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Trento

Lucia Maestri: «essere belle aiuta, ma non può e non deve bastare».

Quanto pesa il silenzio di chi non si espone e non si ribella di fronte alle ingiustizie? Molto, a volte risulta addirittura determinante per le sorti di un intero Paese.

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Quanto pesa il silenzio di chi non si espone e non si ribella di fronte alle ingiustizie? Molto, a volte risulta addirittura determinante per le sorti di un intero Paese.

Ma c'e un silenzio che pesa ancora di più, quello delle donne che lavorano nell'ombra, che non compaiono mai, che non vengono citate neanche di striscio, sono quelle che continuano a lavorare nelle retrovie e non ricevono alcun riconoscimento.

Forse è l'abitudine a sopportare, a tacere, a mediare, a non prendere posizione ad essere solo mamme accoglienti, mogli accomodanti, colleghe disponibili, donne responsabili, bambine giudiziose e posate, a dare peso e forma a questo silenzio.

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Ed è proprio nel silenzio più totale, specie da parte delle dirette interessate, che la giunta della Camera di Commercio di Trento ha eletto 11 componenti, tutti di genere maschile.

Il 7 agosto scorso si è insediato il Consiglio della Camera di Commercio I.I.A. che ha eletto, non senza qualche polemica, Giovanni Bort, già Presidente della Confcommercio di Trento ed un mese dopo, l'8 settembre, i 48 componenti, di cui 13 donne, hanno eletto la Giunta.

Un organo che ha un ruolo strategico, con diversi compiti, tra i quali la predisposizione del bilancio preventivo e del bilancio d’esercizio, la promozione di progetti specifici, per destinare risorse specifiche, la nomina del Segretario generale e dei dirigenti, del Conservatore dell’Ufficio del Registro delle imprese, la verifica della rispondenza dell'attività amministrativa e della gestione dirigenziale agli indirizzi impartiti, delibera, inoltre, la partecipazione dell'Ente a consorzi, società, associazioni ed altri organismi esterni.

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Nessuna donna potrà partecipare alle decisioni di questo importante organo di rappresentanza dell'economia Trentina, in Giunta sono stati nominati 11 uomini, 11 noti imprenditori nelle varie categorie, conosciuti ed apprezzati, ma diciamocelo pure, sempre gli stessi nomi!

Viene da chiedersi se ci sia stata una candidatura femminile, come funzionino le elezioni e se è ancora possibile permetterci di poter rinunciare alle risorse femminile ed alle loro competenze.

E lo facciamo con Lucia Maestri,Consigliera provinciale, con una grande esperienza in politica maturata con un ruolo attivo a partire dal 1999, dapprima come consigliera comunale a Trento, poi nel maggio 2005 come Assessora con competenze in materia di Cultura, Biblioteche, Turismo e Cooperazione internazionale e, confermata, nel 2009, sempre come Assessora alla Cultura, Turismo, Politiche giovanili e cooperazione internazionale.

Il 17 settembre ha depositato, assieme ai colleghi Consiglieri RegionaliFerrari, Civico, Borgonovo Re, Manica e Zeni un disegno di legge regionale, vista la competenza territoriale dell'ente, con lo scopo di introdurre un equilibrio di genere nella composizione degli organi della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Trento.

Nella relazione allegata al d.d.l. si legge che nella gemella Camera di Commercio di Bolzano questo principio è stato pacificamente adottato, mentre in Trentino "La chiusura mentale e la scarsa sensibilità del Consiglio camerale di Trento, pur composto per un quarto da donne, costringono questo Consiglio regionale a legiferare ancora e a ribadire la necessità che negli organi collegiali siano rappresentati entrambi i generi".

Quali sono le novità introdotte?

«Il disegno di legge si compone di due articoli modificativi della legge regionale 9

agosto 1982, n. 7 "Ordinamento delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Trento e di Bolzano".

In particolare, l'articolo 1 prevede che nello statuto vengano stabilite delle norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna e per garantire la presenza di entrambi i generi negli organi collegiali delle Camere di commercio, nonché degli enti e aziende da esse dipendenti.

L'art. 2 dispone che la composizione della Giunta camerale deve vedere rappresentati entrambi i generi, a pena di decadenza».

Quindi una legge che impone di votare donna?

