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Trento

Cuccioli orsa Daniza, P.A.E.: «Cortina può ospitarli, se Rossi non li consegna andremo noi a prenderli»

L' Amministrazione comunale di Cortina D'Ampezzo, in data odierna con protocollo N. 17457 ,  ha confermato alla segreteria del P.A.E. la massima disponibilità per accogliere i due cuccioli orfani di mamma Daniza

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L' Amministrazione comunale di Cortina D'Ampezzo, in data odierna con protocollo N. 17457 ,  ha confermato alla segreteria del P.A.E. la massima disponibilità per accogliere i due cuccioli orfani di mamma Daniza

L Amministrazione garantirà un luogo circoscritto e protetto con videsorveglianza facendosi carico di tutte le spese relative al sostentamento sia alimentare che sanitario per tutto il periodo necessario allo svezzamento, con la possibilità dei volontari di interagire con la struttura.

Al fine di garantire l'ottima riuscita di tutta l'operazione il sindaco richiede una commissione di esperti etologi e veterinari che possa monitorare costantemente le attività dei due cuccioli.

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"Accertato che l'orsa Daniza è stata uccisa non per garantire la tutela dell'incolumità pubblica; visto che la presunta aggressione mai confermata da perizie tecniche risulta essere un falso, eseguita unicamente per eliminare l'ultimo ostacolo per la realizzazione di nuove aree sciistiche e di un bacino artificiale da oltre 200.000 mc per l'innevamento delle medesime piste; preso atto dell'intenzione della Provincia di Trento di lasciare morire di stenti i due cuccioli evitando così di ricorrere ai metodi cruenti ed impopolari, chiediamo al presidente Ugo Rossi di organizzare il trasferimento dei due cuccioli vivi ed in buona salute nella località di Cortina nel tempo stretto di una settimana, confermando sin d'ora che in caso negativo, saremo noi a venirli a prendere organizzando una manifestazione ad hoc, con o senza il permesso del Questore". – dichiara il presidente del Partito Animalista Europeo, Stefano Fuccelli.

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Trento

Tenta di salvare il figlio dal suicidio e cade dalla finestra, muore 45 enne

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Padre e figlio cadono dalla finestra di casa a Lentiai: muore un uomo di 45 anni, è grave, ma ancora vivo il padre di 83 anni

Non sono ancora note le motivazioni dell’insano gesto che in tarda mattinata nella frazione di Marziai, ha coinvolto, padre e figlio, rispettivamente di 83 e 45 anni.

Il secondo voleva lanciarsi e ci è purtroppo riuscito trascinando anche il genitore. I Carabinieri stanno svolgendo delle indagini per ricostruire la dinamica dell’incidente mortale.

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Sul posto sono arrivati due elicotteri che si sono alzati in volo da Trento.

I due sono stati trasportati d’urgenza in elicottero negli ospedali di Treviso e di Trento dopo che i sanitari, giunti sul posto con un’ambulanza, hanno prestato loro le prime cure.

Il 45 enne è deceduto dopo un paio d’ore dal ricovero.

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Trento

Brucia il bosco e si schianta con la moto, 55 enne di Trento arrestato

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Giovedì un 55 enne di Trento ha dato fuoco al bosco in località Meie a Baselga di Pinè.

E’stato però individuato e fermato da due turisti laziali, che hanno evitato il divamparsi delle fiamme allertando così i vigili del fuoco.

I due turisti laziali hanno visto l’uomo aggirarsi maniera sospetta fra le sterpi e dopo pochi minuti hanno notato delle nuvole di fumo provenire dal bosco.

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Una volta accorsi sul posto per vedere cosa fosse successo, hanno visto il 55 enne, che appena appiccato il fuoco alle sterpi, osservava il divamparsi delle fiamme senza fare nulla per impedirlo. I due turisti hanno bloccato l’uomo e hanno chiamato i vigili del fuoco.

Sul posto sono giunti i vigili del fuoco volontari di Pinè e con un’autobotte in pochi minuti hanno spento le fiamme. Il tutto si è risolto in pochi minuti per fortuna.

L’uomo ha bruciato circa 15 metri quadrati di boscaglia. La polizia ha fermato il 55 enne che si è dichiarato estraneo ai fatti, benché avesse un’ustione alla mano destra e fosse in possesso di un accendino.

L’uomo è stato arrestato dalla polizia dell’Alta Valsugana con l’accuso di incendio boschivo e dopo la convalida il giudice Greta Mancini ha applicato la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di Trento.

