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Trento

La giunta ritira il ricorso alla consulta, insorge la minoranza

La seconda delle tre giornate in aula del Consiglio provinciale, si è aperta stamane con la ratifica, approvata all'unanimità con 29 voti dopo un lungo dibattito, della delibera della Giunta provinciale del 18 luglio scorso, che prevede la rinuncia ad un ricorso alla Corte costituzionale contro una norma statale, poi ritirata, riguardante la sottrazione di una parte dei fondi strutturali per sostenere progetti di sviluppo transfrontalieri. 

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La seconda delle tre giornate in aula del Consiglio provinciale, si è aperta stamane con la ratifica, approvata all'unanimità con 29 voti dopo un lungo dibattito, della delibera della Giunta provinciale del 18 luglio scorso, che prevede la rinuncia ad un ricorso alla Corte costituzionale contro una norma statale, poi ritirata, riguardante la sottrazione di una parte dei fondi strutturali per sostenere progetti di sviluppo transfrontalieri. 

La discussione è stata animata solo da consiglieri di minoranza che hanno criticato soprattutto la rinuncia della Giunta ai tre miliardi di euro esigibili dallo Stato in base all'accordo di Milano, in cambio di un solo miliardo promesso per il 2018.

Olivi: "la norma impugnata è stata abrogata" – "La rinuncia – ha spiegato ai consiglieri il vicepresidente Alessandro Olivi – riguarda una norma contenuta nel decreto legge 225 del 2010 convertito in legge nel 2011, riferita a fondi strutturali che le Province di Trento e Bolzano erano impegnate a versare a sostegno dei progetti di sviluppo transfrontalieri.

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Secondo la Giunta la norma statale violava l'accordo di Milano sottraendo all'intesa una parte delle risorse di questi fondi, perché ne vincolava una certa percentuale alle spese proprie di un organismo di indirizzo preposto alla verifica e all'analisi dei progetti relativi allo sviluppo territoriale integrato. "Poi, ha proseguito Olivi – lo Stato ha abrogato questa norma e ha modificato nella sostanza la disciplina di questi fondi, ripristinando il principio dell'intesa.

Infatti la somma di 40 milioni annui sul bilancio pluriennale a carico delle due Province rimane un impegno così come definito dall'accordo di Milano, ma la norma di Milano ripristina l'intesa sia per potersi pronunciare sull'intero pacchetto delle risorse ma anche sui criteri dei progetti e sulle modalità di gestione di queste risorse con una partecipazione diretta all'esame di queste richieste, perché andassero a favore di un progetto integrato territoriale.

Maurizio Fugatti (Lega) ha lamentato che il presidente Rossi non sembra volere i tre miliardi per i quali la Provincia ha ancora  aperti vari contenziosi con lo Stato. "Pare che solo un miliardo ci verrà riconosciuto sul patto di stabilità. E che si stia trattando su quello che la Provincia dovrebbe dare allo Stato se questo avesse necessità di altre risorse per la tenuta dei conti pubblici.

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Ma lo Stato ha oggi e avrà sempre più bisogno di attingere alle risorse dell'autonomia per recuperare le risorse di cui ha bisogno. Per questo lo Stato chiede ora alla Provincia una nuova intesa. Ma mentre la risposta del presidente Rossi è parsa dialogante, il governatore altoatesino Kompatscher ha invece minacciato di ricorrere a Vienna". Occorre allora, ha concluso Fugatti, che la Provincia alzi il livello politico dello scontro con Roma. Creando con Bolzano e altre autonomie un fronte compatto contro lo Stato a tutela delle specialità.

Rodolfo Borga (Civica Trentina), con un intervento fortemente politico, ha sollecitato l'esame del disegno di legge contro l'omofobia, "perché emergano le profonde contraddizioni interne alla maggioranza su questo provvedimento. Quanto alla scelta della rinuncia al ricorso, ormai per Borga "la Provincia ha appaltato al senatore Bressa del Pd la tutela della nostra autonomia speciale. Ma Bressa ha detto apertamente che la proposta del residuo fiscale è una castroneria".

Borga si è detto molto perplesso sull'ipotesi di nuovo accordo con lo Stato, "perché la Provincia ha già gli strumenti per tutelare l'autonomia davanti alla Corte costituzionale". Di fronte all'avversione dello Stato per le autonomie speciali del nord, "la risposta della Provincia è stata la richiesta di assumersi nuove competenze a spese dei trentini, ma senza poterne fare un uso incisivo".

Sbagliato per Borga anche rinunciare ai 3 miliardi che lo Stato deve alla Provincia in cambio di un miliardo nel 2018. Così "la Giunta riparte ancora dalle promesse da campagna elettorale". "In momenti come questi – ha concluso – servirebbe una classe dirigente e un leader con una visione politica che manca invece totalmente a questa Giunta, che ha paura di esporre in quest'aula le linee strategiche del governo provinciale".

