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Italia ed estero

Mediterraneo: cimitero di migranti senza più speranze

Mentre i leaders dell’Ue devono fare i conti con un’ondata di euroscetticismo sempre più allarmante, il Mediterraneo continua ad essere il protagonista indiscusso di tragedie umanitarie che coinvolgono le vite di migliaia di migranti.

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Mentre i leaders dell’Ue devono fare i conti con un’ondata di euroscetticismo sempre più allarmante, il Mediterraneo continua ad essere il protagonista indiscusso di tragedie umanitarie che coinvolgono le vite di migliaia di migranti.

I dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) non possono che destare allarme e sconcerto. Solo dal mese di giugno, infatti, più di 2.200 persone hanno perso la vita o sono state dichiarate disperse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo.

Dal 1° gennaio sono 130.000 i migranti arrivati in Europa via mare, una cifra pari a più del doppio rispetto al 2013. Di questi, 118.000 sono state accolti in Italia, per la maggior parte soccorsi grazie all’operazione “Mare Nostrum”, programma che, come noto, avrà termine nel mese di novembre. Segno che gli aspiranti a partire sono sempre più numerosi, la marina italiana ha comunicato lunedì di aver prestato soccorso, sempre nel quadro di “Mare Nostrum”, a circa 2.380 persone nel corso del weekend.  

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In questa disperata cornice, le brutte notizie non cessano di arrivare. Lunedì 15 settembre l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha parlato di 500 migranti ritenuti dispersi in un naufragio avvenuto la scorsa settimana a 300 miglia al largo di Malta. Se questa cifra dovesse essere confermata, si tratterebbe del “naufragio più grave degli ultimi anni” nel Mediterraneo.

Le testimonianze su cui si è basata l’OIM sono quelle di due sopravvissuti di nazionalità palestinese fuggiti da Gaza, soccorsi dal mercantile panamense “Pegasus” e in seguito condotti a Pozzallo in Sicilia. Una volta arrivati in Italia, e interrogati dagli operatori dell’OIM, i sopravvissuti palestinesi hanno parlato di 500 migranti, tra siriani, palestinesi, egiziani e sudanesi, partiti da Damietta, in Egitto, sabato 6 settembre.

A causare l’incidente sarebbero stati gli stessi trafficanti che, da una seconda imbarcazione, avrebbero di proposito  fatto colare a picco il barcone con a bordo i migranti, con i quali era nato poco prima un violento scontro.

Le autorità italiane hanno aperto un’inchiesta al fine di determinare le circostanze esatte del naufragio. Quello che è certo è che, se i sospetti fossero confermati, si tratterebbe di un episodio oltremodo grave, tale da far parlare di omicidio di massa, perpetrato da criminali senza scrupoli.

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Ma non basta. Il quadro si fa ancora più nero se, a questo pesante bilancio, si aggiungono le decine di dispersi in un altro naufragio avvenuto domenica a est di Tripoli, in Libia, dove il caos e l’anarchia fanno sì che episodi di tal genere si verifichino con allarmante frequenza.

Tragici eventi come questi devono risvegliare tanto l’attenzione delle autorità europee, quanto la coscienza della società civile: è questo il disperato appello delle organizzazioni impegnate nella salvaguardia dei diritti dei migranti.

Gli episodi degli ultimi giorni inducono ad operare due importanti riflessioni. Nell’ottica della tutela del migrante, le operazioni di soccorso in alto mare dovrebbero continuare a essere svolte in acque internazionali, proprio come ha fatto finora Mare Nostrum. Servono però allo stesso tempo misure di gran lunga più incisive nella lotta contro i trafficanti, autori di crimini aberranti, senza alcun rispetto della dignità umana.  

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Spaventoso incidente in Slovenia, tir precipita da viadotto. Il Video

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L’incidente è avvenuto il 13 novembre 2019. Questo filmato, diffuso dal portale Storyful, cattura il momento in cui un’auto per una disattenzione devia finendo sul lato del camion sulla tangenziale di Lubiana, costringendo il camion a schiantarsi attraverso la barriera di sicurezza.

