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Arianna Conci

 

Raoul Bova e Chiara Francini, in «DUE» al Teatro Sociale

Sarà in scena da giovedì 7 a domenica 10 dicembre 2017 al Teatro Sociale di Trento «DUE», terzo appuntamento con la Stagione Grande Prosa 2017/2018 del Centro Servizi Culturali S. Chiara. Lo spettacolo, scritto da Luca Miniero e Astutillo Smeriglia, ha per interpreti Raoul Bova e Chiara Francini.

Dopo il meta-teatro pirandelliano, con un ‘balzo temporale’ ritorniamo ai giorni nostri: accompagnato da una lunga serie di date sold-out nei maggiori teatri italiani arriva al Teatro Sociale di Trento «DUE», uno spettacolo di irresistibile comicità interpretato da due attori di grande successo quali Raoul Bova e Chiara Francini. La direzione del testo drammaturgico confezionato su misura da Astutillo Smeraglia sarà affidata a Luca Miniero, affermato registra cinematografico (basti pensare al record di incassi di Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord) che con questa piéce si confronterà per la prima volta con il teatro.

Dopo quasi vent’anni dedicati al cinema e alla televisione, con «DUE» Raoul Bova ritornerà a calcare il palcoscenico accompagnato dalla co-protagonista Chiara Francini, recentemente impegnata a teatro con Ti ho sposata per allegria di Natalia Ginzburg per la regia di Piero Maccarinelli, ma conosciuta dal grande pubblico soprattutto per le apparizioni in serie televisive di grande richiamo quali Tutti pazzi per amoreNon dirlo al mio capo, oltre che per la conduzione di Domenica In al fianco di Pippo Baudo lo scorso anno. Sul palco del ‘Sociale’, i due vestiranno i panni di Marco e Paola, una coppia alle prese con l’inizio di una convivenza e con le mille e più incognite che  naturalmente seguiranno.

«La scena – spiega Miniero nelle note di regia – è una stanza vuota. L’occasione è l’inizio della convivenza che per tutti gli esseri umani, sani di mente, è un momento molto delicato. Che siano sposati o meno, etero oppure omo. Marco è alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola lo interroga sul loro futuro di coppia. Sapere oggi come sarà Marco fra 20 anni, questa è la sua pretesa. O forse la sua illusione.»

Da questo interrogativo che pervade soprattutto la donna ma che, in generale, accompagna chiunque stia per compiere un passo così importante, si ‘sbobinerà’ poi la trama, che porterà in superficie paure e incomprensioni così limpide e all’apparenza banali da portare lo stesso pubblico ad immedesimarsi con i protagonisti sul palcoscenico. Come osservato da Alessio Meroni, è emblematico che Paola riesca «a contare i passi che separano la nuova abitazione dai punti di riferimento della zona in cui andrà ad abitare con la sua metà dopo sette anni di fidanzamento» ma che, tuttavia, non sia ancora sicura di poter «contare sull’amore di quell’uomo intento a montare il letto senza leggere le istruzioni.»

Entrambi i due giovani evocheranno facce e personaggi del loro futuro e del loro passato: genitori, amanti, figli, amici che, come in tutte le coppie, faranno sentire – più o meno prepotentemente – la loro presenza. Da una parte Paola, così sicura della propria fragilità da palesarla in maniera plateale; dall’altra parte Marco che, nel tentativo di tranquillizzarla, con la sua dolcezza e il suo tocco docile finirà inevitabilmente per peggiorare la situazione. Ed ecco che quella stanza, inizialmente vuota, inizierà via via a popolarsi di sfuggevoli ma tremendamente ingombranti presenze fino a saturarsi del tutto. Improvvisamente, montare quel letto con tutte quelle persone – o paure? – attorno non apparirà più così tanto facile: là in mezzo, tra la ‘folla’ di cartonati, si troveranno smarriti i «DUE», immagine stilizzata di una vita di coppia lontana dall’idillio romanzato dei ‘due cuori e una capanna’.

«Questo è uno spettacolo divertente – aggiunge Raoul Bovae nello stesso tempo uno specchio dell’universo maschile e femminile. Ovviamente non diamo delle risposte ai grandi interrogativi sull’amore, perché non ci sono risposte in amore. L’unico suggerimento che possiamo dare è cercare di non idealizzare il proprio compagno o compagna, o il proprio rapporto. È più saggio accettare la parte fallibile di noi stessi e degli altri, e i possibili cambiamenti.»

Il pubblico sembra aver apprezzato la scelta di trattare un tema così delicato ed intrigante (quale è l’istituzionalizzazione del rapporto di coppia in una modernità sempre più liquida à la Bauman) con un approccio drammaturgico spigliato e caricaturale. Azzeccatissima in questo senso la recitazione volutamente esagerata e vernacolare della Francini, che punta tutto sull’energia esplosiva, sulla rappresentazione corporea e, dulcis in fundo, sul dialetto toscano.

Lo spettacolo, prodotto dalla Compagnia Enfi Teatro e realizzato con la collaborazione di Daniele Ciprì (disegno delle luci), Roberto Crea (scenografia) ed Eleonora Rella (costumi), andrà in scena al Teatro Sociale di Trento giovedì 7, venerdì 8 e sabato 9 dicembre alle ore 20.30, per poi essere replicato domenica 10 dicembre nel formato pomeridiano, alle ore 16.00.

La rappresentazione di «DUE» sarà accompagnata, nel pomeriggio di venerdì 8 dicembre presso lo spazio ridotto del Teatro Sociale, dal consueto «FOYER DELLA PROSA», un incontro di approfondimento critico curato da Claudia Demattè e Giorgio Ieranò che il Centro Servizi Culturali S. Chiara propone in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. L’appuntamento, fissato alle ore 17.30, sarà introdotto dalla prof.ssa Roberta Capelli dell’Università di Trento per poi lasciare ampio spazio al dibattito al quale interverranno i due protagonisti dello spettacolo, Raoul Bova e Chiara Francini. La partecipazione è, come sempre, libera e aperta a tutti.

Si ricorda inoltre che anche nel corso della stagione 2017/18 ci sarà la possibilità di fruire del servizio di baby-sitting Tata a Teatro in occasione della rappresentazione domenicale. Sarà offerto gratuitamente agli abbonati e consentirà a genitori con figli in età compresa tra 3 e 10 anni di assistere allo spettacolo contando sul servizio professionale offerto dalla cooperativa sociale Progetto 92 all’interno del Teatro Sociale. Per i non abbonati è previsto invece un costo di 5 euro a bambino. Potranno essere accolti al massimo 14 bambini ed è necessaria la prenotazione al numero verde 800 013952.


Si apre con un omaggio a Stockhausen la rassegna «Musica Macchina»

Si aprirà mercoledì 6 dicembre alle ore 21.00 all’Auditorium ‘Fausto Melotti’ di Rovereto l’edizione 2017/2018 di MUSICA MACCHINA, una proposta dal Centro Servizi Culturali S. Chiara che offre all’ascolto sonorità contemporanee, mediate attraverso lo strumento tecnologico (la macchina digitale, ma non solo), inserite in un contesto interessante e curioso.

Affidata alla programmazione di Daniele Spini, la rassegna mette in calendario cinque appuntamenti, il primo dei quali è rappresentato da un evento dedicato a Karlheinz Stockhausen, uno dei massimi esponenti del panorama musicale del secondo Novecento, del quale ricorre quest’anno il decennale della scomparsa: il grande compositore tedesco morì, infatti, il 5 dicembre 2007.

La serata di mercoledì 6 dicembre ha per titolo SUONO/MOMENTO e rappresenta il culmine di un programma di lavoro sull’improvvisazione dell’ensemble ‘Gruppo LIARSS’ che, nell’arco di tre giorni, sarà condotto attraverso una serie di esercizi e giochi volti a evidenziare gli elementi strutturali, formali e compositivi che si realizzano nella cd. prassi improvvisativa, secondo il metodo sviluppato da Luca Gazzi e Marco Matteo Markidis.

«L’intero progettospiega LIARSSsi sviluppa a partire da considerazioni e riflessioni svolte all’interno dell’idea di un laboratorio permanente che coinvolga la prassi improvvisativa, in relazione al concetto di Moment Form proposto da Stockhausen, qui ripreso in chiave attuale. Questo laboratorio permanente non è finalizzato a definire i limiti del processo improvvisativo, ma piuttosto è interessato ad evidenziare, riconoscere e sviluppare le dinamiche strutturali (acustiche, relazionali, spaziali e politiche) che nell’improvvisazione si sviluppano

La fantasia vulcanica e imprevedibile di Karlheinz Stockhausen troverà espressione nella proposta strumentale di Ardan Dal Rì (chitarra elettrica e theremin), Antonio Bertoni (contrabbasso), Riccardo Terrin (tromba), Marco Matteo Markidis (digital sound processing) e Luca Gazzi (percussioni preparate).


«Kaos balletto» porta a Riva del Garda un’ironica «Cenerentola»

Martedì 5 dicembre i riflettori del Palacongressi di Riva del Garda si accenderanno alle ore 21.00 per ospitare il secondo appuntamento stagionale proposto dal Centro Servizi Culturali S. Chiara in collaborazione con il Comune di Riva del Garda nell’ambito del Circuito regionale della Danza 2017/2018.

Attesa in scena la compagnia ‘KAOS balletto’ di Firenze con un’ironica «CENERENTOLA», una coreografia ‘a quattro mani’ di Roberto Sartori e Christian Fara. Danzeranno Alessia Fancelli, Christian Fara, Chiara Prina, Claudia Landone, Federica Capozzoli, Valentina Messieri, Annarita Diprizio e Stefano Ledda.

