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Italia ed estero

Il prezzo della libertà: il referendum scozzese tra cuore e portafoglio

Possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà”, così l'eroe nazionale scozzese William Wallace, interpretato da Mel Gibson nella famosissima pellicola Braveheart (Cuore Impavido) del 1995. 

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Possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà”, così l’eroe nazionale scozzese William Wallace, interpretato da Mel Gibson nella famosissima pellicola Braveheart (Cuore Impavido) del 1995.

Nel 1305 Wallace venne giustiziato pubblicamente dalle autorità britanniche, dopo aver guidato una ribellione contro l’occupazione della Scozia da parte degli inglesi. Tra otto giorni, i suoi connazionali ci riproveranno. Il referendum del 18 settembre porrà infatti gli scozzesi di fronte a un quesito secco: “La Scozia dovrebbe essere un Paese indipendente?

E’ una battaglia tra cuore e mente, combattuta sul terreno del sentimento ma anche e soprattutto su quello dell’economia. Valuta, posti di lavoro, risorse petrolifere: questi i temi sui quali è stato incentrato il dibattito tra il fronte del sì, guidato dal Wallace del ventunesimo secolo, il leader nazionalista Alex Salmond, e il fronte del no, capeggiato dall’ex ministro del Tesoro Alistair Darling.

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Il vecchio stereotipo dell’oppressore inglese è stato quindi soppiantato dalla discussione sul benessere economico. “Miraggio della ricchezza” o “Scozia indipendente ma più povera”, sono questi gli slogan con cui si sta giocando la battaglia per l’ultimo voto.

Un primo dubbio riguarda la valuta. Se la Scozia sarà indipendente continuerà a utilizzare la sterlina? Il fronte del sì sostiene che la sterlina deve continuare a essere la moneta degli scozzesi. A tale piano si oppongono però non solo tutti e tre i maggiori partiti britannici, e cioè conservatori, laburisti e liberal democratici, ma anche il governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney. “Un’unione monetaria è incompatibile con la sovranità” ha tagliato corto il numero uno della Bank of England. In altre parole, “se volete l’indipendenza, scordatevi pure la sterlina”.

Anche sul versante dei conti pubblici la questione è maledettamente intricata. Come verrebbe suddiviso il debito tra i due paesi? Secondo alcune simulazioni, il rapporto debito-Pil di quel che resterebbe del Regno Unito rischierebbe di salire addirittura di più del 10%.

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Il tema più scottante è però un altro. Chi metterà le mani sul petrolio del Mare del Nord? Dal 1964, anno in cui iniziò l’estrazione del petrolio nel mare scozzese, sono stati prodotti all’incirca 42 miliardi di barili. Si stima che con le riserve non sfruttate sia possibile produrre ancora 24 miliardi di barili. Secondo l’Istituto Nazionale di Ricerca Economica e Sociale inglese, il 91% dei ricavi derivanti dall’estrazione del petrolio spetterebbe alla Scozia indipendente.

Ma il governo scozzese potrebbe mettere le mani sull’oro nero solo in seguito a interminabili negoziati con il governo britannico e con il colosso del settore energetico British Petroleum, che hanno affrontato finora la maggior parte degli investimenti su pozzi e piattaforme. A ciò si aggiunge il pericolo di fare eccessivo affidamento su una risorsa che è comunque destinata a esaurirsi.

Una cosa è certa: l’indipendenza scozzese porterebbe con sé opportunità, svantaggi e incertezze. E il fronte del sì non può contrastare l’incertezza sul piano fattuale. Può solo limitarsi a speculare sul rapporto tra opportunità e svantaggi.

Il popolo scozzese ha in verità molto da perdere. Sanità e pensioni sarebbero in tal senso le due maggiori sfide per una Edimburgo separata da Londra. I giovani scozzesi che emigrano in Inghilterra sono infatti in aumento. Il risultato? La popolazione scozzese è sempre più anziana e graverà in maniera via via più insopportabile sul sistema pensionistico e sanitario.

Ciononostante, le ultime proiezioni danno gli indipendentisti in leggero vantaggio, al 51%. Una vittoria del sì è data però ancora come molto improbabile. Le argomentazioni economiche non bastano da sole a convincere il popolo scozzese a scegliere la speranza sull’incertezza. Ma sono invece più che sufficienti per mantenere lo status quo.

Se vogliono vincere la loro disperata battaglia, i leader del fronte indipendentista non hanno perciò alternativa: devono stracciare le statistiche e cominciare a parlare al cuore dei loro elettori.

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