dato forma alle assemblee degli uomini:Theathers of Democracy, dal teatro greco di Siracusa fino al parlamento europeo, attraverso molte prestigiose sedi assembleari da tutto il mondo, tutte con la forma di anfiteatro. “Atene diede vita a due gemelli: il teatro e la democrazia” xml. (Film: “Antigone”, “L’avventura”).

E poi l’architettura dell’edonismo a Capri, simbolicamente rappresentata da tre ville – la villa di Tiberio, villa Lisis e casa Malaparte – che hanno mantenuto nel tempo la promessa di una vita di piacere e la fama di luogo di ritiro e libertinaggio. Dietro un busto con gli occhi a specchio, di Francesco Vezzoli: “Rovesciare i propri occhi all’indietro verso la storia” 2014, su un pannello, immagini di giovani corpi cazzeggianti in ozio. (Film: “Il disprezzo”, “Nostra signora dei turchi”).

In un altro contesto, il danzatore non vedente Giuseppe Commiello propone “Danze leggermente diverse” (Arlecchino, la commedia dell’arte, personaggi delle fiabe).

Pompei ed il tema della conservazione. “Visitare Pompei oggi, perciò, significa visitare una mostra all’aperto di esperimenti di conservazione…Più scompare la materia pompeiana, meno il sito è decifrabile, evidenziando un dilemma che va oltre la stessa Pompei.” (lucia allais, mos) E questo viene dimostrato con

un’installazione: un alto volume fatto con blocchi simili ai Lego, in resina trasparente, con inglobati dei frammenti “archeologici”. All’inizio questi blocchetti si potevano prendere e…, come succede nella realtà, stavano presto scomparendo tutti.

Film: (“Viaggio in Italia”, “Le occasioni di Rosa”).

“Pompei, the secret museum and the sexpolitical foundations of the modern european metropolis. Fin dalla sua scoperta, nel XVIII secolo, Pompei è stata il sito scavato con più continuità e più a lungo nel mondo. Pompei non è soltanto un luogo fisico, ma anche un fantastico serbatoio, in cui ha preso forma l’inconscio sessuale europeo:” (beatri preciado) (Film: “Lucki Luciano”, “Il disprezzo”).

Una riflessione su Superstudio, il gruppo italiano della neoavanguardia architettonica degli anni ’60. Un plastico di cinque edifici (La piramide, l’arena, la basilica, Versailles, villa Savoye – simbolicamente la storia dell’architettura), realizzati di sale, vengono consumati dal tempo (l’acqua gocciola da una clessidra e li scioglie) fino a scomparire completamente alla fine della mostra e riveleranno dei segreti. (Film: “Paisà”, “La sindrome di Stendhal”).

Roma – Come viene gestito il patrimonio pubblico?

“L’ospedale S. Giacomo, il blocco fantasma codice 476-480 della mappa di Giambattista Nolli” viene chiuso e privatizzato nel 2008 come obiettivo anticrisi. Il testamento del cardinale Salviati stabilisce di regalare l’ospedale alla città di Roma, affinchè rimanga tale, in caso di cambio di destinazione d’uso esso sarebbe ritornato alla famiglia Salviati. “Il complesso fantasma interroga l’idea di patrimonio pubblico come stratificazione fisica, di saperi e di rapporti di forza tra strati sociali” (startt) (Film: “Dov’è la libertà”, “Caro diario”).

Roma, Cinecittà, il mondo dei sogni. “Cinecittà occupata mette in mostra l’architettura degli studi e alcune delle polemiche recenti per quanto riguarda le loro operazioni sui livelli contrastanti di riproduzione e produzione, oltre a considerare il complesso un laboratorio per l’esame approfondito delle società europee postindustriali” (ignacio g. galàn)

“Nell’autunno del 2006 sentii l’improvviso impulso di rivisitare – o visitare per la prima volta – il Rinascimento italiano.” (rem koolhaas)

La biblioteca Laurenziana di Firenze, nella quale Michelangelo realizza, all’interno, forme e proporzioni di un esterno, con la gigantesca scala: un enigma inquietante per Rem Koolhaas che lo ha scelto come caso di studio da rivedere con occhio nuovo a distanza dagli studi universitari. “Michelangelo prende ogni elemento architettonico e lo obbliga a nuove forme e nuovi rapporti: non rispetta regole e si fa gioco delle “lezioni” che gli architetti applicano nella loro professione” (amo, charlie koolhaas, rem koolhaas, manuel orazi). (Film: “L’età di Cosimo”, “Non ci resta che piangere”).

