Menù principale

Andrea Tumiotto

 

Condominio ITEA in rivolta: «Salute e sicurezza a rischio, basta con il degrado»

Tutti i residenti del condominio ITEA ubicato in via Giacometti, 10  ad Aldeno  segnalano una grave situazione di degrado che perdura negli ambienti di uso comune da anni e che ha raggiunto una gravità tale da mettere al rischio la salute e la sicurezza dei residenti

I problemi seri per i residenti della palazzina, in tutto una quindicina di famiglie, cominciano oltre 2 anni fa quando una macchina messa sotto sequestro della magistratura viene completamente abbandonata a se stessa nei garage della struttura.

Dopo pochi mesi vicino alla macchina cominciano ad accumularsi una quantità enorme di rifiuti, in parte riconducibili a degli inquilini che hanno abbandonato l’alloggio ITEA nel gennaio 2017.

Nel cumulo di rifiuti si trova di tutto, mobilia, rifiuti e suppellettili, alimenti, pezzi di ferro, gomma e plastica, alcuni piccoli elettrodomestici fuori uso e dei materiali altamente infiammabili. Nell’autovettura è presente del carburante e dell’olio, ed entrambi vista l’usura della carrozzeria ormai «mangiata» potrebbero fuoriuscire da un momento all’altro causando intossicazioni o peggio incendi o scoppi.

I residenti della palazzina scrivono una prima lettera ad ITEA il 25 settembre del 2016 dopo che le numerose telefonate sono cadute nel vuoto. Sulla lettera viene denunciato lo stato di abbandono dell’autovettura e segnalato il formarsi di piccoli cumuli di immondizie. ITEA non si muove e tutto rimane fermo. 

Il problema nasce appunto dall’inquilina di uno degli appartamenti che oltre ad essere la proprietaria della macchina riceve anche lo sfratto esecutivo. La donna abbandona la casa che in un primo momento viene velocemente sigillata. Poi la donna ritorna nell’appartamento per sgomberarlo e dopo aver recuperato alcune cose private pensa bene di trasportare alcuni mobili ed altri materiali in garage, vicino alla sua macchina.

Dopo alcuni mesi dall’appartamento lasciato dalla donna cominciano ad uscire degli odori a dir poco nauseabondi e qualcuno pensa anche che dentro possa esserci qualche cadavere talmente l’odore è forte. Il 25 luglio del 2017 allora i residenti inviano ad ITEA una nuova lettera di denuncia.

Interviene ITEA e trova nell’appartamento un frigorifero con dentro alimenti di qualsiasi tipo avariati e puzzolenti. Si passa così alla disinfestazione, uno spruzzo di la e uno di qua e la cosa pare fatta.

Ma intanto nel garage vicino alla macchina le immondizie aumentano anche grazie a qualche furbetto che ne approfitta e invece che differenziare butta tutto nel mucchio. E qui parte il rimbalzo delle responsabilità. Viene coinvolto anche il capo dei Carabinieri di Aldeno che però ha le mani legate perché sulla proprietà privata non può intervenire. ITEA spiega che la macchina non si può muovere perché è sotto sequestro e che nemmeno i rifiuti possono essere smaltiti.

E allora come si fa? Non si sa. «Abbiamo paura – spiegano i residenti – basta che qualche pazzoide si avvicini alla macchina e butti della benzina per far scoppiare tutto, nessuno ci aiuta, siamo in queste condizioni da oltre due anni». 

«Con la salute e la sicurezza non si scherza – concludono – e francamente ora è arrivato il momento di fare qualcosa prima che sia troppo tardi». Qualcuno dei residenti pare abbia scritto a Striscia la Notizia ed alle Iene, speriamo quindi che tutto si risolva prima di un loro intervento.


Niky’s Cafè e Campo nomadi, due pesi e due misure?

Stessa situazione ma modi di operare diversi? Non lo sappiamo. Questo lo decideranno i lettori. Le incongruenze fra le due situazioni che andiamo a spiegare sono comunque evidenti.

Presso la motorizzazione sono presenti ormai da anni baracche e roulotte di alcune famiglie nomadi che non si capisce bene di cosa vivano che sono parcheggiate abusivamente in barba a regole, postille e leggi sull’edilizia.  La zona è ormai degradata e i costi risultano essere sulle spalle dei contribuenti Trentini.

Le segnalazioni da parte dei cittadini che confermano lo stato di degrado e la mancanza di sicurezza, anche per chi osa avvicinarsi al campo, sono state centinaia in questi anni, rimaste purtroppo inascoltate.

Il campo Rom è stato dichiarato abusivo anche dallo stesso Sindaco di Trento Alessandro Andreatta che ha ammesso la cosa rispondendo ad un’interrogazione di consigliere comunali della Lega Nord. Ma i Rom rimangono tranquillamente nella zona della motorizzazione, senza nessun permesso o concessione edilizia, non rispettando nemmeno le più semplici  regole di convivenza civica.

Anche la veranda del Niky’s Cafè realizzata sul marciapiede dalla parte di via Matteotti è abusiva e quindi va subito sgomberata. 

È stato deciso dopo un controllo del dirigente del Servizio attività edilizia – Ufficio controllo e contenzioso del Comune che ha riscontrato alcune irregolarità edilizie. Il termine entro il quale provvedere è fissato al 28 febbraio prossimo.

A seguito di alcuni controlli la struttura risulta realizzata «in assenza di idoneo titolo edilizio» e pertanto «da considerarsi abusiva» secondo l’ordinanza.  La struttura esiste da 20 anni.

La società Niky’s Cafè srl è titolare di una concessione dal settembre del 2014 (con scadenza alla fine del 2019) grazie alla quale può occupare un pezzo di via Matteotti con una veranda di 20 metri quadrati, un box di condensazione e alcune fioriere, versando la corresponsione del canone Cosap, sempre regolarmente pagato.

In questo caso la legge sarà uguale per tutti?


10.556 euro non pagati dal governatore per la ristrutturazione della casa di Lavis.

Keynet srl:«finanziamento illecito ad Ugo Rossi»

È la ristrutturazione della sua casa di Lavis che potrebbe mettere nei guai il governatore Ugo Rossi. In grossi guai intanto è finito Renato Vindimian  l’ex amministratore della Keynet srl, fallita il 15 di Giugno 2016, l’impresa che ha ristrutturato la casa al governatore.

Il quadro della procura indica Vindimian come responsabile di bancarotta fraudolenta e violazione della legge sul finanziamento ai partiti, e la rinuncia a 10.556 euro per i lavori della casa della signora Bezzi (moglie di Rossi) costituirebbe per i magistrati un finanziamento illecito avvenuto poco prima delle elezioni amministrative del 2013.

Giusto dire che ad oggi non esiste nessun procedimento contro Rossi e che lo stesso Vindimian nega di aver finanziato il governatore Rossi. La questione nasce da un’interrogazione (3941) di Maurizio Fugatti dove veniva chiesto alla giunta se risultava vero che i lavori svolti nella casa di Rossi dalla Keynet non fossero stati pagati.

La cosa emerge anche perchè Keynet insieme a Telemedika (altra partecipata di Vindimian fallita nel giugno 2016) l’anno prima (2012) vince un appalto di oltre centomila euro all’ospedale santa Chiara ed un altro di oltre 5 milioni di euro insieme alla Deloitte, sulla quale sono aperti numerosi filoni d’inchiesta.

Appalti sotto la lente d’ingrandimento della guardia di finanza che sta svolgendo delle indagini in tal senso. Gli appalti a livello temporale avvengono prima della ristrutturazione della casa, e quando Rossi è ancora assessore della sanità

Nodo essenziale è il fallimento della Keynet che lascia un vagone di debiti, (buco di 3,7 milioni) dalla quale Vindimian ha sottratto 771 mila euro a danno dei creditori ora imputati all’amministratore di fatto di Keynet Renato Vindimian.

«Attraverso – riporta il capo di imputazione – l’ingiustificata rinunzia a parte del corrispettivo dovuto per i lavori di ristrutturazione dell’abitazione di proprietà di Bezzi Daniela sita in Lavis, e da fatturare a Rossi Ugo. Tale parte del corrispettivo riguardava le ore di lavoro “in economia” svolte da dipendenti Keynet».

Questo secondo la procura configura anche il reato di illecito finanziamento perché «in assenza di regolare delibera dell’organo amministrativo della Keynet srl e in mancanza altresì di iscrizione a bilancio, corrispondeva a Ugo Rossi un contributo del valore di euro 10.556 attraverso la rinuncia a parte del corrispettivo dovuto per i lavori di ristrutturazione da fatturare a Ugo Rossi all’epoca dei fatti consigliere provinciale…».

