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Trento

“La Leggenda” di Zorro e la Trentino Volley 2014/15: una serata emozionante per un nuovo inizio

Andrea bambino con i genitori on the road, in vacanza, nell'Italia degli anni ˈ70.

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Andrea bambino con i genitori on the road, in vacanza, nell'Italia degli anni ˈ70.

Andrea capo chierichetto.

Andrea che una mattina si alza con 20 cm in più e non riesce a guardarsi nello specchio.  

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Andrea che con le ragazze non ci sa fare.                              

Andrea in palestra lasciato da solo a palleggiare contro un muro.

Andrea che si vergogna… il suo bagher è devastante ma un giorno qualcuno lo nota, intuisce in lui del potenziale. E così arriva la svolta, Andrea è molto scarso ma entra nella Nazionale juniores, va a giocare a Parma, conquista il soprannome di un personaggio che si distingue perché "colpisce e salva", conosce la popolarità, riceve la convocazione nella Nazionale maggiore.

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In campo si presenta un atleta che per i tifosi ha un solo nome, Zorro, e un solo ruolo, il più esaltante, quello di opposto. Quello che entra in scena per ultimo, dopo che il pallone ha danzato sulle braccia del compagno che riceve passandolo all'alzatore. Dopo che il regista del gioco, colui che detta lo schema, ha già deciso chi chiamare in causa tra i suoi attaccanti e in una frazione di secondo tutto si compie.

«Schiaccia Zorro, schiaccia e la scarica elettrica si innerva nei muscoli… cerchi la palla, è come toccare il cielo, senti l'adrenalina che scorre…». 

Chi già immagina da dove arriverà il punto, guarda in fondo al campo, dove Zorro è acquattato come un leone pronto a scattare. E infatti parte, prende la rincorsa, vola verso l'alto, verso l'appuntamento con il pallone.

Con tempismo perfetto, il braccio caricato all'indietro inverte la direzione al momento giusto e l'impatto tra la mano aperta e il pallone è un trasferire tutta l'energia accumulata oltre la rete, scardinando il muro avversario, in un punto preciso del campo. Lì dove nessuno può arrivare.

Zorro non delude. Su di lui si concentrano aspettative, sogni, ambizioni. La pallavolo diventa la sua vita. 

Durante la prima Olimpiade, quella di Seul, incontra Giulia. La corteggia con una barzelletta, nasce l'amore e poi un figlio, Numa.

Sulla panchina della Nazionale ora siede Julio Velasco, il filosofo che dichiara la guerra agli alibi e insegna ad avere gli occhi di tigre. Arriva la medaglia d'oro agli Europei di Stoccolma del 1989, l'anno che segna un nuovo inizio per la pallavolo maschile. Nel 1990 l'Italia vince il suo primo Mondiale. Ma nel tessuto senza smagliature intrecciato dal tecnico argentino, qualcosa non funziona, c'è un punto della trama che non riesce ad aggiungersi agli altri.

Ci provano a ricamarlo, quel punto, i giocatori azzurri, ma il filo si sfila, il disegno resta incompleto. Dopo l'argento alle Olimpiadi di Barcellona nel ˈ92, anche la seconda occasione, ad Atalanta ˈ96, viene sprecata. Si apre una crepa nel gruppo che si allarga fino a diventare una frattura che spacca.

La maglia indossata con orgoglio ora si attacca alla pelle come qualcosa di soffocante e il desiderio di riscattarsi finisce in rete come un colpo sparato senza mirare, si aggroviglia su se stesso, una matassa difficile da sbrogliare.

L'incanto si è rotto, ma, come insegna il mago Julio, il vero campione è quello che mostra il suo volto dopo la sconfitta.

Il vero campione è Zorro che torna Andrea e, dopo aver smesso di giocare, per un po' cammina a testa bassa. Va avanti, da solo, l'amore con Giulia è finito, la coppia si separa.

Ma il volo del pallavolista non si è mai interrotto, l'uomo ha continuato ad allenarsi, mettendosi alla prova in altri campi, procedendo un passo alla volta, un passo difficile, pesante, che con il tempo si è alleggerito fino a trovare una nuova forma con la quale imprimersi e lasciare il segno, portando il campione azzurro dai campi di gioco ai palcoscenici dei teatri italiani.

