Menù principale

Redazione Trento

 

Cles, inaugurato il nuovo Centro di salute mentale 24 ore

Taglio del nastro ieri pomeriggio per il nuovo Centro di salute mentale 24 ore di Cles, alla presenza del direttore generale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari Paolo Bordon e dell’assessore ala salute e alle politiche sociali Luca Zeni.

Con l’inaugurazione ufficiale comincia quindi l’attività del Centro crisi, una “piccola comunità” dotata di quattro posti letto che affianca il Centro diurno e offre accoglienza ai pazienti in situazione di pre-crisi, crisi o post crisi, in alternativa o in continuità all’ospedalizzazione.

L’obiettivo del nuovo centro è quello di gestire le acuzie psichiatriche senza ricorrere necessariamente al ricovero ospedaliero o comunque, quando questo non sia evitabile, ridurre il più possibile la durata della permanenza in ospedale.

Hanno partecipato alla cerimonia inaugurale della nuova struttura anche il direttore dell’Area salute mentale Renzo De Stefani e il direttore dell’Unità operativa di psichiatria ambito ovest Claudio Agostini. Presenti anche le autorità locali, dall’assessora alle politiche sociali della Comunità della Valle di Non Carmen Noldin al sindaco di Cles Ruggero Mucchi.

Il modello 24 ore proposto dal rinnovato Centro di salute mentale di Cles vuole garantire un’assistenza psichiatrica territoriale in grado di offrire l’intera gamma di servizi per la salute mentale vicino al luogo di vita dei pazienti, mantenendo il più possibile la continuità del rapporto terapeutico con il servizio di riferimento, anche nelle fasi di criticità.

Il nuovo Csm vuole offrire una risposta efficace in un contesto accogliente e caldo, che permetta di evitare l’ambiente spesso spersonalizzante e freddo degli ospedali, tanto più quando questi sono lontano dal contesto di vita del paziente. L’attività del nuovo Centro crisi permette anche di limitare la stigmatizzazione che spesso accompagna l’ospedalizzazione oltre che di evitare l’interruzione spesso traumatica dei rapporti familiari e sociali. Nei casi in cui il ricovero non sia evitabile, la disponibilità di un luogo di accoglienza della crisi a livello territoriale può comunque abbreviare la durata della degenza in ospedale.

«Il ricovero ospedaliero – ha evidenziato Claudio Agostini direttore del Centro di Cles – non rappresenta di norma il miglior contesto in cui “smaltire” una crisi emotiva, dovuto principalmente al fatto che il paziente viene preso in carico da una nuova equipe di medici. A ciò si aggiungono la distanza dai luoghi di vita del paziente e le caratteristiche depersonalizzanti del contesto. Con l’apertura sulle 24 ore del Centro di salute mentale di Cles si punta invece ad evitare la separazione e la decontestualizzazione in favore di una corresponsabilizzazione dell’utente, dei suoi familiari, degli operatori nel percorso di recupero e riabilitazione».

«Il Centro Crisi – ha proseguito Agostini – opererà sulla fascia centrale della giornata, orientativamente dalle ore 9 alle ore 16.30, in condivisione con il Centro Diurno, con la possibilità di fruire dell’offerta riabilitativa di quest’ultimo e della ricca presenza di volontari. Saranno possibili gestioni intensive e dedicate con rapporto uno ad uno per le situazioni particolarmente impegnative. Nelle fasce orarie di avvio e chiusura della giornata, dalle ore 7 alle ore 9 e dalle 16.30 alle 21, oltre che nei festivi, saranno di norma presenti due operatori, dedicati esclusivamente agli ospiti del Centro crisi, la notte sarà sempre presente un infermiere, con possibilità di attivare in reperibilità un secondo operatore e il medico. Nel Centro sarà possibile accogliere pazienti sulle 24 ore anche nell’urgenza, con un filtro del Csm o del medico reperibile in pronto soccorso dell’ospedale di Cles. La permanenza nella struttura dovrà essere necessariamente breve, nell’ordine di giorni o settimane e successivamente, laddove si condivida l’opportunità di proseguire il percorso comunitario, il paziente passerà ad altra struttura del circuito: un appartamento dedicato a Cles per i percorsi intensivi, le altre strutture per i casi che non necessitino di protezione intensiva».

«Il servizio offerto dal Centro di salute mentale 24 ore di Cles – ha sottolineato il direttore generale Apss Paolo Bordon – è strategicamente importante per il territorio e per una categoria di utenti particolarmente fragili a cui l’azienda sanitaria guarda da sempre con grande attenzione e sensibilità. La disponibilità di una struttura aperta 24 ore sul proprio territorio di domicilio, che permette al paziente di mantenere un contatto costante con il proprio contesto sociale e di vita, rappresenta un vero valore aggiunto. Mi auguro davvero che l’esperienza del centro di Cles possa essere un modello da esportare anche in altri contesti periferici della nostra provincia».

«L’esperienza che si inaugura oggi – ha dichiarato l’assessore alla Salute e alle politiche sociali Luca Zeni – con l’attivazione di una struttura disponibile ad accogliere sulle 24 ore pazienti in situazione di crisi, è un altro tassello importante verso una sanità sempre più vicina al cittadino e capace di offrire servizi di prossimità. Nell’ambito dei servizi per la salute mentale il concetto di prossimità è ancora più importante perché permette davvero di umanizzare il percorso di cura, preservando il vissuto clinico, oltreché sociale e familiare del paziente».


Sono circa 15.000 gli emendamenti alla finanziaria depositati oggi in Consiglio

​​Sono circa 15.000 – ma il dato è approssimativo perché gli uffici di palazzo Trentini stanno ancora lavorando sui testi – gli emendamenti presentati dai gruppi e dai singoli esponenti di minoranza e maggioranza ai tre disegni di legge che formano la manovra finanziaria proposta dalla Giunta per il 2018.

Il regolamento prevedeva che le proposte di modifica venissero depositate entro oggi a mezzogiorno.

Quel che da una prima numerazione appare certo è che a presentare il maggior numero di emendamenti, circa 3.000 ciascuno, sono stati i consiglieri Borga (Civica Trentina) e Degasperi (5 stelle).

Seguono i circa 2.000 emendamenti firmati insieme da Fugatti (Lega), Cia (misto) e Bezzi (Forza Italia), più altri presentati singolarmente dagli stessi consiglieri, il migliaio ciascuno depositati da Kaswalder (misto) e Civettini (CT), cui si aggiungono alcune centinaia di Fasanelli (misto), 15 di Bottamedi (misto), una trentina della Giunta provinciale e una cinquantina dei consiglieri di maggioranza.

L’esame della manovra sarà aperto in aula venerdì 15 dicembre alle 11.00 dalla relazione introduttiva del presidente Rossi. Da lunedì mattina in poi sono previsti la discussione generale, l’esame degli ordini del giorno (una novantina) e infine quello degli articoli e degli emendamenti.

L’ultima giornata in calendario sarebbe quella di giovedì 21 dicembre, ma non è indicata l’ora di chiusura dei lavori, che i capigruppo potrebbero quindi decidere di proseguire ad oltranza fino al voto finale.


