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Trento

In morte di Diego, uomo complesso, uomo completo.

Mi mancherà l’amicoDa Diego potevo attingere indicazioni preziose dalle sue spesso sprezzanti prese di posizione.

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Mi mancherà l’amicoDa Diego potevo attingere indicazioni preziose dalle sue spesso sprezzanti prese di posizione.

Non attingevo solo quello, Diego Mazzonelli era un maestro di vita, e quanto maestro sono innanzitutto i suoi figli a dimostrarlo, così come la sincera commozione di stamattina di un collega che lo ha avuto per cinque anni come professore.

Diego ha fatto irruzione nella mia vita, agli inizi di questo secolo, quando divenni presidente dell’associazione amici dell’arte contemporanea senza che sapessi nulla di arte in genere, e men che meno contemporanea.

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Era un membro del direttivo, mi votò contro ogni logica, e istintivamente ci piacemmo al volo per vari ordini di motivi: ho sempre odiato studiare, lui era un professore, ho sempre amato il kaos, lui era un rigoroso uomo d’ordine, volevo fare la rivoluzione a pugni e lui a modo suo l’ha fatta usando il cervello.

Da allora ci vedemmo spesso nei nostri frequenti incontri con amici comuni che non chiacchieravano di cose crasse, volgari ma di come pensare, capire, apprendere il sublime invece di schifare il mondo.

Senza tirarsela, per sincera passione.

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Diventammo amici e Diego, con l’espressione infastidita, quasi scocciata che lo contraddistingueva è riuscito ad aiutarmi a prendere la laurea, a farmi capire che arte non vuol dire casino, che la rivoluzione inizia dentro di noi perchè se non si muove nulla è meglio rimanere omologati.

Cosa che lui non era affatto.

Un giorno un amico gli chiese perché non era comunista, Diego rispose che era troppo povero per poterselo permettere.

Era così, tagliente come una lama, ma se gli parlavi dei figli era il padre più orgoglioso della terra.

Amava la vita nei suoi molteplici aspetti e come spesso accade ai pensatori era amareggiato dalle idiozie del mondo.

Il suo grosso handicap, l’incapacità di leccare il culo ai potenti, lo aveva spesso tagliato fuori da tante occasioni, quindi quello che è riuscito a donarci è per merito puro.

Lo aiutai nell’allestimento di una mostra al foyer del S.Chiara. Mi spiegò le sue opere una ad una con la premessa di non prenderlo per i fondelli perché sapeva che non era il mio genere e lo capiva benissimo, del resto i miei preferiti a lui facevano schifo, ma a differenza mia era in grado di dimostrarmi il perché. 

Ora un suo quadro campeggia nel mio salotto e mi verrebbe voglia di fare qualche rito sciamanico per riuscire a riportarne in vita l’autore e chiedergli ancora tante risposte a tanti dubbi, quelle risposte che erano un anticipo di twitter, poche parole, secche e precise, che ti facevano pensare, e la risposta la trovavi da solo.

E se non sapessi che lo sentirei ridere da dov’è, mi verrebbe voglia di accendergli un lumino. Inutile dilungarsi, non avrebbe gradito.

So solo che era un uomo complesso e completo e la sua morte renderà forse incompleti ma già migliori tanti uomini nuovi in una società che ha dovuto fare i conti con lui, spesso perdendo.

Mario Garavelli

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