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Trento

Quando s’alza il vento più fermare non si può…. A colloquio con Italo Caproni

Il Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni non è un semplice museo, è un laboratorio di ricerca, un laboratorio unico al mondo per contenuti da dove si ricava la storia per poi esporla, e un luogo dove si incontrano le idee. 

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Il Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni non è un semplice museo, è un laboratorio di ricerca, un laboratorio unico al mondo per contenuti da dove si ricava la storia per poi esporla, e un luogo dove si incontrano le idee. 

Il Museo Caproni, oltre a essere un vanto del Trentino è anche il ponte ideale per unire le idee e le vicende aeronautiche occidentali e orientali, e proprio per questo si può partire dal vincolo più attuale in questo momento, quello che ci riguarda più da vicino: il collegamento tra il maestro e premio Oscar Hayao MIYAZAKI e Italo CAPRONI, il cui nonno Gianni ha ispirato l’ultimo film del regista giapponese SI ALZA IL VENTO che, lo ricordiamo, è stato finalista all'Oscar del Cinema 2014 e verrà proposto in prima nazionale a TRENTO IL 13 SETTEMBRE ORE 18:00 AL CINEMA MODENA.

MARIO GARAVELLI: Farò una lunga ma necessaria premessa di cui chiedo perdono. Neva CAPRA, curatrice delle collezioni del Museo Caproni,a cui dobbiamo il nostro incontro, mi ha raccontato che l’anno scorso, nel vedere al Festival del Cinema di Venezia la primissima proiezione di “Si alza il Vento”, si è emozionata sinceramente, come se una figura conosciuta solo dai libri e dagli scritti, quella di Gianni Caproni, fosse improvvisamente ritornata in vita per come Hayao Miyazaki lo ha disegnato ovvero il Gianni Caproni che a noi piace immaginare: con la bombetta, i baffettini lunghi, e con un guizzo negli occhi che siamo certi abbia avuto grazie alla sua passione e alla sua intensità di ragionamento e di cuore che gli ha permesso di aprire strade che prima non c’erano.

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Sempre a detta di Neva Capra, che mi ha un po' anticipato il film, il protagonista del cartone animato, Jiro Horikoshi, vede Caproni come una guida, e gli chiede suggerimenti su cosa fare.

Suggerimenti che vanno bene per l’ambito professionale come per quello umano: Accarezza un ideale, perseguilo, mettici la passione, e ad un certo punto, mentre sta volando sul Caproni 73 dice: “Noi italiani amiamo fare le cose con il cuore”. E così la camminata simbolica sull’ala superiore che si vede nel film ha un significato molto preciso.

Partendo da questo Credo che Miyazaki abbia realizzato un’operazione che qui in Italia nessuno è ancora riuscito a formalizzare: riconoscere a Gianni Caproni il ruolo incredibile che ha avuto non soltanto per questa nazione ma per l’umanità tutta. Durante la Grande Guerra Caproni ha delle idee e delle visioni che prima non esistevano.

Il suo bombardiere strategico, il cui ruolo militare è quasi secondario rispetto ad una valutazione complessiva, è importante in primo luogo per l’idea ancor prima che per la sua realizzazione e pochi sanno che il bombardiere arriva in realtà nel punto più basso della carriera industriale di Caproni: aveva appena dovuto vendere le sue aziende allo Stato perché non aveva i soldi per mantenerle. Quella che sembrava la fine di Caproni in realtà è solo l’inizio, che porterà alla corsa per un decollo che lo condurrà ad un volo molto lungo.

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Sarebbe auspicabile che l’entusiasmo verso Gianni Caproni dimostrato dai tanti giornalisti stranieri tra i quali molti giapponesi venuti dopo la nomination all'Oscar ad approfondire questa figura, tornasse ai trentini, che finalmente siano riconoscenti a quest'uomo per tutto quello che ha fatto per questo territorio. Un territorio che allo scoppio della guerra era per la quasi totalità contadino.

Ora, il Trentino ha nella figura di Gianni Caproni un rappresentante che dal punto di vista tecnologico e industriale non ha più avuto eguali, un territorio di contadini che ha dato i natali ad una figura che ha ottenuto riconoscimenti e attestazioni di stima a livello mondiale: la sua fotografia è appesa alla Casa Bianca, niente meno che nello Studio Ovale… Qui in Trentino abbiamo, dal punto di vista dello sviluppo economico, un obbiettivo: insediare tutte le industrie di eccellenza: meccatronica, le ICT per la tecnologia delle informazioni ecc.. .

