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Trento

Sotto vincolo i mosaici recentemente trovati in vicolo delle Orsoline a Trento

I preziosi mosaici pavimentali romani, recentemente rinvenuti in Vicolo delle Orsoline a Trento, saranno posti sotto vincolo, visto il loro interesse culturale. 

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I preziosi mosaici pavimentali romani, recentemente rinvenuti in Vicolo delle Orsoline a Trento, saranno posti sotto vincolo, visto il loro interesse culturale. 

Questa la decisione della Giunta provinciale, che ha approvato oggi in materia un conchiuso, su proposta dell'assessore alla cultura Tiziano Mellarini. La decisione si inserisce in un progetto complessivo di valorizzazione di tutte le aree romane della zona di Santa Maria.

Come noto, il centro storico di Trento è interessato, in tutta l'estensione del suo sottosuolo, da presenze archeologiche relative al centro urbano romano di Tridentum.

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Per tali ragione, un intervento edilizio di ristrutturazione realizzato in vicolo delle Orsoline, è stato subordinato, nei mesi scorsi, ad un controllo attento da parte della Soprintendenza per i beni culturali, tramite l’Ufficio beni archeologici.

Come già comunicato in precedenza l’indagine archeologica ha permesso di riconoscere i resti di un complesso edilizio di grande prestigio e contraddistinto da una evidente valenza pubblica o rappresentativa.

L’ edificio, che si estende ben oltre i limiti dell’area indagata e databile attorno al IV-V secolo d.C., è caratterizzato da un vano dotato di abside con orientamento nord-sud e preceduto da un aula che è stato possibile mettere in luce solo in minima parte. Tale vano risulta interamente pavimentato, con un mosaico policromo di straordinaria bellezza.

L’area absidale è completamente interessata da un motivo geometrico, mentre nell’aula si riconoscono invece motivi figurati. In angolo un recipiente (kantharos) da cui si sviluppano esuberanti racemi vegetali completati alle estremità da fiori di vario tipo; al centro un altro recipiente del medesimo tipo affiancato da due animali, solo parzialmente visibili; probabilmente due capre o due pecore.

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I dati in possesso della Soprintendenza non sono ancora tali da permettere una interpretazione definitiva e certa circa la natura e la finalità del complesso emerso, ma evidenziano una committenza altamente qualificata, che per Tridentum ha i caratteri dell’eccezionalità.

Certamente non può essere messa in dubbio la forte vocazione in termini di architettura monumentale di tutto il quartiere presente nell’area sopra specificata che in epoca tardo antica presenta caratteristiche proprie di una edilizia rappresentativa. In questo settore si concentravano evidentemente le sedi del potere politico e religioso della Trento tardo antica che vede, tra questi ultimi, il suo protagonista più importante, il vescovo Vigilio.

Alla luce di quanto emerso la Provincia ha deciso, in primo luogo, su proposta dell’assessore Tiziano Mellarini, l’avvio del procedimento di riconoscimento dell’interesse culturale della parte di edificio interessato dai resti romani, a tutela di ogni eventuale loro danneggiamento ed al fine di avviarne la corretta valorizzazione.

Per quanto riguarda appunto la valorizzazione dell’area scoperta, una volta completata la campagna di sondaggio stratigrafico, si provvederà ad un temporaneo interramento conservativo degli scavi effettuati, consentendo così il momentaneo utilizzo del bene edilizio soprastante.

Nel contempo, la Giunta ha deciso di avviare un progetto complessivo e compiuto di apertura alla conoscenza pubblica di tutte le aree romane della zona di Santa Maria da considerarsi, per una corretta lettura culturale, nella loro interezza.

In particolare i riferimenti sono alla Villa Romana di Via Rosmini, i cui lavori di rifacimento museale prenderanno avvio a giorni, alle aree archeologiche sotto la Chiesa di Santa Maria e a fianco del Complesso del Sacro Cuore, i cui scavi sono conclusi e nelle quali i brani murari dell’antica Tridentum sono stati messi in luce, provvisti di una copertura stabile e sono in attesa di una efficace valorizzazione museale.

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Trento

Trento: aggredito con lo spray al peperoncino e derubato di 50 euro

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Ieri pomeriggio verso le 13.30 lungo via Gazzoletti a Trento un trentenne è stato aggredito con lo spray al peperoncino e derubato di 50 euro.