I due coreografi mettono in scena, in chiave contemporanea, una Cenerentola inusuale, che esce dai consueti canoni principeschi di bellezza e mostra la protagonista in una veste diversa, quasi disagiata rispetto al resto della società.

L’interessante scelta di affrontare l’opera ‘a quattro mani’ deriva dall’intento di dare punti di vista allineati nello scopo, ma allo stesso tempo diversi nell’approccio. La stessa preferenza viene espressa anche a livello musicale, dove le splendide musiche di Sergej Prokof’ev e Gioacchino Rossini vengono unite alternando due diverse partiture: da una parte quella di Rossini e il suo melodramma giocoso e ironico e dall’altra quella più poetica di Prokof’ev.

Tra le oltre trecento varianti di questa fiaba, gli autori hanno scelto la più famosa e popolare, quella di Charles Perrault, in cui Cenerentola è una bellissima giovane, orfana di entrambi i genitori, schiavizzata dalla matrigna e dalle sue sorellastre e che, giunta la notizia che a corte si terrà un ballo organizzato dal re per trovare moglie al principe, con l’aiuto magico della fata madrina riuscirà a parteciparvi e ad avverare il sogno.

Tuttavia Cenerentola, secondo il punto di vista dei coreografi Sartori e Fara, non è la bella fanciulla che risponde all’ideale di perfezione fisica, ma un personaggio del tutto nuovo. Annoverabile tra gli emarginati dalla società per i suoi modi, aspetto ed amicizie, svantaggiata, i suoi valori non sono evidenti, ma visibili solo a chi ha la pazienza di conoscerla, di approfondire la sua storia, scoprirla. In una società grottesca come quella descritta, con le sue bruttezze e carente di sensibilità, lei è esclusa perché diversa e la sua bellezza nascosta richiede grandi sforzi per essere apprezzata.

Luci e ombre, quindi, su un personaggio che non è così semplice come ci è stato sempre dipinto. Eppure,    le questioni trattate non sono mai gravi, ma sempre ricche di una ironia scherzosa. I coreografi, infatti, hanno voluto che questo spettacolo fosse pervaso proprio da profonda ironia e poesia spostandosi tra descrizioni caratteriali più delicate e umori più leggeri e giocosi. Ciò che si ottiene è uno spettacolo adatto a tutti, inserito in un luogo e un tempo indefinito che potrebbe benissimo coincidere con il ‘qui e ora’.

Un tema che si presta quindi ad essere accolto da un vasto pubblico: gli adulti è probabile che vi intravedano uno spettacolo catartico, i più piccoli invece avranno l’occasione di guardare la storia da un punto di vista diverso, anche se di estrema attualità, e su cui potranno lavorare anche a livello didattico ed educativo.


Aperta la campagna abbonamenti

Operetta al Sociale: in arrivo La Principessa Sissi e La Danza delle Libellule

Per soddisfare le aspettative del pubblico, sempre numeroso, che ogni anno frequenta gli spettacoli di Operetta in scena al Teatro “Sociale”, il Centro Servizi Culturali S. Chiara ha aperto la campagna abbonamenti per le due rappresentazioni previste nel 2018: LA PRINCIPESSA SISSI e LA DANZA DELLE LIBELLULE.

La programmazione prevede il gradito ritorno della Compagnia Corrado Abbati e il rinnovarsi della felice e ormai collaudata collaborazione con la Compagnia Teatro Musica Novecento.

Si inizierà martedì 6 febbraio con LA PRINCIPESSA SISSI, una favola a lieto fine, ancorché storicamente documentata, che ci porta nella Mitteleuropa del XIX secolo quando la giovane Elisabetta di Baviera, detta Sissi, a soli sedici anni va in sposa all’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe.

La sua leggenda romantica di grande seguito popolare, rinverdita durante gli anni ‘50 dalla trilogia cinematografica con protagonista Romy Schneider, arriva ora in teatro in un nuovo spettacolo dove l’ambientazione, lo sfarzo, gli amori e gli intrighi della vicenda rivivono attraverso grandi quadri d’insieme, balli di corte e atmosfere da “Capodanno a Vienna” e si srotolano davanti a noi come una pellicola ricca di musica, danza e di buonumore, che va ben oltre il sapore edulcorato della fiaba.

Una grande e fastosa rappresentazione della società imperiale che fa perno sullo sfarzo dei costumi e sull’eleganza delle scene, da sempre nota distintiva della Compagnia Corrado Abbati che, per la recita in programma al Teatro “Sociale” di Trento, potrà contare sulla presenza nel “golfo mistico” dell’Orchestra “F. A. Bonporti” che garantirà l’esecuzione dal vivo delle musiche originali composte da Alessandro Nidi.

Il secondo appuntamento stagionale è fissato invece mercoledì 4 aprile con la Compagnia Teatro Musica Novecento che porterà in scena LA DANZA DELLE LIBELLULE, operetta di Carlo Lombardo, in un allestimento con orchestra da vivo che anche in questa occasione sarà arricchito dalla presenza del Coro del Teatro Sociale.

Innovazione e tradizione si innestano con verve e gusto nella messinscena riformulata da Silvia Felisetti e Alessandro Brachetti che, pur attualizzandolo in parte, non tradiscono lo spirito di questo titolo rappresentativo dell’operetta mitteleuropea del primo dopoguerra, che coniuga l’estro italiano di Carlo Lombardo, già proiettato verso il gusto degli anni venti, con l’eleganza e la sensibilità del massimo compositore danubiano dell’epoca, Franz Lehar, che aveva dato al compositore e librettista napoletano il permesso di riadattare le melodie di un’altra sua operetta, Der Sterngucker, rappresentata con poco successo a Vienna nel 1916.

I “fedelissimi” che intendono confermare i posti che già hanno occupato quest’anno avranno tempo fino al 15 dicembre in quanto, a partire da sabato 16, potranno essere sottoscritti invece i nuovi abbonamenti. Il 13 gennaio, infine, sarà aperta la vendita dei biglietti singoli. Per gli abbonamenti a due spettacoli si va da un minimo di 27 ad un massimo di 45 euro (ma con riduzioni e convenzioni si potrà spendere ancora meno). Il biglietto d’ingresso ad una singola recita va invece – a seconda del posto scelto – da 18 a 30 euro (ridotti da  14 a 27).


Per «Telethon»….a passo di danza!

Torna anche quest’anno l’atteso appuntamento “SOLIDARIETÀ A PASSO DI DANZA”, serata a favore di Telethon con i giovani danzatori trentini. E’ dal 2013 che questo progetto continua a mobilitare diverse scuole del territorio che, attraverso il linguaggio multiforme della danza, si rendono disponibili per la raccolta di fondi a sostegno della ricerca.

Nella serata di stasera, venerdì 1 dicembre 2017, a partire dalle ore 21.00, si esibiranno a Rovereto sul palcoscenico del Teatro Zandonai: Artedanza di Trento (diretta da Fabrizio Bernardini), Artea di Rovereto (diretta da Elisa Colla), CDM di Rovereto (diretta da Paolo Gabriele Sfredda), Danzamania di Rovereto (diretta da Lorenzo Ongaro), DiDanza di Rovereto in collaborazione con la compagnia 3D/3Dinamiche (dirette rispettivamente da Francesca Laghi e Francesca Manfrini), Gardadanze di Rovereto (diretta da Riccardo Morelli) e Tersicore-spazio danza di Rovereto (diretta da Pierita Dalrì).

Sarà una vera e propria maratona che passerà dalla danza classica, all’hip hop alla danza moderna e contemporanea, coinvolgendo un centinaio di allievi, dai bambini agli adulti. Un’occasione quindi anche quest’anno per mostrare, su un palcoscenico di prestigio, il prodotto artistico di ciò che spesso rimane fra le mura delle singole scuole.

A presentare la serata Stefano Bencompagnato, roveretano, cabarettista, conduttore e showman, che da anni calca i palchi teatrali divertendo grandi e piccoli.

Dopo i suoi molteplici lavori in TV e in teatro, torna in Trentino per questa importante occasione a sostegno della solidarietà. Tra le sorprese, una piccola e inedita anticipazione di un progetto freschissimo, intitolato “Scrigno Mòcheno”, a cui hanno partecipato lo stesso Stefano Bencompagnato e FULBER – Creazioni di Fulvio Bernardini.

Una serata in cui arte, danza e ricerca scientifica creeranno un connubio vincente.

Poiché, come afferma Sabrina Borzaga, co-ideatrice del progetto insieme al gruppo BNL nella persona di Claudio Giunta, direttore Sede di Trento: «La danza è un po’ come la solidarietà e la ricerca, non si racconta, si fa e si agisce».

I biglietti d’ingresso si possono acquistare presso le sedi delle varie scuole di danza e saranno disponibili il giorno dell’evento presso la biglietteria del Teatro Zandonai, a partire dalle ore 20.00.


Luce, nebbia, vetro, fonts e immagini diventano protagonisti della scena con Filippo Andreatta

Al Melotti di Rovereto il vernissage di «JA»

Inaugurata ieri sera a Rovereto l’installazione performativa «JA», nata da un’idea di Filippo Andreatta (che ne ha curato anche la regia) e coadiuvato da Chiara Spangaro e Paola Villani le quali si sono rispettivamente occupate tanto della ricerca scientifica quanto dei movimenti meccanici e della scenografia.

L’opera ‘interattiva’, inserita nel calendario della rassegna Altre Tendenze del Centro Servizi Culturali S. Chiara, sarà riproposta fino a domenica 3 dicembre, sempre con inizio alle ore 18.00, nel basement dell’Auditorium Melotti di Rovereto. L’entrata è gratuita.