Vindimian, difeso dagli avvocati Luigi de Finis e Romano Niccolini, respinge tutti gli addebiti e Ugo Rossi dichiara di aver comunque pagato tutto. Tra l’impresa e la committenza – Spiega lo stesso Rossi – sorsero delle contestazioni. L’impresa per errore aveva messo in conto alcune lavorazioni due volte, contabilizzandole sia a misura, sia in economia.

La vicenda sarebbe poi stata chiarita tra le parti con l’accordo che un certo numero di ore in economia non dovessero essere pagate. Ora Vindimian dovrà dimostrare la sua tesi a giudizio nel processo.

«Mi chiedo se sia opportuno che un presidente si comporti così sapendo che ha a che fare con aziende che possono essere legate ad appalti e denaro pubblico. Mi pare che quanto emerge dalla richiesta della procura, se confermato, evidenzia che non è opportuno un tale comportamento. Per me vale l’innocenza fino a condanna definitiva, ma ci dovremmo chiedere politicamente quanti altri punti oscuri ci sono sulla questione Keynet». Afferma Maurizio Fugatti, consigliere provinciale della Lega Nord, a cui va il merito di aver scoperchiato la questione.

«L’evoluzione delle indagini – aggiunge Fugatti – mi dice che qualcosa c’era. A me pare abbastanza grave» il fatto che «qualcuno possa aver fatto uno sconto in piena campagna elettorale del 2013. I lavori, infatti, erano iniziati nell’estate del 2013 e finiti a cavallo del voto a novembre di quell’anno».

E ancora: «I miei dubbi sono ora confermati, naturalmente non entro nelle questioni giudiziarie, ma la vicenda dei rapporti tra Keynet e Rossi evidenzia molti aspetti che restano da chiarire». Per esempio, si chiede Fugatti, «perché Deloitte casualmente sceglie una società trentina per fare una società e partecipare a un Pcp in Trento Rise sul Pua? Perché la Deloitte sceglie proprio la Keynet?». Ma il segretario della Lega Nord ricorda anche la questione Deloitte, nodo centrare di tutta la faccenda piena di scatole cinesi, «In questi giorni in Procura Trento Rise ottiene un risarcimento da Deloitte e quindi non ci sarà dibattimento. Per questo non sapremo perché Keynet è stata scelta da Trento Rise. Perché, invece, Trento Rise e la Provincia non scelgono di andare a dibattimento per scoprire come mai ci sono stati questi rapporti?» si chiede infine Fugatti, che lamenta anche in tal senso di attendere ancora delle risposte ad alcune interrogazioni poste sulla questione 


Nas e Azienda Sanitaria: Con la salute non si scherza, fuori i nomi.

Ci siamo occupati, qualche settimana fa, di un grave episodio avvenuto all’inizio della scorsa estate quando un bambino, ricoverato in ospedale presentava i sintomi di una infezione intestinale causata da Escherichia coli, lo stesso batterio rintracciato nelle forme di formaggio sequestrate nel caseificio di Coredo.(qui l’articolo)

Si è saputo della vicenda, dopo qualche mese, quando stampa e Tv pubblicarono la notizia, omettendo, tuttavia, di segnalare che a vendere il formaggio contenente il batterio (Escherichia coli), fosse quel caseificio, finito sotto inchiesta della magistratura.

Le indagini condotte dalla p.m. Maria Colpani, dopo gli accertamenti dell’APSS (Azienda provinciale per i servizi sanitari) e dei carabinieri del NAS, avevano portato al sequestro di alcune forme di formaggio che contenevano il batterio incriminato e alla denuncia dei responsabili del caseificio.

Alcuni giorni fa, è stata data notizia di 8 cittadini che sono ricorsi alle cure del P.S. del S. Chiara, con sintomi di intossicazione alimentare, dopo una cena di sushi consumata in un ristorante giapponese del capoluogo.

La segnalazione dei sanitari del P.S. ha provocato l’intervento degli ispettori dell’APSS presso il locale, che anche in questo caso è rimasto anonimo. Invece, sotto i riflettori della pubblica opinione è andato il supermercato Eurospin di Ravina di cui la magistratura, dopo un’accurata indagine dei carabinieri dei Nas, ha posto sotto sequestro il reparto macelleria.

La notizia, diversamente, dalle precedenti è stata data in modo completo con l’indicazione dell’esercizio commerciale oggetto del provvedimento della magistratura. In conclusione, riteniamo che nei casi in cui la salute pubblica possa essere in qualche modo compromessa, sia necessario e doveroso informare compiutamente i cittadini! Siamo consapevoli che i 3 episodi sono diversi fra di loro e attendiamo comunque i responsi della magistratura.


Civettini bussa alla porta della Lega Nord.

Fugatti saldamente a capo della Lega Nord. Divina ormai al canto del cigno.

Cominciano le grandi manovre per le prossime due tornate elettorali del 2018. In molti scalpitano ma i posti sono pochi. C’è chi guarda alle politiche di Marzo, e chi invece prolunga la strategia sulle amministrative di ottobre. Nel secondo caso Claudio Civettini, consigliere della Civica Trentina, pochi giorni fa ha avuto un cordiale incontro con il segretario della lega nord Fugatti al quale, davanti ad un caffè, ha garantito il suo appoggio per le politiche di Marzo 2018.

È certo che candidandosi con la Lega Nord Civettini avrebbe la sicurezza di entrare in consiglio provinciale. Fugatti dopo aver ringraziato pare non abbia proferito parola nel merito. Ricordiamo che Civettini nelle ultime elezioni è stato eletto nelle liste della lega che poi ha subito lasciato per entrare in Civica Trentina.

Ma l’unica cosa certa nelle due tornate delle elezioni del 2018, politiche nazionali e amministrative provinciali, è che Sergio Divina non sarà certo fra i candidati della Lega Nord.

A decidere le candidature nella Lega da sempre è il segretario in collaborazione con il consiglio provinciale, ed entrambi sul tavolo di Matteo Salvini non proporranno di certo il nome del Senatore che ormai si avvia alla fine della sua carriera politica.  Sarà insomma Maurizio Fugatti, il candidato di punta della Lega che guiderà il listino per la Camera e sarà anche candidato in un collegio uninominale, preferibilmente quello della Valsugana, proprio dove fu ripescato miracolosamente Divina per il Senato nelle ultime elezioni.

Quello di Divina sembra un vero accanimento terapeutico verso Fugatti che lo ha portato anche a dichiarare ad alcuni media che «Fugatti ha fatto danni ingenti alla Lega in questi anni».  Una dichiarazione che dimostra come Divina abbia perso la bussola, magari in Armenia, oppure non sia consapevole di quello che succede in Trentino. Ma scagliandosi contro Fugatti, il senatore attacca anche la Lega nord non tenendo conto che alla fine chi da dentro il partito ha parlato male della Lega Nord ha sempre dovuto poi fare le valigie o è stato relegato in ruoli marginali.

Criticare Maurizio Fugatti e la Lega Nord è in questo momento roba da fantascienza, e vi spieghiamo il perché. Nel 2013 la lega a causa delle questioni nazionali è al minimo storico anche in Trentino (6%). Alle amministrative del 2013 il partito è costretto ad andare da solo per il mancato accordo con Diego Mosna, ma riesce incredibilmente a far eleggere due consiglieri in un momento dove la Lega Nord era data praticamente per finita.

Poi lentamente grazie alla conduzione di Fugatti la lega nord risale la china grazie soprattutto al lavoro sul territorio e a quello nazionale di Matteo Salvini. Nel 2015 la lega alle comunali a Trento arriva al 14% ed è il primo partito del centrodestra ottenendo 6 consiglieri, risultato mai raggiunto prima. In altri comuni i risultati sono simili. Oggi, il partito di Fugatti supera il 20% dei consensi e si candida a diventare il primo partito in assoluto del Trentino. Con molta probabilità la lega alle provinciali otterrebbe oggi un risultato di minimo di 3/4 consiglieri e per il possibile candidato governatore per il centro destra alle elezioni di ottobre il nome di Fugatti è fra i papabili. Per le  prossime elezioni provinciali è stata confermata l’alleanza con Forza Italia, Fratelli d’Italia, Agire per il Trentino e altre liste civiche.

Divina sul tavolo della Lega Nord ora gioca d’azzardo, ma dalla parte del perdente. Ai successi dell’ex amico Fugatti infatti corrispondono i clamorosi flop che negli ultimi anni ha raccolto Divina e che ormai sono conosciuti da tutti. Ma il senatore sta conducendo una battaglia in solitaria e senza esercito. Boso e Savoi non hanno mai nascosto di volerlo relegare a mansioni di secondo grado, mentre tutta la base è con Fugatti. Anche lo storico amico di sempre Vittorio Bridi se ne guarderà bene dal difenderlo, in ballo c’è una sua candidatura per le provinciali.

