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Redazione Trento

 

Funzionari Amministrativi Scolastici sul piede di guerra. Annullato l’incontro con Rossi.

Rischio effettivo di stato di mobilitazione dei lavoratori categoria ATA, Funzionari Amministrativi Scolastici che attraverso il segretario della Cisl Scuola Stefania Galli lunedì hanno scritto formalmente una lettera al governatore Ugo Rossi e alla dirigente Ferrario. 

LA LETTERA INDIRIZZATA A ROSSI – La scrivente O.S., ai sensi delle normative vigenti, ha proclamato in data 25 marzo 2017 lo stato di agitazione del personale FAS, dipendente degli Istituti Scolastici e Formativi del Trentino La mobilitazione era motivata dalla richiesta, già più volte presentata e rappresentata, di revisione del profilo professionale, del mansionario e di un adeguato riconoscimento economico, così come peraltro sottoscritto dalle parti in occasione dell’accordo stralcio del 21 dicembre 2016.

L’ azione era ed è volta a tutelare i dipendenti, sempre più responsabilizzati, le loro legittime aspettative, il patrimonio di professionalità da loro rappresentato, e, non per ultimo, la garanzia di buon funzionamento delle Scuole Trentine In risposta a tale comunicazione nessun incontro conciliativo utile alla risoluzione della vertenza è stato da Lei proposto.

Contestualmente invece si è proceduto ad identificare i <FAS per svolgere il tutoraggio per l’attivazione dei percorsi formativi del concorso per nuovi FAS, con un riconoscimento economico pari a circa 7,00 euro lordi.

E’ poi di questi giorni la richiesta ai Dirigenti, da parte del Dipartimento, di individuare gli addetti delle procedure antiriciclaggio, con il suggerimento di identificare a tale ruolo i FAS, gli stessi sono stati già convocati ad un incontro formativo/informativo il 4 o 5 maggio.

Stante la mancanza di disponibilità nel trovare una adeguata soluzione conciliativa, i lavoratori, Funzionari Amministrativi Scolastici non aderiranno alla richiesta di attività di tutoraggio e non parteciperanno a nessun incontro previsto per il 4 e 5 maggio.


«Il PD non è autosufficiente e deve rompere con il passato». – di Andrea Merler

Le elezioni presidenziali francesi, pur nella oggettiva diversità del nostro sistema giuridico, dovrebbero far riflettere la politica nazionale e provinciale.

Lo scontro ideologico e politico tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen è l’antagonismo tra progressisti e conservatori, tra apertura e chiusura, tra pro e antieuropeisti, sul mercato del lavoro, sulla globalizzazione.

Sono però due le considerazioni di Macron che mi sembrano molto interessanti anche per il futuro del nostro centrosinistra. La prima è che il candidato francese considera le primarie un’aberrazione, un esercizio contrario alla quinta Repubblica, una macchina infernale che uccide le idee ed impedisce di governare. La seconda è che il suo movimento En Marche! vuole radunare social-democratici, centristi, ecologisti e soprattutto cittadini senza tessera politica.

Da noi avviene proprio l’esatto contrario di quello che pensa il candidato presidente francese Macron. Ci accingiamo a vedere la vittoria – scontata- di Renzi alle primarie del Partito Democratico, senza aver vissuto una preventiva discussione politica che coinvolgesse più elettori possibili e soprattutto senza intravvedere una reale visione del futuro.

L’esaltazione del leaderismo fine a sé stesso mi pare sempre più di corto respiro anche pensando a quello che nel frattempo sembrano riusciti a costruire il Movimento Cinque Stelle e lo stesso centrodestra.

Con l’attuale sistema elettorale non c’è da stare tanto sereni perché se il centrosinistra vuole pensare di poter governare il Paese deve prendere finalmente atto che il PD non può e non potrà mai essere autosufficiente, che i partiti tradizionali non rappresentano più la maggioranza dei cittadini e si deve trovare il modo migliore per rientrare in contatto con la gente e in particolare con tutti gli elettori perduti durante il cammino.

La soluzione, prendendo spunto dal movimento dal basso creato da Macron, ma anche dalle molte sollecitazioni del Movimento democratici e progressisti dei fuoriusciti dal PD, non può che essere l’allargamento della base, rompendo con il passato, creando discontinuità e sollecitando la creazione di un nuovo civismo sul modello sperimentato dell’Ulivo.

Io credo che questa sarà la vera sfida del nuovo segretario del Partito Democratico. Cercare di riunire il centrosinistra che è ben radicato nel Paese. Non prendere atto della realtà dei fatti con uno sguardo lungimirante fuori dai nostri confini, significherebbe avere solo una visione miope e probabilmente segnare il destino dell’Italia consegnandone il governo ai movimenti populisti, conservatori e antieuropeisti.

Auspico pertanto che dopo le primarie del Partito Democratico si apra subito una fase di discussione politica allargata tra le forze di centrosinistra per riflettere sulle strategie da mettere in campo per le future elezioni tenendo conto che alcuni tematiche fondamentali come il lavoro, il welfare, l’efficienza della P.A., il sistema scolastico, i rapporti con l’Europa, non potranno più essere date per scontate perché saranno questi i temi cardine della futura campagna elettorale sulla quale si costruirà il consenso necessario a governare.

Andrea Merler – Cantiere Civico Democratico e membro Parlamentino provinciale UPT


25 aprile: servirebbe un CLN per liberare l’Italia da questa classe politica – di Marika Poletti

Aprile, per il politicamente corretto, è il mese in cui è fissato il natale della repubblica così come oggi la conosciamo: antifascista ed a sovranità limitata.

Quanti convegni, manifestazioni, deposizione di corone ed editoriali si sprecano per accompagnare ciascuno di noi all’arrivo del 25 aprile? Forse addirittura in numero superiore a coloro che concretamente prendono parte a questo genere di incontri.

Parlano di liberazione e, ammantanti da un pezzo di tessuto rosso, arrivano a giustificare qualunque azione sia stata posta in essere sul finire della Seconda Guerra Mondiale – e, come sappiamo, in forme diverse anche nei decenni successivi- pur di sovvertire lo status quo e gettare le basi della rivoluzione sovietica per rendere l’Italia schiava di quella Russia lontana anni luce dall’attuale potenza governata da Vladimir Putin.

Chiedere il riconoscimento dell’onore di coloro che, invece, combatterono per tenere fede alla parola data sarebbe scontato e, da un certo punto di vista, nemmeno corretto: la dignità non è un’etichetta che ti fai conferire da chiunque, soprattutto se il dispensatore dei patentini di legittimità è l’erede di coloro che davanti al proprio dovere fecero un passo indietro.

Settantadue anni dopo quel 25 aprile forse è giunto il momento di riprende in mano le sorti della nostra sfortunata terra e proporre noi un “Comitato di Liberazione Nazionale”, per liberarci dell’oppressore del popolo italiano ed iniziare nuovamente a disegnare il nostro futuro.

Liberarci di una classe politica che non rappresenta nessuno e che nessuno ha voluto. Gente che mette a rischio l’esistenza stessa degli italiani, distruggendo il ceto medio e facendo precipitare il proprio popolo nel baratro delle frizioni sociali, procedendo poi con quella grande sostituzione tanto cara alla president* Boldrini che senza vergogna arrivò a dichiarare che “L’Italia è un Paese a crescita zero. Per avere 66 milioni di abitanti nel 2055 dovremo accogliere un congruo numero di migranti ogni anno”.

Chi rappresenta il popolo italiano e scientificamente lo vuole dilaniare non può essere che definito un traditore.

