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Trento

Viaggio nel mondo della prostituzione trentina #1: il gioco che diventa un’esigenza

Lei si chiama Anna (useremo questo nome di fantasia per chiamare la nostra intervistata) ha 42 anni e ci da appuntamento in un hotel della zona periferica di Trento. 

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Lei si chiama Anna (useremo questo nome di fantasia per chiamare la nostra intervistata) ha 42 anni e ci da appuntamento in un hotel della zona periferica di Trento. 
Comincia cosi la nostra indagine in quattro puntate sul mondo della prostituzione trentina. Abbiamo trovato l’annuncio di Anna in uno dei centinaia di siti internet che propongono annunci di incontri a sfondo sessuale, alcuni giocando sulle parole, altri più espliciti, e abbiamo scelto quello di una donna italiana che non metteva la proprio foto, ma semplicemente un numero di telefono e qualche riga di descrizione.
 
Le abbiamo telefonato nella mattinata, fingendoci un normale cliente, mentendo sull’intenzione della nostra visita, il cui fine è solo quello di porle qualche domanda. Lei naturalmente, con grande disinvoltura, ci ha dato appuntamento per il pomeriggio stesso.
 
Anna ha prenotato una stanza a proprio nome in un hotel di un’amica e come da lei indicato le abbiamo confermato l’appuntamento trenta minuti prima, ci siamo presentati all’hotel con anticipo, precedendola, preparando con cura le nostre domande e le nostre spiegazioni riguardo le reali intenzioni.
 
Il primo impatto è stato il più difficile, forse il più imbarazzante, il dover spiegare che non ci interessa il suo corpo o ciò che indossa bensì la sua storia; ma dopo le prime diffidenze e le nostre rassicurazioni sul totale anonimato, Anna si convince ed inizia la nostra intervista.
 
Vive nella bassa Vallagarina, ma preferisce spostarsi in città per evitare le situazioni scomode di incontrare conoscenti o persone che in qualche modo possano riconoscerla. 
 
Scopriamo che Anna è  divorziata, ma con due figlie, una di 7 e l’altra di 15 anni, ha un lavoro normale, una vita normale, quella della mamma insospettabile, che lavora, che pensa alle faccende di casa, che corre dietro agli impegni delle figlie, per questo non può permettersi errori o passi falsi.
 
Sembra rilassata, quando, una volta tranquillizzata, le cominciamo a porre le nostre domande, quasi si fosse tolta un grosso peso. Si siede di fronte a noi sul letto, e accanto a se mette la grossa borsa, spiegandoci che molti clienti le chiedono un abbigliamento particolare, ma con le figlie, a casa, e sul lavoro, non può sempre uscire di casa come i clienti vorrebbero e quindi per questo si veste in modo normale, portando con se qualche abito particolare o i tacchi alti.
 
Le chiediamo se le sia mai capitata una situazione simile, quella di essere intervistata, e con un sorriso ci risponde in maniera negativa, spiegandoci che si sarebbe aspettata di tutto quel pomeriggio ma senza dubbio non di essere intervistata da un giornalista.
 
Una volta rotto il ghiaccio e creato un rapporto di complicità con Anna cominciamo a porle le domande più dirette e la prima senza dubbio è quella più scomoda:
 
Quando hai deciso di fare questo passo?
 
«È iniziato quasi tutto per gioco, quattro anni fa. Mi ero appena separata da mio marito, e ho conosciuto un uomo un poco più giovane di me. Ci siamo frequentati per qualche mese e da li è nata una storia. Tieni conto che io ero divorziata, ma cercavo di tenere la cosa all’oscuro sia delle mie figlie che di mio marito, mentre il mio Lui era ancora sposato, e quindi mi incontrava all’insaputa della moglie. Un giorno ha lasciato la mail aperta e la moglie ha letto il contenuto di qualche messaggio che ci eravamo spediti, e da li è scoppiato il putiferio, per lui ovviamente.» 
 
Cosa c’entra tutto questo?
 