Prodotta da OHT Office for a Human Theatre – «JA» è una versione site-specific di Squares do not (normally) appear in nature, un’opera che permette al pubblico di confrontarsi ed interagire con uno spazio senza attori attraverso tredici esperimenti visivi e sonori.

I protagonisti indiscussi della performance, largamente ispirata da Josef Albers, saranno quindi i colori nel loro ‘divenire’ attraverso luce, nebbia, vetro, fonts e immagini.

Una limpida dimostrazione di come nelle arti visive il significato della pittura astratta si collochi rispetto al mondo reale e alla sua mimesi secondo uno statuto d’indipendenza più o meno totale.

Come suggerito sullo stesso sito internet di OHT, il termine ‘astratto’ nel dizionario Oxford d’inglese, ha nove definizioni, di cui la più appropriata è la quarta: «ritirato o separato dalla materia, dall’incarnazione materiale […]. Opposto a concreto».

L’azione parte dalla citazione dell’architetto e designer Ludwig Mies van der Rohe sulla chiusura del Bauhaus come punto di non  ritorno.

Josef Albers, infatti, non solo attraversa l’oceano Atlantico per una nuova vita negli Stati Uniti, ma si muove verso una diversa e ulteriore formulazione dell’osservazione che lo porta all’essenza di come la realtà e le cose sono costruite e percepite.

Una narrazione rallentata, i cui parametri rientrano nel dominio della percezione che l’artista tedesco aveva già intuito nel suo lavoro e che costringono il pubblico ad adottare nuovi criteri rispetto a quelli generalmente accettati o conosciuti.


Con «Scappo a Teatro» si salpa verso l’isola del tesoro

Giovedì 30 novembre alle ore 10.00 il Teatro Auditorium di Trento ospiterà sul palcoscenico la compagnia The Play Group con l’avvincente spettacolo in lingua inglese «TREASURE ISLAND».

La messinscena, adatta ad una fascia di pubblico compresa fra gli 8 e i 18 anni, inaugurerà l’edizione 2017/2018 della rassegna «SCAPPO A TEATRO» promossa dal Centro Servizi Culturali S. Chiara e rivolta al mondo delle scuole.

Imparare l’inglese attraverso strumenti innovativi, alternativi e perché no, più coinvolgenti? Questa è la sfida di «TREASURE ISLAND», il nuovo spettacolo della compagnia teatrale inglese The Play Group ispirato ad un classico della letteratura per ragazzi: L’isola del tesoro, scritto alla fine dell’Ottocento dallo scrittore e drammaturgo scozzese Robert Louis Stevenson.

Attiva da ormai ventisette anni, la compagnia teatrale The Play Group porta in scena spettacoli nelle scuole e nei teatri di tutta Europa usando la lingua inglese in modo dinamico e divertente. «Amiamo lavorare con studenti di ogni grado scolastico – spiegano – dalla primaria, ai licei fino alle università. Il teatro offre una nuova dimensione nell’insegnamento della lingua inglese in un contesto vivace e spontaneo in cui gli spettatori vengono costantemente coinvolti nell’azione e incoraggiati a partecipare.»

Attraverso la messinscena di un thriller avventuroso, avvincente e pittoresco come quello de L’isola del tesoro, la compagnia si cimenterà nella sfida di traghettare i ragazzi e le ragazze in sala in un impervio viaggio in mare aperto, fino ad approdare su un’isola deserta assieme ad un marinaio imbroglione, un pappagallo insolente e sfacciato e un pugno di pirati in affanno per trovare il tesoro appartenuto al capitano Flint.

Al di là della rocambolesca recita teatrale diretta dal regista Enzo Musicò ed interpretata da Simon Edmonds, Eddie Roberts e Francesco Di Gennaro, lo spettacolo intende portare alla ribalta anche temi sempre attuali e aperti alla discussione, indipendentemente dall’età del pubblico in sala – in primis quello dell’eterno conflitto tra il bene e il male, così come tra verità ed inganno.

Ma non è tutto: al termine dello spettacolo, gli studenti avranno la possibilità di discuterne e di porre domande agli interpreti… Ovviamente in lingua inglese (e senza timore!)


L’atmosfera natalizia tra i mercatini artigianali allestiti negli avvolti

Dal 2 dicembre al 7 gennaio Faedo sarà il «paese del presepe»

Per il secondo anno sarà riproposto a Faedo, su iniziativa della Pro Loco, il più grande presepe del Trentino. Si tratta di una proposta creativa destinata a stupire i visitatori per la sua originalità, che è stata illustrata oggi a Trento nell’ambito della piattaforma di comunicazione Cultura Informa dal presidente Stefano Fontana. Sono intervenuti all’incontro con i giornalisti il sindaco di Faedo, Carlo Rossi; la vicesindaco, Viviana Brugnara; il direttore della Federazione delle Pro Loco, Ivo Povinelli, e il priore della Confraternita degli Stellari, Bruno Filippi.

Per oltre un mese – dal 2 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018 – non appena si entrerà nel cuore di Faedo ci si troverà immersi in un grande presepe composto da più di 70 statue a grandezza naturale raffiguranti persone intente a svolgere i lavori tipici della vita di un tempo. Passo dopo passo si potranno scoprire le varie scene allestite negli angoli più caratteristici del paese nascoste tra le stradine strette, i porti e i caratteristici ‘vòlti’ dove ancora si possono assaporare antichi sapori.

Dal falegname alle donne che lavorano la lana e che fanno il pane, dai bambini che giocano e ascoltano storie fino alla stalla ricreata in un antico avvolto destinato un tempo proprio al ricovero degli animali: tutti i personaggi contribuiranno ad animare il borgo al centro del quale, nella piazza, sarà rappresentata scena principale con la Sacra Famiglia in una piccola capanna. Di sicuro effetto e suggestione durante le ore notturne, il presepe sarà visitabile tutti i giorni, a qualsiasi ora, da sabato 2 dicembre a domenica 7 gennaio.

La magica rappresentazione culminerà la sera di venerdì 5 gennaio con la tradizionale ‘Canta della Stella’ in cui un lungo corteo di figuranti, con i Re Magi, farà tappa ad ogni scena intonando i canti natalizi di un tempo. In tardo pomeriggio il paese si spegnerà interamente per lasciarsi illuminare solamente dalle fiaccole sistemate lungo le strette vie dell’antico borgo. Al di là del profondo significato religioso simboleggiato, la processione rappresenta senz’altro un’occasione speciale per assaporare questa tradizione popolare tra canti, musica, cultura e gastronomia.

La novità di quest’anno è rappresentata dal ‘Mercatino della Stella’, un mercatino artigianale allestito tra le varie scene del presepe, all’interno di antiche cantine e stalle, aperto durante tutti i fine settimana di dicembre, a partire da sabato 2 e fino alla vigilia di Natale, dalle ore 10 alle ore 18. Le proposte per i regali di Natale che si potranno trovare sono davvero molte e variegate: dall’oggettistica natalizia a piccole manifatture e sculture in legno, fino ai classici oggetti in feltro e bigiotteria – e il tutto rigorosamente fatto a mano.

Nel ‘paese del presepe’ non mancheranno momenti dedicati ai più piccoli. Si inizierà sabato 2 dicembre con un incontro dedicato alle letture ad alta voce, proposto dalle volontarie del progetto provinciale “Nati per leggere”. Domenica 3 dicembre sarà proposto un laboratorio da parte del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina per la realizzazione di biglietti natalizi e domenica 10 dicembre andrà in scena uno spettacolo teatrale di burattini a cura di Luciano Gottardi. Nei pomeriggi di venerdì 8, domenica 24 e martedì 26 dicembre, saranno invece proiettati cartoni animati per bambini.

Ma il ricco programma previsto non si ferma qui. Per scoprire tutte le attività previste, visita il sito ‘Vivere a Faedo o la pagina Facebook della Pro Loco di Faedo.


La magia del metateatro pirandelliano riletta da Bernardi

Dopo il debutto in prima nazionale giovedì 9 novembre a Bolzano, l’opera pirandelliana Questa sera si recita a soggetto diretta da Bernardi approda al Teatro Sociale di Trento. Lo spettacolo ambientato sulle scene di Gisbert Jaekel vedrà in scena una nutrita e variegata compagine guidata da Patrizia Milani e Carlo Simoni.

In un anno cruciale della storia mondiale, il 1929, un Pirandello da poco nominato Accademico da Benito Mussolini guarda da lontano la sua Sicilia, forse ripensando all’esperienza capocomicale in seno al Teatro d’Arte appena conclusasi.

Il fallimento di un’impresa ambiziosa come quella di creare una compagnia teatrale, tuttavia, non rappresenterà una battuta d’arresto nella carriera di un artista destinato anzi ad essere celebrato come i più eccentrici e significativi portavoce dell’arte drammaturgica italiana del Novecento.

Questa sera si recita a soggetto, apice e coronamento della cosiddetta trilogia del “teatro nel teatro” inaugurata nel 1921 con l’altrettanto celebre titolo Sei personaggi in cerca d’autore è forse la più compiuta, dal punto di vista della riflessione sul teatro, delle tre opere che ne fanno parte.

La piéce teatrale, indubbiamente complessa ed innovativa, porta sul palcoscenico il collerico conflitto tra il megalomane regista Hinkfuss e il suo entourage di attori, costretto a “recitare a soggetto”, cioè ad improvvisare sulla base di uno scarno canovaccio di torbida gelosia siciliana.

