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Trento

Quando s’alza il vento più fermare non si può…. A colloquio con Italo Caproni

Il Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni non è un semplice museo, è un laboratorio di ricerca, un laboratorio unico al mondo per contenuti da dove si ricava la storia per poi esporla, e un luogo dove si incontrano le idee. 

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Il Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni non è un semplice museo, è un laboratorio di ricerca, un laboratorio unico al mondo per contenuti da dove si ricava la storia per poi esporla, e un luogo dove si incontrano le idee. 

Il Museo Caproni, oltre a essere un vanto del Trentino è anche il ponte ideale per unire le idee e le vicende aeronautiche occidentali e orientali, e proprio per questo si può partire dal vincolo più attuale in questo momento, quello che ci riguarda più da vicino: il collegamento tra il maestro e premio Oscar Hayao MIYAZAKI e Italo CAPRONI, il cui nonno Gianni ha ispirato l’ultimo film del regista giapponese SI ALZA IL VENTO che, lo ricordiamo, è stato finalista all'Oscar del Cinema 2014 e verrà proposto in prima nazionale a TRENTO IL 13 SETTEMBRE ORE 18:00 AL CINEMA MODENA.

MARIO GARAVELLI: Farò una lunga ma necessaria premessa di cui chiedo perdono. Neva CAPRA, curatrice delle collezioni del Museo Caproni,a cui dobbiamo il nostro incontro, mi ha raccontato che l’anno scorso, nel vedere al Festival del Cinema di Venezia la primissima proiezione di “Si alza il Vento”, si è emozionata sinceramente, come se una figura conosciuta solo dai libri e dagli scritti, quella di Gianni Caproni, fosse improvvisamente ritornata in vita per come Hayao Miyazaki lo ha disegnato ovvero il Gianni Caproni che a noi piace immaginare: con la bombetta, i baffettini lunghi, e con un guizzo negli occhi che siamo certi abbia avuto grazie alla sua passione e alla sua intensità di ragionamento e di cuore che gli ha permesso di aprire strade che prima non c’erano.

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Sempre a detta di Neva Capra, che mi ha un po' anticipato il film, il protagonista del cartone animato, Jiro Horikoshi, vede Caproni come una guida, e gli chiede suggerimenti su cosa fare.

Suggerimenti che vanno bene per l’ambito professionale come per quello umano: Accarezza un ideale, perseguilo, mettici la passione, e ad un certo punto, mentre sta volando sul Caproni 73 dice: “Noi italiani amiamo fare le cose con il cuore”. E così la camminata simbolica sull’ala superiore che si vede nel film ha un significato molto preciso.

Partendo da questo Credo che Miyazaki abbia realizzato un’operazione che qui in Italia nessuno è ancora riuscito a formalizzare: riconoscere a Gianni Caproni il ruolo incredibile che ha avuto non soltanto per questa nazione ma per l’umanità tutta. Durante la Grande Guerra Caproni ha delle idee e delle visioni che prima non esistevano.

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Il suo bombardiere strategico, il cui ruolo militare è quasi secondario rispetto ad una valutazione complessiva, è importante in primo luogo per l’idea ancor prima che per la sua realizzazione e pochi sanno che il bombardiere arriva in realtà nel punto più basso della carriera industriale di Caproni: aveva appena dovuto vendere le sue aziende allo Stato perché non aveva i soldi per mantenerle. Quella che sembrava la fine di Caproni in realtà è solo l’inizio, che porterà alla corsa per un decollo che lo condurrà ad un volo molto lungo.

Sarebbe auspicabile che l’entusiasmo verso Gianni Caproni dimostrato dai tanti giornalisti stranieri tra i quali molti giapponesi venuti dopo la nomination all'Oscar ad approfondire questa figura, tornasse ai trentini, che finalmente siano riconoscenti a quest'uomo per tutto quello che ha fatto per questo territorio. Un territorio che allo scoppio della guerra era per la quasi totalità contadino.

