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Politica

Autonomisti Popolari: Dario Chilovi designato portavoce.

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Il direttivo provinciale degli Autonomisti Popolari, la formazione politica nata nel 2017 su iniziativa del consigliere Walter Kaswalder che ne è il presidente dal 18 ottobre 2017, si è riunito venerdì scorso a Trento.

Il movimento, che ha lanciato la propria campagna di tesseramento per il 2018, nel mese di gennaio ha già acquisito 270 tesserati e punta ad arrivare ai mille iscritti entro la fine del primo semestre.

Il direttivo, composto dai 28 rappresentanti dei 15 ambiti in cui l’associazione ha suddiviso il territorio trentino, ha aperto i lavori dando subito spazio alle elezioni nazionali, alle quali però gli Autonomisti Popolari non si presenteranno con una propria lista, analizzando in modo approfondito la situazione politica e le prospettive del movimento stesso per il prossimo futuro.

Successivamente, il direttivo provinciale ha designato all’unanimità come portavoce del movimento Dario Chilovi, 56 anni, rappresentante della Piana Rotaliana.

Chilovi che come Kaswlader proviene dal PATT, vanta una lunga esperienza politica poiché è stato sindaco di San Michele all’Adige e dal 2014 è funzionario del Gruppo Consiliare del Consiglio Provinciale.

Il suo incarico di portavoce degli Autonomisti Popolari durerà fino al primo congresso del movimento che si svolgerà a fine primavera e culminerà con il lancio della nuova coalizione per le elezioni provinciali.

Gli Autonomisti Popolari «si propongono come forza di cambiamento per le prossime elezioni provinciali di novembre, di conseguenza suggeriscono ai loro iscritti e simpatizzanti di esprimere un voto sia a livello locale che a livello nazionale che sia utile al cambiamento dell’attuale situazione politica».

Pure non partecipando con un proprio candidato alle politiche del 04 marzo 2018, gli Autonomisti popolari «sostengono quei candidati che interpretando i valori fondanti del Movimento nel solco del cambiamento rispetto a chi governa attualmente in Provincia e a Roma, sostengono la difesa dell’autonomia, dell’identità e della territorialità. Perché votare si deve, cambiare si può».

Speciale elezioni 2018

Fugatti: «Centrodestra unica coalizione che può realmente vincere»

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Come dargli torto. Sondaggi alla mano, ha ragione Maurizio Fugatti, segretario della Lega Nord Trentino e candidato alla Camera nel collegio della Valsugana, quando dice che la coalizione di centrodestra è l’unica che il 4 marzo può conquistare la maggioranza assoluta in parlamento.

Per questo, anche per quanto riguarda la nostra provincia, Fugatti sostiene: “L’unico modo per cambiare e dare un segnale a chi ha governato male il Trentino negli ultimi vent’anni è votare centrodestra, perché il voto al M5S favorisce Lorenzo Dellai”.

Maurizio Fugatti, che aria si respira nel collegio della Valsugana?
La volontà di cambiamento è palese, siamo molto fiduciosi. Però si deve restare con i piedi per terra.

Cosa pensa del sondaggio di pochi giorni fa che dà il centrosinistra vincente in tutti i collegi del Trentino?
Quel sondaggio dà la Lega in Trentino all’11 per cento e questo mi sembra abbastanza irreale. La Lega a livello nazionale è data in una forbice tra l’11 e il 15 per cento. Vuol dire che è cresciuta di tre/quattro volte rispetto al 2013, quando, sempre a livello nazionale, aveva il 4 per cento. In Trentino nel 2013 aveva il 7 per cento. Quindi, pur restando prudente, dico che, se si tiene conto della dinamica nazionale, si deve arrivare almeno in una forbice tra il 15 e il 20 per cento.

Il sondaggio è stato commissionato dal Patt…
Almeno hanno avuto l’onestà intellettuale di dirlo. Nel sondaggio in questione, Patt e Pd sono dati addirittura in crescita: va bene tutto, ma mi sembra totalmente irreale se andiamo a sentire cosa dice in giro la gente.

