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Trento

Viaggio nella prostituzione trentina #2: un lavoro tanto utile quanto inaspettato

Lisa (nome di fantasia) è una ragazza trentina di 26 anni e la sua storia ce l’ha spiegata direttamente lei in un pomeriggio di settembre, nella stanza di un hotel della regione, prenotato per la nostra intervista.

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Lisa (nome di fantasia) è una ragazza trentina di 26 anni e la sua storia ce l’ha spiegata direttamente lei in un pomeriggio di settembre, nella stanza di un hotel della regione, prenotato per la nostra intervista.
Diversamente dalle altre occasioni questa volta Elisa sapeva fin da subito che il nostro non sarebbe stato un incontro come gli altri, ma una vera e propria intervista dove raccontarci la sua storia.
 
Elisa è una ragazza come tante altre, impegnata negli studi universitari e in cerca di un lavoro stabile che le permetta di vivere dignitosamente. Vive ancora con la famiglia in un paesino della provincia di Trento, e proprio per questo i suoi annunci sono inseriti esclusivamente nelle provincie di Verona Vicenza e Bolzano, per restare lontana dalle voci del paese ed evitare di essere scoperta.
 
La prima impressione che abbiamo è di non trovarci di fronte alla solita professionista, non solo per la sua giovane età, ma anche per l’abbigliamento, semplice e non volgare, e una timidezza di fondo che ci viene confermata dal fatto che la nostra intervista coincide con il suo quinto incontro “al buio”.
 
Nel caso di Anna, la nostra prima ragazza intervistata, (leggi qui) l’annuncio era stato trovato nella pagina trentina di un sito di incontri molto famoso in Italia, annuncio semplice, senza immagini fotografiche, con solo un recapito telefonico e qualche breve riga di descrizione; Con Elisa “l’aggancio” è stato molto diverso e proprio il modo in cui siamo arrivati a Lei ci ha probabilmente fatto scoprire un modus operandi sempre più in voga nel mondo della prostituzione.
 
Era la primavera del 2014 quando, decisi a muoverci verso l’inchiesta sulla prostituzione trentina, si è cominciato a prendere contatti con le prime ragazze da intervistare; decine di siti internet con centinaia di pagine interamente dedicate ad annunci più o meno espliciti, tutti divisi per tipologia di incontro e provincia. 
 
Fin da subito abbiamo capito che negli annunci trentini avremmo trovato molte ragazze, di Trento, ma anche provenienti dall’Alto Adige, dalla vicina Austria o dalle confinanti provincie di Verona, Vicenza o Brescia. Proprio da questo abbiamo deciso di partire nella nostra intervista.
 
Elisa, il tuo annuncio lo abbiamo notato addirittura tre mesi fa, ma per riuscire ad incontrarti, e sentirti al telefono prima, non è stato facile, ci racconti il perché?
 
«La mia è una storia molto particolare – ci spiega Elisa – e sono qui, oggi, solo per caso, non perché una mattina mi sono svegliata e ho deciso di prostituirmi. Ci tengo però fin da subito a specificare che nessuno mi sta obbligando a fare determinate cose, lo faccio perché mi va bene, ma, ripeto, sono arrivata a prostituirmi perché mi sono trovata nell’occasione di farlo, quasi inconsciamente, e a dirla tutta, ora, mi fa pure comodo.»
 
Spiegati meglio….
 
«Sono una ragazza universitaria che sta terminando i propri studi. L’università costa e come molte ragazze della mia età ho deciso di trovarmi un lavoro che mi permetta di pagarmi gli studi o almeno parte di essi. Un giorno ho trovato un annuncio di lavoro come hostess in fiere, congressi, grandi eventi; ho chiamato e così ho iniziato a collaborare per questa agenzia che tra il resto era anche un agenzia di moda, di quelle che scopre giovani talenti.»
 
Ci stai dicendo che all’interno dell’agenzia di moda ti è stato proposto di prostituirti?
 
«No, assolutamente, o meglio non direttamente da loro. Mi trovavo – continua Elisa – in una grossa fiera a Padova quando un uomo sui trent’anni mi ha chiesto se volessi bere qualcosa con lui. Era un uomo distinto, un bell’uomo, diceva di essere un fotografo, che era rimasto colpito dai miei lineamenti. Non potendo sganciarmi dal mio stand abbiamo rimandato alla sera, al termine del lavoro; Ci siamo conosciuti, abbiamo chiacchierato e dall’aperitivo siamo passati alla cena e li, in quell’occasione, lui si è fatto avanti con una proposta di «lavoro», se cosi possiamo definirla. Mi ha chiesto se volessi fare qualche fotografia da poter pubblicizzare nei giusti ambienti della moda.»
 
E tu cosa gli hai risposto?
 
«Gli ho risposto di si, perché purtroppo sanno come ingolosire una ragazza di 25 anni che ha bisogno di qualche lavoretto per pagarsi gli studi. Gli ho dato il mio numero e il giorno dopo mi ha proposto di fare un book fotografico. La settimana successiva ci siamo visti nel suo studio, abbiamo fatto le fotografie, alcune vestite, altre in intimo.
 
Terminato il book fotografico mi ha fatto una proposta che mi ha particolarmente spiazzato, cioè mi ha chiesto se volessi fare soldi in maniera semplice, senza faticare troppo, ossia accompagnando alcuni suoi amici a cene, aperitivi o feste. Mi ha rassicurato che la paga sarebbe stata buona, che non avrei dovuto far altro che vestirmi bene e chiacchierare.»
 