Marika Poletti


Quando la provincia rinunciò ai ricorsi per ingraziarsi Renzi. – Di Fernardo Savorana

Essendo coautore del Libello “Esau le lenticchie e la costituzione» in cui un intero capitolo è dedicato al bilancio del Trentino voglio approfondire le contraddizioni che accompagnano il lettore/elettore il quale tenta di districarsi nei meandri dei sotterfugi e degli inganni, cercando di recuperare il senso dell’orientamento politico che ultimamente pare non avere una direzione limpida e si muove anche in territori lontani dall’idea politica di base, nella possibilità di ammaliare un bacino elettorale non propriamente incline e contiguo al disegno.

Mio figlio Joseph mi chiede: cos’è un bilancio zoppo?

Gli spiego che nel libro scritto con mio padre ci sono tutti i documenti, che se li legga; dopo la lettura torna alla carica. che cos’è un bilancio zoppo?

Un bilancio non è zoppo se ad ogni uscita normalmente corrisponde una entrata, economica o sociale.

Gli spiego che nel 2003, con un consigliere, assessore all’ambiente del trentino (Pinter) ,avevamo congegnato un meccanismo per far del bene ai trentini! e l’avevamo collocato in una legge provinciale, il PEAP2003, visto che i dirigenti non l’avevano applicato nel 2007 tornai alla carica col novello assessore all’ambiente del trentino, il dott. Bressanini che, da un lato spiegò ai dirigenti che se non attuavano quella legge avrebbero dovuto pagar di tasca loro, dall’altro ripresentò identica normativa al consiglio uscente sollecitandone l’applicazione, il consiglio approvò all’unanimità, e siccome era uscente i dirigenti si guardarono bene dall’applicarla, continuando così il saccheggio del tasche dei trentini.

La norma prevedeva che a fronte delle uscite ci fossero delle entrate generate coi nuovi contratti ESCO, basate sui premi che interventi ambientali potevano generare, elencati nella precedente legge del 2003. Premi previsti anche a livello Nazionale, dava cioè un potere contrattuale al Trentino di negoziare coi fornitori i contratti di efficienza energetica, facendosi cedere la finanza aggiuntiva che la legislazione nazionale aveva messo a punto.

Ma che il Trentino sia la terra dei miracoli è evidente se si pensa all’uso del denaro che il Consiglio fà, non tanto nella misura delle prebende che si danno, area di osservazione dei 5 stelle, quanto nello scempio dell’uso.

Caro Joseph un esempio calzante coi concetti di bilancio: Un buon padre di famiglia calibra le spese in funzione di quel che vuol perseguire. e così dovrebbero fare i consiglieri Trentini. Avevano costruito con i loro dirigenti e loro avvocati una serie di cause con la Repubblica che dovevano portare a 5 miliardi di indennizzo.

Il consiglio attuale, d’emblè, ha rinunciato a tutte le cause, forse per ingraziarsi Renzi. Resta il costo supportato dalla provincia. La domanda sorge spontanea, ma i consiglieri avevano il diritto a rinunciare a delle entrate ragionevolmente certe? o i consiglieri, consci di aver saccheggiato, coi loro dirigenti ed avvocati, abbastanza, avevano il diritto di rinunciare o quel diritto dovevano farselo confermare dal popolo? Se, come mi spiegò un docente dell’università di trento, recentemente visitato, ai tempi di Dellai, questi era diventato cultore della grappa, mentre Durnwalder era innamorato degli interessi della sua gente, tutto si spiega. e si spiega anche come mai il Tirolo, come amava chiamarlo Montanelli, si sia accaparrato tutti i teleriscaldamenti del trentino.

Quindi per comprendere il concetto di cornuto e mazziato, caro Joseph, devi guardare il bilancio trentino, quello è un bilancio zoppo, quindi cornuto mentre compiangi i trentini che son stati mazziati per anni.

Fernardo Savorana


Maggioranza unita su iter ddl in materia di cultura

La maggioranza di governo di centrosinistra autonomista si è riunita ieri mattina per approfondire assieme l’iter del disegno di legge in materia di cultura.

Il confronto è stato estremamente positivo e – attraverso un comunicato congiunto – ribadisce «ancora una volta in maniera compatta la portata strategica di questo disegno di legge per il sistema culturale trentino e per lo sviluppo sociale ed economico del nostro territorio». 

I capi gruppo hanno affrontato in particolare il tema della riforma della governance museale, anche alla luce dei lavori della V Commissione consiliare e delle recenti evoluzioni del dibattito politico in seno alla maggioranza.

La maggioranza ha anche valutato alcune proposte avanzate recentemente dai gruppi consiliari di minoranza, in particolare quella relativa al coordinamento tra soggetti provinciali e non, ritenuta positiva e condivisibile utile  per perseguire il massimo coinvolgimento sia dei soggetti di livello provinciale che non nei processi decisionali e nelle scelte sul futuro del comparto culturale trentino, nonché risolvere il problema della frammentazione come più volte sollevato dagli attori interessati nel corso delle molte audizioni consiliari.

Al fine di garantire il coordinamento e la sinergia tra le istituzioni museali provinciali la maggioranza ha ribadito la validità della proposta dell’Assessore Mellarini volta alla creazione di un cda unico. Ora i lavori proseguiranno in commissione «nel solco del dialogo e della collaborazione affinché questo disegno di legge possa essere il più possibile condiviso e patrimonio dell’intera comunità trentina». 


FLAEI – Cisl Trentino: Emanuela Briani eletta nuovo segretario generale

Si è concluso nei giorni scorsi il diciottesimo Congresso Regionale della FLAEI-Cisl del Trentino, la sigla sindacale che rappresenta i lavoratori del settore elettrico, all’interno della Cisl.

Avendo raggiunto il limite massimo di mandati, il Segretario Generale uscente, Piergiorgio Polignano, ha ceduto il testimone alla neo eletta Emanuela Briani.

Quello elettrico è da sempre un settore difficile e spinoso per il lavoro di un sindacato, non essendo possibili agitazioni come in altri settori, visto che l’energia elettrica è la spina dorsale dell’attuale società: se il trasporto pubblico, ad esempio, può fermare il lavoro creando disagi, ma nulla più, la distribuzione dell’energia elettrica non può essere mai interrotta e questo dà alle aziende, soprattutto quelle più piccole, la sensazione di poter dettare legge, spesso in barba ai diritti dei loro lavoratori.

A livello locale, Piergiorgio Polignano, nella sua ultima relazione da Segretario Generale, ha detto: “Riteniamo molto contraddittorio che vista da fuori la provincia di Trento viene percepita, con ragione, un territorio avanzato su qualità della vita e tutele sociali, ma che invece, nel nostro settore, ci poniamo spesso da buoni ultimi in tema di relazioni sindacali. Probabilmente l’operatore principale locale, non aveva tenuto conto che le realtà locali, rispetto all’Enel, risultavano molto diverse sul piano delle relazioni sindacali ed anche sul piano tecnologico.

Situazione questa che ha portato ilprincipale gruppo energetico della nostra provincia che, acquisendo gli asset e il personale dell’Enel, avrebbe dovuto assumere anche un ruolo trainante nelle relazioni sindacali ed industriali, ma che invece spesso si trova in posizione di retroguardia, anche rispetto ad altre aziende notevolmente più piccole e con risorse sicuramente più limitate.

La neo eletta Emanuela Briani ha dichiarato: “Oggi più che mai è necessario avere un Sindacato forte e presente, che sappia non solo difendere i lavoratori, ma anche e soprattutto farsi capire da chi ancora non ne fa parte, rispondere con i fatti a chi vorrebbe l’annullamento del mondo sindacale, come le cronache politiche delle ultime settimane stanno riportando. Il Sindacato dev’essere sempre più una guida e sempre meno una stampella da usare quando ce n’è bisogno, per poi dimenticarla in un armadio quando non serve.