In una «prepotente dialettica di suoni, di luci, di colori, di passioni elementari» gli attori, poco disposti a sottostare ai capricci e ai vezzi del loro eccentrico mentore, si ribelleranno sbagliando volontariamente le battute ed inventando scene non previste, fino a cacciare lo stesso regista per continuare la recita da soli – e con risultati sorprendenti: un epilogo definito dallo stesso Bernardi come «il trionfo della magia del teatro, nel momento stesso in cui si fa davanti a noi spettatori».

L’ammutinamento della compagnia, con la cacciata del regista dal teatro e la tensione assoluta che ne consegue viene descritta nelle note di regia come «una scena strepitosa» e «altamente drammatica», un vero e proprio momento catartico che inizialmente spaventerà perfino gli attori stessi, rimasti senza la propria ‘parte’ su un palcoscenico ormai vuoto e buio. S’infrange così, tra il vociferare confuso della platea, l’impercettibile barriera che separa la messa in scena dal pubblico in sala: crolla la fiction per lasciare spazio alla vera natura della creazione teatrale.

Il labile eppure significativo legame tra realtà e rappresentazione, spesso dato per scontato, verrà portato allo scoperto per poi essere ribaltato in sala in un «un capolavoro di caos organizzato» dove gli attori interpreteranno non solo il rispettivo ruolo in quanto personaggi fittizi, ma si mescoleranno anche tra gli spettatori in platea, a volte dialogando – con toni più o meno concitati – con i propri colleghi sul palco, altre volte giocando la parte del pubblico impertinente e pronto a giudicare l’operato della compagine teatrale. Parafrasando Lucio Lugnani (1977), Pirandello costringe, per così dire, il pubblico allo «shock di uno spettacolo in cui senza tregua si discute di come fare lo spettacolo mentre lo si fa».

Con quest’opera Pirandello (e perché no, lo stesso Bernardi) ci conduce a quella che è la sua peculiare concezione del teatro, un mondo in cui la performance drammaturgica non è che una delle infinite realizzazioni possibili da portare sul palcoscenico.

La commedia è, per definizione stessa dell’autore che la scrisse, una «commedia da fare», un’opera non compiuta, inconclusa, aperta, in cui sono gli stessi attori a dare vita e corpo ai personaggi, intrappolati in un copione altrimenti destinato a rimanere sempre uguale e fine a se stesso.

Descrivere Questa sera si recita a soggetto come un’opera meta-teatrale inserita nel più ampio dibattito europeo dell’epoca sulla funzione del teatro sarebbe tuttavia riduttivo, soprattutto per la naturale capacità di questo spettacolo di evocare immagini suggestive grazie anche ad un uso sapiente dell’allestimento scenico, tra sipari che si aprono e chiudono per lasciar spazio a cornici di Cabaret, campi d’aviazione e spazi vuoti in attesa di essere sfruttati da un’arte poietica qual è la drammaturgia.

Vedere questa commedia sarà perciò un po’ come assistere di nascosto – o meglio, partecipare – ad una prova teatrale, ma con un enorme vantaggio: quello di poter godere dell’astuzia drammaturgica firmata da un autore Premio Nobel per la letteratura quale Pirandello e di condividere con lui, a distanza di decenni, una riflessione critica ed introspettiva sul proprio lavoro creativo.

Come di consueto, la rappresentazione di Questa sera si recita a soggetto sarà accompagnata nel pomeriggio di venerdì 17 novembre alle ore 17.30 presso lo Spazio Ridotto del Teatro Sociale, dal «Foyer della prosa», incontro di approfondimento critico che il Centro Servizi Culturali S. Chiara propone in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. Alla discussione saranno presenti il docente Massimo Rizzante e la compagnia.


Pergine Spettacolo Aperto cerca progetti artistici sullo spazio urbano

Aperte le iscrizioni ad «Open//creazione contemporanea 2018»

Sarà lo spazio urbano il centro dell’interesse del nuovo bando OPEN//CREAZIONE CONTEMPORANEA 2018, promosso da Pergine Spettacolo Aperto e rivolto ad artisti di tutto il territorio nazionale che operano nell’ambito della creazione contemporanea.

Il bando, alla sua settima edizione, rappresenta per il Festival di Pergine l’inizio di una nuova fase caratterizzata da una visione legata al territorio di appartenenza e in dialogo con gli spazi della città. Saranno infatti ammessi alla selezione i progetti che sviluppano un dialogo con gli spazi urbani e i cittadini di Pergine Valsugana, in una valorizzazione dei luoghi e della sfera pubblica.

«La scelta di orientare il bando OPEN//CREAZIONE CONTEMPORANEA 2018 sull’utilizzo dello spazio urbano – sottolinea la direttrice artistica Carla Esperanza Tommasinisi inserisce perfettamente nella nuova prospettiva che caratterizzerà il Festival per i prossimi anni: desideriamo un Festival diffuso, in stretta relazione con la città e i cittadini».

Particolare attenzione verrà data a quei progetti capaci di immaginare, reinventare, esplorare la dimensione pubblica, attraverso creazioni che trasformino temporaneamente gli spazi e le relazioni che li attraversano.

OPEN//CREAZIONE CONTEMPORANEA 2018 sosterrà installazioni artistiche e architettoniche, performance e progetti audio-visuali che ridefiniscano o riutilizzino spazi della città, ma anche progetti partecipativi che coinvolgano la cittadinanza, affinché il pubblico possa (ri)trovare un legame con il territorio, con le sue narrazioni, le sue rappresentazioni, i suoi sogni.

Il bando, che sosterrà i progetti sia nei costi di realizzazione che con un compenso artistico, è dedicato ad artisti singoli, collettivi e compagnie provenienti da tutta Italia, ma verrà finanziato almeno un progetto firmato da un artista (o gruppo di artisti) residente in Trentino Alto Adige. Tutti i progetti finanziati saranno inseriti nel programma del prossimo Festival che si terrà nella prima metà del mese di luglio 2018.

I progetti saranno valutati da una specifica commissione composta da Fabio Biondi (L’Arboreto Teatro Dimora, Mondaino), Valentina Kastlunger e Valentina Picariello (Zona K, Milano), Emanuele Masi (Bolzano Danza), Chiara Organitini (Terni Festival) e Carla Esperanza Tommasini (Pergine Festival).

Per partecipare c’è tempo fino alla mezzanotte del 12 dicembre 2017 prossimo; per informazioni dettagliate sul bando si rimanda direttamente al sito di Pergine Spettacolo Aperto.


Una domenica per i più piccoli, tra musica e animazione video

Da oltre 15 anni il Centro Servizi Culturali Santa Chiara mette in campo progetti pensati per facilitare l’accesso al teatro di nuovi utenti, dai piccolissimi agli adulti: è in questo quadro che si inseriscono le due proposte del weekend dedicate ai più piccoli, quella de «Il magico Zecchino d’Oro» a Trento e il «Laborigeno» al Melotti di Rovereto.

Il Caffè della Peppina, Volevo un gatto nero oppure Quel bulletto del carciofo. Chi di noi, almeno una volta, non ha sentito e cantato queste canzoni? E quale occasione migliore per ascoltarle di nuovo – assieme ai propri figli – se non con lo spettacolo «Il magico Zecchino d’Oro» offerto dal Centro Servizi Culturali Santa Chiara?

Per i suoi primi sessant’anni, domenica 5 novembre alle ore 16.00 presso il l’auditorium Santa Chiara di Trento, lo Zecchino d’Oro si farà un regalo di compleanno speciale: un musical che intende ricordare l’ormai lungo percorso della celebre kermesse televisiva, inserendo in una trama completamente originale, quale colonna sonora, alcune delle canzoni che hanno segnato la storia del concorso.

Lo spettacolo avrà per protagonista Alice, una bambina dalla spiccata fantasia, che grazie ad uno zecchino d’oro dai magici poteri arrivato direttamente dalla luna, avrà la possibilità di incontrare, tra colpi di scena e rocambolesche avventure, alcuni dei personaggi più famosi dello “Zecchino”: dal Katalicammello, al Carciofo bulletto, dalla Peppina con il suo famoso caffè all‘Orangotango.

Il team creativo è una conferma per le produzioni musical di Fondazione Aida. Le scenografie di Andrea Coppi, i costumi e gli oggetti di scena di Antonia Munaretti con Nadia Simeonova, le coreografie curate da Elisa Cipriani e Luca Condello ballerini solisti del Corpo di ballo dell’Arena di Verona, gli arrangiamenti musicali a firma di Patrizio Maria D’Artista, giovane compositore e arrangiatore di colonne sonore per cinema e teatro.

All’Auditorium Melotti di Rovereto invece, alle ore 16.30, piccoli registi e registe si metteranno all’opera per creare un film di animazione attraverso la costruzione di marionette di cartone che verranno successivamente animate con la tecnica dello stop motion (o passo uno). Utilizzando forbici, carta e cartoncini, collage, un computer, un registratore audio e una webcam, daranno vita a un vero e proprio “cartone animato” collettivo: un’occasione per esprimere abilità creative individuali, sperimentare il lavoro di gruppo e conoscere le tecniche alla base del cinema.

Tutto questo grazie a «Laborigeno» uno degli appuntamenti inseriti nel ciclo di laboratori didattici «Il gioco del cinema». Ogni prima domenica del mese, a partire da novembre, i laboratori daranno modo ai partecipanti di scoprire i segreti e i trucchi del cinema, aiutandoli a cimentarsi con le tecniche dell’animazione e del montaggio per realizzare il loro primo cortometraggio.