Ma se ci pensiamo, Caproni lo ha fatto per primo, quando nel 1935 aprì una scuola per meccanici ad Arco e successivamente, tra gli anni Trenta e Quaranta, insediò due industrie aeronautiche, a Trento e ad Arco. Su questo vorrei chiedere a Italo CAPRONI cosa si può fare per mantenere questa memoria, o se ha qualche anticipazione su quello che si sta facendo.

Italo CAPRONI.: Ho un arma vincente: mio nonno non ha mai fatto volontariamente nulla di male a nessuno. Su questo ho le prove fisiche, tra diari ecc.. Mio nonno ha fatto solo del bene: la meccanica ma anche i rimboschimenti, ha dato lavoro a una moltitudine di persone, ha fatto opere di carità.

E’ vero, tra le mille altre cose ha anche creato bombardieri. Ma è una colpa? Lo Stato gli ha chiesto un aereo che potesse salvare i suoi soldati se circondati, e lui lo ha creato.

Non si può andare avanti 70 anni solo a dire: tuo nonno costruiva bombardieri. Quindi l’indicazione mia è quella di documentarsi, e il Museo Caproni è una delle fonti primarie.

Documentarsi e aiutare a farlo è quello che ho fatto con Hayao Miyazaki. Ci ho messo vent’anni.

Così ho fornito al maestro il materiale necessario alla sua passione e lui li ha usati e li ha usati più che bene, come si è visto.

Mario GARAVELLI: Ci può fare qualche esempio?

Italo CAPRONI: A titolo di esempio quando usciva qualche libro interessante lo facevo tradurre almeno parzialmente a mie spese e lo spedivo in Giappone. Ero al buio, perché Miyazaki a lungo non mi ha mai fatto sapere indirettamente se la cosa gli era gradita o meno, finché è arrivata questa splendida sorpresa: SI ALZA IL VENTO, un omaggio a mio nonno e finalista a Los Angeles al premio Oscar 2014.

Mario GARAVELLI: Sappiamo tutti che dietro ogni cartone animato ad alto livello c'è davvero moltissimo lavoro, in Miyazaki di più, perché i dettagli sono maniacali. Lei ha contribuito anche al film Porco Rosso?

Italo CAPRONI: No, per quanto riguarda Porco Rosso, che è del 1992, ancora non gli avevo fornito i materiali documentali. Confesso che all’epoca chi fosse Miyazaki ancora non lo sapevo ma per passione e per motivi di lavoro viaggiavo molto così ho potuto imbattermi e procurarmi cose che non erano immediatamente disponibili da noi, tra cui il film Porco Rosso, in questo modo venni a scoprire la grandezza del Maestro Miyazaki.

Mario GARAVELLI: In Italia non si era visto all'epoca..

Italo CAPRONI: La Disney lo aveva fatto velocemente sparire. Se lei guarda la distribuzione dell’epoca, i film di Miyazaki erano stati editati solo per il tempo necessario del contratto e poi fatti sparire un’altra volta.

Questo per l’antichissima politica della Disney fatta dal predecessore Walt: compra se puoi l’avversario e poi fai sparire le cose, il contrario di quello che si fa oggigiorno. La Apple ad esempio, compra le persone capaci dalla concorrenza, quelle che potrebbero dare fastidio per la lor competenza, e le integra dentro l'azienda mettendole a disposizione come Apple.

In sostanza se uno è più bravo di te lo comperi e poi gli metti il tuo marchio. Negli anni Quaranta era uscito il Pinocchio di Disney, quello che tutti abbiamo visto.

Pochi sanno che (a quanto mi è stato riferito) due anni prima che uscisse Walt Disney aveva comperato un Pinocchio italiano. Stando a quei pochi che lo hanno visto il nostro cartone animato era tecnicamente molto superiore. Bene, sono settant’anni che non lo si può vedere.

Mario GARAVELLI: Ho capito male o esiste un Pinocchio italiano comperato da Walt Disney? E' una notizia bomba.

Italo CAPRONI: Esiste, e l’ho scoperto perché recentemente hanno fatto una retrospettiva chiamata mi sembra “Disney, un amore con l’Italia”. E’ un film di circa un’ora e mezza con interviste a vari personaggi ancora viventi e spezzoni di com’era la Disney dell’epoca, e del vecchio bagaglio di Walt Disney rinvenuto dagli eredi e quello rinvenuto in una cassapanca pieno di filmati della Disney di quando Walt è venuto in Italia per le prime dei suoi film.

