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Italia ed estero

La roulette russa delle sanzioni: perché l’Europa si ostina a giocare?

Il 5 settembre il presidente russo Vladimir Putin e quello ucraino Petro Poroshenko hanno siglato a Minsk un accordo per una tregua in Ucraina orientale. La crisi ucraina sembrava avviarsi verso la normalizzazione e invece l'Unione Europea ha sorpreso tutti. In meno di una giornata è riuscita a imporre nuove sanzioni alla Russia e a posticiparne l'entrata in vigore. Una mossa quantomeno inaspettata.

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Il 5 settembre il presidente russo Vladimir Putin e quello ucraino Petro Poroshenko hanno siglato a Minsk un accordo per una tregua in Ucraina orientale. La crisi ucraina sembrava avviarsi verso la normalizzazione e invece l’Unione Europea ha sorpreso tutti. In meno di una giornata è riuscita a imporre nuove sanzioni alla Russia e a posticiparne l’entrata in vigore. Una mossa quantomeno inaspettata.

Ieri l’ennesimo colpo di scena: superata la paura di danneggiare ulteriormente le proprie relazioni economiche con Mosca, i paesi membri hanno finalmente deciso di applicare le misure restrittive concordate nei giorni precedenti. Viene da chiedersi se questo tira e molla sia il prodotto di un fine tatticismo o piuttosto di una completa assenza di strategia.

Questa volta l’Unione Europea ha usato la mano pesante. A essere colpite non saranno solamente le cinque più grandi banche statali del Paese, peraltro già oggetto delle sanzioni di fine luglio, ma anche tre produttori di armi e tre giganti del petrolio, e cioè Transneft, Rosneft e Gazprom Neft. A questi sarà limitato l’accesso ai mercati finanziari europei, in quanto non potranno contrarre prestiti o acquistare azioni e obbligazioni con scadenze superiori a 30 giorni.

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Inoltre, l’Ue ha vietato l’esportazione delle tecnologie per la ricerca e la produzione del petrolio e ha allungato la lista delle persone colpite dal congelamento dei beni e dal divieto di viaggio. Si tratta di altri 24 nomi, che includono anche alcuni oligarchi appartenenti alla cerchia di Putin. Tuttavia, non c’è alcun ministro del Cremlino.

La Russia non l’ha presa per niente bene. L’inviato di Mosca all’Ue Vladimir Chizhov ha gridato all’“assenza di una qualsiasi logica elementare” nell’applicazione delle sanzioni “simultaneamente al processo di raffreddamento della crisi ucraina”. E lamenta: “Alla Russia non rimane altra scelta che adottare delle contromisure”.

Secondo il consigliere economico del Cremlino Andrei Belousov, il governo moscovita ha già pronte le sue misure di ritorsione, che andranno presumibilmente a colpire l’import di auto e di prodotti tessili. “C’è un’intera gamma di prodotti non agricoli che rende in nostri partner, in primo luogo quelli europei, dipendenti da noi. Per esempio, le importazioni di auto, e in particolare le auto usate. A queste si aggiungono certi tipi di prodotti tessili, che siamo in grado di produrre da soli”, ha sentenziato Belousov.

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I peggiori incubi degli stati membri dell’Ue stanno rapidamente prendendo forma: le nuove misure restrittive russe faranno davvero molto male. Ma perché l’Unione Europea ha scelto di adottare le nuove misure punitive nonostante il cessate il fuoco garantito da Russia e Ucraina? La spiegazione è semplice: a Bruxelles si sospetta che l’interruzione temporanea degli scontri sia solo un espediente di Mosca per evitare nuove sanzioni.

Il nodo della questione non è quindi se l’offensiva sul campo possa essere interrotta o meno per qualche giorno, ma piuttosto se Putin sia veramente disposto a ritirare le sue truppe dalle regioni dell’Ucraina orientale.

Questo spiega la cautela del presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, che, poco dopo l’ok alla pubblicazione delle sanzioni sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue, si è affrettato a specificare che le misure restrittive potrebbero essere riviste entro fine mese, in relazione all’andamento della situazione sul campo.

Ma è proprio la situazione sul campo a suscitare le maggiori perplessità. Fonti NATO informano infatti che la Russia ha ancora almeno 1.000 effettivi in Ucraina e che altri 20.000 sono schierati lungo il confine.

Indipendentemente dagli sviluppi futuri, l’intervento di Putin a fianco dei separatisti filorussi ucraini rappresenta chiaramente un’indebita ingerenza negli affari interni di uno stato confinante. Così agendo, Putin si è arrogato il diritto di intervenire militarmente in ogni Paese abitato da una componente russofona.

Siamo evidentemente di fronte a una logica molto pericolosa, che minaccia le fondamenta dell’ordine internazionale, specialmente se si tiene in considerazione che la Russia è una potenza nucleare che ha avviato un programma di riarmo.

A tal riguardo, le sanzioni possono rappresentare una risposta efficace, ma solo se l’Ue ha ben chiaro il suo obbiettivo finale. Le misure restrittive non sono infatti l’arma per vincere la guerra in Ucraina. Nessuno vincerà: in un modo o nell’altro, le parti dovranno scendere a compromessi. Non sono neppure da intendersi come un mezzo per indebolire Putin sul piano interno, scatenando la rivolta dei suoi fedelissimi.

Le sanzioni dovrebbero piuttosto essere uno strumento per indicare a Mosca quali sono i valori e le regole che l’Europa non è disposta a negoziare, anche a costo di subire perdite economiche e vedere peggiorati i suoi rapporti col Cremlino.

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