«Centra perché da quel momento non ci siamo più frequentati come prima. Marco (nome di fantasia) mi ha proposto di vederci ancora in maniera clandestina, ma di provare qualcosa di diverso, cioè di mettere un annuncio come coppia che vuole incontrare un’altra coppia. Li per li mi è sembrato solo un gioco, sono sempre stata una donna dalla mente aperta, quello che faccio lo dimostra, ma fai un incontro, fanne un altro, fatto sta che un giorno al nostro annuncio ha risposto un uomo che ci ha proposto del denaro, era solo, non poteva incontrarci come coppia e quindi ci ha proposto un “regalo in rose”. Abbiamo accettato.»
 
È nato tutto cosi quindi?
 
«Si,- risponde Anna – perché dopo quell’incontro “a pagamento” non ho più smesso. Marco ha procurato tramite gli annunci tutta un’altra serie di incontri, tutti a pagamento. Dopo di che, visto che il fulcro dell’incontro ero io e non lui, ho deciso di chiedere a Marco di smetterla e…. ho deciso di fare da me. Ho messo un mio annuncio, senza foto, con una brevissima descrizione, quello che hai trovato anche tu, e da li ho cominciato ad incontrare da sola.»
 
Perché hai deciso di continuare? Potevi smettere, il gioco era finito…
 
«È vero, l’esperienza era stata fatta, avevo per cosi dire “superato il limite”, che poi era la cosa che eccitava maggiormente, che stuzzicava la fantasia, ma quando inizi a vedere dei soldi facili, non è cosi facile smettere. Faccio un lavoro normale, che non mi garantisce uno stipendio fisso ogni mese. Sono in proprio, ho una piccola attività in un paesino, ho due figlie da mantenere e quindi quei soldi facevano più che comodo.»
 
Quindi si è passati dal farlo per gioco a farlo per denaro?
 
«Si, adesso come adesso lo faccio per soldi. La crisi c’è e io, nel mio settore, la sento moltissimo. Mio marito non mi passa questo granché, e io cosa devo dare da mangiare alle mie figlie? È brutto da dire ma per arrivare alla fine del mese faccio anche questo. Non ho genitori che mi aiutano, mi devo arrangiare.»
 
Come riesci a tenere nascosto tutto questo in famiglia, alle tue figlie, ai tuoi amici?
 
«Non devo tenere nascosta la cosa a molte persone, vivo da sola con le mie figlie e una volta che riesco a trovare una sistemazione per loro, posso uscire. Per fortuna con mio marito ho mantenuto un rapporto di “amicizia”, insomma andiamo d’accordo, due sere in settimana le tiene lui e quindi per me sono serate libere per organizzare i miei appuntamenti, poi per fortuna abitiamo una sopra l’altro e quindi, in situazioni di emergenza chiedo se può tenerle lui. 
 
Poi c’è la scuola – continua Anna – al mattino e pomeriggio, il problema è l’estate ma poi esistono i gruppi estivi, insomma, dai, riesco ad organizzarmi. Oggi ad esempio le ho portate al gruppo estivo, sto qua ancora un po’ e poi mi avvio verso casa, ho un’ora di viaggio ancora.»
 
Non hai paura? Prima eri in coppia, ora da sola puoi trovare chiunque alla porta
 
«Specifichiamo che non incontro mai in casa, sia per la presenza del mio ex marito al piano di sotto, per le mie figlie ma soprattutto per privacy, va bene tutto ma a casa mia no!
Per il resto è vero, posso trovare di tutto. Ovvio che il rischio comunque esiste,  ma  incontrando in hotel/motel, almeno non sono del tutto sola, di solito dico di no a casa altrui, non mi fido più di tanto. Per ora è sempre andato tutto bene.»
 
Da quello che mi dici tu gestisci da sola i tuoi contatti?
 
«Si e no. E’ vero che sono autonoma, non ho nessuno dietro di me che vuole delle percentuali in cambio di clienti, però ho un amico che si è offerto di gestirmi la mail e quindi in un certo senso mi fa da segretario, è un ragazzo che ho conosciuto durante un incontro.
 
Ci sono clienti – ci spiega Anna – che usano il telefono e chiamano il numero che ho nell’annuncio, altri invece usano il servizio di mail che offre il sito degli annunci, che a sua volta rimanda alla mia mail. È più discreto da un certo punto di vista. Lui risponde a nome mio, si accorda e poi mi fa sapere il giorno e l’ora e se io posso confermiamo, altrimenti no.
 
Tra il lavoro, e le figlie non posso stare al telefono e alla mail.»
 
Chi si presenta ai tuoi incontri?
 
