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Gian Piero Robbi

 

Agire per il Trentino organizza una serata sul CETA, il trattato di libero scambio UE-Canada

Domani, Venerdì 19 gennaio si terrà un incontro pubblico a Trento, presso l’Hotel America alle ore 20:00, organizzato dal movimento territoriale AGIRE per il Trentino, che fa riferimento al consigliere provinciale Claudio Cia.

Tema principale della serata sarà il CETA, l’accordo commerciale e di libero scambio firmato l’anno scorso dall’Unione Europea e dal Canada e contro il quale si sono scatenate molte proteste in tutto il continente da parte di molti partiti, sindacati e associazioni, senza distinzione di bandiere, per via dei rischi verso l’agricoltura e gli standard di sicurezza alimentare e ambientale, con ripercussioni sui diritti del lavoro.

Anche AGIRE per il Trentino si è unito a questa battaglia, cercando fra le varie iniziative di “adottare un europearlamentare” (l’onorevole Herbert Dorfmann della SVP) e depositando una mozione in Consiglio Provinciale, firmata in primis dallo stesso Claudio Cia.

L’incontro sarà anche l’occasione per parlare di autonomia, lavoro, diritti sociali, agricoltura e molto altro. Ospiti speciali Mara Dalzocchio, esponente della LEGA e Presidente del Consiglio Comunale di Rovereto, ed Elena Mazzoni, Coordinatrice nazionale della campagna STOP-TTIP.

Presenti per AGIRE il Coordinatore organizzativo Sergio Manuel Binelli e il responsabile per i temi dell’agricoltura Michael Moser; a fare gli onori di casa saranno Claudio Cia, leader politico di AGIRE e Sandro Bordignon, Coordinatore di AGIRE per la città di Trento.

Tutta la popolazione è invitata all’incontro vista l’importanza dell’argomento: chi vincerà le prossime elezioni politiche del 4 marzo dovrà decidere anche le sorti del CETA, fermo al suo ultimo passaggio in Parlamento per essere approvato, o in caso contrario bocciato dall’Italia sotto gli occhi dell’Unione Europea.


Sogno di mezzo inverno – di Alberto Giacomoni

Egregio Direttore,

corre l’anno 1990, a Trento il sindaco è Lorenzo Dellai. Il presidente della provincia è Mario Malossini. Al festival di Sanremo dell’anno prima (1989) si è esibito come comico un certo Beppe Grillo.

A novembre esce il nuovo album di Claudio Baglioni: Oltre. In auto si viaggia con la Golf, soprattutto i trentini filo tedeschi, o con la Tipo il resto d’Italia. I motociclisti usano la Vespa, i più avventurosi l’Africa Twin e i più danarosi la BMW GS.

Ho 29 anni e sono stufo di questo periodo che mi sembra piatto e privo di novità coinvolgenti; approfitto dell’occasione per sperimentare un dispositivo inventato da un mio amico ingegnere: la macchina del tempo che dovrebbe permettere di viaggiare nel tempo futuro…

Salto sulla macchina e posiziono l’indicatore sull’anno 2018: un anno che mi sembra abbastanza lontano dal mio. Uscito da quell’arnese comincio a guardarmi intorno per capire cosa cambierà tra 30 anni.

Prendo un giornale e comincio a leggere. Il festival di Sanremo sarà condotto da Claudio Baglioni… C’è la pubblicità della Nuova Golf e pure della Tipo… Sulla strada vedo passare una Fiat, la nuova 500 e pure una Vespa…

Per le elezioni nazionali di quell’anno si vociferano come possibili candidati per il centro destra Mario Malossini (anche se sembra che non accetti di candidare) e per il centro sinistra Lorenzo Dellai.

È in lizza pure un nuovo movimento politico con a capo Beppe Grillo. Ho un momento di smarrimento e comincio a correre lungo via Brennero, quando nella vetrina della concessionaria BMW vedo esposta la nuova GS; vendono pure la nuova Mini.