Il Rinascimento è un’epoca di riferimento che manifesta una grande forza visionaria in grado di modificare la percezione dello spazio e del tempo riconducendolo all’”uomo”, una dimensione come non mai auspicabile per uscire da un’impasse come quella nella quale si trova oggi l’Occidente.

ballando attorno ai fantasmi – panem et circenses di Milano Marittima”. Nonostante ci sia ancora la presenza dei turisti, gli edifici costruiti negli anni ’60 e 70 sono vuoti, edifici fantasma. Un grande pannello espone tante schede di immobili in vendita. “La vacanza si attua davanti ad una massa costruita ad alta densità, che dopo aver occupato l’intera costa, è ora esposta a un profondo fenomeno di abbandono. Il numero di rovine e di edifici inutilizzati lungo la spiaggia sta crescendo: anche in alta stagione, quasi il 70% della capacità di ricezione turistica di MiMa rimane vuota. Il divertimento diventa il principale strumento per produrre indifferenza verso questo scenario di paralisi urbana.” (de gayardon bureau) (Film: “L’ombrellone”, “Non pensarci”).

Il problema degli edifici inutilizzati è un problema generale e grave: sulla base di quali calcoli e quali prospettive sono stati realizzati?

Quali spazi devono avere le differenti confessioni religiose per la rappresentazione e partecipazione alle proprie pratiche di culto?

Una grande immagine della piazza di Novellara che, vuota, quando ti sposti a destra si riempie di una folla variopinta che assiste al propriorito religioso. Luoghi di culto non definiti, non riconoscibili, dagli spazi urbani alla campagna. “Lo spazio urbano si modifica quindi molto più velocemente degli strumenti di pianificazione, mentre i luoghi di culto prendono forma a metà strada tra legalità e illegalità.” (matilde cassani) (Film: “don Camillo”, “Novecento”).

Cos’è oggi il lavoro?

Torino, i luoghi di lavoro, dell’industria. L’attività della gente. Una “via crucis” fotografica che racconta in quattordici tappe il mondo del lavoro ed il tempo scandito dal lavoro, come una specie di staffetta sulla giornata tipica di un operaio. Quando sei fuori dall’orario di lavoro è come se non esistessi. Mentre il rumore assordante di una pressa dà il ritmo di quel luogo. “Tante visioni parziali, ognuna in grado di mostrare l’inafferrabilità della “fotografia” e aprire nuovi, infiniti, livelli di complessità, di conflitto e contraddizione. Il viaggio attraverso le fabbriche e l’incontro con le persone non restituisce un unico punto di vista.” (remak fazel) (Film: “Un colpo all’italiana”, “Mimì metallurgico ferito nell’onore”).

Le facoltà di architettura sono diventate, negli anni ’60, luoghi di formidabile sperimentazione didattica, di allargamento ed appropriazione della conoscenza.

Insegnamenti radicali: azione-reazione-interazione. L’insegnamento della disciplina architettonica, a partire dagli anni ’60, che ha proposto e seguito metodi non convenzionali. Leader in questo senso l’Italia con intellettuali come Giancarlo De Carlo, Aldo Rossi, Lina Bo Bardi protagonisti della didattica con influenze sulla cultura mondiale dell’architettura. “Come sfida al pensiero normativo, essi hanno messo in discussione, ridefinito e rimodellato l’ambito architettonico del dopoguerra. Sono radicali nel senso letterale del termine, che deriva dal latino radix, in quanto mettono in discussione le basi stesse dell’architettura.” (beatriz colomina, britt eversole, ignacio g. galàn, evangelos kotsioris, anna-maria meister, federica vannucchi) (Film: “Gli uomini che mascalzoni”, “Miracolo a Milano”).

Contemporaneamente crese anche “un’altra didattica”: Il mercato delle vanità”, quella della tv commerciale. Milano 2 e le politiche urbanistiche della tv domestica cablata, e controllabile dal Centro. “…la piccola Heidi che fuggiva dalla città per andare sulle Alpi, gli appartamenti di Milano 2 venivano inseriti in un verde quadretto televisivo di conifere, …La tv via cavo trasformava i soggiorni degli italiani in appendici esterne di quello che era l'effettivo cuore del coordinamento urbano: il Palazzo dei Cigni, il complesso architettonico dove i laghi con i cigni, gli uffici e gli studi televisivi della Fininvest accentravano la produzione di programmi nei quali una serie di celebrità sexy traducevano la vita quotidiana in schemi di consumo concepiti per risultare appetibili ad una fetta di pubblico selezionata.” (josé esparza chong cuy, andrés jaque/office for political innovation) (Film: “Milano calibro 9”, “Eccezziunale… veramente”).

