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Italia ed estero

Intervista negata, giornalista inventa tutto. Astrosamantha le dà una lezione in una lettera

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Una testata registrata presso il tribunale di Roma ha pubblicato una falsa intervista, con risposte inventate, all’astronauta Samantha Cristoforetti. Questo dopo che la giornalista di quella testata aveva chiesto, ma non ottenuto, l’intervista alla Agenzia Spaziale Europea. Astrosamantha ha perciò pubblicato una lunga risposta dove spiega i motivi del suo rammarico per la totale mancanza di professionalità dimostrata. Tuttavia resta aperta a una seconda possibilità.

“Ieri sono venuta a sapere che su un periodico online, descritto sul sito medesimo come “testata giornalistica registrata presso il tribunale di Roma”, era stata pubblicata una mia intervista, che non ho mai rilasciato – scrive Samantha -. Ho segnalato la cosa all’ufficio comunicazione dell’Agenzia Spaziale Europea, che a sua volta ha contattato la redazione. L’intervista è stata rimossa poco dopo, nonostante avessi chiesto che restasse online con un paragrafo introduttivo di spiegazione e di scuse a lettori e lettrici. Ritengo che errori come questo non vadano cancellati, ma riconosciuti e corretti. Rimuovere il pezzo non aiuta chi l’ha già letto e preso per autentico.

La mia richiesta non è stata dunque accolta e il pezzo non è più disponibile online. Conservo la pagina, naturalmente, e sono stata tentata di segnalare l’abuso con nome di autrice e testata. Dopo averci dormito sopra, non mi sembra una cosa saggia: non conosco le situazioni personali delle persone coinvolte, a partire dall’età e dalle necessità materiali, e non voglio entrare in una dinamica in cui mi troverei, per un probabile squilibrio di notorietà, a rispondere con un missile a chi mi ha tirato un sassolino.

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Non voglio, tuttavia, lasciare semplicemente correre. Mi rivolgo dunque all’autrice del pezzo, che chiamerò qui Lucia Rossi, per spiegare perché io ritenga grave ciò che ha fatto, senza nascondere l’auspicio che possa magari far riflettere una persona o due che fanno il suo mestiere, o ambiscono a farlo. Pur essendo questo caso particolarmente grave, perché l’intervista non ha mai avuto luogo, molti aspetti critici relativi all’attribuzione di parole non dette si manifestano con sorprendente frequenza”.

Ed ecco la virtuale lettera di Samantha Cristoforetti alla giornalista.

“Cara Lucia Rossi,
qualche tempo fa, Lei ha presentato all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) una richiesta di intervista con una bozza di domande, che corrispondono a quelle pubblicate ieri in un pezzo a sua firma. La richiesta è stata declinata. Ha scritto quindi Lei stessa le risposte alle domande e le ha pubblicate, o lasciato che venissero pubblicate, come un’intervista fatta da Lei a me. Naturalmente non ci ha chiesto l’autorizzazione a procedere in questo modo, né ci ha informati. Dopo la segnalazione da parte di ESA alla redazione del sito, il pezzo è stato rimosso. Così mi sembra di poter ricostruire i fatti. Mi sbaglio?

Ormai quasi 24 ore fa una mia collega dell’ufficio stampa L’ha contattata e Le ha chiesto conto di questa “intervista”. Lei ha riposto dicendo che io avrei comunque detto in altre occasioni le frasi che mi ha attribuito. Ammesso e non concesso che questo sia vero, credo di non dover sottolineare come questa non sia una giustificazione. Della gravità di questo fatto risponderà, credo, alla redazione del periodico online a cui ha venduto l’intervista fasulla. Non voglio nemmeno contemplare in questa sede l’ipotesi che essa sia stata complice consapevole dell’imbroglio a lettori e lettrici.

Quello che vorrei sottolineare, invece, è il mio disagio di fronte alle parole che mi ha messo in bocca. Temo che la mia Le sembrerà una reazione esagerata, vista la leggerezza con cui ha inventato queste risposte, senza alcuna preoccupazione delle conseguenze. Temo che considererà che sono pedante, che mi do eccessiva importanza. Se così, Le chiedo scusa e un po’ di pazienza. Come direbbero i miei amici anglofoni: “Humor me”.

