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Italia ed estero

Dove osano gli avvoltoi: l’Argentina condannata perché non rimborsa gli speculatori

Nuova puntata del braccio di ferro tra Buenos Aires e la giustizia statunitense sul debito pubblico argentino. Il 29 settembre l'Argentina è stata infatti formalmente condannata dal giudice americano Thomas Griesa per oltraggio alla corte.

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Nuova puntata del braccio di ferro tra Buenos Aires e la giustizia statunitense sul debito pubblico argentino. Il 29 settembre l’Argentina è stata infatti formalmente condannata dal giudice americano Thomas Griesa per oltraggio alla corte.

L’accusa? Il governo di Christina Férnandez de Kirchner ha respinto la sentenza che gli imponeva di rimborsare due fondi d’investimento statunitensi che hanno speculato sul debito argentino.

Tutto cominciò all’indomani del tracollo finanziario che investì l’Argentina nel 2001. A quel tempo, incapace di restituire i soldi ai possessori di circa 100 miliardi di debito pubblico, il governo argentino dichiarò default. Seguì quindi una negoziazione che portò a una parziale ristrutturazione del debito. In due tornate, nel 2005 e nel 2010, il governo riuscì infatti a sostituire quasi tutti i titoli di stato emessi durante la crisi a prezzo stracciato con altri a rendimento più basso e a scadenza più lunga.

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Il 92,4% degli investitori accettò questo scambio, convinto da un guadagno sicuro anche se inferiore. Il 7,6% invece decise di insistere a pretendere un rimborso integrale del prestito emesso nel 2001, a un tasso che era a quell’epoca intorno all’11%. Questi creditori “strozzini” si appellarono alla giustizia americana, dato che la maggior parte dei fondi di investimento coinvolti risiedeva proprio negli Stati Uniti.

Ed è così che alla fine la Corte Suprema americana ha dato loro ragione. In una sentenza del 16 giugno, questa ha infatti dichiarato che il Tesoro argentino deve versare 1,3 miliardi di dollari a quei creditori “ribelli”, che non avevano accettato di rinegoziare il debito.

Nella disputa è allora intervenuto il giudice distrettuale di New York Thomas Griesa, il quale, di fronte al ripetuto no dell’Argentina a rimborsare i creditori “ribelli”, ha ordinato il congelamento della somma di 539 milioni di dollari che l’Argentina aveva depositato presso la Bank of New York Mellon. Questi avrebbero dovuto essere utilizzati per pagare gli interessi in scadenza il 30 luglio, relativi a titoli posseduti dai creditori che avevano accettato la ristrutturazione.

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Buenos Aires non ha però ceduto al ricatto. Incapace di trovare un accordo con i “fondi ribelli” e impossibilitata a onorare i propri impegni con gli altri creditori a causa del congelamento, l’Argentina è stata così costretta a dichiarare il secondo default in 13 anni.

Questo non è default. Default è quando non si può pagare. Noi i soldi li abbiamo ma non li vogliamo dare ai creditori avvoltoi”, questa la reazione del ministro delle finanze argentino Axel Kicillof. Il ministro ha così deciso di mantenere una linea dura con i fondi “avvoltoio”, accusandoli di voler sfruttare i debiti del paese per ottenere profitti esorbitanti e dichiarando che il governo mai accetterà condizioni troppo lesive per le finanze pubbliche.

Il parlamento argentino ha quindi deciso di aggirare la decisione del Tribunale statunitense. In settembre ha infatti approvato una misura che prevede che i fondi per rimborsare i creditori stranieri non siano più depositati negli Stati Uniti, ma in Argentina o in Francia. Una soluzione che permetterebbe al Tesoro di onorare i suoi impegni con i detentori di titoli sovrani e allontanare così il fantasma del default.

Il giudice americano Griesa non è rimasto però a guardare. “Buenos Aires ha disobbedito agli ordini della corte, cercando di pagare solo i creditori che hanno accettato la decurtazione del valore nominale del debito, invece che tutti come stabilito… perciò l’Argentina è colpevole di oltraggio alla corte, ha stabilito Griesa il 29 settembre. L’ammontare della sanzione comminata al governo argentino sarà decisa prossimamente.

Durissima la reazione argentina. Ignorando l’accusa di oltraggio alla corte, il governo ha deciso di andare avanti col suo piano, depositando 161 milioni di dollari presso istituti di credito locali, al fine di pagare gli interessi sui titoli di stato in mano ai creditori che dopo il default del 2001 accettarono le ristrutturazioni del debito del 2005 e del 2010.

Il tono dello scontro ha ormai raggiunto livelli altissimi. A tal riguardo, il presidente argentino Christina Kirchner ha scelto di cavalcare l’onda del malcontento, per ottenere un ritorno in termini di popolarità. Dopo aver apertamente liquidato Griesa come “un giudice senile di New York”, ieri Kirchner è arrivata addirittura ad accusare gli Stati Uniti di cospirare contro la sua persona. “Se dovesse succedermi qualcosa… guardate a nord”, questo l’ultima sparata del capo di stato argentino.

Un vero peccato. Le uscite della Kirchner rischiano infatti di distrarre l’attenzione da quello che è il vero nodo della questione. L’ottantatreenne giudice americano Griesa ha condannato l’Argentina per non essersi ancora arresa agli speculatori: si tratta di un’aperta presa di posizione a favore della peggiore speculazione finanziaria. E’ questo il vero oltraggio.

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