Più avanti vedo esposta nel concessionario Honda (sì sempre lo stesso) la nuova Africa Twin. A questo punto, decisamente smarrito, ritorno nella macchina del tempo e rimetto l’indicatore indietro sull’anno 1990. Scendo dalla macchina e il mio amico ingegnere mi chiede: funziona?

Io gli rispondo: mi pare proprio che non funzioni! Ho provato ad andare nell’anno 2018 ma non è cambiato praticamente niente: stessi cantanti, stesse moto e stesse macchine… E stessi politici!!!

Alberto Giacomoni – AGIRE per il Trentino


Levico, Giacomoni (AGIRE): «bilancio di previsione con investimenti ridotti: mancano i soldi o le idee?»

La Provincia Autonoma di Trento, nel novembre 2017, ha siglato un protocollo d’intesa con il Consiglio delle Autonomie: gli enti locali avranno a disposizione 50 milioni di euro per nuovi investimenti e 40 milioni per manutenzione del patrimonio.

Nel bilancio di previsione 2018-2020 – spiega Alberto Giacomini, Coordinatore per Levico Terme di Agire per il trentinoil Comune di Levico prevede spese per investimenti (voce T2 conto capitale) per poco più di 3 milioni di euro nel triennio. In particolare nel 2020 sono stati previsti solo 700 mila euro.

Ci sembrano pochini – continua Giacomoni – :per il triennio 2017-2019 erano stati previsti 7 milioni di euro. Oltre agli importi sopra citati bisogna ricordare il progetto ex cinema – nuovo municipio che prevede un investimento di poco meno di 7 milioni di euro finanziato tramite cessione alla Provincia delle ex scuole.”

Tale progetto era però presente anche quando è stato approvato il precedente piano triennale che prevedeva, come abbiamo visto, il doppio di investimenti.

La domanda che ci poniamo è la seguente: mancano i trasferimenti dalla Provincia (anche se dal protocollo firmato non sembrerebbe) oppure l’amministrazione ha deciso di ridurre gli investimenti sul territorio?


Nevicate in Trentino, gioie e dolori – di Grazia Castellini

Egregio Direttore,

La neve, una gioia per i bambini un po’ meno per gli adulti che si devono muovere per svariati motivi. Per anni non abbiamo avuto problemi vista la scarsità di precipitazioni ma quest’anno con le nevicate, nemmeno così abbondanti, si sono evidenziati parecchi problemi. Abbiamo assistito ad una non capacità delle amministrazioni di gestire la situazione.

Non tanto riguardo allo sgombero della neve appena caduta, ma del successivo ghiaccio causato dalle rigide temperature. Mentre i veicoli potevano circolare tranquillamente, i pedoni subivano difficoltà enormi nel camminare sui marciapiedi e su qualsiasi luogo pubblico come piazzali e spazi antistanti a strutture di prima necessità.

Due medici sono caduti a causa del ghiaccio fuori dalla casa sanitaria. In tutta la Provincia abbiamo assistito ad episodi più o meno gravi a danno di persone anziane impossibilitate a deambulare in sicurezza. A Pinzolo, zona altamente turistica, i vacanzieri si sono lamentati per la cattiva gestione della pulizia delle strade, che a dir loro quest’anno è stata deplorevole.

Pronta la risposta di Masè il quale afferma che le vie private non sono di competenza del comune. Ma di fronte ad un evento eccezionale non sarebbe il caso di sovrastare la legge e metterci un po’ di umanità e disponibilità verso chi porta guadagno alla comunità? A Tione alcuni studenti di una scuola elementare hanno subito danni fisici a causa delle cadute sul ghiaccio presente nel cortile della loro scuola.

Per far visita ai cari defunti nei cimiteri è consigliabile fare il segno della croce e non certo per salutare i nostri cari. A Condino un anziano è caduto fratturandosi il femore e a nulla sono valse le segnalazioni fatte nei giorni precedenti.

E’ vergognoso constatare difficoltà del genere, in zone montane, di fronte a queste eventualità, basterebbe solo un po’ di organizzazione da parte delle amministrazioni. Nessuno si è preoccupato di risolvere queste problematiche.

