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Italia ed estero

Catalogna indipendente: Una minaccia per la Spagna ma non per l’Europa?

Duro botta e risposta l'altro ieri tra il presidente della Catalogna Artur Mas e la vicepresidente spagnola Soraya Saenz de Santamaria. Dopo aver ottenuto l'ok dal parlamento regionale il 19 settembre, Mas ha fissato per il 9 novembre la data per il referendum sull'indipendenza dalla Spagna. Il secco no del governo iberico non si è fatto attendere.

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Duro botta e risposta l’altro ieri tra il presidente della Catalogna Artur Mas e la vicepresidente spagnola Soraya Saenz de Santamaria. Dopo aver ottenuto l’ok dal parlamento regionale il 19 settembre, Mas ha fissato per il 9 novembre la data per il referendum sull’indipendenza dalla Spagna. Il secco no del governo iberico non si è fatto attendere.

Il referendum in Catalogna non si farà perché è incostituzionale”, ha replicato Saenz de Santamaria. La costituzione prevede infatti che in Spagna siano permessi solo i referendum che coinvolgono tutta la popolazione e non solo una parte di essa, come promette di fare invece il referendum sull’indipendenza della Catalogna, chiamando alle urne solo i cittadini della comunità autonoma.

Ma l’effetto domino è ormai innescato. Dopo la Scozia, anche la Catalogna si appresta a lottare per la libertà. È questo risveglio del nazionalismo una minaccia per i complessi equilibri dell’Unione Europea? O è piuttosto la semplice richiesta di una piccola nazione di poter godere direttamente dei benefici che derivano dall’integrazione europea, senza dover passare per il filtro del governo centrale di Madrid?

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A tal riguardo, il movimento separatista catalano, come del resto quello scozzese, è un fenomeno qualitativamente differente rispetto a un altro tipo di nazionalismo, più allarmante, che ha prodotto veri e propri partiti politici come la Lega Nord in Italia, il Fronte Nazionale in Francia e il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito in Gran Bretagna. In quest’ultimo caso, si tratta infatti di movimenti populisti che hanno fatto della lotta all’immigrazione e dell’ anti-europeismo i loro cavalli di battaglia.

I separatisti catalani e scozzesi sono, in molti sensi, l’esatto opposto delle pericolose forze anti-europeiste. I loro attivisti non guardano infatti alla Lega o al Fronte Nazionale, ma si ispirano piuttosto all’esempio della Slovacchia. Questa nel 1993 decise di essere indipendente, senza però mai rinunciare ai benefici derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea e alla NATO.

Ma come dimenticare che nel ventesimo secolo il nazionalismo ha trascinato l’Europa sull’orlo del baratro? Le due guerre mondiali, le guerre balcaniche e addirittura il recente conflitto ucraino svelano tutto il potenziale distruttivo della retorica nazionalista.

In realtà, il nazionalismo non è però una forza intrinsecamente negativa. Può spingere i popoli a grandi imprese, come la lotta contro la tirannia, o può piuttosto ottenebrare le menti, giustificando folli campagne di odio contro il diverso.

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Nel secondo dopoguerra, Jean Monnet, uno dei principali architetti del progetto europeo, si diede un gran da fare per presentare l’Unione Europea come l’unico vero argine contro un nuovo cataclisma. “Gli europei devono lavorare assieme… Facciamogli vedere che, al di là delle differenze e delle barriere geografiche, possono trovare un interesse comune”, questa la sua ricetta.

Nella sua breve storia, l’Unione Europea non ha però mai veramente messo in discussione le identità nazionali degli stati membri. Ed è stato proprio questo il suo successo. I vari popoli europei convivono ora pacificamente, nel rispetto delle rispettive culture e tradizioni. In altre parole, “uniti nella diversità”. Si tratta di un grande trionfo della democrazia.

Per ora, lo stesso non può dirsi del referendum catalano. Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy è letteralmente terrorizzato dall’idea che una consultazione popolare possa spaccare il paese e mettere in pericolo la relativamente giovane democrazia spagnola.