«Bisogna fare la differenza tra chi chiama e chi effettivamente mi incontra. Ci sono una valanga di persone che provano eccitazione solo dal sentirmi al telefono o via mail, i soliti perditempo che chiedono, fanno domande, fantasticano con me al telefono, e poi non concludono nulla, altri invece vanno diretti al sodo e mi incontrano.
 
Incontro un po’ di tutto, dal giovane sui trent’anni anni che vuole la donna più grande di lui, al sessantenne sposato che non ha rapporti con la moglie. 
 
Di solito preferisco quelli più giovani di me o comunque sulla mia età, i sessantenni cerco di evitarli chiedendo l’età al telefono ma poi se meli trovo di fronte non posso mandarli via… C’è un po di tutto, chi lo fa perché non trova nessuno con chi avere un rapporto, come c’è il bell’uomo che non avrebbe problemi ad avere le donne ai suoi piedi ma preferisce fare cosi.»
 
Tutti sposati?
 
«La maggior parte si, – ci confida Anna – e non si fanno problemi a dirlo. Incontrano o perché con la moglie non riescono più a fare l’amore o perché manca il desiderio o non vanno più d’accordo, oppure perché sono eccitati all’idea di incontrare un'altra donna al di fuori del loro matrimonio. A me sinceramente non importa il motivo per cui lo fanno, è vero che prima di ogni incontro cerco di rompere il ghiaccio con il cliente e cerco di instaurare un buon dialogo con lui, ma è sempre l’uomo che mi dice il motivo per cui lo fa, non di certo io che lo chiedo.»
 
Con la riservatezza come la mettono i tuoi clienti? Non hanno paura di essere scoperti dalla moglie o dalla compagna?
 
«Si certo, eccome, ma ci pensano sempre una volta che il nostro incontro è terminato. Prima usano la loro mail personale, solo alcuni ne hanno una privata e all’oscuro della moglie, prima usano il loro telefono, poi ti chiedono la massima riservatezza e di non essere ricontattati, come se mi interessasse trovare la loro moglie all’altro capo del telefono. Ultimamente ricevo moltissime telefonate anonime, rispondo ma al di la del telefono non risponde nessuno, secondo me è qualche compagna che controlla il telefono del marito…»
 
Prima ci parlavi del fatto che incontravi in coppia giusto? Raccontaci…
 
«Si, la cosa può sembrare imbarazzante ma io non lo facevo con il mio vero lui, ma con un amico quindi per me era indifferente. È stato Marco a propormelo e a me l’idea non dispiaceva. Chi lo fa ha molto coraggio, se c’è di mezzo il tuo vero Lui e la tua vera Lei, penso ci sia la gelosia nel saperlo/a letto con un altro/a.
 
Però ho trovato moltissime persone disposte a farlo, c’è un vero e proprio mondo dietro, con i loro blog, i loro siti internet, gli hotel giusti, addirittura mi è capitato di incontrare una coppia in un hotel dove gli stessi titolari facevano questo tipo di incontri…. A mio avviso nel momento in cui una coppia decide di fare questo tipo di incontri va a rompere qualcosa della propria intimità.»
 
A questo punto Anna ci fa capire che il tempo a nostra disposizione è terminato, ci spiega che di solito è il cliente che paga la stanza ma che comunque ci faranno un buon prezzo perché l’amica dell’hotel di solito le fa uno sconto speciale.
 
Ci chiede di aspettare qualche minuto prima di seguirla in modo che non possa essere collegata a noi da eventuali occhi indiscreti. 
 
Lo sconto dell’amica si chiama mancata registrazione e pagamento in contanti, e quindi, senza fattura, paghiamo in nero, come se non fossimo mai passati da quell’hotel ne noi, ne Anna.
 
La chiacchierata con lei ci ha mostrato come il mondo della prostituzione sia diverso rispetto al passato. Non esiste più solo quella su strada, non parliamo più solo di ragazze straniere controllate da organizzazioni criminali. Anna è una donna come tante altre, madre di famiglia, lavoratrice indipendente, donna insospettabile, costretta a prostituirsi non da un uomo o da un’organizzazione bensì da una crisi economica che le impone di arrotondare in modo diverso.
 
Con il prossimo articolo entreremo nel mondo della prostituzione universitaria, intervistando una studentessa. 
 
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