Per Giacomo Bezzi (Forza Italia) "l'autonomia del Trentino è riuscita in 10 mesi a delegittimarsi da sola". E ha proseguito: "definire questa maggioranza un'armata Brancaleone è poco, viste le posizioni completamente diverse portate avanti dai partiti da cui è composta".

Bezzi ha chiesto di andare al di là degli annunci per portare a caso con lo Stato un accordo possibile, sapendo che non potremmo ottenere tutto come accadeva in passato. Occorre per il consigliere che la maggioranza torni ad impegnarsi nei tagli alla spesa pubblica in modo da liberare risorse per gli investimenti.

Secondo Claudio Civettini (Lega) mentre molte famiglie e aziende del Trentino si trovano in grave difficoltà economica e sociale, "oggi l'autonomia va difesa alzando la voce con Roma". E a suo avviso il solo modo per dimostrare la forza dell'autonomia consiste nel rendere del tutto trasparenti gli atti e i passaggi decisionali". Altrimenti per Civettini "siamo uguali a Roma".

Il consigliere ha inoltre stigmatizzato la tecnica del "piazerot" e della "furbata" fondata sulla connessione tra politica e affari, che mina la credibilità dell'autonomia. Civettini ha ricordato infine che mentre il presidente Dellai sapeva rappresentare il Trentino, il suo successore e la sua Giunta hanno dimostrato inconcludenza nei rapporti con Roma. In campo nazionale non abbiamo sufficiente credibilità per essere stimati.

Marino Simoni (Progetto Trentino) ha annunciato il voto favorevole del proprio gruppo alla delibera della Giunta. A suo avviso serve infatti "un fronte comune" nella nostra realtà per rispondere agli attacchi che ci arrivano dall'esterno e dallo Stato. Al riguardo ha osservato che "la Giunta provinciale ha un ufficio stampa che è una macchina da guerra, eppure sulla vicenda Daniza e altre questioni non ne siamo usciti bene". Occorre allora "attivare subito questi strumenti per reagire alle denigrazioni che erodono l'immagine dell'autonomia". Simoni ha auspicato che l'attenzione prestata dal governo provinciale a quel che avviene a Roma sia molto alta per difendere le nostre prerogative.

Filippo Degasperi (M5s) ha accusato la maggioranza di mantenere sempre un atteggiamento "bipolare", per cui di fronte a norme nazionali palesemente lesive della nostra autonomia, ci si comporta in maniera docile in Parlamento e si recita invece la parte dei leoni quando si torna a Trento.

L'autonomia va difesa nelle sedi istituzionali più che con ricorsi alla Corte costituzionale. Per Degasperi l'atteggiamento pattizio nei rapporti fra il Trentino e Roma non funziona perché per un'intesa occorre essere in due, mentre il governo Renzi ha tutt'altre intenzioni. Il presidente della Provincia di Bolzano minaccia di rivolgersi a Vienna, ma i parlamentari del suo stesso partito sostengono il governo Renzi. Il consigliere ha infine preannunciato voto di astensione sul ritiro dell'impugnativa.

Per Nerio Giovanazzi (Amministrare il Trentino) questa delibera si poteva votare in 5 minuti perché non esiste più l'oggetto del contendere in quanto la norma impugnata è stata abrogata. Ma il problema sta nel "pantano dei rapporti con lo Stato". Per Giovanazzi "i tre miliardi che lo Stato ci deve sono un credito esigibile, e scendere a patti dimostra tutta la debolezza della Provincia di fronte al governo Renzi".

Il consigliere, che ha annunciato il suo voto favorevole, ha infine invitato la Giunta a relazionare in Consiglio sugli incontri che si svolgono in questi giorni a Roma, perché questa partita coinvolge tutti e non solo il presidente.

"Il rischio è infatti di perdere anche quel poco di autonomia che c'è rimasta". Perché quando nel 2017 verranno meno i 500 milioni di euro che in forza dell'accordo di Milano lo Stato trasferisce al Trentino, dove andremo a prendere quei soldi con il Pil che non cresce?" Nelle dichiarazioni di voto, Giovanazzi (AT) dal governo nazionale arriva la notizia che Roma invierà commissari per indagare sulla morte di Daniza. "Il Trentino vanta un ottimo corpo forestale e quest'invadenza dello Stato è un altro segnale di debolezza della nostra autonomia".

Massimo Fasanelli (Gruppo misto) ha suggerito di lavorare alla ottimizzazione dei costi, sulla riduzione delle spese e della burocrazia per agevolare le aziende da cui provengono le entrate del bilancio provinciale. Si tratta di adottare provvedimenti che garantiscano queste risorse, senza le quali sarà impossibile alla Provincia sostenere le famiglie più in difficoltà. E ha ricordato che la burocrazia in Italia incide sulle aziende per 60 miliardi di euro all'anno. Se avessimo la stessa burocrazia della Germania risparmieremmo ben 20 miliardi.

 

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