Questo referendum non s’ha da fare. La legge è chiara a riguardo”, taglia corto il primo ministro. Ma la lezione scozzese è chiara in proposito. Referendum non significa indipendenza. Significa piuttosto l’inizio di un processo di cambiamento, che porterà in ultima analisi a una maggiore autonomia.

È però fondamentale che non si interrompa mai il dialogo tra governo centrale e autorità regionali, che deve avvenire sempre nel rispetto delle regole democratiche. Ma Rajoy e i suoi colleghi non sembrano aver imparato la lezione scozzese: negando la legalità del referendum sull’indipendenza della Catalogna, stanno negando al loro popolo l’esercizio dei loro diritti democratici. Se continueranno con questa linea, a perdere sarà tutto il paese.

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Italia ed estero

Lega il nipote di 7 anni a una corda e lo cala nel vuoto per salvare il gatto. Il Video

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Questa storia di profondo amore per un gatto arriva dalla Cina. Un felino, come capita spesso, salta (o cade accidentalmente) nel balcone del piano sottostante l’abitazione in cui viene accudito.

Non essendoci nessuno in casa del vicino, la nonna proprietaria del gatto decide di legare suo nipote di 7 anni a una corda e di calarlo nel vuoto per salvare l’animale.

Un gesto pericolosissimo. Per fortuna tutto si è svolto senza feriti, o peggio: il felino è stato salvato e il bimbo non ha riportato lesioni.

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Le foto dell’accaduto hanno fatto presto il giro del mondo, facendo infuriare molte persone.

La nonna, infatti, è stata pesantemente attaccata e criticata per quello che ha fatto.

La donna si è difesa dicendo che sulle prime non si era resa conto del pericolo: solo dopo aver visto i video che sono stati girati dalla strada ha capito la follia del suo gesto. Ma si è giustificata anche dicendo che alla fine tutto si è svolto per il meglio.

In queste circostanze basta chiamare i Vigili del Fuoco, pronti a recuperare gli animali in difficoltà. Sottoporre un bambino a una cosa del genere è molto rischioso.

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Italia ed estero

Maxi sanatoria del governo giallorosso: tutti i clandestini saranno regolarizzati

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L’assalto a smantellare la difesa dei confini del nostro Paese si sta facendo via via sempre più violento.

E mentre in Aula il Partito democratico, sobillato dal violento invito di Repubblica a “cancellare” Matteo Salvini, studia il modo più efficace per abrogare i decreti Sicurezza e di fatto riaprire i porti italiani alle navi delle ong straniere cariche di migranti, il governo sta studiando una maxi sanatoria per regalare il permesso di soggiorno a buona parte degli irregolari che già si trovano sul nostro territorio.

A svelare il piano, che secondo la Lega rischia di gettare il Paese intero “nel caos”, è stato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese rispondendo, ieri pomeriggio durante il question time alla Camera, a un’interrogazione sulle iniziative per la regolarizzazione degli stranieri già presenti in Italia.

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A dare l’assist alla Lamorgese  – spiega molto dettagliamente Andrea Indini sul Giornali.it – ci ha ha pensato il deputato Riccardo Magi di +Europa, il partito guidato da Emma Bonino nelle cui casse George Soros ha versato l’anno scorso 200 mila euro per tenerlo in vita e permettergli proprio di portare avanti certe politiche.

Dalla sua interrogazione è infatti venuto a galla il piano del governo. Se da una parte il Viminale ha già ultimato la revisione dei decreti Sicurezza, dall’altra ha compiuto un passo ulteriore per blandire gli ultrà dei porti aperti e i talebani dell’immigrazione. All’orizzonte si profila un vero e proprio colpo di spugna per regolarizzare gli irregolari già presenti in Italia che siano, però, in possesso di un contratto di lavoro. “L’intenzione del governo e del ministero dell’Interno – ha spiegato ieri il ministro dell’Interno – è quella di valutare le questioni poste all’ordine del giorno che richiamavo in premessa, nel quadro più generale di una complessiva rivisitazione delle diverse disposizioni che incidono sulle politiche migratorie e sulla condizione dello straniero in Italia”. Durante il question time il progetto è stato presentato come un provvedimento straordinario. Un giro di parole per non usare il termine sanatoria.