Il processo per direttissima è stato rinviato. Pare che l’uomo da anni sia seguito dal servizio si salute mentale di Trento, per questo la difesa sceglierà il rito abbreviato richiedendo anche una eventuale perizia psichiatrica sul soggetto.

L’uomo non ha neppure compreso pienamente il significato di “obbligo di dimora”, benché l’avvocato e gli agenti agenti della polizia abbiano cercato di spiegarglielo con parole semplici.

Infatti ieri sera il 55 enne è salito in sella alla sua moto e si è diretto sull’altopiano di Pinè dalla sorella. Purtroppo giunto a San Mauro, frazione di Baselga, si è scontrato con un’auto ed è finito a terra.

Gli agenti che sono accorsi sul posto si sono accorti che l’uomo violava l’obbligo di dimora, guidava senza patente e su un mezzo senza assicurazione.

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Trento

Dalla Michelin alle Albere: un quartiere che non è entrato nel cuore dei trentini

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Da area produttiva simbolo della Trento industriale del boom economico, a quartiere modello e all’avanguardia a livello architettonico.

Parliamo delle Albere 113 mila metri quadrati che hanno dato un contributo fondamentale dal 1927 agli anni 2000 alla storia di Trento.

Nel 1927 la Michelin (azienda francese che produceva prima gomma vulcanizzata e poi pneumatici) apre a Trento il secondo punto operativo, dopo quello di Torino.

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Nello stabilimento trentino veniva lavorato il cotone che arrivava dall’Egitto e si confezionava il tessuto che veniva utilizzato nella produzione degli pneumatici.

Negli anni la produzione si orientò sui rinforzi metallici per pneumatici e di ritorti di fibre artificiali o sintetiche.

La Michelin che negli anni d’oro arrivò ad occupare più di 1500 lavoratori prevalentemente donne, entrò nel cuore dei trentini chiamata esattamente come il suo nome viene scritto, assolutamente quasi mai con la pronuncia francese.

Al suo interno campi da tennis ed un cinema che alla domenica ospitava le famiglie dei dipendenti e nell’immaginario cittadino, rappresentava la fabbrica buona al contrario di Sloi e Carbochimica che erano quelle cattive.

Dentro la fabbrica della Michelin venne approfondito il tema della novità introdotta nel mondo lavorativo dai fenomeni di aggregazione sociale, culturale e sportiva.

Poi i fenomeni di presa di coscienza operaia della fine degli anni ’60, la contestazione che ha collegato Trento con i fermenti nazionali ed internazionali.

La riduzione dell’attività industriale avvenuta per fasi fino alla chiusura definitiva nel 1997.

Infine la città decide la completa demolizione del complesso industriale. Ma fra la Michelin e la città di Trento per molti anni si è instaurato un grande rapporto di amore e rispetto. 

Un’empatia che le Albere non hanno mai avuto con la cittadinanza.

Presentato come quartiere modello, urbanisticamente all’avanguardia, raggiungibile da pochi, addirittura con le guardie private che ne limitavano gli ingressi ( e così è stato nei primi mesi).

Il quartiere non è mai entrato nel cuore dei trentini e che è ancora alla ricerca della sua vera identità.

Di certo il Muse ha contribuito a creare curiosità, il parco a portare gente, ma la scommessa è la nuova biblioteca universitaria che si rivolge alla “ nuova Trento”, quella degli studenti, universitari in particolare.

Due cubi collegati tra loro da una lobby, con la luce che arriva dalla cupola trasparente, perché le pareti sono tutte rivestite di libri.

Si stanno ancora ultimando i sottopassi che collegheranno il quartiere con la città: per anni l’unico collegamento possibile era il corridoio tra i due campi del cimitero, per un promiscuo sacro e profano che a molti non piaceva.

Per il momento a distanza di anni il quartiere “Le Albere” a Trento perde sempre più valore e gli appartamenti del complesso progettato da Renzo Piano restano per gran parte invenduti o disabitati.

Nel 2017 il complesso di proprietà del fondo immobiliare Clesio ha perso il 18% e oggi è poco oltre il 50% del valore iniziale, ovvero 44,3 milioni di euro. I debiti con le banche ammontano a 150 milioni.

I soci del fondo cioè enti territoriali come Isa, Dolomiti Energia, Itas, Fondazione Caritro, Mediocredito Trentino Alto Adige, hanno ottenuto come “rimborso” parziale delle perdite gli stessi appartamenti invenduti.

E per fortuna che la maggior parte del complesso è stato acquisito da grossi soggetti ovvero il Muse, il palazzo della sede Itas, la biblioteca universitaria.

La scommessa delle Albere è quella di riuscire ad entrare nel cuore dei trentini, come aveva fatto la Michelin.

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