Abbiamo bisogno di un sindacato deciso e partecipato ha continuato la Brianinon a caso abbiamo scelto questa immagine per descrivere questo diciottesimo congresso: ogni lavoratore è un singolo tassello di un puzzle più grande, che è il mondo del lavoro, la forza e l’integrità del mondo del lavoro, come nel caso del puzzle, sta nella coesione dei lavoratori e il sindacato DEVE essere la mano che aiuta a trovare il giusto incastro e il collante che mantiene saldi i singoli tasselli.

Il Congresso è stata anche l’occasione per il Segretario Generale Nazionale, Carlo De Masi, di portare i suoi saluti, anch’egli arrivato al suo ultimo mandato, che nel suo intervento a chiusura dei lavori, ha ricordato le ultime, aspre, lotte per il rinnovo del Contratto Nazionale, chiuso con un buon risultato, grazie anche al lavoro di chi, come Piergiorgio Polignano, ha lavorato per renderlo possibile.

Presenti anche diversi ospiti, tra cui il Segretario Generale CISL USR del Trentino, Lorenzo Pomini, il Segretario Generale uscente della FLEI-Cisl di Bolzano, Elena Beltrami e il Segretario Generale della FIT-Cisl del Trentino, Giovanni Giorlando, che sono intervenuti nel corso del dibattito, per portare i loro saluti alla Federazione e soprattutto al Segretario uscente.

La guida della FLAEI-Cisl del Trentino non sarà un compito facile per il nuovo Segretario Generale, che dovrà affrontare le sfide di un settore difficile, ma vitale per il Paese e per la nostra Provincia, ma che, a detta di chi la conosce, saprà affrontare con la determinazione e la forza che la contraddistinguono.


Santiago Lopez e «Fraglia Vela Riva» condannati dal Tribunale federale.

Il tribunale federale ha condannato Santiago Lopez dichiarando lo stesso responsabile di tutti i fatti a lui ascritti.

A Lopez è stata comminata la sanzione disciplinare che prevede la sospensione di 20 giorni e la sospensione da tecnico di 10 giorni Leggi ancora


Tassullo: quando il medico fa anche il becchino – di Claudio Cia

Il tentativo di vendita in un unico lotto, mediante asta, del “Ramo Stabilimenti” e dei “marchi” di proprietà della Tassullo Materiali S.p.A., dichiarata fallita nel novembre dell’anno scorso, è andato deserto per la terza volta.

A sorpresa è arrivata oggi la revoca del fallimento da parte del Tribunale di Trento che, solo qualche mese fa, aveva ritenuto che non c’erano le condizioni per andare avanti con il piano concordatario e che ormai non c’erano più margini per salvare la Tassullo Materiali.

Questo nonostante negli ultimi mesi la società avesse mostrato segni di ripresa.

Una vicenda che ha mostrato alcune ombre sospette, che hanno messo sull’avviso i più attenti a scoprire probabili attori della vicenda non del tutto disinteressati al suo fallimento. Sta di fatto che si è avuta l’inaudita e inusitata nomina del liquidatore nella persona dello stesso curatore, come a dire che per “staccare la spina” a quel malato ormai giudicato terminale, si fosse incaricato (pagandolo profumatamente) lo stesso impresario delle pompe funebri che ne avrebbe curato il funerale.

Un impresario dal cuore d’oro poiché si prestava ad assistere (sempre a pagamento) il moribondo nel corso della sua degenza.

Molti erano stati gli argomenti contrari al fallimento portati dalla curatrice speciale della Tassullo, l’avvocato Patrizia Corona, illustrati e dibattuti più di una volta in sede provinciale in presenza dei rappresentanti sindacali, argomenti che ora questa revoca ha riportato in auge facendo sorgere un sospetto sulle reali dinamiche che guidano certi fallimenti, a volte del tutto simili a manovre speculative della più infima specie.

Consigliere provinciale e regionale Claudio Cia


Festival Impresa 2017: l’errore dell’ex sindaco Miorandi. – di Paolo Farinati

Si è svolta dal 31 marzo al 2 aprile la 10° edizione del Festival “ Città Impresa “, facendo di Vicenza per qualche giorno la capitale italiana del dibattito economico e politico.

Un’edizione di grande successo, in primis per l’alta qualità dei relatori : da Tajani a Delrio, da Cantone a De Rita, da Descalzi ( a.d. ENI ) a Mazzoncini ( a.d. Ferrovie dello Stato ).

Ma soprattutto per la grande attualità dei temi trattati e l’elevata partecipazione di pubblico, tra cui qualche centinaio di giovani ricercatori e dottorandi venuti da tutta Italia e dall’estero.

Assai numerosi e ampiamente soddisfatti gli uomini d’impresa presenti, chiaramente in maggior parte del Nord-Est, che ancora una volta si dimostra territorio pronto a dibattere e ad affrontare i problemi e le nuove prospettive dell’economia reale. Gli Under 30 hanno rappresentato mediamente circa il 30% dei presenti, a conferma che il territorio veneto ha sempre nuove energie e nuove ambizioni da mettere in campo.

Scrivo questa riflessione anche con un po’ di amarezza, laddove ricordo che nel 2007, tra le città fondatrici del Festival “ Città Impresa “, c’era anche la nostra Rovereto. E la nostra città vi partecipò fino al 2010. Poi l’Amministrazione del Sindaco Miorandi lasciò perdere questa opportunità, e così l’attuale Sindaco Valduga.

Rovereto e la Vallagarina sono indiscutibilmente il territorio del Trentino che più soffre questa prolungata crisi economica. I posti di lavoro persi nel settore industriale e produttivo in genere sono molti. Le conseguenti buste paga mancanti riducono inevitabilmente anche i numeri del commercio.

Stiamo reagendo a questo momento storico soprattutto grazie all’azione della Provincia Autonoma di Trento e del suo braccio operativo, ovvero la Trentino Sviluppo. Il Progetto Manifattura Domani e il Polo della Meccatronica sono e dovranno essere i centri propulsori per la rinnovata impresa lagarina.

Senza il settore produttivo non si va molto lontano, i posti di lavoro dell’impresa del settore secondario non potranno mai essere sostituiti dal commercio, dal turismo e dalla cultura, peraltro tutti settori essenziali per il nostro benessere di comunità.

Iniziative come il Festival “ Città Impresa “ avevano ed hanno anche l’obiettivo di creare e mantenere viva la “ cultura dell’impresa “, spesso in Trentino vista scioccamente con una certa avversità. Rovereto nei secoli è vissuta ed è progredita grazie ad una notevole attività imprenditoriale. E’ stata la sua principale vocazione. Non disperdiamola. E qui mi chiedo, visto per l’appunto il Progetto Manifattura e la presenza del Consorzio Habitech a Borgo Sacco, perché la manifestazione “ Green Week “ si è svolta a Trento dal 3 al 5 marzo e non a Rovereto ? Sono state importanti giornate sull’innovazione legata proprio a quell’economia “ green “ e del costruire sostenibile di cui la nostra città desidera e abbisogna diventare un centro italiano e mondiale importante. Ma Rovereto vi ha rinunciato.

A conferma dell’importanza strategica per Rovereto e per la Vallagarina delle relazioni con il lombardo – veneto, ricordo qui che dall’11 al 13 maggio si terrà a Padova il Galileo Festival dell’Innovazione, mentre a Trieste dal 23 al 25 settembre vi sarà Trieste Next dedicato alla ricerca scientifica e all’evoluzione tecnologica e infine a Bergamo dal 27 al 29 ottobre si terrà il Festival dei Territori Industriali.

A Vicenza si è sancito a più voci che il localismo è finito, che vi è bisogno di creare e rendere concreta una visione metropolitana dell’economia, che l’impresa necessita di un palcoscenico territoriale più ampio. Ragionare da Trieste a Vicenza, da Verona a Bergamo, da Milano a Torino è un imperativo categorico non più rinviabile. Ne è in gioco la nostra manifattura, che nel mondo è comunque sempre e dovunque ben vista. Un territorio ampio che educa, forma e produce in sinergica connessione.

