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Trento

“La Leggenda” di Andrea Zorzi… da Cesena a Trento, il pallavolista volante apre la stagione della Diatec

«Allora il 30 settembre ci vediamo». Ci saluta così Andrea non appena lo incontriamo, fuori dalla sala della Biblioteca Malatestiana in cui Lorenzo Dallari, giornalista sportivo e vice direttore di Sky Sport, sta presentando "Il Sogno Azzurro".

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«Allora il 30 settembre ci vediamo». Ci saluta così Andrea non appena lo incontriamo, fuori dalla sala della Biblioteca Malatestiana in cui Lorenzo Dallari, giornalista sportivo e vice direttore di Sky Sport, sta presentando "Il Sogno Azzurro".

Andrea Zorzi è salito per un attimo sul palco per salutare Dallari, i suoi ospiti e il pubblico, tra poco più di un'ora quello stesso palco lo vedrà protagonista con Beatrice Visibelli in una veste ormai non più così insolita per lui, quella di attore.

Zorzi è ospite a Cesena, città Europea dello Sport 2014, per la prima edizione di "Passaggi Sport Festival", rassegna dedicata alla letteratura sportiva che si è svolta nella seconda settimana di settembre, e non poteva esserci contesto migliore per la messa in scena de "La Leggenda del pallavolista volante", lo spettacolo teatrale che il campione di pallavolo della "generazione di fenomeni" guidata da Julio Velasco negli anni ˈ90, ora giornalista sportivo, sta portando in tour nelle città italiane da  un anno e mezzo con la Compagnia Teatri d'Imbarco.

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Un racconto autobiografico che, ripercorrendo le tappe salienti della vita di Zorzi e della sua carriera pallavolistica, sa trasmettere un messaggio universale capace di avvicinare al teatro anche chi non è un appassionato di volley.

Lo spettacolo approderà a Trento martedì 30 settembre, alle 20.30, all'Auditorium S. Chiara in occasione della serata in cui la Trentino Volley si presenta ufficialmente ai propri tifosi ed è lo stesso Zorro che, anticipando la nostra domanda, ci dà la conferma.    

«Sì Bruno (Da Re, General manager della Trentino Volley, ndr) mi ha chiamato questa estate, sono felice di venire a Trento. Per la Diatec sarà una stagione importante e la Società ha deciso di iniziare con il nostro spettacolo».

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Sport e teatro insieme, un bel modo per aprire il nuovo anno, un augurio che Zorro fa alla squadra gialloblu.     

Andrea si ricorda di quando ci siamo conosciuti lo scorso dicembre, al Teatro Storchi di Modena (nella foto alla fine della rappresentazione con Bertoli, Masciarelli, Gardini, Giani, Cantagalli e Lucchetta), dove abbiamo visto per la prima volta La Leggenda e anche se manca poco tempo all'inizio della rappresentazione, non si sottrae all'intervista.

La presenza di Nicola Zavagli (regista dello spettacolo, ndr), che ci ha raggiunti quasi subito, rende la chiacchierata ancora più interessante e ci permette di scoprire gli elementi che hanno determinato il successo dello spettacolo.   

«Siamo rimasti sorpresi dal grande interesse suscitato dalla contaminazione tra due mondi, quello della cultura e quello dello sport, due linguaggi che, a prima vista, sembra non dialoghino facilmente tra loro mentre invece potrebbero "mescolarsi" più spesso di quanto si creda», esordisce Zavagli.

«Parliamo di sport e la novità di questo spettacolo sta proprio nell'aver portato a teatro lo sport – gli fa eco Zorzi – e quindi nell'aver messo in scena qualcosa di dinamico rispetto alla staticità alla quale siamo abituati. Inoltre quello che proponiamo è un teatro di narrazione. Certo, è spontaneo domandarsi cosa ci fa Zorzi sul palco, ma ora c'è meno sospetto rispetto all'inizio».

Una diffidenza che è venuta meno grazie alla capacità di stare in scena del neo-attore, come conferma Zavagli.