Se non bastasse lo stesso Matteo Salvini nomina Fugatti segretario provinciale della lega nord solo 3 mesi fa. Ebbene, ce ne sarebbe per far desistere anche Rambo. Ma non per Divina che invece che collaborare serenamente con un partito in grande crescita pronto per governare quel che rimane della nostra povera Italia, mette zizzania e si mette contro il proprio partito. Se questo non si chiama masochismo….

Ma per capire il perché delle dichiarazioni del senatore Sergio Divina si deve ricostruire la sua carriera politica. Divina comincia come semplice impiegato presso la Provincia Autonoma di Trento come geometra della Protezione Civile. Poi si iscrive nel Partito Liberale Italiano a Trento e nel 1991 passa alla neo-costituita Lega Nord Trentino, di cui sarà segretario.

Alle elezioni amministrative del 2005 è stato il candidato sindaco di Trento per la Lega Nord, ottenendo uno scarso 6,5% dei voti. Alle elezioni del 2006 è stato eletto al Senato della Repubblica.

Poi una serie di fallimenti annunciati. Candidato alla carica di presidente della Provincia autonoma di Trento alle elezioni del 9 novembre 2008, viene battuto nettamente da Lorenzo Dellai, poi alle politiche del 2013 nel collegio di Pergine Valsugana, viene sconfitto da Giorgio Tonini (Partito Democratico) ma viene eletto come miglior perdente fra i candidati nel collegi senatoriali trentini e ripescato per i capelli all’ultimo secondo.

Poi tenta a sopresa la scalata alla segreteria della Lega Nord nel tentativo di far fuori l’«amico» Maurizio Fugatti. Ma la conta dei voti lo detronizza nuovamente e l’attacco fallisce miseramente. Alcuni opinionisti l’indomani della cocente sconfitta riferiranno, «Divina si era scordato che Maurizio Fugatti ha preso in Trentino la lega Nord al 2% portandola poi al 11% dopo lo scandalo dei diamanti». Ma non contento del flop Divina tenta di commissariare la lega Trentina, obiettivo che naturalmente non raggiunge.

Una scelta quella di Divina giudicata «Folle» dalla sua stessa base leghista. Ma purtroppo il senatore in questi anni è balzato alle cronache anche per alcune sue dichiarazioni «fuori luogo»Divina ha dichiarato per esempio che «un figlio gay è una disgrazia»Poi ha aggiunto: «Un figlio te lo tieni in quel modo, anche se fosse un delinquente, ti tieni anche un figlio deficiente e cretino. Ogni famiglia ha le sue disgrazie».

Nel 1995 in occasione delle elezioni comunali di Trento ad un congresso usò nei confronti dei trentini la frase che era di Benito Mussolini secondo cui i trentini erano come cani ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone.

In quell’occasione Sergio Divina si fece promotore dell’espulsione dal partito della deputata Elisabetta Bertotti. Nel gennaio 1998 vi furono una serie di espulsioni dal partito tra cui Bruno Marzari, Aldo Maurina, Armani, i consiglieri provinciali Muraro, Vecli e Delladio, l’ex-segretario Puecher, e Lunelli. Un’altra espulsione sempre promossa da Sergio Divina fu quella del consigliere provinciale Denis Bertolini, capogruppo in consiglio provinciale della Lega Nord, formalizzata a Milano dal Consiglio Federale il 22 gennaio 2007; Bertolini fu ufficialmente espulso per mancato pagamento della quota associativa, ma di fatto per essersi permesso di aver dato vita ad un’associazione locale in Val di Non denominata Valli Unite. (fonte)

Dove passa lui pare non crescere più l’erba, altro che Attila.

Nelle ultime amministrative comunali di Trento era tra i papabili come candidato sindaco di Trento, ma la sua candidatura è stata subito stoppata da quasi tutti i partiti del centro destra e dalla stessa Lega nord a vantaggio del consigliere  provinciale Claudio Cia che ottenne un ottimo consenso rischiando di diventare sindaco. Poi le clamorose dichiarazioni alla trasmissione Report dove ha dichiarato che i giornalisti dovrebbero fare qualche mese di galera. Evviva la democrazia insomma.

Risulta inoltre il parlamentare trentino meno presente in aula in questa legislatura con ben 5216 assenze in aula.(fonte Openpolis). Per lui ormai si tratta del canto del cigno di una carriera politica che grazie alla Lega nord è stata sopra alle aspettative e letteralmente baciata dalla fortuna. Ma si sa, poi, la gratitudine è un’altra cosa.

 

 

 


Utilizzava la legge 104 e ricopriva una carica sindacale

Invece che assistere il padre se ne va a vedere la Diatec. Licenziato in tronco dal Poli.

Aveva utilizzato la legge 104, che prevede la possibilità di prendere dei permessi sul lavoro per accudire qualche parente seriamente malato, per stare vicino al padre, ma invece se ne era andato tranquillamente a vedere una partita amichevole della Diatec Trentino 

Ma il diavolo spesso fa le pentole ma non i coperchi. La vicenda risale al settembre del 2017 e vede protagonista un dipendente dei supermercati Poli.

L’uomo con un comportamento a dir poco spregiudicato si era fatto fotografare insieme ai giocatori della Diatec a fine gara e appariva poco dietro al Coach Lorenzetti mentre era intervistato da una televisione locale. Il tutto era stato postato dallo stesso sul suo account personale di facebook (rimosso subito dopo lo scoppio del caso) ed è stato visibile anche sul sito web della Trentino Volley per alcuni giorni.  

La cosa però non è sfuggita ai piani alti dei vertici del Poli, che è anche uno degli sponsor più importanti della Trentino Volley, e dopo alcune segnalazioni ha deciso di fare un controllo sul dipendente.  È saltato fuori che il dipendente aveva usufruito proprio quel giorno di settembre della legge 104 e doveva essere insieme al padre dalle 7 alle 11 del mattino e dalle 16. alle 19. Peccato però che la partita che vedeva impegnata la Diatec iniziasse proprio alle 16. L’uomo sembra che utilizzasse i permessi della legge 104 dal 2016.

Ma non è tutto, infatti alla fine della partita per finire in bellezza il sabato il dipendente del Poli aveva pensato bene di andare anche ad un evento organizzato al museo Caproni dove molte persone lo avevano visto. Ad aggravare la sua posizione è anche il fatto che l’ex dipendente del Poli ricopriva una carica all’interno del sindacato.

Lui si è scusato dicendo che aveva accudito il padre la notte e che alla partita c’era andato per svagarsi un pochino dopo la fatica notturna. Ma questo non è bastato a far cambiare idea ai vertici del Poli che lo hanno licenziato in tronco e senza appello.

Insomma, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. E il pensiero va subito agli 80 licenziamenti del SAIT. Loro per tornare sul posto di lavoro la partita della Daitec Trentino, siamo sicuri se la vedrebbero anche in streaming.


Hirscher conquista Campiglio con una prodezza “alla Tomba”

Quattro atleti in sette centesimi di secondo, emozioni incredibili, diciassettemila spettatori spalmati lungo il Canalone Miramonti e il vincitore che tutti aspettavano: Marcel Hirscher con la seconda affermazione in carriera a Campiglio ribadisce che è lui il re dei pali stretti quest’anno, secondo slalom vinto su tre disputati in stagione, leader di Coppa del Mondo assoluto, 49 vittorie in Coppa (di cui 22 in slalom), il migliore quest’anno e sicuramente uno dei migliori di sempre.

Può sentirsi onorato il giovane elvetico Luca Aerni per il secondo posto alle spalle di un mostro simile. Un po’ meno il norvegese Henrik Kristoffersen, cercava la terza vittoria consecutiva a Campiglio ed invece si ritrova con un terzo posto. Quarto un altro svizzero, Daniel Yule, a soli sette centesimi dal vincitore: mai un distacco tanto ridotto si era verificato fra i primi 4 di uno slalom di Coppa del Mondo. Giù di tono e giù dal podio, una volta ancora, la squadra italiana, Manfred Moelgg settimo e Stefano Gross nono oggettivamente non invogliano all’ottimismo per le Olimpiadi coreane, ma tant’è.

Tutto come da copione, dunque? Niente affatto perché la vittoria di Hirscher è il trionfo dell’imperfezione, di una prodezza degna del miglior Alberto Tomba, il campione a cui questa edizione n. 64 della 3Tre era dedicata nel trentesimo anniversario della sua prima vittoria sul Canalone Miramonti. L’austriaco infatti, chiusa in testa la prima manche ha rischiato di rovinare tutto nella seconda con due vistosi errori di traiettoria che sembravano potessero indurlo alla resa.

È stato incredibile – ha raccontato Marcel – uno svarione incomprensibile. In quel momento mi sono chiesto: cosa faccio ora?”. La risposta sta nell’ordine d’arrivo, Hirscher si è tuffato a caccia dell’impossibile, sicuro di aver ancora energie sufficienti ed un vantaggio da gestire, pur minimo. Così l’impossibile di colpo è diventato realtà.