Parliamo del vostro programma. Dove pensate di trovare le coperture per la flat tax?
Le coperture arriveranno dalle maggiori entrate fiscali, perché la riduzione della pressione fiscale metterà in moto un meccanismo di moltiplicatore economico. Se pago meno tasse, ho più disponibilità economiche. Se ho più disponibilità economiche, consumo di più. Se consumo di più, la produzione e l’occupazione aumentano e, di conseguenza, lo stato riuscirà a incassare di più.

E chi evade le tasse?
La flat tax è anche un in incentivo a mettersi in regola. Ci sarà meno evasione perché se uno paga una tassa fissa e piatta è portato a non evadere.

Come pensate di coprire nei primi anni – prima che si metta in moto il moltiplicatore – il mancato gettito fiscale derivante dalla flat tax?
Abbiamo in mente un provvedimento che punti a liquidare le cartelle esattoriali di Equitalia. Sono tante, si parla di un valore di mille miliardi di euro a livello nazionale. Queste non verranno mai pagate perché le cifre richieste sono eccessive.

Come pensate di agire?
Chiederemo a Equitalia di fare delle proposte ai debitori, affinché facciano dei versamenti una tantum, del 10/15 per cento di quanto dovuto. In questo modo, lo stato incasserà delle risorse che non avrebbe mai incassato, perché le richieste di queste cartelle sono così esorbitanti che i debitori non sarebbero mai riusciti a pagare. Questo provvedimento riguarda soprattutto le piccole realtà, di professionisti, imprenditori, piccoli artigiani.

Quante risorse contate di riuscire a recuperare con questo intervento?
Stimiamo che lo stato riuscirà a incassare tra i venti e i trenta miliardi di euro.

Tema migranti. Nel vostro programma promettete di rimpatriare i clandestini. Come pensate di farlo?
Occorre fare accordi con i paesi di provenienza e diminuire i tempi per l’accertamento dello status di rifugiato. Il progetto di rimpatri sarà importante perché dal 2012 a oggi i richiedenti asilo arrivati in Italia sono stati circa 500mila.

Aumenterete il personale addetto a queste operazioni?
Senza dubbio. E poi bisognerà dare alle forze dell’ordine gli strumenti necessari per poter fare bene il loro lavoro. Oggi un poliziotto che contrasta la criminalità straniera ha paura di farlo perché c’è il rischio che, se rompe un’unghia a uno straniero, poi a finire in prigione è lui e non il criminale. Va dato maggiore potere alle forze dell’ordine.

Voi proponete la cancellazione della legge Fornero. Come pensate di farlo in modo sostenibile per il bilancio pubblico?
La legge Fornero va cancellata perché è una forma di iniquità. Quando uno ha lavorato 42 anni ha il diritto di andare in pensione. Mandando in pensione queste persone si liberano posti di lavoro e si permette ai giovani di entrare nel mercato del lavoro. Questo ci permetterebbe di risparmiare quello che lo stato oggi spende in welfare per coloro che patiscono gli effetti negativi della legge Fornero.

Ci spieghi meglio…
Quando venne introdotta la legge Fornero, la ragioneria generale dello stato diceva che tra 2012 e il 2020 ci sarebbe stato un risparmio di 80 miliardi. Tolta la legge Fornero, questo andrà alimentato con le nuove risorse messe in moto dal fatto che i giovani entreranno più facilmente nel mercato del lavoro.

E poi?
E poi ogni anno spendiamo dai 4 ai 5 miliardi per la spesa complessiva relativa ai migranti. Ovvio che se risparmi su queste spese alimenti anche la copertura alla legge Fornero.

Parliamo della situazione in Trentino. Perché ha scelto di non ricandidare il senatore Sergio Divina?
La decisione di non candidare i parlamentari uscenti spetta al consiglio federale. Il consiglio federale ha fatto questa scelta e noi ne prendiamo atto. È stata una scelta dei vertici nazionali del partito, non della Lega Nord del Trentino.

