Connect with us

Primo Piano

Il coraggio delle «Merde»

Pubblicato

-

L’ho saputo dai carabinieri, le merde siamo noi Trentini, noi Italiani. Loro ci chiamano così. “Loro”, sono gli spacciatori.

Prendetevi la briga, se avete coraggio, di andare a sedervi in uno dei bar all’angolo di via Pozzo con via Torre Verde in un tranquillo giorno feriale. Una mattina qualsiasi, dalle undici alle tredici.

Poi passeggiate in via Prepositura, P.za S.Maria, corso Buonarroti o in Lungadige Leopardi, e lasciate perdere piazza Dante perché già sapete cosa ci trovate e rischiate se vi va bene una dose di spray al peperoncino in faccia per rubarvi venti euro dal portafoglio. Noi lo abbiamo fatto, abbiamo parlato con un sacco di gente che vuole rimanere anonima, ed è peggio di quanto si pensi.

PubblicitàPubblicità

Gli spacciatori sono dappertutto. In prevalenza sono tunisini, poi ci sono i neri dell’africa subsahariana, in genere manovrati dagli slavi o albanesi.

Spacciano dovunque, come trottole impazzite, alla luce del sole, fregandosene dei passati, dei Vigili Urbani, dei Carabinieri e della Polizia, di tutte le Forze dell’Ordine, che numerose e incazzate quanto impotenti e frustrate, passano continuamente e inutilmente nelle degradate zone del centro storico.

Gli spacciatori sono instancabili, sanno che devono concentrare la loro manovalanza in poche ore, poi andare al Western Union poco distante a spedire i soldi in Africa, centinaia di migliaia di euro al giorno. Dicono che un galoppino di media importanza in un week-end arrivi a spacciare attorno a cinquemila euro.

I galoppini della droga sono decine, centinaia, sembrano formiche operaie, ci girano attorno con belle biciclette nuove che più rubate di così non si può, e che lasciano aperte, tanto a loro non le ruba nessuno, vedono le nostre facce ordinarie da padri di famiglia e capiscono che non cerchiamo i loro servizi.

Si muovono dinamici, vanno a prendere la droga negli anfratti dei muri, nelle aiuole, nei cassonetti, tornano, la cedono, incassano, arriva il boss che non si sporca mai, gli consegnano il denaro e ripartono. Senza sosta, tutto l’anno, da anni.

Tra una cessione e l’altra si appoggiano al kebabbaro all’angolo, con cui si abbracciano, a volte ne usano la bicicletta, sono di casa insomma, e a pensar male si fa sempre bene.. E dal kebabbaro stazionano certi personaggi con aria patibolare, vestiti stile discoanni ‘70 che hanno due, tre cellulari e instancabili continuano a usarli parlando a voce alta nelle lingue più strane, forse dialetti delle montagne albanesi, remote regioni della Romania, o in qualche slangnomade, e al telefono gridano quelli che sembrano ordini secchi, minacce, ma quando vedono un loro amico lo abbracciano e lo baciano tre volte.

I nordafricani si baciano quattro volte, e tra un bacio e l’altro si scambiano di tutto. Nessuno ha l’aria di lavorare, ma sospettiamo che gran parte di loro percepiscano contributi e agevolazioni di ogni genere.

Le mezze tacche, quelli che spacciano due o tre dosi al massimo dormono per strada e dai boss ricevono poco più che da mangiare e forse qualcosa da sniffare.

Arrivano i relitti nostrani, alcuni ultra quarantenni miracolosamente ancora vivi, sembrano spettri, hanno distrutto le loro famiglie, la loro vita, e stanno dando il colpo finale a sé stessi.

Poi arrivano i ragazzini minorenni o appena maggiorenni, e qualche ragazzina che due o tre anni fa non aveva nemmeno le mestruazioni e guardava Disney Channel sognando di essere la Violetta di turno.

Ora si avvinghiano ai tunisini come fossero dei tronisti, li blandiscono, li implorano, li seguono docili e ammirate, leccandosi le labbra per la dose che verrà, poi racconteranno alle amiche più ingenue e “sfigate” che loro sono già grandi, delle vere bad-girls, che fumano erba o si fanno di eroina, o sniffano cocaina, e hanno l’amico spacciatore che fa molto etno-tendenza, con il quale, almeno a vederle, immaginiamo non si diano solo baci sulla guancia per avere una dose gratis.