Dopo Matteo Ninni, il 3 dicembre sarà invece la volta di Michela Facchinetti di Kiwilab che aiuterà i partecipanti al laboratorio a creare piccole situazioni e storie con protagonisti bambini e ragazzi, “animati” frame by frame.


«Il senso della vita di Emma» in scena al Teatro Cuminetti dal 31 ottobre al 12 novembre

Il successo di Fausto Paravidino apre la stagione di Grande Prosa

Ci ha pensato Paravidino con il romanzo teatrale «Il senso della vita di Emma» ad inaugurare la stagione di Grande Prosa del Centro Servizi Culturali Santa Chiara per l’anno 2017-2018. La pièce, che ha debuttato in prima assoluta martedì sera al Teatro Cuminetti di Trento, sarà riproposta nel capoluogo fino al 12 novembre, per poi toccare le altre piazze trentine e bolzanine.

Nasce e si struttura in un continuo rincorrersi tra memoria e presente la nuova creazione artistica di Fausto Paravidino, per la prima volta in Stagione a Trento in veste di drammaturgo con una commedia scritta per il Teatro Stabile di Bolzano. Da sempre attento osservatore delle dinamiche sociali, politiche ed economiche di un’Italia allo sbando, il drammaturgo dipinge ne «Il senso della vita di Emma» un eterogeneo cosmo di personaggi solidi – eppure così umani – nelle loro fragilità, speranze, illusioni e consapevolezze.

«Siamo all’opening di una galleria, tra i quadri c’è il ritratto di una donna: Emma. Di lei conosciamo solo la sua faccia dipinta. Quanto dobbiamo sapere del soggetto per apprezzare l’opera?». Si apre così la biografia di Emma, raccontata ed esperita dalle persone che le hanno sempre gravitano attorno, anche prima della sua nascita: l’archetipo della famiglia degli anni’60 – da quando i genitori di Emma si conobbero ad una fiera – fino ai giorni nostri. Si susseguono le parole della madre, del padre, del fratello e della sorella così pure degli amici dei genitori, del parroco e di una vicina: ma in questo fitto groviglio di ricordi, aneddoti e rivendicazioni Emma non sembra comparire.

All’interno di questo affresco che si dipana per oltre quattro decenni, quelli in cui è nata e cresciuta la cosiddetta Generazione X, «Emma non parla, perché Emma è scomparsa. Emma è scomparsa volontariamente e le persone della vita di Emma si chiedono perché Emma abbia fatto come sua madre quando era incinta di lei». La sua assenza si offre come motore della vicenda, permettendo al registra di portare in scena il mondo di tanti giovani costretti, come Emma, a diventare adulti troppo in fretta (o a non diventarlo mai).

Emma non parla, e quando lo fa viene fraintesa o non capita affatto. D’altronde, come in quest’opera, ci hanno sempre pensato gli altri a parlare ed agire per lei, senza preoccuparsi della sua opinione. Emma non parla, e quando lo fa non la spaventa affatto l’idea di dar voce alla realtà dei fatti che invece, a questi tanti “altri” che le gravitano attorno, fa comodo accantonare. Sarà solamente la sua scomparsa a spingere genitori, fratelli e sorelle, amici a guardarsi dentro per intraprendere un faticoso – ma inevitabilmente necessario – percorso di crescita ed espiazione. Il vuoto da lei lasciato, scena dopo scena, verrà riempito da nuove consapevolezze: si parlerà di scelte, di colpe ed errori che sproneranno i protagonisti ad accettare la realtà e, così facendo, a rendere sempre più chiari i motivi della sua fuga.

Il piccolo paese affollato dal quale prende piede la vicenda si trasforma così agli occhi del pubblico in privilegiato specchio di oltre quarant’anni di disordini e innovazioni di carattere politico, artistico ed ecologico: dinamiche che senza dubbio s’intrecciano, condizionano e inevitabilmente vincolano le storie di vita delle famiglie e in primis dei loro membri in continuo divenire. Il prodotto finale non può che risultare un affascinante collage di quotidianità semplici e “vere”, magistralmente raccontato da Paravidino e dal suo entourage coniugando un’ironia sagace con un gusto disincantato eppure fulminante, che non a caso hanno fatto guadagnare al regista il fortunato epiteto di “Woody Allen italiano”.

A fianco di Paravidino – nel duplice ruolo di regista ed interprete – calcano il palco anche Iris Fusetti, Eva Cambiale, Jacopo Maria Bicocchi Angelica Leo, accompagnati da otto attori della Compagnia Regionale, l’iniziativa triennale del Teatro Stabile di Bolzano, del Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento e del Coordinamento Teatrale Trentino volta a valorizzare e perfezionare le risorse artistiche del Trentino-Alto Adige. Gli otto attori nato o residenti in regione selezionati per interpretare lo spettacolo sono, in ordine alfabetico, Gianluca Bazzoli, Giuliano Comin, Giacomo Dossi, Marianna Folli, Veronika Lochmann, Emilia Piz, Sara Rosa Losilla, Maria Giulia Scarcella.

L’auspicio è quello di eguagliare (se non addirittura superare) il successo riscosso nel corso del primo anno, quando gli attori e le attrici della Compagnia – nati o residenti in regione – si sono cimentati con la messa in scena de «La Cucina» di Arnold Wesker, spettacolo diretto dal regista Marco Bernardi.

«Il senso della vita di Emma» sarà in scena al Teatro Cuminetti da martedì 31 ottobre fino a domenica 12 novembre alle ore 20.30, mentre la domenica, come di consueto, la recita sarà anticipata in orario pomeridiano, alle 16.00. A seguito delle recite trentine e quelle bolzanine (in calendario dal 16 novembre al 3 dicembre), lo spettacolo proseguirà la sua tournée nazionale con le date di Torino, Cesena e Genova.

Anche quest’anno il Dipartimento di Lettere e Filosofia di UniTrento collabora con il Centro Servizi Culturali S. Chiara per la realizzazione dei «Foyer della Prosa», un ciclo di incontri di approfondimento con la partecipazione delle compagnie coinvolte nel cartellone di Grande Prosa della stagione teatrale 2017-2018. Il primo appuntamento è previsto per venerdì 3 novembre alle ore 17.30 presso lo Spazio Ridotto del Teatro Sociale, occasione in cui, oltre alla compagine teatrale, interverranno in qualità di relatori anche alcuni docenti dell’Università.

a cura di Arianna Conci


Accessibilità, inclusione, coinvolgimento: «Pergine Spettacolo Aperto» lancia la sfida della riflessione sul pubblico.

Cosa significa accessibilità per una programmazione culturale? Cosa si intende per inclusione? Come dare spazio alla partecipazione e al coinvolgimento di diversi pubblici? Come creare ambienti ed esperienze culturali accoglienti per le diverse tipologie di pubblico? Saranno questi i temi al centro dell’incontro di formazione sullo sviluppo del pubblico (audience development), organizzato da Pergine Spettacolo Aperto in collaborazione con il Museo Diocesano Tridentino, per rispondere alla crescente necessità di numerosi organizzatori di considerare i processi culturali in un’ottica partecipata, considerando l’arte un vero e proprio strumento di crescita personale, collettiva e sociale.

L’incontro dal titolo «Partecipazione nell’esperienza culturale: dialogo tra accessibilità, inclusione e coinvolgimento» è dedicato a operatori e manager culturali (musei, gallerie, festival, teatri) e a chiunque abbia un interesse nella creazione di un processo culturale inclusivo e si terrà durante l’intera giornata di venerdì 27 ottobre, dalle ore 9.00 alle 17.00, presso la Sala degli Arazzi del Museo Diocesano Tridentino, in piazza Duomo a Trento.

La giornata si inserisce nel più ampio progetto europeo «A manual on work and happiness», nato dalla collaborazione tra sei diverse realtà – Artemrede, le municipalità di Alcobaça e Montijo sue associate (Portogallo), Pergine Spettacolo Aperto, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino (Italia) e il teatro municipale e regionale di Patrasso (Grecia) – e cofinanziato dal programma Europa creativa dell’Unione Europea.

Grazie agli interventi di esperti, alla narrazione di buone prassi, all’approfondimento delle teorie e delle pratiche attive nel panorama nazionale e internazionale, ci si concentrerà sul significato della qualità dell’esperienza culturale in relazione alle diverse tipologie di pubblico, considerando differenti bisogni, abilità, aspettative ed interessi.

L’incontro ha infatti l’obiettivo di fornire ai rappresentanti delle varie realtà culturali nuovi strumenti per orientarsi verso approcci innovativi legati all’accessibilità per spettatori con diversa abilità (motoria, visiva, uditiva e intellettuale) ma anche al coinvolgimento di non-pubblici, ossia persone che considerano la fruizione culturale come eccezione piuttosto che come consuetudine, garantendo loro contesti accoglienti ed esperienze gratificanti.

La mattinata inizierà con l’intervento del direttore esecutivo di Arts & Disability Ireland, Pádraig Naughton, che approfondirà l’importanza dell’accessibilità dell’arte a persone con diverse abilità, ma soprattutto quali azioni mettere in campo per coinvolgerle.

Seguiranno due casi studio: Pergine Spettacolo Aperto, festival che da qualche anno si è reso “accessibile” attraverso un trasporto gratuito, la mappatura delle strutture utilizzate per gli spettacoli e il servizio di interpretariato nella lingua dei segni; e Cooperativa HandiCREA, impegnata nel progetto «marchio Open», certificazione nata per garantire uno standard di accessibilità delle strutture, degli eventi e dei territori, relativo all’eliminazione delle barriere architettoniche, ma anche agli aspetti qualitativi dell’organizzazione nel suo complesso.