Ora, il Trentino ha nella figura di Gianni Caproni un rappresentante che dal punto di vista tecnologico e industriale non ha più avuto eguali, un territorio di contadini che ha dato i natali ad una figura che ha ottenuto riconoscimenti e attestazioni di stima a livello mondiale: la sua fotografia è appesa alla Casa Bianca, niente meno che nello Studio Ovale… Qui in Trentino abbiamo, dal punto di vista dello sviluppo economico, un obbiettivo: insediare tutte le industrie di eccellenza: meccatronica, le ICT per la tecnologia delle informazioni ecc.. .

Ma se ci pensiamo, Caproni lo ha fatto per primo, quando nel 1935 aprì una scuola per meccanici ad Arco e successivamente, tra gli anni Trenta e Quaranta, insediò due industrie aeronautiche, a Trento e ad Arco. Su questo vorrei chiedere a Italo CAPRONI cosa si può fare per mantenere questa memoria, o se ha qualche anticipazione su quello che si sta facendo.

Italo CAPRONI.: Ho un arma vincente: mio nonno non ha mai fatto volontariamente nulla di male a nessuno. Su questo ho le prove fisiche, tra diari ecc.. Mio nonno ha fatto solo del bene: la meccanica ma anche i rimboschimenti, ha dato lavoro a una moltitudine di persone, ha fatto opere di carità.

E’ vero, tra le mille altre cose ha anche creato bombardieri. Ma è una colpa? Lo Stato gli ha chiesto un aereo che potesse salvare i suoi soldati se circondati, e lui lo ha creato.

Non si può andare avanti 70 anni solo a dire: tuo nonno costruiva bombardieri. Quindi l’indicazione mia è quella di documentarsi, e il Museo Caproni è una delle fonti primarie.

Documentarsi e aiutare a farlo è quello che ho fatto con Hayao Miyazaki. Ci ho messo vent’anni.

Così ho fornito al maestro il materiale necessario alla sua passione e lui li ha usati e li ha usati più che bene, come si è visto.

Mario GARAVELLI: Ci può fare qualche esempio?

Italo CAPRONI: A titolo di esempio quando usciva qualche libro interessante lo facevo tradurre almeno parzialmente a mie spese e lo spedivo in Giappone. Ero al buio, perché Miyazaki a lungo non mi ha mai fatto sapere indirettamente se la cosa gli era gradita o meno, finché è arrivata questa splendida sorpresa: SI ALZA IL VENTO, un omaggio a mio nonno e finalista a Los Angeles al premio Oscar 2014.

Mario GARAVELLI: Sappiamo tutti che dietro ogni cartone animato ad alto livello c'è davvero moltissimo lavoro, in Miyazaki di più, perché i dettagli sono maniacali. Lei ha contribuito anche al film Porco Rosso?

Italo CAPRONI: No, per quanto riguarda Porco Rosso, che è del 1992, ancora non gli avevo fornito i materiali documentali. Confesso che all’epoca chi fosse Miyazaki ancora non lo sapevo ma per passione e per motivi di lavoro viaggiavo molto così ho potuto imbattermi e procurarmi cose che non erano immediatamente disponibili da noi, tra cui il film Porco Rosso, in questo modo venni a scoprire la grandezza del Maestro Miyazaki.

Mario GARAVELLI: In Italia non si era visto all'epoca..

Italo CAPRONI: La Disney lo aveva fatto velocemente sparire. Se lei guarda la distribuzione dell’epoca, i film di Miyazaki erano stati editati solo per il tempo necessario del contratto e poi fatti sparire un’altra volta.

Questo per l’antichissima politica della Disney fatta dal predecessore Walt: compra se puoi l’avversario e poi fai sparire le cose, il contrario di quello che si fa oggigiorno. La Apple ad esempio, compra le persone capaci dalla concorrenza, quelle che potrebbero dare fastidio per la lor competenza, e le integra dentro l'azienda mettendole a disposizione come Apple.

In sostanza se uno è più bravo di te lo comperi e poi gli metti il tuo marchio. Negli anni Quaranta era uscito il Pinocchio di Disney, quello che tutti abbiamo visto.

