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Arte e Cultura

Il sabato sera in famiglia al Teatro San Marco

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Iniziata sabato scorso con lo spettacolo Storie di Gianni dedicato alle favole del conosciutissimo Gianni Rodari, continua la rassegna «La famiglia va a teatro e al cinema il sabato sera» curata dalla direzione artistica di Massimo Lazzeri. Ogni weekend il Teatro San Marco ospiterà spettacoli e proiezioni per grandi e piccini – una ghiotta occasione per stare tutti assieme, divertendosi ed emozionandosi grazie alla forza delle storie raccontate attraverso i media del cinema e del teatro.

«Andare a teatro e al cinema con tutta la famiglia – afferma il direttore artistico Massimo Lazzeri – è un’esperienza semplice, ma allo stesso tempo gioiosa ed emozionante: un momento che può contribuire a creare unione, dare spunti di condivisione e rafforzare i legami familiari. Andarci di sabato sera dà ai bambini la sensazione di fare qualcosa “da grandi”: una piccola trasgressione concessa dai genitori, per trascorrere insieme una serata fuori casa».

Calendario alla mano, saranno cinque i sabati sera di questo inverno ‘riscaldati’ dalla magia del buio in sala – quella bellezza che non smette di affascinare bambini, bambine ma anche (e soprattutto?) adulti. Gli spettacoli ospitati dal Teatro San Marco (in via S. Bernardino, 8 a Trento) sono programmati per i sabati 10, 17 e 24 febbraio e 3 e 10 marzo, sempre a partire dalle ore 20.00.

E ora, una piccola sbirciata alla programmazione:

Sabato 10 febbraio, ore 20.00

Cinema

LA CANZONE DEL MARE (di Tom Moore, Irlanda/Danimarca/Lussemburgo/Belgio/Francia, 2014, 93′) – Un vero capolavoro dell’animazione, realizzato con disegni tradizionali e non con tecnica digitale, che ci mostra un’Irlanda magica e poetica, attraverso la storia della piccola Saoirse, che ha uno speciale potere: può trasformarsi in una foca e poi tornare umana.

Sabato 17 febbraio, ore 20.00

Teatro

CAPPUCCETTO ROSSO, IL LUPO E ALTRE ASSURDITÀ (una produzione Dedalo Furioso e Matàz Teatro di e con Marco Artusi e Evarossella Biolo) – Riusciranno i narratori a raccontare la storia di Cappuccetto Rosso e del Lupo? Forse sì, forse no, perché i due personaggi hanno intenzione di fare tutt’altro!

Sabato 24 febbraio, ore 20.00

Cinema

BARRY, GLORIA E I DISCO WARMS (di Thomas Borch Nielsen, Germania/Danimarca, 2008, 75′) – L’invertebrato Barry trova casualmente un vecchio disco e scopre di avere una propensione innata per la danza e la musica funk, tanto da formare una band per partecipare a un festival musicale. Con la voce di Arisa, nella parte di Gloria.

Sabato 3 marzo

Teatro

LA REGINA DELL’ACQUA (una produzione di Gli Alcuni, di Davide Stefanato con Laura Feltrin e Margherita Re) – In questa rivisitazione della fiaba “La regina della neve”, il coniglio Cilindro interpreterà la parte di Kai e la papera Diva quella di Gerda. Tra loro però non corre buon sangue. Per raccontare la fiaba avranno bisogno dell’aiuto del pubblico.

Sabato 10 marzo

Cinema

BOXTROLLS – LE SCATOLE MAGICHE (di Graham Annable e Anthony Stacchi, USA, 2014, 96′) – La storia dei bizzarri e dispettosi Boxtrolls, creature fantastiche che vivono sottoterra e che hanno amorevolmente cresciuto Uovo, un ragazzo umano, raccontata attraverso un mix di stop motion e disegni fatti a mano e con il computer.

fashion

Torna di moda il cerchietto a pettine, icona degli anni 90.

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Chi pensa che la tendenza anni 90 stia scomparendo dall’orizzonte beauty si sbaglia di grosso. Almeno così pare secondo gli ultimi avvistamenti per le collezioni autunno-inverno 2018-2019.

Se vuoi esplorare il mondo degli accessori per capelli e vuoi intercettare il trend senza sbagliare, punta sul cerchietto a pettine che Prabal Gurung ha riportato sul catwalk proprio con la sua sfilata.