Il pomeriggio sarà invece dedicato al tema del coinvolgimento, con interventi di Festival Oriente/Occidente, da anni impegnato in progetti come «Moving Beyond Inclusion», che offre opportunità per sviluppare le capacità, le competenze e la partecipazione del pubblico nel settore professionale della danza inclusiva con artisti abili e con disabilità; del Museo Diocesano Tridentino, che porta avanti un progetto di ascolto attivo dei visitatori; di La Guarimba, festival calabrese che promuove il cinema come strumento di inclusione sociale.

La partecipazione all’incontro è libera e gratuita. L’iscrizione è obbligatoria a info@perginefestival.it


Al via il ventennale del Religion Today Filmfestival

I vent’anni che hanno cambiato il mondo

Dopo il successo degli appuntamenti di “Aspettando il festival”, si inaugura domani, venerdì 13 ottobre, la ventesima edizione del Religion Today Filmfestival, che per dieci giorni riempirà il Teatro San Marco – e non solo – con cinema, musica, teatro e conferenze a guidare la riflessione attraverso la complessità di questi ultimi venti anni.

Si inizia il pomeriggio di venerdì alle ore 15.00 presso la Sala Belli del Palazzo della Provincia autonoma di Trento con l’incontro Media e immigrazione, cosa è cambiato con la “Carta di Roma”, appuntamento organizzato in collaborazione con Cinformi, Centro informativo per l’immigrazione della Provincia autonoma di Trento. Sarà Paola Barretta, redattrice per l’Associazione Carta di Roma dello studio annuale sulla rappresentazione del fenomeno migratorio, a ripercorrere gli ultimi due decenni del rapporto fra media e immigrazione.

L’analisi si concentrerà soprattutto sui cambiamenti avvenuti dopo la stesura del protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. L’intervento sarà affiancato da uno sguardo sull’evoluzione del fenomeno migratorio in Italia a cura di Serena Piovesan, sociologa dell’area studi e ricerche del Cinformi.

I contenuti dell’incontro saranno ripresi in serata, alle 20.45 al Teatro San Marco, dove sarà in scena lo spettacolo Questo è il mio nome, a cura del Teatro dell’Orsa di Reggio Emilia, che con questo titolo comunica fortemente la rivendicazione del diritto di essere chiamati, di chiamarsi, di essere persone. Lo spettacolo, nato da un progetto Sprar di Reggio Emilia, è una finestra aperta su storie che troppo spesso rimangono invisibili: da Senegal, Costa d’Avorio, Guinea, Mali, Nigeria, Gambia, sul palco si srotolano le orme di Odissei in viaggio. In scena Ogochukwu Aninye, Djibril Cheickna Dembélé, Ousmane Coulibaly, Ezekiel Ebhodaghe, Lamin Singhateh, richiedenti asilo e rifugiati ospitati a Reggio Emilia, alla guida la regia di Monica Morini e Bernardino Bonzani.

Il tema delle migrazioni e la presenza sul palco di artisti – attori e musicisti – rifugiati politici e richiedenti asilo, ritornerà anche in chiusura del Festival, con un senso di circolarità, ma con una scelta artistica che vuole rappresentare una vera presa di posizione nella considerazione del tema delle migrazioni uno dei cruciali snodi di questi ultimi anni e che si può affrontare, oltre che con politiche adeguate, mettendosi in ascolto di chi la migrazione la vive.

Venerdì alle 17.00 presso il Seminario Maggiore in via S.Croce, un momento di recupero delle origini di Religion Today:  a venti anni dalla nascita del festival, un incontro con alcuni dei fondatori e amici di lunga data. Con: Jerry Kuhel, storico produttore della BBC (UK), Gilli Mendel, già direttrice degli eventi della Cineteca di Gerusalemme (Israele), Mons. Mussiè Gebreghiorghis, Vescovo di Endibir (Etiopia) e Lia Beltrami Giovanazzi, che parlerà del suo nuovo libro Libertà, Incontro, Avventura (Edizioni Il Faro).

Sabato 14 invece l’attenzione si sposta sul tema donne e relazioni di genere con la presentazione del progetto Dalla Parte di Eva promosso dalla Fondazione Bruno Kessler con la collaborazione del Centro per la Cooperazione Internazionale e del Religion Today Filmfestival e il sostegno dell’Assessorato alle pari opportunità della Provincia autonoma di Trento.

Il progetto ha rappresentato, grazie alla partecipazione di donne appartenenti alle varie comunità religiose, un’occasione di riflessione e di dialogo sulle relazioni di genere, le pari opportunità e sui ruoli e l’immagine delle donne nello spazio pubblico e nelle diverse comunità di fede. L’esperienza condivisa di un denso workshop primaverile si è inoltre concretizzata in un “manifesto video” ideato e realizzato dalle partecipanti e che verrà presentato sabato mattina, alle ore 10.30 presso la sede l’Aula grande della Fondazione Bruno Kessler, in via S.Croce 77.

A seguire, l’intervento di Sarah Hejazi, ricercatrice del Centro per le scienze religiose di FBK, che si concentrerà sull’analisi della complessa realtà musulmana, a partire dal trauma dell’11 settembre 2001 come turning point nella costruzione di una identità musulmana pubblica e mediatica determinata da molteplici fattori: la nascita della polemica sul velo; il recupero e la messa in discussione in ambito accademico delle categorie saidiane quali arretratezza/modernità; la riflessione sul concetto di scontro di civiltà, che si gioca anche sul corpo della donna.

Da sabato, inoltre, spazio al cinema, con l’inizio delle proiezioni dei film in concorso. Al Teatro San Marco, a partire dalle 15.30, Mary Mother, cortometraggio sulla guerra in Afghanistan e Liberami, documentario vincitore del premio Orizzonti alla Mostra internazionale del Cinema di Venezia 2016, che racconta le vicende di un ricercato esorcista siciliano.

LIBERAMI, Federica Di Giacomo, Italia 2016, doc 89’ – Padre Cataldo è tra gli esorcisti più ricercati in Sicilia e non solo. A lui si rivolge chi cerca la cura ad un disagio che non trova altrove risposte né etichette. A tratti inquietante, a tratti esilarante, un film sul ritorno dell’esorcismo nel mondo di oggi. Il nostro mondo.

Atteso ospite sarà David Riondino che presenterà il suo film Il Papa in versi, che – attraverso l’estemporaneità della poesia – racconta la storica visita del papa a Cuba.

Il film è in programma nel pomeriggio di sabato, alle 17.45. Riondino sarà anche tra i protagonisti della serata, quando sul palco insieme alla direttrice artistica del Festival, Katia Malatesta, e il presidente del CNCA, Vincenzo Passerini, si aprirà una riflessione sulle grandi sfide degli ultimi venti anni tra cinema, comunità e solidarietà. La serata è inserita nel quadro della Settimana dell’Accoglienza.

 


Aspettando il 20° Religion Today Filmfestival

Il Cardinal Martini attraverso gli occhi di Ermanno Olmi

«Ricca e poliedrica, affascinante e complessa è stata la personalità di Martini. Al punto che, nel momento in cui ci si accinge a scriverne, si resta come travolti e quasi paralizzati da una quantità di suggestioni e di ricordi, di idee e di interpretazioni della sua figura. Molte cose sono già state dette sulla straordinaria luminosità del suo episcopato. Ma persino gli interventi che meglio colgono nel segno risultano sempre parziali e riduttivi».

Così inizia l’articolo pubblicato dalla rivista SeFeR, dopo la morte del Cardinal Martini, da Monsignor Gianfranco Bottoni, già responsabile per l’ecumenismo e il dialogo dell’Arcidiocesi di Milano e stretto collaboratore dell’Arcivescovo. Un incipit eloquente che bene descrive l’impossibilità di confinare una figura come quella di Martini all’interno di definizioni troppo restrittive.

E proprio al cardinale Carlo Maria Martini, oggi mercoledì 11 ottobre, sarà dedicato il doppio appuntamento organizzato nell’ambito del programma «Aspettando il Festival», a due giorni dall’apertura ufficiale del 20° Religion Today Filmfestival.

La giornata su Martini «profeta di speranza», ideata e realizzata in collaborazione con la Fondazione S. Ignazio, con la partecipazione degli Amici di Villa S. Ignazio e della Diaconia della fede, si inserisce inoltre tra le significative intersezioni del Festival con il ricco calendario della Settimana dell’Accoglienza, nello spirito del comune impegno per i valori del dialogo e dell’incontro.

Si inizia alle 17.45, presso la Sala Conferenze di Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, in via Calepina, con una tavola rotonda su Martini uomo del dialogo, attivo in prima persona nell’incontro fra culture e religioni, significativa figura della Chiesa Cattolica ma anche della società italiana del suo tempo, tanto da rappresentare un punto di riferimento sia per i credenti che per i non credenti. Parteciperanno Monsignor Gianfranco Bottoni, già collaboratore di Martini, e Marco Garzonio, profondo conoscitore della figura del cardinale, che come giornalista ha seguito fin dagli inizi la sua opera alla guida della diocesi milanese.

Una scena del film «Vedete, sono uno di voi», lo straordinario documentario diretto da Ermanno Olmi e co-sceneggiato da Marco Garzonio.

Alle 20.45, presso il Teatro S. Marco, seguirà la proiezione di  «Vedete, sono uno di voi», lo straordinario documentario diretto da Ermanno Olmi e co-sceneggiato dallo stesso Marco Garzonio, che in sala restituirà l’esperienza della collaborazione con un grande maestro del cinema italiano che nel rendere omaggio al pastore, al biblista, all’intellettuale Martini ha anche riletto la storia della società italiana e della chiesa, identificandosi profondamente nelle opere e nelle parole del vescovo della sua città.