L’episodio è avvenuto lungo la via che da Piazza Dante costeggia il lato destro del palazzo della Regione.

L’uomo era diretto alle Poste per pagare una bolletta, e si era già preparato in mano una banconota da 50 euro.

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Alla vista dei soldi il ladro ha sfilato all’uomo la banconota ed è scappato via.

La vittima ha deciso di inseguirlo aiutato da un’altra persona che si è posta davanti al delinquente per bloccarlo.

A quel punto il malvivente si è fatto largo spruzzando negli occhi della vittima lo spray al peperoncino.

Il trentenne ormai ferito ha quindi chiamato i soccorsi. Sul posto è arrivata una pattuglia dei carabinieri insieme a un’ambulanza di Trentino Emergenza.

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L’uomo è stato trasportato all’ospedale Santa Chiara e sottoposto a tutti gli accertamenti del caso. Le sue condizioni non sono gravi.

Le forze dell’ordine nel frattempo, dopo aver ascoltato la ricostruzione fornita loro dalla vittima, stanno passando al vaglio le telecamere di videosorveglianza per arrivare a dare un nome e un volto al malvivente.

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Trento

Ferrovia del Brennero: ecco i progetti e gli interventi riguardanti la circonvallazione di Trento

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180 giorni: è il tempo previsto dall’ “Atto aggiuntivo al Protocollo d’intesa per la riqualificazione urbana della città di Trento intersecata dalla linea ferroviaria Verona-Brennero” siglato ieri pomeriggio dal presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, dal sindaco di Trento Alessandro Andreatta e dall’amministratore delegato di RFI spa Maurizio Gentile, per completare la progettazione preliminare del by-pass ferroviario della città capoluogo, inclusa la stazione provvisoria che verrà realizzata presso lo scalo Filzi.

L’atto di ieri segue il Protocollo siglato dalle parti nell’aprile 2018 e traccia una road map delle attività che RFI, Provincia e Comune sono chiamate a svolgere.

RFI, in quanto Società incaricata di progettare e realizzare la nuova linea ferroviaria da Verona a Fortezza, parte integrante del corridoio europeo TEN-T Scandinavo-Mediterraneo, aggiornerà il progetto della circonvallazione ferroviaria di Trento, che prevede l’interramento (a circa 10 m. di profondità) della linea ferroviaria per un tratto di 2,4 km., grosso modo fra l’area della rotonda di Nassirya a Trento Nord e via Monte Baldo a Trento Sud, la realizzazione di un’ altra stazione sotterraneo allo scalo Filzi che fino a completamento dei lavori servirà sia il traffico merci che quello passeggeri e a regime solo quello delle merci (dopo l’ultimazione dei lavori quella di piazza Dante tornerà ad essere la stazione utilizzata per il trasporto passeggeri).

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La Provincia di Trento ha invece il compito di ridefinire l’assetto del sistema ferroviario nel nodo di Trento, input essenziali per il piano urbano della mobilità, anche nelle sue interconnessioni con il resto del Trentino, a partire dalla Valsugana.

Al Comune di Trento, infine, spetta la progettazione della riqualificazione della città.

Di tutto questo si è parlato anche nell’incontro pubblico e nella successiva Tavola rotonda tenutesi nel palazzo della Provincia, a cui hanno preso parte, oltre ai firmatari del nuovo documento d’intesa, il responsabile della Direzione Investimenti di RFI Vincenzo Macello, il responsabile della Direzione Commerciale della società ferroviaria Christian Colaneri, i dirigenti della Provincia Raffaele De Col e Roberto Andreatta ed Ezio Facchin, già Commissario straordinario del Governo per le tratte d’accesso al tunnel del Brennero.

Si è parlato dunque di prospettive, investimenti e tempistiche dei futuri interventi ferroviari in provincia di Trento oggi nella sala Belli del palazzo della Provincia, presenti a Trento i vertici di RFI-Rete ferroviaria italiana spa.

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Il tema centrale è l’impegno di RFI ad ultimare, entro 180 giorni, la progettazione preliminare del by-pass ferroviario, inclusa la stazione provvisoria allo scalo Filzi.

L’incontro ha costituito l’occasione per affrontare un ragionamento ad ampio spettro sul Corridoio del Brennero in termini di stato di avanzamento della progettazione e della realizzazione delle opere (Galleria di Base del Brennero, tratte d’accesso sud, terminal intermodale), degli obiettivi di trasporto che questa infrastruttura strategica sottende, di impegni e risorse.