Qual è il suo bilancio sull’attività della giunta di centrosinistra?
Il bilancio è negativo. Basta andare in giro a sentire cosa ne pensa la gente. Sono in Valsugana tutti i giorni. C’è un deficit infrastrutturale, che provoca incidenti, purtroppo anche gravi e molto frequenti. C’è un deficit socio-sanitario: pensiamo all’ospedale di Borgo Valsugana e al taglio delle guardie mediche. O si guardi in Val di Fiemme, con la questione del punto nascite di Cavalese. La giunta provinciale si è dimenticata di questi territori.

La Lega come pensa di colmare questo deficit?
Noi siamo sempre stati favorevoli alla Valdastico. In tempi non sospetti, nel luglio del 2015, ho presentato un documento in consiglio provinciale, in cui chiedevo la realizzazione della Valdastico con uscita a Rovereto sud. Un’operazione questa, che toglierebbe tutti i problemi di impatto sul piano infrastrutturale sulla Valsugana e permettere anche altre ipotesi di sviluppo in Vallagarina.

Ora Dellai le ha copiato l’idea…
Constatiamo che ormai anche l’onorevole Dellai si è dichiarato favorevole alla Valdastico. Cambiare idea dopo trent’anni può essere anche una forma di saggezza. Farlo casualmente in campagna elettorale fa nascere qualche sospetto di opportunismo.

Cosa intende fare per colmare il deficit socio-sanitario della Valsugana?
In Tesino c’è stata la rivolta quando hanno tagliato le guardie mediche. Una guardia medica, partendo da Borgo, può metterci anche tre quarti d’ora per arrivare in Tesino se la giornata non è delle migliori dal punto di vista meteorologico. In questi territori bisogna tornare alla situazione precedente. Non è risparmiando o meno sulle guardie mediche che rimane in piedi la Provincia di Trento.

E per il punto nascite di Cavalese, cosa intende fare?
Noi ci impegneremo, una volta al governo, a rivedere i criteri delle cinquecento nascite all’anno, soprattutto per i territori periferici, di montagna come, per l’appunto, Cavalese. Non è possibile che al giorno d’oggi la gente in Trentino nasca in ambulanza! Questo è quello che sta accadendo e che rischia di accadere anche nei prossimi mesi.

L’ex governatore Dellai ha le sue responsabilità per questa situazione…
Ci tengo a ricordare che quando fu chiuso il punto nascite dell’ospedale di Borgo Valsugana, venne sottoscritto un protocollo di intesa nel 2006, proprio mentre era presidente Dellai, dove in cambio della chiusura del punto nascite ci si impegnava a garantire tutta una serie di servizi, come la chirurgia h24, che non è andata in porto, o il potenziamento del pronto soccorso, che non è avvenuto. Anche su questo punto la Valsugana è stata presa in giro.

Lei quindi cosa promette ai cittadini della Valsugana?
Al collegio della Valsugana garantisco la presenza sul territorio che ho avuto in questi anni. Ci presentiamo a testa alta con la consapevolezza di aver trattato tutte le problematiche che sono state poste.

Chi le fa più paura, Dellai o Fraccaro?
La sfida è chiaramente tra me e Dellai. Chi vuole il cambiamento e vuole dare un segnale a chi ha governato male il Trentino negli ultimi vent’anni deve ostacolare la vittoria di Lorenzo Dellai. L’unica modo per farlo è votare centrodestra, perché il voto al M5S favorisce Lorenzo Dellai.

Perché gli indecisi dovrebbero votare per voi?
Perché crediamo di poter rappresentare la voglia di cambiamento in Trentino, in quanto unica coalizione che può realmente vincere. Se c’è qualcuno che può vincere quello è il centrodestra.

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Speciale elezioni 2018

Giusy Librizzi: «Giovani e famiglia nucleo principale della nostra società»

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«Meglio i contenuti piuttosto che la propaganda sterile» – recita la frase sulla pagina facebook di Giusy Librizzi candidata capolista di Noi con l’Italia nel collegio plurinominale della regione Trentino Alto Adige. Poche parole nel segno della concretezza, della serietà e della responsabilità che diversificano il suo movimento dagli altri.

Giusy Librizzi ha condotto i suoi studi in scienze organizzative e gestionali presso l’Università di Viterbo, successivamente consegue la laurea in Giurisprudenza presso Napoli.