Ma se non è il Comune che lo fa chi se ne deve preoccupare? A tutt’ora camminare sui marciapiedi è un’impresa, non osiamo immaginare di fronte alle prossime precipitazioni già previste, come sarà la situazione. Evviva i progresso !!!

Grazia Castellini – Coordinatrice per le Giudicarie di Agire per il Trentino


Le ciminiere dell’ex stabilimento Italcementi, una memoria storica per la città di Trento – di Paolo Peruzzini

Egregio Direttore,

Il voler demolire le due ciminiere dell’ex stabilimento Italcementi a Piedicastello a Trento lo considero come un duro colpo dato alla memoria storica cittadina. Questo risulterebbe essere un assurdo ripulisti delle ultime tracce dell’edificio rimasto nell’area di quella grande impresa dei tempi passati che operò fin oltre al dopoguerra contemporaneamente alle varie SLOI, Grundig, Lenzi, Whirpool e Michelin.

Tutte queste simboleggiavano le grandi imprese nazionali e internazionali che giunsero nel capoluogo trentino tanto da mutarne l’aspetto sia sociale e sia economico. La presenza di tali stabilimenti segnò sicuramente la storia cittadina, sia nel bene e sia nel male.

Difatti se da un lato fu positivo l’aspetto di un rientro economico per le famiglie dei lavoratori e quindi dei suoi abitanti, dall’altra parte occorre doverosamente riesumare quello negativo dovuto al gravoso dazio pagato sia sul piano ecologico e sia su quello ambientale, in modo particolare poi quello ricaduto pesantemente sulla salute pubblica cittadina tanto da causare parecchie vittime. Tant’è queste conseguenze inquinatrici incombono tutt’oggi minacciosamente in certi terreni contaminati che ancora devono essere bonificati.

Personalmente poi questi due manufatti rimasti richiamano anche a ricordi familiari, ossia quando mio nonno da impiegato arrivò nell’inverno del 1963 con tutta la sua famiglia in una gelida Trento direttamente da Salerno dopo gli inizi fatti a Senigallia, quando già lavorava per conto dell’Italcementi.

Tutti i dipendenti del tempo possono testimoniare quanta polvere girasse sia nello stabilimento sia che negli uffici, e difatti i polmoni non risultarono essere altro che dei meri contenitori di cemento con la prevedibile ricaduta sulla salute di ognuno di loro che condannò i più a convivere fin da giovani con problemi di pleurite, silicosi nonché problemi cardiovascolari.

Occorre inoltre ricordare che si deve anche alla presenza dell’Italcementi la salvezza della città da una probabilissima catastrofe ecologica, quando dopo il temporale del luglio 1978 avvenne un terrificante incendio nella già famigerata SLOI a causa della combustione del sodio depositato malamente in quell’area, e che solo grazie alla grande intuizione dei vigili del fuoco fu estinto grazie all’utilizzo di ben 300 tonnellate di cemento trasportate in fretta e furia dai camion aziendali.

Quindi trovo giustificata la spesa prevista di un milione di euro (stimata recentemente dall’ingegner Decaminada) per la loro ristrutturazione e rivalutazione a fronte di quei centinaia destinati allo sviluppo edilizio urbano, che comprendono a volte costosi progetti di studi di fattibilità che finiscono nel nulla.

D’altronde di tante ex aree storiche industriali presenti in città niente o poco è rimasto, si veda il triste epilogo dell’ex Michelin. Una buona idea sarebbe quella d’inserire questi manufatti rimasti in percorsi storici di epoca moderna corredati di appositi cartelloni didattici, giacché in Italia esistono già numerosi esempi di architettura industriale addirittura fregiati di riconoscimento UNESCO come l’intero villaggio di Crespi d’Adda in Lombardia.

Anche un’adeguata illuminazione o eventuali abbellimenti con installazioni estetiche occasionali potrebbero rilanciare nel nostro scenario urbanistico architettonico quelle che si potrebbero definire, a scanso comunque di drammatici rimandi storici, le nostre due “ciminiere gemelle”.