Tra i temi anche le tratte d’accesso al tunnel del Brennero che interessano il Trentino e che comprendono l’intervento della circonvallazione di Rovereto, che assieme a quella di Trento rappresenta uno dei 4 Lotti prioritari della tratta Verona-Fortezza.

Vi è l’impegno, tramite i lavori dell’Osservatorio per lo sviluppo del Corridoio del Brennero, di procedere nei prossimi mesi nello studio di possibili alternative ed ipotesi di tracciato per Rovereto così come per le tratte di collegamento (tra Trento e il confine con l’Alto Adige e da Trento verso i territori della Vallagarina).

Si è parlato infine di linea della Valsugana, per la quale sono previsti interventi  di potenziamento per incrementarne l’efficienza e migliorare le connessioni con il Veneto. Al centro il progetto di elettrificazione del tratto trentino e il nuovo collegamento con il feltrino.

Nel corso della Tavola rotonda è stata ribadita la necessità di concordare una road map tra Provincia, RFI e Ministero delle infrastrutture e trasporti, con una chiara definizione del metodo di lavoro, al fine di giungere ad una progettazione condivisa, in accordo con i territori, dello stanziamento delle risorse, dei ruoli e delle tempistiche.

Nella road map verranno inseriti tutti gli interventi ferroviari che interessano il Trentino: tratte d’accesso al tunnel del Brennero (lotti prioritari e lotti di collegamento), i collegamenti con il Veneto tramite l’elettrificazione della ferrovia della Valsugana e il proseguimento fino a Feltre,  i collegamenti con l’Alto Garda e l‘ipotesi della ferrovia Rovereto-Riva, nonché le opere di ammodernamento delle infrastrutture esistenti (sottopasso ferroviario della stazione di Rovereto, nuova stazione a Calliano, riduzione passaggi a livello e quant’altro).

Scarica qui il progetto della Linea di accesso Sud alla Galleria di Base del Brennero

Scarica qui il progetto della Ferrovia della Valsugana Stato Attuale e Scenari di Sviluppo

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Trento

Disabilità: un nuovo modello di intervento per un abitare inclusivo

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Sabato 9 novembre al MUSE le cooperative del gruppo “Abitare il Futuro” di Consolida hanno presentato gli esiti di due anni di progetti sperimentali per l’accompagnamento alla vita autonoma che hanno coinvolto più di 70 persone con disabilità.

Dalle pratiche realizzate in diverse parti del Trentino, le cooperative hanno elaborato, con la supervisione scientifica di Euricse e con il sostegno di Consolida, un nuovo modello di intervento.

Dalle cooperative sono giunte anche proposte alla politica e a gli enti locali per rendere il nuovo modello accessibile a tutti e sostenibile.

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L’assessora Stefania Segnana ha sottolineato come “servono percorsi e proposte come quelle presentate per capire come dare risposta ai bisogni delle famiglie. La Giunta provinciale ha finanziato queste sperimentazioni e intende andare avanti su questa strada sostenendo gli investimenti sul tema della disabilità.”

La convenzione internazionale dell’Onu stabilisce che le persone con disabilità hanno il diritto di scegliere dove e con chi vivere. Dalle Giudicarie a Trento, dal Basso Sarca a Rovereto fino alla Valsugana, otto cooperative sociali del gruppo “Abitare il Futuro” hanno realizzato progetti sperimentali che hanno coinvolto più di 70 persone con disabilità per rendere concreto questo diritto.

Sabato 9 novembre al Muse hanno presentato gli esiti di questi progetti, sostenuti dalla Provincia autonoma di Trento e dalla bolletta etika del movimento cooperativo con Dolomiti Energia, ma soprattutto il lavoro di analisi che hanno fatto con la supervisione di Euricse e del consorzio Consolida per rielaborare le esperienze e arrivare alla definizione di un nuovo modello di intervento.

