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Fiemme, Fassa e Cembra

Incidente sulle piste in Val di Fassa, grave una 33enne ceca

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Nuovo grave incidente sulle piste da sci del Trentino, questa volta in Val di Fassa. Oggi infatti due turisti della Repubblica Ceca si sono scontrati all’uscita di una curva sulla pista del Lusia.

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Sul posto è intervenuto l’elicottero sanitario per prestare le prime cure ai due feriti, di cui uno ha riportato danni fisici importanti. Le conseguenze peggiori sono state di una donna 33enne che è stata trasportata in codice rosso all’ospedale Santa Chiara di Trento. Le sue condizioni sono definite gravi.

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Fiemme, Fassa e Cembra

«La Sportiva» compie 90 anni: Da Tesero alla conquista del mondo. La vera storia della storica azienda.

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È tempo di auguri e di festeggiamenti per la storica azienda fiemmese, leader nel mondo nel settore dei materiali legati all’arrampicata di montagna.

Per il suo compleanno, il novantesimo, «La Sportiva» ha organizzato numerosi eventi ed incontri correlati che andranno in scena al Muse di Trento dal 23 al 26 maggio. (qui l’articolo con tutti gli eventi)

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Insomma, come dire, 90 anni, ma non sentirli per niente.

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Ma quale è stato il percorso di questa azienda che ha conquistato il mondo partendo dal piccolo paese di Tesero?

Il 1928 segna l‘inizio ufficiale della storia de La Sportiva: fu in quell’anno, come ricorda un documento affisso in bella vista all’entrata dell’azienda con sede a Ziano di Fiemme (ma nata nella vicina Tesero), che il calzolaio Narciso Delladio partì con la sua valigia con dentro scarpe e sogni per partecipare alla Fiera Campionaria di Milano.

Ai tempi, l’artigiano di Tesero costruiva artigianalmente zoccoli di legno e scarponi in pelle destinati ai boscaioli e agli agricoltori delle valli di Fiemme e Fassa.

Più avanti, durante la Guerra, si mise a produrre scarponi per gli Ufficiali, e la grande richiesta lo spinse ad assumere alla “Calzoleria Sportiva” nuovi dipendenti.

Già negli anni ’40 Narciso brevetta un innovativo sistema di allacciatura che per anni rimarrà punto di riferimento nel mondo delle calzature.

All’inizio degli anni ’50 entra in azienda il figlio Francesco che costruisce un nuovo e moderno laboratorio alla periferia di Tesero, nel quale progetta e fabbrica i primi scarponi da sci in cuoio e calzature da montagna sempre più tecniche. A fine anni ’60 il marchio “La Sportiva” inizia ad affermarsi a livello nazionale.

Negli anni 70 la terza generazione affianca Francesco nello sviluppo delle prime scarpette d’arrampicata: anticipando i tempi “La Sportiva” introduce un nuovo modo di arrampicare grazie a scarpette morbide e leggere che rivoluzionano il mondo delle scarpe da roccia. Sugli scarponi da alpinismo viene inoltre introdotto il sistema a tomaia intera.

Il boom degli anni 80 comincia a far evolvere il climbing in una disciplina sportiva praticata a livello internazionale e i prodotti “La Sportiva” sono calzate dai migliori climber di tutto il mondo. E’ in questo periodo che l’azienda lancia sul mercato la celebre r scarpetta gialla e viola che sarà ricordata come un punto di svolta epocale nel settore.

Negli anni 90 l’azienda continua a crescere e nel 1996 si trasferisce nella nuova sede a Ziano di Fiemme. Viene introdotto il modello Mythos che grazie al suo sistema di allacciatura diventa il punto di riferimento di una intera generazione di arrampicatori. L’innovativa costruzione dello scarpone da alpinismo Nepal Top, dotato per primo del bordone in gomma, rivoluziona il mondo dell’alpinismo classico.

Negli anni duemila il know how maturato nelle calzature da montagna viene trasferito anche in altri settori di importanza strategica. Dopo il lancio della linea Mountain Running, “La Sportiva” entra da protagonista nel settore dello sci alpinismo con Stratos, prodotto interamente in fibra di carbonio e titanio.
Il primo decennio inoltre, vede il debutto in azienda della quarta generazione e l’entrata nel settore dell’abbigliamento outdoor.

Oggi La Sportiva Spa è un punto di riferimento per il settore dell’arrampicata e della montagna.

L’azienda esporta in 74 Paesi nel mondo (l’82% della produzione viene esportato) e il fatturato è cresciuto di oltre il 20% solo nell’ultimo anno.