Dopo l’infortunio, ho ritrovato ancora più amore e passione per questo sport. Non dico che l’infortunio mi abbia fatto bene, ma c’è anche un lato positivo. Questa vittoria è un bellissimo regalo di Natale. Grazie a tutti e buone feste, vado a casa”, ha aggiunto.

Solo Tomba era capace di cose simili, e questo rende emblematica la foto sul podio con Albertone a fianco di Hirscher, le leggende dello sci di oggi e di ieri che si incontrano. La sintesi ideale di una 3Tre da ricordare, con la neve giusta che ha reso la pista un perfetto palcoscenico per una sfida stellare sul filo dei centesimi.

Nulla ha potuto, questa volta, il grande rivale Kristoffersen: “In questo momento battere Marcel è veramente difficile. In slalom sento che mi manca qualcosina, probabilmente anche per via del tanto lavoro che ho messo in cantiere quest’estate sul gigante. Ma l’obiettivo di lungo periodo è diventare più forte a tutto tondo.

Unico rammarico, il pallido risultato degli italiani: aspettando nuovi Tomba, rimane il fascino di un evento magnifico, un film da oscar per gli amanti dello sci.


Anche i periti della procura confermano: Sofia Zago contagiata al santa Chiara di Trento.

Anche i consulenti della procura di Trento coordinati dal procuratore capo Marco Gallina sono arrivati alla stessa conclusione dell’Istituto superiore di sanità che circa una ventina di giorni fa aveva confermato che «si ritiene che la trasmissione del plasmodium (il parassita che ha provocato la malaria ndr) sia avvenuta all’interno di un contesto ospedaliero, compatibile con un contagio ematico diretto». A dirlo erano stati gli esperti del Ministero della salute dopo l’ispezione al santa Chiara di Trento che avevano aggiunto «il contagio sarebbe avvenuto in ambito ospedaliero, proprio nel nosocomio trentino. Escludiamo che il veicolo dell’infezione sia una zanzara: se errore c’è stato, si è trattato di una macroscopica falla nelle procedure, in sostanza un errore umano non facilmente individuabile».

Ormai quindi è sicuro che il contagio della malaria che ha portato alla morte la povera Sofia Zago di 4 anni sia avvenuto all’ospedale santa Chiara di Trento e precisamente ad agosto, quando rimase alcuni giorni in cura per un un inizio di diabete.

L’anatomopatologa Federica Bortolotti e lo specialista in malattie infettive Angelo Cazzador nella loro relazione hanno confermato la tragica ipotesi che il contagio sia avvenuto in Pediatria a Trento dove nei giorni del ricovero della bimba erano presenti due bambine africane in cura per la malaria. La sicurezza emerge dal fatto che è stato accertato senza il minimo dubbio che il ceppo del parassita che ha contagiato e ucciso la piccola Sofia è identico a quello di una delle due bambine africane.

I periti della procura hanno anche spiegato come è potuto avvenire il contagio, l’ipotesi è che  l’errore sia stato fatto nell’applicazione di una procedura in particolare che potrebbe essere all’origine del contagio.

Ora la procura ha il compito di individuare la persona che ha commesso l’errore che ha portato alla morte della bambina e che pagherà penalmente. Il fascicolo aperto ricordiamo parla di «omicidio Colposo». Diverso invece il discorso del civile, sarà infatti l’azienda sanitaria della provincia di Trento che dovrà risarcire i genitori di Sofia Zago. E qui di parla di un maxi risarcimento visto che ormai sembra accertato che le colpe sono dell’ospedale.


Il biosonar dei pipistrelli usato per osservare i pianeti

È noto come la natura possa spesso ispirare i progressi della tecnologia. Più sorprendente è quando a incontrarsi sono oggetti di osservazione tanto diversi quanto misteriosi. I protagonisti di un nuovo studio dell’Università di Trento pubblicato oggi sull’importante rivista scientifica Nature Communications sono i pipistrelli e i radar per osservare i pianeti.

Ciò che li accomuna è la capacità di trasmettere e decodificare segnali con grande capacità di risoluzione e dettaglio. L’ecolocalizzazione è un’abilità che nel pipistrello è frutto del processo di evoluzione della specie. Il suo biosonar, un sonar biologico usato anche da alcuni altri mammiferi come i delfini, permette infatti al pipistrello non soltanto di orientarsi nell’ambiente, ma anche di localizzare, identificare e stimare la distanza degli oggetti.

I pipistrelli emettono ultrasuoni (ovvero onde acustiche a frequenza elevata che non possono essere percepite dall’orecchio umano) nell’ambiente e ascoltano l’eco che rimbalza dai diversi oggetti. Diversamente da alcuni sonar che hanno un raggio d’azione estremamente limitato, il loro biosonar agisce su molteplici ricevitori. La posizione un po’ separata degli orecchi dei pipistrelli permette loro di captare l’eco di ritorno con tempi e intensità differenti, in due bande diverse, in base alla posizione dell’oggetto che li ha generati. La stima della distanza è ottenuta misurando il tempo trascorso tra l’emissione del suono da parte dell’animale e il ritorno degli echi dall’ambiente.

In questo modo l’animale percepisce più informazioni: non soltanto la direzione, ma anche ad esempio quanto grandi sono gli altri animali o di che genere di animale si tratta. Distinguere in un attimo il movimento di una foglia da quello di una preda e ridurre al minimo il tragitto per arrivare alla conquista del cibo è un vantaggio prezioso per la caccia in vari ambienti. Abilità che i sistemi artificiali più avanzati non sono stati finora in grado di eguagliare.

Al funzionamento del biosonar dei pipistrelli si sono ispirati Lorenzo Bruzzone e Leonardo Carrer (rispettivamente professore e dottorando del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento) per migliorare l’efficacia dei radar. «Le onde acustiche del sonar si comportano in maniera molto simile a quelle elettromagnetiche. Così abbiamo applicato l’idea della doppia banda di frequenza associata ad un’eco per migliorare la definizione delle nostre rilevazioni per studi geofisici effettuate con radar capaci di penetrare nella sottosuperficie dei corpi celesti del sistema solare», spiega Lorenzo Bruzzone, responsabile del gruppo di ricerca. «In particolare, questa doppia rilevazione è utile per distinguere in modo accurato tra i segnali provenienti dalla superficie e quelli provenienti dal sottosuolo dei pianeti e delle loro lune. Il modello matematico che abbiamo definito adatta il meccanismo sviluppato dai pipistrelli al mondo dei radar per l’esplorazione planetaria dove questa abilità viene sfruttata per identificare in modo accurato la provenienza dell’eco. Ciò permette di discernere in modo preciso gli echi provenienti dal sottosuolo dei pianeti da quelli superficiali. La conseguenza, ad esempio, è quella di migliorare la comprensione della struttura geologica dei corpi celesti nella fase di analisi dei dati. Dati che ad oggi, con gli attuali sistemi di elaborazione, sono difficili da interpretare dai geofisici a causa delle numerose incertezze e ambiguità associate alla provenienza degli echi radar misurati».

Lo studio apre nuovi scenari per l’evoluzione degli strumenti di rilevazione radar planetari. «Questa nuova tecnica di elaborazione dei segnali – spiega Bruzzone – ci consentirà di sfruttare meglio i dati radar che già esistono. Un primo test importante lo abbiamo svolto, in questo senso, sull’interpretazione dei dati sperimentali emersi dall’osservazione del pianeta Marte. Siamo stati in grado, ad esempio, di confermare in modo semplice ed automatico mediante l’impiego del modello messo a punto, i risultati ottenuti in lunghe analisi effettuate dai planetologi con l’ausilio di mappe digitali del terreno non sempre disponibili in ambito planetologico. Forti del successo di questo nuovo approccio di interpretazione dati saremo in grado di formulare linee guida per la messa a punto di sistemi radar di nuova generazione, capaci di fornire misurazioni ancora più precise e ricche di informazioni».


Treni: continua l’attività dei «Portoghesi»

Arrivano altre segnalazioni da parte di lettori infuriati che testimoniano che tutte le mattina sono ancora molte le persone che salgono sui treni a Verona sprovvisti del titolo di viaggio.

Per lo più si tratta di migranti che scendono alle stazioni di Trento e di Bolzano. Tutti sono ben curati e vestiti, con cellulari costosi (foto) e muniti di cuffiette per l’ascolto della musica. Ma di pagare il biglietto a quanto pare non se ne parla proprio.