Tu ci sei andata vero?
 
«Si, e cosi è iniziato il tutto. La cena era solo un diversivo, un palliativo. In macchina l’uomo che dovevo accompagnare mi ha dato in mano duecentocinquanta euro e mi ha chiesto se volevo andare oltre, a casa sua.
 
Nonostante non sia mai stata un tipo da queste cose ho risposto di si e quello è stato il mio primo incontro. Veramente, mi stupisco ancora oggi di aver avuto il coraggio di farlo, probabilmente la vista di tutti quei soldi mi ha dato un po’ alla testa. Però ho accettato.»
 
Come è proseguita la cosa?
 
«Da li  – ricorda Elisa – è iniziato un circolo vizioso, il fotografo mi ha creato una mail dove sia io che lui conoscevamo la password e quello sarebbe stato il modo in cui lui poteva controllare i miei incontri ed io accordarmi con il cliente. Non so come ma ogni settimana mi arrivavano mail da parte di uomini che desideravano incontrarmi.
 
Avevo dato il mio benestare al fotografo affinché usasse le mie foto, rigorosamente a viso coperto, ma non so assolutamente su quali siti siano state pubblicate, cosa ci sia stato scritto negli annunci. Io sapevo solo che potevo chiedere una cifra che va dai 250 in su e che una parte, 100 euro, l’avrei dovuta dare a lui. Ecco il motivo del controllo della e- mail.»
 
E adesso collabori ancora con lui?
 
«No, assolutamente. L’ultima volta che l’ho sentito è stato a maggio quando mi ha fatto contattare da un amico imprenditore. Adesso ho messo un annuncio tutto mio e se incontro lo faccio in maniera autonoma. Purtroppo quei soldi mi fanno comodo e quindi incontro ancora.» 
 
Secondo te perché ha scelto di farti quella proposta, perché proprio a te?
 
«Non per vantarmi – afferma sicura Elisa – ma non sono una brutta ragazza, ritengo di essere un bel tipo e questo sicuramente ha influito parecchio. Poi penso che quel giorno abbia conosciuto decine di ragazze, centinaia forse nel corso del suo “lavoro”. Le ragazze con la storia più particolare, con problemi economici, studentesse che vogliono pagarsi gli studi senza gravare sulle famiglie sono le più facili da adescare e convincere.
 
E io sono una di quelle. Non voglio giustificare quello che sto facendo scaricando la responsabilità sulla mia famiglia che non puoi permettermi di studiare senza lavorare, assolutamente, ma solo che è stato bravo a toccare le corde giuste con la persona giusta.»
 
Pensi di smettere o di continuare?
 
«Ripeto, il denaro purtroppo fa comodo. Mi manca poco alla tesi e terminata anche quella ci ragionerò. Ho ancora alcune spese sempre legate agli studi  e quando non avrò più quelle forse potrò pensare di smettere definitivamente. Sai cosa c’è? Che purtroppo quando vedi girare tanti soldi e difficile troncare e dire basta. Poi io sono una che non ne ha mai avuti tanti a disposizione, averne adesso, alla mia età, è come una droga, dici ancora un incontro e poi basta, invece continui perché con quello che ti avanza dalle spese ti togli uno sfizio, un paio di scarpe, una borsa e via dicendo. Spero di laurearmi, trovare un lavoro serio e poi mettere la testa apposto.»
 
Dopo circa un ora di intervista il nostro incontro volge al termine. L’hotel ci ha regalato due free drink e decidiamo di approfittarne al bar dell’albergo. 
 
La storia che Elisa ci ha raccontato corrisponde perfettamente a quanto accaduto alla nostra redazione nella fase di “aggancio” proprio di Elisa. Dalla redazione è partita una mail in risposta ad un annuncio, al quale, a sua volta, ha risposto una ragazza di nome Anna, (che naturalmente era il mediatore/fotografo) la quale spacciandosi per impegnata ed occupata, ha proposto alcune sue amiche, a cui avremmo dovuto scrivere una mail dicendo di essere stati indirizzati a loro proprio dall’amica.
 
Sono state quattro le ragazze che «Anna» ci ha proposto di incontrare. Vanessa, della provincia di Trento, Valentina di Bolzano, Samatha di Verona e la nostra Elisa. Elisa è l’unica delle quattro che abbiamo incontrato. Samantha è sempre stata irraggiungibile, Valentina e Vanessa abbiamo deciso di chiamarle, e dopo le rassicurazioni del caso, anche loro hanno confermato la versione di Elisa, e nel loro caso di essere state adescate ad un provino per modelle a Milano.
 
Non sappiamo che fine abbia fatto il fantomatico fotografo, la redazione, sempre sotto un’altra veste, ha provato a contattarlo ma fino ad ora, nessuna risposta. Le storie alla fine sono sempre le stesse, gli interpreti anche, il risultato uguale, la necessità che porta alla dipendenza, ma non dalla droga, dall'alcool, ma semplicemente per un paio di scarpe nuove, una camicetta, una cena con gli amici….. 
 
Nel prossimo articolo invece abbiamo incontrato una ragazza costretta a prostituirsi per gravi problemi economici. 
 
 
 
 
 
L'uomo della notte 
 
 
 
 
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