LA PRIMA SCARPETTA DA ARRAMPICATA – Negli anni Cinquanta è il figlio di Narciso, Francesco, a portare avanti la produzione, aiutato, a partire dagli anni Settanta, dai figli Lorenzo, Luciano e Marco.

La Sportiva è ormai un punto di riferimento nel settore delle calzature per la montagna, e una vincente intuizione sposta il focus dell’azienda sul settore arrampicata. Lorenzo Delladio – oggi CEO & President La Sportiva – durante il serivizio militare in Polizia, viene incalzato dal suo superiore Gino Comelli, della Scuola di Alpinismo Emilio Comici: lui e i suoi colleghi arrampicano con le Superga ai piedi, ma nel mondo si vede ben altro.

È da quel confronto che La Sportiva idea e realizza un’innovativa scarpetta dai caratteristici colori viola e giallo, che sarà la capostipite di una lunga serie di prodotti all’avanguardia e firmerà, in breve tempo, il successo mondiale del marchio.

Le suole delle prime scarpette vengono prodotte con gli scarti dei copertoni delle auto, bisogna scaldarle con le mani per farle andare in temperatura e poterle piegare.

Poi Lorenzo Delladio, grande appassionato d’auto e pilota di rally, si rivolge alla nota azienda di pneumatici Marangoni, che gli mette a disposizione un chimico per fabbricare delle suole di migliore qualità. “La formula della mescola era segreta, la conoscevamo solo io, mio padre e la nostra segretaria”, racconta il patron de La Sportiva, oggi proprietario unico dell’azienda. “Per confondere la concorrenza, sulle scatole c’era scritto che si trattava di materiale proveniente dalla Spagna”.

In terra iberica, infatti, ci sono le Boreal – e in particolare la “Fire” – conosciute in tutto il mondo e utilizzate dai campioni. “Quando la richiesta è cresciuta, ci siamo rivolti a Vibram, per alzare e rendere costante lo standard qualitativo delle suole”.

SEMPRE ATTENTI ALL’AMBIENTE – Nel 1996, anno del trasferimento nel nuovo stabilimento di Ziano di Fiemme, ai piedi delle Dolomiti trentine, viene introdotto nel mondo dell’arrampicata il modello “Mirage”, la prima scarpetta che permette di utilizzare i piedi sia in appoggio che in prensilità. Oggi i modelli delle scarpette di arrampicata prodotti da La Sportiva sono 28. “Rispondono a ogni tipo di calzata e di richiesta”, spiega Delladio.

Li usano principianti ed esperti, e un folto gruppo di campioni internazionali testimonial del marchio. “Adam Ondra a volte calza due prodotti diversi, in funzione del passaggio chiave di quella via”, spiega ancora Lorenzo, osservando che anche i grandi climber utilizzano i prodotti in commercio, non prodotti su misura.

Tra i numerosi modelli, alcuni sono studiati ad hoc per la pratica indoor, e non mancano gli “ecologici“: le Mythos e le Cobra in versione Eco vengono interamente fabbricate con materiale riciclato proveniente dagli scarti di produzione. “Non si tratta di seconda scelta – precisa Delladio –  i due prodotti, dal costo più elevato (il processo produttivo alza il prezzo di circa il 12%), sono richiestissimi dal mercato anglosassone e scandinavo. Grazie a questa domanda così alta è stato necessario l’ampliamento dell’azienda, previsto per l’estate 2018″.

L’attenzione all’ambiente è sempre stata una prerogativa de La Sportiva, che dal 2012 ricava energia elettrica interamente da fonti rinnovabili e che da qualche tempo ha ideato un servizio di post vendita per la clientela, mettendo a disposizione uno staff preparatissimo per far riparare suola a tomaia e dare nuova vita alle vecchie scarpette.

Alla fine del 2017, inoltre, è stato pubblicato il primo ‘’bilancio di sostenibilità’’ aziendale, documento contenente tutte le attività messe in campo dall’azienda per il rispetto ambientale e sociale, all’insegna dell’eco-sostenibilità e della trasparenza verso i propri stakeholders.

IL RIMPIANTO: SFUMA IL PROGETTO OUTDOOR PARADISE – Il rispetto dell’ambiente, oltre a una differente visione turistica, era alla base del progetto Outdoor Paradise, un piano di riqualificazione della zona del Passo Rolle a cui Lorenzo Delladio ha creduto molto e che rimane ancora lì, fermo negli scatoloni in ufficio senza possibilità – almeno per ora – di essere attuato.

Il piano, che tra le mille attività “senza impianti” per trasformare la montagna in un grande parco giochi per grandi e piccini, prevedeva anche la disciplina dell’arrampicata (grazie alla palestra di roccia della Guardia di Finanza sulla Cavallazza, una parete di 20 metri d’altezza per 100 di larghezza già chiodata), è sfumato a causa di una minoranza di oppositori. “Sarebbe potuto diventare un esempio anche per altre località, che ora mi chiedono una consulenza. Ma io sono un imprenditore, e Passo Rolle è la mia montagna. Peccato…“.

