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La Sfera e lo Spillo

Tevez spinge la Juve, la Roma tiene il passo

 

Allo stadio Giuseppe Meazza di Milano si celebra la partita di gala, da sempre sfida infinita tra la città Meneghina e quella Sabauda. 

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Allo stadio Giuseppe Meazza di Milano si celebra la partita di gala, da sempre sfida infinita tra la città Meneghina e quella Sabauda. 

Terza giornata della massima serie con l’avvincente Milan-Juventus, il monumento di San Siro è illuminato a festa e tutto esaurito, 78.000 spettatori e record d’incasso.

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Il catino ribolle, i cuori rossoneri tornano numerosi alla Scala del Calcio per assistere al big match. Una sfida al vertice della classifica e scontro tra Massimiliano Allegri e Filippo Inzaghi con il loro infelice trascorso comune in rossonero.

Qualche scintilla di troppo tra i due quando Pippo era ancora un giocatore a disposizione di mister Allegri. L’accesa rivalità trova terreno fertile quando Inzaghi, divenuto allenatore della Primavera del Diavolo, mira alla poltrona del Conte Max in Prima Squadra.

In archivio scopriamo che il tecnico toscano non ha mai battuto il Milan nelle quattro sfide giocate alla guida dei Sardi, sponda Cagliari (tre sconfitte e un pareggio).

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La squadra bianconera mostra sin dall’avvio spiccata personalità, autorevolezza ed esperienza. Spinge il Diavolo nell’angolo non concedendogli le ripartenze che Inzaghi pianificava e sognava.

Il mister rossonero alla viglia, confida alla stampa che la sua squadra non ha nulla da perdere; in effetti, gli undici rossoneri capitolano (0-1) giocando un match ampiamente sottotono, impauriti dallo strapotere della prima della classe.

La caratura tecnica, tattica e agonistica della Juventus è fuori portata per un così remissivo e dimesso Milan. La guida tecnica di Milanello schiera il modulo 4-3-3 con Abbiati che sostituisce l’infortunato Diego Lopez in porta. La linea difensiva è composta dallo svogliato Abate e dall’impreciso De Sciglio sulle linee esterne, e dai discreti Rami e Zapata in posizione centrale.

A centrocampo il trittico realizzato dall’opaco Poli, dal mastino De Jong e dall’impacciato Muntari. Il reparto offensivo organizzato dal veloce ma inconsistente Menez, dall’intermittente El Shaarawy e dallo spento Honda.

Il tecnico piacentino pensa alla gara perfetta, rimasta tale nella lunga notte milanese. Il suo Milan rinuncia alla fase offensiva, aspetta i bianconeri nella propria metà campo concedendo metri, distanze e ritmo alla Vecchia Signora.

La guida tecnica di Vinovo schiera invece il testato 5-3-2 con Buffon tra i pali. La difesa è amministrata dal diligente Bonucci, dal grintoso Caceres (poi sostituito dallo zelante Ogbonna) e dall’impreciso Chiellini. Sugli esterni scorrono i puntuali pendolini, Lichtsteiner e Asamoah.

Nel reparto nevralgico del campo imperano senza avversioni il principino Marchisio, il regale Pogba e il nominato Pereyra (tra i migliori sul green). Davanti il riferimento Llorente e il sontuoso Tevez. Il tecnico toscano vince la prima sfida con il sanguigno Inzaghi.

Nei primi quarantacinque minuti di gioco sono da segnalare le conclusioni pericolose prima di Llorente e poi Pereyra. Marchisio colpisce un legno con un solerte tiro da fuori area (al minuto 38). Nella ripresa, ai bianconeri basta la gran giocata di Pogba e il tocco dolce di Tevez per passare al botteghino e ritirare i tre punti: l’incasso sportivo della sfida.

Quattro goals in una settimana per l’apache che, dopo la robot dance mostrata nella partita di Champions, degusta un ciuccio con particolare dedica al proprio figlio. Ora la Juve vola a punteggio pieno, tre partite, tre vittorie (una casalinga e due esterne).

Quattro reti realizzate e zero subite. Un rollino di marcia invidiabile, da eterna prima della classe. In casa Milan si leccano le ferite, le ambizioni da primato rimesse accuratamente nel cassetto.

Il Diavolo dovrà migliorare soprattutto in mezzo al campo se vorrà dire la sua in questo torneo, incrementando lo spessore tecnico, la cifra tattica e ricercando la perduta identità. In testa alla classifica rimane agganciata anche la Roma che liquida (2-0) il Cagliari di Zeman con le reti di Destro e Florenzi.

Sono sufficienti ai giallorossi solo 13 minuti di gioco per sconfiggere la squadra rossoblù. Il cronista appunta sul taccuino l’esultanza di Alessandro Florenzi all’Olimpico, che corre in tribuna per abbracciare la nonna. L’altra squadra di Roma, i biancocelesti di Pioli, capitolano al Luigi Ferraris dopo un buon primo tempo. Contro un Genoa organizzato decide il goal vincente di Mauricio Pinilla (1-0) nel finale (al minuto 87).

Corsaro il Parma di Donadoni sul campo del ChievoVerona (2-3).  A Bergamo la Fiorentina espugna con fatica (0-1) lo stadio Atleti Azzurri d’Italia con un goal di Kurtic (al minuto 58). Il Napoli esce sconfitto e ridimensionato dal Friuli (1-0) con il goal di Danilo. Pareggio a reti bianche (0-0) tra Sassuolo e Sampdoria. Festival del goal, invece, al Manuzzi: Cesena ed Empoli finisce in parità (2-2).

I romagnoli si fanno rimontare dopo il doppio vantaggio. Al Barbera, Palermo e Inter si sfidano a viso aperto ma finisce senza vincitori e vinti (1-1). In vantaggio i rosanero con Vazquez con la complicità dell’interista Vidic. Pareggia la squadra di Mazzarri con una rasoiata dal limite dell’area di Kovacic sul finale di primo tempo.

Da segnalare due reti annullate per offside ai neroazzurri, il primo su colpo di testa di Vidic, il secondo a Icardi. Il Verona sconfigge in trasferta il Torino (0-1) con un goal di Ionita. Primo giocatore moldavo a segnare in Italia. Diciotto le reti realizzate nella terza giornata di serie A.

Tre le vittorie tra le mura amiche (Roma, Genoa e Udinese), quattro quelle in trasferta (Juventus, Parma, Fiorentina e Verona)

Emanuele Perego         www.emanueleperego.it       www.perego1963.it

 

 

 

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