Spini di Gardolo: la vera soluzione al traffico? L’interramento del passaggio a livello – di Andrea Moscon

Nei giorni scorsi la circoscrizione di Gardolo e Spini ha “rivoluzionato” (questo il termine usato nel titolo di un articolo pubblicato da un giornale locale) la viabilità del traffico tra l’incrocio di via Alto Adige e via di Spini.

L’intervento prevede di vietare la svolta a sinistra direzione nord e obbligare i veicoli a procedere a destra in direzione sud per poi immettersi nella nuova rotatoria “al Bermax”. Mi dispiace ma siamo lontani dal reale problema che causa il traffico in quel tratto stradale che non sono i semafori ma la presenza del passaggio a livello.

In vent’anni d’esperienza alla guida sui mezzi cittadini vi assicuro che i grandi ritardi nelle ore mattutine che gli autobus accumulano (anche oltre 30 minuti) sia in direzione dell’abitato di Spini che in direzione del capoluogo sono dovuti alla presenza del passaggio a livello e non agli impianti semaforici.

Aggiungo che durante l’ultima campagna elettorale per le comunali di Trento ho frequentato spesso la frazione di Spini di Gardolo e anche il suo comitato e molti cittadini si interrogavano sulla priorità di fare la rotatoria denominata comunemente ex Bermax invece che l’interramento dei binari della ferrovia Trento Malè che il vicino comune di Lavis sta provvedendo a togliere. Questo è l’indirizzo politico che la circoscrizione di Gardolo deve dare all’amministrazione di Palazzo Thun.

A mio modesto avviso se fosse stata progettata e realizzata una maxi rotatoria a “fagiolo” con il sedime leggermente più a nord di quella attuale (ex Bermax) a Gardolo si sarebbe risolto almeno parzialmente il problema del traffico di Spini di Gardolo che ribadisco non sono i semafori a creare ma la presenza del passaggio a livello con barriere.

Andrea Moscon – Fit Cisl del Trentino


Processo «Trento Rise»: slitta al 14 febbraio 2018 il filone «Pcp Pua»

Come da copione e secondo le previsioni, slitta al 14 febbraio 2018, il processo «Trento Rise» (filone «Pcp Pua»). Lo ha deciso il giudice Michele Cuccaro nell’ udienza delle 13.00 di ieri

La stessa decisione, cioè il rinvio al febbraio 2018, venne presa nell’udienza del 6 dicembre scorso per il filone «Pcp modelli», sempre del processo «Trento Rise».


76 enne investita sulle strisce pedonali in Lungadige Apuleio.

Un 76 enne è stata investita alle 17.00 in lungadige Apuleio a Trento. La donna stava attraversando le strisce pedonali quando una mercedes guidata da una donna sui 60 anni l’ha investita gettandola per terra.

Sono subito intervenute 2 macchine della Polizia Locale e l’ambulanza del 118 che ha trasportato la donna al pronto soccorso di Santa Chiara. La 76 enne non è in pericolo di vita e non avrebbe subito nessuna frattura. È tenuta comunque sotto costante osservazione anche perché sotto shock.

La conducente della mercedes si è subito fermata attendendo l’arrivo della Polizia Urbana che poi ha cominciato a fare i rilievi del caso (foto)


Valle di Cembra, la neve ci ricorda l’inadeguatezza delle nostre strade – di Michael Moser

In Trentino è finalmente arrivata la neve e, con essa, tutti i disagi che ne conseguono: ritardi, capitomboli sui marciapiedi e strade bloccate. Mai come questa volta la nostra provincia si è fatta trovare impreparata ad un evento che era stato ampiamente preannunciato nei giorni scorsi ed i disagi che ne sono conseguiti non hanno risparmiato neppure la Valle di Cembra. Leggi ancora


Borgo : Dallafior lascia il consiglio comunale, al suo posto Galvan

Arrivano le dimissioni di Patrizia Dallafior  dalla carica di Consigliere Comunale di Borgo Valsugana. La lettera è inviata al Sindaco Dalledonne e al presidente del consiglio comunale.

«Formalizzo che la mia decisione è stata condivisa nel gruppo Civitas,  – riporta la lettera  – che ho avuto l’onore di rappresentare fin qui interno dell’amministrazione comunale, e nasce dalla volontà del gruppo di tener fede ad uno degli impegni presi in campagna elettorale, quando ci presentammo convinti con una lista molto giovane. In nome di questa convinzione abbiamo maturato l’idea di affidare il compito di rappresentare la lista Civitas, giunti a metà mandato, ad una persona politicamente giovane, un volto nuovo per quanto riguarda il ruolo di consigliere comunale, ma presenza attiva e costante del gruppo Civitas già da due legislature: Marco Galvan. I cittadini di Borgo e Olle gli hanno dato fiducia premiandolo con un secondo posto di lista nelle ultime elezioni e noi di Civitas lo vogliamo ora valorizzare e sostenere in questa nuova avventura».

«Per quanto mi riguarda,  – aggiunge l’ex consigliera – ciò non significa che si esaurisca il mio impegno politico: resterò parte attiva in Civitas continuando a dedicare al mio paese il tempo che potrò mettere a disposizione».

«Approfitto di questo momento per ringraziare il sindaco e i consiglieri di maggioranza verso i quali, nonostante le diversità di vedute su molte problematiche, ho sempre manifestato rispetto dei ruoli. Ringrazio i miei colleghi consiglieri di minoranza di altre liste, con i quali molte volte ho condiviso ragionamenti ed azioni. Ringrazio la segretario comunale e tutti i dipendenti comunali, il cui lavoro silenzioso e quotidiano è una vera risorsa per questa comunità. Ringrazio, inoltre, tutti i cittadini, i primi ad aver creduto nelle mie potenzialità assegnandomi 110 voti nelle ultime elezioni comunali. Questi voti ora li rimetto in gioco nel gruppo Civitas, certa che chi mi sostituirà sarà assolutamente all’altezza del ruolo di rappresentare la nostra lista civica e di proseguire il lavoro di condivisione e di concertazione che da sempre ci caratterizza»conclude Patrizia Dallafior


Ma nella richiesta manca il nome dell'assessore competente Luca Zeni.

Chiusura punto nascite Cavalese: I cittadini, le associazioni, e i residenti scrivono alla giunta provinciale

L’associazione «Parto per Fiemme» insieme a decine di Associazioni e migliaia di persone che sostengono la Riapertura dei reparti di pediatria, ginecologia, ostetricia e del Punto Nascita di Fiemme Fassa e Cembra invia una lettera aperta alla giunta provinciale di centro sinistra nominando gli assessori uno ad uno, ma omettendo il nome dell’assessore Luca Zeni, non sappiamo se volutamente oppure per un errore.

Se non si trattasse di un errore vorrebbe dire che i cittadini della val di Fassa e Fiemme non riconoscono più l’assessore della sanità Trentina come punto di riferimento, e la cosa sarebbe grave.