Qui entrano in gioco le università, i centri politecnici di ricerca, le vie di comunicazione, sia su ferro che su gomma, l’intermodalità, la logistica e molti altri aspetti che concorrono a creare vantaggio competitivo per le nostre imprese e per quelle che dovremo attirare in futuro sul nostro territorio.

Questi Festival non sono una mera passerella di teorie, ma luogo e spazio d’incontri, di relazioni tra imprenditori, politici, amministratori locali e soggetti preposti alla ricerca e all’innovazione di prodotti e servizi. Ecco perché affermo che è importante esserci.

Rovereto e la Vallagarina si devono fare più ambiziosi, non devono temere di poter andare a Schio e Vicenza in autostrada in meno di mezzora ( inquinando molto meno ! ), non devono opporsi al fatto di veder viaggiare tra dieci anni le migliaia di camion al giorno che oggi passano sulla A22 su treni ad alta velocità e alta capacità, non chiudano all’ipotesi di fare dei preziosi ettari dell’ex Montecatini una vetrina internazionale di ciò che il Trentino produce e uno spazio fieristico più che mai strategico da offrire alle imprese di buona parte del Nord Italia.

E’ questione di avere una visione della Rovereto dei nostri figli e dei nostri nipoti, non per imporla a loro, ma per preparare e seminare al meglio un terreno che altrimenti rischia di diventare arido. Con coraggio, con rispetto per il nostro prezioso ambiente, con attenzione per il lavoro che qui bisognerà sviluppare e conservare, con la necessaria determinazione in quanto il tempo non è una variabile sempre disponibile alle nostre volontà.

Paolo Farinati


Come può l’alimentazione contribuire al surriscaldamento globale? Serata informativa a Fondo

Quali sono le possibili conseguenze dei cambiamenti climatici in atto? Come può l’alimentazione contribuire al surriscaldamento globale? Cosa si può fare per una alimentazione più sostenibile?

A queste domande proverà a rispondere la serata informativa che si terrà venerdì 21 aprile 2017, a Fondo, presso l’auditorium della scuola media in via Garibaldi 24, con inizio alle ore 20.00.

La serata, a ingresso libero e aperta a tutta la cittadinanza, si inserisce all’interno di un progetto più ampio che gli Istituti Comprensivi di Malè, Alta Val di Sole, Fondo e Revò, con il supporto della Provincia Autonoma di Trento, stanno portando avanti per fare meglio conoscere la problematica e fare comprendere quanto il territorio ha da offrire in materia di coltivazioni locali e sostenibili.

Alla serata prenderanno parte la dirigente scolastica Maria Zini e Gabriele Bertacchini e Virgilio Rossi di AmBios, azienda che ha coordinato il progetto.

«Sono molti e semplici i gesti che ognuno di noi può realizzare nel quotidiano per dare il proprio contributo, – spiegano gli organizzatori dell’evento –  ad iniziare dalla scelta di prodotti freschi, locali e di stagione per continuare con la scelta di prodotti biologici e con un consumo più limitato di carne e prodotti di origine animale. Se nei primi anni ’60 (dato ISTAT) un italiano consumava in media 27 kg pro capite di carne in un anno, oggi ne consuma oltre 76 kg.

Non è risaputo ma una mucca, in un giorno, può emettere in atmosfera dai 100 ai 600 litri di metano. Gli allevamenti sono la principale causa di deforestazione in Amazzonia. Circa il 50% dei cereali coltivati sul pianeta (e oltre il 70% della soia) sono destinati a nutrire non l’uomo ma gli animali. Tutto questo fa sì che, secondo dati FAO, il settore zootecnico sia responsabile dal 14 al 18% di tutte le emissioni di gas serra prodotte dagli esseri umani, un quantitativo superiore rispetto le emissioni generate dai trasporti».


Autostrada della Valdastico, che sia la volta buona ? – di Paolo Farinati

Sabato 8 aprile è apparso su un media locale un articolo a firma dell’avv. Sergio de Carneri, dal titolo “ Oggi la Valdastico serve più di ieri “.

L’ho letto con grande attenzione : l’ho trovato molto interessante, puntuale e ben ragionato su vari aspetti.

Lo ritengo anche assai coraggioso, stante la nota storia di “ sinistra “ dell’avvocato roveretano, già deputato e consigliere provinciale del PCI, e stanti le molte posizioni critiche e contrarie all’arteria verso il Veneto da parte della sinistra trentina.

Mi ha stimolato, anche, a riproporre un mio intervento sull’argomento dell’aprile 2012, che qui segue.

Il tema delle infrastrutture di collegamento tra la provincia di Trento, il Veneto ed il Nord-Est italiano più in generale, sta’ giustamente occupando giornali e televisioni da lungo tempo, e, comprensibilmente, sta’ animando molte partecipate discussioni tra la gente di tutta la nostra comunità trentina.

Sono utili e necessari momenti di conoscenza, di confronto e di proposta, mi auguro sempre pacati, rispettosi delle diverse visioni, coinvolgenti i vari portatori d’interesse, quelli pubblici innanzitutto, ma pure le diverse private categorie economiche.

Posto e, credo, condiviso da molti, che il trasporto su gomma e su rotaia, di persone e di merci, sono da considerare in una necessaria complementarietà, e non in una vuota alternativa, mi accingo a fare alcune brevi riflessioni sul tema.

L’arteria che da molto tempo ha stimolato l’attenzione, in un verso o nell’altro, anche e soprattutto della nostra comunità trentina, è certamente il completamento verso nord dell’autostrada A31 della Valdastico, al secolo la PI.RU.Bi, ferma da parecchi decenni a Piovene Rocchette, in provincia di Vicenza.

E’ proprio di questi mesi una forte e decisa volontà di arrivare alla realizzazione dell’opera da parte del governo regionale veneto, attraverso la società Autostrada BS, VR, VI , PD S.p.A. , che nel luglio 2007 ha sottoscritta specifica convenzione con la società ANAS S.p.A., atto formalmente avallato dal Governo nazionale nel 2008.

Il progetto preliminare è stato approvato dall’ANAS S.p.A. il 02 febbraio 2012, e ciò ha fatto partire il procedimento della V.I.A. ( Valutazione Impatto Ambientale ) da parte del Governo nazionale, secondo le leggi previste sulla compatibilità ambientale. L’opera è stata considerata “ infrastruttura strategica “ e, pertanto, segue il percorso previsto dalla nota “ legge obiettivo “ del 2001, con specifica delibera in tal senso del CIPE del novembre 2010.

In queste settimane sono in atto le osservazioni da parte della Provincia Autonoma di Trento, della Comunità di Valle della Vallagarina, dei vari Comuni coinvolti, che precedono il provvedimento finale del CIPE, previsto ad agosto 2012.

Pertanto, l’iter procedurale è avviato, nulla è ancora deciso, ma quantomeno le volontà sembrerebbero chiare.

Come appare palesemente dal progetto preliminare, la scelta del punto di raccordo con l’autostrada del Brennero è posto a sud di Trento, con un impatto anche visivo assai ridotto, essendo lì la A22 e l’Adige molto vicini alla montagna.

Dico subito di essere da sempre favorevole a quest’opera : da cittadino, da papà, da libero professionista, da già pubblico amministratore della città di Rovereto. E la vedrei uscire in Vallagarina a sud di Rovereto.

Le motivazioni, in breve, vorrei tentare di chiarirle facendo mia la teoria delle “ Tre T “ del professor Richard Florida. Le “ Tre T “ del noto studioso statunitense stanno per “ Tolleranza, Tecnologia e Talento “, e per lui sono le variabili che stanno alla base dello sviluppo e del benessere di ogni comunità, piccola o grande che sia, ed ovunque essa si trovi.