Sullo sfondo la cronaca del dopoguerra, del boom economico, del terrorismo, della crisi del lavoro; in primo piano la figura del Cardinal Martini che ha saputo interpretare eventi anche drammatici, dando risposta agli smarrimenti della gente e facendosi promotore di una chiesa del Vangelo e non dei dogmi.


Presentato il cartellone delle rassegne «Anch’io a Teatro con mamma e papà» e «Scappo a Teatro»

Pensieri, parole e tanta musica nel «Teatro Ragazzi» del Centro S. Chiara

Il Centro Servizi Culturali S. Chiara rinnova il proprio impegno nella programmazione riservata a bambini e ragazzi e alle loro famiglie con i quindici spettacoli delle due rassegne di ormai consolidata tradizione «Anch’io a Teatro con mamma e papà» e «Scappo a Teatro».

Il protagonista della rassegna teatrale riservata ai più piccoli, «Anch’io a Teatro con mamma e papà», sarà quest’anno la musica, un linguaggio universale che, come sottolineato dalla consulente artistica Giovanna Palmieri «a volte può assumere un ruolo determinante, sia per la narrazione che per la trasmissione dei contenuti. E i bambini, con le loro particolari “antenne”, ne sono i primi, attenti fruitori.»

Ad aprire l’offerta teatrale sarà infatti lo spettacolo canoro del conosciutissimo coro de Lo Zecchino d’Oro, seguito da Le nuove avventure dei musicamenti di Brema e la Regina delle nevi, reinterpretata come una piccola operina rock. Non mancheranno poi storie e racconti dove l’amicizia e gli affetti saranno raccontati con delicatezza e poesia, lasciando spazio anche a qualche piccola sorpresa: dalla bizzarra oca che si è rifatta il becco al gatto che si è perduto, fino ad un paese senza parole, accompagnati da personaggi ben noti ai bambini di ieri e di oggi come Robinson Crusoe e Vassilissa con la sua magica bambola.

A completare il tabellone teatrale per ragazzi, la stagione «Scappo a Teatro» vedrà intensificarsi nell’edizione 2017/2018 l’intreccio tra la visione degli spettacoli e veri e propri momenti formativi che punteranno a coinvolgere i ragazzi e i loro insegnanti.

La proposta, ha spiegato Francesco Nardelli, porrà particolare attenzione non solo all’apprendimento linguistico «ma anche alle tematiche proprie dell’età adolescenziale nella prospettiva di contribuire alla costruzione – affiancando in questo le istituzioni scolastiche – del cittadino di domani.»

«Come infatti è stato concepito da una recente circolare ministeriale e dal protocollo d’intesa siglato fra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – spiega Giovanna Palmieriil teatro nella scuola assume un ruolo non più collaterale o parallelo al programma scolastico, ma è riconosciuto come vera e propria disciplina inserita nel percorso curricolare. Per questo motivo il Centro Servizi Culturali S. Chiara, nel programmare la stagione rivolta alle scuole, ha cercato di coniugare le direttive ministeriali con le esigenze e le domande della scuola trentina.»

La rassegna proseguirà su due binari distinti ma fortemente intrecciati. Da una parte il teatro come strumento di stimolo e approccio alle lingue straniere – con particolare riferimento a quella inglese e tedesca – una proposta che lo lo scorso anno ha ottenuto un importante consenso; dall’altra parte il teatro come strumento di confronto e approfondimento di tematiche sociali trasversali a tutte le materie scolastiche: l’emigrazione come “luogo che si lascia e luogo che si trova”, il tema del diverso nella sua accezione più ampia e, infine, la tematica dell’educazione alla relazione tra maschile e femminile con un una particolare attenzione alla prevenzione alla violenza.

 


Un nuovo modo di fare memoria con Promemoria_Auschwitz.EU

Parte anche quest’anno Promemoria_Auschwitz.EU, il viaggio della memoria che darà la possibilità a più di trecento giovani altoatesini, trentini e tirolesi dai 17 ai 25 anni compiuti, di visitare il ghetto ebraico di Cracovia e i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.

Nei mesi di novembre, dicembre e gennaio è previsto il percorso formativo, mentre tra l’1 e il 7 febbraio 2018 il viaggio in treno in Polonia. Per quanto riguarda il Trentino, le preiscrizioni sono aperte dal 2 ottobre fino alle ore 16.00 del 31 ottobre 2017.

Il progetto parte dagli innumerevoli spunti che la nostra storia e memoria locali ci offrono per tracciare un percorso di formazione all’interno della nostra Regione. Il Trentino Alto Adige-Südtirol fu infatti durante la prima metà del secolo scorso un crocevia di storie di cui il nostro territorio porta ancora tracce importanti. Rimane tuttavia fondamentale abbracciare un orizzonte più ampio, ed è per questo che una delle tappe del percorso formativo sul ‘900 sarà proprio Cracovia.

Il progetto è finanziato dalla Provincia autonoma di Trento e di Bolzano e curato da Deina Trentino e Deina Alto Adige Südtirol, mentre la sua realizzazione è stata possibile grazie al prezioso contributo di Arciragazzi di Bolzano, Arbeitsgemeinschaft der Jugenddienste e Arci del Trentino, con il patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.

Il progetto si apre con una fase iniziale – vera e propria ossatura del percorso di formazione – scandita da quattro incontri tra novembre 2017 e gennaio 2018, ai quali si sommeranno due momenti di attività sul territorio: la visita al campo di concentramento di Bolzano e alla sinagoga di Merano il 14 gennaio 2018 e il Memowalk a Trento il 27 gennaio 2018, in occasione della Giornata della Memoria.

Il percorso proseguirà poi dal 1 al 7 febbraio 2018 con il viaggio in treno verso la città di Cracovia, per concludersi poi con una fase finale articolata su tre momenti di restituzione: in ambito provinciale dal 3 al 4 marzo 2018, in ambito regionale presso le Gallerie di Piedicastello di Trento il 7 aprile 2018 e in occasione della Giornata della Liberazione organizzata da Arci del Trentino il 25 Aprile 2018.

Tutti i partecipanti saranno inoltre invitati a partecipare alla Giornata della Memoria e dell’Impegno il 21 marzo 2018, per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie assieme a Libera Trentino.

Relativamente ai criteri di ammissibilità delle candidature, per la Provincia autonoma di Trento il progetto Promemoria_Auschwitz.EU è aperto a 178 ragazze e ragazzi:

  • Residenti nella Provincia Autonoma di Trento;
  • Con un’età compresa fra i 17 e 25 anni (nati tra il 01/01/1992 e 31/12/2000);
  • Disponibili a partecipare a tutte le fasi del progetto;
  • Disponibili a contribuire con una quota di partecipazione di 130,00€ (di cui 10€ di quota sociale comprensiva di assicurazione e 120€ di contributo associativo) da versare secondo le modalità che verranno comunicate all’atto dell’iscrizione.;
  • Disponibili a presentare un elaborato motivazionale su cui sarà fatta la selezione dei partecipanti;
  • Che non abbiano già partecipato alle precedenti edizioni di Promemoria_Auschwitz.EU e/o Treno della memoria.

Per poter aderire al progetto Promemoria_Auschwitz.EU c’è tempo fino a martedì 31 ottobre 2017 alle 16:00: è sufficiente completare la procedura online di preiscrizione (esclusivamente dai siti www.deina.it  e www.arcideltrentino.it) e attendere la selezione dei 178 partecipanti e delle 50 riserve. Nei giorni che seguiranno la chiusura delle preiscrizioni sarà pubblicata online sui siti sopra indicati la graduatoria definitiva degli iscritti al progetto. Per confermare la partecipazione al progetto, i 178 selezionati verranno contattati dal proprio tutor e riceveranno una mail con tutti i documenti da compilare e consegnare obbligatoriamente al primo incontro.


Prima edizione di quello che diventerà un appuntamento fisso annuale

I “Laghi in festa” si incontrano a Molveno

Si aprirà il 29 settembre prossimo a Molveno la prima Festa dei Laghi, il festival dedicato alle località lacustri italiane. La tre giorni organizzata da Legambiente, Trentino Marketing, dal Comune di Molveno e dalla Provincia di Trento vedrà la partecipazione di numerosi amministratori locali di comuni lacustri italiani, accompagnati da esponenti del mondo imprenditoriale e associativo, che si confronteranno su due temi principali al centro dell’edizione di quest’anno: il turismo delle comunità ospitali e la mobilità sostenibile.

La kermesse prevede un calendario molto ricco con dibattiti, tavole rotonde, workshop, ma anche escursioni ed attività outdoor, visite organizzate e possibilità per i partecipanti di sperimentare le proposte turistiche della cittadina trentina: dal volo in parapendio al tour in dragonboat, dalle passeggiate a piedi alle discese in mountain bike sugli apposti tracciati.

«L’idea di istituire Laghi in Festa proprio a Molveno è nata perché, da alcuni anni, la località lacustre si posiziona al vertice della nostra classifica della Guida Blu con le Cinque Vele. Un esempio virtuoso, quello del Trentino, di buona gestione del territorio e di soluzioni avanzate nella gestione dei servizi per il turista – ha dichiarato Sebastiano Venneri, responsabile Turismo di Legambiente –. La festa vuole diventare un appuntamento fisso e annuale, durante il quale portare sul tavolo le migliori pratiche ed esperienze, ma anche problematiche comuni alle località lacustri e soluzioni adeguate».