«Tutte le mattine la stessa scena, “i portoghesi” in partenza da Verona, – scrive un testimone –  fatti scendere e nuovamente fatti ripartire dalle diverse stazioni del Trentino. Controlli pressochè assenti, forse in questo periodo per vie delle feste natalizie o per altre motivazioni, il personale è scarso»

Tutti i giorni decine di migranti che non hanno ricevuto lo status di profugo e che sono stati allontanati dai centri di accoglienza viaggiano dal Veneto fino al Trentino Alto Adige per chiedere la carità, per compiere azioni criminosi, oppure stazionano nelle vie principali dei due capoluoghi senza fare nulla dalla mattina alla sera. «Mi chiedo da cittadino,  – conclude il testimone – se questi sedicenti profughi o migranti, che da anni risiedono stabilmente in Veneto, non vadano integrati  oppure allontanate definitivamente. Adesso basta, non se può piu!»


Dopo lo scandalo partono le segnalazioni anche nella nostra provincia

Pedofilia in Australia: coinvolti i Testimoni di Geova. Ma è accaduto anche a Trento?

Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori insabbiati dalle organizzazioni religiose riempie da alcuni giorni le colonne dei quotidiani australiani, e non solo. Hanno iniziato a parlarne anche reti televisive e testate giornalistiche in ogni parte del mondo.

Il problema dei casi di pedofilia “insabbiati” nasce dal fatto che a nessuna organizzazione religiosa piace essere tirata in ballo per questi odiosissimi crimini verso i bambini, e purtroppo la consuetudine diffusa in questi casi è cercare di omettere e nascondere l’accaduto facendo pressione sulle vittime e le loro famiglie perchè non gettino discredito sulla comunità religiosa di appartenenza.

I contenuti presenti in questo articolo non hanno intenti apologetici nei confronti di nessuno, infatti la pedofilia va sempre condannata e combattuta, sia che questa venga perpetrata dalla Chiesa Cattolica, Batista, dai Testimoni di Geova o qualsiasi setta  o movimento religioso e non.

La Chiesa, peraltro, dopo la nomina di Papa Francesco  non si è risparmiata un’accurata quanto doverosa autoanalisi in seguito alla constatazione di fragilità rilevate in seno ai propri ministri sulla tematica della pedofilia.

La Chiesa  ha preso coscienza del grave problema riconoscendosi in «ritardo» rispetto alla portata e alla gravità della situazione, spesso mal gestita. Ora anche i Testimoni di Geova sembrano fare lo stesso. Ma, ed è triste ammetterlo, solo sulla spinta dei media e soprattutto della magistratura  mondiale che dopo centinaia di denunce da parte delle vittime di pedofilia ha cominciato ad emettere sentenze di condanna pesantissime.

Sui testimoni di Geova la nostra testata si era soffermata nel maggio 2016 dopo la testimonianza di uno dei suo adepti che ci aveva raccontato la sua drammatica fuga, da quello  definito nell’intervista, vero e proprio incubo (qui l’articolo:«Testimoni di Geova, fuga dall’incubo: La drammatica storia di Martin»)

Grazie all’articolo (che ha superato il milione di click) Martin era stato invitato in alcune trasmissioni televisive per raccontare la sua storia che in pochi giorni è stata divulgata in tutto il mondo.

I testimoni di Geova adottano, verso i sexual offenders, una politica di matrice biblica che prevede una gestione privata dei casi di abuso, valutati di fronte ad un consesso di anziani. L’accusa può essere supportata da due testimoni che ne verifichino la veridicità, o dalla confessione diretta del colpevole. Ma non vige l’obbligo che le comunità sporgano denuncia alla polizia, anzi, tutti si guardano bene dal non farlo. Anche su questa questione il nostro giornale aveva denunciato attraverso un articolo l’abitudine di insabbiare tutto da parte dei Testimoni di Geova. (qui l’articolo)

Proprio dopo quella pubblicazione, seppur in forma anonima, erano giunte segnalazioni alla nostra redazione in tal senso da tutt’Italia e anche dal Trentino. In molti avevano chiesto di parlare con Martin per trovare la forza di fuggire dai Testimoni di Geova o per denunciare casi di molestie. Le storie insabbiate riguardavano età trasversali a partire dai 10 anni fino ai 18. Dopo le centinaia di casi emersi nel mondo da qualche settimana sono cominciate nuovamente ad arrivare richieste di aiuto e, senza mezze parole vere e proprie denunce di molestie sui minori nella nostra provincia. 

Coloro che hanno contattato la redazione raccontano anche le numerose confidenze raccolte da alcune donne che in giovane età hanno subito abusi sessuali in alcune congregazioni di Trento città. E che per paura, per vergogna, e dietro pressioni verbali degli anziani di congregazione, non hanno mai avuto il coraggio, né il desiderio, di sporgere denuncia.

Ma torniamo alle inchieste. Da quanto si evince quindi dopo le centinaia di condanne, è evidente che nessuna comunità è immune dall’odioso problema delle molestie sessuali e dalla pedofilia. Ciò che sconcerta è che la maggioranza delle comunità religiose (inclusi appunto i Testimoni di Geova) fino ad oggi ha sempre preferito l’omertà alla trasparenza.

Pochi mesi fa, un articolo del Corriere della Sera, parlando della comunità dei Testimoni di Geova in Australia, ha scritto: Casi insabbiati ed espulsioni per chi non si allinea. Le inchieste in Australia e Stati Uniti e Gran Bretagna sollevano dubbi in Italia”.

Alcuni Testimoni di Geova di Trento, hanno confermato ad amici (in via confidenziale) che il problema esiste anche nelle loro comunità ed in tutt’ Italia, ed hanno loro rivelato alcuni fatti scabrosi accaduti nelle congregazioni di Trento.

I Testimoni di Geova, nel loro sito ufficiale, spiegano il perché sono convinti che la loro organizzazione sia guidata da Dio, e pertanto prendono molto seriamente ogni istruzione e direttiva ricevuta.  Una delle direttive più controverse che il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova ha emanato nel tempo, compare a pagina 72 del manuale per gli anziani di congregazione “Pascete il gregge di Dio” (ed.2010), dove viene riportato:

“Ci vogliono due o tre testimoni oculari, non semplicemente persone che ripetono cose che hanno sentito dire; non si può intraprendere nessuna azione se ce` un solo testimone. — Deut. 19:15; Giov. 8:17″. Questo è stato applicato per anni all’interno delle congregazioni dei Testimoni di Geova in tutto il mondo, anche per i casi che riguardano gli abusi sui minori.

Nello stesso manuale, altre sconcertanti direttive vengono esposte a pagina 73, alle quali devono attenersi gli “anziani” quando viene portato alla loro attenzione un presunto caso di pedofilia. Essi devono formare un “comitato giudiziario” a cui devono presenziare sia la vittima che l’accusato. Il testo afferma letteralmente:

“Se laccusato nega laccusa, gli anziani che investigano dovrebbero cercare di organizzare un colloquio a cui siano presenti sia lui che laccusatore. (Nota: Se laccusa riguarda abusi sessuali su un minore e la vittima e` tuttora minorenne, prima di organizzare un colloquio con il minore e il presunto molestatore gli anziani dovrebbero contattare la filiale). Se laccusatore o laccusato non sono disposti a incontrarsi con gli anziani, oppure se laccusato continua a negare laccusa dellunico testimone e la trasgressione non e` stata dimostrata, gli anziani lasceranno le cose nelle mani di Geova (Dio)”.

Molte persone sanno che chi subisce un abuso sessuale, a maggior ragione se in tenera età, è confuso ed intimorito dalla persona che ha compiuto simili gesti. Purtroppo il testo continua con queste parole che si applicano alla vittima di presunti abusi sessuali:

“Per quanto riguarda laccusatore, si dovrebbe rispondere alle seguenti domande: (1) Qual e` il livello di maturità del minore? (2) Ha riferito comportamenti generalmente sconosciuti a qualcuno della sua età ? (3) Il minore e` conosciuto come una persona seria e matura? E i genitori? (4) I ricordi del minore sono coerenti? Sono ricordi che vanno e vengono? Si tratta di ricordi repressi? (w95 1/11 pp. 25-26) (5) Che reputazione hanno i genitori? (6) Sono spiritualmente ed emotivamente maturi? Dopo aver esaminato attentamente la questione, la filiale vi indicherà se e quali informazioni dovrebbero essere trasmesse…”

Come può un’organizzazione che si definisce cristiana, ci chiediamo, affermare che un bambino debba essere messo a confronto faccia a faccia con il suo aguzzino? Come è possibile giudicare la credibilità di un minore basandosi sulla condotta dei genitori? Come si può basare detta credibilità con una valutazione soggettiva della “spiritualità” di un bambino? Come si può affermare che anche in caso di abuso sessuale sia necessario un secondo testimone oculare prima di agire?

E’ ovvio che chi si macchia di questi crimini fa di tutto per accertarsi di rimanere da solo con la vittima.