La storia di Andrea Zorzi, l'ex opposto di Parma, Milano, Treviso e Macerata, due volte campione del mondo, tre volte campione europeo, è diventata infatti, "La leggenda del pallavolista volante", uno spettacolo teatrale che il giornalista sportivo, commentatore televisivo su Sky Sport – autore del testo insieme al regista Nicola Zavagli – sta portando in tournee da un anno e mezzo con la compagnia Teatri d'Imbarco.

Martedì 30 settembre la rappresentazione è andata in scena all'Auditorium S. Chiara in occasione della presentazione della Trentino Volley ai tifosi, e attraverso il racconto dell'infanzia e dell'adolescenza di quello che era solo un ragazzino della provincia veneta che aveva iniziato a giocare a pallavolo quasi per caso, il pubblico si è lasciato trasportare in un'epoca che ha segnato la storia della pallavolo italiana e dello sport in generale.

Protagonista indiscusso della "generazione di fenomeni" che portò l'Italia del volley sul tetto del mondo, il "pallavolista volante" scava dentro di sé per riscoprire le origini di un'avventura impensabile. Nessuno avrebbe scommesso su quel giocatore, alto ma scarso, alle prese con un corpo in tensione senza sapere cosa farsene.

L'altezza era un ostacolo, è diventata la sua forza. Qualcuno lo ha notato, ha creduto in lui. Lo ha fatto entrare in campo, a giocare la partita più importante, quella della vita che non risparmia a nessuno difficoltà e ostacoli, ma sa essere generosa se prendi quello che ti dà in dote e riesci a trasformarlo in un'eredità importante.

Zorro ha fatto questo. Buttate tutte le maschere, lasciata la maglia del campione, indossato l'abito di chi, da giornalista, racconta le imprese altrui, interpreta se stesso sui palchi dei teatri italiani per rivivere quella schiacciata infinita rimasta impressa nella memoria dei tanti tifosi che negli anni ˈ90 impazzivano per la Nazionale di Velasco.

Insieme a lui sul palco l'attrice toscana Beatrice Visibelli, una compagna di viaggio che non è una semplice spalla ma protagonista alla pari del gigante che la sovrasta, equilibrato contrappunto alla fisicità e scioltezza di Andrea.

Visibelli infatti interpreta i personaggi che ne hanno accompagnato la vita e la carriera disegnando un paesaggio interiore in cui la sua verve e una voce ricca di sfumature regala in più punti un crescendo di tono coinvolgente – sottolineato anche da un sapiente gioco di luci e di musica -, che strappa applausi a ripetizione.      

"La Leggenda" è quindi un dialogo intimo a due voci che si alternano, si rincorrono facendo conoscere al pubblico l'uomo prima del campione, mentre i sentimenti si svelano, un inno al coraggio di chi sa guardare in faccia la propria esistenza mettendola in scena con ironia e divertimento, senza nascondere i momenti più brutti, senza autocelebrarsi rievocando i più belli, ma filtrando insegnamenti preziosi che hanno il valore di "fondamentali" e per questo non vanno mai dimenticati o persi per strada.

«Pensa solo al prossimo passo, altrimenti ti fermi. Pensa ai fondamentali e ricorda che da solo non puoi fare nulla. Con l'allenatore è dialogo e scontro come nella coppia. La palla è mia, tua, non sta mai ferma. La battuta è il gioco che riparte. Il bagher è il recupero che permette di costruire una nuova azione. La schiacciata è la cosa più bella: arriva per ultima, ma dipende dagli altri e non è detto che diventi punto».

"La Leggenda" è stata definita un racconto di formazione, ma una leggenda è qualcosa di più, è la storia dell'eroe che entra subito nei cuori dei tifosi, amatissimo, e poi si scopre vulnerabile. È la storia dell'invincibile che cade nel momento più importante, smarrisce la via principale, ma poi rientra in carreggiata per altri sentieri.

Andrea Zorzi, ci è riuscito salendo con umiltà su un palco: generoso non si è risparmiato rivelando episodi del suo passato che lo rendono uno di noi, narrando di un gruppo strepitoso che ha vinto tutto tranne l'oro alle Olimpiadi, di un ragazzo che diventa campione nonostante tutto all'inizio remasse contro, condividendo la parabola di un uomo che, dopo aver collezionato tanti successi ma non quello che gli avrebbe dato la consacrazione definitiva, si è ritrovato a terra.

Poi si è rialzato, è ripartito. In realtà non si era mai fermato.