Paolo Peruzzini – Agire per il Trentino


Esuberi SAIT, vittoria o sconfitta? – di Sandro Bordignon

Egregio Direttore,
la vertenza del Consorzio Sait si è conclusa. Il giudizio sulle vertenze non è mai positivo se si pensa al fatto che delle persone resteranno a casa dal Lavoro. Una trattativa però bisogna guardarla nel suo complesso e non trarre delle conclusioni che magari generano delle facili distorsioni. L’analisi che farò nulla ha a che vedere con la gestione del consorzio Sait, per il quale ho già avuto modo di esplicitare un giudizio negativo dovuta ad una mal conduzione.

Quando ci sono queste situazioni bisognerebbe capire le dinamiche di una vertenza, del sindacato. Ci sono “sigle” sindacali che restano ai tavoli e non mollano, ci sono “sigle” sindacati che invece giocano al rialzo, battono i pugni sul tavolo chiedono oltre le ovvie possibilità, urlano in piazza per attirare l’attenzione delle persona dimenticando che le trattative si fanno sui tavoli con la controparte confrontandosi anche duramente. Non si continua a posticipare firme di accordi per poi, verso il traguardo firmare al volo.

La priorità deve essere quella di salvaguardare più posti di lavoro, in questo caso bisognava anche organizzare gli incentivi agli esodi, agli esuberi e per fare tutto questo ci sono dei tempi tecnici che le parti devono assolutamente rispettare. Insomma, non si pensi di essere alla bocciofila.

Ritengo il sindacato (almeno quello che non abbandona i tavoli) indispensabile. Comprendo che ormai è da oltre 30 anni che continuano ha torto o ragione a farci credere che lo stesso non serve più. Ormai molti non ci credono più al sindacato, almeno fino a quando non n’è hanno bisogno. Bisogna ricordare che anche i lavoratori e le lavoratrici sono cambiati. Quanti oggi sarebbero disposti a fare uno sciopero per tutelare i nostri diritti o per conquistarne di nuovi. Non è forse meglio giudicare negativamente chi fa i nostri interessi dichiarando che non lo fa mai abbastanza bene. Se il sindacato non serve più, devono anche sapermi dare una seria alternativa, ricordando che uno, vale uno.

Tornando alla vicenda Sait per chi ha seguito un po’ da vicino è stata una lunghissima trattativa che sembrava non avere un finale mieloso. E’ andata come è andata. Bisogna però dare merito alla Cisl e Uil ed ai loro rispettivi segretari di categoria, Lamberto Avanzo e Walter Largher che hanno mantenuto il sangue freddo. Dal Novembre 2016 Sait dichiarò i 130 esuberi, oggi si è passato ad un numero molto inferiore, 70 esuberi in meno.

Non so se è stata una mezza vittoria o una mezza sconfitta. Si deve riconosce però il lavoro svolto nell’interesse dei lavoratori e delle lavoratrici. Ora che questa vicenda del Sait si è conclusa penso si possa pensare di aprire quella della dirigenza del consorzio Sait.

Sandro Bordignon – Coordinatore per Trento di Agire per il Trentino


Sanità, ITEA e degrado urbano, Robbi (AGIRE): «a due mesi dal lancio della nostra iniziativa, i cittadini rispondono più che positivamente»

Davvero paradossale la denuncia segnalata al nuovo servizio per i cittadini del Movimento ‘Agire per il Trentino‘ da parte di una ragazza che vive nella Val di Fiemme. Leggi ancora


Levico Terme, ex masera? Non solo macerie… – di Alberto Giacomoni

Secondo alcune associazioni culturali la “Masera è storia da raccontare”. Ma per la PAT la Masera non riveste carattere di interesse culturale. E quindi si può abbattere senza alcuna remora.

Il 21 dicembre 2017 è stata approvata una determina della PAT in base alla quale si evince che il complesso denominato “Ex Macera Tabacchi” non riveste carattere di interesse culturale di cui all’art.10 del D.lgs. 42/2004 e pertanto non è oggetto di tutela ai sensi dell’art. 12 del medesimo decreto.
Il citato decreto specifica che sono beni culturali le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10 e 11, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà.

Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree indicati all’articolo 134, costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge o in base alla legge. Per i funzionari della PAT evidentemente la Masera non è niente di tutto questo…

Questa conclusione stride con la recente serata dedicata alla presentazione di un progetto portato avanti da cinque associazioni: Levico in Famiglia, Gruppo Pensionati, Mondo Giovani, A.P.S.P., Centro Don Ziglio e Associazione culturale Chiarentana, con la collaborazione della Biblioteca comunale. Tale iniziativa mira a raccogliere le memorie sulla Masera tabacchi di Levico.

Ed è grazie a quella serata che ho capito che la Masera non è solo un agglomerato di ferro e cemento in disfacimento, ma è anche una testimonianza di un periodo storico importante per Levico; molti levicensi hanno lasciato una parte della loro vita lavorativa in quell’edificio. Dopo quella serata, quando passo per piazza Medici, mi pare di vederli quei ricordi, quelle esperienze di lavoro e amicizie che vagano come fantasmi in quel luogo che effettivamente qualcosa di spettrale ce l’ha…

Molti in sala avevano manifestato la contrarietà all’abbattimento: si auspicava una ristrutturazione finalizzata ad un riuso della struttura. Anche Italia Nostra è intervenuta a favore con un comunicato stampa ripreso dai quotidiani locali.

La recente determina della PAT sembra che convalidi anche da un punto di vista formale l’intenzione di abbattere l’immobile. La nostra proposta: sarebbe opportuno fare un sondaggio tra gli abitanti di Levico sul futuro della Masera e in parallelo una stima del costo di ristrutturazione dell’edificio.

Questo permetterebbe agli amministratori comunali e provinciali di prendere una decisione più condivisa ed accettata dalla popolazione.

 

Alberto Giacomoni – Coordinatore per Levico Terme di Agire per il Trentino


Ponte sul Sarca, AGIRE: «alla Conferenza solo del politichese, basta prese in giro sui contribuenti.»

A seguito dei numerosi interventi e sopralluoghi di AGIRE, finalmente ieri si è svolta una Conferenza dei servizi sul cedimento del Ponte sul Sarca dopo mesi e mesi di silenzio stampa. Leggi ancora


Biotestamento, NO al registro presso il Comune – di Gian Piero Robbi

Egregio Direttore,

La vita è un dono. E non è importante se a farlo sia un’entità superiore o la natura. E, bella e brutta che sia, merita di essere vissuta, con lo Stato che deve garantire beni e servizi affinché sia dignitosa, lo Stato dovrebbe mettere in campo tutta una serie di strumenti affinché chi decide di “farla finita” possa cambiare idea.

Quando si fa riferimento alla pena di morte, spesso si sostiene che uno Stato non abbia il diritto di toglierla come punizione di un reato perché può limitare solo ciò che dà (e la vita, di certo, è extrastatale). Con il Biotestamento, però, lo Stato permette ai propri cittadini di lasciarsi andare alla morte, usando le proprie strutture ospedaliere.

E per decidere di non essere attaccati alla vita basterà una firma dal notaio. Anzi, no. A Trento qualcuno vorrebbe che il Comune istruisca un registro per la dichiarazione di volontà anticipata per i trattamenti sanitari. In poche parole, per dichiarare la propria volontà basterebbe recarsi al municipio, stavolta non per pronunciare un sì che rimanda alla gioia di vita ma uno che prospetta la possibilità di morire anzitempo.

Sia chiaro: questo non è il ragionamento di una persona che non ha problemi, che non sa cosa significhi patire gli effetti di una malattia che ti invalida così tanto da rendere la vita difficoltosa e ai limiti della tollerabilità. Tuttavia, conosco tanti malati gravi che, nonostante ciò, sono così attaccati alla vita che non accettano che qualcuno possa decidere per la morte.