Con la Tolleranza si vuole evidenziare la capacità di apertura e di accoglienza propria di una comunità. Qui anche il nostro Trentino, dopo essere stato per secoli terra di emigrazione, ha da decenni saputo offrire lavoro e serenità, oltre che ai propri residenti, anche a molte migliaia di persone venute da lontano. Lo ha fatto con grande rispetto, con grande generosità, aprendosi anche culturalmente agli altri, sapendo che ciò è un valore aggiunto in una logica di convivenza ormai necessariamente più ampia se non globale. Questo ha portato a rendere più competitive anche le nostre aziende, a renderle progressivamente più internazionali.

Il potersi collegare a realtà economiche e sociali quali quelle del Nord-Est italiano, che sono da secoli capaci di confrontarsi con il mondo intero e che da decenni rappresentano un “modello” tra i più studiati in Europa e non solo, lo voglio leggere come una storica opportunità. Il voler portare a meno di 40 chilometri autostradali, dagli attuali quasi 200 ( via Vicenza e Verona ), la distanza che potrebbe unire la Vallagarina all’area di Schio, Valdagno, Thiene ed oltre, non può che costituire un enorme vantaggio, e non solo in termini di competitività economica. E’ anche un fatto di tolleranza ambientale, laddove il 70 % di quei meno di 40 chilometri sarebbero in galleria, togliendoci la visione e l’inquinamento delle migliaia di camion giornalieri in transito lungo l’asta dell’Adige, ed in Vallagarina in particolare.

Con la Tecnologia è evidente che si da’ credito alla capacità dell’essere umano nel pensare e nell’inventare via via nei secoli, grazie alla sua intelligenza, alle sue passioni, al suo coraggio. La Tecnologia ci permette oggigiorno di rendere progressivamente il nostro benessere più sostenibile : accanto allo sviluppo della ricerca medica, che ha allungato significativamente la nostra speranza di vita, pensiamo a cosa abbiamo fatto e stiamo facendo nel campo delle energie rinnovabili, del risparmio energetico, dei collegamenti ormai globali nelle telecomunicazioni e così via. Le nostre aziende non possono permettersi di non innovare, per loro le nuove tecnologie sono fonte di vita e di crescita, in ogni settore merceologico ed in ogni luogo.

Il Trentino, come comunità economica e, quindi, anche della conoscenza, ha saputo investire e crescere in ricerca ed innovazione. Molte nostre aziende garantiscono migliaia di posti di lavoro, altamente professionalizzati, grazie a queste precise scelte.

La Tecnologia, oggi, ci permette di pensare, progettare e realizzare anche infrastrutture stradali, e non solo, in maniera ecocompatibile. Anzi, migliorando in maniera oggettiva il nostro prezioso paesaggio trentino, per molti aspetti unico, e per questo visitato da tutto il mondo con ampie ricadute sulla nostra comunità.

La Tecnologia, inoltre, può crescere ulteriormente nelle nostre aziende, se queste ultime sono poste quotidianamente in concorrenza con quelle di realtà vicine a noi. E con la concorrenza, la storia ce lo conferma, ne beneficia la qualità dei prodotti e dei servizi offerti e, quindi, noi cittadini – consumatori ne veniamo indiscutibilmente a beneficiare.

Il Talento, delle persone evidentemente, può nascere in Trentino, ma anche in altri territori. Dobbiamo sapercelo meritare. Dando le giuste e meritate chance ai nostri giovani, ma sapendo anche importare i talenti altrui con scelte di qualità della vita. Lo scambio di esperienze diventa, in tal senso, una variabile determinante per garantirci tutto questo.

Il Trentino può vantare molti vantaggi competitivi negli ambiti della conoscenza e dell’applicazione di questa nei processi di ricerca e di produzione. Ma non dobbiamo fermarci, non ci è concesso di vivere di rendita. I nostri giovani avranno più opportunità se potranno spostarsi velocemente ed in maniera rispettosa dell’ambiente che li circonda. Avendo l’occasione di giocarsi la propria professionalità, stante la riconosciuta qualità delle nostre scuole, anche verso il Nord-Est, raggiungendolo in poco meno di mezz’ora, laddove vi sono molti che, anche per lavorare, devono “perdere” più ore di viaggio e, quindi, “produrre” più ore d’inquinamento.

Anche in nome della Tolleranza, della Tecnologia e del Talento, oggi l’essere contrari al completamento della Valdastico verso il Trentino, assume il significato di un infausto rifiuto di un sostenibile collegamento con altre interessanti vicine comunità italiane, ma anche con sempre più dinamiche realtà del più vicino Est europeo.

Dire no ai meno di 40 Km della parte nord dell’autostrada della Valdastico, evidenzia l’assenza di una visione ampia e moderna da proporre alla nostra comunità trentina, e pure una miopia politico-amministrativa che ricadrà soprattutto sui nostri figli e sui nostri nipoti. Inoltre, una esiziale mancanza di capacità e di coraggio nel voler accompagnare le nostre aziende, ancor più concretamente, nella loro crescita.

Dire no al completamento verso nord della A31 della Valdastico, equivale a privare di un’opportunità di sviluppo e di benessere la nostra comunità trentina, la quale da sempre, peraltro, ha saputo aprirsi con intelligenza e profitto a mondi e genti vicini e lontani.

Paolo Farinati


Sul Sait, altra edificante pagina della politica – di Roberto Avanzi

Il vergognoso silenzio della politica “tutta” sulla vicenda del Sait è l’emblema del basso momento culturale e sociale che il Trentino sta attraversando.

C’è qualcuno a cui frega che decine di lavoratori stanno perdendo il loro posto di lavoro?

A nessuno, a vedere dal numero di iniziative (zero) intraprese a difesa dei dipendenti, se anche le minoranze, a quanto appare, ignorano la gravità degli accadimenti e non esercitano un ruolo che se ben studiato potrebbe dare i suoi frutti, allora, se non si è toccato il fondo certamente non si è lontani.

Sui sindacati inutile fare commenti, se il sistema cooperativistico in generale è ridotto così male lo si deve ad una politica di compiacenze di cui oggi si vedono i nefasti effetti.

La cooperazione tutta è in crisi, perché è diventato un sistema clientelare a tutela noi dei lavoratori, ma di capi, capetti, di interessi politici di parte che lo stanno distruggendo, basato su agevolazioni fiscali notevoli e divenuto volano di una economia in gran parte sommersa con tangenti e favori per ottenere appalti in tutti i settori produttivi, rappresenta oggi un serissimo problema per il nostro paese.

Che il sistema così com’è non possa più reggere è del tutto evidente, il problema come sempre accade, è che a farne le spese sono i lavoratori, mentre i vertici e la loro catena di comando restano al loro posto lautamente pagati.

Sarà mica colpa dei dipendenti che stanno licenziando, se il Sait si trova in crisi e indebitato? A parte le solite parole di facciata e un po’ di cassa integrazione, non si è fatto nulla.

Non sarà certo attraverso i licenziamenti che si rilancia una azienda, servono idee nuove e capacità, che i vertici, attualmente nella stanza dei bottoni, sicuramente non possiedono.

Spiace, veramente, constatare lo stato di alto menefreghismo della politica, tutta intenta a cercare accordi per salvaguardare la poltrona, mentre tante famiglie proprio nel periodo di Pasqua dovranno fare i conti con disagi ed ansietà.

Il prezzo che il Trentino sta pagando per l’incapacità politica di governare questa terra è veramente troppo alto.

Poi c’è ancora qualcuno che osa parlare di autonomia, di gestione delle risorse, ma per favore, “almen taser”.

Roberto Avanzi


Commercio Alto Garda e Ledro, Miorelli: «la politica deve ascoltarci»

In questi giorni è stato scritto molto sul Commercio nella nostra zona e quindi ritengo che, come residente della categoria Economica del Dettaglio e Presidente generale di Confcommercio Alto Garda e Ledro, sia giunto il momento di intervenire.