Se pensavi che, come tante cose di quegli anni, fosse destinato a finire nel dimenticatoio, ti stavi sbagliando e non c’è occasione migliore per dire che le mode ritornano, anche quelle che ti sembravano improbabili.

Basta pensare alla clip a banana (o a artiglio) che ha ripescato dal passato e dagli stessi anni 90 Alexander Wang. Il suo hairstylist Guido Palau nel suo caso ha parlato della volontà di giocare ironicamente su un accessorio che in quel periodo era visto come sinonimo di pigrizia e invece ora, con nuove acconciature ad hoc, può diventare il simbolo dell’empowerment femminile.

Stessa cosa si potrebbe pensare con il cerchietto a pettine che si adatta perfettamente a qualsiasi tipo di chioma, da quella più riccia a quella ultra liscia, e può regalare un look ricercato o romantico.

Per esempio, i capelli si possono portare sciolti e con il gel per ottenere un effetto super sleek e puntare su uno stile futuristico.

Oppure puoi scegliere di legarli in una coda bassa o in uno chignon e giocare con il cerchietto a pettine per creare dei solchi nei capelli sulla parte davanti e un effetto a zig-zag all’altezza delle radici.

Altro vantaggio: sembra facile da gestire. Che ne dici, vale la pena sperimentare un’altra tendenza degli anni 90 e riportarla nella tua beauty bag?

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Riflessioni fra Cronaca e Storia

Cosa resta dell’anima? Tutto, come ai tempi di Socrate e di Agostino

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L’origine dell’uomo non è, come spesso i libri di scuola o riviste divulgative tentano di far credere, qualcosa di chiaro e ben conosciuto.

Il biologo e genetista Edoardo Boncinelli, famoso per essere il “Dawkins italiano” (con riferimento al celebre biologo ateo autore del libro L’Illusione di Dio), nel suo Le forme della vita. L’evoluzione e l’origine dell’uomo (Einaudi, 2006) spiega perchè la preistoria umana è ancora, per molti aspetti, un mistero insondato, una “provincia inesplorata“: “Abbiamo sin qui esposto il nocciolo della teoria neodarwiniana… Sin dall’inizio si è chiarito che questa teoria spiega benissimo certe cose, meno bene altre, e pochissimo altre ancora. Quello che è successo prima della esplosione del Cambriano e gli eventi che hanno portato all’ evoluzione della specie umana esulano un po’ da ciò che la teoria spiega bene“.

A un certo momento– continua Boncinelli- però è avvenuto qualcosa che almeno ai nostri occhi appare eccezionale”. Cosa è accaduto? La comparsa dell’uomo.

Boncinelli spiega poi che ci sono due facoltà, la coscienza di sè e il linguaggio –cioè proprio le facoltà che distinguono l’uomo dall’animale e che interessano filosofi e teologi-, di cui non comprendiamo l’origine, perchè risultano “quasi spuntate dal nulla“.

Ma, sta qui la domanda filosofica: in che sensodal nulla”, le facoltà che fanno sì che l’uomo sia l’uomo?

Coscienza e linguaggio, elementi distintivi umani, sono i segni della sua natura spirituale, ed hanno quindi un’ origine non materiale (come è sottinteso in una visione in cui esista un Dio Creatore, puro Spirito, che infonde l’anima spirituale, “dal nulla“, in un corpo animale creato; qui “dal nulla” significa dunque “non dalla materia”), oppure sono avvenimenti casuali, non voluti, derivanti da una materia che però, ordinariamente, non li possiede?

Può la coscienza nascere dall’in-coscienza e il linguaggio, questo potentissimo strumento che permette all’uomo di leggere la natura e di dominarla, dall’a-fasia?

Boncinelli non si rende conto di dire cose che fanno a pugni tra loro. Da una parte, nei suoi libri, attacca ogni concezione che abbia a che fare con il sacro (“appena compare la parola sacro smettiamo di ragionare“), dall’altra nella sua ricognizione scientifica si rende conto di non poter spiegare, in un’ottica materialistica, assolutamente nulla: non l’origine dell’universo (“dal nulla di materia”, come sembrerebbe dal Big Bang?); non l’origine della vita; non le caratteristiche peculiari dell’uomo, coscienza e linguaggio, cioè ciò che ci rende non solo oggetti ma anche soggetti; non solo sottoposti alle leggi fisiche, ma anche liberi; non semplici automi, ma creature dotate di coscienza morale, domanda di senso, domanda di Bene e di Giustizia.