Un intervento di questo tipo farebbe felici tutte quelle frange (dalle sardine alla sinistra immigrazionista) che da mesi premono sul governo giallorosso affinché dia prova dei “segnali di discontinuità” promessi. Andrebbe a inserirsi, come anticipa il radicale Magi, in una più ampia “revisione delle disposizioni che incidono sulle politiche migratorie e sulla condizione dello straniero”.

Le richieste dei fan dell’accoglienza non si fermano certo alla revisione dei decreti Salvini e alla sanatoria della Lomorgese. L’obiettivo ultimo è, infatti, arrivare a “una riforma strutturale che consenta la regolarizzazione su base individuale degli stranieri già radicati nel territorio”, come previsto dalla proposta di legge d’iniziativa popolare “Ero straniero” che attualmente è in discussione in Commissione affari costituzionali alla Camera.

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I numeri degli immigrati che, con questo colpo di spugna, verrebbero regolarizzati sono impressionanti. Si parla almeno di 700mila persone. “Il governo vuole riportarci al caos”, commenta ora con preoccupazione il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari. “Sbarchi, permessi di soggiorno per tutti, ritorno al business dell’accoglienza, via i decreti Sicurezza e perfino la Bossi-Fini”, continua puntando il dito contro il Movimento 5 Stelle che, dopo il patto di governo con il Partito democratico, si sta rimangiando tutto quello che ha fatto in quattordici mesi con la Lega”.

L’iter verso la sanatoria dei clandestini è già stato avviato.

Come spiega il Sole24Ore, c’è già stato un prima via libera quando lo scorso 23 dicembre, in sede di approvazione della legge di Bilancio, è stato accolto un ordine del giorno sul tema. In quell’occasione il governo si era impegnato a “valutare l’opportunità di varare un provvedimento che, a fronte dell’immediata disponibilità di un contratto di lavoro, consenta la regolarizzazione di cittadini stranieri irregolari già presenti in Italia, prevedendo, all’atto della stipula del contratto, il pagamento di un contributo forfettario da parte del datore di lavoro e il rilascio del permesso di soggiorno per il lavoratore”.

A questa prima sanatoria, qualora dovesse passare la proposta di legge “Ero straniero”, si aggiungerebbe la completa abrogazione del decreto flussi attraverso l’introduzione di quote di ingresso annuali e l’adozione di nuovi e più facili canali di ingresso. Uno scenario apocalittico, dunque, che con l’instabilità in Libia e in gran parte dei Paesi dell’Africa subsahariana richiamerebbe tutti quei disperati che già oggi stanno studiano il modo per raggiungere il nostro Paese tentando la sorte nel Mar Mediterraneo.

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Italia ed estero

Tragedia Lutago: al via il trasferimento dei feriti in Germania

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Sono in corso i preparativi per il trasferimento di due dei pazienti rimasti feriti nell’incidente di Lutago, avvenuto il 5 gennaio scorso, che sono al momento ancora sottoposti a cure mediche intensive nelle strutture sanitarie altoatesine.

Entrambi i giovani saranno trasportati in Germania in aereo. Le condizioni del paziente che si trova all’ospedale di Bolzano sono ancora molto critiche, motivo per cui il trasferimento all’aeroporto verrà effettuato con un’ambulanza per il trasporto di pazienti in terapia intensiva.

La ragazza ricoverata all’ospedale di Brunico, essendo attualmente in condizioni stabili, verrà invece trasportata all’aeroporto accompagnata da un medico. Il trasferimento dei pazienti sarà organizzato dal Servizio aziendale di Urgenza ed Emergenza Medica dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige in stretta collaborazione con la Croce Bianca.

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