Per quanto riguarda se sia meglio la rete commerciale di Arco o di Riva del Garda, nel 2017 penso sia necessario fare un salto in avanti e parlare di offerta commerciale dell’Alto Garda e Ledro, visto che è l’ambito che si sta disquisendo e rappresento, e se non si ragionasse in questi termini, si ritornerebbe a rimettere le bandierine, periodo che pensavo stato SUPERATO.

Vero che la legge Bersani ha liberalizzato le licenze, ma qui era stata promessa dalla stessa politica, una attenta pianificazione delle zone ed aree adibite alla commercializzazione, quindi inutile ragionare in un senso contrario alla legge imposta.

Considerati i numeri delle aziende commerciali presenti sia nella nostra zona, ma anche nelle zone attigue, di Rovereto e Trento, penso proprio che la “politica” in questo caso sia stata cieca, ed abbia tolto alle medie e piccole aziende l’unico “Trattamento di Fine Rapporto (T.F.R)” che loro stesse, con anni di duro lavoro, potevano ricavare attraverso la “vendita” della licenza.

Visto anche quanto la nostra Associazione si sia spesa per far nascere, ed a volte anche costituire consorzi per la valorizzazione dei Centri Storici, non capisco come la “politica” non ci chiami ed ascolti prima di predisporre cambi di destinazione d’uso in favore di nuove aree commerciali che vanno a minare il delicato equilibrio “domanda e offerta”.

Ora penso sia giunto il Momento di portare avanti una nuova visione della rete commerciale attraverso una pianificazione vera, che non parli di metri, altezze e superfici, ma che concretizzi quella parola che tanto viene adoperata dalla politica stessa, “QUALITÀ”. Qualità che non scaturisce solo dai prodotti che vengono messi in vendita dagli esercizi commerciali, ma anche dalla professionalità e dalla formazione delle stesse aziende.

Ad esempio attraverso la partecipazione a corsi professionalizzanti che la nostra associazione sindacale con fatica, cerca di portare avanti con forza specialmente in questo difficile momento economico, attraverso il progetto Forte, con relatori di caratura elevatissima. Aggiungendo il rispetto delle regole che le aziende da noi rappresentate attuano sui temi del Lavoro e della Fiscalità.

Perché è inutile evidenziare che chi lavora fuori dalle regole, esercita una concorrenza sleale a chi quotidianamente si impegna a sostenere lo status quo.

Sempre parlando di qualità, penso sia giusto considerare anche quanto le innumerevoli piccole aziende locali facciano per promuovere la tutela e conoscenza del territorio, diventando loro stesse le prime sponsorizzatrici del Territorio, in cui lavorano e pagano le tasse.

Tutti ci stiamo spendendo perché eventi ed azioni applicate sul nostro Territorio portino sempre più turisti ed ospiti a frequentarlo, con conseguente ricaduta di ricchezza al territorio stesso.

Ma invece vedo oggi che innumerevoli catene commerciali arrivano nel nostro territorio usufruendo innanzitutto della liberta legislative permesse, usufruendo nel contempo illavoro di valorizzazione e promozione svolto dalle associazioni, enti, e A.P.T., senza ritornare nulla al territorio stesso, sia questo in forma attiva, che sotto forma di contribuzione fiscale.

Quindi pensando quanto sia necessario il turismo al comparto del dettaglio e del commercio tutto, e viceversa cioè il dettaglio e il commercio tutto serva al turismo, invece di perdermi nelle differenze dei numeri tra il commercio di Riva del Garda e Arco, chiedo con forza che si attui all’interno della stessa Garda Trentino Spa, (visto che abbiamo già collaborato per la Brandizzazione del territorio) un tavolo di lavoro permanente, che dia significato alla parola “Qualità” che già molte aziende territoriali applicano e che spesso non vengono riconosciute da chi governa, vive e lavora nel nostro splendido territorio.

E che questa strategia commerciale venga portata all’attenzione delle amministrazioni territoriali, con l’auspicio possa diventare parte del regolamento amministrativo da adottare all’apertura di nuove attività.

Cordialmente,

Claudio Miorelli – Presidente Confcommercio Alto Garda e Ledro Presidente del dettaglio della sezione Alto Garda e Ledro


Preservare il Bondone dalla morsa del cemento, dell’interesse, e dal ridicolo.

Le Montagne ad Ovest di Trento non sono note per la loro mestizia: si fanno notare, e anche agli occhi di chi non guarda non passano inosservate a lungo.

Come si confà ad un potente Re silenzioso, Monte Bondone ha attirato nel tempo i più variegati interpreti delle sua volontà: chi ha tentato di rivestirlo con lunghe trecce di piste da sci, chi di evidenziarne l’intelligenza con importanti centri di ricerca, chi di coronarlo con le bellezze di fioriture lontane, chi oggi di divertirlo con i sollazzi di pigri campi da golf.

Re Bondone è una entità che sfugge i canoni classici del paesaggio naturale: a due passi da Trento, immerso in una wilderness tale da renderne appetibile foreste e prati all’Orso bruno: regna incontrastato sulle montagne attorno, mentre i suoi vassalli si affannano per capirne i desideri (“…studi di fattibilità…”) sperando di attirarne almeno il riso (“…destagionata valorizzazione del territorio…”) ma riuscendo solo a rendere palesi i sotterfugi(“…”) volti a destituirlo dal suo trono.

La Montagna comunica da sempre la sua essenza e il suo essere: l’Anello delle Tre Cime, e ciò che esse circondano, racconta da tempo immemore ciò che il Bondone è e desidera essere, senza impedimenti proprio come Re Salomone con passeri, serpenti, pesci e farfalle.

Un ambiente che non ha bisogno di essere accentuato, ma solo di venire preservato per il godimento di chi non può che essere suddito di tanta bellezza (e chi ha mai passeggiato attraverso i suoi boschi e prati ne ha avuto un assaggio).

Amministratori e sindaci dovrebbero esserne rinfrancati: perchè la miglior strategia per dare spazio a Re Bondone è già spianata di fronte ai loro occhi, ed è l’unica possibile. Quella che preserverà sua Maestà dalla morsa del cemento, dell’interesse e dal ridicolo.

Aaron Iemma – Associazione WWF Trentino


Tolévela de vòlta valà … – di Cornelio Galas

No so voi, ma a mi, quando ho lèt sul fòi che quela scòla – fàta con tanta fadìga, en prèssa, ma come Dio comanda -, a Amatrice, dove gh’è stà quele disgrazie del teremòt, no la serve pù, m’è vegnù ‘ntorno a dir poco en nervòs de quei che, se i m’avés mès do fili de la luce nel nàs avrìa dàt la corente a tuta la Busa e forsi anca a Roveredo.

Piàm: ho zamài lèt anca quel che spiega, su sta stòria, el sindaco de quel paes dove no è restà ‘n pè gnent. Ma no ho cambià pù de tant idea. Anzi, a dirla tuta, m’è vegnù altri dubi. Perché, ala fìm, cossa èl che cambia? No i la spàca su quela scòla, no. I la smónta. E i ghe la dà de volta a la Proteziom Zivile del Trentim. Se demò la podéssa servirghe dele volte …

Capìntene: i gà dìt grazie a tuti quei che – passando zó là magari le so ferie – subit dopo el teremòt i s’ha dati da far a farghe su na scòla dove i putelòti i ha podù nar en sti ultimi mesi. Ghe mancherìa alter … Però, disénte, l’è ‘l modo dai.

L’è véra: adés la Ferari dele machine (no quela del spumante) la ghe méte tanti soldi e i farà su en liceo nòf de pàca, co la so palestra, co i so bei servizi, con tante robe che là zò i se le sognéva anca prima del teremòt.