Su impulso italiano (la Disney italiana è della Panini e dispone del quasi totale mercato europeo e sudamericano e parte del mercato indiano) e autorizzati dalla casa di produzione americana si è deciso di unire i materiali rinvenuti negli Stati Uniti e in Italia e fare il film.

Molto probabilmente, utilizzando un’altra parte dei materiali, uscirà a breve un nuovo film documentario che parlerà di Disney nel suo aspetto globale, e di come e perché le sue pubblicazioni sono state così amate.

Mario GARAVELLI: Pochi sanno che Disney è un personaggio ambivalente. Nel corso della seconda guerra mondiale disegnava manifesti promozionali a carattere bellico, come aerei e ordigni, così come disegnava Bambi, ma torniamo al discorso principale. I materiali dell’ultimo film “Si alza il vento” a Miyazaki glieli ha forniti lei, se ho capito bene.

Italo CAPRONI: Glieli ho dati io. Gli aerei che appaiono nel film sono tratti da materiali documentali che ho fornito al regista Miyazaki.

Le mostro una cosa. (Il conte Caproni estrae un libro). Quello che vede è il primo riepilogo delle realizzazioni di Gianni CAPRONI del 1937. Dai progetti del 1908, quelli che poi non hanno avuto concretizzazione in termini industriali, prima che lui si insediasse nella brughiera lombarda, fino all’epoca della pubblicazione di questo lavoro.

L’introduzione, ma non poteva essere altrimenti vista l’epoca, è di Farinacci. E’ un volume magnifico, di gran pregio, che veniva donato alle personalità del tempo, per questo sono copie rarissime e quasi tutte con dedica.

Nel volume ci sono gli appunti di mio nonno sulle sue costruzioni. E’ una specie di autobiografia, e nel libro troviamo gli aeroplani citati nel film. Il trimotore ad esempio si vede insistentemente nell'opera.

Questo libro è il motivo per cui si è fatto il film e la mia copia privata è in mano a Miyazaki. Nel libro si vedono le macchine belliche e strategiche ma anche la grande intuizione di Gianni Caproni che ebbe alla fine della Grande Guerra: mettere l’aviazione a disposizione del trasporto passeggeri di massa per collegare le due parti del mondo.

Nel 1913 mio nonno scrive un memoriale in cui dice che l’aviazione è destinata a diventare il mezzo che sostituirà le navi e i dirigibili, e tutti gli davano del matto. Oggi sappiamo che già nel 1913 aveva visto lontano, molto lontano.

Nel 1919 Gianni Caproni inizia la costruzione di una macchina incredibile che recupera le ali del bombardiere strategico della Grande Guerra. E con una gondola da cento posti a sedere sviluppa un aeroplano in grado di andare dall’Europa all’America. Nel marzo del 1921 è previsto il volo di decollo. Ebbene questa macchina è quella che nel film “Si alza il vento” è considerata la macchina piùbella del mondo.

Mario GARAVELLI: Da notare che in Giappone si vendono le statuette colorate del trentino Gianni Caproni, sono allo shop del museo della GHIBLI, la casa di produzione di Miyazaki che si chiama così anche in onore del Caproni 309 Ghibli.

Tornando a noi, nel film Porco Rosso che aerei aveva inserito Miyazaki?

Italo CAPRONI: Gli aerei di Porco Rosso non hanno una corrispondenza storica esatta. Parte degli aeroplani del film sono simili a quelli della Coppa Schneider, ma sono delle interpretazioni artistiche.

L’eroe del film, Marco, vola su un aeromobile di colore rosso, il colore usato dall’Italia quando partecipava alla Coppa Schneider.

E parliamo di aeroplani che nel 1934 superavano i 704 Km/h. La velocità era peraltro legata al Futurismo, anch’esso spesso e volentieri mescolato al Fascismo, anche se i suoi concetti erano precedenti alla Prima guerra mondiale.

Il film rimanda ad una pagina di storia della quale gli italiani non hanno mai parlato volentieri, e questa può essere la ragione della sua mancata distribuzione all’epoca. Si pensi che per vederlo ai tempi ho comperato una copia giapponese del film, ed in seguito una inglese ed una tedesca.

