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Trento

“Il teatro è un viaggio nelle emozioni”. Beatrice Visibelli, “meravigliosa” interprete sul palco con Andrea Zorzi

«Fatemi il pezzo su Velasco». La voce di Nicola risuona nell'auditorium vuoto mentre Andrea e Beatrice sono sul palco.

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«Fatemi il pezzo su Velasco». La voce di Nicola risuona nell'auditorium vuoto mentre Andrea e Beatrice sono sul palco.

I due attori attaccano il pezzo proprio lì, in quel punto, quando Julio si rivolge agli azzurri dicendo che è il momento di dichiarare guerra agli alibi.

«Ho sbagliato perché mio padre da bambino mi picchiava, perché non avevo le ginocchiere, perché non mi sono allenato…», si difende Zorro come un bambino piagnucoloso.

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«Voi italiani avete sempre tante scuse, una montagna di alibi… basta dare la colpa ai traumi psicologici…», risponde Beatrice imperiosa sulla scala mentre, impersonando Velasco, si rivolge ad Andrea dall'alto in basso. Lui, per una volta, è costretto a guardare in su.

«Spingi di più sulla voce, Bea, rifammi quella battuta, per favore», chiede il regista.

La scenografia, curata da Nicolò Ghio, è già pronta e nel buio della sala le prove riprendono mentre Duccio Bonechi, il tecnico addetto alle luci, fa scattare un arcobaleno di colori. Rosso, blu, verde, arancio, fucsia. Sono i colori che renderanno visibili le emozioni nel corso dello spettacolo.   

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Siamo all'Auditorium S. Chiara, abbiamo appena intervistato Beatrice Visibelli nel suo camerino e dopo essere stati sul palco insieme a lei, Andrea Zorzi e al regista Nicola Zavagli per alcune foto ricordo, ci godiamo per un attimo la magia del teatro.

Quella che inizia a costruirsi quando in platea non c'è nessuno e gli attori prendono confidenza con il palco, sempre diverso in ogni città, recitano qualche brano del copione, si muovono con la loro parte addosso.

Questa sera (30 settembre, ndr) il pubblico trentino si immergerà tra le pagine più belle della storia del volley italiano di cui "Zorro" è stato protagonista indiscusso negli anni ˈ90. "La leggenda del pallavolista volante", infatti, è approdata anche a Trento in occasione della presentazione della rinnovata Trentino Volley ai tifosi.

La prova microfoni procede, fino a raggiungere rapidamente il risultato voluto.    

«Sì, ora mi sembra meno schiacciata, più morbida, è la mia voce», riconosce Beatrice.

La voce per un attore è tutto.

Il corpo sta in scena, la occupa, riempie uno spazio con la sua fisicità e ne deve prendere le misure per poi muoversi con disinvoltura al suo interno.

Il corpo un attore lo deve sapere gestire, dominare, controllare, è ciò che offre per primo quando entra in scena, ma la voce è il corpo dei sentimenti, è l'abito che dà slancio e rende dinamico il testo, lo disegna e poi lo colora con le sue mille tonalità e sfumature.

È la mano che si tende verso il pubblico e stabilisce un contatto. 

Le parole viaggiano sulle vibrazioni della voce, riempiono l'aria, e la voce, se la sai usare bene come Beatrice, ti arriva dentro senza che te ne accorga suscitando il riso, il pianto, l'allegria, la tristezza.

Ciò di cui siamo fatti, un intreccio di emozioni diverse, a volte contrastanti, l'impronta della nostra umanità.

«È un piacere per l'attore cimentarsi con registri stilistici diversi, è come per un musicista giocare con partiture diverse, più o meno complesse, e la voce è uno strumento prezioso, trasmette sensazioni che ti portano lontano», spiega Visibelli.

Per l'attrice toscana, formatasi alla Bottega teatrale di Vittorio Gassman e con una carriera ultra ventennale alle spalle che l'ha portata a sperimentarsi in molteplici vesti tra cinema, fiction televisive, radio, doppiaggio, il teatro è questo, un viaggio nelle emozioni, nell'interiorità che si svela e di cui l'attore generosamente si fa interprete.

Soprattutto un percorso da fare insieme: «Se ci pensi è buffo ed emozionante il fatto che questa sera, qui, ci saranno 800 persone chiuse in uno spazio buio che accettano di immergersi in questa storia, ma il teatro è come una nave che ti trasporta da un luogo all'altro.