Pochi sanno che (a quanto mi è stato riferito) due anni prima che uscisse Walt Disney aveva comperato un Pinocchio italiano. Stando a quei pochi che lo hanno visto il nostro cartone animato era tecnicamente molto superiore. Bene, sono settant’anni che non lo si può vedere.

Mario GARAVELLI: Ho capito male o esiste un Pinocchio italiano comperato da Walt Disney? E' una notizia bomba.

Italo CAPRONI: Esiste, e l’ho scoperto perché recentemente hanno fatto una retrospettiva chiamata mi sembra “Disney, un amore con l’Italia”. E’ un film di circa un’ora e mezza con interviste a vari personaggi ancora viventi e spezzoni di com’era la Disney dell’epoca, e del vecchio bagaglio di Walt Disney rinvenuto dagli eredi e quello rinvenuto in una cassapanca pieno di filmati della Disney di quando Walt è venuto in Italia per le prime dei suoi film.

Su impulso italiano (la Disney italiana è della Panini e dispone del quasi totale mercato europeo e sudamericano e parte del mercato indiano) e autorizzati dalla casa di produzione americana si è deciso di unire i materiali rinvenuti negli Stati Uniti e in Italia e fare il film.

Molto probabilmente, utilizzando un’altra parte dei materiali, uscirà a breve un nuovo film documentario che parlerà di Disney nel suo aspetto globale, e di come e perché le sue pubblicazioni sono state così amate.

Mario GARAVELLI: Pochi sanno che Disney è un personaggio ambivalente. Nel corso della seconda guerra mondiale disegnava manifesti promozionali a carattere bellico, come aerei e ordigni, così come disegnava Bambi, ma torniamo al discorso principale. I materiali dell’ultimo film “Si alza il vento” a Miyazaki glieli ha forniti lei, se ho capito bene.

Italo CAPRONI: Glieli ho dati io. Gli aerei che appaiono nel film sono tratti da materiali documentali che ho fornito al regista Miyazaki.

Le mostro una cosa. (Il conte Caproni estrae un libro). Quello che vede è il primo riepilogo delle realizzazioni di Gianni CAPRONI del 1937. Dai progetti del 1908, quelli che poi non hanno avuto concretizzazione in termini industriali, prima che lui si insediasse nella brughiera lombarda, fino all’epoca della pubblicazione di questo lavoro.

L’introduzione, ma non poteva essere altrimenti vista l’epoca, è di Farinacci. E’ un volume magnifico, di gran pregio, che veniva donato alle personalità del tempo, per questo sono copie rarissime e quasi tutte con dedica.

Nel volume ci sono gli appunti di mio nonno sulle sue costruzioni. E’ una specie di autobiografia, e nel libro troviamo gli aeroplani citati nel film. Il trimotore ad esempio si vede insistentemente nell'opera.

Questo libro è il motivo per cui si è fatto il film e la mia copia privata è in mano a Miyazaki. Nel libro si vedono le macchine belliche e strategiche ma anche la grande intuizione di Gianni Caproni che ebbe alla fine della Grande Guerra: mettere l’aviazione a disposizione del trasporto passeggeri di massa per collegare le due parti del mondo.

Nel 1913 mio nonno scrive un memoriale in cui dice che l’aviazione è destinata a diventare il mezzo che sostituirà le navi e i dirigibili, e tutti gli davano del matto. Oggi sappiamo che già nel 1913 aveva visto lontano, molto lontano.

Nel 1919 Gianni Caproni inizia la costruzione di una macchina incredibile che recupera le ali del bombardiere strategico della Grande Guerra. E con una gondola da cento posti a sedere sviluppa un aeroplano in grado di andare dall’Europa all’America. Nel marzo del 1921 è previsto il volo di decollo. Ebbene questa macchina è quella che nel film “Si alza il vento” è considerata la macchina piùbella del mondo.

Mario GARAVELLI: Da notare che in Giappone si vendono le statuette colorate del trentino Gianni Caproni, sono allo shop del museo della GHIBLI, la casa di produzione di Miyazaki che si chiama così anche in onore del Caproni 309 Ghibli.