È una dipendente del Ministero della Difesa. Da sempre in prima linea per la tutela dei diritti del personale del comparto difesa e sicurezza, ha scelto di scendere in campo per le prossime elezioni Nazionali del 4 marzo 2018.

La Sua candidatura al movimento “Noi con l’Italia-Udc” come si sposa con i tre punti fondamentali promossi del movimento per queste elezioni; mi riferisco allo slogan: “Responsabilità, Serietà e Concretezza per costruire il futuro”?

La mia candidatura è stata ampiamente valutata e la scelta del movimento è la naturale conseguenza della condivisione dei principi cardini dell’Udc. Noi abbiamo una seria Responsabilità nei confronti dei cittadini, i quali per troppo tempo sono stati illusi da false promesse e che per tanto devono essere tutelati. Quando si parla di serietà si fa riferimento ad un impegno costante che non abbia la durata del periodo antecedente le elezioni ma che persista nel tempo.

Serietà è per me sinonimo di sfida costante contro le false illusioni, serietà è per me voglia di un serio cambiamento, è ciò che fa di un politico innanzitutto un uomo ed in quanto tale deve far proprie le vicissitudini del cittadino.

Ultimo cardine, ma non certo tale in quanto a rilevanza, la Concretezza, il suo nesso è insito nel raggiungimento di un bene comune che non sia prettamente effimero ma che, con incombenza e devozione, conduca a risultati che permangano nel tempo e non siano solo il frutto di inconsistenza. Quello che fa paura agli uomini è la moderazione, é proprio la concretezza.

Da cosa parte la voglia di candidarsi nel collegio plurinominale del Trentino Alto Adige?

Forte è il sentimento che mi lega al Trentino Alto Adige. Primo fra tutti gli insegnamenti che custodisco con cura dentro me, impartiti da una donna nata e cresciuta oltr’ Alpe, innamorata della sua terra che fin da piccola mi ha trasmesso l’amore, gli usi e i costumi tipici della svizzera-tedesca. Mi riferisco a mia madre. Una volta giunta per lavoro in Trentino ho imparato ad amare, rispettare e tutelare ancora di più questa Regione perché solo chi vive davvero il Trentino Alto Adige non può che restarne meravigliato. È inoltre il territorio in cui ho scelto di costruire la mia vita, in cui ho trovato amicizie leali ed autentiche.

Nel percorso che contraddistingue la storia di ogni Regione, quella che distingue il Trentino Alto Adige ha avuto inizio secoli fa, nel tempo si è riusciti a realizzare un bagaglio di peculiarità uniche, che hanno reso questa terra sia un luogo di transito che un punto d’incontro fra le popolazioni appartenenti alle due grandi aree culturali situate a nord e a sud delle Alpi.

Terra di demarcazione dunque, che fin dai suoi albori è stata in grado di racchiudere al suo interno un’inscindibile unione tra lingue e culture prettamente differenti l’una dall’altra, ma è anche una terra che ha saputo conservare nei secoli un’unità culturale e di costume che l’hanno portata ad ottenere quella autonomia tanto invocata che l’ha resa singolare.

 L’Autonomia appartiene a tutti e non al singolo, ognuno di noi è chiamato a cooperare alla sua amministrazione e alla condivisione delle incombenze che essa implica. Autonomia significa quindi per noi abitudine a fare da sé, anziché delegare ad altri il soddisfacimento delle necessità e dei bisogni della comunità.

Letta in questo senso, l’Autonomia diventa, non semplicemente un adeguato strumento di autogoverno ma anche una straordinaria formula educativa che non smette di arrecare miglioramenti alla Regione di cui disporranno anche le generazioni future.

Quali sono i punti fondamentali del Suo programma che l’hanno accompagnata in questa campagna elettorale?

In questi anni le varie incombenze, soprattutto di natura economica, hanno oscurato le vicissitudini della Famiglia e il suo essere “nucleo principale” della nostra società.