Mario GARAVELLI: Questa mescolanza di concetti e miopie storiche ha creato tante interpretazioni sbagliate, come quella sul Futurismo, nato nella Belle Epoque sviluppato, nel corso della Prima Guerra mondiale ma da sempre creduto creazione e appannaggio della cultura fascista.

Italo CAPRONI: Il nostro problema è che non abbiamo la BBC. La BBC sviluppa documentari storici bellissimi e altamente attendibili e infatti ho già preso dei contatti per tentare un lavoro decente su Gianni Caproni.

Se si riuscirà a fare un docu-film su mio nonno, quel caposaldo fisico delle sue intuizioni che è il Museo Caproni sarà letteralmente preso d’assalto dagli inglesi, che oltretutto sul Garda abbondano, e da turisti e appassionati di tutto il mondo.

Comunque gran parte del film Porco Rosso è chiaramente ispirata alla Coppa Schneider, anche solo per l’uso insistito degli idrovolanti ed i colori assegnati, come il rosso dell’italiano e il blu dell’americano, che sono realmente i colori scelti dalle nazioni partecipanti alla Coppa.

Ma se si osservano le differenze sui disegni degli aeroplani e si confrontano le due opere del premio Oscar, quelli di Porco Rosso sono sì belli, perché Miyazaki è Miyazaki, ma quelli di “Si alza il vento” sono tecnicamente ineccepibili, sembrano disegnati direttamente da Gianni Caproni.

Ma tornando al nostro amatissimo “suino” (il protagonista del film Porco Rosso, n.d.r.), sul quale avevo seri dubbi che in Italia lo avrebbero fatto passare come Porco Rosso, nei miei vari contatti con Miyazaki, mi sono permesso di fargli avere una medaglia con cui onorarlo.

Mi spiego: mentre sistemavo l’archivio di famiglia ho trovato un volume con dipinti gli stemmi e le medaglie che venivano assegnati ai piloti negli anni Venti. Decisi quindi che una di queste medaglie dovesse essere virtualmente assegnata a Porco Rosso: ho spedito a Miyazaki il volume, che poi mi è ritornato una volta ricopiati i documenti. Lui ha scelto lo stemma con la bandiera tricolore italiana.

Mario GARAVELLI: Miyazaki quindi grazie a lei aveva ottimo materiale documentale. Ma chi è stato tra di voi a contattare per primo l’altro?

Italo CAPRONI: Sono stato io.

Mario GARAVELLI: Quindi lei ha ispirato il film, ma quando è nata la vostra corrispondenza?

Italo CAPRONI: L’idea è mia e i materiali sono miei, poi Miyazaki ha deciso di fare il suo capolavoro, che si dice sia l’ultimo. Il nostro carteggio è nato nel 1994. Le mostro la sua lettera di risposta alla mia prima missiva, mi sono quasi messo a piangere quando è arrivata. La seconda volta che mi sono commosso è quando mi ha mandato i suoi quadri.

(Ricerche storiche a cura di Mario Garavelli)

 

 

 

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Trento

Trento Smart City: 140 eventi, 16 mila presenze e 180 relatori

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Si è chiusa ieri, domenica 22 settembre, la terza edizione di Trento Smart City, la kermesse che ha visto protagonista il sistema trentino dell’innovazione. Sono stati 8 giorni di iniziative, tavole rotonde, workshop, presentazioni e conferenze per capire, spiegare e provare cosa significhi essere “Cittadini al tempo del digitale”.

Tra i punti di forza dell’evento la possibilità per i cittadini di ottenere SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale). Sono stati 920 i cittadini che in 3 giorni hanno attivato le proprie credenziali personali di accesso ai servizi digitali.

Lo strumento di identità digitale, valido in Italia ma anche in tutti i Paesi europei, permette di comunicare in maniera facile e sicura con tutta la Pubblica Amministrazione, senza dover recarsi di persona negli uffici.

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Ecco tutti i numeri dell’evento.

Sono state 8 le giornate dedicate all’evento, 3 le sezioni: Protagonisti Digitali, #Fuoripiazza, Villaggio Digitale al cui interno sono state proposti Caffè e aperitivi digitali, Demo, Laboratori, Presentazioni e Scuola digitale.

