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Italia ed estero

Referendum in Scozia: l’Europa non ha bisogno di nuovi muri

Nella prima metà del II secolo d.C. l'Inghilterra e la Scozia vennero separate dal Vallo di Adriano, una fortificazione in pietra che prende il nome dell'imperatore romano che ne ordinò la costruzione. Oggi, diciannove secoli dopo, gli indipendentisti scozzesi, guidati dal loro carismatico leader Alex Salmond, provano a costruire un nuovo muro.

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Nella prima metà del II secolo d.C. l’Inghilterra e la Scozia vennero separate dal Vallo di Adriano, una fortificazione in pietra che prende il nome dell’imperatore romano che ne ordinò la costruzione. Oggi, diciannove secoli dopo, gli indipendentisti scozzesi, guidati dal loro carismatico leader Alex Salmond, provano a costruire un nuovo muro.

Il prossimo 18 settembre infatti, la popolazione scozzese sarà chiamata a pronunciarsi in un referendum storico che potrebbe sancire l’indipendenza di Edimburgo da Londra. Se vincesse il fronte del si, un nuovo confine dividerebbe ciò che è stato unito per ben 300 anni.

E questo potrebbe essere solo l’inizio. In un effetto domino dalle dimensioni tanto enormi quanto imprevedibili, Catalogna, Fiandre, Bretagna, Corsica, Frisia potrebbero seguire a ruota. Si tratterebbe di una vera e propria balcanizzazione dell’Europa.

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Viene innanzitutto da chiedersi per quale libertà stiano lottando gli indipendentisti scozzesi. Si tratta della libertà di decidere autonomamente il proprio destino, proteggendo la propria specificità storico-culturale? Non si direbbe.

E’ si vero che nei secoli precedenti le politiche repressive perpetrate da Londra giustificavano il desiderio di autodeterminazione del popolo scozzese. Ma al giorno d’oggi il governo centrale non rappresenta più una minaccia per Edimburgo. La Scozia gode infatti di una notevole autonomia, che in questi giorni il premier britannico David Cameron si è impegnato ad aumentare ulteriormente in caso sconfitta del fronte secessionista.

Qual’è allora la libertà per cui si battono i nazionalisti scozzesi? Si tratta di una libertà meno nobile, connessa al desiderio di spendere come meglio si crede la propria ricchezza e impedire che gli altri possano trarne vantaggio.

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Il ritorno delle rivendicazioni autonomiste in Scozia, come negli altri paesi abitati da significative minoranze nazionali, ha coinciso infatti con la crisi finanziaria. Le politiche d’austerità adottate dal governo di Sua Maestà in risposta alla crisi hanno infatti imposto dei sacrifici aggiuntivi agli scozzesi.

Queste richieste sono state percepite come un tentativo del governo centrale di impadronirsi delle loro risorse e di impiegarle altrove. Non è quindi per la libertà di espressione e di autodeterminazione che si batte il fronte indipendentista scozzese, ma piuttosto per mettere la mani sul petrolio del Mare del Nord o per prevenire il tracollo dello stato sociale.

Che si voglia condividere o meno il fine di questa lotta, non va perso di vista un aspetto fondamentale. Se vinceranno, i nazionalisti scozzesi avranno disperatamente bisogno che il loro nuovo stato entri a far parte dell’Unione Europea. Altrimenti la loro economia arretrerà, non potendo più godere dei benefici associati al mercato unico europeo.

Si tratta di una strada decisamente in salita. Stando alle parole del presidente uscente della Commissione europea José Manuel Barroso, la Scozia non godrà di nessuno sconto: la procedura di ammissione sarà quella standard. In altre parole, basterà l’opposizione di un solo stato membro per impedire agli scozzesi di tornare nel club.

Questo tentativo di uscire dalla porta secondaria per rientrare da quella principale genera perplessità anche per un altro ordine di ragioni. A tal riguardo, la svolta indipendentista di Edimburgo striderebbe terribilmente con quelli che sono i principi alla base del mercato unico europeo.

Il mercato unico, vero successo dell’integrazione europea, consiste infatti nell’eliminazione delle barriere alla circolazione di persone, beni, capitali e servizi tra i vari paesi europei. La creazione di un nuovo confine tra Scozia e Gran Bretagna andrebbe proprio nella direzione opposta. Questo nuovo muro, per quanto poroso, costituirebbe pur sempre un ostacolo alla libera circolazione.

Non è perciò affidandosi a vecchi modelli che la Scozia riuscirà a vincere le sfide della globalizzazione. La crisi finanziaria ha messo a nudo tutte le debolezze dello stato nazionale. La soluzione va cercata altrove, in Europa. Un’ Europa che sia capace di essere qualcosa di più della mera somma dei suoi stati membri.

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