Orgoglio è stato espresso dal Comune di Molveno e dall’Apt della Paganella attraverso la voce della sua presidente, Anna Donini: «Abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di Legambiente perché c’è la necessità di un momento di confronto fra territori che fronteggiano gli stessi problemi. Intendiamo dare continuità a Laghi in Festa, farne un appuntamento fisso che contribuisca ad innalzare la qualità della proposta turistica e dei servizi delle località lacustri italiane».

Un appuntamento che possa aumentare la qualità dell’offerta turistica trentina è il concetto espresso dall’assessore al turismo della Provincia autonoma di Trento, Michele Dallapiccola: «Il lato italiano delle Alpi non poteva non sposare una proposta che mette al centro il lago, elemento che ci caratterizza fortemente rispetto ai nostri concorrenti e che rappresenta una proposta importante per i nostri turisti. Costruire manifestazioni di elevato pregio che siano frutto di un ragionamento, e non di un’autocelebrazione, e che ricevano il riconoscimento da enti terzi, come Legambiente, non può non essere un grande onore e una occasione per mettere in mostra le nostre buone pratiche di valorizzazione della montagna».

Nel corso della tre giorni ci sarà spazio anche per un hackaton – una maratona informatica di ventiquattr’ore con premi in denaro per i primi classificati – che vedrà la partecipazione di numerosi professionisti i quali si cimenteranno nello sviluppo di progetti per la mobilità sostenibile in montagna, curata dall’Assessore agli enti locali e all’urbanistica della Provincia di Trento, Carlo Daldoss: «La maratona informatica sarà uno spazio dove professionisti, ci auspichiamo molti giovani, possano dare impulso a nuove idee che si possano poi tramutare in progetti veri e buone pratiche da esportare su tutto il nostro territorio».

 


Con il Religion Today Filmfestival un’occasione per rileggere la complessità del nostro presente

I vent’anni che hanno cambiato il mondo

L’11 settembre, le dimissioni di un papa, le religioni sui social network, le novità di papa Francesco, le sfide del dialogo e le contraddizioni della violenza, i movimenti dei popoli e la crescente pluralità religiosa.

Sono solo alcuni dei fenomeni e degli eventi che hanno segnato gli ultimi vent’anni e rivoluzionato il rapporto tra religioni e società, nel contesto della post-secolarizzazione e del ritorno del sacro. Fatti e processi che hanno trovato espressione nel cinema, esso pure oggetto di epocali trasformazioni.

Un’edizione che riassume venti anni. Venti anni in cui la piccola storia di Religion Today, nato a Trento come primo festival di cinema delle religioni espressamente votato a promuovere il dialogo tra le fedi, ha seguito il passo della grande storia, registrando i traumi, le inquietudini e gli slanci di una società in profondo mutamento. E sarà proprio “Venti anni che hanno cambiato il mondo” il titolo della ventesima edizione di Religion Today, che torna a Trento e in Trentino – con anteprime e appendici anche fuori provincia.

Questo ventesimo compleanno sarà perciò un’occasione per ripercorrere l’evoluzione di un festival che da sempre si interroga su come la religione possa diventare oggetto di espressione attraverso il medium cinematografico, a maggior ragione dopo il trauma dell’11 settembre e, con questo, la rinnovata urgenza di instaurare un dialogo interreligioso come unica via d’uscita dalla deriva dello “scontro di civiltà”. Il Religion Today Filmfestival imboccherà così un nuovo e stimolante “viaggio nelle differenze”, alla ricerca di vie e strumenti per orientarsi nella complessità dei fenomeni religiosi e delle loro rappresentazioni.

IL POTERE DELL’ORO ROSSO – Sotto il sole della Puglia, l’incontro-scontro tra un burbero contadino pugliese e un giovane bracciante.

Il programma del Festival darà ampio spazio al cinema – con la proposta mai così varia dei 41 film in concorso, tutti commentati in sala, e una selezione dei migliori film di questo ventennio – ma non solo: due saranno gli spettacoli dal vivo e numerosi i momenti di approfondimento per un’edizione che moltiplica i contatti e le presenze internazionali, con una conferenza dei direttori di festival di cinema spirituale e una tavola rotonda che mette in rete il Trentino e la Catalogna.

Le giurie del concorso cinematografico. Al concorso cinematografico, cuore della proposta del Festival, parteciperanno 41 film da 28 paesi del mondo, selezionati tra oltre 420 iscrizioni. In aggiunta ai premi che saranno assegnati dalla Giuria Internazionale, dalla Giuria SIGNIS (Associazione Cattolica Mondiale per la Comunicazione), dalla Giuria del coordinamento dei Filmfestival trentini CinemAMoRe e dalla Giuria interreligiosa di Arco, tra tutti i film ammessi al concorso saranno assegnati il premio “Nello spirito della pace” a cura del Forum Trentino per la Pace e i Diritti umani, il premio “Migrazioni e convivenza” espresso da Cinformi – Centro informativo per l’immigrazione della Provincia autonoma di Trento e il premio “Nuovi sguardi” della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale della Università Pontificia Salesiana; novità dell’edizione è inoltre il premio specializzato assegnato da una giuria espressa dal Conservatorio F.A. Bonporti di Trento.

Trento chiama Barcellona. Al pari di Trento, dove è nato Religion Today, Barcellona è sede della Mostra de Cinema Espiritual de Catalunya: iniziative che si inseriscono all’interno di contesti culturali e istituzionali particolarmente sensibili al tema della pluralità religiosa. Sono queste le premesse del doppio appuntamento internazionale in programma nell’ambito della 20° edizione del RTFF, in continuità con l’importante esperienza di network tra festival di cinema spirituale avviata a Barcellona dall’Observatorio Blanquerna de Comunicació, Religió i Cultura e dalla Direcció General d’Afers Religiosos della Generalitat de Catalunya con la collaborazione di SIGNIS International.

Due gli appuntamenti che scandiscono i lavori. Si inizia mercoledì 18 ottobre alle ore 17.45 presso la Sala Rosa del Palazzo della Regione, con la tavola rotonda dal titolo “Il ruolo dei territori. Autonomia e governance della diversità”. Il secondo appuntamento si terrà invece giovedì 19 ottobre alle ore 11 presso la Sala stampa del palazzo della Provincia: nel corso della conferenza stampa, aperta al pubblico, saranno presentati i risultati del workshop dei direttori di festival di cinema spirituale che si riuniranno a Trento nelle giornate del festival.


Si conclude la rassegna estiva con il meglio dei tre film festival trentini a Pomarolo e Arco

A Pomarolo e Arco gli ultimi due appuntamenti di «CinemAMoRe 2017»

Volge al termine insieme all’estate la rassegna cinematografica CinemAMoRe (Archeologia, Montagna, Religioni), curata dal coordinamento dei tre storici film festival del Trentino con il sostegno del Servizio attività culturali della Provincia Autonoma di Trento.

Ancora una volta, per l’ottavo anno consecutivo, il progetto ha permesso di portare in diverse località provinciali il “meglio” delle recenti edizioni della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, del Trento Film Festival e del Religion Today Film Festival, valorizzando la ricchezza e la varietà dei materiali raccolti negli archivi dei tre partner e proponendo a residenti e turisti film e linguaggi originali e innovativi, spesso assenti dai grandi circuiti commerciali.

Dopo la tradizionale anteprima a Trento in occasione delle Feste Vigiliane, tra giugno e agosto CinemAMore ha fatto tappa presso i Comuni di Calceranica, Madruzzo e San Michele all’Adige, oltre che al Forte delle Benne di Levico e al Museo delle Palafitte di Fiavé, consolidando una rete di collaborazioni che anno dopo anno si fa sempre più fitta e variegata; il cinema diventa così lo strumento per creare nuovi spazi di incontro tra soggetti diversi: istituzioni, musei, associazioni, nella logica di sistema che da sempre caratterizza la rassegna.

In crescita anche i diversi pubblici, grazie a proposte che quest’anno, in collaborazione con il Cinema du Desert, hanno saputo coinvolgere anche bambini e famiglie.

L’edizione 2017 ha inoltre rafforzato la dialettica tra l’identità specifica di ogni festival e la scoperta di percorsi comuni, quest’anno centrati soprattutto sull’indagine del femminile – nello spazio e nel tempo – e sulla capacità del cinema di stimolare pensiero e consapevolezza intorno a temi etici e di impegno civile.

A questo doppio binario, che ha incontrato consenso e interesse, rimandano anche gli ultimi appuntamenti del mese di settembre.

Due fratelli, un padre esuberante, una madre invisibile ma presente. Una famiglia contadina in una valle alpina percorsa dai meleti e delle vigne dove tutti parlano un dialetto stretto e greve: questo è VERGOT, Premio CinemAMoRe TFF 2017.

Il 14 settembre, ore 20.30, sarà il Teatro Comunale di Pomarolo ad ospitare una serata dal titolo “Verità e memoria”, con THE LITTLE DICTATOR, divertente cortometraggio israeliano che si è aggiugicato il premio “In the Spirit of Faith” all’edizione 2016 di Religion Today, e VERGOT, film tutto trentino vincitore del premio CinemAMoRe per la sezione Orizzonti Vicine dell’ultimo Trento Film Festival.

L’ultimo appuntamento della rassegna, “Diventare se stessi”, è invece in programma il 20 settembre al Palazzo dei Panni ad Arco, alle ore 20.30.  In cartellone il corto dall’ultima edizione di Religion Today, ADAM & EVE, originale rilettura della Genesi e degli stereotipi di genere, e il lungometraggio COMING OF AGE, storia di due ragazze al passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta, premiato con la Genziana d’Oro – Gran Premio Città di Trento al 63mo Trento Film festival (2015).