Sono stati oltre 140 gli eventi180 i relatori coinvolti, 4 le sale per i talk, 6 gli stand espositivi al Villaggio Digitale in piazza Duomo attivati dal Comune di Trento, dalla Provincia autonoma di Trento, da Azienda sanitaria, Trentino Salute, da Trentino Network, Fondazione Bruno Kessler, da Università di Trento, da Consorzio dei Comuni trentini, dal MUSE che hanno visto un afflusso complessivo di circa 16.000 visitatori assistiti da oltre 200 persone fra dipendenti degli Enti che si sono alternati al Villaggio Digitale.

7 i Protagonisti Digitali che si sono alternati a Palazzo Geremia. Partendo dalla propria esperienza personale e professionale, hanno condiviso nuovi positivi punti di vista per aiutarci a vivere al meglio la realtà in cui siamo immersi. Si è parlato di cyberbullismo con Paolo Picchio, di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione con Luca Attias e Gianni Dominici, dell’importanza dell’educazione al digitale con Alfonso Fuggetta, della digitalizzazione dell’informazione con Paolo Borrometi, di diritti e doveri digitali dei cittadini con Ernesto Belisario e delle opportunità lavorative che offre il digitale con Anna Marino.

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20 gli eventi #Fuoripiazza con attività che si sono svolte al di fuori del Villaggio digitale di Piazza Duomo.

Inaugurazione – Trento Smarty City 2019

File continue per tutti e 3 i giorni allo stand SPID per ottenere e provare il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Sono stati 920 i cittadini che hanno attivato le credenziali per comunicare in maniera facile e sicura con tutta la Pubblica Amministrazione.

Durante l’attivazione il personale provinciale ha illustrato ai cittadini il funzionamento dell’intero sistema, mostrando in tempo reale come accedere ai servizi, e utilizzando anche la postazione demo per spiegare a gruppi di cittadini come navigare nel portale www.servizionline.trentino.it e conoscere e usufruire dei servizi presenti.

Il ruolo della Pubblica amministrazione nella trasformazione digitale ed i servizi da essa offerti sono stati al centro dello stand allestito dalla Provincia autonoma di Trento nel Villaggio Digitale in Piazza Duomo.

In particolare sono stati presentati alcuni progetti che negli ultimi anni sono stati realizzati da 13 realtà provinciali, nello specifico: l’Unità di missione strategica semplificazione e digitalizzazione, il Dipartimento Organizzazione personale e affari generali, il Servizio trasporti pubblici, il Servizio Bacini Montani, il Servizio autorizzazioni e valutazioni ambientali, il Servizio Urbanistica e tutela del paesaggio, il Servizio autorizzazioni e valutazioni, il Servizio prevenzione rischi, il Servizio Formazione professionale, formazione terziaria e funzioni di sistema, il Dipartimento artigianato, commercio, promozione, sport e turismo, il Dipartimento salute e politiche sociali e l’Agenzia Provinciale famiglia, natalità e politiche giovanili.

Il Servizio ICT e Trasformazione Digitale, oltre ad organizzare lo stand, ha illustrato i servizi online e presentato al giudizio dei cittadini la futura home page del portale istituzionale.

Presso lo stand del Comune di Trento più di 200 persone hanno provato lo sportello online sportello.comune.trento.it autenticandosi con la nuova identità SPID sugli Smart Point disponibili, compilando il modulo e avviando una istanza online.

Presso gli stand di TrentinoSalute4.0 e Apss sono stati 423 i cittadini che hanno installato l’App TreC_FSE e oltre 50 l’App Salute+. Nello stand di Apss sono state più di 100 le persone che hanno potuto visitare “virtualmente” il Centro di protonterapia grazie ai visori ProtonVR e alla realtà virtuale. Posti esauriti per le visite “reali” al Centro di via al Desert: 60 le persone che hanno potuto scoprire, guidati da medici e tecnici del Centro, la struttura altamente specialistica per la cura dei tumori.

Anche gli studenti sono stati protagonisti di Trento Smart City Week: 50 i ragazzi coinvolti nell’organizzazione attraverso l’esperienza di alternanza scuola/lavoro e i tirocinanti dell’Università di Trento. Non è mancata l’attenzione per i più piccoli con il “Baby Village”, dei laboratori creativi e di intrattenimento in lingua inglese sul tema Smart City proposti da Pingu’s English Trento a bambini dai 3 ai 12 anni.

Un evento smart comunicato attraverso una ventina di comunicati stampa, il sito www.smartcityweek.it (oltre 20.000 le visualizzazioni di pagina nei giorni dell’evento) e gli immancabili social (Twitter, Instagram, Facebook).