L’è vèra: a parte le fondamenta de cimento la scòla fàta dai trentini l’èra tuta fàta prima (e po’ postàda zò) en legn.

Ma diaolporco, da chi a far passar quela nòssa zènt che l’ha fàta su per la famosa impresa “fà e desfa”, dai …

Che po’ no par che sta scòla de legn la sia propri tant na fìla de capàni per nar a càza e gnanca come quele casòte che te compri al Brico per meterghe denter i atrèzi e el mistér de l’ombrèla tant perché cosìta no i se bagna.

No, l’è n’ambaradàm pù serio. I ghe l’ha fat veder – con sodisfaziom ? Varda quel che avém fàt coi soldi e ‘l sudòr dei altri? – anca al prinzipe Carlo de l’Inghiltera. E po’ i n’ha parlà e scrìt per mesi, come de na specie de miràcol. Ensóma, no l’era en giòm de tende che, cavài i pichéti, po’ te porti vìa e t’enmùci en qualche magazìm.

E ‘nvéze questo i dìs adés: “No la ne serve pù sta scòla. Vegnì pur zó a smontarla, a portarvela via. Podé semper dropàrla en caso vegna n’alter teremot o se ghe n’avè bisogn, che ‘n saénte, per qualche festa gròssa dale vòsse bande …

Quei che quela scòla i l’ha fàta i ha momolà qualcos ma no i ha – me par neh – sacramentà come forsi qualchedum al so posto l’avrìa fat. I ha dit sol che smontarla non l’è, come dir, zàc e tàc. Gh’è soto na bèla getàda de cimento, po’ fili e canalète, i so bei impianti. E se risc’ia tut mal de dover butar via tanta roba. En pecà no?

N’altra roba: no se podéva lassàr lì quela scola de legn e far el liceo nòf da n’altra banda. E dropàr la scòla dei trentini per qualcòs de alter? I dìs de no. Che zamài la Ferari (ghe mancherìa alter) la và de corsa, che ensóma no gh’è pù gnent da far: nar che nare, prima se cavà su quela scola de legn e meio l’è.

No l’è per méter el dé nela piaga. Ma me domando: méti (per carità no me l’auguro neh) che ghe sìa (meio che no ‘l ghe sia) n’altro teremòt o aqua che porta via le case da qualche banda. E meti che i ciàma ancora la Proteziom de Trent. Prima de far na scòla come quela de Amatrice ghe penserìa su n’atimin.

Magari en colp de telefono a Marchionne: “Scolta, gàt en ment de far en liceo nof coi to soldi da chì a pochi mesi? No sàt, l’è perchè così savém regolarne. Envèze che carpentéri manderéssem lì en par de Tir co le tende e le cosìne dei Nuvola. Ah, se sa, le cosìne dopo le ne vèi de volta …”.

Cornelio Galas


Perché «castrare» la sanità privata?

Arco, un tempo città riconosciuta a livello internazionale per la sua grande mission nelle cure riabilitative di diversa natura, oggi rischia di naufragare sotto il machete politico voluto dalla Giunta provinciale del centrosinistra sedicente autonomista e dai vari Assessori che si sono succeduti della sanità trentina.

L’ultima voce, ma non la sola, è quella di Sergio Fontana, amministratore della casa di Cura Eremo, che è una eccellenza riconosciuta da tutti e certificata, tanto che ad esempio la riabilitazione motoria che costa in ospedale circa 750 euro presso questa struttura di elevata qualità, di alto prestigio e grande professionalità costa solo 235 euro.

Un divario che probabilmente dà fastidio a chi gestisce il business della sanità pubblica e che non sapendo come ridurre i costi pensa di tagliare i confronti con quanto emerge dalla intelligente gestione – fatta anche di ingenti investimenti – della sanità privata che ad Arco, attraverso le eccellenze di “Eremo”, ma anche di “Villa Regina”, si sta offrendo al pianeta della sanità trentina.

Il grido d’allarme dell’amministratore Fontana dice che nella sostanza è da tre anni che si sta vivendo nel limbo, in un clima incomprensibile dove la buona volontà dell’ente è semplice demonizzata e scarsamente considerata rispetto anche alle azioni e agli investimenti che questa Casa di cura sta per fare. Investimenti di oltre 10 milioni che oggi sono impossibili da portare a termine proprio per l’incapacità programmatica di una Provincia che sembra chiusa su se stessa e sulle necessità e alle volontà di chi, dal punto di vista della burocrazia interna, sta gestendo il business della sanità.

Quello che sembrerebbe peraltro ridicolo è addirittura la volontà di non dare accreditamenti da fuori provincia, nel senso che è chiaro che una Casa di cura in modo privato deve contare su quozienti puntuali e precisi e quello che è incomprensibile, lo si ripete, è che non si voglia dare questa deroga che riguarda l’Eremo ma anche, per quanto di nostra conoscenza, Villa Regina.

Un percorso organizzativo che sembrerebbe essere frutto di teoremi che portano ad una gestione ideologia della riabilitazione da travasare il pubblico dopo che il privato ha portato qualità e grande eccellenza, ma con l’incapacità di essere competitivi. Tant’è che, per esempio, per quanto è di nostra conoscenza la Casa di cura Eremo è una delle poche certificate, addirittura dalla Corte dei Conti, per quanto riguarda la vantaggiosità dal punto di vista dei costi/benefici/qualità.

Una storia senza pari e che va a minare – per l’ennesima volta – anche il sistema dell’offerta sanitaria nella Busa di Arco e Riva e che, a fronte di questi atteggiamenti, va anche a ridurre numerosi posti di lavoro. Una situazione che, così letta, si presenta oggettivamente scandalosa e della quale si chiede un’immediata informativa al Consiglio provinciale affinché sia chiarita una volta per tutte quale sia la mission delle Case di cura private all’interno del sistema pubblico, quali siano i vantaggi e gli svantaggi e soprattutto quali siano i costi poiché, se per riempire contenitori pubblici al doppio dei costi si devono sabotare dal punto di vista politico e ideologico queste presenze, crediamo sia uno scandalo che va denunciato.

Claudio Civettini – consigliere provinciale – regionale


Niente Color Run 2017 per Trento. Come mai? – di Carlo Garbini

Egregio Direttore,

mi permetto di scriverLe queste due righe perché sono rimasto basito nel vedere che quest’anno la COLOR RUN non farà tappa a Trento. (https://thecolorrun.it/)

Sarebbe bello sapere dall’Amministrazione Comunale e da APT se la decisione di non fare tappa a Trento è stata causata da “noi” o da “loro”.

La manifestazione era una occasione BELLISSIMA per unire allegramente grandi e piccoli, famiglie e ragazzi, meno giovani e bimbi. L’anno scorso, come anche l’anno prima, ho partecipato con tutta la famiglia ed altre 3 famiglie di amici…..tutti allegri…..tutti assieme con bimbi e passeggini in giro per Trento a scoprire angoli poco conosciuti e con tanto divertimento.

Una manifestazione colorata, forse chiassosa ma certamente molto “aggregante” a “sociale” per tutta la popolazione, benestanti e meno, chiari e scuri, uomini e donne, trentini e non

Una sola voce regnava sovrana….divertimento con rispetto e tanto colore. Una marea di persone festanti (edizione 2016 oltre 10.000 persone).

Nella edizione dell’anno scorso ricordo molto bene la Direttrice APT Elda Verones che dal palco ringraziava il Sindaco per aver aiutato nella organizzazione e il Sindaco contraccambiava i ringraziamenti per il lavoro svolto.

Quest’anno cosa è mancato? Che problemi ci sono stati? Mancavano i fondi o cosa? (spero non sia questo il motivo perché penso ce ne siano a sufficienza in altre manifestazioni ciclistiche per poterne dirottare una piccola fetta per la Color Run).