Noi la guidiamo per più di un'ora in un viaggio che disegniamo con il corpo e la voce e per me la soddisfazione maggiore è questa, sentire che porti insieme a te gli altri. Nello spettacolo siamo in due, ma c'è un terzo che interagisce, il pubblico: il modo in cui reagisce e respira è fondamentale, senti subito se ti puoi permettere di fare una pausa o se devi affondare il tono.

È una bella responsabilità e un privilegio perché facciamo sperimentare un "tempo spostato" alle persone, sei tu che fai intuire, vedere, scoprire paesaggi emotivi diversi e se ti accorgi che il pubblico è con te allora è meraviglioso. Quando ci riesco, è un'emozione grandissima, qualcosa a cui non saprei rinunciare».

Quella dell'attore è sicuramente un'anima curiosa, pronta a indossare mille abiti diversi ma senza rinnegare se stessa, generosa nel portare la sua arte alla gente, e ogni volta è un mettersi alla prova, prima di tutto con se stessi, con personaggi magari lontani dalle proprie corde o accettando un rischio ancor più grande, come quando in ballo vi sono rapporti di amicizia e legami preziosi costruiti nel tempo.

«Conosciamo Andrea da anni, ci siamo incontrati perché andavamo in vacanza insieme nello stesso posto (l'isola d'Elba, ndr), i nostri figli sono diventati amici e poi lo siamo diventati anche noi. Tra una chiacchierata e l'altra sugli scogli, è nata questa lunga intervista che poi è diventata il copione della Leggenda. Avevamo paura di rovinare un'amicizia ma Nicola ci ha stupiti con un testo meraviglioso e Andrea è stato molto contento del risultato», ricorda Beatrice.

Nel 2012 Zavagli cura un progetto speciale con il Comune di Firenze per "Firenze, città europea dello sport" ideando e realizzando un ciclo di incontri e presentazioni di libri legati al mondo dello sport e all'impegno civile.

A dicembre, come evento conclusivo del progetto, debutta lo spettacolo La leggenda del pallavolista volante con Andrea Zorzi e Beatrice Visibelli al Teatro di Rifredi di Firenze.

«La rappresentazione è stata un successo e quello che doveva restare l'evento di una serata è diventato un tour che continuerà con date ancora in via di definizione per tutto il 2015 e quindi lunga vita al pallavolista volante», afferma sorridendo l'attrice.          

«Prima del debutto, abbiamo trascorso alcune settimane insieme lavorando intensamente. Fin dall'inizio si è creata subito una bella intesa che poi si è via via consolidata.

Il passaggio dalla scrittura di Nicola all'interpretazione è stato abbastanza veloce, lavoriamo insieme da parecchio tempo e Nicola è un ottimo allenatore. Sa guidarti e sa dove portarti, con tre parole capisci in quale direzione devi andare e sei sicuro che ti mette sulla strada giusta (il loro sodalizio ha dato vita alla Compagnia Teatri d'Imbarco, ndr)».

L'incontro tra un'attrice professionista e uno sportivo "prestato" al teatro ha dato risultati forse inaspettati e imprevedibili ma che ha subito assunto i toni gioiosi di una sfida vinta, quella di riuscire a far dialogare con successo due mondi – cultura e sport – apparentemente lontani che invece, accettando di confrontarsi, hanno dato vita ad un'esperienza positiva e arricchente per entrambi.       

«Io e Andrea stiamo lavorando molto bene insieme, abbiamo condiviso esperienze diverse ma simili, trovando un punto di contatto fondamentale. Quello che mi colpisce degli atleti è il loro approccio al lavoro, fin da ragazzini maturano una forma mentis che li porta ad avere disciplina e vederla applicata al teatro è meraviglioso.

Il mio lavoro è un'arte vicina all'artigianato, è un percorso che chiede applicazione costante, determinazione, passione, le stesse che l'atleta mette in campo nel suo sport. L'atleta allena il corpo e la mente, l'attore fa lo stesso e allena anche le emozioni».