Luca Zeni attraverso la risposta ad un’interrogazione di Fugatti aveva confermato nei giorni scorsi che non esiste una data certa per la riapertura del punto nascite di Cavalese (qui l’articolo). Una delle motivazioni riportate dallo stesso assessore riguardava la volontà di allinearsi al governo PD romano: «l’assessorato della sanità trentina non intende assecondare in nessun modo formule organizzative dei punti nascita in contrasto da quanto deciso dal governo PD di Roma» – spiegava Zeni nell’interrogazione.

Gli assessori chiamati in causa sono quindi Alessandro Olivi, Michele Dallapiccola, Sara Ferrari, Mauro Gilmozzi, Tiziano Mellarini e Carlo Daldoss. Ecco la lettera: 

Assessori della Provincia di Trento,

nell’anno che ha preceduto la sospensione dei reparti e nei due anni successivi abbiamo scritto accorati appelli, dettagliate proposte risolutive e report certificati di pesanti criticità all’Assessore alla Salute Luca Zeni, al quale sarebbe ridondante indirizzare questa missiva, e una parte della documentazione è stata inviata a tutti Voi, Presidente Rossi compreso.

Concretamente sono stati raggiunti alcuni risultati come la richiesta di deroga per Punto Nascita di Cavalese a Roma, la richiesta di adattamento degli standard di sicurezza per i punti nascita alpini e l’assunzione di alcuni medici. Passaggi importanti che hanno permesso alla gente attenta e ai politici riottosi di capire l’importanza del presidio ospedaliero alpino di Cavalese. Importanza certificata dalla deroga del Ministero che IMPONE IL MANTENIMENTO dei reparti di pediatria, ginecologia e ostetricia e la riapertura del Punto Nascita di Cavalese per RAGIONI di SICUREZZA. L’orografia del nostro territorio e la distanza da Trento sono alla base di questa decisione, qualsiasi servizio di trasferimento sistematico dei pazienti a Trento aumenterà i rischi per i pazienti stessi rispetto ai servizi offerti dai reparti aperti e operativi.

Dopo 25 mesi di costruttiva attesa 14.000 firme, migliaia di valligiani presenti all’incontro del 19 marzo 2017 con l’assessore Zeni, con il direttore Bordon, con la dott.ssa di Palma e il referente del Percorso Nascita dott. Jorizzo, decine di migliaia di turisti, decine di professionisti del mondo sanitario, neonatologi in primis, e il Ministero della Salute CHIEDONO UNA DATA CERTA di RIAPERTURA DEI REPARTI e del Punto Nascita.

Potreste rispondere che non è di vostra stretta competenza, ma non sarebbe di competenza della gente trovare un pediatra di base in 15 giorni quando all’Azienda Sanitaria non bastano 3 mesi per sostituire il suo predecessore che da un anno si sa che andrà in pensione eppure, la gente se ne è occupata.

La gente si è mossa ben al di là delle classiche lamentele, è andata oltre i sentieri battuti, rispettando le Istituzioni, ma evitando di subire scelte senza sicurezza sanitaria e senza attenzione per lo sviluppo del territorio montano. Le associazioni si sono mobilitate riuscendo ad attirare, accogliere in Valle per le visite dei reparti, accompagnare nei vari passaggi necessari decine di medici dei quali, per le ragioni che sarebbe vano esprimere, solamente 10 sono stati ingaggiati.

Siamo certi che in molti dei vostri discorsi sul volontariato sottolineate simili azioni con la giusta attenzione riconoscendone lo spirito costitutivo della gente del Trentino, poco incline alla lamentela e pronta ad agire per migliorare la realtà di tutti. In tre anni di attività apartitica senza alcuna forma di rimborso diversa dalle spese vive abbiamo raccolto dai referenti provinciali di riferimento esattamente il contrario e non è raro che l’alterigia destinataci sia sfociata nel pubblico disprezzo. Se raggiungeremo assieme l’obiettivo che sulla carta è comune anche ad ognuno di Voi, sarà per noi naturale non portare alcun rancore.

In fondo non chiediamo null’altro che ciò che l’Assessore Zeni si è visto confermare in uno dei suoi viaggi a Roma, in compagnia dei nostri amministratori, dai referenti della Commissione del Percorso Nascita del Ministero: i gettonisti (professionisti a chiamata) possono far parte del dispositivo di apertura e mantenimento dei reparti, non se ne deve abusare e, a termine, è consigliato integrare o sostituire i professionisti esterni per completare lo staff con personale dell’Azienda Sanitaria passando, se necessario, da nuovi concorsi.

L’organigramma finora ricostituito grazie all’impegno dell’APSS con il sostegno degli amministratori e delle associazioni è di 4 pediatri, 6 ginecologi e 6 anestesisti. Come già affermato dal dott. Jorizzo del percorso nascita nazionale davanti a 3.000 persone al Palafiemme di Cavalese, può quindi essere completato dai gettonisti, e ciò permette di definire una data di riapertura IN SICUREZZA.

Chiediamo ad ognuno di Voi di permettere questo semplice passaggio, già attuato in tutti i presidi alpini trentini e nazionali, ve lo chiediamo sia per rispetto ai professionisti dei 3 reparti in sofferenza, sia in considerazione della gente di 3 Valli esausta dopo più di due anni di incertezza, di mancanza di servizi e offesa dai costi sociali dei continui trasferimenti a Trento e a Rovereto per qualsiasi necessità di pediatria, ginecologia e ostetricia.

È inaccettabile che l’argomento per non indicare, fin d’ora, una data di riapertura sia, dimenticando ancora una volta la nostra Autonomia più basilare, nuovamente «Roma». È inaccettabile che la giustificazione sia l’impossibilità a far appello ai gettonisti (smentita fra l’altro dal video del 19 marzo 2017 dell’incontro al Palafiemme) e per spiegare questa ennesima difficoltà, peraltro inesistente per l’ospedale di Cles che non ha mai sospeso i propri servizi, potremmo avanzare delle ipotesi poco edificanti. Preferiamo, come sempre, concentrarci sulle soluzioni possibili.

Il direttor Bordon e l’assessore Zeni hanno come missione la riapertura dei tre reparti e del Punto Nascita di Cavalese, potrebbero farlo, ma, dopo aver promesso la possibilità di far appello a dei “borsisti” poi ingaggiati all’ospedale di Rovereto, sfugge nuovamente loro una soluzione (che per ragioni di sicurezza possiamo definire necessità) perfettamente realizzabile: di ingaggiare i gettonisti per poi, a reparti aperti, indire 2 nuovi concorsi per completare l’organigramma stesso.