Credo che la famiglia sia il motore che muove il mondo, essa è cellula indispensabile di ogni Nazione, ed in quanto tale deve essere tutelata; quello della famiglia è un tema che deve unificare e che invece fino ad oggi non ha fatto altro che dividere e contrapporre pareri che seppur differenti non riescono a trovare un punto di incontro univoco. Al di là di ogni giudizio la famiglia è la prima delle questioni tangibili che la “politica seria” deve affrontare.

Altro tema a me molto caro è la questione “Giovani” la vera forza del nostro paese. Sono amareggiata di assistere a continue fughe di cervelli; noi abbiamo un primato, ovvero una moltitudine di giovani preparati e pronti per essere immessi nel mondo del lavoro.

La grande depressione economica che ci ha travolti negli ultimi tempi non ha fatto altro che innescare il meccanismo attraverso cui la visione dell’Italia sia quella di una Nazione che non ha e non da spazio ai giovani. Invece non è così, l’Italia ha molte riserve che può e deve sfruttare al meglio.

Occorrono leggi in grado di tutelare i nostri giovani che sono il futuro di questa Nazione. Tema alquanto scottante quello della Sanità. Non si può e non si deve mettere in secondo piano la salute dei cittadini. La riduzione della spesa pubblica promossa anche dal Governo uscente secondo una politica di austerity non può riguardare la sanità pubblica ed intaccare pertanto il diritto alla salute; è un diritto del malato quello di essere accudito e seguito costantemente e non può per nessuna ragione essere abbandonato a sé stesso. Questo è uno dei temi fondamentali della mia campagna elettorale.

No ai tagli alla sanità ma maggiori fondi per avvicinarla alle esigenze dei cittadini. L’Italia è una splendida fabbrica, tanto bella al punto di riuscire a raggiungere obiettivi comuni sia di miglioramento territoriale quanto di valorizzazione del patrimonio storico-culturale e ambientale.

Obiettivi da non tralasciare sono il potenziamento dell’impresa e la promozione dell’industria 4.0, la salvaguardia dei deboli e ri-imparare la potenza del dialogo. Solo attraverso un reale confronto di idee anche le persone più lontane possono unirsi perchè insieme si è più forti per raggiungere il bene comune.

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Politica

Destra nobile e destra ignobile. Ecco perché votarla è male e non votarla è peggio.

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Siamo sconsolati e piangiamo. Piangiamo perché non riusciamo a districarci tra le recenti mille e più chimere bugiarde che ci assalgono nel nostro quotidiano esistere come cittadini che, per il breve tempo che resta alle prossime elezioni, hanno la pistola in mano e posso decidere chi uccellare e chi lasciar vivo a nuotare nei privilegi.

Un po’ di dati non drogati dalle solite notizie bugiarde sulle quale ormai non ci casca più nessuno: Il governo Renzi non ha fatto poi troppo male, a detta dello stesso Berlusconi ma si è suicidato con l’abbraccio mortale al buonismo catto-alternaltivo dell’ “ogni uomo è mio fratello”.

E’ vero, lo dice anche Salvini: “(…) se un extracomunitario nasce in Italia, si comporta bene, paga le tasse e non delinque è mio fratello (…)”. Non ci crediamo ovviamente, nemmeno a vederlo donare un rene al neo-parente di colore.

Ed è facilmente intuibile che si tratti di una strategia elettorale: Vengo eletto e poi spazzo via ogni struttura che abbia a che fare con l’accoglienza, anche di extracomunitari in Italia da anni.

Ora, questa strategia è anche biblicamente condivisibile, se per l’occhio e il dente reciproci questo servisse se non altro per riequilibrare due ordini di fattori. Il primo è dato dall’ingratitudine, il secondo dalla totale mancanza di integrazione, voluta e cercata dagli extracomunitari stessi.

In sostanza chi viene accolto a braccia aperte e approfitta di un paese democratico che duemila anni di civiltà del diritto tranne qualche breve parentesi hanno reso accogliente e tollerante, per poi sputare su tutto ciò che gli viene offerto, usufruendo a piene mani ogni vantaggio sociale e dando in cambio solo il frutto di tanto delinquere, e su questo i report carcerari sono indiscutibili, va sterilizzato. O secondo le leggi del suo paese o secondo una pena ad hoc.