“Già da alcuni anni le cooperative ha affermato Francesca Gennai, vicepresidente di Consolida – lavorano su questo tema; la sfida era quella di passare da sperimentazioni locali e individuali a un modello di intervento comune, rielaborando gli apprendimenti e condividendoli con gli attori del territorio al fine di aumentarne l’impatto e soprattutto ampliarne l’accessibilità. Sappiamo che non possiamo adottare un approccio sartoriale, ma rifiutando la dimensione industriale stiamo cercando la giusta via di mezzo affinché un diritto individuale trovi runa risposta nella collettività. Il che significa, ad esempio, sul piano delle risorse mixare fonti pubbliche con quelle private che nascono dalla responsabilità sociale delle imprese, come Dolomiti Energia, e quelle delle famiglie e delle stesse persone con disabilità. Lavoriamo nella convinzione che non è la vita a doversi adattare ai servizi esistenti, ma questi alla vita delle persone”.

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Stefania Segnana, assessora provinciale alla Salute, Politiche sociali, Disabilità e Famiglia: “Sono moltissime le famiglie in Trentino che esprimono bisogni di sostegno per affrontare in modo sereno il ‘dopo di noi’ e più in generale il futuro dei loro figli con disabilità. Servono quindi percorsi e proposte come quelle presentate per capire come dare risposta a questi bisogni. La Giunta provinciale ha finanziato queste sperimentazioni e intende andare avanti su questa strada sostenendo gli investimenti sul tema della disabilità. Stiamo già lavorando in questa direzione sia con il regolamento di attuazione della legge sul Dopo di Noi, sia non intaccando nelle previsione di spesa del prossimo anno la quota prevista per la disabilità”.

Il nuovo modello di intervento – Il modello – hanno spiegato Paolo Fontana di Euricse e le pedagogiste Alessia Franch e Chiara Traniello che hanno accompagnato le cooperative nella rielaborazione dei progetti – poggia su un progetto pedagogico-educativo attraverso il quale le cooperative esplicitano filosofia e finalità a tutti gli interessati – persone con disabilità, famiglie, servizi socio-sanitari, ecc. – e costituisce la base del “patto di collaborazione” che contiene gli impegni di ciascun soggetto.

La cooperativa predispone quindi le condizioni necessarie alla attuazione del percorso: sceglie gli educatori; individua gli spazi abitativi adeguati. L’adeguatezza investe anche il contesto territoriale in cui si trova l’abitazione (servizi, luoghi di socializzazione, mobilità, ecc.).

A questo punto c’è la fase di avvio che prevede la definizione del “progetto di vita” di ogni singolo beneficiario, costruito in modo partecipato dalla persona con disabilità e dalla sua famiglia, in cui si tiene conto dei desideri e non solo dei bisogni e di altre variabili di natura oggettiva, ad esempio le disponibilità di alloggi in quel momento.

Il percorso si avvia con la “scuola” dell’abitare, quindi con azioni e esperienze finalizzate a promuovere l’aumento effettivo e graduale delle autonomie; esperienze che possono svolgersi durante brevi e ripetuti momenti di separazione dalla famiglia ed evolvere in modo graduale verso la soluzione abitativa più adatta alla persona: dalla vita autonoma al co-housing stabile con altri.

In questo processo evolve necessariamente anche il ruolo dell’educatore che rimodula la propria presenza e i propri interventi in modo progressivo e coerente con l’acquisizione di autonomie e competenze da parte della persona con disabilità.

Tutto il percorso richiede un attento monitoraggio per rilevare gli apprendimenti e le strategie quotidiane della persona con disabilità e della sua famiglia.

Parallelamente è importante sostenere un forte lavoro di comunità che permetta alla persona la costruzione di relazioni significative con il vicinato. Il progetto quindi deve tener in costante equilibrio le dimensioni individuali, familiari e collettive.

Le proposte alla politica – A più voci le cooperative del gruppo hanno presentato proposte alla politica e alle istituzioni affinché questo diritto diventi accessibile a tutti e sostenibile. Occorre innanzitutto creare una cultura comune che riconosca la libertà di scelta abitativa delle persone con disabilità.

Serve poi rileggere e attualizzare le competenze e la formazione degli operatori che devono essere in grado di scrivere progetti di vita autonoma e di interpretare in modo nuovo il ruolo educativo per diventare accompagnatori e facilitatori di esperienze.

Assolutamente rilevante poi il tema della sostenibilità e dell’accessibilità: interventi altamente individualizzati richiedono, infatti, investimenti importanti che necessariamente integrano risorse pubbliche, collettive (come la filantropia individuale o di impresa) e familiari.

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