IL MISTERO DELL’UNIVERSO – In un’intervista tutta incentrata sulla sua “fede nella scienza”, Boncinelli ammette: “E siamo così arrivati al punto, all’autentico mistero dell’universo. Non la morte ma neppure la vita. Bensì la coscienza. E’ la comparsa della mia consapevolezza di esserci e la conquista della mia identità il vero problema al quale per ora, al di là delle chiacchiere, non ha mai messo mano nessuno” (La Verità, 11 agosto 2017).

Tralasciamo ora una semplice obiezione (la vita stessa è ancora un mistero: non ne conosciamo l’origine nè, in senso pieno, l’essenza); mettiamone a fuoco una seconda: cosa vuole dire “mettere mano” alla coscienza? Si tratta di qualcosa di misurabile, di pesabile con la bilancia? Se così fosse, questa coscienza dovremmo incontrarla, prima o poi, e non resterebbe un mistero insondato. Ma se la coscienza, come il pensiero, la volontà, la libertà, dice spirito, anima, come si può metterci sopra la mano?

Concludiamo concentrandoci sull’ ammissione di Boncinelli: la nostra coscienza è il mistero dell’universo.

Parafrasando il titolo di un suo testo, Quel che resta dell’anima, si può allora affermare: dell’anima resta proprio tutto, non è cambiato nulla dall’epoca di Socrate, quell’ uomo così affascinato dal sacro, dal “mistero dell’universo” che chiamava “anima”, da affermare: “conosci te stesso (cioè la tua anima, ndr), e conoscerai l’universo e gli Dei“.

Nonostante tanti secoli di scienza sperimentale, Boncinelli non me ne voglia, non cambia nulla neppure rispetto al pensiero di sant’Agostino, il quale ricordava all’uomo l’impossibilità, causa la sua natura umana, di accedere completamente al Mistero, cioè a verità non irrazionali, ma superiori alla ragione umana perchè divine, e lo invitava anche a rientrare in se stesso, per poter così accedere al luogo intimo dell’incontro con il Divino stesso.

Didascalia: l’immagine in alto illustra molto bene il concetto espresso da Boncinelli con l’espressione “quasi dal nulla”. Ciò che distingue l’uomo dalla scimmia, coscienza e linguaggio, non è un mutamento solamente fisico, non solo perchè tutte le forme intermedie tra scimmia e uomo non esistono e non sono mai esistite, ma anche perchè non è cambiando la curvatura della schiena e il numero dei peli che si creano coscienza, linguaggio, pensiero umano. C’è, accanto ad una evidente parentela, anche una evidente alterità tra animale ed uomo, e questa alterità evidente, ma non misurabile con strumenti scientifici, sperimentali, non “sta” in una semplice evoluzione fisica.

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Arte e Cultura

È Parma la capitale italiana della cultura 2020

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Parma sarà capitale italiana della cultura per il 2020.

Designata dalla Giuria presieduta da Stefano Baia Curioni, la vincitrice è stata annunciata oggi dal ministro di beni culturali e turismo, Dario Franceschini.

La città del Correggio e Parmigianino, di Bodoni, Toscanini e Verdi, è stata scelta tra dieci candidate: Agrigento, Bitonto, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Nuoro, Piacenza, Reggio Emilia e Treviso. Palermo è l’attuale, nel 2017 era stata Pistoia, l’anno prima Mantova.

L’annuncio è stato dato con una cerimonia pubblica nella sede del Mibact a Roma. “Eravamo partiti con un po’ di scetticismo,  – ha spiegato Franceschini – ma questo è diventato un appuntamento importante, che ha reso possibile tante cose, soprattutto un percorso di crescita per la città che vince. E non solo per il milione che viene consegnato ma anche per tutti i progetti che gravitano intorno. In questo caso, la giuria ha scelto all’unanimità”.

Il sindaco Federico Pizzarotti poco dopo la proclamazione a Roma: “Sono più emozionato oggi delle elezioni. Mi avete lasciato senza parole” ha commentato. Parma ci aveva già provato nel 2016. Il primo cittadino ha ricordato le altre finaliste emiliane a cui Parma è legata dall’associazione Destinazione turistica Emilia e con cui i progetti continueranno.

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