15 infine i luoghi di Trento Smart City: Piazza Duomo, Palazzo Geremia, il MUSE, Artigianelli C-Lab, il MART a Trento, il Centro di Protonterapia, la CUE, Sardagna, il Centro servizi anziani “Contrada Larga”, il Parco di Maso Ginocchio, il Liceo Da Vinci, il Consorzio dei Comuni Trentini, la Biblioteca di Trento, la piazza di Piedicastello, EIT Digital.

Trento Smart City Week è un progetto condiviso da 8 enti promotori: Comune di Trento, Provincia autonoma di Trento, Università degli Studi di Trento, IEEE – Institute of Electrical and Electronics Engineers, Consorzio dei Comuni Trentini, Fondazione Bruno Kessler, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari e MUSE.

A Trento Smart City hanno partecipato 11 realtà partner, ovvero l’APT Trento – Monte Bondone-Valle dei Laghi, Trentino Sviluppo, la Fondazione Museo civico di Rovereto, Trentino School of Management, IPRASE, HIT, il Mart di Rovereto e l’Istituto Pavoniano Artigianelli.

Sono stati 4 gli sponsor dell’evento Autostrada del Brennero, Gruppo Dolomitoi Energia, Eit Digital e 490 Studio. L’evento è stato possibile, oltre al fondamentale apporto degli sponsor, anche grazie al contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Trento e Rovereto, di Cassa Centrale Banca e della Cassa rurale di Trento.

L’evento ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Pubblica Amministrazione, di AGID – Agenzia per l’Italia Digitale e ANCI.

Inaugurazione – Trento Smarty City 2019

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Trento

Ragazza con il burqa a Trento. Vediamo cosa dice la legge

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La foto è stata scattata alcuni giorni fa in una scuola pubblica di Trento.

Lo scatto è diventato virale e sta facendo il giro del web fra critiche e molte domande. 

Anche il nostro giornale ha ricevuto nel merito alcune e-mail che interrogavano sulla legittimità dell’indossare il burqa, il velo islamico in assoluto più radicale.

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Il dibattito sulla possibilità o meno per legge di indossare questo documento si riapre sempre all’indomani di qualche attentato.

Il confronto verte sempre sui modi con cui conciliare integrazione, libertà di professare il proprio credo religioso e laicità dello Stato e sicurezza.

L’Austria per esempio è l’ultimo Paese europeo ad approvare il divieto totale di portare il burqa in tutti i luoghi pubblici. La multa è stata fissata in 150 dollari e la polizia, dal primo ottobre 2017, è autorizzata ad usare anche la forza.

La mappa sopra mostra quali Paesi hanno approvato o hanno proposto di approvare, una legge che vieta alle donne musulmane di portare il Burqa, il Hijab o il Niqab.

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La maggior parte dei Paesi europei non hanno una legislazione al riguardo e nemmeno una proposta di legge. In altri a legiferare sono state le autonomie locali: è il caso della Lombardia in Italia, del Ticino in Svizzera e di Barcellona in Spagna. In alcuni casi, nei Paesi dove la legge è stata approvata, sono previste anche delle multe per chi trasgredisce. La sanzione più alta è in Bulgaria dove le donne che si presentano con il Burqa in un luogo pubblico rischiano di dover pagare 767 euro.

Molto più “light” la legislazione danese: non solo non esistono multe, ma a essere vietato è solo il Burqa e solo da parte dei giudici mentre sono in udienza pubblica.

Anche la Gran Bretagna, che ha subìto una lunga serie di attentati e dove la popolazione islamica finisce in carcere tre volte più spesso rispetto ai nativi inglesi (come Truenumbers ha scritto in questo articolo) ha una legislazione non troppo invasiva: sono vietati il Hijab e il Burqa a scuola.

Ma ogni istituto può decidere se derogare alla legge nazionale oppure inasprirla.

Per quanto riguarda l’Italia: l’unica regione che ha legiferato in proposito è la Lombardia che nel 2015 ha deciso di vietare il solo Burqa in tutti i luoghi pubblici fissando la sanzione a 103 euro per chi trasgredisce. In tutto il resto d’Italia portare il burqa nei luoghi pubblici è legittimo dato che non esiste nessuna legge.

Così come lo è in Spagna, dato che solo Barcellona ha legiferato in proposito. La Francia, oltre alla multa di 150 euro, ha previsto che chi si mostra in pubblico con il Burqa o con il Hijab, debba seguire anche un corso di educazione civica.