Queste soluzioni avrebbero potuto essere realizzate prima ancora della sospensione dei servizi, ma nonostante i nostri avvertimenti, sin dal luglio 2014, non si è evitato il peggio. L’allora Assessore alla Salute Donata Borgonovo Re ha eretto resistenze simili al suo successore, dimostrando un’ostilità e una lontananza nei confronti della gente delle Valli che appare sempre più come una scelta politica. Vogliamo credere che questa scelta non sia la Vostra, ma temiamo, a fronte dei soliti numeri enunciati ufficialmente dall’Assessore alla Salute anche in questi ultimi giorni, che non si consideri, oltre a quanto già descritto, anche quanto segue:

– i parti effettivi al Punto Nascita di Cavalese, con i reparti a pieno regime, saranno più di 400 in un anno e ciò grazie ai 70 parti in più provenienti dalla Valle di Cembra dovuti all’apertura dell’ambulatorio ostetrico e all’accoglienza di 100 parti provenienti da fuori Valle e da fuori Provincia grazie al lavoro dell’associazione “Parto per Fiemme”.
– il dispositivo di «Parto per Fiemme», con l’aiuto degli albergatori di Fiemme, permette di accogliere 100 parti in più da fuori Provincia portando 300.000 € annui nelle casse dell’Azienda Sanitaria, finanziando così parte della spesa sostenuta dalla Provincia di Trento.
– la riapertura eviterà altri 280.000 € annui di mobilità passiva per le partorienti che stanno scegliendo l’Alto Adige.

Abbiamo tentato più volte di dialogare con i referenti preposti, ma non abbiamo mai ricevuto una risposta che prendesse in considerazione quanto sopra enunciato. Al contrario, abbiamo nuovamente letto in questi giorni che, lasciando in sospeso per 18 mesi i concorsi per ginecologi e perdendo così 17 candidati su 19, l’Azienda Sanitaria ha svolto finora la miglior strategia possibile. Ammettiamo che l’incertezza sul reperimento dei pediatri abbia portato a questa scelta e riconosciamo uno sforzo prolungato da parte dell’Assessorato alla Salute e dell’Azienda Sanitaria, ma siamo nuovamente costretti a constatare che l’approccio finora tentato non è adatto per risolvere pienamente le criticità create dall’approccio stesso.

È per questo che ci rivolgiamo a Voi, perché vi sono tutte le condizioni per completare l’opera, ma rischiamo di perdere l’attimo lasciando ancora tutti in sospeso: la gente, che vedrebbe aumentare il sentimento di ingiustizia e i professionisti che, stufi di non veder apparire rassicurazioni tangibili, deciderebbero di andarsene dall’Ospedale di Fiemme, Fassa e Cembra.

Non vi stiamo chiedendo un favore o un attenzione particolare, territoriale o affettiva, vi chiediamo di sostenere apertamente il completamento dell’opera decisa dalla Vostra Giunta Provinciale per questa parte del Trentino, come richiesto da Roma con relativa deroga e come fortemente voluto da decine di migliaia di Valligiani e Ospiti delle nostre Valli.

Vi chiediamo, e tramite Voi ribadiamo la richiesta alle istanze preposte, che il 14 dicembre 2017 sia, dopo 2 anni di collaborazione e delusioni, il giorno nel quale verrà comunicato ai professionisti e alla gente la data di riapertura dei reparti e del Punto Nascita di Cavalese.

Perdere questa occasione, costruita con sacrifici figli dello spirito della Comunità Magnifica che sentiamo nostra, porterebbe a perdere parte dei professionisti ingaggiati e a permettere l’ennesima beffa politica: forzare la gente a sottostare all’ingiustizia della desertificazione delle nostre Vallate private di servizi, private di decine di famiglie dei professionisti del settore medico pronte a trasferirvisi, ingiustizia giustificata politicamente dalla teoria, smentita dai fatti, dei “medici che non vogliono venire a lavorare a Cavalese”.
Beffa che, fra l’altro, contribuisce al sovraffollamento degli stessi reparti all’ospedale “Santa Chiara” di Trento occupando indebitamente l’elisoccorso e i mezzi del 118 per ogni minima criticità serale, notturna e nei weekend.

Ci appelliamo a Voi affinché possiate aggiungerVi, con il peso politico che Vi è proprio, alla volontà politica trasversale e senza remore già esistente, volontà politica trasversale che è la sola forza in grado di controbilanciare le tendenze autarchiche di parte dell’Azienda Sanitaria di Trento.

Cordialmente,

Decine di Associazioni e migliaia di persone che sostengono la Riapertura dei reparti di pediatria, ginecologia, ostetricia e del Punto Nascita di Fiemme Fassa e Cembra.


Tangenziale di Trento servono scelte coraggiose – di Andrea Moscon

Ormai da anni quando si parla d’incidenti sulla tangenziale di Trento si aggiunge la parola “ennesimo”. Basta digitare sul pc “tangenziale di Trento” che nella schermata compaiono sinistri di ogni genere e anche datati con quasi sempre presenti due causali la velocità e la disattenzione alla guida.

Quasi tutti i giorni si registrato code interminabili e traffico congestionato causa incidenti in questa arteria provocando non pochi disagi all’intera città.

Anche il servizio pubblico locale in modo particolare quello urbano ne risente moltissimo riportando in questi casi ritardi ingenti (oltre 30 minuti in molti casi).

Aggiungo che anche tutti gli autobus in partenza o di ritorno dalla sede-rimessa di via Innsbruck percorrono la tangenziale. Inoltre anche se per brevi tratti anche la linea 15 (Spini – interporto – tangenziale – stazione e ritorno) e la linea 16 (top center – tangenziale direzione Padova – uscita prima della galleria in direzione Martignano e ritorno) e la navetta che porta gli autisti dalla sede a piazza Dante per iniziare o riprende il servizio e viceversa. La tangenziale in sostanza è la strada obbligatoria per quasi la totalità dei mezzi pubblici del servizio urbano ed extraurbano del gruppo di Trento che dalla rimessa devono raggiungere le varie destinazioni.

Già nel lontano 2012 dopo l’ennesimo incidente si era parlato di fare viaggiare gratis nel tratto cittadino autostradale i veicoli come soluzione all’incremento del traffico sulla statale anche se riversare il traffico su un’altra arteria a mio modesto avviso non è risolvere il problema.
Molti i progetti che sono stati messi sul tavolo provinciale da fatiscenti sovra elevate oppure tre corsie in galleria e molto altro, ma credo che la soluzione sia a portati di tutti (limitare la velocità), ma ci vuole coraggio.

• Capisco che in una strada di alto scorrimento la velocità non si possa limitare e che la normativa tiene in considerazione fattori come la larghezza della careggiata e altro, ma se il fattore velocità su una strada vecchia (anni 70) che presenta tratti di grande attenzione da parte dell’automobilista è elemento chiave di questi sinistri, io una scelta che vada in questa direzione la farei. Meglio andare piano per alcuni chilometri o ritrovarsi a fare aperitivo e anche cena in tangenziale?

• La soluzione Safety Tutor…come funziona.
Il mancato rispetto dei limiti di velocità è tra le cause principali degli incidente stradale. Il controllo elettronico della velocità rappresenta uno dei principali strumenti che Strada dei Parchi utilizza sulle sue autostrade per garantire a tutti i viaggiatori la miglior assistenza in termini di sicurezza. Sull’A24 e A25 questo monitoraggio viene effettuato attraverso il Safety Tutor, un sistema di rilevamento gestito dalla Polizia stradale, che da qualche anno è installato lungo diversi tratti autostradali italiani.