Molti minorenni, come vengono iniziati alla droga diventano dipendenti da subito, e a loro volta per procurarsela inducono alla droga quelli più piccoli, o diventano i galoppini degli spacciatori, tanto chi ferma il biondino sfigato con i brufoli, le cuffiette e lo zainetto Invicta?

Ora si chiama SERD, è il Servizio che si occupa delle tossicodipendenze, ed è un fiore all’occhiello del nostro sistema sanitario locale. Ma può fare poco per quanto riguarda il contrasto allo spaccio, perché quasi nessuno ne esce completamente ripulito e il rischio di ricadute è elevatissimo, specie quando sei letteralmente accerchiato dagli spacciatori.

Altri ci raccontano che i tossicodipendenti più giovani quando non hanno più soldi per la droga e hanno molti debiti con gli spacciatori iniziano a rubare in casa, o meglio rubano reciprocamente nelle case degli altri passandosi le chiavi, poi fingono qualche segno di scasso e i genitori non possono che ammirare la bravura dei ladri a scoprire soldi e i gioielli che avevano nascosto in posti creduti più che sicuri.

I tossicodipendenti più anziani, fuori casa da anni, per la dose rubano di tutto, anche le monetine per il carrello della spesa che avete dimenticato in macchina.

Quasi nessuno fa denuncia, tanto la fiducia nella Giustizia è sotto zero.

Facciamo due passi fino in piazza Santa Maria Maggiore, e vediamo vedette ovunque, che coprono altri nordafricani intenti a passarsi soldi, tanti soldi, foglietti pieni di cifre e indirizzi, palline di cellophane bianche, cellulari rubati, quando non pisciano contro il muro della bellissima chiesa appena restaurata o giocano a calcio tirando pallonate contro la chiesa stessa.

Gira birra a fiumi, in lattine beffardamente lasciate davanti ai vari istituti della zona che dovrebbero studiare i comportamenti dell’animale uomo. Alcuni quando vedono le forze dell’ordine per paura del sequestro la ingoiano, per poi all’angolo della chiesa vomitare per riprendere la cocaina già pronta per lo smercio.

La pallina tutta sporca passa allora di mano in mano fin all’ultimo compratore che la snifferà per pochi, intimi momenti di sballo.

Le pallonate contro la chiesa sono pallonate di rabbia, di incomprensibile odio verso chi ha dato loro asilo e assistenza, e nonostante tutto non li perseguita. In quest’odio forse c’è di tutto, religione, invidia, disprezzo per la nostra debolezza, ma forse c’è solo tanta ignoranza.

Arriva una Gazzella dei Carabinieri, la vedetta si toglie il berretto da baseball e lo agita, in pochi istanti si dileguano tutti. Quando passa la pattuglia vede una piazza deserta e ordinata, pochi istanti dopo ad un altro segnale ritornano tutti a fare i loro affari, più o meno sporchi.

I disperatissimi abitanti della zona, con le loro case in vendita che non vuole comperare nessuno anche se sono sul mercato a prezzi stracciati, ormai sanno a memoria facce, traffici, clienti, orari. Quasi ognuno ha subito minacce e angherie, e si sono decisi a riunirsi in comitati per far udire le proprie ragioni, ma finora per le istituzioni sembra che gridino alla luna.

Il loro grido appare del tutto inutile, “loro” sono intoccabili, la legge per gli spacciatori è quanto di più contorto esista perché continuino imperturbabili a fare danni sociali imponenti, e la radicalizzazione sul territorio, con relativo accumulo di ricchezze e influenza, promette situazioni che tra qualche anno odoreranno di Messico, e già adesso si vede ad occhio nudo come si guardano in cagnesco le varie etnie.

Con queste premesse gli arresti continui di extracomunitari con pistole e coltelli sarà quotidiana…

Loro” possono portarsi addosso decine e decine di dosi, cederle, incassare soldi e lavorare in gruppo, ma i giudici non li condannano, entrano e escono come se il Tribunale fosse munito di porte girevoli.

Non possono essere condannati, dicono, per tutta una serie di ragioni che capiscono tutti tranne 60 milioni di italiani: bisogna considerare il principio attivo rispetto alla quantità, cento dosi sono consumo personale, le molecole delle anfetamine devono essere tabellate, la provenienza dei soldi deve essere scientificamente dimostrata come illecita, ecc.. Insomma o trovi chili di droga purissima e il denaro è sporco di sangue di uno appena fatto secco o è solo perdita di tempo.