Purtroppo, rivelano le fonti, alcune di queste donne soffrono ancora per le violenze subite da ragazzine e alcune di loro avrebbero ancora bisogno di supporto psicologico adeguato.

Non vogliamo che i lettori pensino che i Testimoni di Geova siano una comunità di pedofili” –  riferiscono – “ma vorremmo che molti prendessero atto che nel tempo l’organizzazione ha emanato direttive che sono state devastanti per la salute mentale di alcuni credenti.”

Dopo gli scandali di pedofilia portati alla ribalta negli USA e in Australia, e dopo essere stata costretta a risarcimenti milionari, l’organizzazione dei Testimoni di Geova oggi “accetta” che la vittima di un abuso sessuale (non confermato da testimoni oculari) possa comunque avvalersi della denuncia alle autorità senza che riceva pressioni a non farlo.

Tuttavia ciò che è emerso nel dibattito alla Royal Commission Australiana, che ha visto coinvolto un membro del direttivo, Sig. Goffrey Jackson è abbastanza chiaro. Nell’ultimo articolo sulla conclusione dell’inchiesta riguardo i Testimoni di Geova, la commissione Reale australiana si esprime in questo modo sul sito governativo ufficiale:

Risposte istituzionali agli abusi sessuali su minori nei Testimoni di Geova

“Il nostro caso studio riguardante i Testimoni di Geova ha mostrato che l’organizzazione si occupava delle accuse di abusi sessuali su minori in conformità con le politiche e le procedure disciplinari interne e basate sulle Scritture. Abbiamo scoperto che almeno fino al 1998, le persone che denunciavano abusi sessuali su minori dovevano dichiarare le loro accuse in presenza della persona contro cui venivano fatte le accuse. La regola dei “due testimoni” si applicava, cioè, la violazione poteva essere stabilita solo sulla base della testimonianza di due o più testimoni oculari “credibili” per lo stesso incidente (o di prove circostanziali comprovate da almeno due testimoni o una testimonianza di due testimoni dello stesso tipo di trasgressione). Le accuse sono state esaminate dagli anziani, che erano tutti uomini e non avevano alcun addestramento pertinente.

Presunti responsabili di abusi sessuali su minori che sono stati rimossi dalle loro congregazioni a seguito di accuse di abusi sessuali su minori sono stati spesso reintegrati. Non abbiamo trovato alcuna prova che l’organizzazione dei Testimoni di Geova riferisca accuse di abusi sessuali su minori alla polizia o ad altre autorità civili”.

Dall’inchiesta della Royal Commission, visibili sul sito UFFICIALE del governo australiano, (inchiesta che non è l’unica nel mondo) emergono dati piuttosto allarmanti e preoccupanti. Si parla di 1800 vittime presunte, di 579 abusatori confessi (ai comitati giudiziari interni),  28 sono i presunti abusatori sono stati nominati servitori di ministero o anziani dopo essere stati accusati di abusi su minori, 401 i presunti abusatori che sono stati disassociati,  230 di loro poi riammessi nei ranghi. Dei 401 disassociati, 78 sono stati disassociati più di una volta per abusi su minori. 

Tutti i dati sono riportati a pagina 59 del fascicolo – in lingua inglese – scaricabile in PDF a questo link

 

.

 


Mauro Pericolo: «lottiamo per l'abbattimento del precariato»

Siglato accordo fra Provincia e sindacati: Rossi cede alle richieste sindacali per un maggior impegno sulla scuola.

L’accordo siglato ieri Trento, presso il palazzo della regione in Piazza Dante tra sindacati della scuola e la Provincia, rappresentata dal presidente e assessore all’istruzione, Ugo Rossi, perviene all’obiettivo di più risorse per i docenti e maggiore flessibilità organizzativa ad invarianza del carico orario attuale.

Un accordo che servirà come base per arrivare alla definizione del nuovo contratto dei docenti.

Oltre alle risorse necessarie a coprire gli aumenti salariali previsti, vengono stanziati ulteriori 4,8 milioni di risorse aggiuntive. “Un importante risultato – commenta Mauro Pericolo del sindacato DELSA confederato FGU Gilda- che ripaga, in parte, il lavoro e gli sforzi fatti dai docenti che hanno saputo garantire importanti risultati di sistema. Per quanto ci riguarda siamo soddisfatti per il ruolo di pungolo svolto dalla nostra organizzazione nella gestione del sistema scolastico. Continueremo ed esseri osservatori attenti ed implicabili sostenitori dei diritti della classe docente, in particolare di quelli meno garantiti. Non daremo tregua alle amministrazioni scolastiche tutte, comprese quelle sulle scuole professionali e le federate finché non si giungerà ad un riequilibrio di risorse e di diritti tra precari e docenti di ruolo, in un contesto di efficienza di sistema, ma di equità tra diverse posizioni- continua Pericolo. Il ns obiettivo è l’abbattimento del precariato come inaccettabile piaga sociale ed il riassetto dei diritti nel sistema scuola sia dal punto di vista dei lavoratori dì che degli studenti”.

Nella finanziaria in corso di approvazione molti di questi aspetti potrebbero avere dei significativi cambiamenti. Ricordiamo che saranno discussi anche gli emendamenti presentati dal consigliere Claudio Cia di Agire su indicazione appunto del Sindacato Delsa.

 Nell’accordo siglato ieri  – spiega Mauro Pericolo – si conviene che in fase di trattativa con l’A.P.Ra.N. che dovrà aprirsi entro il 20 gennaio 2018 si partirà dai seguenti obiettivi:

” in primo luogo, ad invarianza del carico orario attuale, si ritiene di attribuire priorità alla flessibilità nello svolgimento delle attività con e per gli studenti, …”

• “……………alla luce dell’intervento normativo proposto nella legge finanziaria per l’anno 2018 volto in particolare ad eliminare l’obbligo di permanenza triennale sulla sede scolastica di titolarità e a riconoscere un incentivo alla permanenza su sedi indicate dalla Giunta provinciale, si intende rivedere in un’ottica di riduzione a limitate fattispecie l’istituto dell’assegnazione provvisoria, onde compensare gli effetti della turnazione dei docenti dovuta alla possibilità di richiedere il trasferimento di sede annualmente”;

• “infine, per garantire una più coerente programmazione delle assunzioni e ridurre il fenomeno del precariato sugli spezzoni di organico derivanti dal part-time, si ritiene necessario operare una revisione della regolamentazione dello stesso”

“Si tratta – ha commentato dal canto suo Ugo Rossi – del riconoscimento degli sforzi e degli impegni che i docenti hanno già saputo garantire sugli importanti obiettivi che ci siamo dati in questa legislatura. L’intento – ha detto Rossi – è quello di valorizzare ulteriormente il ruolo dei docenti, potenziandone l’organico e di introdurre nel sistema, a fronte di un’importante iniezione di risorse, una maggiore flessibilità organizzativa che possa accompagnare i grandi cambiamenti che stiamo realizzando, come quello della distribuzione dell’orario su 5 giorni, anziché 6. Naturalmente – ha concluso Rossi ringraziando i sindacati per il proficuo lavoro fatto – tutto avverrà attraverso una contrattazione, affidata all’APRaN, che porteremo avanti nei prossimi mesi, che l’accordo di oggi ci permette di avviare”.


Raggiunto l’accordo per la medicina generale

È stato stipulato la scorsa notte un accordo con i rappresentanti sindacali della medicina generale che pone in capo alle due parti, in maniera condivisa, obiettivi su cui l’Apss sta lavorando nell’ambito della riorganizzazione aziendale.

Questo accordo con i medici di medicina generale, è un nuovo modo di concepire i servizi agli assistiti grazie all’apporto e allo stimolo di tutti i soggetti coinvolti. Complessivamente sono stati messi in campo 3 milioni 200 mila euro per anno dal 2018 al 2022.

I progetti su cui l’Apss lavorerà insieme ai medici di medicina generale sono una maggiore appropriatezza riguardo al ricorso all’ospedalizzazione, una maggior adesione agli screening oncologici e un’attenzione all’appropriatezza prescrittiva degli accertamenti diagnostici.

Un nuovo progetto su cui gli specialisti e la medicina generale collaboreranno sarà l’adesione al percorso del diabete che coinvolgerà i 21 mila diabetici attualmente censiti in provincia di Trento con una maggior presa in carico della medicina territoriale, completando con questo percorso la serie di iniziative alle quali l’Apss sta lavorando quali ad esempio l’infermiere di comunità sul percorso del diabete.

«È stata una trattativa lunga, a volte dura nei toni e nelle modalità – ha commentato a margine dell’incontro il direttore generale dell’Apss Paolo Bordon – ma, alla fine, è prevalso il senso di collaborazione di tutti e credo sia stato raggiunto un accordo ragionevole e utile nel reciproco interesse delle parti».