Andrea Zorzi è stato uno tra i campioni di pallavolo più amati della "generazione di fenomeni", l'opposto di quella Nazionale guidata da Julio Velasco che negli anni ˈ90 ha vinto tutto tranne le Olimpiadi, ma "La Leggenda del pallavolista volante" non è un'autocelebrazione, tutt'altro.

Sul palco Visibelli ripercorre la straordinaria carriera dell'ex azzurro rivivendo insieme a lui gli incontri più significativi della sua vita per svelare la storia di un campione che ha affrontato momenti dolorosi sia in campo che nella vita privata, riuscendo a superarli applicando "i fondamentali" che lo sport gli aveva insegnato.

Ora il giornalista sportivo, commentatore televisivo su Sky Sport, si sta cimentando con una nuova avventura, in una nuova veste, quella di attore.

«Siamo abituati a pensare che l'attore sia narcisista, egocentrico, invece solo se sei umile puoi trasmettere cose più grandi e migliori di te.

Andrea è in costante crescita e come uomo della strada che, fino ad un anno e mezzo fa, non era mai salito su un palco per recitare ha due vantaggi: la serenità derivante da una relazione consapevole con il suo corpo che gli permette di stare sul palco sapendo come muoversi e la testa, la disciplina e l'umiltà di chi vuole imparare», racconta Beatrice del suo compagno di viaggio.

Quella dell'attore è anche un'anima vagabonda, sempre in viaggio, quello metaforico che sperimenta  ogni sera sul palcoscenico e quello concreto che lo porta di città in città. 

«Quando sono sul palco mi sento come a casa mia, sì, il teatro è la mia casa, la arredi come vuoi, ci porti i tuoi mobili, i tuoi vestiti e questo ti permette di trovarti bene ovunque. Abbiamo la nostra pianta stabile, ma viaggiare ci permette di fare nuove esperienze, incontrare persone, conoscere nuovi amici.

Era da parecchi anni che non tornavo a Trento, l'ho trovata ancora più bella, è una città piena di intelligenza, ha il sapore della grandezza delle montagne e, a proposito di sapore, ieri sera abbiamo gustato la cucina trentina con una cena a base di canederli e gulash davvero ottima».

Ogni volta lo spettacolo si arricchisce di momenti inediti e sul tavolo ci sono due pagine che l'attrice ci mostra in anteprima, un testo che ripercorre in breve la storia della Trentino Volley (preparato dal General Manager Bruno Da Re e dall'addetto stampa Francesco Segala, ndr). Beatrice lo reciterà al termine dello spettacolo, un omaggio che ci si augura sia di buon auspicio per la nuova stagione agonistica della Diatec.  

La chiacchierata si svolge in un clima di confidenza e familiarità davvero piacevole, le parole arrivano da sole, basta raccoglierle, e quelle di Beatrice sono parole dense di significato. Una risuona più volte e rimane impressa mentre usciamo dal camerino – "meraviglioso" -, e ci piace pensare che sia la sintesi migliore dello spettacolo.

Il "pallavolista volante", infatti, mostra ciò che di meraviglioso sta nella vita di un uomo normale, una vita in cui c'è spazio per l'amore, l'amicizia, la delusione, il dolore. Per le vittorie e le sconfitte, la caduta e la rinascita. Per un tempo in cui il campione cammina a testa bassa senza smettere di allenarsi e un tempo in cui l'uomo rialza lo sguardo, pronto per un nuovo inizio.     

La voce è lo strumento attraverso il quale le parole possono lasciare un segno, incidersi a fondo, scavare qualcosa, e poi restare lì e magari non comunicare altro. Ma se alla fine da quel segno emerge qualcosa di nuovo, allora l'attore ha fatto bene il suo lavoro.

Che poi quello che fa Beatrice nella Leggenda non è un lavoro, è talento e allenamento, è la passione di portare se stessa agli altri per trasmettere quel "meraviglioso" che resta appeso alle parole come Zorro resta appeso al pallone prima di schiacciarlo con tutta la forza che ha.

La palla schizza via, rimangono però tracce luminose che risplendono come la maglia n.11, quella bianca che Andrea indossa alla fine, quella della Nazionale.

Restano a dire che alla fine di un viaggio ne inizia sempre un altro se alleni i tuoi occhi a distinguere quella luce e poi usi il meraviglioso che è in te per tenerla viva.

Fotografie di Luigi Di Fiore

p.niccolini@lavocedeltrentino.it

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