La maggior parte delle risposte che mi attribuisce sono pezzi della mia biografia ufficiale e dettagliati dati storici riguardanti alcune astronaute. Credo che nessuno, in un’intervista, risponda citando letteralmente la propria biografia pubblicata e certo non ho la conoscenza enciclopedica che mi attribuisce, ma le parti che mi hanno disturbata di più sono altre. Passo a segnalargliene alcune”.

Qui la Cristoforetti passa a esaminare le domande e le risposte fasulle della giornalista.

Domanda N. 1
Sono in pochi ad avere il privilegio di essere scelti per una missione nello spazio. Come ci si sente a far parte degli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea?

“È un grande onore per me far parte dell’Agenzia Spaziale Europea ma, soprattutto, essere stata la prima donna italiana a mettere piede nello Spazio.”

Cara Lucia Rossi, io non ho mai sottolineato il fatto di essere la prima donna italiana ad essere andata nello spazio. Di solito mi capita, al contrario, di dover de-enfatizzare questo aspetto. Come ho detto più volte, sono felice di avere realizzato il mio sogno di andare nello spazio. Non sarei stata meno felice e “onorata”, per usare la sua parola, se fossi stata la seconda, la terza o la quarta astronauta italiana. Come può immaginare, è irritante che mi si mettano in bocca parole che enfatizzano qualcosa che io ho sempre de-enfatizzato. Inoltre, mi infastidisce che mi faccia dire “mettere piede nello spazio”. Non è un’espressione che mi appartiene e mi sembra molto brutta.

Domanda N. 4.
Quanti sacrifici e quante rinunce ci sono dietro il suo sogno?

“C’è tanto studio, c’è tanto addestramento fisico e mentale, tante sfide e tante rinunce. Ho dovuto competere con tanti uomini. Desideravo con tutta me stessa raggiungere lo spazio, volevo guardarlo da vicino, volevo respirarne l’energia e ammirarne il panorama.”

Vediamo un pezzo alla volta.

“ C’è tanto studio, c’è tanto addestramento fisico e mentale, tante sfide e tante rinunce.”

Ho risposto molto spesso a questa domanda, ogni volta mettendo in evidenza come non percepisca il mio percorso come fatto di rinunce e sacrifici, ma anzi di opportunità eccezionali che mi hanno dato soddisfazione. È il caso dello studio e dell’addestramento, che possono costare fatica, certo, ma non sono né sacrificio, né rinuncia, come le potranno confermare tutti coloro e tutte coloro a cui è negata la possibilità di andare a scuola o apprendere una professione. Riesce ad immaginare, cara Lucia Rossi, quanto sia fastidioso sentirsi attribuita una frase che è esattamente l’opposto del proprio pensiero, per giunta su una cosa che si ritiene importante?

“Ho dovuto competere con tanti uomini”

Io non ho mai pronunciato queste parole. Non perché non sia vero, è ovvio che mi è capitato di competere con molti uomini in alcune fasi della mia vita professionale. È altrettanto evidente, però, che sono stata anche in competizione con molte donne e non considero le donne dei concorrenti meno validi. La frase che lei ha scelto di attribuirmi, nel suo essere superflua rispetto alla domanda e, soprattutto, selettiva rispetto al genere maschile, sottintende un complesso di inferiorità che non ho mai avuto, fortunatamente, e che mi auguro di non avere mai. Ora, lei potrà obiettare che questa è una mia percezione, non necessariamente da lei condivisa. Sarà forse per queste umane differenze di sensibilità, cara Lucia Rossi, che le virgolette dovrebbero citare, non attribuire ad altri frasi proprie?

“Desideravo con tutta me stessa raggiungere lo spazio, volevo guardarlo da vicino, volevo respirarne l’energia e ammirarne il panorama.”

Questa frase è semplicemente imbarazzante, sembra scritta da una versione caricaturale di me stessa. Davvero non credo di parlare solitamente con espressioni di questo tipo, di cui fatico persino a comprendere il significato.

Domanda N. 12
Il desiderio di ogni astronauta è quello di andare su Marte. Cosa sperate di trovare lì?

“Marte è quel pianeta tanto atteso da tutti noi astronauti. È difficile arrivarci, si trova molto lontano. Speriamo di trovare nuove forme di vita, nuove soluzioni per aiutare la scienza, nuove cure e non solo… “

Ecco, cara Lucia Rossi, qui si è superata. Qui sembra parlare la caricatura della versione caricaturale di cui sopra.