Il sistema tutor, oltre a svolgere la funzione di autovelox, misurando la velocità “istantanea” al passaggio del veicolo, rileva anche la velocità media del mezzo in un tratto di strada compreso tra due stazioni di rilevamento. La prima telecamera fotografa la targa del veicolo registrando data e ora del passaggio, il secondo rilevamento avviene nella stessa modalità al portale di uscita. I dati raccolti dalle due postazioni vengono elaborati da un sistema centrale che calcola la velocità media tenuta da ogni veicolo su quel tratto di strada.
Un’altra soluzione coraggiosa sarebbe quella di investire nei parcheggi di attestamento liberando la città dal traffico veicolare. L’area ex Sloi e altri spazi periferici serviti da bus navetta sarebbero l’ideale per risolvere molti dei NOSTRI problemi legati al traffico, perché questi disagi ci coinvolgono tutti, ma ci vuole coraggio.

Andrea Moscon  – Fit Cisl del Trentino


«Io la penso così» la rubrica dedicata alle opinioni del lettori.

Luisa Zappini non conosce l’ABC del diritto – di Claudio Cia

Caro Direttore,

a novembre a Trento si è tenuta la consultazione per eleggere i rappresentanti del “Collegio degli infermieri trentini”, presieduta da Luisa Zappini in quanto Presidente in carica dell’Ipasvi. Hanno votato 432 su 4.417 iscritti al Collegio, ovvero il 9,78%.

Un numero insufficiente per poter legittimare la consultazione perché la legge (241/46) prevede che a votare siano almeno il 10% dei professionisti aventi diritto.

Contravvenendo alla norma, e pare non sia neppure la prima volta, Zappini ha comunque validato le elezioni, fatto lo scrutinio, proclamato il nuovo Consiglio Direttivo che guarda caso ha provveduto a rinnovargli la carica di Presidente. Il tutto senza che il dato del quorum, mai raggiunto, fosse stato reso di dominio pubblico per tempo.

La cosa non è piaciuta agli infermieri e colta in fallo, Zappini si è giustificata dicendo che “pretendere un’osservanza acritica a regolamenti obsoleti e irrealistici, nel mutato quadro sociale, significa condannarsi all’impotenza”. Faciloneria allo stato puro!

Già in un non lontano passato con la vicenda del concorso CUE, annullato dalla Giunta Provinciale per supposte irregolarità, Luisa Zappini aveva già dato prova di non conoscere l’ABC del diritto, con questa vicenda invece rivela la presunzione di attribuire a sé il diritto di ignorare e riscrivere a suo piacimento una legge senza esserne per questo titolata. E’ pericoloso avere in posizioni apicali persone così superficiali e il tacere ci renderebbe complici.

​Consigliere provinciale Claudio Cia​

Hall Decò Special 40° Celebration «Saturday Night Fever»

Capodanno città di Trento all’Artè Disco Dinner Show

Era dicembre del lontano 1977 quando nelle sale americane uscì la pellicola Saturday Night Fever, oltre 40 milioni di copie di dischi vendute dai Bee Gees della colonna sonora del film che ha segnato un’epoca.

Il film è tratto da una pseudo-inchiesta giornalistica di un quotidiano newyorkese sulla vita notturna delle comunità povere metropolitane, in contrapposizione alla vita mondana delle classi agiate di Manhattan, le serate fastose negli storici templi della Disco Music come lo Studio 54. Le riprese furono effettuate interamente a Brooklyn, nella zona sud orientale e nella discoteca 2001 Odissey.

40 anni dopo, la sala Decò della Discoteca Artè Dinner Show sarà la macchina del tempo per una notte, quella più bella dell’anno, cioè Capodanno. (qui in un minuto il trailer di presentazione della serata di Trento)

 Dj Pio Leonardelli con Armandino Drums vi faranno rivivere gli anni della vostra adolescenza con i brani musicali che hanno fatto la storia, solo e rigorosamente anni ’70.

La serata è organizzata da Carrozzone Eventi in collaborazione con Artè Disco Dinner Show che saranno alla regia di una notte di Capodanno che non avete mai vissuto o che rivivrete 40 anni dopo in modo allegro e forse un pochino nostalgico.  Sarà quindi possibile lasciarsi affascinare dallo stile retrò,  partecipando con l’abbigliamento a tema e dell’epoca, perché per una volta i protagonisti del film saranno proprio i partecipanti alla serata.

L’evento è rivolto ad un pubblico adulto che certamente ricorderà il film musicale diretto dal regista John Badham, che lanciò l’attore John Travolta nel ruolo di Tony Manero ottenendo così la sua definitiva consacrazione. Allora la pellicola venne concepita come un vero e proprio omaggio alla disco music e al glam dominante degli anni settanta.

Le musiche saranno arricchite dai successi musicali in voga all’epoca, tra cui spiccano le canzoni originali dei Bee Gees (soprattutto il brano Stayn’Alive), che con la pellicola ritrovano una nuova stagione di gloria.

La trama tratta comunque tematiche serie, ed affronta problemi giovanili tuttora attuali, come l’emigrazione, l’uso di stupefacenti nelle discoteche, il razzismo che non risparmia i protagonisti italo-americani, marchiati con gli annosi luoghi comuni di accidia e sciatteria, oltre alla violenza fra bande.

Chi ha visto il film in età giovanile, avrà sicuramente badato più al fascino della vita notturna, alle luci fascinose della discoteca 2001 Odissey il cui nome è rimasto invariato durante i lavori, tra luglio e agosto del 1977 e alla famosissima colonna sonora. Chi invece ha avuto occasione di rivederlo pochi giorni fa, proposto al cinema Astra in versione director’s cut restaurata (in lingua originale) dalla cineteca di Bologna in età adulta avrà sicuramente badato più alla storia dal finale drammatico causato proprio dall’assunzione di stupefacenti, dall’amicizia legata solo alla frivolezza dello sbando in discoteca, culminata dalla caduta dal ponte di Brooklyn del povero ragazzo che era sul punto di doversi sposare per “riparare” una gravidanza indesiderata e rimasto inascoltato da quelli che riteneva i suoi amici.

Come già descritto in testa all’articolo, per una notte alla Discoteca Artè nella sala Decò si potranno riascoltare i brani più famosi di quegli anni e Dj Pio Leonardelli ha dichiarato che per l’occasione non verranno trascurati i “lenti” troppo spesso ormai dimenticati nelle serate in discoteca. L’evento avrà inizio dopo il Cenone Gran Galà a cura del Prime Rose di Levico, dopo il brindisi della mezzanotte si farà spazio alla musica e avranno inizio le danze, fino alle 6 del mattino.

Ricordiamo che invece nella Hall Picasso ci sarà il Dj Setting a cura dell’Artistico Artè rivolto a un pubblico più giovane. Due sale e due diverse situazioni musicali per accontentare tutti. Maggiori informazioni le potrete trovare sul sito o sulla pagina Facebook della Discoteca o sulla pagina Facebook del Carrozzone Eventi, buon fine anno a tutti.