Il velo che copre il volto – Come mostra l’immagine sotto l’articolo, esistono diversi tipi di abbigliamento nella tradizione islamica, indossati dalle donne quando escono di casa. Il più diffuso in Occidente è lo hijab, che copre i capelli e il collo ma lascia scoperto il volto.

Il più integrale, invece, è il burqa, un indumento che copre tutto il corpo e che comprende anche una retina davanti agli occhi. È diffuso principalmente in Afghanistan, Pakistan e presso alcune comunità musulmane dell’India. Ed è proprio questo che la giovane ragazza indossa nella nostra foto

La legislazione italiana – C’è chi sostiene l’esistenza di un divieto già in atto anche in Italia fa riferimento di solito a una legge che risale agli anni di piombo, quando il Paese dovette fronteggiare numerosi atti terroristici di matrice politica. Il riferimento è all’articolo 5 della n. 152 del 1975: la cosiddetta “legge Reale” sull’ordine pubblico, un provvedimento molto discusso e sottoposto a referendum nel 1978 (che ne mantenne la validità).

Nel 1977 la legge Reale venne modificata (con l’articolo 2 della legge n. 533) in senso più restrittivo nei confronti dell’abbigliamento da tenere in pubblico. La nuova formulazione dell’articolo che ci interessa diventò quindi: “È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo”.

Il niqab o il burqa rientrerebbero tra quei mezzi che rendono difficoltoso il riconoscimento della persona, e pertanto sarebbero vietati. In realtà, è decisiva la clausola finale – “senza giustificato motivo”

Alcune sentenze del Consiglio di Stato nel merito e diversi altri casi giudiziari hanno chiarito che la legge italiana, al momento, non vieta i veli islamici.

Nella legislatura Renzi era in discussione un disegno di legge che tentava di allargare l’interpretazione del provvedimento risalente al 1975, ma dopo un’approvazione alla Camera nell’agosto 2011, il testo si è perso per strada.

Quindi a Trento è legittimo indossare il burqa, anche se nel caso della nostra piccola amica della foto non aiuta certo nell’integrazione e anzi, il rischio è dell’isolamento totale.

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Trento

Attacchi informatici: l’importanza di essere utenti consapevoli

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Diventare pirati informatici per capire come è possibile difendersi dai sempre più frequenti attacchi di phishing che ci possono raggiungere attraverso i diversi strumenti tecnologici diventati ormai di uso quotidiano, non solo il classico personal computer ma anche lo smartphone o la smart tv.

Nella sala 2 del Villaggio Digitale di Trento Smart City Week ieri mattina è successo anche questo, con il pubblico che si è messo dalla parte degli hacker e il relatore, Gianfranco Ciotti, che si è prestato al ruolo di vittima consenziente.

Esperto di sicurezza informatica offensiva, Ciotti ha guidato i partecipanti all’incontro Phishing: da vittime a prima linea di difesa! nell’avvincente simulazione di un attacco informatico in cui una falsa mail di notifica di una multa da parte della polizia locale del Comune di Trento diventa la chiave di accesso al pc della vittima e ai suoi dati personali.

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Viviamo ormai connessi alla rete e per questo tutti noi siamo stati e saremo bersaglio di attacchi di phishing, ma è sbagliato sia farsi prendere dal panico che affidarsi semplicemente ad un sistema antivirus comunque sempre necessario.

Ancora una volta a fare la differenza è la consapevolezza che trasforma l’utente da anello debole della catena di sicurezza a sentinella vigile dei propri dati. Come di fronte ad un qualsiasi tentativo di truffa, ognuno di noi dovrebbe non accettare mai nulla se non si è certi della legittimità della cosa, non cliccare mai collegamenti a fonti sconosciute, non fornire mai dati personali se non si è certi della legittimità della richiesta.

Così come succede per un’auto, che si impara a guidare con l’esperienza, la sicurezza non è un oggetto che ci si assicura una volta per tutte, ma un processo che si alimenta grazie alla responsabilità dell’utente, chiamato ad usare in modo corretto gli strumenti a sua disposizione, a tenersi informato su quanto succede attorno a lui, a verificare in modo critico messaggi sospetti. Trasformandosi così da potenziale vittima a collaboratore attivo del sistema contro le truffe informatiche.

Intervista a Ciotti:

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Riprese e immagini a cura dell’Ufficio Stampa

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