Domanda N. 13
Oggi hai una bambina, Kelsey Amal, nata un anno fa. Com`è essere mamma, è come andare nello spazio?

“È una nuova avventura emotiva che ti fa volare oltre l’infinito.”

Io non ho mai risposto in pubblico ad alcuna domanda a proposito di mia figlia, è davvero improbabile che mi sarei comportata diversamente con Lei, cara Lucia Rossi, se Le avessi rilasciato l’intervista. Pensi che mia figlia non si chiama nemmeno come Lei scrive. E che cosa possa significare “oltre l’infinito” proprio non saprei”.

Le conclusioni di Samantha Cristoforetti.

“Cara Lucia Rossi, le risposte che mi attribuisce sono talmente vaghe e povere di contenuto, che non posso certo rimproverarle di diffondere notizie false. Ma anche dare risposte vaghe e povere di contenuto è una scelta di comunicazione, che dice qualcosa su di me alle persone cui lei ha spacciato questa scelta per mia. Allo stesso modo, la scelta di una parola piuttosto che un’altra, di un’espressione piuttosto che un’altra, di un registro di linguaggio piuttosto che un altro, non è mai casuale. Anche questa scelta è comunicazione, anch’essa dice qualcosa della persona che l’ha operata.

Per questo i virgolettati inventati, anche quando scritti in seguito ad un’intervista che ha effettivamente luogo, non sono accettabili. Figuriamoci se non ha nemmeno sentito “l’intervistata”.

Se pensasse che la sua sia stata una innocente leggerezza, cara Lucia Rossi, dovrei dirle che lei è troppo indulgente con sé stessa. Allo stesso tempo mi rammarico sinceramente per Lei, poiché le circostanze della vita, all’evidenza, l’hanno portata a svolgere un lavoro a cui non attribuisce importanza.

Se dovesse ritenere di provare a fare un’intervista autentica, scritta con rispetto per il suo lavoro, per i suoi lettori e le sue lettrici, non esiti a ricontattarmi tramite ESA. Credo fermamente nel diritto ad una seconda possibilità. Questo implicherebbe, naturalmente, che lei si assuma pubblicamente responsabilità di quanto accaduto, con il suo vero nome. Diversamente, prendo atto delle scuse private che mi ha fatto pervenire, in cui leggo rammarico, ma ben poca consapevolezza. È con chi la legge, cara signora, che deve scusarsi. E con i suoi colleghi e le sue colleghe, per aver contribuito ad affievolire la già poca fiducia nella qualità del giornalismo.

La saluto senza rancore, cara Lucia Rossi. M rendo conto, rileggendo questo messaggio, forse troppo lungo, che sarebbe utile una seconda stesura, forse una terza. Vorrei poterlo fare, purtroppo questo increscioso incidente ha già messo a dura prova, oggi, la mia gestione del tempo. Concludo, dunque, con l’auspicio di essere riuscita ad essere, se non gradevole alla lettura, almeno comprensibile.

Cordialmente,
Samantha Cristoforetti

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Italia ed estero

Altre due ONG nel Mediterraneo. Ma ora attraccano a Malta e non più nei porti Italiani

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Il ministro dell’interno italiano Matteo Salvini, per nulla intimorito, risponde nuovamente picche alle due navi delle ONG che stanno attendendo di caricare nuovi migranti sulle coste libiche.

«In questo momento le navi di due Ong (Open Arms, bandiera spagnola e Aquarius, bandiera di Gibilterra) sono nel Mediterraneo, in attesa di caricare immigrati. Le navi di altre tre Ong (Astral, bandiera Gran Bretagna, Sea Watch e Seefuchs, bandiere olandesi) sono ferme in porti Maltesi. Che strano…» – scrive sul suo profilo social Salvini

Anche la Lifeline infine, nave fuorilegge con 239 immigrati a bordo, è in acque maltesi.

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E sembra non intenzionata a muoversi dopo le minacce di Salvini e Toninelli di un possibile sequestro.

«Tutto questo per dirvi che il Ministro lo farò insieme a Voi, – aggiunge ancora Salvini – condividendo tutte le informazioni che sarà possibile condividere, e per ribadire che queste navi si possono scordare di raggiungere l’Italia: voglio stroncare gli affari di scafisti e mafiosi! Buon sabato Amici, vi voglio bene».