214.934 le pagine viste ieri domenica 10 dicembre

Polverizzato il record dei lettori ieri sulla nostra testata: in 98.986 hanno scelto di leggere «La Voce del Trentino»

Nuovo boom di accessi ieri, domenica 10 dicembre 2017, sul nostro quotidiano online. Il traffico raggiunto ha permesso di polverizzare il precedente record stabilito il giorno 21 novembre 2017 di 76.603 utenti unici.

Allo scoccare della mezzanotte di ieri la certificazione di Google Analytics (vedi sotto i dati certificati) ha segnalato  98.986 utenti unici che hanno sfogliato ben 214.934 pagine.  È stato anche battuto il record di pagine viste

I lettori provengono da tutta la provincia di Trento e di Bolzano e dalle più importanti città d’Italia. Molti gli accessi anche dal resto d’Italia e dal mondo. Circa un 10% viene generato anche dalle newletters che ogni giorno vengono inviate gratuitamente ai nostri lettori iscritti al servizio.  (qui per iscriversi)

In costante crescita anche gli «amici» di tutte le pagine dei social network riconducibili alla testata che fra poche ore raggiungeranno e supereranno i 43 mila. È importante certificare anche che dall’inizio del 2017 i lettori della nostra testata sono quasi raddoppiati. Un giornale che nell’ultimo anno è cresciuto un modo costante e sicuro consolidando sempre di più il suo bagaglio di lettori fidelizzati grazie ad una comunicazione schietta e incisiva.

Ad oggi la Voce del Trentino è la testata online più letta e più popolare in assoluto della provincia di Trento e viene sfogliata anche da molte città d’Italia e da moltissimi Stati del mondo e seconda solo al quotidiano L’Adige. Il giornale detiene il miglior rank in assoluto delle testate online della provincia di Trento confermato e certificato da alexa, il motore più importante al mondo che certifica il traffico di tutti i giornali online e siti web nel mondo (qui puoi vedere il rank)

In questa speciale classifica la nostra testata fa registrare più del doppio di visite del competitor più vicino. 

Come già comunicato la grafica del giornale è in fase di cambiamento e sarà completamente stravolta per far posto a nuove rubriche, blog e tematiche che saranno maggiormente approfondite. Sarà anche implementato il team dei collaboratori grazie alla legge 7 (sostegno all’editoria) proposta dal governatore Ugo Rossi e il consigliere Civettini, con l’assunzione di 4 nuovi giornalisti iscritti all’albo e alcuni professionisti freeelance.

«I lettori che ci seguono leggono la nostra testata perché spesso tocca alcune tematiche scottanti e vicine ai tempi sociali di attualità,  – aggiunge l’editore Roberto Conci – chi ci critica lo fa solo perché andiamo a toccare interessi politici o peggio economici e perché sveliamo verità scomode proponendole magari in modo duro e reale. Significa quindi che stiamo lavorando bene e stiamo colpendo nel segno». «Ma un grande ringraziamento va anche alla squadra che lavora dietro lo schermo ogni giorno in modo professionale, motivato e con molto entusiasmo, questo grande risultato è merito loro» – conclude l’editore.

ALCUNI NUMERI DELLA VOCE DEL TRENTINO – Oltre 55 mila articoli pubblicati in 5 anni, 20 mila lettori in media al giorno con oltre 50 mila pagine lette giornaliere. Numerosi in questi 7 anni sono stati gli articoli d’inchiesta ripresi anche dalle testate nazionali. Siamo stati il primo ed unico giornale ad approfondire le tematiche degli affidamenti dei minori e del disinteresse verso le disabilità. Unico giornale della provincia a trattare le tematiche sociali e a far emergere i malesseri e i disagi delle classi deboli. 200 collaboratori circa in oltre 7 anni, 11 dei quali sono diventati giornalisti grazie al percorso proposto dall’ordine dei giornalisti. Una redazione di 120 metri quadrati che diventeranno a breve 650.

Il servizio alla comunità eseguito su tutto il territorio trentino. Siamo l’unico giornale che ha ricevuto la certificazione  world wide web consortium, l’ente che detta e controlla gli standard di tutti i siti web del mondo e ne certifica bontà e qualità del codice sorgente.

In alcuni casi i nostri servizi/ denuncia sono serviti ad aiutare persone disagiate e magari finite sulla strada. Grazie al nostro giornale sono emerse situazione di degrado e criminalità che le altre testate non hanno mai comunicato. Vantiamo quasi 40 mila «amici» nei gruppi social collegati al giornale (Twitter e Facebook). Oggi siamo il secondo giornale più letto e popolare della provincia di Trento. Molti in questi anni sono stati i giornali che hanno ripreso le nostre inchieste. Il sole24 ore, Il giornale, Il fatto, Libero e la Stampa.

 

 


Viabilità, prosegue la pulizia delle strade. La situazione sul Trentino.

Prosegue la pulizia delle strade dopo la nevicata che ha interessato tutto il Trentino.

Nel corso del mattino la quota neve si è progressivamente alzata a quote superiori ai 1000 metri, e localmente anche oltre 1.500 metri.

Ne hanno beneficiato le operazioni di pulizia delle strade che ora risultano pulite anche ad altitudini sopra i 1.000 metri. Non si segnalano problemi particolari sulla rete stradale provinciale; tutte le arterie principali sono transitabili.

La protezione civile trentina sottolinea che è richiesta l’attrezzatura invernale, in particolare sui passi dolomitici ed a quote al di sopra di 1.000 – 1.400 metri dove sta ancora nevicando. Più in generale si raccomanda ancora di viaggiare con prudenza per possibili tratti ghiacciati, anche a seguito della pioggia gelata registrata localmente questa mattina anche in zone del fondo valle.

– sono stati disattivati i posti di presidio di Maso Milano (Comune di Campodenno) e di Presson (Comune di Dimaro Folgarida) e di Mezzolombardo;
– permane la chiusura della SP 25 tra Garniga Vecchia e Viote di M. Bondone per pericolo caduta piante;
– è ancora chiusa la SS 242 del Passo Sella sul versante lato provincia di Bolzano;
– è chiusa la SS 641 di Passo Fedaia (lato Canazei) a causa di un automezzo pesante in panne al km 7,300. Per ripristinare la circolazione è richiesto l’intervento da parte di un’autogru;
– rimane sconsigliato il transito sul tratto della S.S. n. 42 da Fucine a Passo Tonale per autotreni ed autoarticolati.


Albero piomba su un’autovettura in via Grazioli.

La neve appesantita dalla pioggia e dal ghiaccio sta causando diverse situazioni di pericolo in città e in collina. Ecco una macchina in via Grazioli intrappolata da un grosso ramo caduto oggi pomeriggio. Per fortuna al suo interno non c’era nessuno.