Da cittadino, papà di 2 bimbi, corridore (completamente fuori allenamento per colpa dei canederli e del Tortel) e trentino che ama la sua città vorrei una risposta. Perché?

Se faccio una rapida analisi e penso al Comune non trovo motivi di negazione per una manifestazione come questa, considerando anche che stanno ridimensionando le Feste Vigiliane. Se penso ad APT potrei immaginare che il flusso di persone che arrivano certamente non dormono nelle strutture ricettive…..però mangiano, bevono, conoscono la città…..creano indotto insomma.

Concludo augurandomi VERAMENTE DI CUORE di vedere una risposta a queste domande e capire PERCHÉ’ NO quest’anno….vorrei una risposta perché ho anche dei figli che mi stressano giorno e notte su “come mai dobbiamo andare a Verona a fare la Color Run?”

Carlo Garbini – Agire per il Trentino


Due anni senza Sergio, il commovente ricordo degli amici

Domani, martedì 4 aprile, saranno due anni dalla morte di Sergio Normani, figura molto amata dalla Rovereto sportiva, musicale e non solo.

Il gruppo dei “vecchi“ atleti e atlete della pallamano roveretana, ha voluto ricordarlo ancora una volta con molta emozione e nostalgia attraverso un commovente comunicato che pubblichiamo integralmente.

«Sono già passati due anni dalla prematura scomparsa di Sergio, ma in tutti noi è rimasto fortissimo il suo ricordo e la nostalgia del suo sorriso e del suo contagioso entusiasmo. Sergio manca molto alla sua famiglia, alla sua Lorella, a suoi figli Sabrina e Simone, ma manca moltissimo anche a tutti noi.

Sergio Normani, infatti, per il mondo dello sport e della musica della nostra Rovereto è stato e rimarrà per sempre una colonna insostituibile, tanto erano la forza e la passione che lui metteva in ogni cosa che faceva.

Con la maglia della pallamano roveretana ha vinto più scudetti e più Coppa Italia, è stato atleta azzurro, è stato portiere “ rivoluzionario “ per tecnica e per naturali capacità reattive, è stato un compagno di squadra affidabile, un vero trascinatore.

Nella musica è stato artista molto versatile, dalla chitarra alle tastiere, con aggiunta una voce unica per calore e tonalità. Con “ L’anima del suono “, il suo gruppo storico, sapeva spaziare con disinvoltura e abilità uniche dal rock più hard alle melodie più romantiche.

In tutto questo prevaleva sempre la sua innata modestia, quella dei veri uomini, quella di chi mette a proprio agio tutti, di chi sa ascoltare, di chi sa aiutare, di chi sa essere decisivo, di chi sa costruire e mantenere le vere amicizie.

Oggi, 4 aprile, lo vogliamo ricordare con immenso affetto, stringendoci ancora ai suoi amatissimi Lorella, Sabrina e Simone, e sorridendo, come avrebbe voluto sicuramente lui, nel citare quel “ balom e musica “, che ha costituito la linfa e l’essenza della sua vita».

I Master della Pallamano di Rovereto


Adozioni Gay: «Amare non significa legittimare tutto» – di Mauro Stenico

Anch’io ero presente all’intervento della Dott.ssa De Mari tenuto a Rovereto sul tema della sessualità, e condivido il giudizio sulla scientificità dell’esposizione.

In De Mari ho visto un medico seriamente preoccupato – lei stessa l’ha affermato – del destino di persone che ella ama come fratelli, alle quali deve però raccontare i fatti con onestà: “amare” non significa legittimare tutto.

De Mari, peraltro, è fra i pochi medici ad opporsi all’esecuzione degli omosessuali in alcuni paesi solitamente intoccabili. Non credo sia un’obiezione valida rifarsi al comportamento di alcuni intellettuali greci antichi – sui quali vi sarebbe comunque assai da dire – o di fantomatici sciamani che si approfittavano della loro posizione per certe cose (un tempo esisteva anche lo ius primae noctis, che nessun sano di mente approverebbe), né è costruttivo guardare al comportamento animale per evincere esempi per noi umani: l’uomo ha infatti una parte sensibile comune agli animali, ma pure un intelletto.

Oltre a ciò, stanno suscitando ora scalpore le prime adozioni gay in Italia. Orbene, che un bimbo nasca soltanto nel contesto del rapporto uomo-donna è un dato di fatto; se poi si manipola la vita in modo da ottenere un figlio oggettivandolo come “res nullius” di cui appropriarsi, è altra questione.

Una questione che una società cristiana avrebbe rifiutato senza discussione: ma oggi la società non è più cristiana, bensì atea. Il Dott. Gobbi ha di recente sottolineato come la crescita armonica del bambino avvenga solo a contatto con le figure maschile e femminile, padre e madre, non “genitore 1” e “genitore 2”.

La Dott.ssa Bommassar ha affermato che alle due figure corrispondono diverse funzioni: alla figura materna la funzione di cura, accoglimento e decodifica dei bisogni, mentre a quella paterna la funzione di apertura al mondo, norme e divieti, nonché interfaccia sociale; orbene, aggiungo io, una funzione non è che un accidente che si riferisce ad una sostanza, e in questo caso la Natura ha sempre indicato, rispettivamente, donna e uomo.

Un motivo deve esserci. Non vale l’obiezione circa la donna come un essere incatenato in un ruolo di genere culturalmente impostole: la società cristiana – salvo episodi detestabili che hanno comunque sempre riguardato singoli casi e non una cultura generale – vedeva nella donna colei che mette al mondo e accudisce i figli, futuro della società.

Come ricordato dalla De Mari, dare la vita è cosa ben più meravigliosa di qualsiasi lavoro maschile o scoperta scientifica. Ma la società atea, ove il ruolo della famiglia e della donna è stato snaturato, non è più in grado di comprenderlo.

Mauro Stenico – sindaco di Fornace


«Chi ha paura dell’uomo nero?» – di Michele Rossi A.

Con grande solerzia il nostro amato Sindaco ha revocato il permesso per l’utilizzo di una sala Comunale ove Forza Nuova avrebbe voluto presentare un libro.

Che ne sia responsabile l’indomabile Consigliera di L’Altra Sinistra Romano o la ragionevolezza non è dato a sapere!

In effetti di “ragionevole” c’è ben poco perché la giustificazione che giunge dal via Belenzani pare non affrontare la questione politica ma il fatto che il libro presentato, contrario alla immigrazione, non rispecchia le tradizioni Trentine.

In ogni caso la presentazione di un libro è, da che mondo è mondo, un evento pacifico diversamente da quanto invece accade quando Centri Sociali, Anrchici, Collettivi e compagnia bella manifestano devastando il bene comune e quello privato.

Ed ancora, a forza Nuova no per una sala a tempo limitato, agli altri interi edifici per la vita. Perché Forza Nuova no e gli altri si… “ai posteri l’ardua sentenza”.

Quindi non si tratta di politica ma solo di politica… Negli ultimi mesi abbiamo potuto tutti quanti leggere sui quotidiani on line e cartacei di arresti per furto, per spaccio…quasi sempre per mano di immigrati e/o clandestini.

Non da meno pensiamo alle proteste di alcuni Sindaci e agli atti vandalici (non li chiamerei “attentati”) contro edifici ospitanti alcune decine di richiedenti asilo. Tutta questa grande tradizione a me non sembra sia elemento imprescindibile del popolo Trentino se non altro perché non rammento periodi come questo negli ultimi 100 anni.

Nella foto pubblicata qui in basso, sotto il sacco a pelo arancio c’è un probabile clandestino che riposa, riposa li, sotto il ponte della tangenziale da almeno due mesi. Questa situazione è stata segnalata almeno due mesi fa ed altre foto erano state pubblicate sempre due mesi fa…non male la tradizione dell’accoglienza mi viene da dire!!

Michele Rossi A.


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