«Andrea ha una capacità affabulatoria naturale e questa dote gli permette di instaurare un contatto immediato con il pubblico. Per lui è un piacere stare in scena, sa incantare con il suo racconto e con Beatrice Visibelli (l'attrice che recita insieme a Zorzi, ndr) c'è un feeling straordinario.

Sanno essere comici, ironici, seri, appassionati. Quello che portano sul palco è una pagina storica dello sport italiano fatta di grandi vittorie ma anche di grandi sconfitte raccontando la storia di un bambino cresciuto negli anni ˈ70 che vive un'adolescenza problematica a causa della sua altezza e della goffaggine con le ragazze.

Poi Andrea troverà il modo di trasformare il suo limite in una risorsa, coltivando un talento nascosto che gli permetterà di diventare un campione ma non lo metterà al riparo dalle difficoltà della vita».

Molti infatti i successi collezionati e le medaglie vinte sul campo, ma nulla al confronto della delusione e dell'amarezza per le sconfitte, pesanti, alle Olimpiadi di Barcellona e Atlanta, la manifestazione sportiva più importante, quella che consacra definitivamente i campioni oppure ne sancisce la caduta.

Non esistono via di mezzo, soprattutto se sei la Nazionale italiana di pallavolo più vincente di sempre, guidata da un tecnico – Julio Velasco (attuale Ct dell'Argentina, ndr) – che ha insegnato a non nascondersi dietro la cultura degli alibi e a scendere in campo ogni volta con gli occhi di tigre.

«Se avesse vinto anche le Olimpiadi, avrebbe raggiunto la perfezione – afferma Zavagli – ma il segreto del successo della Leggenda è proprio quello di raccontare la vita di un uomo normale: Andrea non nasce vincente, ha costruito la sua carriera sportiva grazie alla volontà di coltivare un talento scoperto quasi per caso, ma ha vissuto esperienze dolorose sia nella vita privata che in quella pallavolistica. Poi ha saputo rialzarsi e andare avanti».

«Pure a 16 anni non mollavo mai, io non mi ricordo ma mi hanno detto che fin da allora ero competitivo – conferma Zorzi sorridendo -. Anche questa nuova esperienza era una sfida, l'anno scorso siamo stati in 30 teatri, dopo la pausa estiva abbiamo ripreso la tournee andando nelle sei città che ospitano il Mondiale femminile – Roma, Bari, Verona, Milano, Trieste e Modena – e abbiamo già una serie di date fino a marzo 2015». 

Nell'ambito della ricerca teatrale contemporanea, la proposta di Zavagli e Zorzi mira ad avere un pubblico popolare, non di nicchia, rivolgendosi alla platea più ampia possibile, ecco perché quello che mettono in scena è un teatro di narrazione.  

«Andrea, il protagonista, racconta la sua storia in prima persona, Beatrice invece in terza – spiega Zavagli -: lei conosce le cose in modo più distaccato, porta avanti la narrazione dialogando con Andrea, mostra pagine della sua vita come se fosse un film, e quello a cui assiste il pubblico è un racconto dinamico.

Per esempio, Andrea rivive una partita mimandone i movimenti, mette in gioco il corpo, esprime la potenza e la plasticità del gesto: questo è raccontare visivamente uno sport a teatro.

Poi c'è la semplicità di una storia narrata senza vergognarsi delle emozioni provate, andando dentro l'anima, svelando a poco a poco il percorso di un ragazzo che cresce in altezza, nella passione per la pallavolo, nell'amore per quella che diventerà sua moglie, nel dolore della separazione.

Il pubblico lo coinvolgi così – prosegue il regista -, mostrando i passaggi fondamentali della vita, e una vita è fatta di amore, dolore e mistero. Il teatro non deve essere fatto pensando ai critici, rischia di essere autoreferenziale, il teatro si apre all'innovazione raccontandosi al pubblico, noi abbiamo provato a farlo sfruttando la forza epica dello sport».