Secondo quanto riferito dai media locali, il camion è precipitato con un volo di 20 metri. La vittima è un uomo ungherese di 50 anni. Sono in corso indagini per stabilire l’esatta dinamica dello schianto.

L’incidente è stato ripreso dalle telecamere di sicurezza piazzate su un cavalcavia.

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Italia ed estero

L’Italia dice no all’abolizione dell’ora legale. Tutto rimane come prima

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Nel nostro Paese resterà in vigore il doppio orario. Infatti l’Italia ha detto no all’abolizione dell’ora legale.

Come richiesto dall’Unione europea, dal 2021 ogni Paese dovrà decidere se adottare per tutto l’anno l’ora legale o quella solare.

Il governo italiano a Giugno ha depositato a Bruxelles una richiesta formale per mantenere la situazione attuale, senza variazioni. Tutto rimane inalterato.

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Sono  tre i motivi principali che hanno determinato questo scelta come spiega il Corriere della Sera in un articolo a firma di Lorenzo Salvia.

La prima perplessità espressa dal nostro Paese riguarda la “mancanza di una valutazione d’impatto dalla quale si possa evincere, in modo esaustivo, il quadro dei vantaggi e degli svantaggi”.

Non ci sarebbero, dunque, prove scientifiche che i cambiamenti dell’ora possano davvero danneggiare l’equilibrio psico-fisico.

Il secondo dubbio espresso dal governo italiano è quello relativo all’aspetto economico: grazie all’ora legale, che per sei mesi l’anno ci consente di accendere le luci un’ora dopo, si risparmiano soldi.

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Il terzo e ultimo motivo è legato alla possibilità che le “singole scelte degli Stati membri possano creare un mosaico di fusi orari, con il rischio di non garantire il corretto funzionamento del mercato interno”.

Nel dettaglio comunque i Paesi dell’Europa del Sud (come l’Italia) sono a favore del doppio fuso orario in vigore adesso, perché questo fa guadagnare un’ora di luce nel periodo estivo e ne fa recuperare un’altra nelle mattine invernali.

Al contrario, i Paesi del Nord Europa sono contro l’ora legale perché da loro in estate fa buio più tardi e conseguentemente non hanno bisogno di spostare le lancette in avanti per risparmiare sulle bollette. La discussione su questo tema avverrà nei prossimi mesi nelle sedi del Parlamento e della Commissione europea.

 

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Italia ed estero

Allarme rosso nella laguna veneta, il Governo stanzia 20 milioni di euro

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Non la solita acqua, l’intera laguna veneta è stata in balia dell’acqua per quasi 20 ore, rischiando la rovina di chiese e musei ma portando forti danni a numerose famiglie.

Questo è stato il motivo per cui il Governo ha decretato lo stato di emergenza, non solo per la città di Venezia ma per un tratto di zona molto più ampio intorno al capoluogo veneto.

Verranno stanziati 20 milioni di euro per fronteggiare le prime necessità, in particolare i primissimi aiuti  alla comunità che è stata duramente colpita in queste ore.

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Inoltre, è stata presa la decisione di nominare un commissario alla realizzazione esecutiva del Mose, il sistema paratie di dighe mobile della città.

Il commissario nominato, Elisabetta Spitz avrà il compito di supervisionare i lavori e portare a termine il grande accusato della città.

L’emergenza meteorologia continua e la situazione in laguna resta grave e difficile,  con la popolazione che già propone la prima conta dei danni.

Persiste, l’allerta rossa in tutta la zona colpita. Attesa per oggi alle 11.00 una marea di 145 cm, sopra la soglia di sicurezza gestibile di 130 cm.

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Nel giro di poche ore tutti gli abitanti e i commercianti torneranno ad essere dominati dall’acqua. Forte la preoccupazione anche per tutto il patrimonio culturale del capoluogo veneto e non solo.

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