Così si è fatto con le leggi ad personam senza poi troppi scandali e quindi si può pensare analogamente ad una cultura del diritto più aderente alla realtà. Su questo vale la pena di riprendere il discorso del presidente statunitense Jefferson secondo cui la Costituzione va cambiata ad ogni generazione. Parole crude, che hanno suscitato scandalo, ma che i giuristi più realisti e meno legati a inesistenti utopie da paesi delle meraviglie, hanno giudicato geniali.

Per quanto riguarda la mancanza di integrazione la cartina di tornasole è presto fatta: chiedete ai bambini. Un talk show di bimbi offrirebbe più di uno spunto di riflessione, perché farebbe affiorare le plurime differenze che resistono tra etnie variegate. Così succede che il figlio nato in Italia da genitori musulmani disprezzi la nostra religione predominante, piuttosto che la nostra cultura. Succede così (per realtà accertate) che vengano rifiutati inviti a feste di compleanno poiché organizzate da genitori “infedeli”, o si deridano e disertino certe festività religiose sì ma proprie di un immaginario fanciullesco, come il Natale.

A chi dobbiamo tutto questo? Ad un completo arrendersi (e qui la colpa va data solo ai recenti governi) allo snaturamento totale delle nostre culture più radicate e sentite in virtù di un ridicolo politically correct che non sta né in cielo né in terra.

Perché un crocefisso non è solo il simbolo dei cristiani, ma è ciò a cui da secoli la quasi totalità dei membri della una civiltà occidentale si è affidata per cercare conforto nella vita di tutti i giorni, in guerra, come nelle situazioni difficili, in amore o nelle difficoltà familiari e lavorative.

Non è così infrequente vedere persone considerate ciniche affidarsi ad una croce per nei momenti di travaglio o peggio di trapasso definitivo.

In ragione di ciò è drammatico pensare che l’adeguamento di una Civiltà millenaria debba passare attraverso ad una totale prostrazione ai dettami di culture a noi estranee. E questo quando in Italia siamo in prima fila a cercare di istruire i nostri studenti alla conoscenza di mondi altri, senza preconcetti o derisioni.

Veniamo al nostro immediato futuro. Si vota a breve, e una larga parte degli italiani è indecisa. Si susseguono sondaggi uno diverso dall’altro. Se si escludono gli zoccoli duri, ovverosia quelli che votano a destra o a sinistra a prescindere, la forbice data dagli indecisi è immensa e tutta da intercettare, coinvolgendola negli appetiti post-voto. Ma quali sono questi appetiti?

Berlusconi ha da sempre una maggioranza elettorale circoscritta al Sud. Che evidentemente non legge o non è per nulla informata su ciò che avviene in politica subito dopo aver espresso un consenso elettorale.

Perché basta una piccola scorsa ai dati per vedere come i governi berlusconiani che si sono succeduti per quasi un ventennio abbiano sottratto talmente tanti miliardi al Sud, a partire dall’abolizione del Ministero per lo Sviluppo del Mezzogiorno voluto a suo tempo da Ciampi, da impoverirlo definitivamente, sottraendo strutture e risorse a favore del Nord.

I dati di quanto sopra sono espressi e rinvenibili ogni report economico, ma la cosa curiosa è che sono puntualmente riportati sulla rivista “Storia in Rete”, un vero e proprio baluardo culturale della Destra, e che riporta come la messe dei miliardi sottratti al Sud per le infrastrutture siano in larga parte confluiti per creare opere del tutto inutili, come la BRE-BE-MI.

Ma come è potuto succedere tutto questo? Usando quelli che il codice penale chiamerebbe artifizi e raggiri, come il considerare i cittadini occupati come fruitori di mezzi pubblici per distribuire i fondi pubblici, quando anche i sassi sanno che il Sud soffre di cronica disoccupazione e sovrappopolazione che fatica a spostarsi, e quindi cercare un lavoro.

Stessa cosa per la Sanità. Destinando a man bassa i fondi al Nord ne consegue che gli ospedali da noi siano più efficienti, con la conseguenza che una massa di cittadini levantini si spostino a latitudini superiori per curarsi.