Ma anche se scovi una tonnellata di sostanza stupefacente ne arriveranno altre dieci, altre mille.. E se arresti dieci spacciatori ne arrivano altri cento, altri mille…

Intanto genitori di ragazzine e ragazzini giovanissimi e già ridotti a larve si vedono ingoiare il loro figli da un gorgo nero e inarrestabile, e non capiscono perché se prendono a calci in culo uno spacciatore rischiano più galera di chi gli sta ammazzando il figlio.

E poi rido perché qualcuno in circoscrizione ha votato per non fare «piazza pulita» di questi assassini di Piazza Dante.

Arriva un signore italiano che sta filmando il degrado. Lo circondano quattro maghrebini e gli dicono di andarsene in fretta sennò lo ammazzano di botte, e mentre si dilegua aggiungono “italiano di merda”, così, davanti all’indifferenza generale, mentre sta passando l’ennesima pattuglia della Polizia, inutilmente..

Il sindaco tace, tacciono tutti, come pecore passive, o danno risposte che sembrano i compitini preparati dal portaborse di turno, e i cittadini della zona, ma forse tutta la città ormai, si chiedono se la presa per il culo debba continuare all’infinito.

Se lo chiedono perché il presidio in Piazza Dante è una presa in giro, più pattuglie di vigili sul territorio sono una presa in giro, e la biblioteca giovanile alla Palazzina Liberty è un regalo di lusso agli spacciatori come piazza Dante rimessa a nuovo e già deserta di trentini sani di mente, e perfidamente si potrebbe pensare di costruire la nuova stazione davanti all’appena inaugurato parco di Melta, è bellissimo e pronto all’uso, ma per lo spaccio manca appunto la stazione.

Anche un asino capisce che bisogna combattere gli spacciatori usando la loro stessa dinamicità e capacità organizzativa. Alle Forze dell’Ordine che contrastano lo spaccio va tolta la divisa e si devono far girare pattuglie in borghese, ma sulle biciclette, in motorino, a piedi e solo a volte in macchina, basta volerlo e crederci e le risorse si trovano.

Gli spacciatori vanno identificati di continuo, il personale deve essere impiegato a rotazione. E la droga va sequestrata e distrutta, va sequestrata e distrutta senza sosta, con uno staff interno che giorno e notte a ritmo sostenuto si occupi di preparare i chilometrici atti burocratici “a garanzia” da portare in Procura, o al Commissariato del Governo, e sarebbe un miracolo istituzionale vedere i giudici fare il turno di notte come negli States.

E’ utopia, sappiamo già che per le elefantiache e ingessate istituzioni, appesantite da regolamenti vecchi come il cucco ma comodi per non fare e quindi non rischiare, già il solo pensare di impiegare mezzi “impropri” (e quindi intelligenti) comporterà riflessioni di anni, e saranno già passati molti questori e comandanti delle varie, troppe e scoordinate, Forze di Polizia, e si saranno fatti mille altri “comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica”, e forse saranno morti, anche di morte civile, tanti altri nostri ragazzi, e tante, troppe famiglie saranno distrutte da questo fatale attendismo borbonico.

Ci dicono che le permissive (a dir poco) leggi attuali sulla droga siano state fatte per non aggravare ulteriormente gli stati d’animo durante la crisi, che almeno la gente, per non pensare alle loro vite economicamente distrutte, almeno si potessero “stonare” senza problemi.

Ma accanto ad una seria politica diretta quantomeno a spostare fuori dal centro città lo spaccio, per uscire dal disastro in cui ci hanno fatto precipitare non si vedono che due uscite, o: una dose un anno di carcere, due dosi due anni di carcere, tre dosi tre anni ecc..

Oppure liberalizzare il tutto, che si creino centri di distribuzione gratuita di quel che si vuole, gestiti dallo Stato, e i modelli economici parlano che con questo sistema il PIL schizzerebbe in alto come nei paesi emergenti. Lasciare tutto così è un suicidio metropolitano di massa di una città in scacco a una mandria di distributori di morte, spesso anche loro pilotati dall’alto, disperati e senza nulla da perdere, quindi pericolosissimi.

E vien da pensare che quelli che scrivono che le nostre sono considerazioni esagerate, che il centro è vivibile ecc..ecc.. siano in qualche modo consumatori loro stessi, quasi che la sessantottina canna della domenica val bene la “pera” del minorenne. Ci vogliamo sbagliare, ma proprio non capiamo atteggiamenti così negazionisti.