Da qui la mia contrarietà a una proposta che vorrebbe che il Comune legittimasse e consentisse una scelta così radicale, senza tenere conto del valore inestimabile di ogni vita. No, non dovrebbe essere lo Stato ad avocare la scelta di morire, figuriamoci un’amministrazione comunale…

Gian Piero Robbi


Tranquilla Valle di Cembra, per noi, #SeiUnica – di Michael Moser

Siamo molto delusi e amareggiati in seguito alla bocciatura dell’ordine del giorno presentato dal nostro coordinatore politico (il consigliere provinciale Claudio Cia) mirato ad impegnare la Giunta ad attivare e sostenere l’iter necessario all’inserimento della Valle di Cembra nella lista dei siti patrimonio dell’Unesco specie in seguito alle dichiarazioni dell’assessore alle infrastrutture e all’ambiente Mauro Gilmozzi che ha affermato che la Valle di Cembra non sarebbe abbastanza “unica” e che quindi sarebbe inutile, a suo dire, avviare un iter per poi vederselo bocciare.

A nostro dire, invece, (e anche secondo le oltre mille persone che hanno firmato la petizione online) la Valle di Cembra con i suoi 708 chilometri di muretti a secco, i suoi terrazzamenti vitati (che non saranno certo unici ma rappresentano da molti anni il Trentino a tutte le fiere di settore), le sue chiese antiche (S. Pietro, S. Floriano, S. Leonardo, il santuario della Madonna dell’Aiuto…), il castello di Segonzano (testimone di battaglie napoleoniche e del passaggio di Albrecht Dürer), le piramidi di Segonzano, le cave di porfido (che portano un prodotto trentino in tutto il mondo), la sua gente e le sue tradizioni merita assolutamente di entrare a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità Unesco in quanto bene unico e da tutelare

Noi però non ci arrendiamo e, per sensibilizzare l’assessore Gilmozzi (che di certo sarà “unico”) e il resto della Giunta (evidentemente troppo impegnata a fare il bene del Trentino per girare la nostra bellissima valle), vi invitiamo a postare una foto della Valle di Cembra con la scritta #SeiUnica.

Michael Moser – Coordinatore AGIRE per il Trentino Valle di Cembra e Altopiano di Pinè


Utero in affitto, la Consulta smentisce Ugo Rossi e la sua maggioranza – di Sergio Binelli

Gentile Direttore,

con sentenza n. 272/2017, la Corte Costituzionale ha respinto la questione di legittimità costituzionale sul divieto dell’utero in affitto (chiamato in modo friendly “maternità surrogata”) nel nostro Stato, specificando testualmente che tale pratica “offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane.”

Questo rappresenta un grande passo in avanti non solo contro l’insensata ideologia gender, ma anche sulla tutela della donna: purtroppo bisogna rendersi conto che l’utero in affitto rappresenta una pratica barbara ed incivile in forte crescita anche nel nostro Paese a causa della continua trasformazione della nostra società in un modello senza criteri ed in balia delle mode radical-chic.

Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il nostro governatore Ugo Rossi di questa sentenza, la stessa persona sostenuta da una maggioranza che un anno fa ha bocciato vergognosamente la mozione contro l’utero in affitto (firmata dal nostro consigliere provinciale Claudio Cia); è chiaro che, assieme al buon senso, anche i giudici della Consulta hanno smentito in modo clamoroso la maggioranza di governo provinciale sempre disponibile a sostenere provvedimenti ideologici ed a fingere di importarsi della figura femminile.

Speriamo che il recente intervento autorevole della Corte Costituzionale possa mettere la parola fine a questa nuova forma di schiavitù del corpo della donna e alle trovate elettorali ed ideologiche del centro-sinistra.

Sergio Manuel Binelli

Coordinatore organizzativo di AGIRE per il Trentino


La Legge sul Biotestamento, Robbi (AGIRE) «un grave problema per chi è Amministratore di Sostegno»

Ieri, giovedì 14 dicembre, il Senato ha dato il via libera definitivo al DDL sul biotestamento, o forse sarebbe opportuno chiamarlo “suicidio assistito” che, pertanto, è diventato legge.  Leggi ancora


Insegnanti di Sostegno: è previsto un risarcimento quando il docente di sostegno subisce danni?