Nel frattempo una nave cargo, la Alexander Maersk, battente bandiera danese, con a bordo più di 110 migranti soccorsi nel Mediterraneo, è da ieri davanti al porto di Pozzallo.

Secondo quanto si è appreso la nave è stata rifornita di viveri e di beni di prima necessità in attesa di ricevere l’autorizzazione a entrare nel porto. Per ora però nessuna autorizzazione è stata data dal ministero dell’interno.

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Italia ed estero

Gian Marco Centinaio: Ecco cosa dicono in Europa su Martina del PD

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“In Europa alcuni colleghi che ho incontrato mi hanno detto: Finalmente si vede un ministro italiano”. Il leghista Gian Marco Centinaio, intervistato da Paola Natali a Notizie Oggi, in onda su Canale Italia 83, marca la differenza con chi lo ha preceduto.

Il neo-ministro dell’Agricoltura non vuole infierire su Maurizio Martina, attuale segretario reggente del Pd, ma non può non sottolineare cos’ha trovato mettendo piede nello studio che tra le altre cose deve tutelare il Made in Italy in Europa e nel mondo: “Premesso che cerco di non parlare mai di chi mi ha preceduto, perché sono certo che abbia cercato di lavorare sempre per il bene del Paese, è innegabile che ho trovato un ministero imballato perché non c’era una guida. Abbiamo una serie di decreti fermi da mesi e con i tecnici stiamo lavorando per sbloccare la situazione”

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Italia ed estero

ONG Lifeline si avvicina a Malta, Salvini: «La nave è fuorilegge e sarà sequestrata»

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«La nave fuorilegge Lifeline è ora in acque di Malta, col suo carico di 239 immigrati. Per sicurezza di equipaggio e passeggeri abbiamo chiesto che Malta apra i porti. Chiaro che poi quella nave dovrà essere sequestrata, ed il suo equipaggio fermato. Mai più in mare a trafficare». Con questo tweet del ministro dell’Interno Matteo Salvini si riapre ancora una volte il fronte delle polemiche sui migranti dopo il clamoroso blocco della nave dell’ONG Aquarius.

Stavolta è la Lifeline, che batte bandiera olandese e che da circa una settimana naviga a ridosso delle acque libiche, ad essere protagonista di un nuovo tentativo di approdo nei porti italiani

È dalla stessa Lifeline che nei giorni scorsi Matteo Salvini era stato accusato di essere fascista da uno dei membri della nave (accuse rimosse subito da twitter).

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Anche per questo «salvataggio», come per molti altri le notizie sono piuttosto nebulose. Ieri, giovedì 21, il primo intervento vero e proprio al largo delle coste libiche: «in acque internazionali», sostiene l’organizzazione. «In acque Sar (ricerca e soccorso) nostre», ribattono da Tripoli.

Dalla capitale libica si muove una motovedetta che arriva in zona, soccorre un altro gommone in difficoltà e chiede la consegna dei 224.

La Lifeline oppone un «nein» e sollecita l’intervento alla Guardia costiera italiana: «vogliamo un porto sicuro» – cioè uno italiano e non uno libico, che nella notte ha fornito assistenza a un mercantile intervenuto in soccorso di un altro gommone in difficoltà.

«La nostra nave batte bandiera olandese»: lo ha ribadito Lifeline in un tweet, dopo che il governo italiano ha preannunciato il sequestro dell’imbarcazione per avviare un’inchiesta di bandiera volta ad accertare se sia effettivamente registrata in Olanda.

Lifeline ha pubblicato anche la foto della conferma di registrazione della nave omonima, datata 19 settembre 2017 con scadenza il 19 settembre 2019, in cui si indica Amsterdam come porto «di casa».  Ma pare che in Olanda non si sappia nulla di questa nave.

Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli interpellato sulla nave Lifeline della ong Mission, intervenuta al largo delle coste libiche per salvare migranti e che, nuovamente, non sa dove attraccare risponde: «Se la Lifeline è in acque maltesi, toccherà a La Valletta provvedere al salvataggio dei migranti. Stiamo seguendo con la massima attenzione e preoccupazione la situazione, anche perché la nave non ha caratteristiche tecniche per trasportare tante persone»

 

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