Antonio Socci: le dodici balle spacciate dai cretini della sinistra

I media, in gran parte Giornale Unico del conformismo nazionale, sintonizzati sulle frequenze del Pd, hanno creduto e hanno fatto credere (per dirne solo alcune degli ultimi anni): che l’ euro sarebbe stato il migliore dei mondi possibili e che – rinunciando alla sovranità monetaria – saremmo vissuti in un’ Europa dove scorre latte e miele; che era doveroso andare a fare la guerra in Libia e il caos lì scatenato – da Francia, Inghilterra e Stati Uniti – sarebbe stato salutare; che lo spread del 2011 era di colpo salito alle stelle a causa del bunga bunga; che Monti e la Fornero hanno salvato l’ Italia; che con i nostri soldi (tanti) hanno salvato la Grecia (ma chissà perché a gioire sono state le banche tedesche e francesi) e che la Grecia ora scoppia di salute; che l’ eurocrazia di Bruxelles pretende il nostro dissanguamento, ma lo fa per il nostro bene, per farci diventare più civili; che la Germania la fa da padrona in Europa e ci mette i piedi in testa, ma solo perché loro sono nobili e generosi europeisti; che l’ Italia è oggi in piena ripresa economica anche se non ce ne accorgiamo e anche se la povertà sta aumentando; che per colpa di Trump moriremo tutti di caldo a causa del riscaldamento globale per cause umane, anche se quest’ anno la neve è arrivata a novembre e da decenni la temperatura media è stabile.

E poi, ancora, hanno creduto (e fatto credere): che sbaraccare le frontiere per far entrare centinaia di migliaia di migranti è una botta di vita e di salute per l’ Italia e che è razzista chi si oppone; che è giustissimo spendere circa 4,6 miliardi di euro (nostri) per accogliere migliaia di stranieri nello stesso anno in cui si tocca il fondo delle nascite in Italia, arrivando al dato minimo da 500 anni a questa parte, perché i nostri giovani non hanno lavoro e soldi per mettere su famiglia (e il governo riduce al lumicino il bonus bebè).

E ancora media e politici del “pensiero unico” hanno creduto e fatto credere che lo spezzettamento secessionistico dei paesi dell’ Est era democratico, mentre l’ uscita della Gran Bretagna dalla Ue era un pericoloso rigurgito di nazionalismo; che la Brexit sarebbe stata bocciata nel referendum; che altrimenti la Gran Bretagna sarebbe sprofondata nel Terzo Mondo; che alle presidenziali americane avrebbe vinto la Clinton; che gli Stati Uniti – se mai avesse vinto Trump – sarebbero implosi il giorno dopo; che la Clinton era la candidata della sinistra e della pace; che la Merkel e Macron sono progressisti di sinistra; che se avesse vinto il no al referendum renziano del 4 dicembre 2016 lo spread sarebbe esploso, ci sarebbe stata una fuga di capitali, il Pil sarebbe sprofondato, si sarebbero persi migliaia di posti di lavoro, un mare di investimenti e – forse – saremmo stati commissariati dalla Troika.

E poi hanno creduto (e fatto credere): che se Trump ha vinto la Casa Bianca, se la Brexit è passata e la riforma costituzionale di Renzi è stata bocciata, è tutta colpa dei post dei “figli di Putin” su Facebook (ma chi li ha visti?), da cui gli elettori allocchi si sarebbero fatti abbindolare nonostante che la quasi totalità dei media fosse schierata accanitamente contro Trump, contro la Brexit e a favore delle riforme renziane.

In particolare per l’ Italia tutti, per la verità, ricordavamo le pesantissime ed esplicite interferenze nella campagna referendaria del 4 dicembre 2016 dell’ amministrazione Obama, della Ue e della stampa internazionale, ma il fatto che nessuno invece si sia accorto delle diaboliche interferenze della Spectre russa è considerato un segno della loro pericolosa insidia.

IL TERRORE Infine, negli ultimissimi giorni, credono (e fanno credere) che sia in corso un pericolosissimo attacco fascista che sta seminando il terrore in tutta Italia, tanto che ieri Repubblica titolava in prima pagina: «Fascisti, un italiano su due ha paura». È un’ emergenza davvero eccezionale: se andate al supermercato o alla fermata del tram la gente non parla d’ altro che della minaccia fascista. Prendi la metropolitana e vedi tutti guardinghi e tesi, pronti a scappare per sottrarsi al pericolo nero. Va pure detto che in questo caso la «paura» (sdoganata dal titolo di Repubblica) è diventata di colpo un sentimento positivo, democratico, europeista e politically correct. Nel caso invece in cui la «paura» sia verso i tanti immigrati che sono arrivati fra noi e – in diversi casi – delinquono, allora no, è xenofobia e razzismo (infatti pure Bergoglio per l’ Immacolata ha fustigato tale «paura dello straniero»).

Dopo aver creduto e fatto credere tutto ciò (e anche altro su cui qui, per mancanza di spazio, sorvoliamo) questi stessi media (e politici) ci avvertono, allarmatissimi, che c’ è il terribile pericolo delle fake news, ovvero della balle (quali?) da cui gli italiani si farebbero raggirare. Balle da cui, però, ci difendono loro con la loro occhiuta vigilanza antifascista ed europeista.
Balle da cui le autorità devono proteggerci imbavagliando la rete, quindi limitando la nostra libertà, ma sempre per il nostro bene, ovviamente. Balle che una qualche famigerata Spectre sotterranea sta diffondendo per danneggiare il Pd e il governo. Cosa peraltro del tutto inutile, soldi sprecati (se eventualmente qualcuno li spende) perché il Pd e il governo riescono benissimo a danneggiarsi da soli. Basta lasciarli lavorare.

Ma anche in questo caso c’ è un contrordine compagni: fino a ieri la paranoia complottista era fustigata come demenziale (le scie chimiche eccetera) e «di destra», oggi è sdoganata come democratica, europeista e antifascista. Oggi si può e anzi si deve credere al grande complotto putiniano per avvantaggiare Grillini e Lega e danneggiare l’ Europa, Renzi e il Pd. «Gomblotto! Gomblotto!». Peccato che sia difficile trovare tracce del «gomblottone».

Ieri, per esempio, sui social – il luogo delle pericolose interferenze putiniane – dilagavano le polemiche e le ironie sul brutto albero di Natale che l’ amministrazione della Raggi ha allestito a Roma davanti all’ Altare della patria. Volendo credere ai complotti verrebbe da pensare che qualcuno parla tanto di «Spelacchio» (così è stato soprannominato l’ abete sfigato) come arma di distrazione di massa, cioè per deviare l’ attenzione dai dati sulla povertà in Italia, che vanno sempre peggio (è un «successo» piddino). O per non parlare delle brutte figure internazionali che il nostro governo rimedia. Ma allora non è Putin che manovra i social. Come si spiega?

GUERRA SUI SOCIAL – Se davvero le forze oscure del putinismo dominano i social ci si deve aspettare che corrano subito in soccorso della Raggi, spedendo, dalla Siberia, un immenso abete alto 50 metri. Ma per ora nulla di nulla. Neanche una bottiglia di vodka o un colbacco.

Tuttavia bisogna stare in guardia. A leggere i giornali Mosca sobilla, trama e fomenta con messaggi diabolici contro il governo e l’ Europa. Tutte le cattiverie che si dicono sul conto del governo e dell’ Europa sono «fake news» sospette di putinismo.