Un’occasione persa, per tutto il comprensorio, ma si va avanti. Nuovi progetti, nuove iniziative, ricerca e sviluppo continui caratterizzano questa azienda, ora nelle mani anche dei figli di Lorenzo, Giulia, operativa con il ruolo di Strategic Marketing Director, e il più giovane Francesco Delladio.

 

 

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Fiemme, Fassa e Cembra

Guglielmi replica a Detomas e sono scintille: «Penso solo alla crescita sociale ed economica della val di Fassa»

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Lunedì, nella conferenza stampa dove è stata presentata la coalizione trentina di centrodestra, Luca Guglielmi, segretario dell‘associazione Fassa, aveva sottolineato, levandosi qualche sassolino dalle scarpe, l’adesione convinta alla sua lista ladina pronta a correre per soffiare il seggio in consiglio provinciale alla Ual di Giuseppe Detomas alle prossime elezioni: «Abbiamo ribaltato la val di Fassa dove governiamo 5 comuni su 6 e il Comun general, in questi anni abbiamo annientato la Ual, che al momento sembra sparita dai radar, e non sappiamo nemmeno se esista più» – queste le parole di Guglielmi pronunciate peraltro senza nessun livore o rancore verso nessuno, in modo sereno, pacato ed ironico.

«Annientare», la parola usata dal segretario Luca Guglielmi, non è stata digerita bene dal consigliere Detomas che – attraverso un comunicato – ha criticato l’uso di questa parola,  che vagamente riporta ai ricordi della guerra dove «l’avversario veniva annientato», consigliando il rivale politico ad usare in politica dei vocaboli più consoni.

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La replica di Guglielmi non si è fatta attendere, «Estrapolare un termine, uno solo, – si legge nella sua nota –  da un discorso molto più ampio ed articolato, valutare una singola parola trasponendola da un contesto molto più esteso, mette sicuramente in condizione di forza colui che va in ricerca di un pretesto per alimentare ulteriormente una polemica».

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Guglielmi spiega che Detomas dovrebbe preoccuparsi di approfondire, sapendo che per ovvi motivi la stampa quasi sempre condensa in poche parole discorsi e ragionamenti più estesi, poi lo incalza ironicamente, «Il consigliere provinciale mi dedica una lectio magistralis sul significato del termine “annientare”, di ciò lo ringrazio anche perché, alla base condivido il suo ragionamento. Vero è però che, nello specifico,  – aggiunge poi – dimentica (per svista o convenienza) di indicare l’iperbole del termine stesso e quindi che la lettura potrebbe e nello specifico caso è: “battere, sconfiggere in maniera clamorosa”, il più delle volte utilizzato in termini sportivi ma anche politici (questo ne è il caso). Proprio per questo il termine è stato utilizzato alla fine di un ragionamento che ricordava il risultato delle elezioni amministrative del 2015 e delle politiche dello scorso marzo, dove è innegabile (dati alla mano) chi abbia raccolto il consenso maggiore (peraltro in crescita) in Val di Fassa e riprendendo oltretutto le dichiarazioni dei massimi esponenti dell’UAL ove si interrogavano sull’opportunità o meno, sulla necessità o meno, del proseguire e in che termini l’azione del movimento politico. Dati di fatto quindi, nessuna volontà, come attribuitomi da Detomas di “distruggere o ridurre a niente” l’Union Autonomista Ladina, a questo se vorranno e lecitamente ci penseranno loro, io mi preoccupo di far crescere la mia squadra: L’Associazione FASSA, con il solo obiettivo, il bene della nostra Valle, la crescita sociale ed economica della nostra Comunità» –conclude la replica di Luca Guglielmi.

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Fiemme, Fassa e Cembra

Addio a don Donato Vanzetta

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È morto all’età di 89 anni don Donato Vanzetta. 

Originario di Ziano, ordinato presbitero nel 1955, fu studente a  Roma alla Gregoriana in teologia (1952-1955) vicerettore del Seminario a Trento dal 1956 al 1966, quindi viceparroco a Folgaria (1966-1970), parroco a Canazei (1970-1981) e quindi a  Cogolo, Celledizzo, Celentino (1981-2002), infine parroco a Daiano e Varena (2002-2008).

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Negli ultimi dieci anni ha vissuto a Predazzo.

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Il funerale sarà celebrato presso la chiesa parrocchiale di Ziano martedì 15 maggio ad ore 18.30.

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