«Sono contraria a votare una donna in quanto donna, occorre parlare di merito e di competenza, quindi sono favorevole a votare donne competenti e preparate, ma tale principio deve essere applicato anche agli uomini. E non credo che gli uomini che rivestono ruoli di potere siano esclusivamente scelti per il loro "merito"».

Quindi è favorevole alle quote rosa?

«Certo, da sempre. Quando nel 1988 ero nella direzione provinciale del P.C.I. allora c'erano tre donne nel partito, tra cui Wanda Chiodi che venne sostenuta ed eletta in Consiglio Provinciale.

È ovvio che le quote non devono e non possono essere considerate una soluzione, ma in questo momento sono necessarie per garantire equità e democrazia paritaria in una società civile e accogliente.

Mentre si discute della necessità di votare donna, ricordiamo assieme un evento che si è tenuto prima delle elezioni provinciali del 2013, dove sono state ricordate le donne elette in consiglio provinciale in Trentino.

Sono state appena 10 donne in quarant’anni elette nel Consiglio provinciale per complessivi 21 mandati, mentre il totale dei seggi disponibili, dal 1973 ad oggi, è stato di 280.

Ecco, da questo semplice calcolo si può dedurre che la presenza femminile in Consiglio provinciale in quarant’anni è stata appena del 7,5%. Un risultato davvero deludente…. è stato il pensiero di entrambe».

Ma alla fine perché le donne non votano le donne?

«Manca il senso di solidarietà tra di noi, a volte le donne vedono nell'altra solo una rivale, invece potrebbe essere considerata una testa d'ariete che riesce a sfondare e a spianare la strada anche ad altre donne».

E con le colleghe in politica come va?

«Con tutte le donne in Consiglio c'è un bel dialogo e una strategia unitaria, quindi già da questi segnali positivi posso affermare che le donne stanno cambiando atteggiamento.

È una strada lunga e faticosa. Se pensiamo poi che il potere ed i luoghi come la politica sono sempre stati coniugati al maschile, e che fino "all'altro ieri" la società era costruita attorno al maschio, è chiaro che c'e molto da fare.

Si può solo cercare di agire attraverso un cambiamento strutturale che richiede tempo e ancora pazienza».

E gli uomini?

«Devono capire che è necessario aiutare e sostenere le donne che lavorano, nella cura della famiglia, perché ancora il carico delle cure parentali è quasi totalmente sulle loro spalle. Anche negli uomini più sensibili si nota una arretratezza di vedute, a volte occorre che vengano invitati con maggiore fermezza a condividere i compiti della casa e la gestione del quotidiano familiare.

Ecco, a proposito di arretratezza, la frase in dialetto "la sposa che la piasa, che la tasa e che la staga a casa" fa ancora parte della cultura dell'uomo trentino?

Io sono stata fortunata perché ho sempre vissuto una realtà cittadina e come amministratrice posso senz'altro affermare che qui ho trovato una certa evoluzione di pensiero, ritengo, quindi, che questa mentalità non mi pare appartenga agli uomini trentini.

Devo però constatare che, pur riscontrando una maggiore consapevolezza nelle generazioni di mezzo (38 – 50 anni), tra i giovanissimi ho notato una certa propensione a tornare indietro su certi "passaggi" che riguardano la considerazione delle donne ed il rapporto affettivo.

Credo che sia importante che le donne, le madri, trasferiscano alle proprie figlie il senso del rispetto del sé, io l'ho fatto con mia figlia e sono molto felice del risultato.

Certo, non nascondo che ha dei costi per queste ragazze.

Meno tacchi a spillo e forse una maggiore difficoltà nei rapporti con il genere maschile, che preferiscono donne arrendevoli e senza troppe ambizioni, ma alla fine quello che conta è formare delle donne che sappiano riconoscere il loro valore e che abbiano la consapevolezza di avere diritto alla parità di trattamento in tutti gli ambiti. Perché essere belle aiuta, ma non può e non deve bastare».

Ed a proposito di questo, l'ultimo accenno della Maestri è per le Ministre del Governo Renziano, a loro dedica un'ultima battuta "spero che non siano state scelte con criteri esclusivamente estetici, sennò possono solo costituire un elegante contorno".

Minella Chilà 

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