Allora "La Leggenda" è "alza, ricevi, schiaccia", la musica della pallavolo, il suono del ritmo vitale che scandisce il passaggio dalla caduta alla rinascita e ti spinge avanti, fino a quando la testa la rialzi e sei pronto a metterti ancora una volta in gioco.

Andrea quel battito vitale non ha mai smesso di ascoltarlo, di seguire la direzione che gli indicava. Lungo il percorso ritrova anche Giulia, rinasce l'amore.

Sul palco l'uomo e il campione si ritrovano, si riconciliano. L'uomo racconta il campione con disarmante semplicità, restando se stesso, senza artifici.

Spogliato della sua corazza, si è alzato dalla panchina di Barcellona e Atlanta per regalare a quanti lo hanno amato e a quanti lo possono conoscere ora la schiacciata più importante.

Se Bernardi era il giocatore autoesigente per eccellenza, Cantagalli perfetto in ogni fondamentale, Tofoli un mix di tecnica e istinto, Lucchetta un fumetto vivente, "capitano, mio capitano", Gardini il miglior attaccante di primo tempo, Giani l'universale che gioca bene in tutti i ruoli, Masciarelli la grinta e l'allegria oltre che amico fraterno, Zorro incarna l'umanità tesa tra gli estremi che danza sul filo della rete alla costante ricerca dell'equilibrio.

A volte non è riuscito a mantenerlo, ma ha avuto l'umiltà di cercare altre vie, altri modi e linguaggi per essere pronto a cogliere nuove opportunità e provare di nuovo quella scarica elettrica che ti fa sentire vivo, quell'intensità che ti restituisce a te stesso dando senso a sacrifici e lacrime.

Per riconquistare ciò che ti appartiene, ciò per cui ti alleni: la volontà di vivere pienamente e in modo autentico la tua vita.

Per chi è stato interprete di un ciclo vincente come i campioni di pallavolo della "generazione di fenomeni", rievocare quegli anni ricordando non solo le vittorie ma anche l'amarezza delle sconfitte, prendendosi in giro senza scadere nella lamentela o nell'esaltazione fine a se stessa, significa lasciare ai giovani una storia che ha la forza di andare oltre il campo, oltre il tempo, oltre le vicende personali.

I risultati di quella Nazionale sono stati frutto di un alchimia irripetibile, di grande lavoro e dedizione, impegno e sacrificio, lavoro e disciplina. Quella disciplina che ha permesso ad Andrea di cimentarsi anche nelle vesti di attore, mettendosi a nudo su un palco che, grazie alla magia del teatro, diventa un campo da pallavolo, senza dimenticare un compagno speciale a cui si rivolge con affetto.

«Lui indimenticato, generoso, l'amatissimo, eterno altissimo angelo custode di tutti noi pallavolisti volanti. Lui che per primo ha preso il volo, primo lassù, primo col luminoso sorriso degli uomini felici. La felicità l'hanno trasmessa e fecondata in tutti noi amici per sempre…Vigor Bovolenta».

Al termine dello spettacolo, Beatrice Visibelli ha regalato un'ulteriore prova della sua bravura interpretando un testo inedito che ha ripercorso in breve la storia della Trentino Volley.

Un gradito omaggio per il presidente Diego Mosna salito poi sul palco insieme al sindaco Alessandro Andreatta, al General Manager Bruno Da Re e al tecnico bulgaro Radostin Stoytchev che ha dato vita ad un simpatico botta e risposta con lo stesso Andrea Zorzi e i conduttori.

Infine, a conclusione di una serata unica e appassionante, sulle note di "Far from over" di Frank Stallone il pubblico ha accolto con cori da PalaTrento tutti i componenti della nuova Diatec Trentino chiamati dalla voce pallavolistica di Radio Dolomiti Gabriele Biancardi e dalla madrina della serata, Barbara Pedrotti.

Ora la parola passa al campo: nelle prossime settimane la squadra gialloblu potrà mettere a punto schemi di gioco e preparazione fisica in una serie di amichevoli con Piacenza, Macerata, Verona e la squadra turca dello Ziraat Bank Sport Club Ankara, fra le cui fila trova spazio anche l'ex gialloblù Alexandre Ferreira, sfide che arricchiranno il periodo di preparazione in vista dell'esordio in campionato fissato per il 19 ottobre.

p.niccolini@lavocedeltrentino.it

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