Può capitare che gli insegnanti di sostegno che, in quanto tali, si occupano quotidianamente di alunni ‘difficili’, non solo disabili fisicamente ma anche mentalmente, possono subire degli infortuni sul lavoro. Leggi ancora


Ponte Caffaro, Castellini (AGIRE): «Il sindaco di Storo stia sereno e ammetta le colpe del Trentino.»

Dopo che la stampa locale ha riportato l’interrogazione del consigliere provinciale Claudio Cia, nostro Coordinatore politico, molte persone si sono congratulate con AGIRE; il lavoro infatti era nato da un incontro di un gruppo di cittadini che avevano portato alla nostra attenzione tutte le criticità del nuovo Ponte del Caffaro, ma pare che a qualcuno dia fastidio il lavoro e l’impegno dei liberi cittadini. Leggi ancora


Migranti, Binelli (AGIRE): «Zeni ci spieghi perché 25 minorenni stranieri sono scomparsi in Trentino.»

La cronaca locale, pochi giorni fa, ha riportato alcuni dati allarmanti sulle persone scomparse nel nostro Paese: secondo la relazione del Commissariato straordinario del Governo, negli ultimi quarant’anni sono scomparse quasi 50 mila persone e nella maggior parte di tratta di persone straniere di cui moltissime minorenni. Leggi ancora


L’accoglienza dovrebbe essere un servizio meno «mediatico» ma più incisivo e concreto. – di Paolo Crusi

Mentre abbiamo appena passato questo ponte dell’Immacolata in famiglia o con amici, il mio pensiero si concentra sulle persone meno fortunate che non possono godere del caldo accogliente di una casa e dell’affetto caloroso dei propri cari. Ancora tante persone dormono all’aperto e con queste temperature, e oggi la neve anche a Trento, non è possibile resistere.  Leggi ancora


Case di Riposo Val del Chiese, Castellini (AGIRE): «Siamo con le lavoratrici, situazione intollerabile.»

Riduzione dell’orario di lavoro, flessibilità a senso unico, zero rimborsi, spostamenti senza criterio, taglio degli stipendi. Sono parole che nessuno vorrebbe nemmeno sentire e che in una Provincia autonoma si spererebbe rimanessero dei fantasmi; purtroppo le cose non stanno così.

Secondo la cronaca locale, – ci spiega Grazia Castellini, coordinatrice di Agire per il Trentino per le Giudicarie – dopo l’aggiudicazione dell’appalto per i servizi di sanificazione nelle case di riposo di Pieve di Bono – Prezzo, Condino (Borgo Chiese) e Storo c’è stata un grande contestazione da parte dei sindacati: il personale infatti, rappresentato quasi esclusivamente da donne, ne è uscito fortemente svantaggiato dalla nuova contrattazione.

Con la riduzione dell’orario di lavoro ad esempio ci saranno ovviamente conseguenze pesanti sulle buste paghe; inoltre non ci è resi conto che non tutte le lavoratrici risiedono nel Comune del luogo di lavoro: quindi se una lavoratrice risiede a Storo ed è stata spostata a Pieve di Bono dovrà farsi mezz’ora di macchina (nella migliore delle ipotesi) magari per fare poche ore di lavoro, senza rimborsi spese e con evidenti disagi anche nella vita privata soprattutto se è anche madre di famiglia. È un’assurdità un trattamento del genere.

Viene da chiedersi dove sia la maggioranza di governo provinciale, di tradizione proletaria (ormai di un antico passato), quando nei nostri territori accadono queste indecenze; e ci si chiede anche dove siano l’Assessore alla salute e alle politiche sociali Luca Zeni e l’Assessore allo sviluppo economico e lavoro Alessandro Olivi.

Il primo ha fatto approvare una riforma del welfare anziani che secondo le sue parole “risponde ai bisogni delle famiglie”, e al personale delle case di riposo chi ci pensa? Sicuramente non il vice governatore, troppo occupato a divinizzare chi in zona ha ricevuto piogge di contributi provinciali sfruttando i lavoratori e prendendo in giro i contribuenti.