Disegnando il sacro: si espande la città e si espande anche la Chiesa. “…un numero incredibilmente elevato di chiese costruite negli ultimi cinquant’anni… In tutti questi contesti gli sforzi per ridisegnare lo spazio in funzione di un nuovo spirito liturgico si sono uniti a nuovi linguaggi architettonici e alla necessità di dare un ordine sociale e strutturale alle nuove periferie urbane in rapida espansione.” (marco sammicheli, andrea dall’asta, giuliano zanchi) (Film: “Rocco e i suoi fratelli”, “L’albero degli zoccoli”).

Qual è la situazione a L’Aquila dopo cinque anni dal terremoto? I paesaggi rendono abbandono, sospensione, dimenticanza. Si è costruito dappertutto senza regole. Mancanza di fondi, governo instabile: l’Italia. (Film: “Il vangelo secondo Matteo”, “Non si sevizia un paperino”).

L’alluvione di Firenze del ’66 evidenzia la “crisi del piano terra”, che non è più sicuro, quindi la necessità di erigere barriere per difendersi. (Film: “Amici miei”, “La viaccia”).

La politica economica dell’Italia sembra una politica economica da calamità naturale.

Un proverbio dice: tutte le strade portano a Roma. Sì, ma dove esattamente? Una battuta che è una metafora delle ricerche che si possono fare in internet: “Più ci si avvicina al centro e più si viene spinti lontanoverso la miriade delle possibili digressioni” (teresa cos). (Film: “Nostalghia”, “Roma”).

Nel frattempo, sui palcoscenici allestiti lungo i percorsi continuano le prove di danza di ballerini seguiti da insegnanti che ne controllano i movimenti.

Nuotare la notte”:le discoteche in Italia dagli anni ’60 ad oggi. Tanti giovani architetti hanno lavorato molto nell’allestimento degli interni delle discoteche con creatività nella sperimentazione dell’architettura radicale. La crisi attuale delle discoteche che passano in secondo piano rispetto ad altri eventi ed alla possibilità di spostarsi con voli low cost ha fatto calare l’oblio su un’attività spesso frenetica. (Film: “La prima notte di quiete”, “Sabato italiano”).

Il “viaggio” termina a Nord, ai confini dell’Italia sulle Alpi che coincidono con limiti fisici. Ma il ritiro del ghiacciaio del Similaun sta modificando il confine geografico. Una serie di sensori collocati sulla sua superficie trasmettono via satellite il cambiamento in tempo reale, mentre un pantografo ne traccia la linea rossa sulla mappa evidenziando la differenza. “Questi eventi sono solo vestigia della geopolitica del secolo scorso o ci dicono qualcosa sulla nozione moderna di confine nell’ambito della retorica ingannevole dei flussi contemporanei? (folder) (Film: “Bianco rosso e verdone”, “La naissance del l’amour”).

“Le Alpi sono un enorme ecosistema naturale. Sono anche la più antropomorfizzata tra le grandi catene montuose del mondo, e una delle più importanti aree ricreative e turistiche. … Nell’Europa di oggi le Alpi sono una grande fucina della modernità e delle sue illusioni.” (armin linke) (Film: “Inferno”, “Su tutte le vette è pace”).

Gli argomenti presentati potrebbero sembrare slegati tra loro o estranei l’uno all’altro: la gigantesca Tabula Peutingeriana che corre appesa alla parete come una grande scenografia, ricorda quanto, da molti secoli, siano collegati i luoghi e ne fornisce i tempi di percorrenza a cavallo.

Ho toccato solo alcuni argomenti di una grande esposizione, un evento, che si rivela un prezioso laboratorio di ricerca, vulcanico e in tutti i modi, con grande energia, forza i confini delle singolarità nell’intento di capire le forze sottese alle vicende umane per auspicare quell’intervento (degli uomini) necessario a trovare la direzione per uscire da una dimensione “terrificante”.

La grandissima, quasi infinita quantità di informazioni disponibili della quale Fundamentals di Rem Koolhaas rappresenta una possibilità di attuazione forse segna il punto di non ritorno per quell’ambito deputato alle decisioni che non potrà sottrarsi dal tenerne conto per occuparsi così più del generale che del particolare.

(Carlo Sevegnani)

 

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