Un plauso all’accordo raggiunto anche da parte dell’assessore alla salute e politiche sociali Luca Zeni che ha evidenziato: «Firmato oggi uno “storico” accordo tra azienda sanitaria e sindacati dei medici di medicina generale. Sbloccati 16 milioni di euro in 5 anni per una maggiore presa in carico dei pazienti. Un accordo fondamentale, dopo 10 anni di discussione, che migliorerà la vita di molti pazienti. Un grazie all’azienda sanitaria e ai sindacati per il faticoso confronto e per l’accordo raggiunto. Inoltre nella legge di bilancio della Provincia, in discussione in questi giorni, sono previsti ulteriori 3 milioni di euro per le aggregazioni dei medici, per un servizio sempre migliore sul territorio».


Scoperto il caseificio galeotto: è Il caseificio sociale di Coredo

I fatti sarebbero accaduti all’inizio dell’estate. L’indagine, ancora in corso, ha portato al sequestro di alcune forme di formaggioinquinate” e alla denuncia del presidente del caseificio

Sotto inchiesta il caseificio sociale di Coredo, dunque, per aver venduto formaggio prodotto con latte crudo che conteneva un batterio: l’escherichia coli. L’indagine è partita, dopo che i genitori di un bambino, ricoverato in ospedale, avevano segnalato che il formaggio mangiato dal loro figlio, era stato acquistato in quel caseificio.

Le indagini, condotte dal p.m. Maria Colpani, avevano condotto al sequestro di alcune forme di formaggio che contenevano l’ escherichia coli e alla denuncia del presidente del caseificio.

La vicenda, benché datata, aveva trovato “ospitalità” sulla stampa e alla Tv, alcune settimane fa, mentre il caseificio era rimasto anonimo.

Non appena a conoscenza che il caseificio fosse quello di Coredo, abbiamo ritenuto doveroso, per la tutela della salute dei cittadini e per elementari ragioni di trasparenza , dare un nome al caseificio galeotto, rimasto fino ad ora anonimo.

Nel corso della giornata, la redazione ha telefonato più volte al caseificio di Coredo per parlare con il presidente e sentire la sua versione dei fatti. Lo abbiamo cercato, inutilmente, anche al suo cellulare. La nostra netta impressione è che abbiamo voluto evitarci.

 

 


Il parco Adamello Brenta nella bufera

Joseph Masé rinviato a giudizio per conflitto di interessi e danno erariale, Cia (AGIRE): «deve dimettersi»

Claudio Cia nuovamente all’attacco. Il bersaglio è ancora una volta Joseph Masé, presidente del Parco Adamello Brenta che dopo aver ammesso che la Corte dei Conti sta indagando sull’Ente è entrato nella bufera.

La procura della Corte dei Conti di Trento ha infatti rinviato a giudizio Masè sulle consulenze affidate dalla Giunta presieduta dal presidente e definite dal Procuratore Generale di Trento «atti molto gravi». L’udienza è stata fissata il 18 ottobre 2018.

La notizia era contenuta in una interrogazione provinciale del consigliere Claudio Cia (Agire), alla quale Masé ha risposto dicendosi sereno, dato che si tratterebbe di «ipotesi accusatorie che respingiamo totalmente ed avremo modo di chiarire». Masè però in modo alquanto inopportuno aveva anche aggiunto che le dichiarazioni di Claudio Cia erano solo una scusa per avere visibilità, che erano infondate e frutto di frustrazione. Ed invece il consigliere Cia aveva ragione visto il rinvio a giudizio del presidente del parco Adamello Brenta. E non è così tardata la replica. 

«Leggo sconcertato le ultime dichiarazioni di Joseph Masé, Sindaco di Giustino e Presidente del Parco Adamello Brenta, sulla cronaca locale. Dopo che le mie interrogazioni sulle vicende decisamente opache attorno a questa istituzione si sono rivelate veritiere, il Presidente Masé non trova di meglio da fare che scadere nell’offesa, scrivendo, evidentemente riferendosi indirettamente al sottoscritto, di “frustrazione” e di “ricerca di visibilità”.» – inizia così la replica di Cia a Masè

Il Parco – secondo Cia – è si un patrimonio del Trentino, come ha ben riportato Masè, ma non si approfitti di questo per usare l’immagine dell’Istituzione Parco come scudo personale. Nessuno ha attaccato “il Parco”, bensì si chiede più trasparenza a chi amministra una pubblica istituzione.

«Vorrei riportare alla memoria,  – aggiunge ancora il consigliere provinciale di Agire – che non fui io a minacciare a mezzo stampa di querelare chi aveva semplicemente poste delle domande alla Giunta provinciale di Trento sulla situazione dell’Ente Parco, questo in virtù, forse è bene ricordarlo, dei notevoli contributi della Provincia autonoma di Trento a questa istituzione. E’ noto che l’interrogazione è un semplice atto ispettivo che come Consigliere provinciale ho il diritto/dovere di portare avanti in seguito a qualunque tipo di segnalazione, con lo scopo di verificare e possibilmente correggere determinate disfunzioni nelle istituzioni provinciali, eppure c’è sempre qualche personaggio che vive questo come un atto di lesa maestà (si veda il recente episodio simile in quel di Cavedago…)».

«È ormai evidente che c’è una questione morale nelle Valli Giudicarie, – conclude poi Cia –  questa volta non solo nella politica ma anche nella Pubblica amministrazione. Se così non fosse, il Presidente Masé e la giunta del Parco avrebbero avuto l’accortezza di rispettare il principio di trasparenza e di informare i cittadini delle vicende che stanno avvenendo all’interno del Parco Adamello Brenta. Si parla di conflitto di interessi e di danno erariale rilevato dalla Corte dei Conti, ed imputabile ai componenti la Giunta del Parco: una situazione confermata dallo Presidente Masé. Non è chiaro quindi tutto questo nervosismo. Io attendo fiducioso una risposta dalla Giunta provinciale, qualcun altro attenderà l’esito degli approfondimenti della Procura».


Scuola Mattarello: dopo l’incontro con Gilmozzi delusione e sconcerto.

L’assessore Gilmozzi  insieme a tutta la giunta comunale  intende ampliare la caserma dei pompieri di Mattarello bucando il cortile della scuola che dovrebbe spostarsi perché non è più funzionale in centro paese. Il progetto non è mai stato gradito dai cittadini con in testa docenti e consiglio circoscrizionale.

Secondo molti il progetto di Gilmozzi calpesta i diritti dei bambini, degli insegnanti ma sopratutto dei Disabili che più volte hanno chiesto di intervenire sulla piscina.

Il comitato ha pubblicato online anche una petizione (qui per firmare) dove la vicenda viene riassunta in modo preciso. Ma non solo, i cittadini hanno proposto un progetto alternativo dove verrebbero risparmiati la bellezza di 200 mila euro.

Da ricordare anche che come detto la circoscrizione, tutte le commissioni della circoscrizione e il corpo insegnanti hanno bocciato il progetto «Gilmozzi» appoggiando insieme alle associazioni dei disabili un progetto alternativo che vede l’ampliamento verso nord, da realizzare a blocchi con un primo intervento sul’ampliamento mensa e poi il rifacimento degli spogliatoi della piscina, un magazzino richiesto da Asis e soprattutto l’abbattimento delle barriere architettoniche, utilizzando i soldi pubblici per dare dignità ai disabili che ora non possono accedere.

Pur senza speranze si attendeva l’incontro con l’assessore Gilmozzi per cercare di far fare all’amministrazione un dietrofront, cosa che come tutti prevedevano non è avvenuta.

Dopo l’incontro di venerdì 15, tenutosi a Mattarello presso la scuola elementare, alla presenza degli assessori Italo Gilmozzi (lavori pubblici e bilancio) e Chiara  Maule (Assessore con delega per le materie della partecipazione, innovazione, formazione e progetti europei) e i genitori rappresentanti di classe, «rimane in paese una profonda delusione su come si è svolto l’iter del processo decisionale per giungere alla soluzione della criticità della mensa del sobborgo» – Dichiara in una nota il presidente della circoscrizione 8 di Mattarello Michele Ravagni.

Secondo il presidente e i presenti è mancato infatti un reale confronto con il Comune ed è mancato l’ascolto e il confronto che si sono attivati solo apparentemente nelle ultime settimane e solo perché la questione è finita sui alcuni media trentini grazie alla petizione avviata da un gruppo di cittadini. (qui articolo)

Alla fine l’incontro di venerdì è risultato essere solo un’illustrazione del progetto definitivo quando durante l’intero anno si sarebbero potute valutare alternative per decongestionare una parte del costruito già caricata da servizi. «Sembra più ragionevole appesantire la struttura ancora verso gli spazi interni invece di intervenire verso spazi aperti a nord come il parco oppure mantenere una caserma dei vigili del fuoco in centro all’abitato in una strada stretta piuttosto di prevedere uno spostamento della stessa in posizione più consona alla sua funzione»Dichiara sempre Ravagni.