Certo, poi c’ è pure chi manda al diavolo queste baggianate, spernacchia le presunte fake news e continua a criticare. Anche a sinistra. Come il sindacalista Giorgio Cremaschi che ieri su Twitter commentava: «La Gran Bretagna pagherà circa 50 miliardi rateizzati in molti anni per uscire dalla Ue e Fiscal Compact; l’ Italia pagherà 50 miliardi l’ anno per restarci e continuare il massacro sociale». Una fake news o piuttosto una delle news che non vengono fatte circolare? La risposta giusta è la seconda.

di Antonio Soccifonte Quotidiano libero


Rovereto, spalatori al lavoro da ore.

In merito allo stato delle strade l‘Ufficio Tecnico del comune di Rovereto fa sapere che tutte le squadre sono al lavoro da ore.

La situazione in centro città non appare critica eccettuata la statale che paga lo scotto degli intasamenti in autostrada. Tali rallentamenti provocano infatti l’uscita di numerose auto sia su Rovereto Sud che Nord il che – a sua volta – causa un forzoso rallentamento delle operazioni di pulizia.

Per situazioni di effettiva emergenza si può chiamare il numero 452400 (oppure 452461) del Cantiere Unico Comunale. ( Foto di Borgo Sacco di Walter Merighi)


Valanghe: pericolo 3 in aumento fino a 4

Le precipitazioni nevose abbondanti nella giornata di ieri in quota sul territorio provinciale il forte vento e la pioggia, andranno a sovraccaricare il manto nevoso preesistente presente irregolarmente al di sopra dei 1000 m di quota, costituito da una struttura stratificata di grani angolari a debole coesione.

Pericolo di valanghe marcato, grado 3 della scala europea del pericolo di valanghe, in aumento fino a forte, grado 4, in talune situazioni in quota al di sopra del limite della vegetazione, in relazione alla velocità di incremento degli spessori delle nuove precipitazioni nevose ed all’entità del sovraccarico dato dallo spessore degli accumuli di neve ventata molto instabile nelle zone di accumulo sottovento ed alla pioggia che potrebbe contribuire a sovraccaricare ulteriormente il manto nevoso alle quote minori. Alle quote minori le modeste precipitazioni nevose saranno accompagnate dalla pioggia.

Il Soccorso Alpino Servizio Provinciale Trentino raccomanda di controllare sempre le condizioni meteorologiche attraverso i bollettini nivometeorologici, programmare attentamente il proprio itinerario, munirsi di abbigliamento adeguato e attrezzature idonee alle condizioni del terreno che si intende affrontare.


Traffico, massima attenzione alla guida. Favorire i mezzi sgombera neve

Stanno lavorando a pieno ritmo tutti i mezzi per lo sgombero della neve sulle strade della provincia alle prese ieri  con il contro esodo del ponte dell’Immcolata.

Il Servizio gestione strade, nel ricordare l’obbligo di viaggiare con gomme e catene, invita tutti gli automobilisti a prestare la massima attenzione. I mezzi sgombera neve tra l’altro devono fare i conti con la grande quantità di veicoli presenti sulle strade, il che comporta una riduzione della velocità che rende più difficili le operazioni.

Comunque questa la situazione:

A22 in direzione SUD – code a tratti tra Bolzano Sud e Nogarole Rocca

SS12 – in direzione SUD traffico intenso con code tra Egna e Trento

SP235 Trento- Rocchetta – rallentamenti tra Galleria RUPE a Mezzolombardo e l’allacciamento alla SS12 in prossimità dell’Uscita 8

SS12 – in direzione SUD (VERONA) traffico intenso con code tra Uscita 2-Trento Sud e Uscita 1-Mattarello (vedi immagine allagata)

SS12 – in direzione SUD (VERONA) traffico intenso ma scorrevole tra Mattarello e Rovereto

SP90 destra Adige – in direzione SUD (VERONA) traffico intenso con forti rallentamenti tra Aldeno e Villalagarina

SP90 destra Adige – in direzione SUD (VERONA) traffico intenso ma scorrevole tra Villalagarina e Rovereto Sud

Si ricorda:

Obbligo di pneumatici da neve montati o di catene a bordo su tutte le strade statali e provinciali del Trentino a partire dal 15/11/2017 fino al 15/04/2018


Tennis: Ieri la 27° edizione del tradizionale «Memorial Bebber»

Si è conclusa la 27a Edizione del tradizionale “Memorial Bebber” incontro di tennis di doppio riservato alle categorie veterani, con formula + 110, organizzato dal Circolo tennis Ata Battisti dall’8 al 10 dicembre 2017.

In questa edizione, il Presidente Renzo Monegaglia, ha voluto, in spirito di amicizia e collaborazione, che al torneo fossero presenti giocatori dei vari circoli della Provincia di Trento, Damolin/ Bosin, Val di Fiemme, Dal Piaz, Zanini, Corradini di Cles Valdi Non, Dorigotti/ Riccardi, Rovereto e Torbole, Del Dot Luca/ Divan Antonio, Mezzocorona, Del Dot Giulio, Fausto Marchi del CT Trento,  La coppia veronese formata da Claudio Salandini e Massimo Mariani ha bissato il successo dello scorso anno battendo in finale la coppia toscana Luigi Isola e Aldo Govoni quest’ ultimo ex b1 e campione italiano under 16.

Ottimo 3° posto per la coppia altoatesina Albert Bernard e Franz Maier mentre la coppia trentina Ferdinando Giua e Giulio Del Dot si è classificata al 5° posto. La simpatica premiazione con premi uguali per tutti “una padella di mele Trentine” ha concluso una vera festa dello sport con ottimi incontri e nuove amicizie

Nella foto sopra i vincitori Salandini/ Mariani con il Presidente Monegaglia e Giua alla premiazione

Sotto invece i secondi, Govoni/Isola

 

 


La Bottamedi nell’ufficio di presidenza del consiglio provinciale?

Il consiglio provinciale si riunirà la settimana prossima per l’elezione del suo vicepresidente a seguito delle dimissioni di Walter Viola, transitato dai banchi di opposizione a quelli di maggioranza. La vicepresidenza spetta, come è noto, ad un rappresentante delle opposizioni.

Risolto “pacificamente” questo problema, sorgerebbe, tuttavia, un altro di più difficile soluzione.

Il “Comitato non ultimi” ha inviato una lettera (leggi qui) al presidente Dorigatti “denunciando” che le donne non sono rappresentate nell’ufficio di presidenza del consiglio, in violazione dell’articolo 51 (leggi qui) della Costituzione.

Attualmente la composizione dell’ufficio di presidenza vede l’opposizione maggioritaria (tre membri su cinque).

Allora, la rappresentanza femminile potrebbe essere raggiunta con l’elezione della consigliera Manuela Bottamedi (attualmente fa parte della minoranza) alla vicepresidenza, oppure con l’elezione della stessa Bottamedi al posto di uno dei due segretari questori in carica, Degasperi e Civettini (fanno parte della opposizione).

Altra ipotesi percorribile, la sostituzione del segretario questore Mario Tonina (rappresentante della maggioranza) con una collega della stessa area.