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Un massacro virtuale di pensiero e conoscenza

Socrate il sopravvissuto, i giovani tra scuola, futuro e pistole

Ieri sera al teatro Sociale di Trento è andato in scena il secondo appuntamento della rassegna «Altre Tendenze» che il Centro Santa Chiara ha proposto nell’ambito della variegata Stagione di prosa. Lo spettacolo è stato allestito dalla compagnia Anagoor, di Castelfranco Veneto.

La drammaturgia dello spettacolo, realizzata da Patrizia Vercesi e da Simone Derai che ne cura anche la regia, ci proietta all’interno di una classe. Ma lo fa inseguendo il romanzo di Antonio Scurati Il sopravvissuto (vincitore nel 2005 del «Campiello»).

Non è però un adattamento teatrale del romanzo, ma alcune tra le pagine più emblematiche del libro si intrecciano ad altre vicende, altre dimensioni temporali, con inserimenti liberamente ispirati a Platone, al filosofo armeno Georges Ivanoviè Gurdjieff e allo scrittore olandese Cees Nooteboom .

Tra le ore che precedono la morte di Socrate e l’ora in cui lo studente Vitaliano Caccia massacra a colpi di pistola l’intera commissione di maturità lasciando in vita il solo insegnante di storia e filosofia – così come è dipinta con lucida ferocia nel romanzo di Scurati – si consuma tutta la battaglia, una vera e propria «gigantomachia», dalle origini del pensiero fino ai suoi inevitabili e tragici esiti storici.

Sulla scena nove banchi di scuola, perfettamente ordinati in fila per te, che via via sono occupati da otto studenti accaldati che ogni minuto scivolano sempre più lentamente verso terra sfiancati. Il nono rimane vuoto, ma poi sarà occupato da Vitaliano Caccia, ripetente e già condannato alla bocciatura alla Maturità, simbolo e vittima di un sistema scolastico nemico.

Un professore (Marco Menegoni) motiva la lamentazione di una passione ridotta a sistema didattico, l’incapacità di rintracciarla nel dispersivo ricorso a meccanismi d’insegnamento, vacui appoggi in cui il sapere staziona uguale a sé stesso, senza alcun lampo di luce negli occhi di chi ascolta, senza indirizzi per la vita fuori dal programma ministeriale.

Sullo sfondo il continuo messaggio che fa riflettere gli spettatori dell’impossibilità della scuola di tramettere sapere, e con esso coscienza civica e consapevolezza etica.

Lo spettacolo è un avanti e indietro nel tempo e si proietta prima nell’Atene del 399 a.C. nel momento in cui Socrate condannato a morte beve la cicuta e, in attesa della morte, interroga il giovane ed impetuoso Alcibiade su cosa sia il Giusto e cosa l’Ingiusto, e se il Giusto sia sempre Utile per poi tornare al presente, nel 1999, nella palestra dove si svolgono gli esami e la Commissione aspetta lungamente Vitaliano Cascio, che alla fine arriverà e, pistola in pugno, compirà una strage uccidendo tutta la Commissione, risparmiando solo il Professore di Storia e Filosofia, forse segno tragico e terribile e urlo di un’ innegabile bisogno di pensiero e conoscenza

Questa in sintesi l’incisiva e amara azione teatrale  che diventa un dramma fatto di innumerevoli domande alle quali non si cercano risposte, che sarebbero probabilmente tutte inadeguate se non impossibili, forse inutili. Saranno i ragazzi dopo la scuola quanto entreranno nella società a decidere cosa fare e che senso dare alla loro vita. Durante lo spettacolo si rinnovano in continuazione due eterni interrogativi: la domanda di senso, ingombrante punto di domanda rivolto al maestro, e la questione stessa della posizione del maestro rispetto al sapere e ai discepoli.

Bravissimi tutti gli interpreti: Marco Menegoni (il professore), Iohanna Benvegna, Marco Ciccullo, Matteo D’Amore, Piero Ramella, Margherita Sartor, Massimo Simonetto, Mariagioia Ubaldi e Francesca Scapinello. Gli attori hanno affiancato il regista, Simone Derai, Silvia Bragagnolo (maschere), Serena Bussolaro (costumi) e Giulio Favotto (video). Mauro Martinuz ha curato musiche e sound design.

La compagnia non ha tradito le attese dimostrando di essere uno dei gruppi leader del teatro d’innovazione italiano contemporaneo. Attraverso un sistema di codici espressivi affascinante e fuori dagli schemi, hanno affrontato un tema di cui è particolarmente sentita l’urgenza, quello della questione educativa.

Il regista, con acutezza, osserva purtroppo che questa sembra diventata contemporaneamente un tema marginale e una montagna insormontabile, che si tenta di affrontare per mezzo di riforme scolastiche meramente parziali che mortificano gli insegnanti, i ragazzi e il processo stesso della conoscenza.

 






Un commento A Socrate il sopravvissuto, i giovani tra scuola, futuro e pistole

  1. karenina ha detto:

    Oddio, bravissimi tutti proprio no, Alcibiade con l’accento toscano non si poteva sentire e nel complesso rappresentazione con diversi momenti zoppicanti.

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