Tutti i ragionamenti sono saltati a piè pari compresa l’idea di lavorare su un orario scolastico che consenta di alleggerire la mensa consentendo così l’uscita verso le 12.20 come in altre realtà scolastiche limitrofe.

Secondo i cittadini lavorare sulla prima idea emersa «non significa automaticamente rispondere all’urgenza della scuola della circoscrizione. Dire che ora verrà realizzato l’ampliamento optando per un nuovo volume a sud che si affaccia internamente ai cortili non significa aver ottemperato alle riflessioni che in quest’anno o due si sono evolute. Si è rimasti fermi al dato iniziale. C’è da interrogarsi se stiamo a contare i mq di spazio all’aperto per i bambini che costituiscono molte volte gli unici momenti di aria per quelli dai 6 anni in su.

Gilmozzi durante l’incontro ha parlato di qualità. Quale qualità? La circoscrizione e il presidente insieme a molti genitori e famiglie rimane come espresso in sede di bilancio sulla sua posizione e quella di molti altri . Il progetto nonostante le modifiche non trova appoggio a nome di molte famiglie che rimangono deluse» – conclude la nota del presidente della circoscrizione di Mattarello


Norimberga sotto shock

Africano in mutande massacra una 73 enne. Il video raccapricciante

Una donna di 73 anni è stata aggredita da un uomo di origini africane a Norimberga. In un video raccapricciante diventato virale sui social si vede tutta la violenza con la quale il profugo in mutande, colpisce a pugni e calci l’anziana, ricoverata poi in coma. Il camerunense  è stato subito arrestato e inviato in una struttura psichiatrica

Ma ieri su alcuni siti tedeschi poi il video è stato rimosso. Ma ormai il tam tam era partito ed è diventato in poche ore virale, «Una cosa è parlare di aggressione – dichiara un cittadino tedesco in un post a sostegno del filmato –  l’altro è assistere  a certe scene che vengono censurate da un certo tipo di stampa». La notizia riportata su quasi tutti i media tedeschi e da alcuni giornali Italiani ha lasciato attoniti i cittadini tedeschi ed ha aperto numerosi confronti fra enti ed istituzioni. L’uomo prima di essere ammanettato ha tentato di aggredire altre persone.


In un video le confessioni di una delle sue amanti.

Scovato in Trentino Don Andrea Contin , il prete a «Luci Rosse» accusato di violenza e prostituzione.

Dopo la confessione don Andrea Contin, l’ex parroco della chiesa di San Lazzaro a Padova, era sparito dalla circolazione per riapparire sui media il 17 gennaio, dove un gruppo animalista lo aveva scoperto a Trento, in via Giardini, presso la “Congregazione di Gesù Sacerdote”  luogo religioso di recupero per i preti macchiati di peccati di origine sessuale.

Ad inizio anni era stato infatti ospitato nel convento della congregazione di Gesù Sacerdote a Trento, retto dai padri Venturini, la struttura specializzata nel recupero dei sacerdoti che hanno perso la “retta via”, ora invece alloggia a Mezzano (a due passi da Fiera di Primiero) in un appartamento – secondo indiscrezioni raccolte in paese – di proprietà della Diocesi.

A scovarlo è stata l’inviata di Pomeriggio 5, la trasmissione di Barbara D’Urso, che ha individuato l’abitazione dove vive il religioso.  Ha pure suonato al suo campanello (la casa è divisa in tre appartamenti) ma nessuno ha risposto. Anzi appena accese le telecamere le luci nell’appartamento di don Contin si sono spente le luci. Lui non si è visto, non si è affacciato

Come si ricorda Don Contin aveva raccontato ai carabinieri la sua partecipazione e organizzazione delle orge in parrocchia anche con uomini di colore, e dei viaggi con le amanti a bordo della sua Jaguar rossa anche nel villaggio per scambisti di Cap d’Adge in Francia. Ma allora il parroco fece l’elenco anche delle amanti, che risultò piuttosto lungo. Il percorso a luci rosse del prete venne scoperto dopo la denuncia di una quarantanovenne (qui il video, pubblicato sul Mattino di Padova, con le incredibili confessioni della donna sui giochi erotici del prete) che riportò agli inquirenti anche di «riprese video eseguite sulle performance sessuali». «A volte filmavo questi incontri sessuali, ma mai all’insaputa delle donna. Sono immagini che non ho mai venduto o fatto vedere a terze persone. Non ho mai restituito i video alla donna nonostante lei me li avesse chiesti più volte perché avevo paura» – disse don Contin che forse temeva ricatti o una loro divulgazione.

Ha anche parlato dei viaggi e delle cene in locali galanti assieme ad altre parrocchiane, ma ha categoricamente negato comportamenti violenti e ha escluso di aver percepito denaro in cambio dei rapporti con una delle donne che aveva procurato ad altri uomini. Insomma, ha allontanato il sospetto dell’induzione alla prostituzione, che è l’ipotesi su cui si basa l’inchiesta condotta dal pm Roberto Piccione.

Padre Andrea Contin è stato denunciato poi per abusi sessuali da molte donne. Pare che però alcune di queste fossero state consenzienti. L’anno scorso partirono anche due denunce per molestie nei confronti del parroco. La Curia sapeva, eccome. L’estate del 2016 erano stati fatti ben due esposti che erano arrivati sul tavolo di qualche importante sacerdote al vertice della Diocesi padovana: quello firmato appunto dall’ex amante di don Andrea, la 49enne impiegata che lo ha denunciato.

E un altro sottoscritto dalla 51enne, pure ex amante, che aveva confermato il racconto della “collega” prima della perquisizione del 21 dicembre in canonica. Gli inquirenti hanno poi trovato anche dei filmini pornografici contenenti orge e di tutto un po’, dove il prete era anche protagonista.  Fino ad ora sono emerse sette amanti che il parroco avrebbe frequentato negli ultimi anni. Con loro avrebbe ammesso rapporti sessuali anche contemporaneamente. Secondo l’ipotesi investigativa il prete avrebbe offerto le sue donne ad altri partner per soldi.

Ma non sarebbe finita qui, infatti la Guardia di Finanza sta svolgendo gli accertamenti sui conti, il danaro movimentato da don Andrea, a quanto sembra, sarebbe stato oltre le possibilità dello stipendio di un parroco, di solito piuttosto contenuto. Da alcune ammissioni fatte ai carabinieri pare che ci siano degli ammanchi nella gestione di un ente per l’assistenza di anziani, di cui l’ex parroco era presidente. Cifre importanti, che sfiorano i tre milioni di euro e che potrebbero spiegare la disponibilità economica del sacerdote.


Blocco Studentesco: blitz dopo il crollo al liceo Vittoria

Dopo il crollo della parete avvenuto la scorsa settimana all’istituto Pertini nei giorni scorsi, nuovi momenti di paura a Trento, questa volta é toccato agli studenti del liceo artistico Vittoria che si sono visti crollare addosso alcuni pannelli del contro soffitto e anche stavolta solo per puro caso nessuno si é fatto male. L’episodio era stato segnalato da alcune mamme nella giornata di lunedì.

«Nonostante le proteste, le manifestazioni, e gli scioperi per segnalare alla provincia la situazione di degrado che c’è ormai da anni al liceo artistico a Vittoria ieri è crollato il contro soffitto in alcune aule a causa probabilmente delle infiltrazioni credo che forse sarebbe il caso di indagare e magari porre l’accento su queste problematiche visto che poteva restarci sotto qualche ragazzino o anche qualche insegnante» – scrissero alcune mamme alla nostra redazione

«La situazione disastrosa in cui versa l’edificio che ospita il Vittoria è nota a tutti da molto tempo – dichiarano iinvece i militanti del Blocco Studentesco Trento in una nota – ma non si é mai fatto nulla per risolverla seriamente. Giá l’anno scorso, come abbiamo raccontato per primi noi del Blocco Studentesco nel nostro dossier, la scuola aveva avuto gravi problemi con il riscaldamento ma nessun intervento serio era stato effettuato».

«L’ennesimo caso – continua la nota – di malagestione delle strutture scolastiche a Trento dovrebbe far riflettere le istituzioni che continuano ad ignorare questo problema».

«Giá da tempo – conclude la nota – gli studenti del Vittoria chiedono di essere trasferiti in una struttura adeguata e sicura ed é vergognoso che la provincia non faccia nulla per risolvere la situazione. Noi del Blocco Studentesco ci schiereremo sempre a difesa degli studenti, sempre meno protetti e tutelati, ormai nemmeno piú sicuri all’interno degli edifici scolastici».