Noi di AGIRE – ha concluso Castellini – esprimiamo piena e incondizionata solidarietà alle lavoratrici, se si parla di diritti delle donne e poi non si riesce a guardare in queste realtà dove ci sono problematiche del genere, bisogna necessariamente risolverle al più presto.


3 Dicembre Giornata Internazionale sulla Disabilità

Chi pensa alle bambine con disabilità? Nuovo report di Plan International «Lasciami decidere e crescere bene»

Le bambine con disabilità sono tenute all’oscuro per quanto riguarda la sessualità e la loro salute riproduttiva e spesse volte non sanno come difendersi dalle molestie, dalle gravidanze e dalle malattie.

Questo è il tema del nuovo report di Plan International “Let me decide and thrive” “Lasciami decidere e crescere bene” lanciato in occasione della Giornata Internazionale sulla Disabilità, che si tiene oggi 3 dicembre.

Il report, realizzato in collaborazione con il Corrispondente ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, mette in luce la “tempesta perfetta” di discriminazione che si abbatte sulle bambine con disabilità, lasciando la maggior parte di loro completamente ignare dei loro diritti.

L’incapacità di affrontare le necessità delle bambine e delle giovani donne con handicap per quanto riguarda la salute sessuale e riproduttiva spesso dà come risultato il fatto di crederle esseri privi di sessualità.

“Le ragazze con disabilità sono spesso trattate come bambine” – spiega Anne-Birgitte Albrectsen, CEO di Plan International – “sottraendo loro il potere di cui hanno bisogno per prendere importanti decisioni sulle loro vite”.

“La gente le vede in modo profondamente distorto, non riconoscendo che hanno le stesse preoccupazioni riguardo la sessualità e le relazioni di tutte le altre ragazze” – aggiunge Anne-Birgitte Albrectsen.

Specialmente nei Paesi in via di Sviluppo questi pregiudizi riducono drasticamente la possibilità che ricevano le conoscenze e gli strumenti essenziali di cui hanno bisogno per proteggersi dagli abusi sessuali, dalle gravidanze indesiderate e dalle malattie sessualmente trasmissibili”.

Plan International chiede ai governi di eliminare lo stigma e la discriminazione che impediscono alle bambine con disabilità di accedere a informazioni e servizi per la loro salute sessuale e riproduttiva.

Le stime sul numero di bambini disabili variano sostanzialmente: secondo WHO ci sono 93 milioni di bambini con handicap nel mondo, UNICEF ne conta 150 milioni. Ma quante sono le bambine disabili nel mondo? Ce lo si chiede spesso e nel report si affronta questo delicato tema: “poiché i dati dei censimenti nazionali non scompongono il numero di persone disabili a secondo del genere, dell’età e del tipo di disabilità e poiché la stigmatizzazione che gravita attorno alla disabilità porta a tacere sul numero di bambini che ne soffrono, nessuno ha idea di quante siano le bambine nel mondo con disabilità” – Spiega secondo Aidan Leavy, Specialista dell’Inclusione di Plan International,

Si tratta di una popolazione invisibile e questa confusa situazione ha giustificato i governi nel fornire risorse inadeguate per affrontare le necessità collegate alla salute sessuale e riproduttiva delle bambine con handicap.

In alcuni Paesi i dati statistici nazionali indicano che le persone disabili sono il 2% della popolazione, mentre altre statistiche per gli stessi Paesi parlano di numeri 8-10 volte superiori.

Plan International chiede a tutti i governi di garantire la raccolta di informazioni accurate sulla salute sessuale e riproduttiva delle ragazze con disabilità, garantendo la disaggregazione dei dati per sesso, età e disabilità.

“Perché le ragazze con disabilità hanno gli stessi diritti sessuali e riproduttivi delle altre ragazze e giovani donne”, ha detto la signora Albrectsen.


«Io la penso così» la rubrica dedicata alle opinioni del lettori.

Il Gay Pride a Trento, un grande errore, e vi spiego perché – di Fabiano Perrone

Egregio Direttore,

la primavera prossima anche la nostra città avrà il privilegio di ospitare il gay pride, evento i cui contenuti e le cui forme sono ormai ben noti. Leggi ancora