Parlando per un attimo di pallavolo e pensando al Mondiale maschile, chiediamo ad Andrea cosa pensa, in veste questa volta di giornalista, delle deludenti prestazioni della Nazionale maschile di pallavolo arrivata in Polonia con grandi ambizioni, ma, dopo la prima sconfitta con l'Iran, incapace di trovare compattezza e solidità (gli Azzurri hanno concluso al 13 posto, ndr).

«Anche in passato l'Italia aveva mostrato fragilità non riuscendo a vincere quando davvero contava farlo. La sensazione è che la squadra non sia mai stata in grado di reagire di fronte alle difficoltà e cambiare volto alla partita quando le cose non funzionavano.

In World League erano partiti benissimo, poi mi ha colpito il fatto che arrivati alla Final Six non siano riusciti a vincere contro il Brasile.

La strada da percorrere ora è quella di migliorare la consistenza delle prestazioni, provando a dare il massimo in qualsiasi condizione, senza pensare al prima e al dopo e al percorso da fare per arrivare a Rio 2016.

Per quanto riguarda le Azzurre (il Mondiale che si disputa in Italia è appena iniziato con quattro vittorie consecutive della Nazionale di Marco Bonitta, ndr), giochiamo in casa, speriamo bene, mando loro il mio in bocca al lupo».

Prima di salutarci, c'è ancora tempo per una riflessione significativa sul valore dello sport.

«Lo sport viene considerato un'opportunità educativa ma il suo fulcro sta nel corpo – spiega Andrea -: in un mondo sempre più virtuale, in cui facciamo poca attività fisica, dobbiamo imparare a rispettare il nostro corpo, capire che non contano solo i muscoli.

Ricostruire l'equilibrio tra mente e corpo è la via per trovare un punto di unione che permetta di valorizzare entrambe le dimensioni non a discapito l'una dell'altra.

Inoltre penso sarebbe utile indicare meglio cosa si intende quando si parla si parla di cultura sportiva: lo sport non è solo competizione o superamento di un limite, così come cultura non è solo leggere un libro.

Fare sport significa essere in relazione con se stessi e con il proprio corpo, ma il fisico non è solo un involucro da modellare o da allenare per eccellere in prestazioni di alto livello che permettono di arrivare al vertice. È importante chiedersi che rapporto abbiamo con il nostro corpo e ascoltare i messaggi che ci manda, testa e corpo devono camminare insieme». 

Manca davvero poco all'inizio dello spettacolo, la sala è già piena e, dopo le foto di rito, Andrea e Beatrice, che nel frattempo ci aveva raggiunti, vanno a cambiarsi.

«Schiaccia Zorro, schiaccia e la scarica elettrica si innerva nei muscoli… cerchi la palla, è come toccare il cielo, senti l'adrenalina che scorre…».

Ecco che "La Leggenda" inizia, i due attori sono sul palco ma talmente vicini che sembra di sentire il pallone che si sta per schiantare a terra proprio dove sei tu.

La voce di Beatrice è un crescendo che cattura, lei così minuta rispetto al campione, alto 2 metri e …  

«Zorro, ma quanto sei alto?».

Per scoprirlo e vivere le emozioni di uno spettacolo coinvolgente ed emozionante a cui appassionati di pallavolo (e non solo) non possono mancare, la data da segnare sul calendario è quella di martedì 30 settembre, alle 20.30, quando Andrea Zorzi e Beatrice Visibelli porteranno per la prima volta in Trentino "La Leggenda del pallavolista volante", in scena all'Auditorium S. Chiara.(Ingresso gratuito, fino ad esaurimento posti).

Birarelli e compagni saranno protagonisti nella seconda parte della serata quando "Zorro" scandirà l'ingresso dei i tredici giocatori della nuova Diatec Trentino e dello staff tecnico e dirigenziale al gran completo insieme alla madrina della serata Barbara Pedrotti (volto trentino di Mediaset Premium Calcio spesso ospite anche della popolarissima trasmissione di Italia1 "Tiki Taka", ndr) e a Gabriele Biancardi, storico ed affezionato speaker gialloblù.

[email protected]

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