Tornando a noi, nel film Porco Rosso che aerei aveva inserito Miyazaki?

Italo CAPRONI: Gli aerei di Porco Rosso non hanno una corrispondenza storica esatta. Parte degli aeroplani del film sono simili a quelli della Coppa Schneider, ma sono delle interpretazioni artistiche.

L’eroe del film, Marco, vola su un aeromobile di colore rosso, il colore usato dall’Italia quando partecipava alla Coppa Schneider.

E parliamo di aeroplani che nel 1934 superavano i 704 Km/h. La velocità era peraltro legata al Futurismo, anch’esso spesso e volentieri mescolato al Fascismo, anche se i suoi concetti erano precedenti alla Prima guerra mondiale.

Il film rimanda ad una pagina di storia della quale gli italiani non hanno mai parlato volentieri, e questa può essere la ragione della sua mancata distribuzione all’epoca. Si pensi che per vederlo ai tempi ho comperato una copia giapponese del film, ed in seguito una inglese ed una tedesca.

Mario GARAVELLI: Questa mescolanza di concetti e miopie storiche ha creato tante interpretazioni sbagliate, come quella sul Futurismo, nato nella Belle Epoque sviluppato, nel corso della Prima Guerra mondiale ma da sempre creduto creazione e appannaggio della cultura fascista.

Italo CAPRONI: Il nostro problema è che non abbiamo la BBC. La BBC sviluppa documentari storici bellissimi e altamente attendibili e infatti ho già preso dei contatti per tentare un lavoro decente su Gianni Caproni.

Se si riuscirà a fare un docu-film su mio nonno, quel caposaldo fisico delle sue intuizioni che è il Museo Caproni sarà letteralmente preso d’assalto dagli inglesi, che oltretutto sul Garda abbondano, e da turisti e appassionati di tutto il mondo.

Comunque gran parte del film Porco Rosso è chiaramente ispirata alla Coppa Schneider, anche solo per l’uso insistito degli idrovolanti ed i colori assegnati, come il rosso dell’italiano e il blu dell’americano, che sono realmente i colori scelti dalle nazioni partecipanti alla Coppa.

Ma se si osservano le differenze sui disegni degli aeroplani e si confrontano le due opere del premio Oscar, quelli di Porco Rosso sono sì belli, perché Miyazaki è Miyazaki, ma quelli di “Si alza il vento” sono tecnicamente ineccepibili, sembrano disegnati direttamente da Gianni Caproni.

Ma tornando al nostro amatissimo “suino” (il protagonista del film Porco Rosso, n.d.r.), sul quale avevo seri dubbi che in Italia lo avrebbero fatto passare come Porco Rosso, nei miei vari contatti con Miyazaki, mi sono permesso di fargli avere una medaglia con cui onorarlo.

Mi spiego: mentre sistemavo l’archivio di famiglia ho trovato un volume con dipinti gli stemmi e le medaglie che venivano assegnati ai piloti negli anni Venti. Decisi quindi che una di queste medaglie dovesse essere virtualmente assegnata a Porco Rosso: ho spedito a Miyazaki il volume, che poi mi è ritornato una volta ricopiati i documenti. Lui ha scelto lo stemma con la bandiera tricolore italiana.

Mario GARAVELLI: Miyazaki quindi grazie a lei aveva ottimo materiale documentale. Ma chi è stato tra di voi a contattare per primo l’altro?

Italo CAPRONI: Sono stato io.

Mario GARAVELLI: Quindi lei ha ispirato il film, ma quando è nata la vostra corrispondenza?

Italo CAPRONI: L’idea è mia e i materiali sono miei, poi Miyazaki ha deciso di fare il suo capolavoro, che si dice sia l’ultimo. Il nostro carteggio è nato nel 1994. Le mostro la sua lettera di risposta alla mia prima missiva, mi sono quasi messo a piangere quando è arrivata. La seconda volta che mi sono commosso è quando mi ha mandato i suoi quadri.

(Ricerche storiche a cura di Mario Garavelli)

 

 

 

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