Per ora non ci resta che affidarci al coraggio delle “merde”. Quei cittadini eroi che non intendono cedere la città del Concilio a Vandali, e combattono a testa alta e con coraggio una rischiosa battaglia contro quest’orda lasciata libera di violentare una intera città, e nonostante tutto lo fanno civilmente, senza violenza, come verrebbe naturale pensare di fronte a tanti soprusi.

In ultima analisi fate conto che queste cose ce le siamo inventate, è stato tutto un sogno e Trento è una città “fatata per sognar” dove tutti si vogliono bene e sono felici e tranquilli. Anzi, quello di cui si parla qui sopra è l’incipit di un romanzo, che qualsiasi riferimento a fatti o persone è puramente casuale. Perché non si sa mai che nella follia di questo mondo alla rovescia si venga condannati per aver solo osservato che…..

Quanto riportato nell’articolo è frutto del lavoro eseguito per 2 settimane da un gruppo di collaboratori del giornale, nelle zone indicate nell’articolo, ed è, purtroppo, tutto terribilmente reale

PubblicitàPubblicità

Primo Piano

Silenzio! Si vota.

Pubblicato

-

Il commissariato del governo di Trento nei giorni scorsi ha reso noto i dati relativi ai cittadini che voteranno domenica per le elezioni politiche.

Sono 408.460 i trentini chiamati al voto.  In particolare, i maschi sono 199.209 e le femmine 209.251, mentre nel totale sono compresi 66 votanti che sono residenti all’estero e che hanno deciso di votare in Italia e non di farlo attraverso la posta come gli altri trentini che vivono fuori dal Paese.

Come sempre a decidere il proporzionale sarà la città di Trento con i suoi potenziali 87.549 mila votanti (oltre il 20% del totale), divisi fra 41.383 uomini (con 9 cittadini Aire votanti in Italia) e 46.166 donne (di cui 10 cittadini Aire votanti in Italia).

PubblicitàPubblicità

In totale le sezioni elettorali sono 530, con 21 seggi speciali allestiti in ospedali, case di riposo e carceri,  e 32 seggi volanti in ospedali e case di riposo. Sei invece gli elettori che voteranno presso la loro abitazione.

Se per la camera voteranno tutti i 408.460 trentini per il Senato invece gli aventi diritto saranno 373.358 di cui 181.226 uomini e 192.132 donne. Le urne saranno aperte dalle 7.00 fino alle 23.00 di domani, domenica 4 marzo 2018

Le nuove schede elettorali sono dotate di un’appendice cartacea munita di un “tagliando antifrode” con un codice progressivo alfanumerico generato in serie.

Dopo che l’elettore ha votato ed ha restituito la scheda al presidente del seggio debitamente piegata, tale appendice con il tagliando è staccata dalla scheda e conservata dai componenti dei seggi elettorali che controllano se il numero del tagliando sia lo stesso di quello annotato prima della consegna della scheda all’elettore; solo dopo tale controllo il presidente del seggio inserisce la scheda stessa nell’urna.

L’altra novità è che non è previsto il voto disgiunto, cioè non è possibile votare una lista e il candidato di un’altra o la scheda sarà ritenuta nulla. Si vota segnando con una «X» la lista prescelta oppure il nome del candidato al collegio uninominale associato: in entrambi i casi la preferenza andrà sia al partito che al candidato.

Ma per non rischiare l’annullamento basterà apportare sia sulla scheda della camera che su quella del senato una X sul simbolo del partito preferito senza barrare il nome del candidato. Così l’errore diventa impossibile.

I candidati della Vallagarina

I candidati della Valsugana

I candidati di Trento – Rotaliana – val di Non

PubblicitàPubblicità

Continua a leggere

Primo Piano

Blitz delle Fiamme Gialle al soccorso alpino Trentino.

Pubblicato

-

Nuovo capitolo nello scontro fra soccorso alpino nazionale e provinciale che continuerà fra i banchi della Corte dei Conti.

Sono ormai note da tempo le tensioni fra i due enti, cominciate con reciproche accuse ed ora sfociato in un vero scontro fra Adriano Alimonta (foto) presidente del soccorso alpino Trentino e il capo del soccorso nazionale  Maurizio Dellantonio.

Una denuncia ha portato ieri la guardia di finanza  ad effettuare un blitz negli uffici del soccorso alpino trentino dove le fiamme gialle hanno acquisito le documentazioni relative all’acquisto delle divise in dotazione ai soccorritori e gli incartamenti inerenti le indennità del Presidente del Vice del Soccorso Alpino.