Se la distribuzione dei fondi alle strutture ospedaliere viene parametrata sulla quantità di pazienti è presto spiegato il perché i nostri ospedali siano tra i più efficienti.

Un altro indice di ricchezza con conseguente distribuzione erronea dei fondi era dato dall’ammontare dei premi assicurativi.

Più erano alti più una popolazione veniva considerata agiata e non bisognosa di risorse. Se pensiamo che mediamente i premi al Sud sono il triplo dei nostri per via delle frodi è presto detto perché i cittadini sotto Roma abbiano sempre visto solo pochissimi centesimi di distribuzione del reddito fiscale a tutto vantaggio del Nord.

Alla luce di quanto detto va fatto un paragone ideologico. Il M5S fonda la sua esistenza politica sul perbenismo, sull’onestà quasi monastica e come modello per raggiungere tali valori attinge a buone mani da un misticismo esoterico tale da far pensare ad una setta di intransigenti privi di visioni politico-economiche.

Ne consegue che il risultato di questo populismo aggressivo e scopiazzato dal più bieco giacobinismo, sia anche il più appetibile, perché non c’è nulla di maggiormente appagante per un cittadino che tirando la cinghia e costretto ad ingoiare quotidianamente i privilegi di politici incapaci, arroganti e pure “ladri”, veda rotolare teste dallo sguardo incredulo come si fosse al culmine della Rivoluzione Francese, finita peraltro con la re-instaurazione dell’ennesimo Impero.

Dove ci porta tutto questo? Al buio cieco di un Paese privo di prospettive reali, condivisibili e socio-politicamente efficaci. Insomma ad un populismo pernicioso. Qui basa le sue ideologie primarie Forza Italia, ovverosia Berlusconi e basta, visto che è lui che paga e si accolla i milioni di Euro necessari a tenere in piedi la struttura di questo partito di raccolta.

La cosa curiosa e che sia F.I. che M5S rivendicano la paternità di essere gli unici movimenti politici idonei a contrastare l’onda populista e la sua possibile deriva democratica.

E arriviamo al punto. Esiste una sinistra della destra, inutile prenderci in giro. E’ quella che ha ereditato la fiamma della R.S.I., ovvero il socialismo fascista della prima ora, quello in cui gli Arditi del Popolo, ovvero i pluridecorati e tanto socialisti reparti speciali, coloro che avevano fatto vedere i sorci verdi agli Austroungarici salvando da eroi il disastro di Caporetto ribaltandone poi le sorti, erano poi confluiti nei fasci mussoliniani ritenendoli vicini al popolo più dei comunisti, troppo legati ad una chimera menscevica poco decisionista.

Ebbene inutile prenderci in giro, questo tipo di ideologia, piaccia o no, è quella che fa più presa sui giovani, stanchi di un parlare forbito, quasi ermetico, senza mai arrivare a nessun dunque. E i giovani sono più interessati all’unità di una nazione e alla coesione di una identità nazionale di quanto piaccia pensare ai solipsisti del pensiero inattuale.

Ecco perché fanno leva le aggregazioni identitarie, ideologicamente coese e financo ugualitarie, ed ecco perché è grazie a questo tipo di apparentamento con gli obiettivi spietatamente aziendali di F.I. che sarà possibile limare i difetti vetero-capitalisti ma storicamente fallimentari di un certo tipo di politica ad uso e consumo di una certa classe sociale.

Stando ai Grillini sarebbero loro ad aver impedito al populismo fascista di eradicarsi nel paese. La realtà è che una certa classe politica di centrodestra, piena di risorse economiche spesso immeritate perché date dall’evasione sistematica che tocca a noi popolo bue compensare, priva di valori fondanti e che finora è stata pressoché perniciosa per il paese, questa classe politica è stata quindi costretta per non soccombere sotto scandali penali e di mala gestione della cosa pubblica ad apparentarsi con una destra sociale nobile, la vera alternativa al populismo più fegatoso e pericoloso in special modo per un paese in piena ripresa. Ecco perché non votarla sarebbe ancora peggio.  Quindi piangete pure, ma meditante gente, meditate…

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