PubblicitàPubblicità

L’indagine è partita da un esposto presentato da un capostazione del Soccorso Alpino trentino in cui si fa riferimento ad un affido, senza gara d’appalto, di incarico di fornitura di abbigliamento tecnico alla ditta Montura che fornisce il soccorso alpino nazionale.

La segnalazione comprende anche alcuni approfondimenti sulle indennità di istruttore e di elisoccorritore che il Presidente Adriano Alimonta ed il suo vice, Ezio Parisi percepiscono e che per statuto nazionale sarebbero vietate e alle quali, è giusto precisarlo, Adriano Alimonta ha rinunciato oltre un anno fa.

Ora le indagini dovranno provare se c’è stato un danno erariale per la casse pubbliche che versano circa 1,6 milioni di euro al soccorso alpino Trentino che pur essendo una ente privato è quasi tutto finanziato dal pubblico. Lo scontro fra i due soccorsi era emerso nel 2015 dopo la realizzazione del nuovo statuto definito da Alimonta per riorganizzare il soccorso Alpino provinciale di Trento.

La cosa non deve essere andata giù a Dellantonio che ha subito chiesto a tutte le stazioni trentine i giustificativi delle spese sostenute. Purtroppo quella di Fiemme e Fassa non è riuscita a giustificare quasi 10 mila euro di spese.

La riorganizzazione del soccorso trentino era stata vista da quello nazionale come una scissione e per questo ora Dellantonio ha chiesto il commissariamento. La situazione ora è molto delicata.

PubblicitàPubblicità
Continua a leggere

Primo Piano

AgCom condanna Rossi, Daldoss e Ghirardini. Usarono i soldi dei contribuenti per fini elettorali.

Pubblicato

-

L’Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni ha ritenuto fondato l’esposto presentato dai consiglieri Borga, Civettini, Giovanazzi e Kaswalder nei confronti di ITEA spa con riguardo allo spot elettorale graziosamente concesso, con spese a carico dei contribuenti trentini, dal Presidente Ghirardini a Rossi e Daldoss. 

Con due distinti interventi, uno di natura ispettiva  e l’altro di denuncia all’Autorità di Garanzia delle Comunicazioni e al Corecom  (articolazione decentrata dell’AGCOM incardinata presso il consiglio provinciale), i consiglieri provinciali avevano ritenuto di assumere iniziative nei confronti dell’ITEA spa, che attraverso il suo periodico trimestrale “Edilizia Abitativa” (n. 87) inviato a tutti gli assegnatari, ha diffuso, contravvenendo la legge 22 febbraio 2008 n. 28 (“volgarmente” nota come legge sulla par condicio) il pensiero “politicamente (s)corretto” di tre esponenti del PATT (GhirardiniRossiDaldoss).

Il “pensiero politicamente (s)corretto” dei tre esponenti autonomisti – sempre secondo i denuncianti – risultava essere, per tempi e modi di pubblicazione, di sostegno alla candidatura “politicamente corretta” di Franco Panizzasenatore uscente e segretario del PATT, nel collegio senatoriale di Trento.

PubblicitàPubblicità

L’AgCom ordina quindi – si legge nella sentenza – di «pubblicare sul sito della società Itea S.p.A., quale società in house providing della Provincia autonoma di Trento, entro tre giorni dalla notifica del presente atto, e per la durata di quindici giorni, un messaggio recante . 9 della legge 22 febbraio 2000, n. 28 della comunicazione istituzionale realizzata mediante la pubblicazione e la diffusione del numero 87 del periodico Edilizia Abitativa . In tale messaggio si dovrà fare espresso riferimento al presente ordine».

«In fin dei conti è poca cosa, – dichiara Rodolfo Borga – se consideriamo che il comportamento illegittimo di ITEA si è concretizzato nella diffusione in piena campagna elettorale di migliaia di copie del suo periodico Edilizia Abitativa, con un’intera pagina concessa a Rossi e Daldoss in palese violazione della legge sulla c.d. par condicio. In ogni caso, resta la soddisfazione di aver sollecitato un provvedimento che se non altro suona di condanna per l’arroganza una volta di più manifestata da coloro che ormai considerano le istituzioni come “cosa loro”».

Ora bisognerà attendere la risposta del Presidente Rossi all’interrogazione presentata sulla questione e sottoscritta, oltre che dai consiglieri che hanno presentato l’esposto, anche dai colleghi Simoni e Zanon.

Leggi qui la sentenza completa

PubblicitàPubblicità

Continua a leggere

Iscriviti alla Newsletter

Archivi

Categorie

Archivio

di tendenza

fortemalia inserto magazine

fortemalia.it